Edoardo de Rovere, aveva toccato il fondo.
Lui, che un tempo era stato un brillante e scomodo reporter, si era trasformato, a cinquant'anni e dopo un numero decisamente eccessivo di infrazioni alle regole, in un inutile rottame.
Era un uomo solitario, stanco, esiliato in un villaggio sperduto, in una terra senza speranza.
Per non averlo tra i piedi, i suoi superiori gli avevano affidato quello che, in gergo, nel suo giornale, veniva chiamato: "incarico di punizione", una pericolosa indagine sui misteri della paludosa terra tra due fiumi, il Bedesis a nord e il Sapis a sud, e con al centro il Bevanus, collettore delle acque che formavano la Vallis Candiana, enorme lago salmastro nel cuore della foresta Standiana, la zona più remota della Marca di Bevania, in cui pochi si inoltravano e non facevano ritorno.
La corriera lo aveva depositato al capolinea, dove la strada ducale 65 della Senonia Gotica, una delle regioni confederate del Regnum Italicorum et Langobardorum, si incrociava con la ducale 66, detta Erbosa, confine orientale della Marca di Bevania.
Giravano strane voci su quel lembo di terra così gelosamente custodito dai suoi notabili e quei pochi che riuscivano a ritornare, non erano più quelli di prima.
Il direttore del giornale era stato sbrigativo: "Scrivi quel che vuoi, Edo, tanto di sicuro non lo leggerà nessuno".
Il direttore del giornale era stato sbrigativo: "Scrivi quel che vuoi, Edo, tanto di sicuro non lo leggerà nessuno".
Questo era stato il commiato, dopo trent'anni di onorato servizio.
Ma ormai le opinioni altrui non gli facevano più né caldo né freddo.
Dietro di lui c'erano, come ultimo segno di civilizzazione, i geometrici e quadrati campi della dove la centuriazione romana era riuscita a penetrare; dall'altra parte, il nulla selvaggio della Foresta Standiana e delle paludi, un groviglio nero che inghiottiva la luce del crepuscolo.
Dietro di lui c'erano, come ultimo segno di civilizzazione, i geometrici e quadrati campi della dove la centuriazione romana era riuscita a penetrare; dall'altra parte, il nulla selvaggio della Foresta Standiana e delle paludi, un groviglio nero che inghiottiva la luce del crepuscolo.
L'aria sapeva di sale amaro, terra marcita e fumo di torba.
Davanti a lui, oltre il vecchio ponte di pietra che scavalcava il fossato, alimentato dal canale Torricchia, si stagliava l'ombra del maniero neogotico dei Prinsivalli, i Marchesi di Bevania. Quella dimora, posta lì come un baluardo difensivo, dominava l'intera Marca, simbolo di una dinastia che da secoli possedeva la terra, l'acqua e, si diceva, persino il respiro di chi ci viveva.
Per arrivarci era sufficiente proseguire a piedi tra il bosco, fino al cancello enorme e possente che delimitava le mura del grande parco.
Suonò al citofono.
I cani abbaiarono da tutte le parti, ma bastò una voce da una finestra per zittirli.
Seguì lo scatto del cancello e un bellissimo viale alberato con vari tipi di quercia.
All’entrata lo attendeva una giovane donna di straordinaria bellezza, dai capelli biondo scuro e dagli occhi color fiordaliso, ma nonostante il viso d’angelo, la sua espressione era molto seria, altera e distaccata.
<<Lei è il giornalista Edoardo de Rovere>> constatò la donna
<<Diciamo che sono quel che resta di lui>> ironizzò lui, che in gioventù poteva forse essere stato di aspetto prestante, ma ormai aveva tirato i remi in barca da decenni, completamente disinteressato alle apparenze e in generale alla vita stessa.
Quella risposta fece trasparire per una frazione di secondo un’aria lievemente divertita nel visto algido della donna, che probabilmente, a modo suo, era dotata di senso dell’umorismo.
La bellezza di lei ricordò ad Edoardo i suoi amori passati, tutto ciò che aveva perduto, e si sentì improvvisamente più vecchio e più stanco, come se il solo sguardo di quella creatura meravigliosa lo avesse privato di forze e persino gli avesse instillato tristezza.
Gli occhi di lei, divenuti color indaco, nella notte, lo fissavano in maniera inquietante, considerando la severità dei modi, come se lei si nutrisse delle energie di coloro su cui posava quello sguardo di una bellezza disarmante:
<<Io sono Vittoria Prinsivalli, una delle pronipoti del Marchese di Bevania. Il mio bisnonno si scusa per non essere venuto di persona ad accoglierla, ma è un uomo molto anziano e raramente lascia la sua residenza personale e non riceve più ospiti da molto tempo>>
Edoardo provò un senso di fastidio:
<<E gli altri membri della sua famiglia? Sono tutti impegnati?>>
Gli occhi di lei pulsarono come se emanassero una luce propria, ma questa volta c’era una punta di irritazione:
<<Mi ha tolto le parole di bocca. Sono tutti molto impegnati, ma avremo comunque ospiti a cena.
Come può vedere, questo è l’antico maniero di famiglia, e ha una lunga storia, non sempre piacevole>>
Il giornalista sorrise impercettibilmente: gli piacevano gli eufemismi, e quello riguardo alla storia dei Prinsivalli era davvero un enorme eufemismo.
La giovane continuò:
<<In questo momento soggiorniamo qui soltanto io, la governante Elvira e le sue sorelle nubili. E lei sarà nostro ospite per tutto il tempo che riterrà opportuno: un onore che riserviamo a pochi>>
E lui ne fu meravigliato:
<<Apprezzo questo onore, ma mi chiedo a cosa sia dovuto. Purtroppo il mio curriculum è ancora più deludente del mio aspetto>>
Vittoria Prinsivalli apparve nuovamente divertita, ma solo per un istante:
<<Dottor de Rovere, imparerà presto che nella Marca di Bevania i criteri di giudizio sono diversi da quelli delle altre terre.
Ma non la trattengo oltre, poiché vedo che lei è logoro per il lungo viaggio e la molta stanchezza.
La governante le mostrerà i suoi alloggi. Ha lavorato molto per renderli accoglienti.
Troverà tutto ciò che le serve.
La cena sarà servita alle otto: approfitti del tempo che resta per riposare in pace, ma mi raccomando, non si aggiri da solo nell’edificio.
Alcune aree del maniero sono malsicure: è vetusto, e cela molti tristi ricordi>>
Edoardo era colpito da quell’eloquio arcaizzante in una persona così giovane, o almeno dall’aspetto così giovanile.
<<Spero che lei vorrà collaborare alla stesura del mio reportage sui misteri che circondano questi luoghi, compresi i tristi ricordi a cui lei si riferisce, o alle dimore misteriose…>>
Lei lo fermò con un gesto imperioso:
<<Avremo molto tempo per parlarne. Ora pensi alla sua sistemazione>>
In quel momento entrò la governante, una donna di età indefinibile, di aspetto ordinario, ma severo e guardingo, e i suoi occhi scuri e remoti davano l’idea di aver visto fin troppi inverni e fin troppe false primavere.
<<Fatti avanti, Elvira, e accogli il nostro ospite come si deve: è un giornalista e non vogliamo fargli una cattiva impressione>>
I modi algidi e perentori di Vittoria avevano già prodotto di per sé una pessima impressione in Edoardo, che però non la lasciò trapelare:
<<Mi chiamo Edoardo de Rovere, vengo da lontano per vedere con i miei occhi le meraviglie di questa oasi di cui tanto si parla, per la conservazione delle tradizioni e la longevità degli abitanti>>
La governante lo osservò incuriosita e poi gli strinse saldamente la mano:
<<La sua venuta tra noi era prevista, ed è un evento molto gioioso>>
Eppure non c’era la minima traccia di gioia nel volto di Elvira, sebbene la sua voce avesse un tono sincero.
Edoardo capì subito che in quel luogo ogni forma di comunicazione aveva ben poco a che vedere con le apparenze e i significati letterali.
Poi la governante gli disse: << Mi segua, le faccio strada verso i suoi alloggi>>
Il piano terra era ancora in condizioni abbastanza buone, ma più si saliva, più si percepiva l’umidità e il freddo.
<<Il maniero non mi sembra in condizioni ottimali. Come mai i Prinsivalli non procedono ad un restauro? Per quel che ne so, sono una famiglia ricca>>
Elvira sapeva di sicuro più di quanto fosse disposta o autorizzata a dire:
<<Sono una famiglia molto ricca, in effetti. Ma non conosco le loro motivazioni>>
Il giornalista notò che la reticenza e l’ambiguità sembravano voler aggiungere ulteriore mistero ai segreti di Bevania.
<<Io sono qui per capirle. Ci si aspetta qualcosa di significativo, da questo mio reportage>>
<<Capirà ogni cosa al momento opportuno>>
<<Spero che non sia necessario troppo tempo. Non è nei miei piani rimanere a lungo da queste parti. Il solo fatto che la connessione ad internet sia disturbata mi fa sentire come se fossi nel Medioevo>>
Elvira lo guardò con aria quasi materna:
<<Forse il Medioevo era un’epoca più a misura d’uomo. E lei ci si troverebbe meglio>>
Edoardo sorrise:
<<Io andrei in crisi se non ci fossero i medicinali che abbiamo adesso, quindi dubito fortemente che…>>
Ma Elvira lo interruppe:
<<Forse non ne avrebbe bisogno>>
De Rovere era confuso:
<<Ci sono troppi forse, nei suoi discorsi, signora. Ma almeno lei potrebbe aiutarmi a capire come mai, dal momento che i giornalisti non sono ammessi volentieri da queste parti, sia stato chiamato proprio io, che sono ormai al capolinea della mia non brillantissima carriera. E sono stato ricevuto da una Prinsivalli in persona, anche se mi chiedo dove siano tutti gli altri>>
La governante sospirò:
<<Io intendo esserle d’aiuto, ma ci sono cose che richiedono tempo per essere assimilate. Lei ha delle qualità che interessano alla famiglia e ai notabili. Riguardo al “dove siano” gli altri Prinsivalli, la risposta è semplice: sono dappertutto>>
Edoardo sospirò, e gli bruciavano gli occhi dalla stanchezza:
<<Non mi piace giocare agli indovinelli. Queste risposte evasive non hanno senso>>
Elvira gli rivolse uno sguardo di rimprovero:
<<Le garantisco che tutto si chiarirà nel momento opportuno e nel migliore dei modi, per tutti noi. Deve capire che qualcuno vuole parlare di noi, noi, a nostra volta, vogliamo che il modo in cui si giunge alla conoscenza di questo luogo e della sua gente avvenga per gradi. Non abbia fretta di tornare ad una vita che non ha niente da darle. Noi siamo la forse la sua ultima occasione di riscatto>>
A quel punto rimaneva un’ultima questione:
<<La signorina Vittoria è una delle donne più belle che io abbia mai incontrato in tutta la mia vita, ma è molto giovane, avrà poco più di vent’anni. E’ strano che abbiano scelto proprio lei per accogliere un vecchio rottame come me>>
La governante sorrise scuotendo la testa:
<<Io non trovo affatto strana questa decisione. E tende un po’ troppo all’autocommiserazione. Ad ogni modo, non c’è dubbio che Vittoria abbia avuto il dono della divina bellezza. Un dono difficile da preservate. Ma ha anche avuto il dono dell’intelligenza e dell’intuizione. Ha avuto un’educazione molto severa, che ha dato i suoi frutti. Ma ora basta perdersi in chiacchiere. Si conceda un po’ di riposo, poiché stasera ci saranno ospiti di riguardo, i Notabili della Marca di Bevania, i più importanti i più importanti dell’intero Ducato della Senonia Gotica>>


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