Una donna si rivolge a un uomo che, pur avendola tradita, è rimasto solo e lei gli vuole dare una seconda possibilità, nel senso che lui l'ha delusa (ed è una delusione superiore persino a quella di una vita di per sé deludente), ma ora ad essere debole è lui.
Lui, il dongiovanni, ormai è rimasto solo, perché ha preteso troppo dagli altri e da stesso. E ha preteso più di quanto fosse disposto a dare. Ed ora, se non vuole restare solo, deve cambiare.
Lei gli fa visita, forse dopo un periodo di separazione, lo invita a ricordarsi della loro relazione e a farlo riflettere sui suoi errori.
Ecco una mia parafrasi della frase: "quando vuoi quello che non sei te, ricordati di me, forse può servirti":
"Quando non desidererai più persone che sono troppo diverse da te e non ti possono capire, quando sarai stanco di fingere di essere chi non sei, torna da me. Io sono l'unica che ti ha visto per come sei veramente e che può ricordarti chi sei davvero".
Lei non vuole eccedere nei rimproveri e anzi gli dice di essere lì con lui perché le fa piacere rivederlo e parlare con lui, dopo che è passato tanto tempo. La frase "eri come loro te" è ambigua. Chi sono "loro"? Sono tutti quelli che ci appaiono felici e vincenti, ma in fondo, se anche fosse vera la loro felicità e la loro vittoria, sarebbe pur sempre una condizione temporanea.
Questo "eri come loro te" significa che lui per un po' è stato vincente come le persone a cui andava dietro, ma in fondo anche loro, i vincenti, ammesso che sia vera e non fittizia la loro apparenza felice e forte e la loro vittoria, vivono comunque in una condizione che è pur sempre temporanea, dato che nessuno di loro può essere sicuro di essere pronto ad affrontare le difficoltà impreviste e dunque se vogliono qualcosa davvero e non riescono ad ottenerla con le loro sole forze, devono chiedere aiuto.
Tutti questi "vincenti" si credono degli eroi, quando le cose vanno bene, ma poiché nella vita non può andare sempre tutto bene, succede che nel momento della crisi essi devono ridimensionare il proprio ego e chiedere aiuto "a chi può sentirli", cioè alle persone che, nonostante tutto, sono ancora disponibili a dargli un'altra possibilità.
Vediamo qui tre tematiche del pensiero di Vasco Rossi:
1) L'eroismo come sforzo, non come stato: quell'essere "eroi" è una condizione spesso fittizia e comunque temporanea. Nessuno è un eroe per sempre. La vittoria e la forza sono maschere che reggono finché la vita non ci mette davanti a qualcosa che non possiamo gestire da soli.
2) La fragilità è anche nei "vincenti": Quando lei dice "eri come loro", sottolinea che lui ha inseguito un modello di forza che, alla prova dei fatti, è fragile. Anche quelli che sembrano sicuri di sé ("i vincenti"), nel momento in cui desiderano qualcosa che non possono ottenere con il potere o il denaro, tornano a essere piccoli, fragili e costretti a "chiedere".
3) Il "chiedere" visto come livellatore sociale: La canzone suggerisce che la vera natura umana non emerge nel successo, ma nel bisogno. Che tu sia un vincente o un perdente, quando "vuoi qualcosa davvero" e non ce la fai, l'unica cosa che ti resta è la preghiera o la richiesta d'aiuto a "chi può sentirti".
Lei quindi, che lo ha perdonato, è pronta a dargli una seconda possibilità, ora che si è rivelata quella più forte, quella che ha saputo resistere alle delusioni della vita e a rimanere fedele alla propria personalità e coerente nelle proprie azioni. E' rimasta ancora giovane nello spirito e gli offre nuovamente amore, passione, affetto, divertimento, comprensione, a patto che lui abbia ancora voglia di vivere e di ricominciare qualcosa che si è interrotto.
La donna ha visto il suo uomo scivolare nell'apatia o nella depressione (che è un "morire dentro"). Prima lo scuote dicendogli che i veri eroi sanno chiedere aiuto ("lo chiedono lo sai a chi può sentirli"), poi si palesa come l'unica persona in grado di ascoltarlo e, infine, gli chiede di crollare insieme a lei ("piangi insieme a me").
Lei si mostra disponibile ad aiutarlo, a dargli una seconda possibilità, però gli chiede: "Dimmi cosa cerchi", perché non vuole che lui si appoggi a lei come a un ripiego, ma sulla base di una scelta sincera, in cui lui capisca che ha bisogno di qualcuno che lo comprenda e lo sostenga
L'invito alla chiarezza: "dimmi cosa cerchi" va tenuto presente perché sottolinea la dignità di lei: nonostante si dichiari disposta ad aiutarlo ("piangi insieme a me"), lei non vuole annullarsi. Chiedere "Cosa cerchi" è un atto di auto-tutela: lei è pronta a dargli tutto, ma solo se lui ha il coraggio di essere onesto sui suoi desideri. Se lui cerca ancora quella vita fittizia da "eroe vincente", lei non può aiutarlo.
Lui deve capire quali sono le proprie priorità ed essere sincero con lei e con tutti, al riguardo. In ultimo, lei gli rinnova il proprio invito e la propria disponibilità: ora sta a lui decidere e ritrovare la forza di vivere e di essere un uomo migliore.
Lo invita a sfogarsi, a parlare dei suoi guai, sui quali però lei vuole cercare di sdrammatizzare la situazione, forse ammettendo che anche lei può avergli causato qualche guaio, e d'altra parte in ogni relazione bisogna mettere in conto il rischio di andare incontro a dei guai. Poi però lo rassicura, dicendo che anche lei ha bisogno di lui (forse lo dice anche per farlo sentire di nuovo importante, ora che è lui in crisi), ed essendo entrambi commossi, lui può lasciarsi andare, può persino piangere insieme a lei ricordando gli errori che entrambi hanno commesso.
Non è il soccorso di una persona forte a una debole, ma l'incontro tra due "naufraghi" della vita che decidono di darsi una possibilità basata sulla verità e non sulla finzione.
Lei, pur essendo delusa dalla vita, non ha perso la speranza ed è rimasta sempre autentica e fedele a se stessa, la crisi di lui è la morte della sua maschera da vincente, il Falso Sé.
Lei gli sta dicendo: "Quello che è morto è il personaggio che recitavi, non l'uomo che sei. Ora che l'eroe finto ha fallito, possiamo finalmente stare insieme come esseri umani veri".
Chiedendogli di "non morire" e di "dirle cosa cerca", lei trasforma l'atto di restare insieme in un atto di sincerità e volontà reciproca, non di ripiego. Non si sta insieme perché "non si sa dove altro andare" (ripiego). Si sta insieme perché, dopo aver visto il vuoto e la delusione, si capisce e si decide che valga la pena vivere l'uno attraverso l'altro.
In conclusione, è una canzone sulla resilienza di coppia. È il momento in cui due persone smettono di chiedersi l'impossibile (essere perfetti, essere eroi, non soffrire mai) e accettano di essere "solo" un uomo e una donna che, piangendo insieme, trovano la forza di sconfiggere la morte con una condivisione vera e autentica dei sentimenti, non delle illusioni.
È il passaggio dall'età delle infatuazioni a quella dell'amore adulto.
In sintesi, "E dimmi che non vuoi morire" è il manifesto di chi ha capito che l'amore non serve a salvarci dalla vita, ma a renderla sopportabile e autentica. È l'accettazione che l'altro non è un supereroe, ma un compagno di viaggio che, pur provato quanto noi, condivide con noi la speranza che valga la pena di non arrendersi sostenendosi a vicenda con grande complicità.
