martedì 17 gennaio 2012

In principio furono Arianna e le fashion bloggers

In principio fu Arianna, ed Arianna era la mia ragazza, fino alla settimana scorsa.


Tramite Arianna sono venuto a conoscenza del mondo delle fashion bloggers.

Le fashion bloggers si dividono in tre categorie
- quelle che lo fanno per passione
- quelle che lo fanno come professione, in quanto utilizzano lo strumento del blog non solo per proporsi non solo come esperte di moda, commentatrici e indossatrici (con fotografi al seguito), ma anche come pubblicitarie, mediatrici commerciali, presenzialiste, giornaliste e persino stiliste.
- quelle che lo fanno per entrambi i motivi.

Per le più ambiziose il blog è solo il punto di partenza.
Ci sono i siti di immagini, come Flikr e Chicismo, per divulgare gli outfits e "fare tendenza".
Poi ci sono i social network, un terreno vergine da conquistare, in particolare Facebook e Twitter.
Poi ci sono gli inviti agli eventi mondani, da cui nascono amicizie e collaborazioni con le boutique e persino con gli stilisti.
Poi ci sono le riviste di moda, che per attirare le lettrici più giovani hanno iniziato a collaborare con le fashion bloggers.



C'è una fashion blogger in particolare che piaceva alla mia ex, ed era, anzi è, Chiara Ferragni.

Le riconosco un grande fiuto per gli affari.
Il suo  blog mi pare una specie di catalogo, con uno stuolo di ammiratrici americane che chiedono quanto costa quella borsa? dove posso comprare quelle scarpe? in tal caso la risposta arriva immediatamente. 

Il problema è che adesso molte ragazze o giovani donne interessate alla moda vogliono diventare come lei, ma il mercato incomincia ad essere saturo, persino se il blog è scritto in inglese, per cui queste ragazze, magari più eleganti e più brave, non riescono ad eguagliare la Blonde Salad.


Il secondo problema è mio personale. Lo ammetto, questa storia mi ha messo in crisi. E' una crisi da emulazione, non nel senso che io voglia fare il fashion blogger, non è il mio settore. Però l'idea di fare il blogger e di cercare di trasmettere le mie passioni tramite questo strumento mi ha spinto ad iniziare.

All'inizio l'ho fatto sotto pseudonimo inventandomi un personaggio stravagante, ma la cosa mi è parsa troppo ipocrita: preferisco essere me stesso col mio vero nome.
Ora sono consapevole che all'inizio parlerò al deserto, come Giovanni Battista nel vangelo di Giovanni Evangelista.
Chissà se un giorno il deserto risponderà...

Voce di uno che grida nel deserto

Mi chiesero dunque: "Chi sei? Che diritto hai di giudicare?".
Risposi: "Io sono la voce di uno che grida nel deserto. Il mio diritto nasce da ciò che ho vissuto e da ciò che ho imparato, da ciò che ho visto e da ciò che ho sentito, da ciò che ho studiato e da ciò che ho sperimentato, da ciò che ho pensato e da ciò che ho capito"
Mi chiesero: "Perché gridi nel deserto, se nessuno può sentirti?"
Risposi: "Perché non posso fare altro"
Ma forse un giorno qualcuno ascolterà.
Forse un giorno qualcuno, dal deserto, risponderà.