venerdì 9 gennaio 2026

Una con tutte stelle nella vita. Capitolo 7. Qualche stella incomincia a cadere. La decisione di Vittoria Prinsivalli

 


Dopo l'ennesimo sfogo di Vittoria riguardo agli innumerevoli difetti del suo fidanzato, io decisi che era il momento di chiarire la questione una volta per tutte:
<<Mi pare evidente che tu e il tuo ragazzo non andate più d'accordo su nulla: a questo punto non capisco perché continuate a stare insieme?>>
Vittoria aveva gli occhi lucidi e le tremavano le mani dalla tensione:
<<Se dipendesse solo da noi...>>
Finalmente il muro di omertà si stava sgretolando ed io non persi tempo:
<<Perché, da chi altri dovrebbe dipendere la decisione?>>

Forse sarebbe stato meglio che io non le avessi mai posto quella domanda, e ne capirete gradualmente il perché.


Fino a quel momento, la mia segretamente amata Vittoria Prinsivalli aveva mantenuto una certa riservatezza su determinate questioni, ma in quel momento, sopraffatta dalla volontà di porre fine alla relazione con Fabio Malatesta e spronata dalle mie domande, sentì che era giunto il momento di "svuotare il sacco" e confidarmi le prime questioni non certo esaltanti che riguardavano la sua famiglia e il rapporto che lei aveva con essa:
<<La decisione del fidanzamente è stata voluta e incoraggiata in tutti i modi dalla mia famiglia e dalla famiglia di Fabio, i Malatesta. Mio padre è amministratore delegato dell'azienda "cassaforte" dei Malatesta, la holding che controlla tutto il loro impero nei più disparati settori economici. E anche loro sono di nobile stirpe. Insomma, c'è una specie di "patto dinastico" non detto apertamente, ma favorito in tutti i modi fin da quando eravamo bambini.
Tutti desiderano questa unione tranne me. 
Devi capire che non c'è solo mio padre a volere questa alleanza, ma anche mio nonno e il mio bisnonno, che tengono ancora le redini della famiglia con una mentalità patriarcale da tribù Longobarda, cosa che in effetti siamo da sempre
>>
Io sospettavo da tempo che esistesse una notevole pressione familiare nei confronti di Vittoria, ma non fino a questo punto:
<<E se tu facessi notare al tuo bisnonno che i tempi sono cambiati e che adesso le donne hanno acquisito il diritto di sposare chi vogliono loro? Cosa succederebbe?>>
La risposta di lei oscillò tra il tragico e il comico:
<<Il grosso dei soldi li ha il mio bisnonno. Se io lo indisponessi, lui non solo toglierebbe a mio nonno la quota disponibile nel testamento, ma anche quella legittima, tramite un sistema di assicurazioni e altre elusioni del diritto ereditario. Di conseguenza mio nonno farebbe la stessa cosa con mio padre. Infine mio padre sarebbe cacciato dal consiglio di amministrazione dell'azienda dei genitori di Fabio e le sue entrate diminuirebbero notevolmente, così come anche il suo affetto e la sua generosità nei miei confronti. In pratica mi ritroverei senza un centesimo>>
Quel discorso attenuò il mio rimpianto per non aver conosciuto i miei bisnonni:
<<Ma tu hai il reddito che ti deriva dalla tua attività di influencer!>>
Lei rise amaramente:
<<In realtà il mio profilo non va proprio benissimo... insomma, non sta decollando... non ha raggiunto gli obiettivi prefissati... e questo perché non posso organizzare il mio tempo come vorrei: sai com'è, c'è un calendario fisso per le influencer di moda e lifestyle : la settimana bianca, la settimana alle Maldive, la settimana della moda di New York, quella di Londra, quella di Parigi, e poi la Pasqua a Dubai, il mese successivo in Florida, e poi inizia l'estate con la stagione detta "tette e culi" in cui si passa da un arcipelago all'altro: Mikonos, Sardegna, Corsica, Ibiza, Formentera, Santa Cruz de Tenerife, Las Palmas de Gran Canaria...>>
Qui la bloccai:
<<Ho afferrato il concetto. Ma se, per ipotesi, tu decidessi di seguire questo calendario, i tuoi viaggi sarebbero pagati dagli sponsor?>>
Lei annuì:
<<Avrei vitto e alloggio gratis, ma il resto dipende all'engagement e ovviamente dai risultati. In parole povere, dovrei avere molta interazione con i follower, con molti commenti, molte interazioni, molte condivisioni e poi un riscontro nelle vendite dei vari prodotti o nei rendimenti dei vari hotel o residence che mi hanno ospitata. Inoltre dovrei prendermi anche un fotografo, perché il mio ragazzo faceva anche questo e si occupava anche della parte informatica. Insomma sono schiava di lui, della sua famiglia, della mia famiglia, dei miei sponsor e dei miei stessi follower. A volte vorrei mandare tutti al diavolo e fare una vita normale>>
Io entrai automaticamente nella "modalità migliore amico/psicoanalista autodidatta":
<<E tu cosa intendi per vita normale? Lo chiedo perché molte studentesse fanno le cassiere alla Conad, per arrotondare, oppure, se sono belle come te, possono anche fare le bariste nei disco-pub esclusivi>>
Vittoria mi guardò come se l'avessi presa a schiaffi:
<<Cassiera? Barista? Una Prinsivalli figlia di una Visconti di Modrone a sua volta figlia di una Borromeo Arese Taverna? No, io per vita normale intendo fare la studentessa e per arrotondare potrei fare un po' come la mia lontana cugina Beatrice Borromeo, che lavorò come modella e come giornalista, prima di sposare Casiraghi>>
Io rimasi impassibile:
<<E così si ritorna al matrimonio dinastico>>
Lei si sentì punta sul vivo:
<<Ma l'ho detto solo per inciso, io non l'avrei mai sposato! Insomma, io potrei fare l'indossatrice, diventare una supermodella. Sì, lo so che a 23 anni è già tardi, ma ai casting farei di sicuro una buona impressione. Insomma, mi presento bene>>










Io annuii:
<<Senza alcun dubbio! Ma se il colloquio lo tenesse una donna forse potresti farle ombra e se lo tenesse un uomo non vorrei mai che fosse tentato di approfittarsi di te... purtroppo succedono ancora cose di questo genere, in certi ambienti. E poi, scommetto che la tua famiglia, o quella del tuo fidanzato, che hanno molta influenza nel mondo della moda, ti metterebbero i bastoni tra le ruote, per farti tornare nei ranghi e ricucire il fidanzamento con Fabio. 
E inoltre tuo padre, tuo nonno e il tuo terribile bisnonno non permetterebbero mai ad uno stilista qualunque di avere una Prinsivalli Visconti Borromeo nel proprio libro paga!>>
Gli occhi grigio-azzurri di lei mi fissarono con un barlume d'odio e il broncio delle sue labbra carnose si accentuò:
<<Insomma, l'incoraggiamento non è certo il tuo forte!>>
Capii che dovevo correggere il tiro, e in fondo era anche nel mio interesse:
<<Ci sono altre possibilità. Mentre cerchi lavoro come supermodella puoi continuare a studiare Scienza delle Comunicazioni e poi fare la giornalista di moda, oppure seguire la strada di molte influcencer che, per usare il vostro linguaggio, hanno creato un team, un brand, un magazine di lifestyle e sono diventate imprenditrici digitali, non solo nel campo della moda, ma anche in quello dell'editoria destinata ad un pubblico di donne emancipate>>
Poteva anche essere una bella idea, ma c'era un punto fondamentale:
<<Sì, ma mentre studio Comunicazione e Marketing e incomincio a creare il mio team, il mio brand e il mio magazine di lifestyle, se mio padre, mio nonno e il mio bisnonno mi tagliano i fondi, come faccio a mantenermi?>>
La domanda era decisiva e meritava una risposta altrettanto decisiva:
<<La tua famiglia è molto grande. Tu hai in vita, oltre ai genitori, tutti e quattro i nonni e tutti e otto i bisnonni, e ognuno di loro è pieno di soldi e dorme su una montagna d'oro... io credo che almeno una tra le nonne e le bisnonne o le prozie potrebbe finanziarti sottobanco>>
Vittoria valutò la cosa:
<<In effetti ce ne sarebbe più di una, anche tra le prozie, disposte a farlo, specie quelle che non sopportano il mio bisnonno Prinsivalli e si divertirebbero un mondo a farli un dispetto, ma ti avverto, lui è un uomo pericoloso, è affiliato a società segrete e sarebbe disposto a tutto.>>
Mi chiesi se era un rischio credibile:
<<I tempi però sono cambiati. Nemmeno i più ricchi del mondo possono sperare di farla franca. Lui potrebbe anche fare delle minacce e dei dispetti, ma non credo che si spingerebbe oltre... insomma, non è certo un mafioso!>>
Lei non ne era tanto sicura:
<<La mafia esiste anche a Milano, anche se qui si cerca sempre di salvare le apparenze. Non lo so... devo fare delle indagini e poi rifletterci bene.
In ogni caso, se dovessi decidere di mollare il mio fidanzato e lavorare al progetto che mi hai suggerito, 
tu dovrai far parte del team, e dovrai cambiare Facoltà e aiutarmi a raggiungere la laurea, oltre a farmi da consulente globale. Credo che con te come tutor avrei dei risultati tali per cui persino i miei più feroci detrattori potrebbero arrendersi e riaccogliermi nei salotti buoni>>
In quel momento non mi resi conto che, con quel colloquio, avevo indirizzato la mia sorte e quella di molte altre persone verso una direzione completamente diversa da quella che ognuno poteva anche solo lontanamente immaginare.
<<E io avrò mai l'onore di essere accolto nel salotto di casa tua?>> le chiesi.
Lei sorrise con una certa malizia:
<<Per la tua sicurezza, è meglio, per il momento, non farsi notare. Per ora hai il permesso di riaccompagnarmi a casa in macchina, quando avremo finito di studiare, ossia di chiacchierare>>
Io risi, perché in fondo la "friendzone" mi andava bene, nel senso che non ero tormentato dall'ansia di prestazione delle mie precedenti poche e disastrose relazioni con rapporti sessuali non proprio esaltanti.
<<E qualche volta però potremmo almeno uscire insieme, come amici dico, sia chiaro>>
Vittoria rimase sorpresa e lievemente delusa dalla mia gioiosa accettazione della condizione di "amico/tutor/psicoanalista":
<<Sì, certo, è ovvio, ma dovrai pagare tu, perché io devo già abituarmi alla mia prossima caduta in disgrazia, perché ormai ho deciso, entro breve io mollo Fabio e chissenefrega delle conseguenze!>>

Questa volta fui a rimanere sorpreso, sia perché aspettava che fossi io a fare la proposta, sia perché la decisione era stata presa dopo che io l'avevo di fatto posta davanti ad un bivio e le mie domande le avevano implicitamente indicato una direzione che tuttavia nemmeno io ritenevo così sicura e così agevole, ma ormai i giochi erano fatti:
<<Una decisione coraggiosa>> commentai.
Lei annuì e mi fissò con i suoi magnetici occhi color turchese:
<<Tu mi dovrai fare da stampella, da spalla su cui piangere, da tutor universitario, da autista col compito di depistare gli autisti di mio padre e così via...>>
Mi resi conto che mi ero messo in una condizione più pericolosa di quanto immaginassi: la famiglia di lei era davvero capace di farla spiare.
<<Tutto quello che vuoi. La tua compagnia mi rende felice e la tua amicizia mi onora>>
Vittoria mi concesse un rapidissimo abbraccio con un altrettanto rapido bacio sulla guancia e poi disse:
<<Bene, da adesso siamo... come si dice... partners in crime.
Farò in modo che sia chiaro a tutti che sei un amico, ma non un fidanzato, e lo faccio per il tuo bene, perché se no rischi di far la fine di quel filosofo medievale che è stato castrato... >>
Un brivido mi percorse:
<<Abelardo. Sì, fu evirato dai fratelli di Eloisa. Ma loro erano amanti, ed è avvenuto molti secoli fa>>
Lei annuì:
<<Per la mia famiglia valgono ancora le regole feudali e medievali. Sono una principessa Longobarda, non dimenticarlo!>>
Non c'era il rischio di dimenticarsene.