mercoledì 31 agosto 2016

Differenza tra collettivismo e comunitarismo

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Collettivismo è un termine per indicare una visione di tipo morale, politica o sociale che enfatizza l'interdipendenza di ogni essere umano all'interno di un gruppo collettivo e la priorità delle finalità di gruppo sulle finalità individuali. I collettivisti si focalizzano sui concetti di comunità e società.[1][2]
Le basi filosofiche del collettivismo sono collegate all'olismo o all'organicismo, la visione secondo la quale l'intero è maggiore della somma delle sue parti. Specificamente, una società nel suo intero può essere vista come portatrice di un maggior significato o valore rispetto agli individui separati che la compongono.[3] Il collettivismo è largamente inteso in opposizione all'individualismo. In particolare queste due visioni sono spesso combinate in sistemi.

Politica

Il contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau è considerato un esempio di filosofia politica collettivista, secondo la quale la società umana è organizzata sulla linea di un implicito Contratto Sociale tra i suoi membri, e che i termini di questo contratto (i poteri di governo, i diritti e le responsabilità dei singoli cittadini, etc.) sono decisi dalla volontà generale - il che significa dalla volontà popolare. Il popolo è rappresentato dal governo; essenzialmente il governo decide ciò che è giusto per il cittadino. Questa idea ha ispirato i primi filosofi socialisti e comunisti come Karl Marx.[4]

Società collettiviste


Da una parte ci sono i governi 
socialisti, che hanno spesso nazionalizzato la maggior parte dei settori economici, in particolare l'agricoltura, con l'eccezione di Cuba. Se queste nazioni praticano il collettivismo in agricoltura, sono spesso chiamati stati comunisti. Dall'altra parte esistono forme di collettivismo non statalizzate, come i kibbutz israeliani (comunità all'interno della quale il cittadino vive e lavora senza forme di proprietà privata). Molti movimenti politici come il fascismo, il comunismo e il socialismo sono considerate collettiviste in quanto enfatizzano il ruolo dello Stato rispetto al ruolo dell'individuo. La democrazia, con la sua enfasi sulle nozioni di contratto sociale e la volontà collettiva dei cittadini, è stata definita come una forma di collettivismo politico.Esistono vari esempi di società che hanno caratterizzato se stesse o sono state caratterizzate dall'esterno come "collettiviste".
Un sistema collettivista (o a economia pianificata) è stato realizzato nella ex Unione Sovietica, in conseguenza della rivoluzione avvenuta nel 1917 grazie alla quale la Russia si trasformò in uno Stato comunista. Le caratteristiche più importanti di questo sistema sono le seguenti:
  • viene abolita la proprietà privata dei mezzi di produzione, con la conseguenza che i privati (famiglie e imprenditori) non possono sviluppare nessun tipo di iniziativa economica;
  • i mezzi di produzione appartengono solo allo Stato, che perciò deve organizzare tutta l'attività di produzione, consumo e distribuzione;
  • per realizzare questo complesso risultato viene predisposto un piano economico da sviluppare in più anni in cui ogni decisione viene presa da un organismo apposito (nella ex Unione Sovietica si chiamava Comitato per la pianificazione).

Voci correlate

Note

  1. ^ Chakrabarty, S (2009) The Influence of National Culture and Institutional Voids on Family Ownership of Large Firms: A Country Level Empirical Study Journal of International Management, 15(1)
  2. ^ Ratner, Carl, Lumei Hui, Theoretical and Methodological Problems in Cross–Cultural Psychology, in Journal for the Theory of Social Behaviour, vol. 33, nº 1, 2003, p. 72, DOI:10.1111/1468-5914.00206.
  3. ^ Agassi, Joseph, Methodological Individualism, in British Journal of Sociology, vol. 11, nº 3, 1960, pp. 244–270, DOI:10.2307/586749.
  4. ^ Hayek, Friedrich A. The Fatal Conceit: The Errors of Socialism. University Of Chicago Press, 1991, Chapter Four: The Revolt of Instinct and Reason

Collegamenti esterni


Comunitarismo è un termine nato nel mondo anglosassone alla fine del XX secolo per descrivere un movimento di opposizione al liberalismo e al capitalismo. Da questo identifica oggi un insieme di filosofie distinte ma unite dall'opposizione all'individualismo. Non necessariamente ostile alla socialdemocrazia, ha piuttosto un'enfasi differente sulle sue componenti, spostando l'attenzione dal singolo individuo alla società ed alla comunità.
La questione delle priorità, fra individuo e comunità, ha un grande impatto su molte questioni etiche, come la povertà, l'aborto, il multiculturalismo e libertà di parola.

Le origini

Attualmente, quelle comunitariste sono delle risposte variegate al liberalismo in cui è difficile identificare una teoria condivisa, in quanto ci si trova di fronte a una varietà di proposte o diagnosi sulla base delle critiche alle teorie liberali della giustizia.
L'unico modo di riunificare le diverse teorie del liberalismo è risalire alla sua base antropologica che consiste nella persona essenzialmente autonoma e sovrana.
Normalmente[1], si individuano tre principali precursori ideologici al pensiero comunitarista: il socialismo utopico, il movimento völkisch e il comunitarsmo d'ispirazione religiosa, rappresentato da pensatori quali Martin BuberJacques MaritainEmmanuel Mounier,Adriano Olivetti e Tommaso Demaria.
Nel comunitarismo attuale sono ricorrenti quattro concetti: il primo riguarda la natura del sé o il concetto di persona che è soggiacente alle teorie liberali e implica la critica all'individualismo metodologico o normativo cui esse ricorrono. Il secondo verte sul prevalente impegno deontologico delle teorie liberali e sulla connessa tesi a proposito della neutralità della giustizia. Il terzo mette a fuoco il ricorso della filosofia politica liberale a una qualche teoria dei diritti e ne critica l'inadeguatezza normativa. I primi tre argomenti critici sul sé, sulla neutralità e sui diritti, vogliono mostrare che la priorità della giustizia (la prima virtù delle istituzioni sociali) è l'esito inevitabile di una serie di assunzioni e di presupposti che il liberalismo politico implicitamente o esplicitamente fa propri per generare criteri per il giudizio politico riflessivo: la giustizia è la prima virtù delle istituzioni sociali se e solo se siamo disposti ad accettare l'immagine soggiacente di società e di individuo che il liberalismo ospita.Il quarto concetto riguarda invece la consistenza oggettiva della persona umana che ha "ontologicamente" bisogno di "altro da se". Mentre la persona è in grado di garantire il proprio essere, la stessa persona ha bisogno di una comunità per essere generata.
Per i comunitaristi, il neutralismo, operando una spaccatura tra sfera pubblica e sfera privata, chiederebbe ai soggetti di spogliarsi delle loro identità (se per identità intendiamo quel quid, quell'insieme di caratteristiche peculiari che ci distinguono da ogni altro soggetto, e non qualcosa di fittizio, di consapevolmente costruito), per essere ammessi nella sfera di condivisione come individui “vuoti” (l’unencumbered self di cui parla Sandel), nudi, in quanto privati proprio di ciò che li rende ciò che essi sono. Questa serie di concezioni non può che dipendere dal contesto sociale, perciò è improprio separare totalmente la sfera individuale dalla sfera collettiva: le convinzioni dell'individuo derivano naturalmente in gran parte dal contesto sociale della comunità nella quale questi abbia avuto occasione di svilupparle, ma non solo. C'è infatti una componente essenziale universale ed oggettiva del comunitarismo legata all'uomo perché uomo. Infatti la sua possibilità di esistere in quanto uomo è legata esclusivamente alla possibilità di generare la comunità umana. Ecco allora che l'individuo deve assumere in sé stesso per necessità la sapienza/regole di sviluppo necessarie alla comunità umana. Questo collegamento ontologico persona-umanità, per Tommaso Demaria, non priva la persona di qualcosa ma la arricchisce dandogli una dimensione che da sola non potrebbe mai avere. Il comunitarismo di Tommaso Demaria richiede di conseguenza individui in partenza “vuoti” ma destinati a riempirsi , a superare il proprio essere confluendo nell'humanum di cui fanno parte sin da principio e destinato a “salvarli” nel tempo e nello spazio. Coincide proprio con l'esperienza quotidiana.
I comunitaristi propongono una forte contestualizzazione della vita politica in un contesto specifico; per alcuni (in particolare Taylor) la concezione di Stato vuole identificare Stato e ethos di un popolo, lo Stato e le sue istituzioni devono essere incarnazione dei valori condivisi di un popolo, deve promuovere l'autorealizzazione dei soggetti all'interno della società tutelando la libertà positiva. Se i liberali vogliono costruire concezioni di giustizia universali, per i comunitaristi invece nessun tipo di giustizia può essere tolta dal suo contesto pur fondandosi necessariamente sulla necessità universale e concreta di far vivere e trasmettere la vita all'umanità (Tommaso Demaria).. Una società buona è quella in cui ciascuno si riconosce con ciascun altro nella condivisione di una comune appartenenza a una forma di vita, a una tradizione, a una concezione del bene; l'identità collettiva è espressa dalla condivisione stabile nel tempo del bene comune. È quindi fondamentale la differenza con i liberali sul concetto di società, la quale per i liberali è concepita come aggregazione di individui indipendenti e per i comunitaristi come una comunità di autorealizzazione composta da persone, membri e non individui. Società buona è quella in cui ciascuno si riconosce con ciascun altro nella condivisione di una comune appartenenza a una forma di vita. Le istituzioni devono rappresentare l'ethos, lo spirito del popolo e realizzare il bene comune. La società è quindi una comunità di sentire, il bene delle persone è il bene della comunità. Le istituzioni devono forgiare i cittadini al bene comune, formare il senso etico delle persone (radici hegeliane, aristotelico-tomiste e demariane). Le istituzioni dovrebbero avere un ruolo invasivo ma soprattutto collaborativo nella vita delle persone, dovendo lo Stato attivo conservare e proteggere la comunità nel tempo.

Il comunitarismo contemporaneo

Michael Sandel

In Il liberalismo e i limiti della giustizia Michael Sandel ha formulato alcune tesi che hanno lo scopo di confutare la teoria liberaldemocratica di John Rawls. Sandel critica il fatto che la teoria contrattualistica si basi su una nozione di individuo o persona “vuota”, il soggetto di Rawls sarebbe così “disincarnato”. L'idea per cui è possibile identificare criteri di giustizia in modo antecedente e indipendente rispetto a ciò che per noi è bene (impegno deontologico, è l'idea liberale secondo cui ciascuno può scegliere i propri fini o fare un passo indietro rispetto alle proprie preferenze), l'idea per cui il giusto è neutrale e ha priorità sul bene, sono idee che dipendono da una sistematica elisione della dimensione dell'appartenenza a una comunità, in virtù della quale soltanto noi siamo costituiti, guadagniamo un'identità stabile nella durata e possiamo mutuamente riconoscerci come individui che hanno scopi, bisogni e preferenze. Il ricorso a regole e principi neutrali dipenderebbe dall'assenza di una concezione forte di comunità che, sulla base della condivisione di un orizzonte valoriale, struttura la convivenza pacifica tra i membri di un gruppo fortemente coeso.
L'incapacità di Rawls e dei liberali di rendere conto della natura costitutiva della comunità dipende dal fatto che il liberalismo tratta gli individui di una società, astraendoli dal vincolo o dal legame comunitario e concettualizzandoli come stranieri gli uni agli altri. Per questo l'accento cade sulla neutralità dei principi di giustizia e i diritti vengono intesi a tutelare scopi meramente individuali. La giustizia, intesa come rispetto di procedure condivise, è la prima virtù delle istituzioni di società in cui individui fra loro stranieri, non condividendo alcuna concezione del bene, devono almeno regolare il loro traffico sulla base della condivisione di principi neutrali e impersonali. Il liberalismo non renderebbe conto del valore del vincolo sociale, del riconoscersi mutuamente in comunità politiche caratterizzate da forme di vita e tradizioni in comune, del possedere un'identità collettiva relativamente stabile nel tempo: il comunitarismo è invece centrato sull'idea che la distinzione canonica fra vita giusta e vita buona e la connessa idea di neutralità liberale dei principi di giustizia, siano pretese vuote o un'ipocrita presentazione in vesti universalistiche e astratte di una particolare forma di vita e tradizione che sono quelle della comunità liberale stessa.
Il sé dei liberali sarebbe così un sé sradicato, disincarnato, vuoto; per Sandel, invece, le persone non sono carrelli vuoti, ma già nascono con determinate identità culturali derivate dall'educazione, dal contesto storico, culturale, sociale, e questi valori non sono accidenti, ma ci rendono ciò che siamo. Un individuo libero si deve riconoscere in istituzioni che sono espressione dei valori in cui crede, autorealizzarsi è seguire i propri valori; non è una scelta quella di appartenere a una società, a una comunità, ma una condizione costitutiva, ascrittiva. Il concetto di cittadinanza attiva e di partecipazione politica è molto simile a quello della pòlis greca. Le istituzioni stabili nel tempo sono proprio quelle che incarnano valori condivisi, l'operazione fondamentale è l'autocomprensione poiché ciò che noi siamo è ciò che noi vogliamo.

Alasdair MacIntyre

Un'impostazione aristotelica caratterizza in modo ancora più esplicito l'opera di MacIntyre Dopo la virtù. Il fallimento della teoria politica liberale è da attribuire, secondo MacIntyre, al fatto che essa non è altro che l'ultimo esito del moderno progetto dell'Illuminismo di costruire un'etica dei principi, universalistica e astratta, del tutto indipendente dalla tradizione delle virtù. Il nostro presente è un deserto di valori, in questo senso l'idea di una neutralità della giustizia è coerente con una più ampia concezione etica moderna. Se i nostri criteri del giudizio morale e politico sono interni a forme di vita in comune, se la giustificazione ha un senso solo entro una tradizione particolare e le virtù sono tali per noi solo entro pratiche o culture determinate, allora una società bene ordinata è possibile solo se tutti i suoi membri si riconoscono stabilmente nel tempo come parti di una storia più ampia, collettiva e comune. Dopo aver sottoposto a dura critica l'Illuminismo e dopo aver ad esso contrapposto Aristotele come eroe della virtù, MacIntyre chiude l'opera con un appassionato appello (sia etico sia politico) a ritornare alle antiche comunità.

Charles Taylor

Secondo Taylor una società non è riducibile alle transizioni fra individui atomisticamente concettualizzate; in Radici dell'io sostiene che il sé liberale è un'astrazione filosofica, è una forzatura il fatto che prima ci sia l'individuo e poi la società: la persona è già radicata in determinati contesti, è la società a formare l'individuo.
Secondo Taylor è fondamentale il riconoscimento di diritti speciali anche alle comunità minoritarie in una società affinché si possano preservare nel tempo. Lo Stato deve intervenire perché le comunità non si spengano.

Will Kymlicka

Kymlicka affronta il tema del multiculturalismo: le istituzioni devono intervenire perché le comunità multiculturali durino nel tempo. Possono esserci minoranze culturali o comunità di immigrati, nel primo caso le minoranze devono avere diritti speciali, sono loro stesse comunità, i secondi devono essere invece pronti ad accettare e ad aderire ai valori della comunità in cui immigrano. Lo Stato non può essere neutrale, deve riconoscere la presenza di gruppi comunitari i quali devono essere riconosciuti come comunità con specificità etiche. Kymlicka pone sul tappeto la questione della stabilità nel tempo delle istituzioni politiche.

André Gorz

Un discorso a parte merita il comunitarismo di André Gorz, comunitarismo di matrice decisamente più progressista rispetto al filone anglo-americano. Si tratta di un comunitarismo di tipo associativo e non ascrittivo, come ha scritto Marco Revelli, «comunità è stataMirafiori, nei tardi anni '60 e nei primi anni '70. Comunità è stato il maggio francese (la commune étudiante di cui parla Vidal-Naquet […] Comunità furono anche, in qualche fase felice (quando la burocrazia della forma-partito non ha prevalso del tutto), le sezioni delPci, le leghe sindacali, quel ‘mondo entro il mondo' dove si era formata la forza reale della sinistra»[2].

Tommaso Demaria

Una prospettiva del tutto nuova è quella del filosofo e teologo Tommaso Demaria che avvia, almeno cronologicamente, il filone italiano del comunitarismo. Demaria è metafisico, teologo e sociologo torinese e vive ed opera a pochi chilometri da Adriano Olivetti. La scoperta metafisica fondamentale di Demaria è l'ente dinamico, scoperta che completa la metafisica aristotelico-tomista. La nuova categoria ontologica consente di “fotografare” quell'umanità di cui la persona non può fare a meno e con cui la persona si trova in “simbiosi” essenziale fin dal suo principio. L'umanità risulta costituita dall'agire umano come agire finalizzato ad acquisire comportamenti vitali e far sopravvivere così l'umano nello spazio e nel tempo. Acquisita la vita come razionalità che finalizza questo agire, si arriva a percepire la Realtà Storica come un agire unico vitale e vitalmente operante dell'umano, con miliardi di sorgenti ossia le persone che lo scelgono generando la comunità globale socio economica che le salva. La Realtà Storica risulta essere un ente necessariamente in costruzione perché perennemente scelta dalle persone che sono libere, generazione dopo generazione, azione dopo azione. L'umanità appare in definitiva come una “realtà complessa (di persone e strutture), animata da un proprio principio vitale e quindi capace di vivere ad agire a titolo proprio, che si costruisce in modo coerente ed univoco nello spazio e nel tempo”. La conseguenza pratica di questa dimensione dinamica di ente-che-trasmette-la-vita (ossia din-onto-organica) propria alla comunità, è l'acquisizione "a fortiori" di leggi costruttive universali e concrete che si sono dimostrate assolutamente valide nel tempo ma generalmente non seguite. Tutti sappiamo che nella pratica prevale il liberismo capitalista o il marxismo. Demaria stesso definisce la dimensione metafisica della Realtà Storica col termine dinontorganismo, ed il suo aspetto politico con il termine di comunitarismo. Con la scoperta delle leggi del dinontorganismo è possibile arrivare a definire con esattezza il tipo comunitarista di società ed economia che diviene una efficiente logica costruttiva alternativa a quelle del liberismo-capitalista e del marxismo. Si tratta proprio di quello che oggi viene chiamato nuovo modello di sviluppo, per sua natura in simbiosi con la persona. Proprio questa "simbiosi" primordiale dell'agire umano che funzionalizza ogni agire alla vita lo deve coordinare rendendolo così ideologia o con un termine più preciso, ideoprassi. Demaria continua la sua opera di studio del comunitarismo sino al 1990, anno in cui avviene il passaggio di testimone ai suoi successori.

Diffusione del comunitarismo in Italia

In Italia il comunitarismo economico ha cominciato a diffondersi dopo il 1957, anno in cui Tommaso Demaria pubblica la sua opera fondamentale "Sintesi sociale cristiana". Si diffonde ad opera di vari movimenti che fanno capo al MID (Movimento Ideoprassico Dinontorganico) e FAC (Fraterno Aiuto Cristiano); in particolare il MID custodisce e promuove l'alternativa ideoprassica a comunismo e liberalismo. Promosso da un gruppo di industriali capitanati da Giacomo Costa , il comunitarismo dinontorganico di Tommaso Demaria aprì negli anni '50 interessanti prospettive al mondo dell'industria perché si poneva come trampolino per la costruzione di un nuovo tipo di società. I numerosi convegni di Rapallo tenuti agli industriali tra il 1958 e il 1971, l'azione di Giacomo Costa e Adriano Olivetti, furono il segno tangibile e concreto dell'interesse di una certa parte della classe dirigente che ambiva in quegli anni a lanciare in Italia un modello cristiano alternativo sia al capitalismo che al marxismo. Di quello sforzo resta traccia nelle opere di T. Demaria e nei progetti solo in parte realizzati e ancora rintracciabili negli atti dei convegni.Verso la fine degli anni settanta, in risposta all'opzione marxista delle ACLI venne fondato il sindacato comunitarista delle LACLI o Libere Acli di cui Demaria compose lo statuto. L'eredità di questa ambiziosa impresa trova patria e rinnovato vigore ancora oggi presso alcuni ambienti dell'imprenditoria e dell'attivismo cattolico italiano ( www.dinontorganico.it )
In Italia il comunitarismo ha cominciato a diffondersi in alcuni settori della DC, di piccoli partiti locali e della destra extraparlamentare a partire dagli anni settanta ed ha trovato spazio negli ambienti della Nouvelle Droite, senza tuttavia riuscire a dare vita ad iniziative di rilievo politico ad esclusione del Movimento Zero, fondato nel 2005 dal giornalista Massimo Fini.
Attualmente, un certo richiamo al comunitarismo è stato adottato anche da settori della sinistra, dal movimento per la decrescita e da altri soggetti che ripensano globalmente la propria identità politica accogliendo anche istanze storicamente proprie dell'altra parte politica e le sviluppano, come spesso affermato, oltre i concetti di destra e sinistra.
Tuttavia, al di là della dichiarata volontà di superare le categorie di destra e sinistra permangono a tutt'oggi profonde divisioni tra le varie anime del comunitarismo.
Il comunitarismo di impostazione marxista è più strutturato a livello teoretico rispetto a quello di destra (si pensi alla rivista Comunitarismo animata dal filosofo Costanzo Preve) e ha dato vita all'organizzazione internazionale denominata Campo Antimperialista. Questa organizzazione è stata duramente attaccata[3] da alcuni militanti di sinistra che non hanno gradito l'adesione ad una manifestazione di sostegno alla resistenza irachena da parte di persone provenienti da ambienti di destra[4].
Dal punto di vista editoriale si segnala l'attività dell'editrice Arianna, LAS, Luigi Parma

Bibliografia

  • Costanzo Preve - Elogio del comunitarismo, editore Controcorrente, 2006
  • Mantovani, Pessa,Riggi - Oltre la crisi, edizioni LAS-Roma, 2011

Note

  1. ^ Valentina Pazé, Il comunitarismo, Biblioteca Essenziale Laterza, Bari, 2004, passim.
  2. ^ Marco Revelli, Comunità. Soggetti coscienti fuori mercato, in «Il Manifesto – Il cerchio quadrato», n. 23, 3 aprile 1994, pagg. 4-5.
  3. ^ Claudia Cernigoi, Comunitarismo e nazimaoismo (PDF), nuovaalabarda.orgURL consultato il 1 luglio 2011.
  4. ^ Miguel Martinez, 13 dicembre, psicodramma nazionalekelebekler.comURL consultato il 1 luglio 2011.

Voci correlate

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martedì 30 agosto 2016

Spettro politico dei libertari: il libertarismo di sinistra (anarco-socialismo) e il libertarismo di destra (anarco-capitalismo, miniarchismo, neoliberismo)

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Con il termine "libertarismo" si intende un'ampia gamma di dottrine politiche molto differenti tra loro, che hanno in comune l'obiettivo della piena e massima realizzazione delll'ideale della libertà in tutte le sue accezioni.
A seconda della loro posizione riguardo ai temi di natura economica e al ruolo delle istituzioni pubbliche e dello stato, si hanno i libertari di sinistra (di matrice anarco-socialista) e i libertari di destra, detti anche libertariani (di matrice anarco-capitalista)

I Libertari di sinistra o anarco-socialisti
Libertarismo, dal francese libertaire, è un termine che indica un'ideale e una filosofia-politica, comprendente scuole di pensiero afferenti ad aree egualitariste di sinistra accomunate dal considerare la libertà come valore fondamentale, anteponendo la difesa della stessa ad ogni autorità o legge.[1] Il libertarismo mira cioè ad una forte limitazione o ad una eliminazione del potere dello Stato e di tutti quegli enti che limitano o avversano lagiustizia sociale e la libertà individuale e politica, questi ultimi due tra i punti cardine per i quali il libertarismo tende a una loro massimizzazione.[2] Per sineddoche, il tutto per la parte nello specifico, viene a volte utilizzato come sinonimo di anarchismo[3][4] essendo attualmente e fino a documentata prova contraria tutti gli anarchici libertari e non essendoci anarchici non libertari[5], ma costituendo in realtà un'ideale più ampio, concretizzatosi a partire dalla seconda metà del XIX secolo nella tradizione di tutta la sinistra libertaria, anarchica in primo luogo, anche alla luce dei fatti di fine XIX secolo esposti a seguire.
In Francia, in seguito alle leggi approvate in emergenza l'11 e il 15 dicembre 1893 e il 28 luglio 1894 (Lois scélérates, ovvero, tra i provvedimenti, divieto di qualsiasi tipo di propaganda anarchica), che saranno abrogate nel1992, libertario diventò tout court identificativo di anarchico[6][7]. Per molti decenni i due termini vennero usati come sinonimi, praticamente intercambiabili, in Francia[8] per le citate norme (Loi du 28 juillet 1894) e, ad esempio, durante la rivoluzione anarchica spagnola del 1936 (la Federazione anarchica iberica aveva la Federación Ibérica de Juventudes Libertarias, come suo movimento giovanile, federazione tuttora esistente), in Italia dai primi del XX secolo[9][10], con le diverse pubblicazioni come le milanesi di metà '900 Il Comunista Libertario e Il Libertario, le organizzazioni del secondo dopoguerra (dal 1944 i Gruppi Libertari dell'Italia Liberata - Alleanza Gruppi Libertari si organizzarono per poi confluire nella FAI, federazione anarchica italiana, parte dell'internazionale anarchica), e innumerevoli altri esempi di utilizzo in tale sinonimia.
In senso meno esteso, libertario è un termine che viene utilizzato anche per definire una pletora di atteggiamenti riguardanti singole libere scelte verso aspetti meno universali e più limitati, più correttamente definibili liberi(quindi di volta in volta, singolarmente, su temi economicimoralisessualiculturali, eccetera).

Cenni storici e culturali

Il termine venne introdotto dallo scrittore e militante comunista anarchico Joseph Déjacque nel 1857[11] nel corso di alcune sue corrispondenze pubbliche per indicare una visione collaterale al socialismo di ispirazione anarchica, criticando alcuni aspetti ideologici di Proudhon riguardanti l'egualitarismo di genere (la sopracitata lettera aperta, verteva su aspetti sociali che in termini odierni definiremmo di pari opportunità)[12]. L'anno successivo il neologismo entrò nel titolo di una pubblicazione da lui stesso edita a New York. In Italia, un omonimo settimanale anarchico, Il Libertario, venne dato alle stampe nel 1903.
Il termine libertario è in diretta contrapposizione al termine liberale; è ed è stato storicamente, fin dalle sue origini ottocentesche, nell'uso politico, spesso un sinonimo di anarchismo.
« Che cos'è la proprietà? La proprietà è un furto »
(Pierre-Joseph Proudhon)
Le critiche mosse alla matrice primigenia della teoria anarchica, incarnata da Proudhon, quindi non vertevano infatti sui temi strettamente economici, ma l'assenza di una visione libertaria quindi egualitaria di genere porterà a trasferire sui temi di organizzazione del lavoro il dissidio. Nei congressi della Prima Internazionale nasceranno i dibattiti interni proprio sulle politiche di accesso al lavoro femminile, dissidi che sfoceranno nella scissione nel mutualismo da parte dei seguaci proudhoniani (i quali comunque distingueranno sempre tra Proprietà fondiaria o capitalista e nata dallo sfruttamento del lavoro altrui dalla proprietà creata dal lavoro definita Possesso). La proprietà personale, almeno in teoria non veniva messa in discussione neanche dalle fazioni stataliste di ispirazione socialista (che distinguevano tra proprietà individuale e proprietà dei mezzi di produzione, questi ultimi sì, da collettivizzare[13])
Fondamenti del libertarismo sono l'astensione dal voto[14] in occasione di consultazioni politiche, e l'affermazione delle libertà civili ed individuali, in un'ottica anti-discriminatoria in senso esteso. Nell'esposizione della pratica libertaria[15], si prospetta l'abolizione dello Stato, della proprietà dei mezzi di produzione, dell'autorità religiosa e della famiglia istituzionale.
Il termine comunismo libertario, strettamente collegato, viene utilizzato in lingua italiana a partire dal congresso di Firenze del 1876 dell'AIL, sezione italiana, mentre socialismo libertario compare in lingua italiana per la prima volta nel 1897[16]. Posizioni meno radicali sul sovvertimento dello Stato sono espresse da autori contemporanei quali Noam Chomsky, che nella sua attività politica si concentra principalmente su temi di economia politicapolitica economica internazionale, principalmente statunitense e controllo dellacomunicazione di massa, in un'ottica altermondista.
Gli ideali egualitari e anti-autoritari al di là delle ricadute strettamente politiche, hanno lasciato un'impronta nella cultura: filosofia, musica, poesia, letteratura hanno attinto o hanno supportato le istanze libertarie. Dall'ottocentesco poeta e politico Pietro Gori[9] aGeorges Brassens, collaboratore del Libertaire nel 1946[17], Ad Albert Camus[18], percorrendo tutto il novecento, con autori più o meno popolari, dal poeta Riccardo Mannerini, ispiratore di alcuni testi di Fabrizio De André a cantautori contemporanei, interessando aree come la pedagogia e la filosofia con personaggi come Ivan IllichMarcello BernardiHerbert MarcuseNoam Chomsky e molti altri ancora.

Il movimento libertario in senso ampio

« Gli anarchici li han sempre bastonati e il libertario è sempre controllato dal clero, dallo Stato: non scampa, fra chi veste da parata, chi veste una risata... »
(Francesco Guccini - Canzone di notte n°2)
La premessa alla voce non chiarisce ovviamente tutte le sfumature occorse nel corso dell'evoluzione del concetto, e dall'utilizzo in senso politico, culturale e discorsivo del libertarismo inteso in senso estensivo. Nato per ampliare concetti di carattere sociale alla sfera tradizionalmente afferente al privato, il termine ha avuto un periodo di utilizzo sinonimico con anarchia, utilizzo diffusosi inizialmente per aggirare politiche persecutorie dei governi nei confronti degli anarchici, come documentato nell'introduzione alla voce. L'evoluzione del pensiero anarchico e della società ha successivamente, nei fatti, assorbito ideologicamente i concetti di libertarismo in tutte le sue manifestazioni. Come esempio, la revisione novecentesca di Camillo Berneri ha ulteriormente ammorbidito i temi di contrasto[19] nel confronto positivo con i credenti, e contro il cosiddetto ateismo di propaganda. In senso contemporaneo, ogni manifestazione dell'anarchismo è intrinsecamente sottintesa libertaria.

Storia

Gli anarchici di tradizione socialista e collettivista usano il termine libertario per descrivere se stessi e le loro idee sin dal 1857"Le Libertaire, Journal du Mouvement Sociale" fu pubblicato a New York dal 1858 al 1861 dal rivoluzionario anarcocomunista Joseph Déjacque[20], a seguito di alcune sue lettere pubbliche rivolte a Proudhon dove per la prima volta veniva introdotto il termine in stretta contrapposizione a liberale, configurato come coercitivo, almeno sul piano delle libertà dell'individuo.
Francia
La pubblicazione, tra alterne vicende, fu irregolare, e dopo il rientro in patria a seguito di un'amnistia di Dejacque e la sua morte avvenuta nel 1864, la pubblicazione fu rilanciata da Sébastien Faure e Louise Michel fino al 1899, anno in cui, con la trasformazione in quotidiano del periodico, continuò come allegato illustrato alla pubblicazione. Nel 1914, per le sue posizioni antimilitariste e antiinterventiste, la pubblicazione venne interrotta. Riprese, nel periodo tra le due guerre mondiali in veste di quotidiano, e si rifermò nuovamente nel 1939 allo scoppio del conflitto. Al termine della seconda guerra mondiale, già dal dicembre 1944 riprese la stampa, diventando settimanale dal 1946. In questo periodo collaborarono alla rivista Georges BrassensLéo FerréAndré BretonArmand Robin e Albert Camus. Per problemi legali derivanti al sostegno agli indipendentisti nella guerra d'Algeria e ricostituzione della federazione anarchica, il periodico, prima mensile e poi quotidiano riprende a essere pubblicato col titolo Le Monde libertaire dal 1954[21].
L'uso della definizione comunismo libertario, invece, è da datarsi al novembre del 1880, quando venne adottata da un congresso anarchico francese[22].
L'uso del termine "libertario" da parte degli anarchici divenne molto popolare dal 1890 in poi, dopo che si cominciò ad usarlo in Francia nel tentativo di ostacolare leggi antianarchiche e per evitare le associazioni negative della parola anarchia nell'accezione generale. Da allora, specialmente fuori dall'America, il termine è stato associato sempre con le idee ed i movimenti anarchici.
La connotazione data da Dejacque nella sua corrispondenza era un irruente apostrofo in un'accesa discussione in merito a conflitti in materia di genere. Nei successivi approfondimenti, usciti periodicamente su Le libertaire, prese corpo la visione utopistica in cui il libertarismo si sarebbe collocato. La riedizione su Umanosphere del 1889 elimina molti passaggi sulla realizzazione del libertarismo, le cui esposizione colorita e sanguigna avrebbe attirato l'attenzione degli organi di polizia, molto attivi nel reprimere i rivoluzionari, libertari, socialisti o blanquisti, dopo i fatti relativi alla Comune di Parigi del 1871.
La campagna per l'abolizione definitiva di statoproprietàreligionefamiglia sarebbe stata portata avanti con qualunque mezzo, in pratica con azioni cospirative affini a quelle della carboneria italiana, ma attuata da piccoli gruppi di attivisti, con pratiche che oggi potremmo definire di guerriglia. La prospettiva era comunque considerata a lunghissimo termine; un millennio circa per la società Umanospherique, sorta di falansterio non gerarchico (cyclideon), che probabilmente avrebbe ispirato le successive opere letterarie d iH. G. Wells.
Italia
In Italia il movimento libertario ha prodromi nel 1857, anteriori al successivo arrivo di Bakunin nel paese, nel 1864. Il localismo del movimento si instaura nell'ambito dei moti risorgimentali, dove Carlo Pisacane anticipa l'avventura garibaldina tentando con insuccesso una sollevazione popolare poi soffocata nel sangue dall'esercito borbonico. Solo con la pubblicazione postuma dei Saggi[23], avvenuta in Francia, le sue idee libertarie si diffusero e furono rese note. Si conobbero le dispute con Mazzini e l'adesione alle idee proudhoniane, nonché le letture e meditazioni su Fourier. L'approccio sociale verrà considerato affine alla visione iniziale di Bakunin (periodo slavo).
Pisacane rivendicava, nei suoi scritti, che fosse garantito ad ogni individuo il corrispettivo del suo lavoro ma ogni altro possesso venisse "dalle leggi fulminato come il furto". Queste affermazioni lo portarono oltre l'ottica di Proudhon, in una visione collettivista in cui i mezzi di produzione migrano a proprietà comune; terre fabbriche e loro prodotti condivisi e divisi equamente tra tutta la popolazione. Il suo libertarismo si estese alle forme di governo, escludendo che la società potesse esser governata da chichessia, e che essa "costituita nei suoi reali e necessari rapporti esclude ogni forma di governo".
Pisacane non ebbe seguiti movimentisti diretti, ma la fratellanza fiorentina[24] e la successiva fratellanza internazionale, frequentate pochi anni dopo la loro fondazione, da Bakunin furono strutture politiche ad indirizzo libertario composte, in gran parte, da compagni del Pisacane.
Nel 1868 si costituirono i nuclei iniziali del'associazione internazionale dei lavoratori, inviando Saverio Friscia come delegato italiano a Bruxelles. Esponenti libertari di spicco del periodo furono Carlo CafieroErrico MalatestaPietro GoriLuigi Fabbri.
I contrasti interni tra Karl Marx e Bakunin strettamente legati ai concetti libertari nell'organizzazione dei lavoratori[25] portarono nel 1872 alla scissione[26] tra ala libertaria e ala marxista, quest'ultima maggioritaria, in contrasto ai rapporti di forza del precedente congresso di basilea del 1869, dove Il 63% dei delegati si trovano sulle cosiddette testi collettiviste "anti-autoritarie" . In Italia al contrario l'ala libertaria assunse posizione dominante, e molti dei moti insurrezionali dell'ultimo quarto di secolo (Bologna 1874, Puglia e Campania 1877[27][28]) furono ispirati da tali principi. Il fallimento di molte di queste iniziative e la conseguente repressione condusse molti di loro all'esilio, ottenendo asilo politico principalmente in Svizzera ed in America latina.
Nell'insurrezione a Bologna del 1874, Andrea Costa venne arrestato subito (si convertirà in seguito alla causa del socialismo parlamentare, e contribuirà alla fondazione dell'Avanti!), e Malatesta in seguito a Pesaro mentre si avviava in Svizzera. Entro 1876 tutti gli organizzatori si ritrovarono comunque liberi, per diffuse simpatia delle giurie, in sfida esplicita al re Vittorio Emanuele. Il contesto alimentò la rinascita della stampa libertaria, (il nuovo risveglio Livorno e Il martello a Fabriano). La svolta italiana, a livello ideologico si compì nell'allontanamento dal collettivismo di Bakunin e la svolta verso il comunismo libertario (da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni, nella misura consentita dalle disponibilità).
Degna di rilievo la rivolta di San Lupo1877, presso Benevento e nel Matese, dove a Letino in una situazione oggi definibile trasversale, i libertari ricevettero la benedizione del parroco Don Fortini che definendo i malatestiani "veri apostoli mandati da Dio"[29] stabilì uno storico precedente. Gli insorti, principalmente contadini, ricevettero allo stesso modo la solidarietà dei parroci dei villaggi vicini, come padre Tamburini a Gallo, prima di venir circondati e catturati da forze regolari di cavalleriafanteria e bersaglieri. Giurie localmente ostili alla casa Savoia impedirono condanne in massa, ma le rivolte popolari ebbero fino a fine secolo una battuta d'arresto. Una serie di azioni repressive dello stato e una serie successiva di azioni violente e di attentati individuali attribuite globalmente agli anarchici, ma di varia estrazione, (basti pensare all'attentato di Giovanni Passannante contro il re Umberto I) contribuì ulteriormente ad estinguere il movimento libertario come fenomeno diffuso per il successivo decennio.
I principali esponenti italiani, in esilio, condussero intensa attività di propaganda, editoriale e di sperimentazione sociale (notevole fu in questo contesto la colonia Cecilia in Brasile alla fine degli anni ottanta) dall'estero, principalmente in Europa, Nord e Sud America.
L'ultimo decennio del secolo vide in sequenza, tumulti nel 1890 per disordini spontanei che portarono in seguito alla scissione di Genova tra socialisti e libertari; l'uscita definitiva dal movimento libertario della Seconda Internazionale nel 1896, a Londra; una serie di tumulti e sommosse nel 1898 in sud Italia, estesisi poi a Milano e Firenze, con conseguenti scontri e repressioni di piazza. Tali proteste e la feroce repressione dello Stato, nota principalmente per le azioni sulla folla delle unità al comando del generale Bava Beccarisnell'ambito dei moti di Milano, ebbero per epilogo l'uccisione di Umberto I da parte di Gaetano Bresci nel 1900.
Stati Uniti d'America
Il termine venne, come dettagliato nell'introduzione, introdotto da Joseph Déjacque a New Orleans nel maggio 1857 nel corso di alcune corrispondenze pubbliche e l'anno successivo nel giornale da lui edito a New York. Venne utilizzato, sempre in ambito anarchico[30], nella prima e seconda metà del millenovecento, dove Clara Solomon figlia di Samuel Freedman, seguace di Peter Kropotkin e Rudolf Rocker prima a Londra e poi nella Jewish Anarchist Federation a New York, insieme al marito Sidney furono membri dell'organizzazione libertaria Vanguard Group, dove Clara svolgeva lavori organizzativi e Sidney scriveva per il giornale del gruppo sotto lo pseudonimo di "S. Morrison.". Nel 1941, come Clara Fredricks and S. Morrison, editarono un periodico chiamato Libertarian Views, noto per le critiche al pacifismo "tout court" ed in appoggio ad azioni armate contro il nazifascismo. Esempi successivi li ritroviamo sempre negli USA, dove nel luglio 1954, su princìpi anarcosindacalisti, viene fondata la "Lega Libertaria", attiva fino al 1965.

Il libertarismo inteso in senso ristretto - le scuole di pensiero

In campo strettamente economico, a differenza del liberismo di destra e del libertarianismo, i teorici accomunati da principi libertari credono che né sostenere né mischiare il lavoro con le risorse naturali possa essere sufficiente a generare pieni diritti di proprietà privata, affermando che tali risorse dovrebbero essere condivise in una maniera egualitaria da tutti quanti, sia "selvatiche" che possedute collettivamente. I libertari in questo senso ristretto, che sostengono la proprietà privata, lo fanno a condizione che la ricompensa sia offerta alla comunità locale. Il libertarismo, quello inerente agli aspetti economici, mira cioè comunque ad una forte limitazione o ad una eliminazione del potere dello Stato in questi ambiti.[2].
In senso ristretto possiamo quindi individuare alla fine del XVIII secolo alcuni filosofi come Thomas Paine, uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d'America; Thomas Spence, teorico della proprietà collettivaHerbert Spencer con i suoi primi scritti politici e Henry George, fondatore del georgismo, come precursori di un movimento filosofico politico tendenzialmente egalitario sulla proprietà delle risorse. Rispetto ai libertariani classici e quelli di destra, i libertari economici differiscono con la tradizione riguardo all'appropriazione originale dei beni (cioè il principio che definisce le condizioni in cui la titolarità della proprietà viene per la prima volta attribuita a qualcuno), dal momento che sostengono il diritto universale di ogni persona a possedere una parte uguale di risorse naturali. Questo principio di giustizia consente ad alcuni libertari di giustificare la distribuzione di un reddito di base incondizionato per tutti, come compensazione per l'irregolare appropriazione privata delle risorse naturali. Non collettivizzazione delle risorse o dei mezzi di produzione, quindi, ma redistribuzione dei benefici derivanti dal loro utilizzo.
Intendendo quindi il libertarismo in questo senso, possiamo individuare alcune scuole di pensiero correlate e a tratti sovrapposte tra di loro:

Scuole di pensiero


Henry George, fondatore del georgismo

Georgismo

Il georgismo, fondato da Henry George durante l'Ottocento, reclina maggiormente verso la filosofia economica, afferma la proprietà comune di ciò che proviene dalla terra e dalla natura (la rendita) per ogni essere umano, sebbene coloro che producono un bene abbiano automaticamente diritto a possederlo privatamente.
George inoltre si batteva per l'imposta sul valore fondiario, dal momento che questa può generare da sola abbastanza reddito da ridurre o eliminare le altre tasse, oppure aumentare il reddito di base di ogni cittadino. Tra l'altro l'imposta in questione diminuisce il pericolo di disuguaglianza economica, in quanto verrebbe pagata principalmente dai ricchi. A cavallo del Novecento le idee di George ispirarono numerosi istituti d'economia, partiti politici e comunità a costituirsi basandosi su di esse.
Il geolibertarismo, che deriva dal georgismo, è una filosofia abbastanza recente e si propone più che altro di conciliare i principi libertariani classici con le teorie economiche di George, lasciandole invariate.

Scuola di Steiner-Vallentyne

Studiosi libertari contemporanei come Hillel Steiner[33]Peter Vallentyne[34]Philippe Van Parijs[35]Michael Otsuka[36] e David Ellerman[37][38] tracciano l'egalitarismo economico nel concetto liberale di autonomia dell'individuo e appropriazione della terra, fuso con georgismo e fisiocrazia riguardo alla proprietà terriera e alle risorse naturali, assumendo come punti di vista quelli di Locke e George[39][40].
L'appropriazione di beni è legittima solo se tutti possiedono la stessa quantità o se la proprietà privata viene tassata per compensare le necessità di coloro che sono esclusi dalle risorse[41][42].
La scuola di Steiner–Vallentyne pone l'accento anche sulla sua interpretazione dell'originale appropriazione dei beni teorizzata dal professor Robert Nozick[43]. Essa concepisce la "selvaticità" della terra come bene comune e offerto a tutti coloro che abitano in una delimitata zona. Siccome (secondo loro) non c'è nessuna distribuzione predeterminata del terreno, non ci sono ragioni per cui si dovrebbe pensare che alcuni individui debbano possedere più degli altri, arrivando quindi a considerare le risorse una proprietà collettiva. Tuttavia la scuola di Steiner–Vallentyne rinnega la possibilità che il lavoro "mischiato" possa determinare cambiamenti decisionali sulla proprietà dei beni. Il vero problema in questa scuola di pensiero è causato dalla discordanza di idee tra i suoi stessi membri, dal momento che ognuno di loro predilige modi diversi di utilizzare la proprietà: alcuni fanno affidamento sulla richiesta e il consenso da parte della comunità, altri invece preferirebbero appropriarsi della terra in cambio di una rendita, oppure pagare le tasse sui profitti ricavati dalle risorse appropriate, o infine consentire il comune utilizzo/consumo dei prodotti in questione.

Socialismo libertario

Il socialismo libertario ha come obbiettivo la creazione di una società priva di burocrazia, non gerarchica, in cui non c'è proprietà privata sui mezzi di produzione.

Noam Chomsky, celebre socialista libertario
Coloro che ne fanno parte credono di poter convertire tali mezzi in beni pubblici, conservando però il rispetto della proprietà personale[44]. Essi promuovono l'associazione libera degli individui invece che un governo, e si oppongono alle relazioni sociali implicite del capitalismo come il lavoro subordinato[45].
Secondo loro si può raggiungere l'uguaglianza e la libertà tra i membri della società solo abolendo le autorità costituite che controllano i mezzi di produzione e si aggregano in una élite per il controllo delle classi inferiori[46]. Questa scuola trova il suo senso nella democrazia diretta e in mezzi esterni come il municipalismo libertario, le assemblee cittadine, le riunioni dei lavoratori e i sindacati[47].
Tra le filosofie politiche che presentano vari tratti del socialismo libertario si possono identificare alcune correnti anarchiche (anarco-comunismoanarco-collettivismoanarco-sindacalismo[48] emutualismo[49]) e ideologie di ispirazione marxiste libertarie come luxemburgismo[50] e concilismo, infine certe categorie di socialismo utopistico[51], mentre l'anarco-individualismo costituisce un'area molto variegata (individualista) e a parte, spesso non assimilabile alla tradizione politica socialista.
Radicali Italiani, un partito di ispirazione socioliberale, elenca fra le sue ispirazioni, oltre all'antiproibizionismo e al socialismo liberale, anche una tipologia di libertarismo, un anarchismo di mercato di sinistra ma con forti connotazioni di anarco-capitalismo, seppur distante da Rothbard.[52] Tuttavia, nel Partito Radicale questa ideologia è molto sfumata, fino ad essere assorbita dalle idee più in voga[53], mentre venne posta in rilievo nell'effimero gruppo dei Riformatori Liberali, scissione dei radicali.

Note

  1. ^ 1. che si basa sulla libertà come valore fondamentale, ispirato alla difesa della libertà: "idee libertarie, principi libertari" -- 2. chi è fautore di una libertà individuale superiore a ogni autorità o legge: s.m.estens., anarchico. AaVv, Dizionario della lingua italiana, dir. T.De Mauro, Paravia 2000, p.1374.
  2. ^ a b (ENVallentyne, Peter, "Libertarianism", The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Fall 2010 Edition), Edward N. Zalta (ed.). In particolare sulle accezioni anglosassoni, includendo comunque quelle left.
  3. ^ Vocabolario Treccani della lingua italiana
  4. ^ Grande Dizionario della Lingua Italiana UTET
  5. ^ Svariati movimenti si sono, nel corso del tempo, dichiarati a parole o nei fatti, Libertari; anti-libertari in senso esplicito nonostante il fiorire di regimi totalitari, si sono espressamente dichiarati principalmente movimenti di ispirazione religiosa fondamentalista come Quaccheri cristiani ecumenici per fare il bene - sito web, movimenti fondamentalisti islamici, eccetera. Pensatori e opinionisti moderati, anche di ispirazione religiosa non espongono un anti-libertarismo di bandiera, utilizzando il termine nel suo significato estensivo in senso positivo Slavoj Žižek, L'islam e la modernità: Riflessioni blasfeme, Ponte alle Grazie, 2015.
  6. ^ legifrance.gouv.fr sito goverbativo
  7. ^ https://criminocorpus.org/fr/legislation/textes-juridiques-lois-decre/textes-juridiques-relatifs-la-recidive/28-juillet-1894-loi-sur-les-menees-anarchistes/ Loi sur les menées anarchistes
  8. ^ L'A. B. C. du libertaire, Jules Lermina, 1906
  9. ^ a b Maurizio Antonioli, Franco Bertolucci e Roberto Giulianelli, Nostra patria è il mondo intero. Pietro Gori nel movimento operaio e libertario italiano e internazionale, Pisa, Bfs, 2012
  10. ^ Eva Civolani, L'anarchismo dopo la Comune: i casi italiano e spagnolo, F. Angeli, 1981, p41, Dualismo economico e coscienza libertaria
  11. ^ lettera aperta a P. J. Proudhon, De l'Être-Humain mâle et femelle - Lettre à P. J. Proudhon, pubblicata a New Orleans nel maggio 1857
  12. ^ l'être-humain mâle et femelle
  13. ^ [socializzazione_(Enciclopedia-Italiana)|socializzazione Enciclopedia italiana Treccani]
  14. ^ Sébastien Faure, Jean Grave, Georges Mathias Paraf-Javal, Pour ne pas voter; Électeur écoute Paris: Groupe de propagande par la broch,1919 riedit. 1924
  15. ^ Joseph Déjacque, Humanosphere, ristampa critica, a cura di Jean Grave, Parigi, 1889
  16. ^ Errico MalatestaFrancesco Saverio MerlinoAnarchismo e democrazia: soluzione anarchica e soluzione democratica del problema della libertà in una società socialista,Il Messaggero, 1897
  17. ^ Brassens Georges, Scarano D, Le strade che non portano a Roma. Riflessioni e massime d'un libertario, Coniglio Editore, 2009.
  18. ^ Michel Onfray, L'ordine libertario. Vita filosofica di Albert Camus, Ponte alle Grazie, 2013, ISBN 8862207425
  19. ^ Stefano D'Errico, Anarchismo e politica nel ventesimo secolo, il "programma minimo" dei libertari del terzo millennio, 2007, ISBN 9788884835277 ISBN 8884835275
  20. ^ Max Nettlau, A Short History of Anarchism, p. 75
  21. ^ Maurice Joyeux, pubblicazione della federazione anarchica in lingua francese, Volonté anarchiste', n° 25; Histoire du journal de l'organisation des anarchistes: du Libertaire au Monde libertaire, edizioni Fresnes-Antony, 1984.
  22. ^ Ibid., p. 145
  23. ^ Saggi storici-politici-militari sull'Italia Di Carlo Pisacane Pubblicato da Stab. tip. nazionale, 1858. Originale disponibile University of California e ivi digitalizzato
  24. ^ Il movimento anarchico italiano
  25. ^ Eva Civolani, L'anarchismo dopo la Comune: i casi italiano e spagnolo, F. Angeli, 1981, p41 e seg, Dualismo economico e coscienza libertaria
  26. ^ Lawrence & Wishart The General Council of the First International 1870–1871. ,Progress Publishers, London / Moscow o.J.
  27. ^ Manlio Cancogni Gli Angeli neri ed Mursia
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  29. ^ George Woodcock, L'anarchia in Italia, in L'anarchia: storia delle idee e dei movimenti libertari, Milano, Feltrinelli Editore, 1966.
  30. ^ Anarchist Voices: An Oral History of Anarchism in America" Paul Avrich Princeton University Press, 1995
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  34. ^ (2000). Left Libertarianism and Its Critics: The Contemporary Debate. In Vallentyne, Peter; and Steiner, Hillel. London: Palgrave.
  35. ^ Van Parijs, Philippe (2009). Marxism Recycled. Cambridge: Cambridge University Press.
  36. ^ Otsuka, Michael (2005). Libertarianism without Inequality. New York: Oxford University Press.
  37. ^ Ellerman, David (1992). Property and Contract in Economics: The Case for Economic Democracy. Cambridge MA: Blackwell.
  38. ^ Ellerman, David (1990). The Democratic Worker-Owned Firm. London: Unwin Hyman.
  39. ^ Vallentyne, Peter (20 July 2010). "Libertarianism." Stanford Encyclopedia of Philosophy. Stanford University.
  40. ^ Vallentyne, Peter (2007). "Libertarianism and the State." Liberalism: Old and New. In Paul, Ellen Frankel; Miller, Jr., Fred; e Paul, Jeffrey. Cambridge: Cambridge University Press. p. 199
  41. ^ Rothbard, Murray N. (1982). The Ethics of Liberty. Atlantic Heights, NJ: Humanities.
  42. ^ Gaus, Gerald F. e Kukathas, Chandran (2004). Handbook of Political Theory. Sage Publications Inc. p. 128.
  43. ^ Nozick, Robert (1974). Anarchy, State, and Utopia. New York: Basic.
  44. ^ Berkman, Alexander (1929). Now and After: What Is Communist Anarchism?.
  45. ^ Chomsky, Noam (2003). For Reasons of State. India: Penguin Books. p. 376.
  46. ^ Mendes, Silva (1896). Socialismo Libertário ou Anarchismo.
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  48. ^ Sims, Franwa (2006). The Anacostia Diaries As It Is. Lulu Press. p. 160.
  49. ^ A Mutualist FAQ: A.4. Are Mutualists Socialists?. Mutualist.org.
  50. ^ Murray Bookchin, Ghost of Anarcho-Syndicalism; Robert Graham, The General Idea of Proudhon's Revolution.
  51. ^ Bromley, Kent (1906). "Preface." The Conquest of Bread.
  52. ^ Domenico Letizia, I meriti del libertarismo che la sinistra dovrebbe capire
  53. ^ Marco Pannella e i radicali italiani, Movimento Libertario

Bibliografia

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  • Max NettlauA Short History of Anarchism.
  • George WoodcockL'Anarchia. Storia delle idee e dei movimenti libertari, Milano, Feltrinelli, 1966 ried. 1980.
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  • Peter VallentyneHillel Steiner & Michael Otsuka (2005). Why Left-Libertarianism is not Incoherent, Indeterminate, or Irrelevant. Philosophy & Public Affairs, 33: 201–15. Testo in PDF
  • Vallentyne, Peter; Steiner, Hillel (2000). Left-Libertarianism and Its Critics. Basingstoke: Palgrave. ISBN 978-0-312-23699-1.
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  • Gino BiancoSocialismo libertario, Una città, Forlì 2011.

I Libertari di destra o anarco-capitalisti.

Il libertarianismo[1] (chiamato anche, impropriamente, libertarismo, termine che invece identifica una differente ideologia di impronta egualitarista che integra la giustizia sociale tra i propri fini) è un insieme di filosofie politiche tra loro correlate che considerano la libertà come il più alto fine politico.[2] Ciò include la libertà individuale[3], la libertà economica, la libertà politica e l'associazione volontaria. Le parole libertarianism e libertarism furono usate dalla seconda metà del XX secolo da filosofi e politici anglosassoni che provenivano da differenti formazioni culturali (talvolta anche contrapposte): ossia quelle del liberalismosocialismocomunismo[4][5][6][7] e dell'anarchismo.
L'idea politica del libertarismo si rifà al sistema economico capitalista e al diritto alla proprietà privata, ma le sue numerose correnti divergono sul peso e sulla stessa figura dello Stato: gli anarco-capitalisti premono per una sua totale eliminazione, mentre iminiarchisti mirano a preservare un'autorità pubblica che svolga compiti basilari di difesa e ordine pubblico, o anche una ridotta assistenza sociale.[8]
In lingua inglese, i termini libertarism e libertarianism possono essere utilizzati come sinonimi nell'uso politico; per la precisione libertarism indica quasi invariabilmente il movimento collettivista-egualitarista, o left libertarianism ("di sinistra"), mentre libertarianism può indicare sia il movimento anarchico (quantomeno alcune componenti) che partiti di stampo liberale[9]. In senso più ristretto, quando un orientamento politico viene analiticamente scomposto nelle componenti "libertà economiche-libertà individuali", libertarism si limita al contraltare di authoritarism[10]. Nella maggior parte delle altre lingue ad esempio neolatine si distingue tra libertarismo, un concetto ampio sinonimo di anarchia[11], che in quanto tale si identifica con l'anarchismo e il socialismo libertario, e libertarianismo, che trae le sue origini dal liberalismo classico[1], le cui correnti principali sono l'anarco-capitalismo e il miniarchismo.
I libertariani si definiscono di solito come liberali coerenti, rigorosi e nemici della coercizione, propugnando in modo radicale le tesi tipiche del liberalismo.[12]

Le idee e gli aspetti critici

Due sono i filoni più diffusi del libertarianismo:
  1. il miniarchismo, che raccoglie maggiori consensi tra i libertarian, costituisce la corrente rightmoderata, e mira a ridurre lo stato ad uno Stato Minimo
  2. l'anarco-capitalismo, che costituisce la corrente leftradicale, avversa ai compromessi costituzionalisti del liberalismo classico, ha come obiettivo invece la totale eliminazione dello Stato.
miniarchisti prospettano uno Stato ridotto alla minima funzione di garante delle libertà individuali, ovvero lo stato di diritto; questa corrente costituzionalista si rifa evidentemente ai pensatori originali del liberalismo, per esempio John Locke, e in tempi più recenti a intellettuali del calibro di Friedrich Von Hayek e Robert Nozick. Per i sostenitori del miniarchismo lo Stato è tenuto a intervenire in economia, in linea di massima, solo per garantire un corretto svolgimento del libero mercato, abbattendo i monopoli e gli oligopoli (qualora questi siano venuti in essere violando i diritti individuali) e costruendo le necessarie e ovvie infrastrutture.
Gli anarco-capitalisti giudicano le proposte del miniarchismo incoerenti dal punto di vista teorico e irrealizzabili sul piano concreto, proponendo invece l'abolizione dello Stato e la realizzazione di un sistema di privatopie, entità territoriali auto-organizzate nei limiti delle libertà individuali in grado di fornire servizi di libero mercato, sviluppantesi secondo un sistema di adesione volontaria alle regole che ogni enclave stabilisce autonomamente. Il sistema delle privatopie esclude a priori l'esistenza di nazioni e soprattutto entità sovranazionali, ammettendo unicamente la diffusione di una capillare e interattiva rete di piccole comunità private. Il principale punto di riferimento intellettuale della corrente anarco-capitalista è Murray Newton Rothbard.
All'interno di questa visione radicale, i libertariani anarcocapitalisti intendono privatizzare, o meglio porre su un mercato libero, quei settori come l'amministrazione della giustizia, la sicurezza e l'ordine pubblico che perfino i liberali classici considerano alla stregua di prerogative esclusive dello Stato; in questo senso va letta la loro idea di anarco-individualismo.
La filosofia politica ed economica contemporanea stenta a riconoscere la validità delle teorie libertariane, non tanto per l'opposizione alla gestione privatizzata e concorrenziale di settori fondamentali dello stato sociale come la giurisdizione, quanto per il fondato timore che in un assetto socio-economico così definito, privo di qualsivoglia governo centrale, una congrega ristretta di individui molto potenti sia tentata di imporre coercitivamente la propria autorità al resto della comunità; in pratica, il sistema anarco-capitalista sarebbe non auspicabile perché tenderebbe a favorire, nel momento stesso in cui venisse implementato, quei pochissimi soggetti che già dispongono di un notevole potere finanziario (multinazionali, banche d'investimento, lobby industriali etc.). Lo stato di diritto invece, essendo, quanto meno nelle sue forme più avanzate, basato sul sistema democratico della decisione politica, tenderebbe invece a contrastare la concentrazione del potere nelle mani di esigui gruppi privilegiati, dal momento che, qualunque sia la politica economica di una comunità, la maggior parte degli individui di quella stessa comunità ha interesse a difendere le già ristrette risorse e proprietà di cui dispone a fronte della soverchiante ricchezza di pochi soggetti. Uno degli oppositori più spietati dell'anarco-capitalismo è Noam Chomsky, il quale, da socialista libertario come egli stesso si è definito, ha affermato che le idee libertariane, qualora applicate al mondo reale della politica, produrrebbero "tali forme di tirannia e oppressione come se ne sono viste poche nella storia dell'umanità".
I libertariani, d'altro canto, rigettano totalmente le accuse che vengono loro rivolte indistintamente dagli altri schieramenti politici, sia conservatori che progressisti, argomentando che in tutta la storia della civiltà umana, se proprio vi è un colpevole di violazione dei diritti umani, questi è soprattutto lo Stato. E infatti proprio il potere astratto e non vincolante dell'autorità statale è stato il principale mezzo con cui piccoli gruppi di potere o addirittura singoli individui hanno potuto, in tutti i tempi e in tutti i luoghi, realizzare forme di governo tiranniche, soverchianti e contrarie alle più elementari regole di pacifica convivenza civile, o reiterare arbitrariamente la violazione del diritto di autodeterminazione di ogni essere umano, tra cui, al netto dell'evidenza, vi sono gli interventi armati contro altre popolazioni, minoranze o addirittura nazioni, sistematicamente portate avanti in nome di uno specifico ordine sociale da raggiungere e da imporre a tutti, o in nome di una generica sicurezza e stabilità nazionale.
Laddove quindi i tradizionali sostenitori dello Stato, inclusi i liberali classici, vedono in questo un'alta e possibilmente equa autorità garante dei diritti individuali, senza il quale sarebbe impossibile contenere lo spirito egoistico umano, che in un contesto anarchico non avrebbe freni né argini per manifestarsi, invece i libertariani pongono maggior fiducia nello spirito filiale dell'umanità, rammentando che le stesse idee di libertà e uguaglianza sono nate dal basso, ovvero sono sorte spontaneamente dalla creatività mentale dei singoli, e non certo imposte dall'alto per "decreto intellettuale" da una presunta autorità garante della ragione. Il libero mercato, dunque, essendo per l'appunto una manifestazione spontanea e originale dello spirito di cooperazione umano, da intendere come la volontà organica e orizzontale di una comunità di individui di determinare, ognuno per sé stesso, il corso della propria vita, vivrebbe per necessità di autoregolazione, che nella visione libertariana viene chiamata anche "proprietà di se stessi" o principio di non aggressione.

Storia del termine e disambigua

Origine storica

Gli anarchici di tradizione socialista usano il termine libertario per descrivere se stessi e le loro idee sin dal 1857. "Le Libertaire, Journal du Mouvement sociale", fu ad esempio pubblicato a New York dal 1858 al 1861 dal rivoluzionario anarcocomunista Joseph Dejacque[13].
Nella seconda metà del 1900, negli Stati Uniti d'America, fece ingresso l'accezione liberal-libertaria, in genere indicata come libertarianism, ma, a volte libertarism. Il termine libertarianism, specificamente, nel 1970 rientrerà in Europa per le traduzioni dell'economista francese Henri Lepage, con l'intenzione d'evitare evidenti fraintendimenti.
Le parole libertarismo e libertario furono quindi usate dalla seconda metà del XX secolo da filosofi e politici anglosassoni che provenivano da differenti contrapposte formazioni culturali, e quindi, principalmente in lingua inglese, tali termini attualmente indicano movimenti culturali e politici che pur definendosi in traduzione italiana libertari sono assolutamente in antitesi tra loro. Filosofi e politici definiti libertari sono quindi in diverse tradizioni culturali ossia quelle del liberalismosocialismocomunismo e anarchismo: quest'ultimo movimento politico-sociale ha poi adottato il termine libertarismo appunto per autodefinirsi[14].
Negli anni settanta del XX secolo nasce negli Usa un partito politico che raccoglie una lunga storia di antistatalismo di taglio liberale e che si autodefinisce libertarian, il Libertarian Party, quindi utilizzando il termine in senso proprio, senza rispettare né i crismianarchici della tradizione socialista, né, dunque, quelli libertari intesi nel senso europeo del termine.
Il Partito Libertariano degli Stati Uniti d'America, (LP) dall'11 dicembre 1971, data della sua fondazione, è costantemente cresciuto, venendo a ricadere, utilizzando un termine innumerario, tra i terzi partiti ovvero tra i partiti minori che distaccati di diversi ordini di grandezza dai primi due, sono comunque presenti seppure a livello di decimali di milione. (Constitution PartyGreen Party, Libertarian Party).
Per le presidenziali del 2004 si è posizionato sui 0.2 milioni di cittadini affiliati (Democratic 72.00, Republican 55.00, Indipendent 42.00, Constitution 0.37, Green 0.31, Libertarian 0.20). Nelle elezioni del 2008 il candidato libertarian con 532 995 voti, lo 0,40% di preferenze, si è aggiudicato la quarta posizione.
Si caratterizza per il forte antistatalismo, la volontà di escludere qualunque intervento statale in campo di Welfare State in particolare nel campo della salute pubblica (abolizione di ogni forma di assistenza sanitaria universale garantita), e l'abolizione di ogni forma di tassazione generalista (corrispondente all'IVA italiana).
Da alcuni decenni, questo termine è usato soprattutto per definire, in senso più ampio, quelle teorie che danno preminenza alla scelta individuale davanti alle pretese di qualunque potere politico.
Il movimento mostra sensibilità verso la protezione della proprietà e della libertà di mercato ed è uso comune definire "libertarianism" (e spesso anche "propertarianism", per distinguerlo maggiormente dal libertarismo di matrice anarchica tradizionale e socialista) la corrente anarco-capitalista, cioè la versione più estrema del pensiero liberale, la quale ha trovato la propria espressione più significativa in Murray N. Rothbard.
Tale "libertarianism" affonda le sue radici nella tradizione dell'individualismo americano professando l'idea di un mercato completamente sottratto ad ogni tutela statale, che lasci l'individuo padrone di sé in ogni aspetto della vita dell'individuo, inclusi i servizi di protezione, la giustizia e il diritto. La maggioranza dei suoi teorici sono fautori del giusnaturalismo lockiano, ma esiste anche una variante utilitarista (David Friedman). In Europa i massimi esponenti di tale teoria politica sono Hans-Hermann Hoppe e Anthony de Jasay.

Correnti

Esistono in seno al movimento libertariano americano ed europeo una varietà[15][16][17][18][19] di tendenze:
  • l'anarco-capitalismo (soppressione di ogni potere e funzione statale, con completa liberalizzazione di ogni settore della società, inclusi la sicurezza civile e militare e l'amministrazione della giustizia)
  • il miniarchismo (apparentato al liberalismo classico, propende a una limitazione massima delle funzioni e dei poteri dello Stato, chiamato unicamente al ruolo di tutore delle fondamentali libertà)
  • il paleolibertarianismo, o paleolibertarismo (una corrente nord-americana, economicamente liberista e socialmente conservatrice, soprattutto in difesa dei valori morali della tradizione cristiana)
  • il neolibertarismo (altra corrente nord-americana, interventista militarmente all'estero, assimilabile all'oggettivismo e al neoconservatorismo, anche se rispetto a quest'ultimo propugna la necessità di interventi militari non tanto per "esportare democrazia" quanto per difendere gli interessi degli Stati Uniti d'America)
  • il liberismo di destra (applicazione pratica dei principi liberisti in economia, ha varie sfaccettature per quanto riguarda l'aspetto delle libertà civili)
  • il panarchismo (superamento del territorialismo statale e del monopolio nell'emissione di moneta)
  • il nazional-libertarianismo verde (corrente che si pone a difesa delle "unità nazionali" e allo stesso tempo di unica politica energetico-ambientale da imporre a tutte le comunità nazionali)
  • il libertarianismo cristiano (particolare corrente confessionale che integra principi religiosi e morali cristiani nella visione libertarian)
  • l'agorismo (una forma d'anarco-capitalismo che propugna una completa deregolamentazione del mercato ma rifiuta di risolvere il problema della transizione da una società coercitiva a una individualista con l'utilizzo dell'attività politica)
  • l'anarco-liberalismo (una forma di libertarianismo di sinistra non left libertarian, quindi anarco-capitalista, ma vicino alla tendenza liberal - rigettata, solitamente, dai libertarians classici e dagli anarco-capitalisti - e quella left-libertarian del Partito Democraticostatunitense)
  • l'anarchismo di mercato di sinistra (assimilabile ad un liberalismo sociale molto spinto e anti-statalista, come nel partito dei Radicali Italiani; talvolta fonde le idee libertariane con quelle di anarchici mutualisti come Pierre-Joseph Proudhon o individualisti comeMax Stirner)
I libertariani, sia europei che americani, giudicano contraddittoria con le premesse antistataliste la tradizionale avversione degli anarchici di tradizione socialista (es. BakuninKropotkinMalatestaChomsky, ecc.) ad ogni idea di un libero mercato basato sulla legittimità della proprietà privata, sullo scambio volontario e su interazioni umane liberamente scelte.
A causa dei problemi semantici sopra evidenziati, l'uso dei termini "libertario/libertarismo" per indicare l'anarchismo classico, e dei termini "libertariano/libertarianismo" per indicare l'anarco-capitalismo, è praticamente ovunque diffuso, tranne che nei paesi di lingua inglese. L'affinità dei due termini in ogni caso, rende frequente la necessità di disambiguazione.
Tra i movimenti che si rifanno alle ideologie libertariane ma che non viene da molti ritenuto propriamente libertarian si ritrova anche il movimento politico statunitense Libertarian National Socialist Green Party (LNSGP) della corrente nazional-libertariana verde, una organizzazione dalla dubbia reale esistenza[20] (non legata al Libertarian Party) che coltiva elementi di libertarianismo in un retroterra culturale e ideologico nazional-conservatore e ambientalista, improntando il suo programma alla difesa dell'identità nazionale e delle "esigenze ambientali", considerando comunque una degenerazione le tendenze di supremazia razziale tipiche del white power.

Note

  1. ^ a b Norman P. Barry, Del liberalismo classico e del libertarianismo, ELiDiR , Roma, 1993
  2. ^ Rothbard, Murray N. - (1979). "Myth and Truth About Libertarianism," LewRockwell.com
  3. ^ Encyclopædia Britannica. "Libertarianism,"
  4. ^ Otsuka, Michael, Libertarianism Without Inequality, Oxford University Press, USA. 2005 ISBN 978-0-19-928018-6.
  5. ^ Vallentyne, Peter; Steiner, Hillel, The Origins of Left-Libertarianism. Basingstoke: Palgrave 2000. ISBN 978-0-312-23591-8.
  6. ^ William T. Armaline, D. Shannon. Toward a more unified libertarian left Theory in Action, Vol. 3, No.4, October 2010 DOI:10.3798/tia. 1937-0237.1002. Qui Rosa Luxemburg, Anton Pannekoek, Paul Mattick e Cornelius Castoriadis, comunisti di scuola marxista, vengono definiti left libertarians.
  7. ^ Ruth Kinna, Alex Prichard, Dave Berry, Saku Pinta, Libertarian Socialism: Politics in Black and Red Palgrave Macmillan, 24/dic/2012 parr 11, pag 210, Socialisme ou Barbarie or the partial encounters between critical marxism and libertarianism
  8. ^ Ronald (editor) Hamowy, Sociology and Libertarianism, in The Encyclopedia of Libertarianism, Thousand Oaks, California, SAGE Publications, 2008, pp. 480-482, ISBN 978-1-4129-6580-4.
  9. ^ Amartya Kumar SenLa giustizia e il monndo globale - nota n°3, in Sull'ingiustizia, Trento, Edizioni Centro Studi Erickson, 2013, p. 120, ISBN 8859007437.
  10. ^ Erwin Hargrove, The Future of the Democratic Left in Industrial Democracies, State College, Penn State Press, 2010, p. 85, ISBN 0271045191.
  11. ^ AaVv, Dizionario della lingua italiana, dir. T.De Mauro, Paravia 2000, p.1374
  12. ^ La teoria politica dei libertari
  13. ^ Max Nettlau, A Short History of Anarchism, p. 75
  14. ^ George Woodcock, L'anarchia: storia delle idee e dei movimenti libertari, Feltrinelli Editore, 1966.
  15. ^ D.B. Rasmussen, , D. Den Uyl, Liberty and Nature. An Aristotelian Defense of Liberal Order Chicago: Open Court, 1991
  16. ^ C. Murray, What It Means to Be a Libertarian New York: Broadway Books, 1997
  17. ^ D. BoazLibertarianism: a Primer, New York Free Press, 1997
  18. ^ Paolo Zanotto, Il Movimento Libertario americano dagli anni sessanta ad oggi: radici storico-dottrinali e discriminanti ideologico-politiche, Siena, Università degli Studi di Siena, 2001
  19. ^ Guglielmo Piombini, Murray N. Rothbard e il movimento paleolibertario, Etica & Politica, 2003, 2
  20. ^ Esoteric Fringe Group or Esoteric Joke? Articolo della rivista Reason.com di Jesse Walker che suggerisce l'inesistenza del LNSGP

Bibliografia

Voci correlate

Movimenti politici libertariani

Autori ed esponenti di tradizione libertariana

Classici

Scuola austriaca

Corrente anarco-capitalista

Oggettivisti