La notizia della rottura del fidanzamento tra Fabio Aragonesi e Vittoria Prinsivalli ebbe nelle due famiglie e in tutti i salotti buoni di Milano l'effetto dell'esplosione di una bomba a idrogeno in qualche atollo del Pacifico, tanto più quando si seppe che nel fallimento di quella pianificata unione dinastica c'entrava un signor nessuno come me, Roberto Longobardi.
Per le famiglie della crème milanese quel tipo di deflagrazioni tra coppie famose con la presenza di un terz incomodo era non solo un interessante oggetto di pettegolezzo, ma anche una fonte di piacere proibito, quello che nasce dall'invidia distruttiva, dall'eterno mors tua vita mea che continuava a sopravvivere intatto, sebbene nascosto dietro il velo di seta di una raffinata e accorata ipocrisia.
Nessuna di quelle famiglie pensava mai che la stessa cosa sarebbe potuta accadere anche in casa propria, e proprio quello era il loro principale punto debole: l'eccesso di spudorata presunzione fatta passare per sana e salutare autostima.
Mi aspettavo quella reazione, ma non ero abituato al fatto di essere oggetto di tanta disapprovazione e persino tanto odio da parte di persone che non mi conoscevano e non mi avevano mai visto nemmeno in fotografia.
Alla domanda: "Come nasce Roberto Longobardi?", per sapere se avevo un valido pedigree, le nobildonne e le sciure dei salotti buon rispondevano, scuotendo la testa: "Non nasce".
Alla domanda: "Come nasce Roberto Longobardi?", per sapere se avevo un valido pedigree, le nobildonne e le sciure dei salotti buon rispondevano, scuotendo la testa: "Non nasce".
Ma è necessario che in questo capitolo io focalizzi l'attenzione su ciò che accadeva fuori dal mio mondo di medio borghese, spostando l'inquadratuta verso la upper class della mia città, narrando ciò che accadde in quei giorni dopo averlo pazientemente ricostruito negli anni successivi, in base alle varie testimonianze che ho ascoltato di recente.
Ovviamente la parte più succosa del gossip dell'anno era il ruolo giocato lady Gloria Prinsivalli, la pecora nera della famiglia, esiliata in Brianza con disonore, ma assetata di vendetta contro la famiglia del cornificato consorte, il nonno di Vittoria.
La scabrosa vicenda venne vivisezionate nel salotto più in vista di Milano, quello dell'inossidabile centenaria madama Clelia Topazia Valentini Hagauer dall'Agata, detta "Crudelia" per il suo carattere non proprio benevolo, dove erano ospiti fisse le più blasonate esponenti dell'alta aristocrazia "per diritto di conquista", al cui vertice c'erano altre quattro centenarie immortali, una Borromeo, una Visconti di Modrone, una Odescalchi e una Cavalli-Sforza di cui è prudente e saggio celare il nome di battesimo, ma solo l'ingeneroso soprannome con le quali ormai erano conosciute come un'unica entità, le Quattro Streghe.
Chi si aveva il discutibile onore di essere invitato al salotto di donna Crudelia era ormai così abituato ad ossequiare le anziane ospiti fisse dal sangue blu scuro che diceva con malcelato orgoglio a coloro che da tale salotto erano esclusi: "Vado dalle Quattro Streghe", come se si recasse all'osteria di un borgo di provincia.
Chi si aveva il discutibile onore di essere invitato al salotto di donna Crudelia era ormai così abituato ad ossequiare le anziane ospiti fisse dal sangue blu scuro che diceva con malcelato orgoglio a coloro che da tale salotto erano esclusi: "Vado dalle Quattro Streghe", come se si recasse all'osteria di un borgo di provincia.
Dopo un'analisi più accurata di un'autopsia, l'ultima parola spettò alla padrona di casa, nelle cui vene scorreva un misto di arsenico, cianuro e acido cloridrico. Donna Crudelia, riassumendo il tutto e accorpandolo alle altre innumerevoli e chiacchierate disavventure della famiglia Prinsivalli, sentenziò con voce tonante scuotendo la testa dalle gote abbondanti: "Che indecenza! L'intera storia di quella famiglia non è stata altro che uno scandalo dietro l'altro!".
Le conseguenze furono amplificate dal fatto che a quella memorabile riunione del Salotto delle Quattro Streghe era presente anche l'ormai ottantenne figlio della decrepita madame Crudelia, il Chiarissimo Professore Emerito Ambrosio Maria Hagauer, Ordinario di Estetica all'Accademia di Brera, dove aveva dettato legge per cinquant'anni di fila, e la sua ancor più velenosa figlia Marina Hagauer, la temutissima fondatrice ed eterna direttrice della sedicente rivista di moda e costume "Questione di Stile", che era in realtà una versione patinata, accademica e aristocratica di Novella 2000.
In tale imperdibile "magazine di lifestyle" (definizione della stessa direttrice) i pettegolezzi sull'alta borghesia milanese venivano riportati e descritti con la raffinata e rara crudeltà della linea editoriale imposta da Marina Hagauer, i cui editoriali, più che articoli erano un vero e proprio plotone d'esecuzione.
Le conseguenze furono amplificate dal fatto che a quella memorabile riunione del Salotto delle Quattro Streghe era presente anche l'ormai ottantenne figlio della decrepita madame Crudelia, il Chiarissimo Professore Emerito Ambrosio Maria Hagauer, Ordinario di Estetica all'Accademia di Brera, dove aveva dettato legge per cinquant'anni di fila, e la sua ancor più velenosa figlia Marina Hagauer, la temutissima fondatrice ed eterna direttrice della sedicente rivista di moda e costume "Questione di Stile", che era in realtà una versione patinata, accademica e aristocratica di Novella 2000.
In tale imperdibile "magazine di lifestyle" (definizione della stessa direttrice) i pettegolezzi sull'alta borghesia milanese venivano riportati e descritti con la raffinata e rara crudeltà della linea editoriale imposta da Marina Hagauer, i cui editoriali, più che articoli erano un vero e proprio plotone d'esecuzione.

Eppure, mentre la nonna Clelia "Crudelia" Topazia invocava col suo vocione il fuoco purificatore dello scandalo, Marina ascoltava impassibile, avvolta in un silenzio che pareva fatto della stessa fibra dei suoi completi di sartoria: costoso, impeccabile e "anti-proiettile". Non prendeva appunti per il prossimo articolo; la sua memoria era un archivio digitale dove ogni errore altrui veniva catalogato con la precisione metodologica ereditata dal padre accademico.
Quando infine il suo sguardo di cinquantenne ben conservata, ma con troppi amori finiti male alle spalle e nessun calore umano all'orizzonte, diede segno di vita, non vi era traccia di sdegno, ma solo la stanchezza di chi è costretto a commentare l'ennesimo umano errore di grammatica esistenziale.
Per Marina, il fatto che Vittoria Prinsvalli si fosse concessa a un 'signor nessuno' non era affatto un peccato morale, era al massimo un anacronismo estetico, una nota stonata in una partitura che lei stessa si impegnava a dirigere da anni dalle colonne di Questione di Stile.
Anni, sì, erano passati ormai venticinque anni dal suo primo scoop che le era valso il plauso della Milano "Bene" e il successo commerciale presso la "marmaglia" dei lettori di cui intascava i soldi pur disprezzandoli intimamente.
Quel primo numero di successo era stato dato alle stampe quando Gloria Prinsivalli era stata colta in fragrante adulterio, anni prima che Vittoria nascesse.
Marina, all'epoca giovane e forte, e sicura di sé, e per questo incapace di pietà, aveva crocefisso lady Gloria senza alcuna remora, senza un briciolo di rimorso o anche solo di solidarietà femminile.
Ma dopo un quarto di secolo le cose erano cambiate.
Marina Hagauer era prima di tutto una donna sola, esattamente come lady Gloria nel suo esilio tra il Lago di Pusiano, il "vago Eupili mio", e l'antico feudo gaddiano di Longone al Segrino.
La signorina direttrice Hagauer sapeva che il Salotto delle Quattro Streghe e la massa dei suoi lettori voleva che Vittoria ricevesse lo stesso trattamento da adultera riservato tanto tempo prima alla sua esuberante nonna, ma per Marina non c'era più gusto nel riproporre l'ennesimo falso moralismo, quando i veri scandali dei Prinsivalli riguardavano i loro affari poco chiari, il loro comportamento al di sopra della legge, la loro arroganza e presunzione: quello era il vero scandalo!
Mentalmente Marina cercava di spostare almeno il focus dalla fustigazione moralistica allo sdegno estetico. Immaginava un incipit di questo tipo: "Il problema di Vittoria Prisinvalli non è il tradimento del fidanzato, ammesso che sia accaduto davvero, ma la caduta di stile. Una perla rara come lei un 'signor nessuno' è come abbinare il poliestere alla seta: un errore di composizione imperdonabile."
Doveva esserci un'intervista, doveva far in modo che la madre di Vittoria, donna Eleonora, che nascondeva un'infinità di scheletri negli armadi, si esponesse in prima persona, facendole credere che quello era l'unico modo per difendere il buon nome dei Prinsivalli.
Eleonora era così sicura di sé e piena di sé che non si sarebbe mai resa conto che quello era un agguato e che il solo pensiero del "buon nome dei Prinsivalli" era una ridicola contraddizione in termini, un ossimoro degno dei più cavillosi manuali di retorica.
Però Marina sapeva che per prepararsi a una intervista di quel tipo era necessario il supporto di qualcuno che aveva tutto l'interesse a vendicarsi sui Prinsivalli salvando solo Vittoria, che in fondo, tra tutti loro, era l'unica non compromessa con le meschinità delle aziende di famiglia e con i sospetti più cupi che aleggiavano intorno all'impero retto dall'immortale patriarca Umberto.
C'era una sola persona che poteva desiderare la rovina di Umberto Prinsivalli più di ogni altra cosa al mondo, ed era il momento di fare ammenda con questa persona.
Marina prese congedo dalla decrepita nonna "Crudelia" e dalle Quattro Streghe (una delle quali era nonna di Eleonora, nata Visconti di Modrone), e mentre tornava in taxi al suo superattico di Piazza San Babila, un tempo appartenuto alla famiglia Gucci, si mise alla ricerca di un numero che aveva inserito nella memoria del cellulare, ma non aveva mai avuto il coraggio di comporre.
Eleonora era così sicura di sé e piena di sé che non si sarebbe mai resa conto che quello era un agguato e che il solo pensiero del "buon nome dei Prinsivalli" era una ridicola contraddizione in termini, un ossimoro degno dei più cavillosi manuali di retorica.
Però Marina sapeva che per prepararsi a una intervista di quel tipo era necessario il supporto di qualcuno che aveva tutto l'interesse a vendicarsi sui Prinsivalli salvando solo Vittoria, che in fondo, tra tutti loro, era l'unica non compromessa con le meschinità delle aziende di famiglia e con i sospetti più cupi che aleggiavano intorno all'impero retto dall'immortale patriarca Umberto.
C'era una sola persona che poteva desiderare la rovina di Umberto Prinsivalli più di ogni altra cosa al mondo, ed era il momento di fare ammenda con questa persona.
Marina prese congedo dalla decrepita nonna "Crudelia" e dalle Quattro Streghe (una delle quali era nonna di Eleonora, nata Visconti di Modrone), e mentre tornava in taxi al suo superattico di Piazza San Babila, un tempo appartenuto alla famiglia Gucci, si mise alla ricerca di un numero che aveva inserito nella memoria del cellulare, ma non aveva mai avuto il coraggio di comporre.
Digitò il numero e attese.
Una voce garbata e signorile, molto familiare, incredbilmente immutata negli anni, rispose:
Una voce garbata e signorile, molto familiare, incredbilmente immutata negli anni, rispose:
"Gloria Prinsivalli".
La direttrice di "Questioni di Stile", la rivista fondata col fango dello scandalo che aveva distrutto la vita di lady Gloria, si presentò con un'umiltà mai sperimentata prima in mezzo secolo di vita:
La direttrice di "Questioni di Stile", la rivista fondata col fango dello scandalo che aveva distrutto la vita di lady Gloria, si presentò con un'umiltà mai sperimentata prima in mezzo secolo di vita:
"Sono Marina, ti prego, Gloria, non riattaccare, dammi la possibilità di rimediare al male che ti ho fatto... non ho mai implorato nessuno prima d'ora in vita mia, ma credo sia venuto il momento di unire le nostre forze contro i nemici di tua nipote"
Dall'altro capo del telefono ci fu una piccola risata:
"Marina! Non hai idea di quanto ti doni il tono implorante! Ma non occorre che tu faccia ammenda, non siamo alla Alcolisti Anonimi, non ancora almeno. Sai, io ti stavo aspettando: sapevo che avresti capito. Sarebbe bello se tu trovassi il tempo di venire qui, nel mio paradiso di noia e tranqullità, tra i laghi della Brianza, per fare quattro chiacchiere e giocare a carte. Ho molte carte in mano, stavolta!"
La signorina Hagauer sorrise tra sé:
"Ne ero sicura. Il mio istinto me lo diceva. Verrò a trovarti stasera stessa, se non ti disturbo, perché domani vorrei far visita alla tua amata nuora, per una intervista in cui potrà raccontare la sua versione dei fatti"
Lady Gloria rise di gusto:
"Mi sei mancata, Marina! Non ci crederai, ma non ti ho mai serbato rancora: tra tutti i miei detrattori, tu sei stata di gran lunga la più raffinata: nei tuoi articoli mi sono sentita come la protagonista di un romanzo d'altri tempi. Rispetto alla mia cosiddetta famiglia, tu sei stata molto più rispettosa della mia personalità e per il resto hai fatto il tuo dovere di... come si può dire... testimone trasparente e cronista fedele, non è così?"
Il cuore di ghiaccio di Marina Hagauer si sciolse all'improvviso e una lacrima le rigò il volto, per la prima volta dopo tanti, troppi anni. Era come se una glaciazione durata per un'interminabile era geologica avesse cominciato ad attenuarsi:
"Avrebbe dovuto essere così, forse ora sarei presa sul serio dalla stampa che conta. Non c'è stile nel gossip, a meno che non serva come grimaldello per aprire altre porte. E sai cosa mi ha fatto rinsavire dopo tanti anni? La milionesima volta in cui mia nonna ha detto: "Che indecenza, mia cara! Uno scandalo dietro l'altro: ormai i Prinsivalli sembrano una sceneggiatura di quart'ordine". A quel punto ho pensato che forse il crepuscolo di Umberto Prinsivalli meritasse qualcosa di più scabroso della rottura di un fidanzamento combinato da parte della sua pronipote. Noi possiamo salvare Vittoria, riabilitare te, e mandare al diavolo tutti gli altri, comprese le Quattro Streghe!"
Lady Gloria aveva messo in conto anche quello:
"Allora ti aspetto stasera a cena, e poi... giocamo a carte! Carte che scottano. E magari potremmo iniziare anche a giocare a domino: la prima tessera ha una forma che mi ricorda Eleonora e il suo unico figlio maschio, il primo Prinsivalli moro e dal sapor mediorientale. Chissà cosa penserà Umberto se avrà le prove che il cognome di famiglia sarà portato avanti da qualcuno che non ha il suo sangue. E' così sensibile su questo argomento... bisogna dargli delle certezze, non trovi?"
Marina Hagauer annuì:
Marina Hagauer annuì:
"La prima di una lunga serie, puoi scommetterci! Stavolta voglio arrivare fino in fondo e scovare il vero marciume. Venticinque anni fa mi hanno usata come testa d'ariete per distruggerti. All'epoca accettai perché era conveniente, ma ora... Ora ti aiuterò a distruggerli perché è necessario"
Per questo ciò che accadde da quel giorno in avanti alla famiglia Prinsivalli non fu un semplice fulmine a ciel sereno, ma una tempesta perfetta.








