martedì 1 settembre 2026

L'Ultima Dama del Lago. Capitolo 8. Il Grande Disegno, il Nobile Scopo, i Soci Silenziosi e gli Iniziati di Rango Segreto



Dalla finestra del secondo piano, che illuminava il suo studio, Vittoria Prinsivalli osservava le imbarcazioni fluviali che si dissolvevano nella nebbia, lungo il canale di collegamento tra il Maniero e la località di Confluentia, sede della Sorellanza delle Erboriste.
Naturalmente l'erboristeria era solo la copertura della reale attività delle Sorelle.
O per meglio dire "delle streghe"!
Così la pensava Vittoria, e non solo lei, ma in quel particolare giorno il Grande Disegno, secolare, si era concretamente manifestato.
Che cos'avrà mai di più quell'uomo lo sanno solo loro! E io non dovrei farmi condizionare da tutto questo. 
Eppure, quando, poco dopo colazione, Vittoria aveva osservato l'immagine di Edoardo de Rovere ridursi a un punto lontano, prima di svanire nel reticolo di canali che solcava i confini della Marca, era stata colta da un senso di mancanza che l'aveva obbligata a consumare le energie del Capitano delle Guardie, ser Filippo l'Aitante, cadetto della casata dei Gagni di Montescudo.
Anche i suoi predecessori, altri cavalieri cadetti altrettanto nobili schiatte, avevano fatto la stessa fine, ma chissà perché, ognuno di loro credeva di poter essere il futuro degno sposo di donna Vittoria, erede del Marchese di Bevania.
Eppure lei lo aveva avvertito: "Filippo, tu sei solo l'ultimo di una serie. Era da tempo che non accettavo la compagnia di uno come te, tutto muscoli e niente cervello. In tanti hanno provato a soggiogarmi"
Quello stallone da quattro soldi non conosceva nemmeno la storia dei suoi predecessori:
"Hanno provato e hanno fallito?"
Vittoria aveva riso con aria di scherno e disprezzo:
"Hanno fallito e sono morti"
Non era neanche il caso di raccontare loro la storia del mito dei Re del Lago di Nemi, con cui James Frazer, ne "Il ramo d'oro", introduceva la macabra leggenda del Rex Nemoriensis, il re-sacerdote della dea Diana, presso il santuario di Nemi, nel Latium Vetus, vicino all'antica Aricia, come narrato da Svetonio nel "De vita duodecim Caesarum", in cui stroncava spietatamente gli imperatori delle due dinastie che si erano succedute alla guida di Roma: la gens Giulio-Claudia e la gens Flavia. 
Vittoria non ricordava esattamente il brano e fu turbata nello scoprirsi a pensare:
Edoardo l'avebbe saputo.






Quel pensiero la infastidiva: non le era mai capitato di rimuginare tanto sui tipi intellettuali, ma dopo quasi 225 anni, tutto poteva succedere.
E così il capitano Filippo Gagni aveva dovuto pagare il prezzo del malumore di Vittoria, e ciò che era accaduto dopo si era svolto secondo le consuete procedure, anche incominciava a trovare raggelante l'idea di riferirsi a questi rituali oscuri con un termine così neutro.
La Cappella del Sommo Demiurgo, presso il Maniero Prinsivalli, era nota per le sue vetrate costosissime e per la volta a cielo stellato, ma la Critpta, sotto la Volta Nera ospitava l'orrore le messe nere che lì si svolgevano, consacrando i "prosciugati" alla Morda.

"Dormirò sol nel manto mio regale / quando la mia giornata è giunta a sera / dormirò sol, sotto la volta nera / giù nell'avello dell'Escurial".
Questo diceva il basso che interpretava re Filippo II di Spagna nel "Don Carlos" di Verdi.






Di ritorno nel palazzo, aveva sentito l'esigenza di aprire le vetrate della finestra di quello che chiamava "ufficio", per meditare, rimanendo immobile, con le dita diafane appoggiate alla pietra fredda del davanzale.
Sul tavolo di quercia dietro di lei, il calice d'argento era vuoto, e le ricordava quello usato da Padre Malachia per la Messa Nera, le cui liturgie latine risuonavano ancora nelle sue orecchie come la voce di un rimorso di coscienza.
Si sentiva stanca, come se l'energia assorbita dal vigoroso Capitano non fosse servita se non per poche ore.
Lui non meritava certo un tale rimorso, ma era pur sempre un essere umano, mentre gli Eterni come lei cos'altro erano se non creature mostruose, inumane, disumane.
Non avrebbe mai permesso che nessuno si accorgesse di questo suo malessere: aveva sempre cercato di ottenere il favore di suo padre mostrandosi forte, ma lui avrebbe voluto un erede maschio. 
In tanti secoli di vita non ne aveva avuto neanche uno, neanche un bastardo. Era sicuramente una fattura della Sorellanza o qualche intruglio degli Alchimisti a far sì che nascessero solo figlie femmine, e per giunta cagionevoli di salute. Per anni si era chiesta chi potesse essere l'infiltrato nella Fortezza della Foresta, ma alla fine l'unica cosa che contava era cercare di sopravvivere.
Suo padre era il pericolo più grande!
Le figlie che non lo soddisfavano, che lo deludevano anche una volta sola, finivano dritte in pasto alla Morda, vive. E lei era obbligata ad assistere, come monito. 
In tutti quegli anni soltanto l'appoggio di sua zia Mariagrazia, pieno e incondizionato, le aveva permesso di non soccombere e di non impazzire. 
Mariagrazia Prinsivalli, sorella di Giorgio, era molto diversa da lui, anche se era il suo braccio destro, o per meglio dire, quello sinistro. Era sempre così piena d'energia, priva di sensi di colpa, come se tutto quello che vedeva non la riguardasse. La servitù temeva Mariagrazia quasi più del fratello, perché era una donna autoritaria, ma con lei era sempre stata affettuosa, nei momenti in cui il vecchio non era presente.
Alla fine erano rimaste in quattro le figlie di Giorgio Prinsivalli, da quattro madri diverse, le tre mogli successive a sua madre, tutte morte giovani perché non gli davano il figlio maschio che aspettava da secoli.
Vittoria aveva cercato di dimostrargli in tutti i modi di essere molto più resistente di qualsiasi figlio maschio, ma non c'era stato modo di ottenere da lui nient'altro che risposte sprezzanti.
Eppure lei gli aveva voluto bene. Aveva amato quel mostro per duecento anni. E adesso dov'erano andati tutti quegli anni? Perché di tutto quel tempo riusciva solo a ricordare gli anni in cui gli era concesso di sognare di diventare un'atleta olimpionica. Ma la zia aveva chiarito il punto: "Devi capire che lui non accetterà mai di vedere la sua primogenita esibirsi in pubblico con dei numeri da circo. Tu sei l'Erede, e lui ormai sa che la Mutazione, a cui nemmeno gli Eterni possono sfuggire, si sta avvicinando, ed esige che tu diventi come lui. I tuoi desideri personali per lui non significano niente. Quindi non farti illusioni, ti costringerà a smettere. Ma nella vita ci sono tante altre cose! Non devi fissarti solo su quella, dovresti ampliare i tuoi interessi, come ho fatto io, ma in maniera discreta, senza che lui debba esserne contrariato".
Lei aveva chiesto alla zia come avesse fatto a ottenere la fiducia e persino il rispetto di Giorgio Prinsivalli.
Mariagrazia, con la sua voce resa rauca dalle sigarette, aveva riso e risposto: "Un giorno lo capirai, adesso è troppo presto. Devi avere pazienza. Nella vita bisogna saper attendere, come fanno i predatori, per ore e ore, fino a che non hanno la preda in pugno".
Ora Vittoria sospettava cos'avesse in mente sua zia, ma cosa sarebbe cambiato se ad un tiranno si sostituiva una dittatrice lievemente meno gelida? 
Quando sarebbe stato il suo turno? Quanti secoli di noia avrebbe dovuto sopportare prima di godere l'ebbrezza del potere supremo?
Ogni anno era sempre peggio. Ogni giorno doveva rinunciare a qualcosa, a una parte di se stessa, per compiacere il vecchio.
Aveva cercato di farsi piacere l'essere la Signora di un Maniero e poter scegliere amanti giovani e belli con cui divertirsi e di cui nutrirsi, prosciugando le loro energie con un semplice sguardo, come aveva fatto con quello sciocco che ormai giaceva nel mezzo della foresta ad aspettare che i porcari del luogo dicessero che erano stati i folletti a far imbizzarrire il cavallo.
Il magistrato Borghi avrebbe archiviato il caso come fatto per tutti gli altri: "Un tragico incidente". E la faccenda era chiusa.
Quell'idiota di Stecchino aveva confermato: "Ah, sì, mi avete tolto le parole di bocca, una tragedia, una fatalità!".
Era tutto risolto, dunque, ma Vittoria non riusciva a far a meno di pensare al futuro, a questi giorni tutti uguali, a questa eternità che finiva per trasformare tutti in creature anche fiscamente mostruose come quelle che popolavano la palude, gli uomini-pesce, simili ai mostri di Lovecraft. 
Al solo pensarci veniva presa da una morsa allo stomaco che nemmeno i suoi esercizi ginnici avrebbero potuto scacciare.
Eppure lei era molto lontana nel tempo da quel destino, era, nell'ottica degli Eterni, ancora un fanciulla.
Ma allora perché quel giorno si sentiva così stanca?
In fondo il dazio era stato pagato, il Capitano consacrato al Demiurgo e il suo corpo avrebbe placato l'eterna fame della Morda, come nei patti ancestrali. Eppure nessuno dei rituali l'aveva galvanizzata come le altre volte. La sua giovinezza di duecentoventiquattro anni, preservata al prezzo di una vita che ormai le faceva ribrezzo, non era più un motivo di vanto. Le appariva come un'immensa, desertica prigione di massima sicurezza. Ma non era solo questo.

"C'è un altro tipo di energia di cui ho bisogno, ma non oso nemmeno pensarci. Gli uomini mi sono scivolati via uno dietro l'altro senza lasciare traccia, ma Edoardo no. I volti di tutti gli uomini che ho conosciuto sono svaniti subito dalla mia memoria, ma quello di Edoardo no! Il suo ricordo è come una seconda emicrania ancora più lancinante di quella che mi tormenta da una vita".
Ma cos'aveva di speciale, dopo tutto? Qual era stato il momento decisivo, quello che aveva fatto la differenza?

L'aveva guardata con l'aria di chi è molto più saggio ed esperto, come se conoscesse il suo segreto e le dicesse: 'Nonostante tutto io ho superato prove che tu non saresti mai riuscita a sopportare nemmeno per un minuto'. 
Ma c'era dell'altro, una sorta di superiorità morale derivata dal fatto che era cresciuto in un luogo civilizzato e libero, una realtà che lei non aveva mai conosciuto e che in fondo non le era nemmeno importato di conoscere, fino a quel momento.
Mi ha guardata come se vedesse un diamante gettato nello sterco e destinato a sprofondavi dentro per l'eternità. Io non so perché mi interessa tanto il suo parere. E' solo un fallito con tre lauree una più inutile dell'altra, è venuto qui a morire, ce l'aveva scritto in faccia, ma dopo che mi ha vista non ha voluto darmi la soddisfazione. Mi ha fatto capire che c'è un legame, c'è qualcosa... qualcosa che in tutta la mia vita... Ma non devo pensarci! Un giorno, quando avrò il potere, riderò di queste mie debolezze
Ma nemmeno quella prospettiva la faceva stare meglio.
Vittoria si staccò infine dalla pietra fredda della bifora, stringendo i pugni lungo i fianchi per arrestare un tremito impercettibile. Si diresse verso lo scrittoio d'ebano, decisa a ricondurre la mente all'ordine burocratico che era per lei l'unico dogma sopravvissuto al disprezzo del padre. 
Sul tavolo, le pergamene dei contratti della Marca attendevano la sua firma, ma la sua attenzione fu catturata da un dettaglio apparentemente insignificante che scatenò in lei una vertigine ossessiva.
Persino quel pomposo idiota di Stecchino ha avuto l'impudenza di diagnosticarmi una nevrosi di tipo ossessivo-compulsivo.
Ma il flacone del pigmento giallo zafferano, che usava metodicamente per sottolineare i passaggi principali dei testi di consultazione giuridica, mentre si occupava dei diritti di navigazione fluviale o delle scadenze dei censi dei fittavoli, era vuoto, e per lei usare un altro colore nello stesso libro era inammissibile. Aprì i cassetti con gesti via via più rapidi, quasi febbrili, ma non trovò alcuna boccetta della stessa, identica sfumatura. Un'ondata di panico claustrofobico, un blocco totale e assoluto simile alla morsa allo stomaco, la paralizzò sulla sedia. Senza quella precisa gradazione di colore, la simmetria geometrica del suo lavoro andava in pezzi.
E come sempre accadeva nei momenti in cui il suo equilibrio da acrobata vacillava, ecco che compariva quella giovane sfacciata di Matilde, la vice-Governante imposta dalla Sorellanza "perché l'opposizione ha i suoi diritti" (con chiaro riferimento all'Ordine degli Iniziati), che entrava senza nemmeno bussare, comportandosi come se fosse la padrona del Maniero, e poteva farlo perché quelli erano i patti. La leadership dei Prinsivalli, pur basandosi sull'appoggio degli Eterni e dell'Aristocrazia Nera, necessitava dell'astensione della Sorellanza, nel Consiglio Supremo, per potersi conservare, e la Sorellanza infiltrava le sue streghe dappertutto.
Ma non doveva mostrarsi turbata, in 224 anni di vita non aveva mai versato una lacrima, non aveva mai lasciato trapelare nulla, nemmeno a sua zia, figuriamoci a questa ragazzina saccente che le stava sempre alle costole come un'arpia, per riferire tutto alla vecchia, alla Madre Superiora, un'altra di quelle creature che non morivano mai, neanche se le prendevi a colpi di accetta..
<<Cosa c'è? Non vedi che sto lavorando?>>
Matilde, così giovane, bella e già così maliziosa, con quegli occhi lievemente a mandorla, di un grigio quasi bianco, e che non aveva bisogno di succhiare l'anima a nessuno per mantenersi bella e forte, rispose:
<<Chiedo venia, Vostra Grazia, ma ho pensato di portarvi una tisana rilassante al biancospino, escolzia, melissa e passiflora. Mi siete parsa così tesa, oggi, alla Messa. Credo di non essere l'unica ad averlo notato. Forse parlarne vi aiuterebbe a liberarvi di quel peso>>
Vittoria l'avrebbe voluta prendere a schiaffi, ma non poteva e non doveva perdere il controllo, perché la forza è niente senza il controllo:
<<Matilde, quante volte ti ho detto che tu non devi pensare, ma solo obbedire? Basta che Elvira si allontani per un giorno e tu ti senti già nelle condizioni di dirmi cosa è bene e cosa non è bene per me. Tu non sei niente, in confronto a me! Io sono il sole che fa scomparire tutte le altre stelle, comprese quelle meno brillanti come te>>
La novizia non si scompose, ma scandì la risposta in maniera inesorabile:
<<Un Re che sente il bisogno di dire: io sono il Re, non è un vero Re>>
Era una provocazione deliberata, e Vittoria fu sul punto di scagliarle contro la boccetta dell'inchiostro:<<L'ennesimo proverbio tratto di peso dal Manuale delle Novizie della Sorellanza! Non mi interessano queste sciocchezze, ho preso il diploma di Liceo in soli 4 quattro anni, senza rinunciare a niente. Non ho bisogno né dei tuoi proverbi né delle tue tisane quindi sparisci dalla mia vista!>>
Matilde, prima di girare i tacchi volle avere l'ultima parola:
<<Non dovete sminuire i vostri sacrifici. Di rinunce ne avete fatte fin troppe, Vostra Grazia!>>La porta si chiuse con un clic secco, lasciando dietro di sé il profumo dolciastro e ipnotico della passiflora e delle altre erbe. Vittoria restò sola, il respiro corto che faceva sollevare il corsetto troppo aderente. Fissò il calamaio di cristallo, con le dita che ancora formicolavano per il desiderio represso di scagliarlo contro la schiena della novizia. Quella frase le era penetrata sottopelle come un ago di ghiaccio. Matilde, con la malizia dei suoi vent'anni e quegli occhi inquietanti da arpia, aveva toccato l'unica verità che lei tentava di seppellire sotto i registri contabili: la sua intera eternità era un cumulo di rinunce. Aveva rinunciato a tutto per compiacere il vecchio Marchese e Patriarca, nonché Gran Maestro dell'Ordine degli Arcani Supremi. L'aveva fatto perché lei era l'erede designata, e lui, nonostante si considerasse eterno, era nella fase più avanzata della Metamorfosi di cui non si poteva parlare.
 Spinta da una sorda ribellione e dal bisogno di ritrovare il controllo di sé e la simmetria perduta, Vittoria si alzò dallo scrittoio. Se la Sorellanza infiltrava le sue streghe fin dentro le sue stanze, lei avrebbe dimostrato di saper muovere le sue pedine con lo stesso spietato tempismo.
Aprì la porta che conduceva all'ala orientale del Maniero, dove alloggiava, nelle fin troppo frequenti visite, sua zia Mariagrazia. 







Di solito Vittoria non sopportava l'invadenza della sorella di suo padre, ma c'erano momenti, quando si sentiva instabile e turbata, in cui aveva bisogno della rassicurante voce rauca di Mariagrazia, del fumo aromatico delle sue sigarette sottili e di una analisi realistica, privo delle ipocrisie delle novizie. Voleva sapere cosa prevedeva il Grande Disegno per quell'Edoardo de Rovere che aveva osato turbare il suo equilibrio interiore.

La zia era arrivata nel pomeriggio del giorno prima, anticipando la venuta di Edoardo e la cena dei Notabili, ma senza farlo sapere a nessuno tranne che a lei.
Ogni volta che succedeva qualcosa di potenzialmente critico, Mariagrazia Prinsivalli veniva spedita da suo fratello a controllare la nipote. 
Vittoria la trovò, come al solito, intenta a leggere un manoscritto, per quella stupida casa editrice che era il suo giocattolo, e a fumare come una ciminiera impestando l'aria, già pesante per i miasmi della Palude Standiana che risalivano i corsi d'acqua fino al Lago:
 <<Allora, hai trovato il Grande Romanzo Italiano del XXI secolo, zia?>>
Mariagrazia le rivolse un sorriso sincero, incurante del fatto che ormai neanche la sua natura di Eterna poteva nascondere le rughe e i cedimenti di una bellezza che secoli prima doveva essere stata simile a quella della nipote:
<<Purtroppo ancora no! Come già è stato detto da persone migliori di me, abbiamo bisogno di scrittori che si ricordino la libertà. E non mi riferisco a quella "tolleranza repressiva" che va tanto di moda oltre i confini della nostra Marca. Tu non puoi ricordare, e io non posso dimenticare, è questo il nostro dramma. Esisteva un mondo selvaggio, una specie di far west nostrano, dove era possibile nascondersi, farsi dimenticare, ed era questo il modello su cui ci siamo ispirati per mantenere la Marca di Bevania lontana dalle tecnologie invadenti, dalla razionalità strumentale, dall'industria culturale che produce solo propaganda, dal totalitarismo morbido della civiltà dei consumi. E' stato soltanto per questo che ho accettato di scendere a compromessi con le fazioni che appoggiano tuo padre. E' il Nobile Scopo di cui ti ho parlato quando ho tentato di impartirti l'insegnamento profondo.
Noi abbiamo tenuto in vita la natura spontanea, la cultura che si tramandava attraverso una mitologia simbolica, veicolo di quei concetti che sono stati accostati ingiustamente alla pseudoscienza o alle visioni indotte dalle droghe. Non c'è stata la comprensione di cosa significasse nella nostra cultura sciamanica l'uso degli allucinogeni sacri.
Tu non puoi ricordare, lo ripeto, e io non posso dimenticare, perché era quella la strada mistica verso il noumeno, la cosa in sé, das Ding an sich, come diceva Kant.
Soltanto in California ormai si è mantenuta una traccia di tutto questo, con antropologi come Carlos Castaneda, messi all'indice negli altri stati
. Ed è stata la figlia di un antropologo a ricordarci di cosa avevamo bisogno: "voci di scrittori capaci di vedere alternative al modo in cui viviamo ora, capaci di vedere, al di là di una società stretta dalla paura e dall'ossessione tecnologica, altri modi di essere, e immaginare persino nuove basi per la speranza. Avremo bisogno di scrittori che si ricordino la libertà - poeti, visionari - realisti di una realtà più grande. "
Ma più passa il tempo e più mi accorgo che è come la ricerca del Santo Graal!
Per questo io ti ho cresciuta per essere la nuova Dama del Lago,
 per questo ti ho impartito l'Insegnamento Profondo, qualcosa che va persino oltre gli Arcani Supremi.
Il tuo compito era di trasformare questa Marca nella nuova Avalon, nella nuova Camelot, nella nuova Broceliande! 








Questo era un sogno, un ideale, qualcosa che io chiamavo: il Nobile Scopo, perché in fondo che senso avrebbe la nostra vita se non avessimo almeno un obiettivo che possa derifinirsi nobile?
Ma tu hai fatto scelte diverse, e io devo cercare altrove. E sarebbe bello che tu mi dessi una mano ogni tanto. In questo maledetto Regno tutti scrivono e nessuno legge. Almeno sapessero scrivere in maniera decente! E invece no: una banalità dietro l'altra... ma scusa, mia cara, ti sto annoiando con i miei discorsi, mentre tu sei lì con quella faccia da funerale, vieni, avvicinati, fatti guardare. Gli altri possono dire quello che vogliono, persino io, ma tu resti la più bella donna che sia mai esistita su questa Terra!>> 
Vittoria sorrise suo malgrado, perché la zia aveva mantenuto intatto il suo senso dell'umorismo, unito a un sincero affetto per lei:
<<Allora, cosa ne pensi di De Rovere? Hai osservato tutto, come nei patti?>>
La zia annuì, spegnendo la sigaretta su un portacenere pieno di mozziconi.
 <<Oh sì, per quanto non sia molto comodo stare dietro a quei fori nel muro o nei quadri. Ma ho visto a sufficienza per capire come stanno le cose>>
Vittoria si mise sulla difensiva: <<In che senso?>>
Magriagrazia sospirò: <<Nel senso che finalmente hai trovato uno che sa tenerti testa senza apparire un troglodita! Non osare negarlo! Per me sei un libro aperto. Quando parli con lui sembri una liceale al primo appuntamento. Ed era ora! Dopo tutti questi anni temevo chedietro le robuste pareti dei meccanismi di difesa dell'Io, il tuo cuore fosse divenuto di ghiaccio>>
Vittoria impallidì:
<<Potrei anche darti ragione se solo sapessi di cosa stai parlando>>
La zia rise di nuovo con quel vocione che contrastava con il suo fisico esile e i tratti delicati del viso: <<Avanti, con me non funzionano questi giochetti! Ti ho fatto da madre e ti conosco meglio di quanto conosca me stessa. De Rovere ti ha messo in difficoltà. Ti aspettavi di trovare un vecchio rammolito, ma quando hai tentato di dargli un calcio la sua massa si è rivelata marmorea, e questo ti ha fatto male, non è così? Non osare mentirmi!>>
Vittoria sbuffò:
<<E va bene, va bene! Mi ha infastidita! Io non riesco a capire da dove gli derivi quell'atteggiamento di condiscendenza, di sufficienza, come se avesse conquistato il mondo intero rimanendo seduto in poltrona! Quello che è esasperante è che non dice nulla di offensivo, ma lo dice in modo e con un tono che trasudano disprezzo da tutti i pori. E quegli occhi neri sono spaventosi! Sembra che riesca a leggerti nel pensiero, ma non è possibile, non è un Iniziato, anche se la sua linea di sangue potrebbe contenere delle sorprese, se solo mi fosse concesso di accedere ai dati...>>
Mariagrazia scosse il capo:
<<Non è ancora il momento, ma arriverà prima di quanto tu possa credere. Per ora è sufficiente sapere che tu lo trovi un uomo interessante. E vorresti che fosse rimasto qui, invece di andare dalle streghe. Ho visto come nella cena di ieri sera vi siete studiati a vicenda e anche stamattina a colazione. Non crederai che lui ti disprezzi davvero? Ieri era arrivato trasandato e mezzo ubriaco, stamattina era vestito come un principe e ti guardava dritto negli occhi, protetto dal suo Triskelion. Ma tu non gli avresti sottottratto ulteriori energie. Nella noia della tua esistenza finalmente c'è una novità. Non dico che dobbiate perdervi in smancerie, siete tutti e due troppo vecchi per queste cose, ma se foste a cena, io so che potreste parlare per secoli senza annoiarvi mai. E lui riuscirebbe a renderti davvero allegra, non avresti più bisogno di fingere. E riguardo alla sua linea di sangue, non contano soltanto i blasoni, conta l'insieme dei tratti che formano il carattere di base. E sai cos'è che lo rende speciale, cos'è che hanno visto in lui le streghe della Sorellanza? E' una persona profonda. Ogni parola è scavata nella sua vita come un abisso. Non ha bisogno di incantesimi: gli basta dire poche parole per avere subito la tua attenzione
E' un'abilità che possiedono coloro che hanno superato la prova del dolore nella maniera più dura. Hanno una marcia in più degli altri: sanno che si può sopravvivere!>>
 Vittoria rimase in silenzio, le parole della zia che le risuonavano nella mente come l'eco di una sentenza inappellabile. Guardò il portacenere colmo di mozziconi e poi di nuovo il volto di Mariagrazia, dove i cedimenti del tempo non riuscivano a scalfire l'implacabile ironia degli occhi fiordaliso.
Sanno che si può sopravvivere.
 Era quello il codice segreto che non era riuscita a decifrare. Edoardo de Rovere non era venuto nella Marca per farsi prosciugare come tutti gli altri sciocchi; era venuto portando con sé un'armatura forgiata durante mille battaglie, comprese le sconfitte, perché il fallimento era il miglior maestro.
Eppure Vittoria non voleva essere una preda facile o una pedina nel gioco delle fazioni:
«Se pensi che io mi lascerò abbindolare dalle sue parole scavate nell'abisso, zia, ti sbagli», disse, raddrizzando la schiena con l'orgoglio della sua educazione nobiliare. «Lui è andato a Confluentia, dalle streghe di Elvira. Crede di poter fare il cronista trasparente e di usare il suo dubbio metodologico per fare proselitismo contro mio padre. Ma la Marca di Bevania divora i visitatori sgraditi».
La zia sorrise:
<<E chi ha mai detto che lui sia un visitatore sgradito?>>
Vittoria a quel punto sentì la necessità di porrealla zia una domanda ormai più che fondata:
<<Ma tu da che parte stai? Vuoi che io prenda parte al loro Grande Disegno? Il tuo Nobile Scopo è forse lo stesso della Sorellanza? Tu capisci meglio di me le implicazioni di tutto questo.
E dopo? Se anche riuscissimo a sbarazzarci del Vecchio una volta per tutte, cosa succederebbe dopo? Chi comanderebbe qui in Bevania?
>>
E Mariagrazia rispose:
<<Sarebbe anche il momento che a comandare in Bevania fossero i cittadini di Bevania, ma capisco che una transizione democratica metterebbe a repentaglio la natura di oasi ambientale che distingue la Marca e la rende unica al mondo. Il principio democratico, nella mia visione, coesiste armonicamente con quello aristocratico e quello monarchico. E dunque ci sarà un nuovo Marchese di Bevania, nell'ambito del Ducato di Senonia Gotica, all'interno del Regno Confederato Longobardo-Gotico-Italo-Normanno nell'ambito del Sacro Romano Impero.
Il Marchese e la sua consorte vigileranno sulla tutela ambientale, sul paesaggio, sugli ecosistemi, ma il resto non può essere più di esclusiva competenza di una società segreta, specialmente delle vecchie fazioni>>
Vittoria era infuriata:
<<Ma ti senti quando parli? Vuoi forse estromettermi dall'eredità che mi spetta a favore dell'ultimo arrivato? Non te lo permetterei mai, a costo di doverti denunciare a mio padre come traditrice!>>
La zia si mise a ridere:
<<Calma, calma, per favore! Io non ho mai parlato di una tua estromissione. Ciò che ti propongo è di valutare alleanze diverse. 
Io ho viaggiato molto, e questo ha allargato i miei orizzonti. Avrei voluto portarti con me, ma tu ti sei limitata ai tre mesi di rito a Birmingham come tutti gli studenti per bene, e alle inevitabili vacanze a Mikonos, a Sharm el-Sheik e a Formentera. E gli unici risultati sono state le altrettanto inevitabili infezioni e insolazioni! Ma di tutto il resto non sai niente. Hai rifiutato ogni mio tentativo di insegnarti la geopolitica, e senza quelle cognizioni non sei pronta!
Ma Edoardo de Rovere, al contrario, non ha viaggiato solo su questa terra. Lui è un viaggiatore di universi. Lui può andare dappertutto senza muoversi.
La Sorellanza ha scelto lui, e credimi: la sua linea ancestrale è degna di stare al fianco di quella della figlia di Amalia Atalarich e Giorgio Prinsivalli.
Dovrai venire a patti con lui, in un modo o nell'altro, perché anche gli Alchimisti lo sosterranno. Da soli, noi Prinsivalli non abbiamo più la maggioranza nel Consiglio.
Si dovrà trovare un accordo e tu non puoi prescindere da questo dato di fatto>>
Vittoria rimase in silenzio, le parole della zia che le risuonavano nella mente come l'eco di una sentenza inappellabile:
<<Sono pronta a ricevere gli insegnamenti necessari per diventare la tua fantomatica Dama del Lago, e a immergermi nell'insegnamento profondo. Ma tu dovrai appoggiare i miei diritti!>>
Mariagrazia annuì:
<<Bene! Finalmente incominci a ragionare. Ma abbiamo poco tempo e ciò a cui dovrai sottoporti sarà qualcosa che definirei "un corso intensivo". Del resto anche De Rovere avrà da superare i suoi ostacoli, a partire dall'Iniziazione.
Si preparano tempi interessanti>>