sabato 27 settembre 2014

La Quarta Era. Capitolo 3. Gimli rievoca il bel tempo antico e biasima i nuovi costumi




<<Be', per dirla tutta, mio giovane cugino, non mi piace l'eccessiva confidenza che si è creata tra Legolas e la regina vedova>> bofonchiò Gimli rivolto a Durin VII dei Colli Ferrosi, Re di Erebor, che era giunto dal suo lontano reame per assistere alle esequie del grande Elessar.
<<Oh, avanti, Gimli, non hai fatto altro che lamentarti dal primo momento in cui ho messo piede a Minas Tirith!>>
Il vecchio nano guerriero si accigliò:
<<Perché sono l'unico che ha ancora il coraggio di dire le cose come stanno! E non solo riguardo alla famiglia reale. Ma guardati intorno! Guarda i cortigiani! Quando vedo questo branco di smidollati e di damerini mi viene nostalgia dei tempi di Sauron!>>
Durin gli lanciò un'occhiataccia;
<<Li colpevolizzi perché preferiscono la pace alla guerra? I tempi sono cambiati, per fortuna, e le nuove generazioni sono cresciute in un'epoca spensierata...>>
<<Troppo spensierata! Guarda le loro mani: si vede che non hanno mai impugnato un'arma come si deve! E poi guarda come si rasano! Vorrebbero assomigliare agli elfi, ma sembrano solo delle femminucce! Una generazione di fighette! Se penso che i loro bisnonni sono caduti in battaglia e i loro nonni hanno ricostruito il reame dal nulla... e tutto per cosa? Per consegnare Minas Tirith a questi bellimbusti implumi, a questi evirati cantori? 
Bah, credo che Aragorn sia morto di dolore, nel vedere com'erano diventati molli ed esangui i suoi sudditi!>>
Durin sospirò:
<<Aragorn è morto di vecchiaia. Aveva visto 210 primavere. Troppe, anche per un erede di Numenor>>
<<Ma cosa stai dicendo? Io ne ho viste più di 300 e sono ancora nel fiore degli anni!>> 
Detto questo, Gimli cominciò a tossire violentemente, tanto da traballare fino quasi ad inciampare sulla lunga barba bianca.
<<Se non ti calmi, rischi di andare a far compagnia al re nel palazzo dei morti! 
Il tempo passa per tutti, anche per i nani di Erebor!>>
Gimli si schiarì la voce:
<<La verità è che vi state rammollendo! Anche voi, là sotto la montagna. 
Fate la bella vita con l'oro di Thorin e dei suoi compagni e intanto le miniere sono abbandonate. Non si trova più un fabbro o un gioielliere degni di questo nome. 
L'ultima volta che sono stato ad Erebor ho visto poi una cosa senza precedenti. 
Giovani nani completamente glabri! Già mi parve un affronto quando le nostre donne pretesero di depilarsi, ma l'idea che questo obbrobrio sia perpetrato dai maschi mi ha fatto perdere ogni speranza. Copiano la moda di Gondor! Ma ti rendi conto come ci siamo ridotti? Per cosa abbiamo combattuto, mi chiedo? Per questi ingrati che sono solo capaci di ridere dietro le mie spalle? Credi che non me ne sia accorto? Credi che sia completamente rimbambito? Ah, se fossi io sul tuo trono...>>



Durin ne aveva abbastanza:
<<Ma non ci sei, per fortuna! E comunque, se ti fa tanto orrore questa giovane generazione, perché non ti sei ritirato in qualche luogo tranquillo e solitario, invece di continuare a frequentare la famiglia reale di Minas Tirith?>>
Il volto di Gimli abbandonò lo sdegno e l'ira e  assunse un'espressione grave e severa, come tutte le volte in cui stava per esprimere qualcosa della massima importanza:
<<Un giuramento di fedeltà mi legava ad Aragorn, così come un vincolo di amicizia mi lega a quel cascamorto elfico che sta facendo gli occhi dolci alla regina. Mi chiedo come faccia Eldarion a starsene lì impalato senza intervenire! Eppure quel ragazzo non è del tutto stupido come sembra!>>
<<"Quel ragazzo" ha 108 anni ed è il nuovo re supremo. E tu sai benissimo che non è mai sembrato stupido. Quanto a Legolas, dovresti lodare la sua gentilezza! La regina vedova potrebbe sembrare sua nonna ormai>>
Gimli lo fulminò con lo sguardo:
<<Tu non capisci niente di bellezza elfica, giovanotto! La regina Arwen discende da tutte le stirpi reali degli Eldar: in lei c'è la bellezza dei Teleri, tramite Luthien, e quella dei Noldor e dei Vanyar, tramite lady Galadriel, che era sua nonna. Ah, conservo ancora una ciocca di capelli della regina di Lothlorien, che ella stessa mi donò...>>
<<Conosco la storia>> tagliò corto Durin,
Gimli si fece paonazzo per l'indignazione:
<<Tu non conosci un bel niente! Non hai mai visto lo splendore di Caras Galadhon! Non hai mai udito la dolcezza dei canti degli elfi di Lorien! Non hai mai sentito il profumo degli elanor appena sbocciati... ah, tu non puoi capire! Adesso non c'è più niente di tutto questo. Ogni magia ha lasciato quei luoghi da molto tempo. Ma negli occhi della regina Arwen c'è ancora un barlume di tutto questo...>>
<<E allora non puoi biasimare Legolas se è affascinato da tale barlume. Lascia che la sua vicinanza lenisca il dolore di Arwen Undomiel. Ci sono ben altre preoccupazioni, ora, su cui faresti bene a concentrarti anche tu>>
Gimli sospirò:
<<Sono al corrente di tutto, ma non riesco a farmi un'opinione chiara sui problemi di oggi.  Vedi, una volta era evidente chi fosse il Nemico! Adesso è tutto più ambiguo. La malvagità e l'insidia si nascondono dietro facce d'angelo... ecco una delle più grandi calamità della nostra epoca!>>
Per la prima volta Durin annuì.
<<Il pericolo è concreto. Gli eredi di Sauron sono tra noi, ma non riusciamo a riconoscerli, perché si celano dietro a forme rassicuranti>>
Quel pensiero trasmise a Gimli una malinconia che da qualche tempo turbava il suo spirito:
<<Già. Almeno una volta la malvagità aveva il coraggio di uscire allo scoperto. Ora invece si rintana dietro all'ipocrisia, tanto che i peggiori potrebbero essere proprio quelli che predicano il bene. Dobbiamo essere molto cauti, perché questa volta abbiamo a che fare con nemici molto più astuti!>>

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