martedì 1 novembre 2022

Vite quasi parallele. Capitolo 191. Jezabel



E' strano come nella vita si alternino periodi di noia assoluta ad altri in cui invece accadono fin troppe cose nello stesso momento, cogliendoci impreparati di fronte a situazioni che avevamo atteso interminabilmente per decenni e che, secondo la nostra immaginazione e le nostre aspettative, avrebbero dovuto svolgersi molto diversamente. 
Così era stato per Roberto Monterovere e Aurora Visconti durante il periodo in cui erano stati ospiti delle giovani e aristocratiche sorelle Burke-Roche, quando, non si sa bene come, l'ammaliante Ayami Mizuhara, amica di Jessica e Jennifer, si era intrufolata nelle loro vite, piantando solide radici su un terreno dove non sarebbe sopravvissuto neanche un fico d'India.
La modella giapponese si era rivelata essere una persona colta e di raffinata intelligenza, che conquistava le persone con parole suadenti e nel contempo incisive.
Ayami aveva una frase profonda per ogni occasione, una volta disse al giovane Monterovere:
<<Vedi, Roberto, non è la forza che ti manca, ma il controllo. Chi domina se stesso vale più di chi conquista una città>>
Molti anni dopo, Roberto avrebbe scoperto che si trattava di una frase tratta dalla Bibbia, dai Proverbi, ma all'epoca non lo sapeva e di certo non immaginava che una giovane donna giapponese conoscesse le sacre scritture molto meglio di lui.
<<Non c'è dubbio. La forza è niente senza il controllo di se stessi. Tu però controlli anche gli altri, con il tuo fascino e la tua eloquenza>>
Lei non lo negava, ma una sera, quando già era autunno inoltrato e si trovavano a Milano, gli aveva detto:
<<Non è mia intenzione controllare nessuno. Io vorrei aiutarti, per quel che mi è possibile. Aurora mi parla spesso di te e dei momenti di crisi che hai dovuto affrontare. Lei crede che tutto sia risolto, ma io percepisco l'angoscia che c'è in te, perché l'ho provata anch'io, in una situazione analoga, quando vivevo a Tokio. Ti offro la mia amicizia e spero che tu mi offra la tua>>
Roberto era rimasto spiazzato:
<<Timeo Danaos et dona ferentis. So che riconosci la citazione: del resto gli studi classici sono una via per la saggezza, e tu ne hai fatto tesoro. Comunque sì, ci sono stati momenti di difficoltà, di crisi... e a volte di disorientamento. Mi è capitato di chiedermi che cosa fare della mia vita. Le mie qualità potranno interessare agli esoteristi, ma temo che troveranno poco credito presso tutti gli altri. Io stesso dubito di essere capace persino di gestire gli affari di famiglia. Le questioni prosaiche mi sfiniscono: mi sento come un inetto di fronte a ciò che alla gente comune riesce facile>>
Ayami conosceva bene quella sensazione:
<<E' la stessa cosa che ho provato io, quando mio nonno tentò di affidarmi alcuni incarichi nelle aziende dei Mizuhara. Mi sono sentita inferiore agli altri, e questo mi causava angoscia.
Ma non è questione di inferiorità: ognuno ha le sue doti. Alcune sono meno evidenti di altre, ma una volta che ne diventiamo consapevoli, diventiamo più potenti delle forze della natura. 
Io posso insegnarti la strada che conduce alla consapevolezza del proprio potere>>
Roberto era incuriosito:
<<Sarò lieto di ascoltarti, ma non ti garantisco niente. Non aspettarti troppo da me, e non pensare di potermi cambiare, e men che meno "salvare". Forse solo il tempo potrà farlo: ho sempre avuto bisogno di molto più tempo degli altri per imparare certe cose. 
E non ho molto da offrire: non ho mai promesso a nessuno un giardino di rose. Credo che la frase più sincera che io possa dire a chi tenta di essermi amico è quella che disse Churchill nel discorso di insediamento: "Non ho nulla da offrire se non sangue, fatica, sudore e lacrime".
I Monterovere sono fatti così, ed io posso solo metterti in guardia.
Non so come sia nata questa nostra maledizione, ma c'è. Abbiamo solo le parole come arma, ma ne bastano poche per lasciare cicatrici indelebili. Ma la dote più pericolosa che hanno i Monterovere non è visibile e non è dimostrabile, eppure prima o poi colpisce tutti coloro che hanno suscitato il nostro risentimento, anche senza essersene resi conto>>
Ayami era a conoscenza di tutto questo e ne sapeva molto più di lui:
<<Io non voglio che tu cambi. Ti chiedo solo di diventare consapevole di ciò che sei>>
Roberto annuì:
<<E per quanto riguarda Aurora? Non ero preparato a questa specie di ménage à trois>>
Ayami rispose sussurrando, consapevole che quel fragile equilibrio poteva spezzarsi se anche solo avesse compiuto un passo falso:
<<Il mondo dei sentimenti è più complesso di quel che sembra, ed è in perenne mutamento. Ogni tentativo di imbrigliarlo in classificazioni e terminologie è comunque riduttivo. Nel caso di Aurora, parole come bisessualità, triangolo, promiscuità o poligamia non rendono affatto giustizia alla sua personalità>>
Roberto, che fino a quel giorno credeva di avere una mentalità aperta e tollerante, scoprì con orrore che non era così:
<<Lei mi aveva giurato che non c'erano altre persone, che non dovevo preoccuparmi, che potevo fidarmi di lei, e invece...>>
La voce di Ayami si ridusse a un mormorio:
<<Aurora mentiva a se stessa, non a te...>>
Forse fu il tono suadente o forse fu un'intuizione fulminea veicolata dalla magia delle parole, ma improvvisamente Roberto capì:
<<Con me era in buona fede, forse può essere andata così e posso anche accettarlo, ma adesso come stanno le cose? Perché non è venuta lei ha parlarmi?>>
Era una domanda più che legittima:
<<Lei temeva che avresti reagito in maniera... be'... tu lo sai come diventi quando ti arrabbi... che parole taglienti escono dalle tue labbra. Puoi insultare me, io posso sopportarlo, ma lei ora è così fragile>>
Roberto non aveva insulti per la strana ragazza che gli parlava come lo conoscesse da sempre:
<<Non sono arrabbiato, sono solo terribilmente stanco. Mi verrebbe voglia di tornare da mia nonna in campagna e di rimanere lì nascosto per il resto della vita.
L'amore mi ha portato solo sofferenza.
L'amore è una caduta senza fine.>>

Ayami era segretamente d'accordo, ma non voleva abbatterlo ulteriormente spegnendo ogni speranza:
<<Non sempre...>>
Ma Roberto non volle sentir ragioni:
<<E invece sì! L'amore ci rende dipendenti dalla persona amata! E non è una dipendenza sana, perché solo di rado si trova la persona giusta da amare, mentre il più delle volte dipendiamo da persone che si approfittano di noi, rendendoci vulnerabili, manovrabili, schiavi!
L'amore ci rende prigionieri, e allora occorre scegliere tra l'amore e la libertà>>







Ayami era passata attraverso quella fase, prima di giungere ad una consapevolezza superiore:
<<Un tempo anch'io la pensavo così. Ma poi mi sono resa conto che stavo formulando una teoria basata su assiomi arbitrari.
Volevo sradicare dalla mia anima la capacità di innamorarmi, ma non era possibile, e se anche lo fosse stato, non era salutare. La repressione di queste esigenze di base conduce inevitabilmente alla nevrosi>>
Roberto conosceva bene le teorie di Freud sull'argomento:
<<Non sempre. Esiste la sublimazione: trasforma la libido in qualcosa che ci eleva dal punto di vista spirituale: arte, poesia, musica, scienze. filosofia... la via della conoscenza superiore!
E se fosse quella la mia strada? Alcuni, nella mia famiglia, lo credono>>
Ayami fu pervasa da un senso di euforia, perché lei era riuscita laddove perfino Lorenzo Monterovere aveva fallito:
<<E hanno ragione. La tua strada conduce ad una elevazione spirituale e ad un potenziamento delle facoltà mentali oltre i limiti conosciuti.
Ciò richiede impegno e sacrificio, il che non implica, però, che tu debba fare voto di castità o privarti di altre compensazioni. L'ascetismo non ti si addice: sei un uomo dai forti appetiti, ti conosco abbastanza da saperlo.
Però capisco che esiste qualcosa in te che potrebbe condurti a quella elevazione spirituale di cui parli e a qualcosa di più.
Se mi permetterai di conoscerti meglio, potrei aiutarti anche in quella direzione.
Potremmo avere molte più cose in comune di quante crediamo>>
A quel punto Roberto capì:
<<Sei un'Iniziata, vero? Non occorre mentire: l'ho capito da tempo>>
Ayami annuì:
<<Appartengo alla Sorellanza della Luce, una delle congregazioni che si trovano all'opposizione all'interno dell'Ordine degli Iniziati>>
Lui sospirò:
<<Opposizione o maggioranza non fa differenza. Volete tutti strumentalizzarmi per i vostri fini>>
Lei replicò seriamente:
<<C'è differenza, invece. Ma non voglio fare proselitismo, non sarò certo io a convincerti ad aderire all'Ordine. Il mio compito è proteggere la tua incolumità fisica e mentale>>
Roberto rise, con amarezza, però:
<<Non c'è più niente da proteggere. Anzi, direi che non c'è mai stato niente da proteggere.
Il mio DNA, fin dal concepimento, mi ha predisposto alla sofferenza e alla cognizione del dolore>>
Ayami lo fissò severamente:
<<E' così per tutte le menti superiori. E per quanto tu possa criticare te stesso, non puoi negare che a livello cognitivo, intellettivo e intuitivo, la tua mente è superiore
E lo è anche su altri aspetti, che si stanno risvegliando soltanto ora, ma di cui avrai piena consapevolezza in seguito.
Certo, esistono le nevrosi, ma il Bambino della Campagna è ancora sano. Aurora mi ha detto che tu parli così della parte migliore di te>>
Lui sorrise, ma con la stessa amarezza di prima:
<<Il Bambino della Campagna aveva già i suoi fantasmi, molto più degli altri bambini, o almeno della maggioranza dei bambini. Non dormivo la notte e avevo paura degli estranei. Fuggivo, non volevo socializzare. Stavo meglio tra gli animali che tra gli uomini, a parte alcune eccezioni. 
Ero già disfunzionale>>
Lei gli prese la mano, istintivamente:
<<Eri speciale, questo è il termine giusto. Spesso le persone speciali si sentono estranee alla società, ma una società che emargina le persone speciali è destinata al fallimento
Per questo la Sorellanza della Luce le protegge, e non fa loro alcun lavaggio del cervello, a differenza di quanto fanno gli altri Iniziati, compreso tuo zio Lorenzo>>
Roberto le strinse la mano a sua volta:
<<Vorrei poterti credere, ma tu devi essere sincera fino in fondo. Ami veramente Aurora? O lei è stata solo un tramite per arrivare a me? E verso di me che cosa provi? Sono anch'io un mezzo per ottenere qualche risultato nella guerra tra fazioni interne agli Iniziati?
Sii sincera, perché se mentirai io lo scoprirò. Lo hai ammesso tu stessa: io sono un "veridico", uno che sa riconoscere le menzogne>>
Ayami non ne aveva dubbi:
<<Tu hai questa facoltà e se la coltiverai diventerai un grande Veridico, e quella sarà solo una delle tante doti che ti rendono appetibile agli occhi degli Iniziati. A loro non interessa il fatto che queste doti ti costino un'immensa sofferenza.
 Ma voglio rispondere alle tue domande e lo farò con molta franchezza.
All'inizio, quando accettai l'incarico di Iniziata di Rango Segreto, il mio compito era davvero arrivare a te tramite Aurora. Ma l'amore... ah, l'amore è sempre il grande imprevisto... com'è possibile non innamorarsi di Aurora? Per cui sì, io la amo. Ma la mia mia missione resta.
Ti ho osservato per molto tempo e con molta curiosità. 
Saresti la disperazione di ogni "profiler", perché sei imprevedibile, fuori dagli schemi, difficilmente classificabile o catalogabile secondo qualsiasi tipologia umana.
E questa è anche la tua forza contro i nemici: li coglierai sempre di sorpresa e otterrai la vittoria grazie all'imprevisto.
Sai, mi eri stato descritto come una specie di principino viziato e indolente, facilmente influenzabile, seppure con molto potenziale, se ricondotto sulla retta via.
Si erano fermati alle apparenze, non capivano che tu indossi molte maschere, con le quali confondi il nemico. Io però ho percepito fin dall'inizio, in te, una caratteristica che cercavi di nascondere dietro all'aria di uomo di mondo.
Tu percepisci il male in maniera amplificata e questa sofferenza può avere soltanto due esiti: o si fa di tutto per vivere o si fa di tutto per morire.
Tu stai ancora valutando, ed io non ho il diritto di interferire.
E' una scelta che spetta a te.
Però consentimi di dire che provo una grande empatia nei tuoi confronti: ci sono passata anch'io, so cosa vuol dire, so cosa di prova e so che, nel caso tu scelga la vita, un giorno tutto il dolore passato ti sarà utile, se ne saprai trarre il giusto insegnamento. Ed in questo ti posso aiutare>>
Roberto ponderò quelle parole:
<<Avrò bisogno di molto tempo. Tu quanto a lungo rimarrai in Italia?>>
Ayami sorrise:
<<Tre anni, come minimo, ma anche più. Ho molto da fare qui, e poi amo tantissimo il tuo paese e in questo sono come Jessica e le sue sorelle>>
Roberto assunse un'espressione quasi divertita:
<<Parlate tutte l'italiano meglio degli italiani. E amate moltissimo l'Italia, senza riserve, come soltanto uno straniero la può amare, perché chi è nato e cresciuto qui, la conosce troppo bene per amarla davvero>>
Lei avvertì il dolore profondo che si celava dietro a quelle parole:
<<Sento in te la nostalgia di una patria ideale che non può esistere, perché niente di ideale esiste a questo mondo. L'idealizzazione è la madre di tutti i guai e chi la insegue è destinato al fallimento.
E questo vale anche per il perfezionismo o per la costante ricerca del "meglio" che in teoria dovrebbe renderci felici. 
La stessa idea di felicità è pericolosa. La felicità non è un ideale, è un sentimento, cioè uno stato d'animo che protrae, per qualche tempo, un'emozione momentanea, la gioia, e quest'ultima la si vive quando capita, una volta ogni tanto, senza preavviso, e sempre per poco tempo>>
Roberto ammirava la saggezza della giovane donna che gli stava davanti, insegnandogli cose che lui avrebbe dovuto sapere da molto tempo.
Ah, felicità, su quale treno della notte viaggerai? Lo so che passerai, ma come sempre in fretta
non ti fermi mai...
Le parole e la melodia di quel refrain di Lucio Dalla echeggiarono nella sua mente:
Con la voce resa tremante dalla commozione, disse:
<<Hai ragione, ma c'è un ideale a cui non riesco a rinunciare: la giustizia. Io non accetto le ingiustizie. Sai come si dice: "Fiat Iustitia, ruat caelum", giustizia sia fatta, dovesse cadere il cielo!>>
Ayami scosse il capo:
<<Ciò che appare giusto ai tuoi occhi potrebbe apparire ingiusto agli occhi altrui. Il fatto è, comunque, che la vita è ingiusta. E dirò di più: la vita in sé non ha senso: spetta a noi, in quel che diciamo, scriviamo o facciamo, darle un significato.
Ma c'è un punto essenziale, che credo tu abbia già ampiamente compreso.
Non bisogna dare niente per scontato. Tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che siamo ci può essere tolto all'improvviso e nella sua interezza. E questo vale per tutti>>








Roberto capì dove poteva andare a parare quel discorso:
<<Sono completamente d'accordo, e infatti non invidio nessuno, perché chi non ha mai conosciuto il dolore è completamente impreparato a dover affrontare una crisi improvvisa
Anche i più forti possono crollare: niente è indistruttibile e questo vale anche per coloro che si sentono tali. 
Non c'è niente e nessuno da invidiare: nessuno è al sicuro e chi crede di esserlo è un illuso.
Con questa consapevolezza io tiro avanti affrontando la vita giorno per giorno, un passo alla volta, nel presente, perché ad ogni giorno basta la sua pena.
Il Vangelo contiene parole di saggezza, ma la Chiesa privilegia altri passi e li interpreta secondo il proprio tornaconto. Del resto anche gli Iniziati non sono da meno.
Ma tu dici di appartenere a una congregazione che persegue qualcosa di positivo per tutti
Nobile proposito, anche se in gran parte illusorio.
Di che cosa si tratta? Ha forse qualcosa a che fare con la Sorellanza di quelle veggenti che hanno la loro sede a Confluentia, nel Feudo Orsini?>>
Quello era il punto più delicato e Ayami sapeva di non poter dire tutto e subito:
<<Le tue capacità intuitive ti guidano nella giusta direzione. Le Reverende Madri di Confluentia sono membri stimati della Sorellanza della Luce. 
La reverenda madre Elvira fu una delle prime a riconoscere in te il Dono, ma si trovò Albedo e Lorenzo alle costole. L'attuale Madre Superiora, sua figlia Iole, ha segnalato il tuo caso alla Madre Generale della Sorellanza, di cui per ora è cosa saggia e prudente tacere persino il nome.
Albedo ci dà la caccia, e soprattutto gli Eterni, la fazione più pericolosa tra gli Iniziati, ma ogni cosa ti sarà detta a suo tempo.
Per ora è essenziale che tu sappia che ciò che distingue la Sorellanza della Luce dalle altre confraternite dell'Ordine, è il metodo.
A differenza delle altre fazioni, noi riteniamo che il fine non giustifichi i mezzi, ed è per questo che siamo in minoranza, nel Consiglio Supremo degli Iniziati. 
Ma non ci lasceremo espellere: l'opposizione ha i suoi diritti e non sono pochi>>
Lui giudicò la risposta condivisibile:
<<Date queste premesse, immagino che tu ce l'abbia con mio zio, visto che è un seguace di Fernando Albedo>>
Lei mantenne un'espressione neutra:
<<Lorenzo Monterovere è una persona onesta e di grande cultura e genialità. Ho opinioni diverse dalle sue, ma le opinioni non sono reati. 
Certo, è un seguace delle idee di Albedo, ma usa metodi diversi, almeno per quanto io sappia. 
Non sono i pensieri che ci definiscono, sono le azioni compiute quando si è lucidi e consapevoli di ciò che si fa>>
Roberto non sapeva come interpretare quelle mezze risposte, per cui la ripagò con la stessa moneta:
<<Sono d'accordo, ma c'è un problema. I Monterovere non hanno bisogno di agire. Tu sai quello che intendo>>
Ayami lo fissò:
<<Tutti gli Iniziati lo sanno. E' il Dono che deriva dalle tue linee di discendenza.
I Monterovere seppelliscono sempre i loro nemici e, per quanto metaforicamente, sputano sulle loro tombe. Del resto, si dice la stessa cosa anche dei Mizuhara. Ma tu ed io manteniamo comunque un basso profilo>>
Lui sorrise:
<<Mostrarsi imperfetti è un superpotere. Bisogna sempre indurre il nemico a sottovalutarti: solo così abbasserà la guardia. E dunque ben venga l'understanding e il basso profilo, anche se il tuo non è poi così basso: sei sulle copertine dei giornali di moda di tutto il mondo>>
Lei sorrise a sua volta:
<<E' un diversivo. Mostro il sasso nella mia mano e nascondo il coltello che c'è nell'altra. E così tutti quelli che contano pensano: "In fondo è solo un'attaccapanni">>
Roberto rise:
<<In effetti è una buona copertura, ma io ne ho scelto una più credibile, quella del fallito. Meglio essere compatiti che invidiati, è una cosa che ho dovuto imparare molto presto>>
Ayami rimase colpita da quelle parole:
<<Il fallimento è il più grande dei maestri. Alla fine del percorso tu raggiungerai l'Illuminazione prima ancora che Lorenzo se ne accorga. Nel frattempo, io ti coprirò le spalle>>
Lui non era affatto tranquillizzato da quelle parole:
<<Non ti conosco abbastanza per potermi fidare di te. E' Aurora che dovrebbe coprirmi le spalle, anzi, io e lei dovremmo coprircele a vicenda, anche se adesso...>>
Lei sospirò:
<<Adesso non ti fidi più neanche di Aurora. La tua famiglia non si è mai fidata del tutto di lei, vero? Me l'ha detto lei stessa. Forse i tuoi familiari non si fideranno mai di nessuna persona che voglia condividere la vita con te>>
Roberto scosse il capo, con decisione:
<<No, la mia famiglia non ha colpe. Le colpe sono mie: sono io che faccio sempre le scelte sbagliate, e anche se non credo nel libero arbitrio, sono sufficientemente pragmatico da assumermi comunque nei fatti la responsabilità dei miei errori>>
Ayami cercò di affrontare il discorso da un altro punto di vista:
<<Va bene, questo discorso ti fa onore. Mi chiedo se tu ti sia assunto la responsabilità anche per quel che riguarda persone che non appartengono al tuo cerchio magico.
Aurora mi ha parlato dei tuoi ex amici ed ex compagni di classe che ti hanno tradito, o del professore pazzo che ti ha tormentato: quelle persone ti hanno rovinato la vita, mentre tu non hai affatto rovinato la loro, anzi, si sono approfittati di te. Ti sembra giusto?>>
Roberto intuiva tutti i significati sottintesi di quel discorso:
<<Riguardo ai miei ex amici, in particolare Vittorio Braghiri, posso solo dire che col tempo si sono manifestate divergenze sempre più grandi, fino ad arrivare a un punto in cui l'amicizia non esisteva più. Lui è stato crudele, alcune volte, e spesso anche meschino, ma non ho mai capito il perché. Avrei dovuto chiederglielo, se fossimo stati ancora veri amici, ma il fatto è che non lo eravamo più da molto tempo, quando lui scelse di appoggiare Sarpenti. 
Per quel che riguarda i miei ex compagni di classe, confesso che non ho fatto molto per rendermi simpatico. Non posso però negare che mi hanno ferito profondamente.
I più grandi colpevoli sono il Preside e Sarpenti, ma lui è pazzo. Un pazzo furbo, certo, ma pur sempre un pazzo. E ormai questo lo sanno tutti.
Mi ha rovinato la vita, ma oggettivamente mi fa pena: la sua vita dev'essere un inferno, forse persino peggiore della mia>>
Ayami annuì:
<<E' un'analisi molto lucida e generosa, frutto della parte razionale che c'è in te. Ma sai benissimo che la tua parte emotiva non li ha affatto perdonati, anzi, nutre molto rancore nei loro confronti e augura a tutti loro di subire gli stessi torti e provare lo stesso dolore che hai provato tu. Quante volte li hai maledetti, nel pensiero o nelle parole?>>
Roberto allargò le braccia:
<<Le maledizioni scagliate nei momenti di rabbia non contano! E' una cosa che fanno tutti e non è certo un crimine>>
Ayami lo fissò dritto negli occhi:
<<Ma tu sai bene che le maledizioni dei Monterovere colpiscono sempre nel segno. Non lo fanno subito, sarebbe una cosa troppo clamorosa e voi non volete clamore. 
Non accadranno tutte in una volta, ma incominceranno presto: il primo a pagare sarà il Preside.
E col passare degli anni la maledizione farà effetto anche sugli altri>>
Lui mantenne fisso lo sguardo:
<<Io non credo che una maledizione scagliata in un momento di rabbia possa arrivare a colpire in questo modo. Non lo voglio! Ma se accadesse, che cosa ci potrei fare? 
Non ho mai violato la legge e mai lo farò: sono una persona onesta e fin troppo trasparente. Vuoi forse condannarmi in base a qualcosa che io stesso non comprendo?>>
Lei allora tornò a sorridere:
<<Non ti sto condannando, ti sto solo dicendo che posso spiegarti ciò che non comprendi. 
Poi sarai tu a decidere se fidarti o meno di me. Io ti sto tendendo la mia mano, ma non resterò qui per sempre. 
Ci sono cose che devi sapere, ed è meglio che tu le apprenda da me, perché altrimenti finirai per diventare come Lorenzo o addirittura come Albedo o forse ancora peggio di loro.
Tu ti preoccupi di Aurora, ma non è lei ad essere minacciata o a costituire una minaccia per te.
Non è a lei che ti hanno destinato.
Dalle mie parti circola questa battuta: "Dicono che ad ogni uomo sia destinata una donna. Se egli riuscirà ad evitarla, sarà salvo.">>
Lui rise:
<<Molto divertente. Spero che si tratti soltanto di una battuta, ma ho come l'impressione che non sia così. E' tutta la sera che giri intorno al problema, senza parlane in modo diretto.
Hai ottenuto la mia attenzione e persino la mia fiducia, ma le allusioni non mi bastano più.
Se quel che dici è vero, allora dimmi qualcosa che non so!>>
La giovane Mizuhara rise:
<<Una cosa che non sai è che un giorno ti innamorerai della più giovane delle sorelle Burke-Roche e crederai che sia lei la tua anima gemella, il grande amore della tua vita, e lei farà di te ciò che vuole>>
Il giovane Monterovere sgranò gli occhi:
<<Stai scherzando?>>
Lei non scherzava affatto:
<<No di certo! Magari fosse uno scherzo! Corro un grave rischio a rivelarti ciò che so, ma ho il dovere di farlo. In base alle informazioni in mio possesso, la incontrerai tra una decina d'anni. La vedrai e parlerai con lei e penserai: "E' lei. E' quella giusta". E nonostante tutti gli avvertimenti ricevuti, tu crederai a lei e in lei. E sarà la tua rovina, e non solo la tua>>




Roberto la fermò:
<<Chissà perché c'entra sempre una femme fatale! E il tutto si riduce a una specie di feuilleton e al proverbiare "cherchez la femme".
E comunque, mi chiedo: a cosa serve conoscere questo genere di profezie, se non si può evitare che accadano?>>
Ayami allora concluse il discorso:
<<Questa non è una profezia. E' un progetto degli Iniziati, fa parte del loro programma genetico. il Dono dei Monterovere non passa certo inosservato, specialmente quando viene potenziato unendo altre linee di discendenza che lo posseggono. 
Potrebbero costringerti, ma hanno paura di te, e hanno ragione ad averne, sapendo che tu possiedi il Dono in misura molto maggiore di quanto tu credi.
Non possono costringerti, nessuno può farlo. 
Ma possono ottenere qualcosa di più e cioè la tua partecipazione volontaria al loro sogno e il mezzo è quello più antico del mondo.
Hanno creato la "donna giusta" per te e la stanno istruendo
Lei avrà l'incarico di sedurti e convincerti a fare ciò che vogliono loro. Adesso è ancora giovane e inesperta, ma tra dieci anni sarà perfetta, sotto ogni punto di vista.
Io però posso insegnarti a non cadere nella sua trappola, e persino a liberare lei dal condizionamento che gli Iniziati le stanno imponendo.
Sarà molto difficile, non te lo nascondo, ma se ti impegnerai, riusciremo a evitare che quel piano si realizzi.
Non aggiungerò altro, stasera, tranne una cosa... >> e qui fece una pausa ad effetto <<...il nome della ragazza è Jezabel>>











































































































































































































































































































































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