lunedì 21 aprile 2014

Virginia D. Capitolo 31. La fortuna è per chi non ha altro in cui sperare.



Su che fragili fondamenta avevamo fondato la nostra felicità, io e Virginia.
Il piacere era qualcosa di effimero. Persino l'amore non dava garanzie. Alla fine, l'unica costante della vita, era la sofferenza.


























<<Sono stata fortunata, ma ora mi sono accorta che ho fatto troppo affidamento sulla mia fortuna. La fortuna, come ha scritto Stephen King, "è per gli stolti. Non hanno altro in cui sperare">>



Le sue energie si stavano esaurendo: era la punizione che gli adepti della Fonte Sacra le avevano inflitto per aver rivelato le loro trame, il progetto eugenetico del Serpente Rosso, le trame di potere della Famiglia D. e le facoltà di controllo psicologico a distanza degli Iniziati.
<<Loro sono immortali ed eternamente giovani. Vogliono farmi provare cosa significa aver rinunciato ai loro doni. Solo ora che sono debole, mi rendo conto davvero che tutto ciò su cui si fonda la mia vita, la mia salute e la mia felicità è fragile ed effimero. La mia giovinezza passerà, passerà la bellezza...>>
<<Ma la tua intelligenza non passerà! La tua eleganza non passerà! L'eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai>>
Lo stile era quello dell'Ecclesiaste, ma la citazione finale era di Coco Chanel. Ho sempre avuto il vizio di mescolare sacro e profano.
<<Tu non capisci, Luca. Per un maschio l'età non è un problema, anzi, dona fascino, autorevolezza. Ma per una donna è diverso>>
La abbracciai e le sussurrai:
<<Non dire sciocchezze, Virginia! Anche una donna acquista fascino e carisma, persino regalità, se ha dentro di sé una personalità forte come la tua! C'è un tempo per tutte le cose. Ogni stagione dà i suoi frutti. Persino la vecchiaia. Persino la morte...>>
Lei mi strinse la mano e valutò le mie parole, ma lo sconforto ebbe la meglio:
<<Solo quando siamo pronti. Ma io... è troppo presto per affrontare questa sofferenza. Io non sono pronta. Oh, Dio del cielo, risparmiami, perché io non ho ancora vissuto! Ridonami la salute, ridonami la forza, ridonami la vita, ridonami la speranza!>>






Il gatto quotidiano. Gatti, civette, gufi e altri sosia...



















E per finire, Buona Pasquetta!




Aegon I Targaryen e il drago Balerion conquistano Westeros



Fondatore della dinastia Targaryen e conquistatore di Westeros, si guadagnò il nome di "Aegon il Conquistatore". Prese le sue due sorelle Visenya e Rhaenys come mogli e generò figli da entrambe. In gioventù combatté vittoriosamente contro Volantis nella guerra per il controllo di Lys insieme al Re della Tempesta, Pentosh e Tyrosh. In seguito Aegon e le sue sorelle condussero un piccolo esercito dalla loro isola di Roccia del Drago fino al continente di Westeros, dando così inizio alla Guerra di Conquista nell'universo di "Games of Thrones". Con l'aiuto dei tre draghi, Vhagar, Meraxes e Balerion, il Terrore Nero, essi sconfissero e sottomisero sei dei Sette Regni fondando una dinastia che sarebbe durata per quasi 300 anni.





File:AEGON I.jpg



 Al termine della guerra, Aegon fece fondere le spade prese ai suoi nemici sconfitti e le usò per forgiare il Trono di Spade. Impiegò il resto della sua vita a consolidare il regno e a costruire la sua capitale ad Approdo del Re. Fisicamente appariva come il prototipo del guerriero: alto, possente e forte. In battaglia portava la spada in acciaio di Valyria conosciuta come Blackfyre. In vita cavalcò Balerion il Terrore Nero ma non osò mai tentare di cavalcare i draghi delle sue sorelle.


File:Aegon And His Sisters by Amok..png

Dall'unione di Aegon con le sue sorelle discese la Dinastia Targaryen, di cui qui sotto si può osservare l'albero genealogico.







Eccone gli ultimi discendenti, presenti in "Game of Thrones"



Aegon Targaryen, the First of His Name, also known as Aegon the Conqueror and Aegon the Dragon, was the conqueror of the Seven Kingdoms and the founder of the ruling Targaryen dynasty of Westeros.Aegon was clearly ambitious. He is described as tall, broad shouldered and powerful in appearance with purple eyes and cut short silver-gold hair. He was very charismatic and commanding. During the Conquest he typically wore a shirt of black scales into battle and wielded hisValyrian steel sword Blackfyre. His crown was a simple circlet of Valyrian steel, set with big square-cut rubies. [2]
Aegon was seen as an enigma. He was a solitary person whose only friend was Orys Baratheon. He was a great warrior who wielded a sword called Blackfyre but only rode his dragon for battle or travel and never entered tourneys. He remained faithful to his sisters and left governance in their hands and only took command when necessary. While he was harsh with those who defied him, he was generous to those that bent the knee.[3]
Aegon was nearly as mysterious to his era as he is to the current era. [4]

  1.  Reading from the world of Ice and Fire. Notes from George R.R. Martin's reading and Q&A at the Bubonicon 44 in Albuquerque by Trebla.
  2.  So Spake Martin: Targaryen Kings, (November 1, 2005).
  3.  Reading from the world of Ice and Fire. Notes from George R.R. Martin's reading and Q&A at the Bubonicon 44 in Albuquerque by Trebla.
  4.  Chicon 7 Reading (September 02, 2012) So Spake Martin

Vuoi vendere le cose che non usi più? Ecco i modi più convenienti per far fruttare l’usato

Vuoi vendere le cose che non usi più? Ecco i modi più convenienti per far fruttare l'usato

COME VENDERE OGGETTI USATI – La primavera è la stagione ideale per fare pulizia in casa, per mettere in pratica le strategie di decluttering e non sprecare oggetti che non usiamo più. Innanzitutto quando fate il repulisti in casa effettuate una efficace ricognizione e scoprirete quante cose potete eliminare, con qualche utile ricavo. Ad esempio potreste decidere di liberarvi di oggetti ed indumenti che giacciono dimenticati da più di due stagioni. Poi scegliete tra le seguenti opzioni.


RIVENDERE GLI OGGETTI USATI SUL WEB -  Procedere direttamente sul web, senza spostarvi da casa è un’opzione semplicissima. In questo caso il sito più famoso e più visitato è sicuramente Ebay: potete fare un’asta, oppure fissare un prezzo e aspettare l’offerta dell’acquirente. Ricordate che il sito trattiene una commissione del 9%, mentre l’inserzione è gratuita e può restare su Internet da 3 a 30 giorni. Anche il sito Subito.it accetta inserzioni gratuite e prevede commissioni per la vendita.
BARATTARE I PROPRI OGGETTI – Su facebook, oltre che in rete, sono fioriti, nel corso degli anni, i siti di barattoDi solito viene dato un punteggio all’oggetto che stiamo barattando e si può scambiarlo con uno di pari punteggio. Altrimenti si creano delle liste con ciò che si vorrebbe ricevere in cambio della merce messa a disposizione. In questo modo riusciremo ad avere quello che ci occorre disfacendoci di ciò che non ci serve più.
DONARE GLI OGGETTI USATI - L’alternativa alla vendita è il dono. E se volete semplificare, potete fare una foto e metterla sul gruppo facebook te lo regalo se vieni a prenderlorivolgetevi al parroco della chiesa più vicina alla vostra abitazione: saprà sicuramente come utilizzare al meglio gli oggetti che non vi servono più.VENDERE EFFICACEMENTE L'USATO
VENDERE AL MERCATO DELLE PULCI - La prima opzione è quella di affidare i vostri oggetti in conto vendita presso qualche mercato delle pulci, il più vicino possibile alla vostra abitazione. Il modo è semplicissimo: gli indirizzi li trovate, città per città, sui siti Mercatini d’Italia Mercatino usato, entrambi molto affidabili. Date un occhio anche a Mercatopoli e troverete sicuramente soluzioni alternative.
VENDERE AL MERCATINO RIONALE - Moltissimi sono i mercatini del riuso e del riciclo sparsi in Italia. E’ possibile prenotare uno spazio presso uno di questi dove poter mettere in vendita la propria merce. Solitamente viene fornito il gazebo e la luce mentre bisogna portare il tavolo, gli stand e le sedie. 

Semiotica della Moda: dimensione sociale e personale dell'abbigliamento in R. Barthes



Roland Barthes, uno dei padri della semiotica, si rende conto del fatto che quello dei vestiti è un linguaggio perché mette in relazione significanti e significati, oggetti e concetti.
Trattandosi allora di un sistema di segni, questo può essere studiato alla maniera strutturale! Si possono cioè determinare le relazioni che intercorrono tra gli elementi del sistema in questione e si può risalire a quel codice vestimentario, rigido, sociale e coercitivo, a cui tutti noi facciamo implicitamente ricorso ogni mattina di fronte all'armadio. Eh già, perché, per quanto si possa credere di essere originali, anche se il nostro mestiere è quello del sarto o dello stilista, facciamo sempre ricorso ad una certa grammatica del vestirsi da cui non si può non prescindere.


Dice Barthes, che, in seno al linguaggio del vestito vanno distinti due elementi: il costume e l'abbigliamento, allo stesso modo in cui F. De Saussure aveva distinto, all'interno della lingua, il concetto di langue e quello di parole.
Il singolo individuo attinge quindi dal costume per realizzare la sua "tenuta". L'abbigliamento è quindi l'atto individuale del vestirsi.
La peculiarità del sistema moda, il punto in cui si distacca dalla lingua, è che tra langue e parole, costume e abbigliamento, possono esservi diverse interferenze. Può infatti capitare che comportamenti inizialmente circoscrivibili all'abbigliamento, cioè prettamente individuali e sostanziali, diventino veri e propri fenomeni di costume attraverso un processo di istituzionalizzazione sociale che ovviamente non può essere in alcun modo influenzato dal singolo individuo. Ovviamente il percorso inverso è ben più frequente (dal costume all'abbigliamento), e in qualche modo necessario. 


I fenomeni di abbigliamento sono dunque costituiti dal modo in cui gli individui indossano il costume che viene loro proposto dal gruppo sociale di appartenenza. Fra questi rientrano le dimensioni individuali del vestito, il grado di usura, di disordine o di sporcizia, le carenze parziali di indumenti, le carenze d'uso (come i bottoni non abbottonati o le maniche non infilate), i vestiti improvvisati, la scelta dei colori (ad eccezione dei colori ritualizzati come nelle uniformi, in caso di lutto o di matrimonio), le derivazioni circostanziali di impiego di un indumento, i gesti d'uso tipici dell'indossatore. Questi elementi possono essere analizzati nei loro risvolti morfologici, psicologici o circostanziali, ma sono irrilevanti in uno studio di tipo sociologico. Oggetto specifico della ricerca sociologica o storica sono invece i fenomeni di costume: le forme, le sostanze e i colori ritualizzati, gli usi fissi, i gesti stereotipati, la distribuzione regolare degli elementi accessori (bottoni, tasche, ecc.), i sistemi apparenti (le "tenute"), le congruenze e le incompatibilità degli indumenti fra loro, il gioco regolato degli indumenti interni e di quelli esterni, i fenomeni di abbigliamento ricostituiti artificialmente per scopi significativi (costumi di teatro e di cinema). Mentre dall'abbigliamento si possono dedurre poche informazioni, il costume è fortemente significativo: in particolare esso notifica la relazione che intercorre tra l'individuo e il suo gruppo.



Questa distinzione non è rigida, in quanto fra il vestito istituzionale e il vestito indossato ci sono continui scambi: fenomeni di costume possono diventare fenomeni di abbigliamento (è il caso della moda femminile, che propone ogni anno dei modelli che poi si diffondono nell'abbigliamento), così come fenomeni di abbigliamento possono diventare fenomeni di costume (questo succede ogni volta che gli usi individuali vengono ripresi collettivamente per imitazione). Non mancano poi casi in cui è difficile stabilire questa distinzione: "la larghezza delle spalle, per esempio, è un fenomeno di abbigliamento quando corrisponde esattamente all'anatomia dell'individuo che indossa un certo indumento; è un fenomeno di costume quando la sua dimensione è prescritta da un gruppo a titolo di moda." 
La moda rappresenta sempre un fenomeno di costume: a volte essa è elaborata artificialmente da alcuni specialisti (l'alta sartoria), altre volte si costituisce attraverso la propagazione su scala collettiva di un semplice fenomeno di abbigliamento

L'opinione pubblica crede in una mitologia della creazione libera, rappresentandosi la moda come "un fenomeno capriccioso, dovuto alla capacità inventiva di qualche sarto […] che sfugge a ogni sistema e a ogni regola." [Barthes, 1966: 112

Ma Barthes fa cadere questo mito, sostenendo che la produzione di "vestiti di moda" risente di costrizioni sociali che trascendono le scelte e l'inventiva del singolo creatore. Parallelamente, nega anche che l'individuo che, giorno dopo giorno, decide cosa indossare operi esclusivamente sulla base di gusti personali: le sue scelte sono infatti dettate da codici estetici e sociali, forse inconsapevoli, ma comunque costrittivi.

dei vestiti!


Psicologia dei colori

The Psychology of Color

La psicologia dei colori nasce dalla fusione della psicologia della percezione e della psicologia della personalità e ci dice cose estremamente interessanti su noi stessi. Leggete questo post, che vi illuminerà su molte questioni e chiarirà molti vostri dubbi.

colour psychology
Gli abbinamenti dei colori sono un'arte che ha nella psicologia dei colori il suo fondamento.

Understanding the difference between colour undertone and overtone http://www.insideoutstyleblog.com/2013/12/understanding-colour-properties.html

Gli abbinamenti devono tenere conto del fototipo, cioè del colore della pelle, degli occhi e dei capelli

Cardigan Empire: Phoenix Fashion Stylist: Color Analysis: 3 Degrees of Warm & Fresh

Color Analysis: 3 Degrees of Cool

Color Analysis: 3 Degrees of Cool

Color Analysis: 3 Degrees of Warm