sabato 17 ottobre 2026

Una perfezione mortale. Capitolo 2. Dalle Matriarche all'Ereditiera "old money": come nasce un Impero.



La macchina d’ordinanza della Procura scivolava silenziosa lungo i viali di Milano
, con i tergicristalli che battevano un ritmo ipnotico contro il parabrezza allagato. Seduta sul sedile del passeggero, accanto al profilo immobile e concentrato di Baccarani, Laura Garneri guardava l’asfalto lucido di pioggia. Sapeva che per molti quella città era una mappa bidimensionale di fatturati, sfilate, aperitivi a bordo piscina e indici di borsa. Per lei, era solo una crosta di cemento stesa sopra un reticolo sotterraneo di acque invisibili e memorie rimosse.

Baccarani voleva risposte rapide, per poi decidere cosa insabbiare
e cosa presentare al Giudice per l'Udienza Preliminare, indicando il colpevole perfetto da consegnare al tritacarne mediatico entro il telergiornale sera per accontentare quasi tutti e preservare l'ordine. 

Ma Laura sapeva che per capire come l'indistruttibile Vittoria Prinsivalli avesse incontrato la fine molto prima del tempo naturale, occorreva ritornare indietro nel tempo, quando aveva sentito parlare di lei e della sua famiglia per la prima volta.
Nella sua mente, la Milano del 2026 sfumò, cedendo il passo ai contorni di un altro universo, la sua personale Terra di Mezzo,  il luogo dove tutto era cominciato: Corbesate, nella Bassa padana tra il milanese e il pavese, dove placidamente l'Olona inferiore raccoglieva le acque dei fossi e delle risorgive per portarle fino al Po, il "grande padre" silenzioso che scorreva lento verso un Delta millenario e sempre in mutamento.
Nello stato di dormiveglia di quel tragitto a passo d'uomo, Laura, sognava di ritornare ai giorni della prima infanzia, tra il 1996 e il 2001, trascorsi in quei luoghi all'epoca molto pieni di risaie, quando ancora la vicina Milano era soltanto un’ombra che incombeva sul suo paradiso originario, pronta a strapparla da lì e a prendersi tutto ciò che aveva di più caro e sacro.

Per quanto milanese di nascita, Laura aveva trascorso i suoi primi cinque anni lontano dalle vibrazioni della grande città performante e frettolosa che si preparava al nuovo millennio, tra i grandi progetti per trasformarla in una metropoli europea, con una linea d'orizzone, uno skyline, fatto di nuovi grattacieli e le aree riqualificate delle zone a traffico limitato.
Fin da quando era nata, ogni tipo di rumore, persino lo sferragliare dei vecchi tram, era eccessivo per lei, un'ipersensibile nata con i sensori troppo scoperti, che all'epoca non erano ancora presi in considerazione tra le cosiddette "neurodivergenze". E così Laura piangeva per ore, tutta la notte, come se il suo corpo rifiutasse quella casa di Corso San Gottardo dove i suoi genitori vivevano da poco e che era la sua attuale residenza. Non c’erano culle o canzoni in grado di calmarla, poiché non esiste magistero per le anime sbagliate: le loro piaga non hanno cipria. L’unica cura, l’unico sedativo immediato, era la fuga.

E così suo padre, l'ingegner Francesco Garneri e sua madre, la docente Silvia Ricci, che gravati dalle fatiche del lavoro e della quotidianità e schiacciati dalla mole delle rate del mutuo, arrivarono a quella che, nel ramo materno della famiglia di Laura era sempre stata la soluzione ad ogni male: tornare a Corbesate, dove sorgeva l'antica e fragile villa degli Orsini Balducci, che nei tempi più remoti erano stati signori feudali di quel lembo di terra tra Bornasco e il Po. 
Nei ricordi intrisi di favole e prime letture, per Laura quella casa circondata da boschi, laghetti e fiumiciattoli era stata la sua Avalon personale, una Contea degli Hobbit che resisteva al tempo, difesa da una vegetazione ancora fitta e selvaggia, da argini sterrati e filari di pioppi.

Quella residenza aveva dietro di sé una lunga storia, "non sempre piacevole", come diceva la bisnonna, mettendola in guardia dai luoghi malsicuri, e avvertendola invano di non aggirarsi da sola nell'edificio, poiché era "vetusto e nasconde troppi tristi ricordi". 
Laura aveva vagato dappertutto, circondata dal silenzio del parco e della terra, dai cani e dai gatti, per poi essere ammessa, previo bagno in una tinozza, nel cuore della Villa, il Salotto Liberty, dove le matriarche del clan Ricci-Orsini-Balducci custodivano un mondo che si stava avvicinando, come un piano inclinato, al proprio valzer degli addii.
Il centro di gravità di quel mondo era la bisnonna, Caterina Gagni, vedova Orsini Balducci, ultima Contessa vedova di Corbesate. Una nobiltà antica, dunque, ma in ormai in un declino irreversibile. La novantenne Caterina gestiva la vecchiaia con un’eleganza stravagante che ricordava quella di una regina madre d’altri tempi: portava sempre cappellini dai toni pastello, velette leggere che le ombreggiavano lo sguardo e fumava continuamente sigarette sottili alla menta infilate in un lungo bocchino d’osso. Nel suo salotto, il tè delle cinque non era mai solo un tè; sul tavolo di noce poggiavano stabilmente bottiglie di Cabernet Sauvignon e bicchieri di Gin Tonic, mentre nel lungo tavolo di lato, i mazzi di carte per le partite di Canasta erano in trepidante attesa.
La Contessa-bisnnona (madre della madre di sua madre) viveva in un tempo fluido: l’età avanzata le faceva confondere i piani della realtà, e spesso scambiava Laura per una delle figlie morte in tempi remoti, parlandole di balli e confidenze di cinquant'anni prima come se fossero avvenute il giorno prima.
Ma la vera signora del luogo, la vera Dama dela Lago, la vera regina della casa era sua nonna Ginevra Orsini, vedova Ricci, che con il suo matrimonio dinastico aveva salvato la sua famiglia dalla rovina.
Accanto a lei, a servire la canasta, c’erano le altre anziane del paese, un raduno che Laura, infiltrata in quel quel microcosmo di pettegolezzi e araldica aveva respirato per la prima volta i veleni delle dinastie milanesi e sentito prununciare per la prima volta il nome della terribile Clelia Topazia Hagauer, la prima delle tre Signore Prinsivalli ancora in vita, la cui voce tonante sembrava riecheggiare nei racconti delle vecchie per bollare ogni anomalia con il suo sdegnato e inappellabile giudizio: «Che indecenza!».

Ogni volta che c'era un matrimonio in vista, subito la domanda cadeva sulla sposa: «Ma come nasce questa ragazza?» chiedeva la bisnonna, specie se la sposa era di "Milano-Milano", entro la cinta dei navigli. E se dietro il nome non c'era un blasone o una proprietà terriera storica, la sentenza cadeva gelida, definitiva: «Quindi non nasce».

Ma a volte poteva accadere il contrario: tutta Corbesate era rimasta senza parole quando l'ereditiere Piergiorgio Prinsivalli aveva sposato Eleonora Vacca, dopo averla incrociata all'uscita dal collegio di lei, senza sapere che il suo infelice cognome indicava una stirpe alquanto chiacchierata, arricchitasi ai tempi del fascismo. La bisnonna Caterina aveva guardato il vuoto attraverso la sua veletta, sorseggiando il Gin Tonic, e aveva commentato con un sorriso amaro: «Piove sul bagnato». Il vecchio denaro della Brianza si legava ai fiumi di liquidità che i Vacca spremevano dalla terra. Un assedio economico che stringeva i confini di Corbesate.
La Contessa vedova non aveva perdonato la matriarca dei Prinsivalli quando aveva bollato, nel suo salotto milanese, comunnemente detto "delle Quattro Streghe", il matrimonio di Ginevra Orsini Balducci con Ettore Ricci, agricoltore arricchito con la formula: "La contessa e il contadino".
Da quel matrimonio erano nate solo figlie femmine, trasformando quella casa in un gineceo a gestione matriarcale, specie dopo la prematura dipartita del nonno materno di Laura.
Tra tutte queste figlie, Silvia Ricci spiccava per intelletto e predisposizione allo studio, e fu anche per questo motivo che la madre di Laura aveva ricevuto in sorte una predestinazione all'incontro con le altre signorine di buona famiglia destinate a Milano, nello stesso collegio: Eleonora, futura signora Prinsivalli e sua sorella Matilde, futura signora Monti, detta "il Potere dietro il Trono".
Silvia era coetanea di Matilde, mentre Eleonora, la più bella, era di due anni più giovane.
Le tre ragazze si frequentavano, ma non c'era una particolare amicizia, non tanto per loro volontà, quanto piuttosto per il fatto che le loro famiglie erano in conflitto, dal momento che il vecchio Onofrio Vacca si era messo in testa di comprarsi tutte le terre degli Orsini Balducci, compresa la Villa, anzi "specialmente" la Villa, per aggiudicarsi moralmente la signoria dell'antico feudo.
Quando Silvia aveva raccontato tutto questo a sua figlia Laura, quest'ultima era ancora troppo giovane per immaginare che da quelle due finte amiche della madre sarebbero nate due persone di enorme e devastante influenza sulla sua vita: Vittoria Prinsivalli e il suo morboso e sgradevole cugino Matteo Monti, "ubiquo ai casi e onnipresente negli affari tenebrosi".

Mentre le matriarche di Corbesate gestivano il mausoleo della memoria, il padre Francesco insegnava a Laura la realtà fisica delle cose. Come ingegnere civile specializzato in idraulica e appassionato di idrografia, la portava con sé lungo i canali di scolo, a Misano Olona e a Bornasco, spiegandole la manutenzione delle idrovore e l'importanza delle casse di espansione. Ben pochi bambini avrebbero accettato questo senza protestare e quasi nessuno con interesse, e invece Laura si appassionò all'idrografia a sua volta, così come in generale alla cartografia e agli altanti.

Era stata la vicinanza del Po e dei navigli che collegavano Pavia a Milano, con una triangolazione che, oltre all'antico Eridano, comprendeva il Ticino e l'Adda, a giocare un ruolo determinante nella passione di Laura per i sopralluoghi, al fine di vedere con i suoi occhi quel reticolo di acque.
Il padre Francesco le aveva spiegato che l'ingegneria idraulica non era così connessa al cemento, come invece lo erano le altre, ma al contrario la sua concentrazione era sul movimento del flusso per il quale non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume. L'ingegner Garneri, ricordando i giorni passati da ragazzo nella cava di ghiaia di suo padre, "il Profeta delle Acque", come lo chiamavano i colleghi per la sua fissazione verso opere utopiche, indicava alla figlia le falde cospicue che premevano sotto le risaie e citava spesso un vecchio verso di Seamus Heaney: «Il centro d'acqua non ha fondo».
In un certo senso, questa immagine liquida del sottosuolo aveva influenzato in sua figlia l'idea di tenere sempre in considerazione, anche metaforicamente, i flussi sotterranei, ciò che si muoveva sotto la superficie, nel profondo. Era stata determinante questa forma mentis anche nella sua attività di magistrato: lei aveva sempre avuto un fiuto straordinario nel seguire le piste del sottosuolo, quelle che gli altri tralasciavano.
«Vedi, Laura» le diceva, indicando un punto in cui l'acqua del fosso sembrava ferma e invece scavava la terra da sotto, «la città crede di poter deviare tutto, di poter inquinare, disboscare e intascare profitti senza pagare il conto. Ma la Natura ha una memoria più lunga della nostra. Esisteva prima di noi ed esisterà anche quando arretreremo. Lei si riprende sempre tutto.»

Laura era cresciuta così: con la testa piena di letture fantasy, geometrie idrauliche e alberi genealogici.
Un’aliena che preferiva la compagnia dei vecchi a quella dei coetanei, e forse sarebbe stato meglio continuare così, piuttosto che rimanere intrappolata nella ragnatela di Vittoria e Matteo. L'Ape Regina e il Bullo. I cugini rampolli del clan Prinsivalli.
Il vero trauma arrivò quando l'infanzia a Corbesate dovette finire, e Laura fu costretta a trasferirsi stabilmente a Milano per frequentare le scuole. Fu un'alunna impeccabile, ma il suo sguardo rimaneva quello di una spettatrice solitaria, una viaggiatrice di universi paralleli, che si avvaleva della tecnologia senza diventarne schiava, e che non rincorreva a tutti i costi le tendenze, preferendo rimanere salda e riflessiva, attenta osservatrice, capace di evitare le sabbie mobili dove gli altri prima o poi sprofondavano, persino i Prinsivalli.

Era convinta che dietro la morte di Vittoria ci fosse qualche membro del clan che si era sentito sminuito da Miss Perfezione, la quale del resto era stata ingenuamente troppo vanitosa e dunque straordinariamente brava nel farsi innumerevoli nemici, fino ad arrivare alle 23 pugnalate, con armi diverse: il caso si prospettava molto più complesso degli altri, e gli assassini erano di sicuro più di uno.
Ma era troppo presto per fare supposizioni troppo precise. Per ora, Laura sapeva soltanto che il momento che aveva atteso per tutta la vita era arrivato: tutti coloro che le avevano spezzato il cuore e mandato in frantumi la sua adolescenza erano ignari del fatto che, sotto i loro piedi, il fango delle risorgive stava già covando la sua vendetta.



giovedì 1 ottobre 2026

Una perfezione mortale. Capitolo 1. Assassinio eccellente a CityLife.


"Finalmente si intravede l'autunno. Anche quest'anno sono riuscita a sopravvivere all'estate. Nessuno ha il coraggio di dirlo, ma l'estate è una stagione crudele" pensò Laura. E non era solo per il fatto che l'estate del 2026 era stata la più torrida mai registrata, tanto che persino le zanzare erano stordite dal caldo, e nemmeno perché era la stagione dei tamarri, dell'esibizione dei corpi, dei viaggi fatti per immortalarsi in foto instagrammabili insieme ad una compagnia sguaiata da sbattere in faccia agli altri come prova, seppur discutibile, della propria felicità. No, agosto era crudele perché voleva dire anche solitudine, amori impossibili, ricordi pieni di rimpianto, continuare a lavorare mentre gli altri vanno a divertirsi, o a fingere di divertirsi, e invece l'altra metà rimane in una città deserta, in un paese in perenne declino, in un mondo senza speranza.
«Laura, mi stai a sentire?» disse la voce composta e precisa del Procuratore Aggiunto.
Laura Garneri, giovane sostituto procuratore al Tribunale di Milano, si riscosse, liberandosi dal flusso dei suoi pensieri, e sollevò lo sguardo sul suo superiore, il dottor Giulio Baccarani, Procuratore Aggiunto, che l'aveva convocata con urgenza, e ora la osservava corrucciato, da dietro la sua scrivania ordinata, immune all'umidità opprimente che quel primo martedì di settembre faceva trasudare persino i muri del Palazzo di Giustizia. Fuori, i primi temporali pre-autunnali stavano investendo Milano con una violenza inaudita; tanto che si parlava persino di una quantità inaudita di alberi abbattuti dalla tromba d'aria. Laura sapeva che a nord il Seveso stava già premendo contro gli argini interrati, e suo padre Francesco, ingegnere idraulico impiegato al Consorzio di Bonifica, era probabilmente nel fango fino alle ginocchia a gestire la sua eterna guerra contro quel maledetto fiumiciattolo, che riusciva a tracimare ad ogni temporale, nonostante si fosse provato di tutto per evitarne le esondazioni, nelle zone che precedevano il suo inavearsi nella sotterranea cerchia dei Navigli.
Baccarani congiunse le dita, osservandola con una gravità insolita. 
«Come ti dicevo, io stimo molto la tua rettitudine e la tua determinazione, per quanto a volte rischi di cadere nell'eccesso di zelo. Il Procuratore Capo mi ha appena assegnato il coordinamento di un pool per un caso di estrema delicatezza, l'omicidio di una persona di un notevole rilievo. Ti ho convocata perché ho motivo di credere che tu sia in possesso di numerose informazioni riguardo alla vittima e alla sua famiglia, per cui potresti svolgere, con estrema discrezione un ruolo di consulenza e indagine, affiancando il mio pool, pur non potendone fare parte ufficialmente per conflitto di interessi»
Laura si limitò ad annuire, mentre Baccarani si protese leggermente in avanti, e il tono della sua voce si fece più basso, quasi confidenziale. «Tuttavia, vorrei anche che ti fosse chiaro che, in certi contesti, bisogna sapere quando è il momento di fermarsi. Noi magistrato dobbiamo cercare la verità dei fatti e le responsabilità di chi ha commesso il crimine, ma dobbiamo anche essere cauti. Per il caso in questione abbiamo già un sospettato che è in stato di fermo presso i Carabinieri, e sarà presto interrogato, e questa sarà considerata la pista ufficiale, mi è stato già fatto capire molto bene. Ma potrebbero esserci altre piste, per quanto sul momento non ci sia alcuna chiarezza. Quello che sto cercando di dirti è che non voglio che sia criminalizzato un innocente, ma non posso nemmeno scherarmi direttamente contro altre istituzioni dello Stato, a meno che non sia in grado di presentare prove sufficienti per aprire una pista più credibile. Tu puoi essere di grande aiuto, ma devi agire con estrema prudenza e, lo ripeto, sapere quando è il momento di fermarsi.» Il Procuratore Aggiunto fece una breve pausa, lo sguardo perso oltre i vetri bagnati dell'ufficio. «Vedi, tu non ci crederai, ma quando avevo la tua età, ero molto simile a te, volevo sempre arrivare fino in fondo, costi quel che costi, ma poi ho imparato una cosa. Ci sono casi in cui non è possibile arrivare alla verità senza provocare un terremoto. E questa è la considerazione che devi sempre avere presente: se non possiamo arrivare alla verità, allora il nostro compito diventa quello di preservare l'ordine. Cercare la verità è il nostro obiettivo primario, la cosa giusta da fare, ma se esiste il rischio di sovvertire l'ordine sociale, allora dobbiamo accettare l'idea che non si può sovvertire tale ordine nemmeno in nome di una cosa giusta.»
Laura non la pensava affatto a quel modo, ma per la prima volta le veniva offerto un caso importante, eral'occasione che aspettava da quando era entrata in magistratura e non poteva  lasciarsela sfuggire. Annuì, con decisione e rispose:
«Capisco, e le prometto che sarò molto discreta» disse, puntando i suoi occhi chiari in quelli del collega anziano. «Ma non mi tenga ancora sulle spine, si può sapere chi è stato ucciso?»
«Il delitto è avvenuto a CityLife» rispose Baccarani, con l'esasperante gradualità di chi sembra dover annunciare un lutto personale «Nell'attico di uno dei grattacieli, quello dove vivono anche alcune influencer e celebrità, è stata assassinata con uno o più oggetti contundenti che non sono stati ancora riventuti, una giovane donna molto brillante e appartenente ad una delle famiglie più importanti della città, l'avvocata Vittoria Prinsivalli.»
Il nome colpì Laura al petto, come una morsa nello stomaco. Le parve che nella stanza fosse venuto a mancare l'ossigeno.
Dentro di lei si era scatenata una tempesta violenta e controversa. Da un lato era sconvolta, l'eco del passato che le crollava addosso; dall'altro, sentì farsi strada una intollerabile e sconveniente gioia. Pensò a tutto il male che Vittoria aveva fatto a lei e alla sua famiglia, alle umiliazioni silenziose, al parassitismo psicologico degli anni del liceo. 
Avrebbe potuto, anzi, dovuto, invocare il conflitto di interessi per via di quella vecchia e interrotta amicizia. Ma non era lei a guidare l'inchiesta. Baccarani le stava chiedendo di muoversi in ombra, e di correre rischi che lui non voleva accollarsi. Ma lei sapeva bene come muoversi, tra quelle persone, e finalmente le veniva offerta la possibilità di far venire alla luce tutto il marciume su cui si fondava la fortuna e il potere della famiglia Prinsivalli. Una fortuna pericolosa, che alla fine aveva colpito la loro esponente più perfetta, secondo i criteri spietati della Milano "performante" dell'alta finanza e della consulenza corporate.
Vittoria Prinsivalli, la persona che Laura aveva inizialmente stimato e di cui era stata amica ai tempi del Liceo, prima di accorgersi che dietro alla sua studiata immagine di Miss Perfezione c'era un narcisismo egocentrico capace di strumentalizzare le persone come se fossero oggetti.
Le loro vite si erano separate da molto tempo, ma c'era stato un anno, durante il Liceo, in cui Laura era stata la migliore amica di Vittoria, la sua Favorita, come si sarebbe detto ai tempi dell'Ancien Regime. Erano state come Maria Antonietta e la duchessa di Polignac, o come la regina Anna Stuart e la duchessa di Buckingham, considerando solo i casi più eclatanti. Ma la sorte delle favorite ha solo due possibili esiti: o la regina muore o cade in disgrazia, o, nella maggior parte dei casi, è la favorita a cadere in disgrazia e morire in relativa miseria. Eppure quell'anno aveva segnato la vita di Laura in maniera profonda, nel bene e nel male: con un riferimento letterario, la giovane Garneri aveva soprannominato quella fase della sua vita come l'Anno della Falsa Primavera.
A scuola Vittoria era stata l'Ape Regina, e appartenere alla sua cerchia significava brillare di luce riflessa. Ma dietro quel volto d'angelo, quei capelli dorati e quegli occhi azzurri, quel fisico snello e sportivo, quella brillante ironia e quei voti di tutto rispetto, c'era un inganno. Laura era stata abbagliata, cooptata e resa complice di quell'inganno, fino a che non si era resa conto della vera natura di Vittoria, Miss Perfezione, ereditiera introdotta nell'alta società: una narcisista egocentrica che strumentalizzava le persone come se fossero oggetti e poi le buttava via quando non servivano più.
Ma in quel caso era stata Laura ad allontanarsi da Vittoria, e dal marciume del suo mondo sfarzoso e sudicio nello stesso tempo. Le loro strade si erano separate definitivamente durante l'università: Vittoria aveva scelto quella che a Milano veniva chiamata "giuri-in-Bocconi", un corso di laurea che preparava alla consulenza legale di alto livello alle aziende, specie nell'ambito di operazioni finanziarie di fusione e acquisizione (ed era una scelta naturale per Vittoria, diventare un'avvocata d'affari, essendo figlia del socio principale del rinomato Studio Prinsivalli), mentre Laura si era iscritta a giurisprudenza alla Statale e con un diverso intento, quello di diventare magistrata.
In tutti quegli anni, sotto la patina dorata del suo attico, Vittoria, da ex-ginnasta quale era, aveva ballato senza paura sull'orlo di un precipizio ambizioni sfrenate e di faide familiari. Laura si aspettava quella caduta, anche se non in maniera così brutale. Ma Vittoria aveva una notevole capacità di farsi dei nemici. La sua vita era diventata sempre più un'abbuffata di potere, denaro e prestigio, sacrificando ogni altro aspetto. Era come un'automobile sportiva che, ai 300 km all'ora correva verso un muro di cemento. Prima o poi sarebbe andata a sbattere, e allora Laura e tutte le altre persone calpestate da Vittoria, avrebbero avuto giustizia.

In fondo, pensava Laura con un brivido di cinismo, per avere giustizia a volte era sufficiente aspettare che il vento cambiasse, che le altre persone si rovinassero con le loro stesse mani o che il tempo, nella sua inesorabile opera di disgregazione, facesse il proprio corso. Bastava applicare la massima preferita di re Carlo III del Regno Unito: "Nella vita bisogna saper attendere". Lui aveva atteso per settant'anni la Corona, sopportando una madre glaciale, un padre spietato, una prima moglie beatificata in vita e santificata in morte, e poi gli insulti dalla stampa, gli scandali, i veleni, le faide, la rivalità tra i suoi stessi figli, finché, nell'anno del Giubileo di Platino, "la glaciazione elisabettiana" aveva avuto termine.
Laura aveva dovuto aspettare molto meno tempo per vedere il crollo di Miss Perfezione.
A questi pensieri iniziali, dettati delle emozioni, subentrò subito dopo la freddezza del magistrato. Laura si impose di recuperare la lucidità: non poteva permettersi che quel vecchio rancore mai del tutto sopito, le togliesse la professionalità costruita intorno a quell'esigenza di giustizia che aveva sempre segnato la sua vita: "Fiat iustitia, ruat caelum!", sia fatta giustizia, dovesse cadere il cielo!
E fare giustizia significava soprattutto una cosa: evitare che qualche innocente venisse usato come capro espiatorio per evitare di sollevare il velo sugli affari della dinastia Prinsivalli. Era sempre stata una sua battaglia, quella di non cedere mai all'impulso di concentrarsi su un solo sospettato o su una sola pista, come spesso accadeva per l'eccessiva fretta, o per negligenza, oppure per dolo, al fine di insabbiare la verità. 

<<Sì, la conoscevo, fu mia compagna di scuola, molti anni fa, ma non abbiamo avuto più contatti. Ma, dottor Baccarani, chi è il sospettato?>>
<<L'autista. Il movente sarebbe il furto delle opere d'arte di valore inestimabile che si trovavano nell'appartamento della vittima e che sono sparite. Il sospettato ha chiamato il 118 e i carabinieri, ma, rispondendo alle domande del capitano, si è contraddetto più volte. Ora aspettiamo l'esito dell'autopsia per verificare se il suo alibi regge>>

Laura scosse il capo e sospirò, perché era sempre la stessa storia: i primi sospetti si concentravano su un pover'uomo che si era trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato. Succedeva così quando il tritacarne mediatico e politico esigeva un capro espiatorio in tempi record per placare la folla e soddisfare le famiglie dei defunti. Famiglie che spesso cercavano "un" colpevole, non "il" colpevole, forse perché esse stesse avevano troppe cose da nascondere.
E nessuna famiglia a Milano aveva tanti segreti da seppellire quanti la ricchissima e potentissima dinastia Prinsivalli.
«La macchina è giù nel cortile» disse Baccarani, interrompendo il silenzio e raccogliendo i suoi appunti. «I Carabinieri hanno isolato l'attico, ma la notizia uscirà sui siti tra pochi minuti. Andiamo a vedere questa perfezione fatta a pezzi, Garneri. E ricorda quello che ti ho detto: prudenza.»
Laura si alzò, indossando un leggero impermeabile e disse al suo capo quello che lui voleva sentirsi dire: «Naturalmente».