domenica 31 marzo 2019

Mappa dell'Italia nell'anno 1000


Mentre a nord, il regno di Germania, si presentava in questo modo


Nel XI secolo l'Italia fu oggetto di scorrerie da parte dei saraceni, degli ungari e dei normanni.
La parte nord era sotto il controllo dell'imperatore Ottone I, che sconfisse i magiari e riportò una certa sicurezza nel Sacro Romano Impero.
La parte sud era ancora longobarda e bizantina.

Mappa del Regno d'Italia e del Regno di Sicilia nel 1200 e nel 1300




venerdì 29 marzo 2019

Il Regno Normanno d'Africa di Ruggero II d'Altavilla

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Con la denominazione "Regno normanno d'Africa" si indicano i Possedimenti d'Africa della Casa d'Altavilla, ovvero i territori occupati, a partire dal 1135, dal re normanno di SiciliaRuggero II, nell'area costiera nordafricana della Tunisia e della Tripolitania, e, di fatto, annesso al Regno di Sicilia.

Storia

Ruggero II divenuto nel 1130 Re di Sicilia rese il suo regno la potenza dominante del Mediterraneo, grazie a una potente flotta, costituita sotto diversi ammiragli. Effettuò allora una serie di conquiste sulla costa africana (1135 - 1153), che andavano da Tripoli (Libia) a Capo Bon (Tunisia) e finanche a Bona (Algeria).
In quei due decenni, Ruggero II creò un una sorta di "protettorato" siciliano, sostenuto in parte dalla residua piccola comunità cristiano-bizantina ancora presente nel Nordafrica.[1]
Fu però nel 1146, che il re normanno approfittò delle dissensioni interne all'interno della Tripolitania per prendere con l'ammiraglio Giorgio di Antiochia la città di Tripoli e la regione costiera della Sirte e nel 1148 Al-Mahdiyya. "Da allora in poi l'autorità del re di Sicilia si stabilì su basi permanenti. Tale autorità non mirava al dominio politico, a lui interessavano solo i vantaggi economi e strategici: ambedue erano immensi"[2].
«I tentativi di Ruggero II di insediarsi in Africa, in primo luogo a Mahdia e poi a Tripoli, sfociarono nella creazione di un piccolo impero normanno lungo le coste dell'Ifriqiyya, con la sola eccezione di Tunisi. Gli sceicchi locali si sottomisero all'autorità del Re di Sicilia, che tentò di promuovere nella regione nuovi insediamenti cristiani allo scopo di proteggere la modesta popolazione cristiana già esistente.[3]»
I territori normanni d'Africa si estesero da Tunisi a Tripoli sulla costa Mediterranea ed all'interno arrivò ai confini del Sahara fino a Gafsa. Negli ultimi anni anche Bona in Algeria fu annessa.[4] Questi territori furono retti dai vari governatori delle città, nominati da Ruggero II[5].
Ruggero II occupò la cosiddetta Ifriqiya con l'intenzione di unirla al suo "Regno di Sicilia", ma la morte nel 1154 glielo impedì. Comunque, i Normanni persero nel 1156 Sfax ma riuscirono a mantenere le conquiste africane anche con Guglielmo I di Sicilia fino a circa il 1160 quando persero Mahdiyya.[6]
Come conseguenza del tentativo cristiano di creare un dominio nel Nordafrica, i musulmani sterminarono le rimanenti comunità cristiane, concentrate principalmente nella Tunisia meridionale. Queste residue popolazioni cristiane erano molto probabilmente di lingua romanza, almeno fino al X-XI secolo. La testimonianza più importante di questo è quella del geografo nordafricano Idrisi (XII secolo), il quale scrive che gli abitanti di Gafsa (nel sud della Tunisia) si servivano di una lingua particolare, da lui detta al-latini al-ifriqi "il (neo) latino d'Africa" (a quel tempo il termine arabo latini si riferiva sia al latino sia, spesso, alle lingue romanze).

Note

Bibliografia

Voci correlate

mercoledì 27 marzo 2019

lunedì 25 marzo 2019

Mappe dell'Italia delle Signorie e dei Principati nel 1400 e nel 1500



L'Italia nel 1434 dopo la Pace di Lodi

The Peace of Lodi by Medhelan1395

L'Italia nel 1499



Massima espansione della Repubblica di Venezia nel 1509 alla vigilia della Battaglia di Agnadello

Repubblica Venezia espansione in Terraferma.png

mercoledì 20 marzo 2019

Emblema dei Savoia come Re di Sardegna





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Armi dei capi di casa Savoia

StemmablasonaturaPeriodo
Armoiries Savoie Ancien.svg Armoiries Savoie Ancien - écu moderne.svgd'oro, all'aquila di nero.Conti di Savoia - ante XII secolo
Prime armi concesse come vicari imperiali, probabilmente mai usate dalla famiglia
Arms of the House of Savoy.svgdi rosso, alla croce d'argentoArmi attestate a partire da Tommaso I di Savoia (1177 † 1233)
Coat of arms of the Saxonian ancestry of the house of Savoy.svgpartito, nel 1º di rosso al cavallo spaventato d'argento, nel 2º fasciato d'oro e di nero di otto pezzi al crancelino di verde posto in banda attraversante sul tutto e innestato in punta d'argento a tre puntali di spada di rosso maleordinati composto dalle armi di Westfalia, Sassonia e Angria.Duchi di Savoia
Con l'aumentare della potenza della famiglia, i conti di Savoia sostennero di discendere dalla casa di Sassonia ed inclusero nelle loro armi tale quarto
Armoiries Savoie 1563.svginquartato, nel 1º e 4º partito, nel 1º di rosso al cavallo spaventato d'argento, nel 2º fasciato d'oro e di nero di otto pezzi al crancelino di verde posto in banda attraversante sul tutto e innestato in punta d'argento a tre puntali di spada di rosso maleordinati, nel 2º d'argento seminato di plinti di nero, al leone dello stesso attraversante, nel 3º di nero, al leone d'argento; sul tutto di rosso alla croce d'argento.Il duca Emanuele Filiberto di Savoia(1528 † 1580) inquartò le armi sassoni con quelle del Chiablese e di Aosta, mettendo la Savoia sul tutto:
Armoiries Savoie 1630.svginquartato: nel I controinquartato nel 1º d'argento alla croce potenziata d'oro accantonata da quattro crocette dello stesso, nel 2º burellato d'azzurro e d'argento di dieci pezzi al leone di rosso armato lampassato e coronato d'oro attraversante sul tutto, nel 3º d'oro al leone di rosso armato lampassato e coronato d'azzurro e nel 4º d'argento al leone di rosso armato lampassato e coronato d'oro; nel II gran quarto partito, nel 1º di rosso al cavallo spaventato d'argento, nel 2º fasciato d'oro e di nero di otto pezzi al crancelino di verde posto in banda attraversante sul tutto e innestato in punta d'argento a tre puntali di spada di rosso maleordinati, nel III gran quarto partito, nel 1º d'argento seminato di plinti di nero al leone dello stesso attraversante e nel 2º di nero al leone d'argento; nel IV gran quarto partito, nel 1º cinque punti d'oro equipollenti a quattro punti d'azzurro, nel 2º d'argento al capo di rosso; sul tutto di rosso alla croce d'argento.Il duca Vittorio Amedeo I di Savoia(1587 † 1637) ricevette nel 1630 il Monferrato. Egli ne approfittò per aggiungere alle sue armi altre pretensioni: il regno di Cipro e Gerusalemme, la contea di Ginevra:
Armoiries Sardaigne 1720.svginquartato: nel I controinquartato nel 1º d'argento alla croce potenziata d'oro accantonata da quattro crocette dello stesso, nel 2º burellato d'azzurro e d'argento di dieci pezzi al leone di rosso armato lampassato e coronato d'oro attraversante sul tutto, nel 3º d'oro al leone di rosso armato lampassato e coronato d'azzurro e nel 4º d'argento al leone di rosso armato lampassato e coronato d'oro (Gerusalemme, Cipro e Armenia); nel II gran quarto partito, nel 1º di rosso al cavallo spaventato d'argento (Westfalia), nel 2º fasciato d'oro e di nero di otto pezzi al crancelino di verde posto in banda attraversante sul tutto (Sassonia) e innestato in punta d'argento a tre puntali di spada di rosso maleordinati (Angria), nel III gran quarto partito, nel 1º d'argento seminato di plinti di nero al leone dello stesso attraversante (Chiablese) e nel 2º di nero al leone d'argento (Aosta); nel IV gran quarto partito, nel 1º cinque punti d'oro equipollenti a quattro punti d'azzurro (Genevese), nel 2º d'argento al capo di rosso (Monferrato); sul tutto d'argento, alla croce di rosso, accantonata da quattro teste di moro, attortigliate d'argento (Sardegna); sul tutto del tutto di rosso alla croce d'argento (Savoia)Re di Sardegna
Nel 1720, il duca Vittorio Amedeo II di Savoia ottenne il regno di Sardegna:
Armoiries Sardaigne 1815.svginquartato, nel 1º d'argento, alla croce di rosso, accantonata da quattro teste di moro di nero, attortigliate d'argento (Sardegna), nel 2º gran quarto partito, nel 1º burellato d'azzurro e d'argento di dieci pezzi al leone di rosso armato lampassato e coronato d'oro attraversante (Cipro), nel 2º d'argento alla croce potenziata d'oro accantonata da quattro crocette dello stesso (Gerusalemme), nel 3º gran quarto d'argento alla croce di rosso (Genova) e nel 4º gran quarto di rosso alla croce d'argento brisata da un lambello d'azzurro (Piemonte), sul tutto d'oro all'aquila di nero, sul tutto del tutto di rosso alla croce d'argento (Savoia).Nel 1815, il re Vittorio Emanuele I di Sardegna ottenne Genova: Ne approfittò per semplificare le sue armi:
Armoiries Sardaigne 1831.svginquartato: nel I controinquartato nel 1º d'argento alla croce potenziata d'oro accantonata da quattro crocette dello stesso, nel 2º burellato d'azzurro e d'argento di dieci pezzi al leone di rosso armato lampassato e coronato d'oro attraversante sul tutto, nel 3º d'oro al leone di rosso armato lampassato e coronato d'azzurro e nel 4º d'argento al leone di rosso armato lampassato e coronato d'oro; nel II gran quarto partito, nel 1º di rosso al cavallo spaventato d'argento, nel 2º fasciato d'oro e di nero di otto pezzi al crancelino di verde posto in banda attraversante sul tutto e innestato in punta d'argento a tre puntali di spada di rosso maleordinati, nel III gran quarto controinquartato, nel 1º di nero al leone d'argento, nel 2º d'argento alla croce di rosso, nel 3º d'argento seminato di plinti di nero al leone dello stesso attraversante, nel 4º d'argento all'aquila coronata di rosso col volo abbassato, su un monte di tre cime di nero uscente da un mare d'azzurro movente dalla punta e ondato d'argento; nel IV gran quarto controinquartato, nel 1º di rosso alla croce d'argento brisata da un lambello d'azzurro, nel 2º d'argento al capo di rosso, nel 3º cinque punti d'oro equipollenti a quattro punti d'azzurro, nel 4º d'argento al capo d'azzurro; sul tutto d'oro all'aquila di nero; sul tutto del tutto di rosso alla croce d'argento; sul tutto nel capo d'argento, alla croce di rosso, accantonata da quattro teste di moro di nero, attortigliate d'argento.Nel 1831 il trono passa a Carlo Alberto di Savoia, del ramo dei Savoia-Carignano: riprende le armi del 1720 aggiungendovi diversi quarti (Genova, Nizza, Piemonte e Saluzzo):
Coat of arms of the House of Savoy.svgdi rosso alla croce d'argento.Regno di Sardegna
Nel 1833 i re tornarono ad armi semplificate.
Coat of arms of the Kingdom of Italy (1848-1870).svgdi rosso alla croce d'argento.Nel 1848 le armi reali vengono modificate aggiungendo il tricolore quale ornamento esteriore. La prima modifica è del 1º agosto, successivamente lo stemma verrà ulteriormente modificato il 28 novembre, restando quindi invariato fino al 1870.
Coat of arms of the Kingdom of Italy (1870).svgNel 1870 la Consulta araldica norma lo stemma dello Stato (ma non quello reale)
La Consulta Araldica [...] delibera che lo stemma dello Stato debba d'ora in poi raffigurarsi nel modo seguente:
di rosso alla croce d'argento; lo scudo cimato da elmo Reale ornato di svolazzi d'oro e d'azzurro, coronato di corona Reale, sormontata da una croce trifogliata d'oro, attorniato dal Collare del Supremo Ordine della SS. Annunziata, movente dagli angoli superiori dello scudo; ed interiormente a questo Collare, dalla fascia della Gran Croce dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, più, entro questa fascia, dalle altre due delle Gran Croci degli Ordini, militare di Savoia e della Corona d'Italia, moventi, la prima dalla metà del fianco destro, l'altra dalla metà del fianco sinistro dello scudo, ciascuna colla gran croce rispettiva, pendente sotto lo scudo, a metà della distanza tra la punta ed il fianco laterale, e congiungentisi, le fasce, sotto la punta dello scudo stesso; dalla quale esce ancora la Croce dell'Ordine Civile di Savoia appesa al suo nastro, questo, attraversante sulle fasce degli ultimi due ordini, il tutto al naturale; sostenuto da due leoni al naturale, controrampanti, affrontati, colla testa volta all'infuori, appoggiati sopra due bastoncini d'oro, divergenti in fascia, a modo di svolazzi sottili, da un terzo della punta dello scuso, essi leoni tenenti cadauno un guidone Reale Italiano, a lungo fusto, svolazzante all'infuori; il tutto attraversante sovra un manto di porpora sparso di rose, e di nodi di Savoia d'oro, appannato d'armellini, movente dall'elmo reale; l'intero stemma sotto un padiglione di velluto azzurro, soppannato di raso bianco frangiato d'oro, la frangia attaccata ad un gallone caricato di croci scorciate e di nodi di Savoia alternati; esso padiglione a colmo d'oro, sormontato da una stella d'argento, raggiante d'oro; la base del colmo accostata dalla sommità dei guidoni, fustati d'oro, tenuti dai leoni, e che sono interzati in palo di verde, di bianco e di rosso, il bianco caricato in cuore di uno scudetto di rosso alla croce bianca, bordato di un sottilissimo filetto di azzurro.
Stemma del Regno d'Italia, versione completa dalla deliberazione della Consulta Araldica del Regno d'Italia del 4 maggio 1870
Great coat of arms of the king of italy (1890-1946).svgIl Re porta per grande stemma lo scudo di Savoia cimato con elmo reale coronato colla Corona di ferro; coi sostegni reali, e colle grandi insegne degli ordini equestri reali; il tutto posto sotto al padiglione regio cimato colla Corona reale di Savoia; tutto lo stemma accollato al fusto del gonfalone di Savoia che è cimato coll'aquila sabauda d'oro, ha lo stendardo bifido di rosso, crociato, e soppannato di tela d'argento e colle cravatte azzurre scritte coi motti e gridi d'arme: SAVOYE-SAINT -MAURICE- BONNES NOUVELLES.Nel 1890, con regio decreto del 1º gennaio, viene definito lo stemma del re.

Stemma del Principe ereditario

StemmaBlasonaturaNome del principe o del ramo cadetto
CoA of the prince of Piedmont.svgdi rosso alla croce d'argento, il tutto brisato da un lambello a tre pendenti d'azzurroPrincipe di Piemonte, titolo dell'erede al trono di Casa Savoia. Dal 1861, con l'Unità d'Italia si alternò con il titolo di Principe di Napoli.

Rami cadetti

StemmaBlasonaturaNome del principe o del ramo cadetto
Coa France Family William of Champlitte.svgdi rosso alla croce d'argento, con la banda d'azzurroSavoia-Acaia, Principi di Piemonte
Inizia con Filippo I di Savoia-Acaia (1301 † 1334), figlio di Tommaso I. Ramo estinto nel 1418.
Armoiries Savoie-Nemours.svg Armoiries Savoie-Nemours 1652.svginquartato, nel 1º e 4º partito nel 1º di rosso al cavallo spaventato d'argento, nel 2º fasciato d'oro e di nero di otto pezzi al crancelino di verde posto in banda attraversante sul tutto e innestato in punta d'argento a tre puntali di spada di rosso maleordinati, nel 2º d'argento seminato di plinti di nero al leone dello stesso attraversante, nel 3º di nero al leone d'argento; sul tutto di rosso alla crocve d'argento, brisato da una bordura indentata di rosso.Savoia-Nemours, Duchi di Nemours
Inizia con Filippo di Savoia-Nemours (1490 † 1533), duca di Nemours, figlio di Filippo II di Savoia. Ramo estinto nel 1659. Oggi impiegato dal Principe di Piemonte.
Armoiries Savoie-Nemours 1652.svginquartato: nel I controinquartato nel 1º d'argento alla croce potenziata d'oro accantonata da quattro crocette dello stesso, nel 2º burellato d'azzurro e d'argento di dieci pezzi al leone di rosso armato lampassato e coronato d'oro attraversante sul tutto, nel 3º d'oro al leone di rosso armato lampassato e coronato d'azzurro e nel 4º d'argento al leone di rosso armato lampassato e coronato d'oro; nel II gran quarto partito, nel 1º di rosso al cavallo spaventato d'argento, nel 2º fasciato d'oro e di nero di otto pezzi al crancelino di verde posto in banda attraversante sul tutto e innestato in punta d'argento a tre puntali di spada di rosso maleordinati, nel III gran quarto partito, nel 1º d'argento seminato di plinti di nero al leone dello stesso attraversante e nel 2º di nero al leone d'argento; nel IV gran quarto partito, nel 1º cinque punti d'oro equipollenti a quattro punti d'azzurro, nel 2º d'argento al capo di rosso; sul tutto partito di rosso alla croce d'argento e d'azzurro a tre gigli d'oro brisato da un lambello a tre pendenti d'argento e in cuore da un bastone dello stesso scorciato e posto in sbarra.Enrico II di Savoia-Nemours(1625 † 1659), figlio cadetto di Enrico I, segue l'evoluzione araldica del ramo originale, sostituendo lo scudo centrale di Savoia con un partito di Savoia e Longueville (sua moglie era una Orléans-Longueville):
Armoiries Savoie-Carignan 1630.svginquartato: nel I controinquartato nel 1º d'argento alla croce potenziata d'oro accantonata da quattro crocette dello stesso, nel 2º burellato d'azzurro e d'argento di dieci pezzi al leone di rosso armato lampassato e coronato d'oro attraversante sul tutto, nel 3º d'oro al leone di rosso armato lampassato e coronato d'azzurro e nel 4º d'argento al leone di rosso armato lampassato e coronato d'oro; nel II gran quarto partito, nel 1º di rosso al cavallo spaventato d'argento, nel 2º fasciato d'oro e di nero di otto pezzi al crancelino di verde posto in banda attraversante sul tutto e innestato in punta d'argento a tre puntali di spada di rosso maleordinati, nel III gran quarto partito, nel 1º d'argento seminato di plinti di nero al leone dello stesso attraversante e nel 2º di nero al leone d'argento; nel IV gran quarto partito, nel 1º cinque punti d'oro equipollenti a quattro punti d'azzurro, nel 2º d'argento al capo di rosso; sul tutto di rosso alla croce d'argento alla bordura indentata d'argento.Savoia-Carignano, Principi di Carignano
Inizia con Tommaso Francesco di Savoia (1599 † 1656), principe di Carignano, figlio di Carlo Emanuele I, duca di Savoia.
Armoiries Savoie-Carignan 1656.svginquartato: nel I controinquartato nel 1º d'argento alla croce potenziata d'oro accantonata da quattro crocette dello stesso, nel 2º burellato d'azzurro e d'argento di dieci pezzi al leone di rosso armato lampassato e coronato d'oro attraversante sul tutto, nel 3º d'oro al leone di rosso armato lampassato e coronato d'azzurro e nel 4º d'argento al leone di rosso armato lampassato e coronato d'oro; nel II gran quarto partito, nel 1º di rosso al cavallo spaventato d'argento, nel 2º fasciato d'oro e di nero di otto pezzi al crancelino di verde posto in banda attraversante sul tutto e innestato in punta d'argento a tre puntali di spada di rosso maleordinati, nel III gran quarto partito, nel 1º d'argento seminato di plinti di nero al leone dello stesso attraversante e nel 2º di nero al leone d'argento; nel IV gran quarto partito, nel 1º cinque punti d'oro equipollenti a quattro punti d'azzurro, nel 2º d'argento al capo di rosso; sul tutto partito di rosso alla croce d'argento e d'azzurro a tre gigli d'oro brisato da un bastone di rosso scorciato posto in banda e da una bordura dello stesso.Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano sostituì lo scudo centrale con un partito di Savoia e di Borbone-Condé (famiglia di sua madre)
Armoiries Savoie-Carignan-Soissons.svgdi rosso alla croce d'argento alla bordura indentata d'argento.Savoia-Soissons, Conti di Soissons
Inizia con Eugenio Maurizio di Savoia-Soissons, figlio di Tommaso Francesco di Savoia(1599 † 1656), principe di Carignano.
Arms of the House of Savoy-Genova.svg Coat of arms of the savoy-genova line.svgdi rosso alla croce d'argento alla bordura composta d'argento e di rosso.Savoia-Genova, Duchi di Genova
Inizia con Ferdinando di Savoia(1822 † 1855), duca di Genova, figlio di Carlo Alberto di Savoia, re di Sardegna.
Arms of the House of Savoy-Aosta.svg Coat of arms of the savoy-aosta line.svgdi rosso alla croce d'argento alla bordura composta d'oro e d'azzurro.Savoia-Aosta, Duchi d'Aosta
Inizia con Amedeo (1845 † 1890), duca d'Aosta e per poco tempo re di Spagna, figlio di Vittorio Emanuele II di Savoia, re d'Italia.
Armoiries Amédée d'Espagne.svginquartato, nel 1º di rosso al castello d'oro aperto e finestrato d'azzurro (Castiglia), nel 2º d'argento al leone di rosso armato, lampassato e coronato d'oro (Leon), nel 3º d'oro a quattro pali di rosso (Aragona) e nel 4º di rosso alle catene d'oro poste in cinta, in croce e in decusse, caricate nel cuore da uno smeraldo al naturale (Navarra), accompagnato in punta d'argento a una mela granata di rosso, gambuta e fogliata di verde (Granada); sul tutto di rosso alla croce d'argento alla bordura composta d'oro e d'azzurro.Stemma di Amedeo d'Aosta come Amedeo I, re di Spagna(1870-1873)
Escudo Amadeo I.pnginquartato, nel 1º di rosso al castello d'oro aperto e finestrato d'azzurro (Castiglia), nel 2º d'argento al leone di rosso armato, lampassato e coronato d'oro (Leon), nel 3º d'oro a quattro pali di rosso (Aragona) e nel 4º di rosso alle catene d'oro poste in cinta, in croce e in decusse, caricate nel cuore da uno smeraldo al naturale (Navarra), accompagnato in punta d'argento a una mela granata di rosso, gambuta e fogliata di verde (Granada); sul tutto di rosso alla croce d'argento.(altra versione dello stemma di Amedeo I, nel quale lo scudetto in cuore è quello di Savoia e non del ramo cadetto)

Voci correlate

giovedì 14 marzo 2019

Vite quasi parallele. Capitolo 140. La fragilità del Regno

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Immortale è il nome di Camelot, eppure la sua gloria durò soltanto una generazione. Che ne fu del re Arturo? E della Tavola Rotonda, che n'è stato? Cosa è stato di tanta nobiltà? Le giostre ed i tornei, i cimieri e le armature: nient'altro fu che vento? Che cosa sono stati, se non erbe di campo?
Come in ogni leggenda, vale il detto "queste cose non avvennero mai, ma saranno ricordate per sempre".
"Gil-galad sugli Elfi solea regnare, quando i giorni eran giovani e belli. Ora tristi cantano i menestrelli, del suo regno perduto tra i monti e il mare".
Quanta nostalgia in quei versi di Tolkien sul regno perduto del leggendario Gil-galad, e quanto dolore per la sua scomparsa. Il ricordo è sempre così, per una sorta di legge universale.
La felicità passata non è più felicità, ma il dolore passato è ancora dolore.
Questa era una delle lezioni più dure che Riccardo Monterovere aveva appreso dalla vita, e lui aveva vissuto tutto senza sconti."He did it the hard way", avrebbe detto Bette Davis.
Tutta la sua vita era stata una specie di guerra di trincea, per difendere se stesso e la propria famiglia dalle avversità della sorte.
"Mancò la fortuna, non il valore" avrebbero chiosato i caduti di El Alamein.
"Era un uomo interminabilmente sopravvissuto a se stesso", avrebbero detto di lui, in seguito, alcuni conoscenti.
Tutto questo era indubitabilmente vero, ma c'era una parte di verità che ben pochi altri conoscevano, e si trattava dei postumi della sua Iniziazione agli Arcani Supremi.
L'incontro con Eclion aveva destabilizzato quel poco di equilibrio che ancora gli rimaneva.
Non c'era da meravigliarsi.
Conoscere di persona un nemico è un'esperienza sorprendente, specie quando ci si rende conto che non è poi così diverso da noi e desidera cose molto simili a quelle che noi desideriamo.
Ci si accorge che forse non c'era nemmeno motivo di entrare un guerra, che tutto il sacrificio compiuto non aveva una motivazione reale, si basava solo su un equivoco, e dunque, in fondo, su una casualità.
Eclion diceva di essere il Signore Oscuro, ma forse era soltanto il portavoce del vero Principe delle Tenebre, la cui identità rimaneva del tutto sconosciuta.
Riccardo non si sarebbe mai piegato a lui, ma non voleva nemmeno una guerra.
Parafrasando un antico proverbio cinese, lo scrittore slovacco Jozef Cíger-Hronský, formulò un celebre aforisma: "Meglio accendere una piccola fiamma, piuttosto che maledire l'oscurità".
A dire il vero le fonti cinesi parlano di una "candela", e così pure Eleanor Roosevelt

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A Riccardo Monterovere piaceva di più la formulazione di Cíger-Hronský, perché la fiamma, o la fiaccola, aveva una connotazione più forte, più virile, più pagana nel senso più alto del termine.
La candela è fragile, la fiamma è forte, ma fa più paura.
In particolare se si trattava della Fiamma di Atar.
Però il Signore del Fuoco tardava a manifestarsi e Riccardo non era nemmeno in grado di dire se questo fosse un bene o un male.
 L'oscurità non può scacciare l'oscurità, ma accendere il fuoco non è facile e può comportare dei rischi.
E poi le tenebre avevano comunque il loro fascino.
Nel buio si vedono meglio le stelle

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La sua vita stava prendendo una piega strana. A volte gli sembrava di andare alla deriva, senza più alcun ormeggio, né alcuna bussola. Si sentiva sempre più diverso dagli altri, ma questo non lo spaventava.
Per essere insostituibili bisogna essere diversi
E intanto il tempo passava.
La primavera di quell'anno, giunta così in anticipo, era diventata quasi stucchevole nel suo odore dolciastro.
Ma nel suo cuore l'inverno non era mai passato.
"Ah la piagata primavera è pur festa se raggela in morte questa morte"
Giorno dopo giorno, l'opaca trafila delle cose, vana più che crudele, aveva imposto nuovamente i suoi ritmi.
Era finito anche il Tirocinio per l'insegnamento e il successivo inserimento nelle graduatorie permanenti dei provveditorati, da cui le scuole chiamavano i supplenti.
All'epoca Riccardo si illudeva di poter essere di qualche utilità a un mondo di adolescenti ormai fagocitati dagli smartphone e da Instagram, oppure sbandati nelle periferie dove lo Stato non esisteva più e forse non era mai esistito.
Era arrivata l'estate.
In quell'estate del 2013 era morto il suo ultimo prozio, Edoardo Monterovere, l'ultimo dei figli di Enrico e di Eleonora Bonaccorsi.
Ai funerali rivide lo zio Lorenzo e lo trovò molto invecchiato: era come se improvvisamente si fosse sentito tagliato fuori dalla "cabina di regia" dell'Ordine degli Iniziati.
Riccardo gli si avvicino con una certa cautela.
Lo zio gli sorrise, ma i suoi occhi erano tristi:
<<Ecco il "sole nascente" della famiglia Monterovere. E' una ruota che gira, e adesso è il tuo momento>>
Riccardo non ne era affatto convinto:
<<Il mio momento? Nessuno dell'Ordine si è fatto più vivo, nemmeno Joanna. A volte mi sembra che sia stato tutto un sogno>>
Lorenzo scosse il capo:
<<Non temere, presto si faranno vivi. A fine estate scade il termine entro cui devi scegliere a quale delle quattro confraternite giurare fedeltà>>
Il nipote sospirò:
<<Sono ancora così confuso. Ma sento il tempo che scorre e la mia età giovane andarsene via con lui, senza aver vissuto pienamente, né aver costruito qualcosa di forte, in grado di resistere alle tempeste della vita>>
Lo zio parve comprensivo:
<<Queste sono le conclusioni che si traggono alla fine di ogni estate.
Cosa c'è dietro all'estate, all'estate che finisce? La mia è finita da un pezzo e ora l'arpa della mia vita suona soltanto le note dell'afflizione.
Ognuno di noi ha il proprio inferno che lo aspetta, ed io ho molte colpe da espiare. 
Incomincio a chiedermi persino se sia stato giusto coinvolgerti nel "grande disegno".
Ma avevo bisogno di qualcosa di superiore in cui credere, qualcosa che mi riscattasse dalla banalità quotidiana. Quando sarà il mio turno>> e fece cenno alla cappella che ospitava le salme dei Monterovere, conti di Querciagrossa, dove i necrofori stavano murando la bara del prozio Edoardo <<vorrei dare disposizione di scrivere sulla mia lapide: "Non fu soldato, non fu mai re, ma aveva un sogno dentro di sé". Ma forse è un po' troppo mielosa... meglio il silenzio del nudo marmo>>
Riccardo ascoltava queste parole, soppesandole nel suo cuore. Le ponderava, ma non se ne rallegrava, perché erano presagio di morte e di sventura.
<<Non sottovalutare ciò che hai fatto, zio. E non sottovalutare i sogni. In loro io sono riuscito a vedere molte cose: il passato, il futuro, la verità...
Me l'hai insegnato tu, o ti sei pentito anche di questo?>>
Lorenzo tardò a rispondere.
Il nipote osservò gli ultimi, lugubri atti della cerimonia.
Quel che rimaneva della sua famiglia, un tempo così numerosa e potente, ormai era per metà sepolto nelle due cripte (quella dei Monterovere a Querciagrossa e quella degli Orsini a Casemurate) e l'altra metà era in preda alla malattia e alla decadenza.
Il rito funebre paradossalmente attenuava il senso di angoscia. Questa del resto era sempre stata la funzione di ogni rito: creare un ordine fittizio per alleviare l'angoscia.
Il rito era tutto ciò che serviva, in certi momenti.
 Come quelli che lo avevano legato a Joanna, dopo l'Iniziazione : "le candele romane, a san Giovanni, che sbiancavano lente l’orizzonte, ed i pegni e i lunghi addii, forti come un battesimo nella lugubre attesa dell’orda (ma una gemma rigò l’aria stillando
sui ghiacci e le riviere dei tuoi lidi, gli angeli di Tobia, i sette, la semina dell’avvenire) e gli eliotropi nati dalle tue mani – tutto arso e succhiato da un polline che stride come il fuoco e ha punte di sinibbio"
<<Su che fragili basi abbiamo edificato il nostro Regno...>> disse infine lo zio.
Folta la nuvola bianca delle falene impazzite turbinava intorno agli scialbi fanali delle tombe: l’estate declinante anticipava, sulla sera, il gelo notturno negli orti che dalle colline scendevano fino ai renai del Panaro.
<<Quale Regno?>> chiese Riccardo.
Lorenzo scosse scosse il capo:
<<Quello degli Iniziati, naturalmente. Ora mi rendo conto che avevi ragione e le tue obiezioni erano fondate. Presto tutti i nodi verranno al pettine e quello che tu avevi previsto si avvererà. Tempo due o tre anni e l'età "buonista" sarà al tramonto, per essere sostituita da un'età che qualcuno chiamerà "populista". Quando quel giorno arriverà, l'Ordine degli Iniziati darà inizio alla fase operativa del "grande disegno".
E per allora, tu dovrai farti trovare pronto per gli incarichi che ti saranno affidati>>