giovedì 31 maggio 2018

Quando i Curdi dominavano un impero, l'Impero della Media

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Medi furono un antico popolo iranico che occupò gran parte dell'odierno Iran centrale e occidentale, a sud del Mar Caspio. Nel VI secolo a.C. fondarono un impero che si estendeva dall'attuale Azerbaigian all'Asia Centrale e che fu rivale dei regni di Lidia e Babilonia. Secondo le Storie di Erodoto i Medi furono anticamente chiamati "Ariani" da tutti i popoli, ma quando Medea, la Colchide, venne da Atene, cambiarono il loro nome in suo onore.[1]
I loro attuali discendenti sono i Curdi[2][3].

Storia

I Medi vengono menzionati per la prima volta in un'iscrizione assira che risalirebbe all'835 a.C. insieme ai Persiani, ma è grazie all'archeologia che possiamo collocare il loro arrivo nell'altopiano iranico alla metà del II millennio a.C. A quel tempo essi formavano un raggruppamento di tribù seminomadi, ma di notevole forza militare, i cui re dimoravano dentro fortezze (siti di Godin TepeNush-i Jân). Il primo regno medo unificato appare solo nell'VIII secolo a.C., e secondo Erodoto fu fondato da Deioce, il quale in realtà non era che un piccolo capo tribù sottomesso, come i suoi più diretti successori, al re assiro Sargon II.
Una mappa del 1923 che mostra l'"impero dei Medi" secondo la tradizione
Le incessanti lotte tra gli Assiri e le popolazioni iraniche erano dovute al bisogno di procurarsi i cavalli da parte dell'esercito assiro e alle incursioni a scopo di rapina e saccheggio dei Medi e dei Mannei in territorio assiro. Quando i Cimmeri invasero l'Anatolia dal Caucaso, il capo medo Fraorte (675-653 a.C.) riunì le tribù e si alleò con essi contro gli Assiri, ai quali inflisse pesanti sconfitte arrivando persino ad assediare Ninive, dove morì in combattimento. La Media fu successivamente assalita dagli Sciti che la dominarono fino a quando Ciassare la liberò (ca. 625 a.C.).
Ciassare organizzò un potente esercito, sottomise i Persiani e confederò le popolazioni iraniche per muovere guerra agli Assiri. L'alleanza con i Babilonesi consentì ai Medi, dopo la distruzione di Ninive (612 a.C.), di estendersi in Armenia e in Cappadocia, fino alla Lidia, con la quale fu stabilito, dopo un conflitto e con la mediazione dei Babilonesi, un confine lungo il fiume Halys.
Da questo momento, i re medi si attribuirono il titolo di "re dei re", avanzando pretese di supremazia su tutta l'Asia Minore. Il cosiddetto "impero medo", in realtà era una confederazione di numerose popolazioni iraniche.
La mancanza di unità culturale e l'eccessiva eterogeneità della popolazione, rese il regno dei Medi fragile e ciò non tardò a rivelarsi alla morte di Ciassare. Suo figlio Astiage, succedutogli sul trono, non ebbe la forza e le qualità necessarie a contrastare la crescita della potenza persiana sotto Ciro, che si ribellò e, ereditando le esperienze statali elamiche, di cui i Medi erano privi, fu in grado di impossessarsi di tutto il Vicino Oriente.

Caratteristiche culturali

L'impero dei Medi, durato poco più di cinquanta anni, non ebbe caratteristiche culturali originali, ma imitò gli ElamitiUrartu, la civiltà del Luristan e ovviamente le civiltà mesopotamiche.
La sua forza risiedeva nell'esercito, che fu organizzato secondo criteri innovativi, cioè con la creazione di reparti di unità specializzate (arcieri, lancieri, cavalleria) manovrate secondo criteri tattici: l'epoca del combattimento eroico, individuale, signorile, con i carri fu definitivamente superato in quest'area. Lo stesso sovrano doveva il suo potere al sostegno del ceto militare e all'ascendente che aveva sulle truppe, anche se formalmente esso era basato su principi religiosi.

Curiosità

La lingua dei Medi, assai antica, è pressoché scomparsa in tutto l'Iran. Tuttavia resiste tra gli abitanti di Abyaneh, un villaggio nella Regione di Esfahan.[4]

Note

  1. ^ Erodoto, Storie, VII, 62, 1.
  2. ^ (EN) Federal Research Division, Turkey: A Country Study, Kessinger Publishing, 1° gennaio 2004, ISBN 9781419191268URL consultato l'08 marzo 2016.
  3. ^ (EN) Hakan Ozoglu, Kurdish Notables and the Ottoman State: Evolving Identities, Competing Loyalties, and Shifting Boundaries, SUNY Press, 12 febbraio 2004, ISBN 9780791459935URL consultato l'08 marzo 2016.
  4. ^ Iran, Lonely Planet, 2013, p. 166, ISBN 978-88-6639-974-2.

Voci correlate

Le mire espansionistiche del Sultano Erdogan, che vuole restaurare l'Impero Ottomano

nuovo impero turco


Fonte http://www.occhidellaguerra.it/erdogan-impero-ottomano/

Per molti si tratta dell’utopia di un leader. Per molti altri, un incubo da non sottovalutare. Sta di fatto che l’obiettivo di Erdogan resta uno e uno soltanto: far tornare la Turchia ai fasti del passato.

E per capire le mire del Sultano, non bisogna pensare che quella che ha in mente Erdogan sia una rivoluzione. Si tratta semplicemente di un ripristino dell’influenza della Turchia su tutte quelle regioni che un tempo componevano l’impero ottomano .

Il Nordafrica nelle mire di  Erdogan
In questi anni, Erdogan ha fortemente puntato sull’Africa. E ha per certi versi anche esteso la già grande sfera d’influenza ottomana, giungendo fino alle coste somale e al Sahel.

L’Algeria è il primo partner commerciale della Turchia in Africa. 800 aziende turche operano nel Paese. E a fine febbraio sono stati siglati nuovi importanti accordi economici. La Tunisia, dopo la cosiddetta Rivoluzione dei gelsomini, ha concluso nuovi accordi commerciali, economici e militari con la Turchia nel dicembre del 2017.

In Libia, Erdogan ha intrapreso una lenta penetrazione che ha avuto il suo simbolo nel viaggio di Fayez al Sarraj a Istanbul a fine febbraio. Il presidente turco ha voluto ribadire i legami storici fra i due Paesi ma ha anche sostenuto la necessità di far arrivare le aziende turche nel Paese. E in molti, come Carlo Jean, ritengono che le milizie islamiche in territorio libico abbiano forti collegamenti con Ankara.

L’Egitto rappresenta una scommessa persa. Ma simboleggia anche la forte influenza del soft-power turco nella politica egiziana attraverso la Fratellanza musulmana. Mohamed Morsi era l’uomo di Erdogan al Cairo. La sua prigionia ha scatenato l’ira della Turchia . E il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi ha più volte accusato la Turchia di avere mire imperialistiche.

Dal Sudan alla Somalia
Le mire imperialistiche di cui parlava Al Sisi si riferivano al Sudan. Il motivo? La base militare turca nel porto di Suakin. Anche qui, la storia ci dà una mano: il sultano Selim I, nel 1517, indicò l’isola sudanese come base dell’Impero per i traffici commerciali nel Mar Rosso. Un emporio commerciale che oggi può trasformarsi nella torre di controllo della Turchia per il traffico commerciale da Suez ad Aden.

Base militare che Erdogan ha voluto fortemente anche in Somalia, Paese su cui il nuovo Sultano ha puntato tantissimo dai primi anni da leader turco. Oggi, la base di Mogadiscio è fondamentale. E non a caso la capitale somala è stata interessata da una recente ondata di attentati. La presenza turca dà fastidio.

Il Qatar ed Erdogan
Nel Golfo Persico, il simbolo di questa ascesa turca è il Qatar. Il legame fra Ankara e Doha deriva soprattutto dall’unione di intenti per ciò che riguarda i Fratelli musulmani. E i grandi capitali qatarioti investono in Turchia.

Il Qatar ospita la prima base turca in territorio straniero. E proprio quella base è stata fondamentale nella sfida dell’Arabia Saudita per imporre il blocco e assediare l’emirato. Oggi, circa 150 soldati turchi sono di base a Doha e rappresentano il simbolo del legame fra i due Paesi.

Il nord della Siria e dell’Iraq
L’operazione Ramoscello d’ulivo è il simbolo delle spinte espansionistiche turche in Siria. Erdogan ha puntato tutto sulle milizie islamiste per rovesciare Bashar al Assad. Non c’è riuscito, grazie soprattutto all’intervento della Russia.

Ma adesso, con l’offensiva contro i curdi, ha ottenuto un altro risultato. Ha scacciato i curdi dal confine ed è penetrato in Siria estendendo la sua influenza attraverso le milizie jihadiste. E i rifugiati siriani sono un’arma da utilizzare non solo con l’Europa ma anche per il futuro della Siria.

In Iraq, soprattutto nel Kurdistan, Erdogan martella le postazioni del Pkk e di fatto impone la sua sfera d’influenza anche nella regione curda del vicino iracheno. La sua forza politica gli permette di mandare i caccia a colpire senza trovare alcun ostacolo. E così allunga i suoi interessi fino all’antico centro ottomano di Mosul.

Il Mediterraneo orientale e Israele
La Turchia ha da sempre buoni legami con Israele. Li ha anche con Erdogan, anche se non fa altro che attaccare gli israeliani e Benjamin Netanyahu. Ma è il gioco delle parti. A volte pura propaganda. I rapporti economici fra i due Paesi sono stabili e forti. Così come quelli militari e d’intelligence.

Ma il Sultano sa che Israele è l’unica potenza che ostacola la sua volontà di leadership del Mediterraneo orientale. Quella parte di mare è fondamentale. Ci sono i giacimenti di gas e c’è Cipro nord, protettorato turco. Ed Erdogan vuole controllare quello che sente che spetta ad Ankara di diritto.

Per questo, il sostegno alla causa palestinese è anche uno strumento geopolitico. Serve a Erdogan per infiltrarsi in un’altra storica area dell’Impero: la Palestina. Territorio dove Erdogan è sempre più riconosciuto come protettore internazionale.

I Balcani e “l’assedio di Vienna”
L’ultimo comizio di Sarajevo ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio le intenzioni di Erdogan di ergersi a leader della comunità islamica dei Balcani. Il confine nord dell’Impero ottomano è il quartier generale della strategia europea della nuova Turchia.

Ma i suoi legami sono con tutto il mondo balcanico. La Turchia ha forti interessi in Kosovo, dove sfrutta anche qui la presenza musulmana. Ha costruito importanti connessioni con l’Albania, a livello economico ma anche a livello politico. E colpisce la Grecia, nemico storico della Turchia dai tempi dell’indipendenza e a cui vuole strappare l’influenza dominante sull’Egeo e su Cipro.

E adesso, con la sfida dei comizi in Europa centrale e con la guerra di propaganda contro i governi tedesco e austriaco punta a un metaforico assedio di Vienna. Non sono le truppe turche questa volta a circondare le mura della capitale austriaca, ma il suo presidente.

Fonte http://www.occhidellaguerra.it/erdogan-impero-ottomano/

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