sabato 31 marzo 2018

Vite quasi parallele. Capitolo 110. La Confraternita della Turris Eburnea ("I Monteroveriani")

L'immagine può contenere: cielo, nuvola, spazio all'aperto e natura

Molti erano i pensieri che agitavano la mente del ricercatore Luca Bosco, ex assistente del Professor Lorenzo Monterovere, mentre si trovava nel retro di un taxi che lo stava conducendo nel luogo concordato per l'incontro.
Avrei dovuto rifiutare. Non ho più niente a che spartire lui, i suoi "discepoli" e la sua famiglia.
Eppure la curiosità aveva prevalso.
La convocazione era giunta del tutto inaspettata, tanto che lui, inizialmente, aveva pensato che si trattasse di uno scherzo.
Erano passati sei anni dai tempi in cui aveva frequentato la cosiddetta "Confraternita dei Monteroveriani", ufficialmente nota come Turris Eburnea, e ormai non era più in contatto con nessuna delle persone che aveva conosciuto in quel contesto esclusivo ed influente.
Era stato lui stesso a interrompere i rapporti con il gruppo, e lo aveva fatto in modo drastico, sbattendo la porta, senza lasciare alcuno spiraglio ai ripensamenti.
Quando ho intuito chi erano veramente, e cosa c'era dietro, ho capito che l'unica soluzione era fuggire bruciando i ponti alle spalle.
Ed erano volate parole grosse, quelle da cui non si torna più indietro.
Parole eccessive e troppo ben cucite, come un vestito nuovo, sui loro destinatari, per poter essere dimenticate e men che meno perdonate.
"Hoc erat in votis"
Questo era nelle sue intenzioni.
Non voleva rientrare nella Confraternita, e non sentiva la mancanza di nessuno di loro, tranne che di una giovane studentessa statunitense di origini rumene, Virginia Dracu, di cui lui era stato vanamente innamorato. Lei amava un altro, un rampollo mezzo inglese e mezzo tedesco di nome Roman Waldemar.
Ma quello era un capitolo a parte. E comunque la verità era un'altra.
Io non ero degno di lei, e per questo l'ho allontanata.
"Ti ho fatto male per non farlo alla tua vita..."
 Anche in quel caso erano state pronunciate parole imperdonabili.
Parole che non riflettevano i suoi sentimenti, ma che dovevano essere senza possibilità di perdono.
volte è necessario compiere qualcosa di imperdonabile per poter continuare a vivere.
Quando ripensava a quel periodo della sua vita, non poteva fare a meno di provare un forte senso di estraneità rispetto al se stesso di allora.
Gli avevano fatto il lavaggio del cervello, all'Università di Bologna e poi a quella di Pisa.
Ero il classico radical-chic, infarcito di luoghi comuni e verità preconfezionate da chi deteneva l'egemonia culturale.
Ma era stata solo una fase: a un certo punto si era reso conto di cosa c'era dietro ai dogmi e alle formule di quell'elite autoreferenziale e aveva rifiutato il potere che l'appartenenza alla Confraternita gli avrebbe garantito.
Forse la maggior parte di loro è in buona fede, ma resta il fatto che il fanatismo porta ai vertici le persone sbagliate. I migliori leader sono quelli che hanno ricevuto il comando senza cercarlo, mentre indirizzavano le loro energie nel realizzare qualcosa di più importante, e di più sano.
Il potere non trasforma le persone: mette soltanto in evidenza ciò che sono. 
Ed io avevo troppa paura di sapere chi fossi veramente.

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Era anche per questo che aveva preferito ritirarsi prima di fare carriera.
Avevo paura di poter diventare come la parte peggiore di quelli a cui mi opponevo.
I suoi talenti sembravano essere andati sprecati.
Aveva dovuto ripiegare verso un impiego molto più modesto e una vita quasi ascetica.
Ma siamo sicuri che scegliere una vita contemplativa sia uno spreco? Non è forse questa la vita autentica?
Persino gli Eburnei, dall'alto della loro simbolica Torre d'Avorio, avrebbero dovuto capirlo.
In fondo c'era qualcosa di mistico nelle loro riunioni nel castello medievale di Monterovere Boicadi proprietà del nobile Lorenzo Monterovere, Professore Ordinario di Storia delle Religioni all'Università di Bologna e Presidente della Confraternita della Turris Eburnea.
Il professor Monterovere era un uomo carismatico, che sapeva dosare sapientemente ascesi e mondanità.
Questo valeva per tutti i membri della Confraternita.
Ma inevitabilmente, in quell'ascesi, si era insinuata la convinzione di essere degli Eletti, superiori alla massa, al gregge.
Migliori lo erano in alcuni punti, ma peggiori in tantissimi altri. Non si rendevano conto che il male che dicevano di voler combattere nel mondo esterno era anche dentro di loro, ed era proprio lì che per prima cosa avrebbero dovuto combatterlo.
Lui l'aveva fatto.
Era stata una guerra molto dolorosa, perché lo aveva portato ad un conflitto col Professeore.
Lorenzo Monterovere aveva amato Luca come un figlio, e lui di questo era stato felice, soprattutto considerando che era cresciuto senza un padre, figlio delle colpa di una donna che non si era mai sposata.
Ma a volte le ragioni del cuore e quelle della mente collidevano.
I Monterovere erano una famiglia contraddittoria, che nascondeva i propri segreti dietro una cortina fumogena piuttosto fitta.
L'enigma maggiore resta suo nipote Riccardo... sembra gentile, ma tiene le persone a distanza... lo fa per salvare se stesso o per salvare gli altri? Dietro alla sua immagine di rampollo viziato si nascondono forse dolori di cui io non so nulla.
E questo valeva per tutti.
"Quisque suos patimur manes..." : ognuno di noi sopporta i suoi fantasmi.
Come liberarsene? A volte era necessario un bagno di umiltà che poteva nascere solo da una sconfitta.
Il fallimento è il più grande maestro.
Le esperienze di vita in contesti degradati avevano estirpato in Luca, almeno in parte, quel tipo di mentalità snob che, come troppo spesso accade agli uomini di cultura, si era impadronita di lui facendogli temporaneamente disprezzare le persone comuni.
Ma alla fine la schiettezza di Luca Bosco aveva prevalso e le sue prese di posizione erano state giudicate "politicamente scorrette" dal professor Monterovere.
L'impeccabile accademico gli aveva fatto capire che, se solo lui fosse stato più "accomodante" su certi temi, lo avrebbe introdotto nei giusti ambienti per fare carriera.
Ma lui non c'era riuscito: la goccia che aveva fatto traboccare il vaso era stata una critica all' "imperatrice" tedesca Angela Merkel (nata Dorothea Kasner, ma questo non bisognava dirlo, così come era d'obbligo tacere sui lati oscuri della classe dirigente europea).
A tale riguardo, il professore lo aveva ammonito:
<<Le attribuivo più finezza, dottor Bosco>>

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<<Solo perché ho osato dire quello che tutti pensano? Lei sa che nutro una venerazione per la Germania e la sua cultura, la sua storia, la sua efficienza, ma purtroppo i Tedeschi hanno ancora quel vizietto  di voler comandare anche a casa degli altri... Le lezioni del passato non sono servite gran che: non imparano mai! E allora tanto valeva tenersi il Kaiser Guglielmo! Meglio gli eserciti di Prussia che i ricatti della Bundesbank!>>
Monterovere lo aveva guardato con aria solenne:
<<Lei è un giovane colto, e la conoscenza è uno dei requisiti necessari del potere, ma non è sufficiente, se manca la diplomazia>>
Luca era rimasto sorpreso da quell'accostamento così diretto tra il sacro e il profano:
<<Io perseguo la conoscenza per fini contemplativi, non per usarla come strumento di potere. 
E credevo che fosse così anche per lei, ma a quanto pare, anch'io le attribuivo più finezza, Professore>>
Monterovere aveva accennato un sorriso ironico:
<<Lei si atteggia a veggente e profeta, mio caro dottor Bosco, ma come faceva notare Machiavelli, i profeti disarmati fanno una brutta fine. La rende forse felice la conoscenza fine a se stessa?>>
<<La conoscenza non rende mai felici, al contrario. Ci sono cose di cui sarebbe meglio ignorare persino l'esistenza, per poterne evitare la paura. Perdere la felicità è uno dei prezzo della conoscenza. Non è forse questo il vero significato del Peccato Originale? Chi si ciba del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, perde il paradiso terrestre, ossia l'innocenza degli ingenui>>
Il Professore aveva annuito:
<<Ha il dono della parola efficace, oltre che quello della conoscenza. E anche questa è un'arma importante. Ma non basta avere le armi, bisogna anche saperle usare. E avere la saggezza di scegliere il momento opportuno per farlo, o per astenersi dal farlo. E anche il buon senso di non usarle contro di sé>>
Era un avvertimento.
Luca Bosco mancava di quel tipo di buon senso che serviva per avere successo nella vita.
<<Se l'ipocrisia e il conformismo sono i prezzi da pagare per far carriera, allora io non sono assolutamente disposto a pagarli>>
Lorenzo Monterovere aveva assunto un'espressione dispiaciuta:
<<Lei mi giudica un ipocrita, ma la situazione è un po' più complessa.
Il fatto è che la verità è così preziosa da dover essere protetta da una coltre di bugie.
Mio nipote Riccardo l'ha imparato presto: è cresciuto in una famiglia sempre al centro di ogni scandalo. Per lui mentire equivale a sopravvivere, ma non per questo è un ipocrita, anzi. Speravo un giorno di farvi incontrare: sareste divenuti amici e avreste potuto realizzare grandi cose. E' un grande spreco, dottor Bosco. Molte speranze erano state riposte in lei... malriposte, per meglio dire! C'è un'aristocrazia dello spirito, in lei, ma a quanto pare le sue origini campagnole hanno prevalso>>
Luca aveva sorriso:
<<Origini campagnole di cui io vado fiero e di cui parlo volentieri, al contrario di quanto fa lei. I Monterovere facevano la fame, fino a qualche decennio fa. Sarei molto curioso di sapere come siete riusciti a ricomprare il castello!>>

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Erano parole dure, ma sincere.
Lorenzo Monterovere era nato in povertà e i suoi genitori erano cresciuti in montagna, in una valle di elfi e boschi, in un mondo che non esisteva più.
Ed era passato molto tempo.
Il Professore era diventato qualcun altro, in un altro luogo, per vie oscure.
<<Sì, sono nato povero, ma quell'infanzia... ahh, quella vita, quanto mi mancano: guardare la luce del sole sull'erba calpestata e genti vigorose che svolgevano con amore le antiche attività della loro esistenza quotidiana di agricoltori o boscaioli. Ci sono montagne verdi, o praterie, o mari azzurri, nell'infanzia di ognuno di noi. Dov'è andato tutto quel vigore?
Passato come il vento sui prati, come la pioggia sugli alberi: i lunghi giorni sono tramontati dietro le colline, nell'ombra.
Tutto perduto... perduto per sempre... un'intera civiltà si è dissolta nel giro di pochi decenni.
Svanito insieme a quel che restava dell'antica tradizione.
I Galli Boi adoravano le querce, e lì, nell'appennino ce n'erano in abbondanza.
Ma la Quercia Sacra non c'è più. Fu abbattuta e da allora i bigotti chiamano quel luogo l'Orma del Diavolo.  Ecco, io sono l'erede di quella tradizione, e ho dedicato la mia vita a farla rinascere!>>

Celtic Tree of Life:

Dunque era questo il suo segreto? Una rinascita neopagana? Un culto esoterico?
Era da lì che veniva la sua fortuna?
Qualunque fosse la verità, Lorenzo non aveva tutti i torti: il sacro era stato degradato a mero folklore.
Si era persa la dimensione metafisica, l'aspirazione al trascendente, la cognizione del soprannaturale.
Luca lo sapeva bene. Per quanto fosse stato solo un infante, all'epoca, aveva ancora dei ricordi di quel periodo.
Da bambino, Luca Bosco aveva visto con gli occhi gli Anni Settanta.
Ne ricordava l'ardore velleitario.
Gli piaceva la moda di quegli anni.
Che differenza tra le donne di allora e le ragazzette di oggi, sprofondate negli smartphone, fissate con i leggins e gli skinny e bollano come "vintage" tutto il resto.
Sono crudele a liquidarle così? Devo essere crudele per essere buono, diceva Amleto.
Ma qui c'era qualcos'altro.
C'era la sua difficoltà a rapportarsi con le donne e a far durare le relazioni sentimentali.
Per anni ho creduto, sbagliando, che in amore non potessero esistere vie di mezzo: o si è ricambiati, o non si è ricambiati, e siccome la seconda opzione si era rivelata la più frequente, era meglio metterci una pietra sopra... solo adesso mi rendo conto che le donne della mia vita mi hanno ricambiato come potevano, e non era colpa loro se io esigevo qualcosa di più... ma come sempre queste cose si capiscono solo dopo aver perso le migliori occasioni per creare qualcosa di importante...
Virginia aveva quindici anni meno di lui e parlava degli anni settanta come si trattasse della preistoria.
Ma lui li aveva visti con i suoi occhi di bambino, gli Anni Settanta.
Quante cose aveva visto con questi suoi occhi!
Troppe cose...
Sapeva di avere la mente ingombra per i troppi pensieri e i troppi ricordi.
Eppure quei ricordi sono parte di me. Essi "sono" me...
E dunque doveva conviverci, anche se la conoscenza veicolata da quei ricordi era una fonte di malinconica nostalgia e di perenne rammarico.
Ho visto troppe cose che sarebbe stato meglio non vedere.
Questa era la condanna dei veggenti.
Pietà per il veggente e chi non vede. Pietà per chi conosce già il futuro. Pietà per chi lo sa, per chi lo dice: pietà per chi lo ignora, e brancola nel buio...

venerdì 30 marzo 2018

Mappa letteraria dell'Inghilterra

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Literary map of England.

giovedì 29 marzo 2018

Situazione in Siria dopo l'intervento della Turchia ad Afrin e la Battaglia di Ghouta presso Damasco





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Ormai il novanta per cento della Ghouta orientale, l'enclave alle porta di Damasco ancora nelle mani degli jihadisti, è stata liberata dall'esercito siriano del presidente Bashar al-Assad e da Arbin, Zamalka e Jobar si prepara l'evacuazione dei miliziani di Faylaq al-Rahman, con cui si è raggiunto un accordo: saranno trasferiti a Idlib, nel settore siriano controllato dalla Turchia, per opporsi alle forze fondamentaliste del fronte Al-Nustra (ramo siriano di Al-Qaeda).

Soltanto una località, la Douma, è ancora nelle mani degli uomini di Jaysh al-Islam, che stanno tuttavia trattando per una resa, mentre nei quartieri di Damasco già si festeggia la fine dell'offensiva con feste in piazza e fuochi d'artificio.

La scorsa settimana 1500 combattenti legati ad Ahrar al-Sham sono stati evacuati. Sabato quelli di Faylaq al-Rahman, 5-6 mila uomini, hanno iniziato a lasciare l'area. Tra oggi e domani le operazioni dovrebbero concludersi e con la prossima settimana anche i 5000 di Jaysh al-Islam lasceranno l'area. Tremila civili bisognosi di cure hanno già potuto abbandonare la zona.

Enormi cortei di auto con i clacson a tutto volume hanno attraversato la capitale il sabato sera, alcuni quartieri hanno festeggiato con fuochi d’artificio. L’esercito ha riconquistato il 90 per cento dell’enclave ribelle. Questa settimana entrerà nel vivo l’evacuazione dei ribelli di Faylaq al-Rahman da Arbin, Zamalka e Jobar, tre popolosi sobborghi attaccati alla capitale, da dove partivano razzi e colpi di mortaio. Rimane solo una città, Douma, controllata dal gruppo Jaysh al-Islam, che però sta trattando la resa. Ieri ci sono stati solo sporadici colpi di artiglieria e mortai, uno ha colpito un campo di calcio e ucciso un ragazzo che si stava allenando con i compagni


Il consenso per il governo di Bashar Assad, nella capitale, è alto in questo momento: la fine della battaglia della Ghouta significa il ritorno a una vita normale, dopo sette anni. Stretti fra raid incessanti e l’offerta di una resa onorevole, i ribelli hanno invece alla fine accettato di lasciare l’enclave. Venerdì c’è stata l’evacuazione del gruppo Ahrar al-Sham, 1500 combattenti, ieri è cominciata quella del gruppo Faylaq al-Rahman, 5-6 mila uomini, che dovrebbe concludersi fra oggi e domani. La prossima settimana è prevista invece quella di Jaysh al-Islam, altri 5000 uomini. Il gruppo ha già rilasciato decine di soldati prigionieri e fatto uscire 3 mila civili bisognosi di cure.  

La fine della battaglia della Ghouta si avvicina e per il governo è una vittoria strategica, forse più importante di quella ad Aleppo Est nel dicembre 2016. Dopo la riconquista della Ghouta i governativi potranno dirottare enormi risorse di uomini e materiali finora bloccati nel controllo dell’enclave, da dove partivano attacchi e infiltrazioni di combattenti, razzi e colpi di mortaio che rendevano precaria la sicurezza nella capitale. Per la battaglia finale Bashar al-Assad ha impegnato sei divisioni dell’esercito regolare e della Guardia Repubblicana, in totale 90 mila uomini. Più una brigata di volontari palestinesi, in quanto a Damasco c’è una grossa comunità palestinese schierata con il regime, come già ad Aleppo. 

Le milizie sciite, a parte una brigata locale della Difesa nazionale, simile all’Hash al-Shaabi irachena, sono state escluse dalla battaglia. Assad e Mosca hanno deciso che doveva essere gestita dall’esercito con il solo aiuto dei consiglieri militari russi, per ragioni politiche.
Assad è consapevole del suo ruolo di garante “dell’unità della Siria” a fronte di un concreto rischio di smembramento dello stato in zone di influenza da parte delle potenze straniere, soprattutto da quando la Turchia ha avviato una "pulizia etnica" contro i Curdi nella provincia di Afrin.



Ora gran parte delle forze governative potranno essere dirottare verso i fronti “esterni”: la provincia di Idlib a Nord-Ovest, la provincia di Daraa, a ridosso del Golan, a Sud-Ovest. Le tensioni con la Turchia a nord e con Israele a sud sono destinate a crescere, anche se la Russia si è impegnata in un ruolo di mediazione che, fino ad ora, ha evitato che questa guerra potesse estendersi e dilagare.

E mentre Trump sembra intenzionato a disimpegnarsi dal fronte siriano, o quantomeno a limitare la presenza dei marines alle basi militari vicine ai pozzi petroliferi, al contrario Macron si è proposto come garante dei Curdi di Siria e ha dichiarato che la Francia sarebbe pronta a subentrare agli Usa nel controllo del nord-est del paese, al confine con la Turchia.
Immediata e implacabile è stata la risposta di Erdogan: la Turchia proseguirà la sua conquista del Kurdistan siriano, ad ogni costo.
A questo punto, anche il minimo fuoco può diventare un incendio.



On March 26, 6,749 militants and members of Faylaq al-Rahman and their relatives left the southern part of Eastern Ghouta and were transferred using 110 buses to the militant-held part of Idlib province, according to the Russian Center for Reconciliation of the opposing sides in Syria.

Over the past three days, 13,190 militants and their family members have been evacuated from Eastern Ghouta. Faylaq al-Rahman also released 26 Syrian service members and civilians under the evacuation agreement.

A former membert of Faylaq al-Rahman on the situation in Eastern Ghouta:

On the same day, the Center said that over 114,000 people had left Eastern Ghouta via humanitarian corridors since the introduction of the daily humanitarian pause.

The Syrian Arab Army (SAA) has established full control of the area of Harasta abandoned by members of Ahrar al-Sham and is now preparing to enter the remaining militant-held areas in the southern part of Eastern Ghouta as militants withdraw.

The area of Douma remains the only militant stronghold in the region. Jaish al-Islam’s political leader Mohammed Alloush claimed on March 26 evening that the group is not going to retreat from the town. However, this statement is barely based on the reality as the area of Douma is now  fully besieged by government forces.

Jaish al-Islam will likely be able to keep control over Douma until the rest of militants retreat from the southern part of Eastern Ghouta. As soon as militants retreat, the SAA will start efforts to take control of Douma despite Jaish al-Islam’s propaganda claims.

Government troops are in the town of Haza.

Il Tryzub, il tridente nazionalista diventato lo stemma dell'Ucraina

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Герб України
(Gerb Ukraїni)
Lesser Coat of Arms of Ukraine.svg
Blasonatura: scudo blu con tridente giallo
Lo Stemma dell'Ucraina (in ucrainoДержавний Герб України) o più comunemente Tryzub (tridente in ucraino) ha lo stesso colore della bandiera ucraina; uno scudo blu con un tridente giallo, chiamato tryzub. Appare anche sulla bandiera presidenziale.
L'emblema rappresenta una composizione prearaldica collegata ad una dinastia del decimo secolo e ad altri elementi risalenti al quindicesimo secolo. Non è possibile determinare con accuratezza l'origine ed il significato del significato del tridente ucraino, sembra possa essere collegato alla scrittura della parola libertà (ВОЛЯ) pronunciata VOLYA. Scavi archeologici mostrano il simbolo del tridente sin dal Primo secolo a.C.
È lo stemma ufficiale Ucraino dal 26 giugno 1996. È stato in passato simbolo nazionale durante il periodo durante il quale la nazione fu indipendente (1917 - 1920).




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Tryzub
Тризуб
Hrestomech.png
Formation14 October 1993; 24 years ago
Location
Leader
Victor Serdulets'
Websitehttp://banderivec.org.ua/index.php[last modified ca. March 2014]
Tryzub (UkrainianТризуб) is a far-right[1] Ukrainian paramilitary organization founded in 1993 by the Congress of Ukrainian Nationalists.[2][3] Its full name is the Stepan Bandera All-Ukrainian Organization ″Tryzub″(UkrainianВсеукраїнська організація ″Тризуб″ імені Степана Бандери) and its main goal is to create the Ukrainian United Independent State (UkrainianУкраїнська Соборна Самостійна Держава, УССД). According to Tryzub, its enemies in achieving this goal are ″imperialism and chauvinism, fascism and communism, cosmopolitanism and pseudo-nationalism, totalitarianism and anarchy, any evil that seeks to parasitize on the sweat and blood of Ukrainians″.[4]

History

Created October 1993 by the Congress of Ukrainian Nationalists,[2][3] Tryzub's leader since 2005 is Dmytro Yarosh.[1] Among other important figures one names Ternopil's Officer Union member Eugene Fil (Євген Філь) and Ivan Suta (Іван Сута).[5] Dmytro Yarosh himself pointed out the presence educated theorists members as well and he named the figures of Serhiy Kvit (Сергій Квіт) and Peter Ivanishin.[6]
Tryzub became the basis for the formation of the Right Sector, and Dmytro Yarosh became the leader of the new right-wing coalition.[1] As of 5 February 2014, the Investigative Committee of Russia claimed to have issued an international arrest warrant for Dmytro Yarosh.[7]

Hrestomech.png

Name and symbols

The name ″Tryzub″ (″Тризуб″) is the name of the coat of arms of Ukraine where the front shape resembles a trident. While in Ukrainian there is the special term ″тризубець″ for a trident per se, the shape on the coat of arms is specifically called by a derivative term "тризуб". The difference between ″тризубець″ and "тризуб" is not fully translatable in English yet resemble a bit the one between a trident and a trishula. While the first is more casual, the second is more heavily connected with symbolism.
The organization logo consists by the official description of "the Christ sword and the trysub, like the one of the Organization of Ukrainian Nationalists[8]".

References

  1. Jump up to:a b c Simon Shuster (2014-02-04). "Exclusive: Leader of far-right Ukrainian militant group talks revolution with TIME". TIME.com. Retrieved 2014-02-15.
  2. Jump up to:a b Kuzio, Taras (23 April 2013). "Contemporary Nationalism in Ukraine: Why we need a Broader Analytical Framework". arriman Institute Workshop, Columbia University, April 2013Creating paramilitaries also proved to be failure. In 1993, the Stepan Bandera Sports-Patriotic Association Tryzub (Trident) was established by KUN as its paramilitary arm, mimicking UNA, DSU and the SNPU who also established paramilitary formations. Tryzyb also followed in the tradition of a political organisation (KUN/OUN) having its military forces (Tryzub/UPA).
  3. Jump up to:a b Likhachev, Viacheslav (September–October 2013). "Right-Wing Extremism on the Rise in Ukraine". Russian Politics and Law51 (5). doi:10.2753/RUP1061-1940510503ISSN 1558-0962Other notable ultraright groups in Ukraine include the Trident named in honor of Stepan Bandera (based on the Congress of Ukrainian Na- tionalists)...
  4. Jump up^ Декларація наших принципів (in Ukrainian). Тризуб. Archived from the original on 2014-02-09.
  5. Jump up^ Націоналісти у Тернополі відзначили 20-річчя "Тризубу" ім. Степана Бандери (in Ukrainian). 7 Днів-Україна. 2013-11-01. Retrieved 2014-02-15.
  6. Jump up^ Мустафа Найем, Оксана Коваленко. (2014-02-04). Лідер Правого сектору Дмитро Ярош: Коли 80% країни не підтримує владу, громадянської війни бути не може (in Ukrainian). Українська правда. Retrieved 2014-02-15.
  7. Jump up^ Россия объявила лидера "Правого сектора" в международный розыск (in Russian). Лента.Ру. 2014-03-05. Retrieved 2014-03-04.
  8. Jump up^ "Cтатут" (in Ukrainian). Тризуб. Archived from the original on 2014-02-09.

mercoledì 28 marzo 2018

Le Corti Vehmiche e il loro simbolo





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La Corte Vehmica o Sacra Vehme o Vehme (anche VehmegerichtFehmgericht) è il nome dato ad un sistema giudiziario attivo durante il medioevo in Vestfalia, nell'attuale Germania, basato su una organizzazione fraternale di giudici di legge chiamati "giudici liberi" (tedesco: Freischöffen o Francese: francs-juges). Il luogo di riunione delle corti era a Dortmund. I procedimenti erano talvolta segreti, condotti da "corti segrete", "corti silenziose" (tedesco: Stillgericht) o "corti proibite" (tedesco: verbotene Gerichte). Nel basso medioevo le corti avevano giurisdizione su tutti i crimini e coloro che erano condannati dal tribunale venivano eliminati in maniera segreta. Dopo l'esecuzione della pena di morte, i corpi venivano appesi su un albero come monito.

Etimologia

L'origine del termine è incerto, ma sembra entri nell'Alto tedesco medio dal Basso tedesco. La parola vëme appare per la prima volta nella letteratura alto medio tedesca del XIII secolo come un nome con il significato di "punizione". Un documento datato 1251 fa riferimeneto alla locuzione: illud occultum judicium quod vulgariter vehma seu vridinch appellari consuevit ("questa è giustizia celata, che di comune abitudine ci si riferisce come vehma o vridinc").

Storia

Le corti vehmiche Vestfaliane si svilupparono nell'alto medioevo dalle "libere corti", con una giurisdizione entro la libera contea (Freigrafschaft). Dopo la riforma del XIV secolo del Sacro Romano Impero (la Bolla d'oro del 1356) i langraviati persero molto del loro potere e queste corti sparirono ad eccezione della Vestfalia dove conservarono la loro autorità e si trasformarono in corti vehmiche. La prima sede fu a Dortmund, ma con il crescere dell'influenza di Colonia, si spostarono ad Arnsberg nel 1437. Furono abolite da Jérôme BonaparteRe di Vestfalia nel 1811. L'ultimo Freigrad morì nel 1835.

Uso moderno del termine

Con l'abbandono delle corti vehmiche, il termine acquisisce una connotazione di giustizia mafiosa e linciaggio. Nel tedesco moderno, la compitazione di Feme è molto comune. Altre varianti sono: Fehme, Feime, Veme. Il verbo verfemen è di uso comune e significa ostracizzare.
Hans Kelsen, il grande giurista viennese che elaborò la "dottrina pura" del diritto, cita un caso di un'organizzazione segreta che aveva eseguito la condanna a morte di un uomo ritenuto nemico della patria, qualificando l'atto come "assassinio della santa Veme".[1]

La Vehme nella cultura di massa

  • Nel romanzo Vanity Fair di William Makepeace Thackeray se ne fa menzione.
  • C'è un riferimento nel romanzo Uno studio in rosso di Arthur Conan Doyle.
  • Nel 2012 si scopre un testo di Alexandre Dumas che la menziona come termine di paragone per far comprendere meglio l'organizzazione della Camorra ottocentesca di Napoli[2].
  • Nel racconto "Doppio sogno" (Traumnovelle), di Arthur Schnitzler, si fa riferimento a due figure mascherate da giudici della Veme.
  • Alla Sacra Vehme è affidato un ruolo centrale nello svolgimento del romanzo "Il mercante di libri maledetti" di Marcello Simoni, pubblicato nel 2011 da Newton Compton Editori, vincitore del Premio Bancarella 2012.
  • L'episodio 12 della terza stagione della serie TV "The Blacklist" si intitola "The Vehme", e racconta di un gruppo criminale che si autodenominava "Vehme".

martedì 27 marzo 2018

La Tavola delle Rune di Guido von List

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Guido Karl Anton List, meglio conosciuto come Guido von List (Vienna5 ottobre 1848 – Berlino17 maggio 1919), è stato un poetagiornalista e scrittore tedesco.
È stato anche un imprenditore, alpinistaescursionistavogatore e rivenditore di articoli in pelle.
I suoi studi sull'esoterismo e sui significati della cultura runica influenzarono notevolmente l'aspetto trascendentale dell'ideologia nazionalsocialista 
Nacque a Vienna il 5 ottobre 1848, primogenito della famiglia di Maria e Karl Anton List, un ricco commerciante di prodotti in pelle.
I List erano soliti portare il bambino a delle scampagnate nei dintorni della capitale; proprio grazie a queste Guido sviluppò un grande amore per la natura.
Nonostante le origini cattoliche della famiglia abbandonò progressivamente la dottrina cristiana, rivelando sin da giovane una forte attrazione per le religioni tradizionali germaniche; la conversione al paganesimo cominciò nel 1862, quando, visitando le catacombe sottostanti la cattedrale di Santo Stefano, si inginocchiò davanti al rudere di un altare della cripta e promise di costruirvi, divenuto adulto, un tempio dedicato a Wotan.
Tra il 1903 e il 1907 utilizzò occasionalmente il titolo di "von", ereditato dal cavaliere del XII secolo Burckhardt von List, e formalizzato dai magistrati viennesi il 2 ottobre 1907.

Gli studi e le teorie

Traendo ispirazione dagli insegnamenti di Helena Petrovna Blavatsky e coniugando occultismo gnostico, esoterismo, teosofia e nozioni apprese dagli scritti della società segreta dei Rosacroce, riuscì a delineare una visione storico-religiosa molto differente da quella imposta dalla società moderna.
Nell'ottica di List e dei suoi sostenitori l'intera Terra era stata governata da una casta di re-sacerdoti, detentori del sapere ariosofico che egli chiama Armanenschaft, che rivestivano il loro ruolo in quanto appartenenti a una razza naturalmente superiore: la razza Aria, o Ariana.
In seguito comincia a lavorare come giornalista e produce una serie di saggi e romanzi storici di un certo rilievo.
La sua attività si estende su più fronti: la letteratura germanica venne studiata nella sua essenza metafisica, legge e medita l'Edda, l'Havamal e la Voluspa in cui ritrova tracce della antica sapienza ariana.
Si interessa soprattutto al wotanismo occulto nella storia germanica e per studiarlo si dedicherà alla ricerca esoterica della chiave interpretativa dell'alfabeto runico.
Nel 1908 viene fondata da alcuni sostenitori di List la "Società Guido von List" che si proponeva di finanziare e incoraggiare ricerche storico-religiose e riunirà in sé tutti i nomi più importanti dell'esoterismo tedesco e austriaco dell'epoca.
Presenti in numero notevole furono gli esponenti della Società Teosofica che opereranno per concretizzare le sue ricerche in un sistema filosofico il quale, nelle finalità del gruppo, sarebbe divenuto la teologia guida a cui avrebbe attinto la Nazione tedesca per la propria politica futura.
In effetti, l'indagine storica ha uno scopo essenzialmente religioso ma con un suo braccio politico.
Le sue teorie si diffusero presso le università dell'epoca poiché sembravano in completa armonia con gli ideali volkisch d'instaurazione di una nuova nazione germanica.
La creazione, una élite occulta alla guida della nazione è uno degli aspetti della teologia listiana che ritroveremo nel braccio destro di HitlerHeinrich Himmler.
List creò una cerchia di dieci persone che chiamò Hoher Armanen-Orden ("Alto Ordine Armanico") e li condusse in tutta la Germania alla ricerca delle impronte di Wotan, dei luoghi in cui la manifestazione della vera sapienza ariana nascosta fosse fruibile dal gruppo attraverso la meditazione e la fusione con l'elemento naturale.
List cadeva in trance toccando oggetti, oppure, focalizzando la mente su un particolare del luogo, riceveva visioni dell'antichità ariana; la sua ricerca si potrebbe definire sondaggio occulto proprio per questa particolarissima modalità di indagine.

Bibliografia

Voci correlate




lunedì 26 marzo 2018

Simboli religiosi finnici e loro significato

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Tursaansydän means the 'heart of Tursas' and in Finnish mythology, Tursas (alias Iku-Turso and a few other names) was a rather unpleasant sea-monster that supposedly looked a bit like a bearded octopus. Another name for the same symbol is Mursunsydän, which means 'heart of the Walrus'. For a long time, especially in Northern Europe, the symbol has been considered a Good Luck charm.

Finnish Knot - Ancient Finnish symbol - Hannunvaakuna - Kalevala Koru - Good Luck symbol
Finnish Knot - Ancient Finnish symbol - Hannunvaakuna - Kalevala Koru

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Saint John's Arms - Finnish and Swedish Looped Square




The looped square (⌘) is a symbol consisting of a square with outward pointing loops at its corners. It is referred to by this name, for example, in works regarding the Mississippian culture.[1]It is also known as the place of interest sign[2] when used on information signs, a practice which started in Finland in the 1950s, spreading to the other Nordic countries in the 1960s.[3] Also, the symbol is known as Saint John's Arms or Saint Hannes cross (related to Swedish sankthanskorsDanish johanneskors, and Finnish hannunvaakuna), as Gorgon loop, and as command key symbol due to its use on the command key on Apple computer keyboards.
It is an ancient symbol used by several cultures, and remains in common use today. It belongs to a class of symbols which are called valknute in Norway.[4]


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Ancient use

The symbol appears on a number of old objects in Northern Europe. It features prominently on a picture stone from HablingboGotland, Sweden, that was created between 400 and 600 AD.[5]
It is also similar to a traditional heraldic emblem called a Bowen knot.[6]
In Finland, the symbol was painted or carved on houses and barns, and domestic utensils such as tableware, to protect them and their owners from evil spirits and bad luck. The oldest surviving example is a pair of 1000-year-old (Finnish pre-Christian period) wooden skis decorated with the symbol.[7][8]
The looped square also appears on artifacts of the Mississippian culture of the southeastern United States.[1]

Modern use


Aerial view of Borgholm Castle
In modern times, the symbol is commonly found in UkraineBelarusDenmarkEstoniaFinlandGermanyIcelandLatviaLithuaniaNorway, and Sweden as an indicator of locations of cultural interest, beginning in Finland in the 1950s and spreading to the other Nordic countries in the 1960s.[3] There has been modern speculation that it was chosen for its resemblance to an aerial view of Borgholm Castle;[9] however, the symbol is well-represented in Scandinavian artifacts that predate the current castle by centuries.[5]
The symbol later gained international recognition via computing. It is used on Apple keyboards as the symbol for the command key.[10]



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