lunedì 24 ottobre 2016

Il castello di Alnwick





Il castello di Alnwick è un castello che si trova nella città di Alnwick, nella regione inglese del Northumberland. Si presenta come il secondo più grande castello abitato dell'Inghilterra (secondo solo al castello di Windsor) costruito nel 1096 da Yves de Vescybarone di Alnwick.
Fu restaurato nei primi anni del Trecento ad opera di Percy di Alnwick di cui oggi restano la Abbot's Tower, il Medio e il Gateway Constable's Tower.
Il castello di Alnwick è stato usato per ambientare il castello di Hogwarts nella saga cinematografica di Harry Potter.



Veduta d'insieme del complesso del castello Alnwick

Yves de Vescy, barone di Alnwick, eresse la prima parte del castello nel 1096. Esso venne costruito per difendere i confini inglesi a nord, prevenendo le invasioni degli scozzesi. Esso venne assediato nel 1172 e nuovamente nel 1174 da Guglielmo "il Leone" di Scozia, ma lo stesso sovrano scozzese venne catturato appena fuori le mura del castello durante la Battaglia di Alnwick. Nel 1309 il castello venne venduto da Anthony Bekvescovo di Durham a Henry de Percy, I barone Percy e divenne quindi proprietà della famiglia Percy, conti e poi duchi di Northumberland che attualmente ne sono proprietari. Il primo lord Percy di Alnwick restaurò il castello e la Abbot's Tower, il Middle Gateway e la Constable's Tower che sopravvivono sino ai nostri giorni. Nel 1404-1405 i Percy si ribellarono a re Enrico IV, che assediò e prese il castello.
Durante la Guerra delle due rose il castello fu di proprietà di Edoardo IV d'Inghilterra sino alla sua resa verso la metà del settembre 1461 dopo la Battaglia di Towton, divenendo oggetto di nuove contese nel percorso della guerra.

Il castello di Alnwick in unacromolitografia di Alexander Francis Lydon, 1870
Dal maggio del 1463 Alnwick passò nelle mani dei Lancaster per la terza volta. Dopo il trionfo di Montagu nelle battaglie diHedgeley Moor ed Hexham nel 1464, Warwick giunse a Alnwick il 23 giugno ed ottenne la resa del castello il giorno successivo.
Henry Percy, VI conte di Northumberland apportò altri restauri al castello nel corso del XVI secolo. Nella seconda metà del XVIII secolo Robert Adam apportò altre alterazioni alla struttura: gli interni vennero largamente goticizzati sul modello di altri castelli inglesi, uno stile non del tutto tipico per Adam che era abituato a lavorare sullo stile neoclassico. Ad ogni modo, nel XIX secolo, Algernon Percy, IV duca di Northumberland rimpiazzò molti di questi interni con arredamenti meno sontuosi disegnati da Anthony Salvin. Ad ogni modo ancora oggi si può ammirare gran parte del lavoro fatto da Adam che rimane nelle sale principali, alcune delle quali sono state decorate in stile italiano durante l'Epoca vittoriana da Luigi Canina.

Uso attuale

Dalla seconda guerra mondiale parti del castello sono state adibite ad accogliere strutture scolastiche: dal 1945 al 1975 qui ha funzionato la Newcastle Church High School for Girls per poi essere usato sino al 1981 dal St. Cloud State University.
Nelle torri perimetrali del castello si tengono diverse mostre patrocinate dal duca di Northumberland in particolare relative al suo interesse nell'archeologia e negli affreschi di Pompei, dei reperti dell'antico Egitto e della cultura romano-britannica. La Constable's Tower viene utilizzata per ricostruzioni storiche che si tengono occasionalmente a riprendere il tentativo di invasione di Napoleone Bonaparte dell'Inghilterra. La Abbot's Tower accoglie ilNorthumberland Fusiliers Museum.
Il castello è stato utilizzato negli interni e degli esterni per dare le scene al Castello di Hogwarts nei film di Harry Potter. In precedenza esso era già stato la location dei film BecketBlackadderRobin Hood - Principe dei ladri e altri.
Il castello è aperto al pubblico nel periodo estivo ed è la residenza ufficiale dei duchi di Northumberland.

Costruzione


Alnwick Castle in un dipinto delCanaletto, circa 1750
Il castello è composto di due principali costruzioni ad anello. L'anello interno si articola intorno ad un piccolo cortile e contiene le sale principali del castello. Questa struttura è al centro di un grande Motte e bailey. Dal momento che il blocco centrale non era abbastanza grande per contenere tutte le stanze richieste nei secoli successivi, vennero costruite nuove stanze presso l'area sud che sono state collegate con le strutture preesistenti. Vi sono delle torri a intervalli regolari attorno alle mura del cerchio perimetrale esterno. Un sesto delle mura sono state atterrate il che difatti fornisce attualmente una spaziosa vista sul grande parco retrostante.
Il castello di Alnwick Castle dispone di due parchi. Immediatamente a nord del castello si trova un parco relativamente piccolo attraversato dal fiume Aln che venne disegnato da Lancelot Brown e da Thomas Call nel XVIII secolo; localmente è conosciuto col nome di The Pastures. Nei pressi di questo parco si trova il grande parco detto Hulne Park, che contiene tra l'altro le rovine del Priorato di Hulne.

Alnwick Garden


Il giardino con la fontana sullo sfondo

La fontana a cascata
Adiacente al castello, l'attuale duchessa di Northumberland, Jane, ha fondato il The Alnwick Garden, un giardino articolato attorno ad una fontana a cascata. La prima parte dello sviluppo di quest'area del parco è stata aperta nell'ottobre del 2001, iniziando dalla creazione della fontana e dalla piantagione delle prime piante. Nel 2004 è stata aggiunta una grande serra di circa 560 metri quadrati che include anche un caffè e si distingue come la più grande serra al mondo.
Il parco è aperto al pubblico assieme al castello e dall'anno del suo completamento nel 2004 è il terzo parco più visitato in Inghilterra con quasi mezzo milione di turisti all'anno.

Bibliografia

  • Glen Lyndon Dodds, (Albion Press, 2002) Historic Sites of Northumberland & Newcastle upon Tyne pp 18–27
  • Plantagenet Somerset FryThe David & Charles Book of Castles, Newton Abbot, David & Charles, 1980, pp. 177–178, ISBN =0-7153-7976-3.
  • Johnson, Paul (1989). Castles of England, Scotland and Wales. London: Weidenfield and Nicolson, ISBN 0-297-83162-3.

L'incastellamento e l'evoluzione del castello


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Evolution du Château : de la Motte au Château Fort:

L'incastellamento medievale è il processo di accentramento della popolazione in abitati sopraelevati, avvenuto nella penisola italiana tra il 920 e il 1030, con lo scopo di sottrarsi alle nuove ondate di invasioni saraceneungarenormanne mediante la costruzione di castelli fortificati (o castra) che arrivavano ad includere l'intero centro abitato. Questa nuova configurazione fu caratteristica di un'epoca piuttosto duratura.
Gli archeologi distinguono una prima fase, nella quale i castelli erano costruiti in legno (il che chiaramente non forniva sufficiente protezione dagli attacchi nemici), e una seconda fase, in cui si comincia ad utilizzare la pietra tanto per il castello quanto per le fortificazioni e le abitazioni. Da questo passaggio si origina una rivoluzione non solo militare, ma anche delle strutture fondiarie, agrarie e persino delle dinamiche sociali (religione, politica e organizzazione familiare).

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L'Europa nel IX-X secolo

Tra il IX ed il X secolo, l'Europa fu travolta dagli attacchi di tre diverse popolazioni: i saraceni, ovvero dei pirati che, partendo dai porti controllati dagli arabi, compivano scorrerie nelle terre costiere; i normanni (o, impropriamente,vichinghi), un feroce popolo marinaro del Nord; e gli ungari. Il potere carolingio del periodo era ormai in piena crisi ed i sovrani si dimostrarono del tutto incapaci di fronteggiare questi nemici. I feudatari, così, cominciarono a fortificare i propri possedimenti e ad organizzare una difesa indipendente.
Se la storiografia ottocentesca ha individuato nell'incastellamento un preciso fenomeno collegato al feudalesimo, oggi le scoperte archeologiche hanno parzialmente messo in crisi questo assunto. Durante il periodo tardo antico, attorno alle "fortezze legionarie" erano sorti dei villaggi, ma il fenomeno feudale fu in tutto diverso. Lo sfacelo dell'impero carolingio, diviso al suo interno e per questo incapace di affrontare le nuove invasioni di barbari e arabi, costringeva i piccoli potentati locali, lasciati soli dall'istituzione imperiale, a organizzarsi e difendersi da sé. I castelli nacquero dunque da questa necessità, spesso riutilizzando fortificazioni precedentemente costruite ed ampliandole, oppure creandole ex novo. I castelli erano posti lontano dalle vie di comunicazione, per lo più protetti dalla conformazione naturale, di modo da costituire un rifugio e un riparo per gli abitanti delle zone vicine di città e campagna e abitati dal castellano, che poteva essere il responsabile politico legato da vassallaggio all'autorità superiore, oppure un suo delegato. Nessun castello nacque per essere l'inespugnabile fortezza dell'impero o di un regno, quanto per essere un luogo di riparo dalle incursioni di magiari, normanni o arabi (in tale ultimo caso si trattava sempre più spesso di fortezze costiere) i quali normalmente non possedevano tecniche o armi da assedio tali da attaccare la fortificazione.
Soprattutto in Italia, ove più forte era l'impronta romana, anche le città si dotarono ben presto di una cinta muraria, di scopo difensivo e con l'obbiettivo della dissuasione rispetto a delle orde di assalitori che difficilmente avrebbero fermato l'impeto di una scorrerina per compiere un lungo assedio. Nessuna fortificazione infatti può resistere dinanzi al piano prestabilito di conquista di un paese da parte di un esercito organizzato che scientificamente assedia città per città o castello per castello prendendoli per fame. Ma all'interno delle mura è possibile resistere a una scorreria, avendo accumulato all'interno armati ed armi, e le scorte necessarie. Per questo i castelli sorsero lontani dalle vie di comunicazione, ma non troppo distanti dalle città. È impensabile infatti che i castelli, per quanto si giovassero dell'economia chiusa, curtense, trovassero solamente nel proprio contado tutte e proprio tutte le risorse necessarie a resistere agli assedi o a tenere in esercizio le risorse difensive del castello.
Le città, coi loro mercati che si animavano nelle fiere, aperte e accoglienti, erano un luogo necessario al castello, ove il castellano o i suoi messi, rinvenivano quanto era loro impossibile reperire solo nelle immediate vicinanze del proprio contado. Questo spiega la fioritura dei commerci medievali, che avevano committenze in quegli stessi castellani che poi proteggevano gli abitanti, fabbri e altri artigiani, che svolgevano attività che servivano anche o soprattutto alla vita difensiva del castello. Quando la stagione delle grandi invasioni sembrò arrestarsi, le importanti famiglie feudali risiedenti nei castelli fuori dalle città, si trasferirono nei centri cittadini, non potendo più esercitare un ruolo di dominio sulla città stessa, che non andando più a rifugiarsi nel castello negava al suo detentore i privilegi prima accordati. E quando le città stesse si dotarono di cinte murarie di una certa importanza, il castello di campagna perse quasi del tutto importanza. Manieri fortificati furono non solo detenuti da feudatari ma anche da istituzioni religiose, come i monasteri i quali permasero nelle proprie posizioni e, tuttavia, è interessante collegare lo sviluppo degli ordini mendicanti, come i francescani, nel momento in cui i castelli perdevano di importanza e ne acquisivano sempre di più le città.

Origini storiche

Tra il IX e il X secolo si erano creati un po' in tutta Europa dei vuoti di potere, che vennero riempiti "spontaneamente" da nuovi organismi e centri di potere. In Francia, in Italia, in Spagna e in Germania erano di solito i vescovi o dei personaggi di spicco che riorganizzavano la vita la difesa della vita politica ed economica locale, creando piccoli eserciti e facendosi coadiuvare, progressivamente, da un consiglio di cittadini più stimati e facoltosi. Alcuni esempi esplicativi si possono trovare nella Francia settentrionale:
  • Le Mans i cittadini nel IX secolo, per proteggersi dalle incursioni dei Normanni, costrinsero il vescovo a cedere il potere a una banda di avventurieri armati capeggiati da Ruggero, che in seguito sarebbe diventato il conte del Maine;
  • Langres fu invece lo stesso vescovo che fece cingere la città di mura e prese il potere tanto che il re non poté che riconoscerlo come signore cittadino sul profilo anche politico.
In questo senso, le minacciose incursioni e la necessità di protezione furono alla base della nascita embrionale dei futuri comuni.
Nella generale crisi dei poteri centrali, le signorie locali cominciarono a rafforzare la propria autorità, ad assorbire i deboli allodi confinanti e a strappare numerose concessioni ai vari re e imperatori.

Il castello

La prima conseguenza evidente del fenomeno dell'incastellamento è la diffusione nel contado dei castelli, che lentamente si sostituiranno alla tipologia di insediamento che era stata tipica dell'Alto Medioevo, la curtis. Il termine deriva dal latino castellum o castrum (fortezza, accampamento militare), ma nel Medioevo viene ad indicare una fortificazione permanente, che i grandi signori fondiari, sia laici che ecclesiastici, iniziano ad erigere per proteggere e delineare i propri possedimenti. È probabile che l'incastellamento di certi insediamenti abbia talvolta incontrato il consenso del sovrano, ma è altrettanto probabile che molti di questi castelli siano stati edificati su iniziativa dei signori del luogo senza alcuna preventiva autorizzazione.
Inizialmente i castelli si presentano come veri e propri villaggi fortificati dalla struttura ancora abbastanza primitiva: collocati su un'altura, recintati da palizzate in legno e circondati da fossati. Queste fortificazioni erano del resto relativamente semplici da abbattere e dal XII secolo infatti, la pietra sostituì il legno nelle fortificazioni, con la comparsa delle mura di cinta, il ponte levatoio ed il cancello ad inferriate all'ingresso, fiancheggiato da due torri; all'interno la struttura del castello divenne più complessa ed il signore spesso viveva proprio all'interno della grande torre centrale detta mastio (o Donjon).


Motta castrale


Motta di Specchia Torricella a SupersanoLecce

Resti di un motte a Brinklow(nel WarwickshireInghilterra)

Raffigurazione di una motta sul celebre Arazzo di Bayeux
La motta castrale (nota anche come Motte-and-bailey castle in ambito anglosassone) è un tipo di castello che si diffuse in FranciaSicilia e Gran Bretagna nell'XI e XII secolo. In Sicilia conosce il suo sviluppo a partire dal 1061 con la conquista normanna, mentre in Inghilterra si diffuse dopo la conquista normanna del 1066.
La motta (dal francese motte) è un monticello rialzato di terra, come una piccola collina, solitamente artificiale, ed è sormontato da una struttura di legno o di pietra. La terra per il monticello viene presa da una fossato, scavato intorno alla motte o intorno all'intero castello. La superficie esterna del monticello può essere ricoperta di argilla o rinforzata con supporti di legno.
Il bailey è un cortile chiuso, circondato da una recinzione di legno e sormontato dalla motte. È probabile che un castello avesse più di un bailey, a volte uno interno e uno esterno.
La rapidità e la facilità con cui era possibile costruire queste strutture, le rese tipiche del periodo della conquista normanna in Sicilia, in Inghilterra e negli insediamenti anglonormanni nel Galles, in Irlanda e nelle pianure scozzesi. In seguito, un muro difensivo in pietra sostituì le palizzate di legno, come nei castelli di BerkeleyAlnwickWarwick e Windsor (ancora esistenti). In numerosi casi, tuttavia, le difese in legno e terra non furono mai sostituite con la pietra. Molti resti di questo tipo di strutture si trovano in diverse zone della Gran Bretagna.

La signoria territoriale

L'altra conseguenza del fenomeno dell'incastellamento nell'XI secolo era la costruzione di migliaia di curtis. Questa era una struttura composta dalla pars dominica (la parte destinata a soddisfare le esigenze del signore) e dalla pars massaricia, divisa a sua volta in poderi (mansi) assegnati a singole famiglie di contadini. I castellani, cioè coloro che costruivano le curtis, erano diventati gli unici a riuscire a proteggere i territori e la popolazione. Assunsero così sempre più potere e affermarono la loro autonomia nei confronti del re e dei feudatari. I castellani, grandi proprietari di terre, forti del loro potere militare, cominciarono a esercitare la propria autorità sugli abitanti dei terreni da loro controllati. Avevano il potere di "obbligare, vietare, giudicare e punire", ovvero possedevano il "potere di comando o banno". Per questo le signorie, che si erano formate attorno alla pars dominica, furono chiamate "signorie di banno" e "bannalità" erano chiamate le prestazioni che il castellano imponeva ai contadini delle sue terre. Il castellano era ormai diventato il loro "signore". È in questa degenerazione delle vecchie clientele vassallatiche che si manifesta con più evidenza la disgregazione del potere regio centrale, le cui prerogative vengono completamente usurpate dai signori territoriali.

Bibliografia

  • Aldo A. Settia. Castelli e villaggi dell'Italia padana, Napoli, 1984
  • Gabriella Piccinni. I mille anni del medioevo, Milano, Bruno Mondadori, 1999. ISBN 88-424-9355-4.
  • Paolo Cammarosano. Nobili e re: l'Italia politica dell'altomedievo, Roma-Bari, Laterza, 1998. ISBN 88-420-5542-5.
  • Pierre Toubert. Dalla terra ai castelli. Paesaggi, agricoltura e poteri nell'Italia medievale, Torino, Einaudi, 1997
  • Sauro Gelichi, Introduzione all'archeologia medievale, Roma, Carocci Editore, 1997
  • Jean Pierre Poly - Eric Bournazel, Il mutamento feudale - Secoli X-XII, Milano, Mursia, 1990

Voci correlate

Pio XIII è meglio di Francesco. Recensione di "The Young Pope"

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Dopo aver assaporato e apprezzato le prime due due puntate della serie televisiva "The Young Pope", diretta da un ottimo Paolo Sorrentino, sono arrivato ad una conclusione estremamente impopolare, come la maggior parte delle mie opinioni, del resto.
La conclusione è che il Giovane Papa di Sorrentino è, sotto molti punti di vista, molto migliore dell'attuale pontefice.
Se papa Francesco è il sommo sacerdote del Buonismo, il giovane papa Pio XIII (perfettamente interpretato da Jude Law) è l'apoteosi del "cattivismo", il che non significa che sia cattivo, tutt'altro; significa invece che è severo, duro, ieratico, carismatico nel senso sacrale e originario del termine.
Il suo primo discorso è un atto di accusa verso una Chiesa che si è dimenticata della sua dimensione metafisica, ultraterrena, sacrale e verso una massa di fedeli che vivono la religione come un tifo da stadio, un concerto rock o una scampagnata.
Ci siamo assuefatti all'idea di Papi che pronunciano discorsi zuccherosi, pieni di luoghi comuni, di banalità, di retorica da curato di campagna, con troppi tentativi di captatio benevolentiae: discorsi, insomma, che cercano l'applauso e che lo trovano troppo facilmente, trasformando Piazza San Pietro in una specie di Stadio Olimpico pieno di tifosi dai gusti grossolani e dalla mente vuota.
Mentre papa Francesco ha tolto ogni aura sacrale alla dignità pontificia, concedendosi fin troppo a giornalisti  e fotografi, e rilasciando interviste improvvisate ad alta quota nei viaggi aerei, con la disinvoltura di un politico in cerca di facili consensi, il giovane papa Pio XIII non si fa vedere, e anche quando appare in pubblico, fa in modo che il suo volto non appaia, e questo per sottolineare che l'unica cosa che conta è la sacralità del ministero pontificio, il ruolo di tramite tra l'umanità e Dio.
E così, mentre il Segretario di Stato (un eccellente Silvio Orlando) e l'influente Suor Mary (un'altrettanto eccellente Diane Keaton), premono affinché il giovane papa pronunci un'omelia piuttosto scontata, oscillante tra diplomazia e buonismo, Pio XIII insiste nel voler dare un messaggio diverso.
Il suo discorso inizia con una domanda che percorre ossessivamente i sogni del protagonista e le sue prime giornate da pontefice.
"Di cosa ci siamo dimenticati?"
Nella prima puntata, l'omelia è pronunciata in sogno, e termina in modo blasfemo.
Nella seconda puntata, al termine, l'omelia vera è talmente dura e inflessibile, nel suo integralismo, da conquistare non tanto quelli che credono di credere (se mi perdonate il gioco di parole), quanto piuttosto quelli che credono di non credere, tra cui mi ci metto anch'io.
"Ci siamo dimenticati di Dio".
Questa frase non va letta come un richiamo al nichilismo di Nietsche, perché ai suoi tempi i filosofi ancora attribuivano una notevole importanza alla dimensione del sacro.
E non va letta nemmeno come una riedizione della condanna ratzingeriana del relativismo culturale o del secolarismo materialista.
Pio XIII non è un conservatore diplomatico come Benedetto XVI.
Direi che Pio XIII è un reazionario geniale, a tratti anarchico, la cui trasgressione è strettamente legata ad un tradizionalismo che ci ricorda i grandi Papi del medioevo, del rinascimento e anche dell'epoca barocca, prima che lo Stato Pontificio perdesse la sua centralità.
Molto importante, sotto questo aspetto, è la scelta di far riacquistare, dal Vaticano, la tiara pontificia del Triregno, venduta da Paolo VI per indicare una presa di distanza dallo sfarzo della sovranità terrena, e il cui ricavato venne dato in beneficenza. Nella realtà questa tiara continua ad essere esposta in una teca, in un museo americano, il che, permettetemi di dirlo, è molto triste per la grande tradizione romana e italiana.
Pio XIII si farà incoronare con l'antica tiara del Triregno.
Non mostra il suo volto, ma mostra le insegne di qualcosa di millenario, che non è solo un simbolo di potere temporale, ma è soprattutto un simbolo di sacralità.
Ecco come va letta l'accusa.
Ci siamo dimenticati della dimensione del sacro.
Ci siamo dimenticati del senso della spiritualità.
Ci siamo dimenticati delle domande ultime sul senso della vita e dell'esistenza.
Ci siamo dimenticati dell'aspetto trascendente e ultraterreno del concetto di Dio.
Un Papa degno di questo nome dovrebbe ricordarcelo, e dovrebbe farlo con tutta la durezza e la severità del giovane, ma inflessibile, pur nella sua umana fragilità, papa Pio XIII.
Certo, Benedetto XVI aveva affrontato questi temi, ma il suo approccio teologico era filosoficamente molto razionale e accademico, laddove Pio XIII è chiaramente un mistico.
Francesco invece si è dimenticato della natura trascendente di Dio. Per lui esiste solo Gesù (non a caso Bergoglio è un gesuita) e questo Gesù lui lo vede quasi esclusivamente nei migranti, soprattutto in quelli di fede islamica. 
Insomma, Francesco fa politica. Pio XIII, invece, fa quello che il Papa dovrebbe fare: parlare di Dio, ricordare a tutti, credenti e non credenti, che il problema dell'esistenza e della natura di Dio non si può e non si deve né eludere, né tantomeno ignorare.