venerdì 1 novembre 2019

Vite quasi parallele. Capitolo 24. L'Impero dei Mille Anni

Nei mesi successivi, le lezioni di "germanesimo" del professor Erich Von Tomaten, temutissimo consulente linguistico della SS-Ahnenerbe, alla sua vittima prediletta, ovvero il conte Achille Orsini di Casemurate, proseguirono implacabili secondo un ferreo programma e una severa disciplina di tipo prussiano, ancor prima che nazional-socialista.
Innanzi tutto c'erano le lezioni di lingua tedesca e filologia germanica.
Il Professore era rimasto scandalizzato per il fatto che il Conte di Casemurate conoscesse solo il francese come lingua straniera.
La sua requisitoria contro la lingua d'oil fu implacabile:
<<Francese essere lingua decadent di degenerati rammolliten che noi conquistato in un secondo, ja.  Unica differenz tra francese e tua lingua di dialetto gallo-italico è che francesi tutti effeminati invertiti, mentre voi gallo-italici virili anche se rozzi contadini e pecorai>>
Le lezioni di lingua partivano da lezioni di grammatica e immediati esercizi:
<<In tedesk il soggetto va sempre espress, ed ora tu mi traduce qvesta expressione: "Lo scolaro e la sua matitt">>
Le lezioni di filologia e letteratura erano meno pedanti, ma non meno assurde:
<<In literatura tedesk si riflette la tenzionen zum infinitt di popolo di Krande Cermania national-sozialist e bisogno di Lebensraum und Ostsiedlung di grande razza ariana nordica. 
E' evident che popolo tedesk essere destinatt a conqvistare mondo. 
Heute Deutschland und morgen die ganzen Welt! Tu mi capire, jawhol?>>
Il conte incominciava ad averne abbastanza di quelle buffonate, ma sapeva che l'amicizia del Professore era l'unico argine che impediva ai sempre più numerosi soldati del tenente Mueller di impadronirsi di Villa Orsini.
<<Sì, ho capito. Oggi la Germania e domani il mondo intero. Ma, mi tolga una curiosità, Professore. Se davvero lei disprezza tanto la lingua e la letteratura italiana, come mai si è laureato in queste discipline?>>
Questo interrogativo toccò un tasto dolente nell'ego smisurato di Von Tomaten:
<<Ovviament per dimostrar scientificament superioritaet di lingua und literatura tedesk su tutte altre lingue und literature ariane, specialment quelle di sud Europa come latino e lingue neolatine>>
Ma c'era qualcosa nel suo sguardo che tradiva una segretissima ammirazione per i classici e gli italiani, e il Conte volle far leva su questo punto, partendo da una domanda apparentemente retorica:
<<Quindi per lei Dante è inferiore al Canto dei Nibelunghi?>>
La faccia del Professore divenne dura e scura come il legno:
<<Naturalment! Tuttavia, ci sono alcuni element, in Dant, che possono essere salvat, per esempio la sua fedeltà a Sacro Romano Impero di Nazionalità Tedesk: das Heilige Romische KaiserReich Deutscher Nation.
Questo principio di universale monarchia è lo stessen che ha animaten tutti e tre gli imperi tedesk: quello di Friedrich Rotbart von Hohenstaufen, Herzog von Schwaben; quello rifondato da grande Kanzler Otto von Bismark und Kaiser Wilhelm von Hohenzollern; ed infine krande Terzo Reich di nostro supremo Fuhrer, che secondo mein freund Heinrich Himmler essere destinato a durare mille anni.
Das tausendjahrige Reich! 
L'impero millenario!
A proposito di Grande Reich von Grossdeutschland, io voglio mostrare lei grande procetten di germanizzazione di Italia
Ecco mappa che io contribuito disegnare e scrivere con miei colleghi di Università di Jena.



Come tu può vedere, mein freund Graf von Orsini, il nord di Soziale Republick diventerà parte integrante di Grossdeusche Reich!
Io avere istituito alcuni Gau, tra cui questo dove c'è sua contea o come noi dire Landgraviat.
Nuovo nome sarà Ostheim in onore di valoroso Volk von Ostgothen, i Goti di Est, e vostra città di Ravenna sarà chiamata Theoderichstadt in onore di grande re di Ostrogoti.
Ho pensato persino a vostro piccolo Landraviat di Casemurate che diventerà Deutschenhausen, ossia Case Tedesche, molto meglio, ja? E vostro torrente Bevano diventa Trinkenfluss... ja, grande nome tedesk und teutonik von Deutscher Nation!
Il centro-sud invece andrà a costituire il Reichskommissariat Italien - Ostgothien>>
Tra un vaneggiamento e l'altro, accadeva tuttavia che il Professore fosse sfiorato dalle notizie provenienti dalla realtà.
E la realtà era che, dopo lo sbarco degli Alleati a Salerno, le varie "linee" che il Reich aveva stabilito come difesa invalicabile avevano finito per cedere, sotto i colpi dei costanti bombardamenti alleati.
L'1 ottobre 1943 gli Alleati erano entrati a Napoli e i tedeschi avevano ripiegato lungo la Linea del Volturno, per poi arretrare ulteriormente verso nord presso la Linea Barbara e la Linea Bernhardt.
Alla fine di ottobre il fronte si stabilizzò lungo la Linea Gustav



Tale fronte si estendeva dalla foce del fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, fino a Ortona, comune costiero a sud di Pescara, passando per Cassino, nel frusinate, le Mainarde, gli Altopiani Maggiori d'Abruzzo e la Majella. La sua funzione, che sfruttava il tratto più stretto della penisola italiana e gli ostacoli naturali costituiti dalle montagne appenniniche, era quello di ritardare l'avanzata degli Alleati e di tenerli impegnati affinché non potessero rinforzare la pressione sui fronti orientale e settentrionale.
Von Tomaten lodava il genio di Rommel e Kesselring;
<<Mentre sciocchi inglesi e americani concentrarsi invano su Linea Gustav, nostro grande Reich sferrerà enorme controffensiva su fronte orientale che annienterà Stalin una volta per tutte>>
Il Professore fu però nuovamente smentito dai fatti.
Gli Alleati, in preparazione dello sbarco ad Anzio, che era stato segretamente fissato per la fine di gennaio del 1944, decisero che era tempo di sfondare la Linea Gustav una volta per tutte, attaccandola nel suo punto più debole, la valle del fiume Rapido nei pressi di Montecassino.
Si dice che il fine giustifica i mezzi, ma in questo caso si andò oltre.
I bombardamenti alleati mostrarono scarso rispetto per gli antichi monumenti della civiltà italiana e occidentale: l'abbazia di Montecassino fu quasi rasa al suolo, insieme ad altri monumenti e paesi, e nelle battaglie di terra, un gran numero di civili morirono o subirono violenze di ogni genere, specie dalle truppe di terra francesi reclutate in Marocco.
Il Conte Orsini, pur non essendo informato della reale gravità dei fatti, era consapevole che da quel momento in avanti ci sarebbero state vittime di serie A (uccise, ferite o molestate dai Tedeschi) e vittime di serie B (uccise, ferite o molestate dagli Alleati, di cui non bisognava parlare e anche adesso è considerato un argomento tabù).
Ovunque guardasse vedeva solo il Male, maggiore o minore, ma comunque Male, comunque grande e terribile, che pioveva dal cielo o procedeva via terra, e colpiva chiunque, buoni e cattivi, colpevoli e innocenti, senza distinzioni, senza regole, senza pietà.
In quei momenti, più che mai, sentiva che avevano torto tutti coloro che credevano che nel mondo operasse una qualche giustizia divina o esistesse una provvidenza o un destino finalistico, e che gli unici principi operanti nell'universo fossero l'entropia e il caso.
La Contessa Emilia, che parteggiava in segreto per gli Alleati, gli diceva:
<<E' inutile che ti scandalizzi. Questa è una guerra e le guerre non si vincono con le buone maniere>>
Diana, la cui gravidanza, ormai al settimo mese, si stava rivelando più problematica delle precedenti, incominciava a temere l'avanzata del fronte, ma il fratello Arturo la rassicurava:
<<Devono ancora prendere Roma! E il grosso delle forze è comunque dispiegato nella Manica: ho degli amici che ascoltano Radio Londra e dicono che presto gli Alleati sbarcheranno in Normandia>>
<<Sì, ma ormai anche i tedeschi sanno che la guerra è perduta: hai visto Rommel? Ormai è chiaro che persino lui non sopporta più Hitler e i suoi collaboratori, che sono più pazzi di Erich Vob Tomaten. Adesso che in Italia comanda Kesserling, non ci saranno più freni alle violenze. 
E vedrai che presto si prenderanno anche casa nostra e tutto ciò che abbiamo di più caro.
No, io non starò qui a guardare, tanto più adesso che sto per mettere al mondo un figlio.
Io vado a stare in città da Ginevra! Ettore me lo dice da mesi e anche il babbo è d'accordo. Sarebbe meglio che venisse anche Isabella. I soldati non le tolgono gli occhi di dosso... cerca di convincerla a venire con me>>
Poi, colta da un irrefrenabile impulso, incominciò subito a preparare gli ultimi bagagli (gli altri erano già pronti da tempo).
Isabella si rifiutò categoricamente di venire con lei, e così anche il fratello e i genitori.
Il Conte in particolare, sostenne che <<Ci sarà sempre un Orsini a Villa Orsini>>.
Diana scrollò le spalle:
<<Fate come volete. Io e le mie figlie ce ne andiamo. Avanti Margherita, sali in macchina e controlla che Silvia stia seduta per bene, ecco, così>>
L'automobile era una Balilla acquistata da Ettore Ricci per le emergenze.
Poi si rivolse all'autista:
<<Andiamo a Forlì, alla residenza dei De Gubernatis>>
Infine rivolse un saluto ai suoi parenti, che la guardavano con aria stupefatta.
Ma il viaggio era destinato a durare poco.
Quando si trovarono poco prima del ponte del Ronco iniziò a suonare la sirena che avvisava l'arrivo dei bombardamenti.
L'autista chiese istruzioni.
Diana non voleva tornare indietro:
<<C'è un rifugio subito dopo il ponte! Accelera!>>
Ma il destino o il caso vollero diversamente.
Nel giro di pochi secondi il cielo divenne rosso. 
Non si era mai visto un bombardamento del genere.
Le bambine guardavano a bocca aperta, come se fossero fuochi d'artificio.
Per Silvia quello fu uno dei primi ricordi: vedeva sua madre stagliarsi di profilo, con gli occhi tesi verso la strada che portava al ponte, e dietro di lei, fuori dal finestrino, il cielo infuocato dalle bombe e i campi sventrati dalle mine.
Quella scena sarebbe rimasta per sempre nella sua memoria.
A un certo punto una bomba più vicina delle altre esplose proprio nella direzione del ponte.
L'esplosione causò un enorme lampo di luce e poi una detonazione tale da spaccare i timpani.
<<Hanno fatto saltare il ponte!>> urlò l'autista <<dobbiamo tornare indietro, mi dispiace signora, ma non c'è altra scelta. Ci dirigiamo al rifugio della Rotta, dopo Carpinello>>
E fece immediatamente inversione.
Diana non si oppose. Per quanto ci fossero altri ponti, non era il caso di rischiare oltre.
Persino il bosco di Carpinello era stato colpito: un incendio divampava tra quei carpini centenari, che da sempre avevano offerto ombra e ristoro ai viaggiatori.
Ora restavano solo i tronchi anneriti, in fiamme.
Mentre la macchina sfrecciava verso il rifugio e le bombe degli anglo-americani continuavano a piombare ed esplodere dappertutto, Diana non poté fare a meno di pensare ai deliri di Von Tomaten:
<<Ecco il tuo Impero dei Mille Anni... alla fine non resterà altro che cenere>>