giovedì 8 febbraio 2024

La Quarta Era. Capitolo 1. La morte del Re






"Perverrà alla morte come immagine dello splendore dei Re degli Uomini, in gloria, senza macchia, prima del crollo del mondo. Ma tu, figlia mia, tu ti trascinerai nell'oscurità e nel dubbio come la notte d'inverno che arriva senza una stella"
(Elrond Mezzelfo, Lord di Imladris, a sua figlia Arwen - dalla sceneggiatura del film "Il Signore degli Anelli - Le due Torri", 2002)

Arwen aveva saputo fin dall'inizio che quel momento sarebbe arrivato ed era stata l'unica argomentazione con cui, molto tempo prima, suo padre aveva tentato di dissuaderla dall'amore per Aragorn, prima che lui diventasse per tutti il re Elessar, sovrano dei reami riuniti di Arnor e Gondor.
Ma anche dopo il giorno del matrimonio e dell'incoronazione, il nome da lei prediletto per rivolgersi al suo sposo era sempre rimasto Estel, "speranza", in lingua elfica sindarin.
Così era stato chiamato e cresciuto a Imladris il figlio di Arathorn e Gilraen, quando ancora gli Eldar non avevano lasciato la Terra di Mezzo.
"Se non troverai la forza di dirgli addio adessol'aveva avvertita Elrond in quei giorni ormai lontani "dovrai farlo comunque, quando sarà più penoso, dopo una vita trascorsa insieme. Siete infatti destinati a separarvi: se non sarà la tua partenza ora, sarà la morte a farlo, poiché nulla di umano può durare per sempre".
Per gli elfi era indiscutibile la certezza che l'eternità fosse un loro esclusivo privilegio, tra i Figli di Iluvatar.
E se ti sbagliassi, padre? Se gli uomini, dopo la morte, fossero destinati a vivere ancora, e a incontrarsi di nuovo, da un'altra parte, in un altro tempo e in un luogo che noi non possiamo nemmeno immaginare?
Per gli elfi caduti in battaglia o periti di morte violenta, vi erano le Aule di Mandos, ma nessuno sapeva quale fosse la sorte degli uomini, dopo il trapasso.
Forse un giorno Iluvatar manderà qualcuno per annunciarlo. Per adesso, ognuno di noi può soltanto aggrapparsi alle proprie speranze e a ciò che sente nel cuore.
Speranza. Estel.
Rammentò le parole di Gilaren, l'amata madre di Aragorn, che le era stata amica nei tempi remoti:
Onen i-Estel Edain, ú-chebin estel anim. Ho dato la speranza agli uomini, non ne ho conservata per me.
E lei, la regina Arwen Undomiel, la "Stella del Vespro", figlia di Elrond d'Imlardirs e di Celebrian di Lothlorien, era certa, in cuor suo, che avrebbe incontrato nuovamente il suo amato, in un'altra vita, in un'altra era, in un'altra dimensione.






Chi conobbe Luthien Tinuviel disse che io ero uguale a lei. E dunque non è forse possibile che lo spirito della mia antenata sia rivissuto in me, come quello di Beren sia rinato in Aragorn e morto nuovamente con lui, per poi un giorno ritornare e incontrarmi ancora?
Questi erano i suoi pensieri, mentre il vento scorreva attraverso il suo velo nero e modellava le vesti del lutto, davanti al sepolcro di Elessar, re di Arnor e Gondor, che si era spento infine, carico d'anni, dopo aver vissuto e regnato sulla Terra di Mezzo più di tutti i Dunedain della stirpe reale di Numenor.
Correva l'anno 122 della Quarta Era del Sole e della Luna, nel Regno Unito di Arnor e Gondor, nella Terra di Mezzo, nel mondo di Arda.
Erano passati così in fretta i secoli, dopo i giorni trionfali in cui il Nemico era stato sconfitto per sempre e gli ultimi portatori degli Anelli del Potere erano partiti per l'ovest, per Valinor e Aman, le Terre Imperiture.
E non è stata forse quella un'altra morte? Andare verso il tramonto nelle terre degli immortali non è in fondo come passare a miglior vita, in un altrove da cui non si può più fare ritorno? 
Se infatti vi era per lei ancora speranza di ritrovare Aragorn in un'altra vita, non ve n'era nessuna di poter rivedere suo padre e sua madre, i suoi fratelli e tutti gli elfi che le erano stati amici e parenti, prima di partire per l'estremo occidente.
Forse fu quella consapevolezza a farle volgere spontaneamente lo sguardo verso Legolas, che sostava poco distante, assorto in profondi pensieri.



Non era invecchiato di un giorno, né avrebbe dovuto, poiché a differenza di lei non aveva scelto una vita mortale.
Eppure la sua tristezza era grande, come mai prima d'allora, forse perché si avvicinava anche per lui il momento di prendere una grave decisione.
Aewen gli si avvicinò e gli parlò sottovoce:
<<Ora rimanete soltanto tu e Gimli, nella Terra di Mezzo, tra coloro che ebbero l'onore e il coraggio di far parte della Compagnia dell'Anello. Sarebbe troppo chiedervi di restare qui, come aiuto e conforto ad Eldarion, ora che il peso della corona grava sul suo capo?>>
Legolas sospirò e per lunghi momenti tenne chiusi gli occhi, come se fosse consapevole che quanto stava per dire non sarebbe piaciuto alla regina vedova Undomiel, che pur avendo scelto la natura umana, conservava ancora la bellezza elfica dei Primogeniti.
<<A lungo Eldarion è stato preparato per il compito che ora lo attende. Tutto ciò che sapevo, gliel'ho già insegnato, e così ha fatto Gimli, e prima di lui tutti coloro che fecero parte della Compagnia e decisero di non partire con Elrond e Galadriel. Ma tu sai bene, mia regina, che si trattò soltanto di un rinvio. Per quanto grande sia il mio amore per la Terra di Mezzo, non posso fingere che essa sia cambiata. 
Questa è l'era degli uomini ed è destino che tutti gli elfi desiderino sempre di più recarsi nel luogo dove fin dall'inizio furono invitati dai Valar>>
Così infatti era accaduto anche ai più restii alla partenza e cioè agli Elfi Silvani, che mai prima di allora avevano sentito il bisogno di mettersi in mare e fare vela verso occidente.
Ma quello era il segno dei tempi.
Lui lo sa. Il tempo degli elfi è finito. Persino il superbo Thranduil lasciò il reame boscoso, e tutta la sua gente lo seguì. Persino il venerabile Cirdan lasciò ad altri il compito di sovrintendere alla creazione delle navi e dopo millenni decise di solcare il grande mare.
Come posso sperare di convincere Legolas a indugiare ancora in un luogo che non gli appartiene più e che sente ormai estraneo?
Annuì, cercando di non rivelare la propria commozione:
<<Non a lungo saresti costretto a tardare, Legolas Verdefoglia, se anche avessi il cuore di attendere che la luce di Arwen Undomiel si spenga. So quello che dicono di me: "E' ormai fredda e grigia come una notte d'inverno senza stelle". La morte mi si approssima, già ne sento i crudeli assalti e ne odo le orme
Troppo a lungo ho vissuto, ho visto troppe partenze, troppe volte ho detto addio a coloro che amavo. 
Non vuoi dunque risparmiare, ai pochi giorni che restano a questa mortale, la pena di doversi separare da te, ultimo della mia gente tra coloro che mi sono amici e quasi fratelli? Cos'è un anno degli uomini per un immortale? Solo un battito di ciglia. Ed io non ti chiedo di più>>


English version

The Fourth Age. Chapter 1. The death of the King

"He will come to death. An image of the splendor of the kings of men, in glory, undimmed before the breaking of the world. But you, my daughter, you will linger on in darkness and in doubt. As night falling winter has come without a star."

Arwen had known from the beginning that this moment would come and it had been the only argument with which, long ago, her father had tried to dissuade her from love for Aragorn, before he became for everyone King Elessar, ruler of the reunited realms of Arnor and Gondor.
But even after the day of the wedding and coronation, the name she preferred to address her husband had always remained Estel, "hope", in the elvish Sindarin language.
Thus the son of Arathorn and Gilraen had been named and raised in Imladris, when the Eldar had not yet left Middle-earth.
"If you do not find the strength to say goodbye to him now" Elrond had warned her in those days long gone "you will have to do it anyway, when it is most painful, after a life spent together. You are in fact destined to part: if you do not leave now , it will be death that does it, since nothing human can last forever."
For the elves, the certainty that eternity was their exclusive privilege among the Children of Iluvatar was indisputable.
What if you're wrong, father? What if men, after death, were destined to live again, and to meet again, somewhere else, in another time and in a place that we cannot even imagine?
For the elves who fell in battle or died a violent death, there were the Halls of Mandos, but no one knew what the fate of men was after their passing.
Perhaps one day Iluvatar will send someone to announce it. For now, each of us can only hold on to our hopes and what we feel in our hearts.
Hope. Estel.
She remembered the words of Gilaren, Aragorn's beloved mother, who had been her friend in ancient times:
Onen i-Estel Edain, ú-chebin estel anim. I gave hope to men, I kept none for myself.
And she, Queen Arwen Undomiel, the "Evenstar", daughter of Elrond of Imlardirs and Celebrian of Lothlorien, was certain, in her heart, that she would meet her beloved again, in another life, in a 'another era, in another dimension.
Those who knew Luthien Tinuviel said that I was like her. And so isn't it possible that the spirit of my ancestor relived in me, just as that of Beren was reborn in Aragorn and died again with him, and then one day returned and met me again?
These were her thoughts, as the wind flowed through her black veil and shaped the garments of mourning, before the tomb of Elessar, king of Arnor and Gondor, who had passed away at last, burdened with years, after having lived and reigned on Middle-earth more than all the Dunedain of the royal line of Numenor.
It was the year 122 of the Fourth Age of the Sun and Moon, in the Kingdom of Arnor and Gondor, in Middle-earth, in the world of Arda.
The centuries had passed so quickly, after the triumphal days when the Enemy had been defeated forever and the last bearers of the Rings of Power had departed to the west, to Valinor and Aman, the Undying Lands.
And wasn't that another death? Isn't going into the sunset in the lands of the immortals basically like passing on to a better life, to an elsewhere from which one can no longer return?
In fact, if there was still hope for her of finding Aragorn in another life, there was none of being able to see her father and mother, her brothers and all the elves who had been friends and relatives before leaving. for the far west.
Perhaps it was that awareness that made her spontaneously turn her gaze towards Legolas, who was standing nearby, absorbed in deep thoughts.

He hadn't aged a day, nor should he have, for unlike her he had not chosen a mortal life.
Yet his sadness was great, like never before, perhaps because the time to make a serious decision was approaching for him too.
Aewen approached him and spoke to him in a low voice:
<<Now only you and Gimli remain, in Middle-earth, among those who had the honor and courage to be part of the Fellowship of the Ring. Would it be too much to ask you to remain here, as help and comfort to Eldarion, now that the weight of the crown weighs on his head?>>
Legolas sighed and kept his eyes closed for long moments, as if he were aware that what he was about to say would not have pleased the dowager queen Undomiel, who, despite having chosen human nature, still retained the elven beauty of the Firstborn.
<<Eldarion has long been prepared for the task that now awaits him. Everything I knew, I have already taught him, and so did Gimli, and all those before him who were part of the Fellowship and chose not to leave with Elrond and Galadriel. But you know well, my queen, that it was only a postponement. As much as I love Middle-earth, I can't pretend that it has changed.
This is the age of men and it is destined that all elves will increasingly desire to go to the place where they were invited by the Valar from the beginning>>
In fact, this had happened even to those who were most reluctant to leave, namely the Wood Elves, who had never before felt the need to set sail and sail towards the west.
But that was the sign of the times.
He knows it. The time of the elves is over. Even the haughty Thranduil left the woodland realm, and all his people followed him. Even the venerable Cirdan left the task of supervising the creation of ships to others and after millennia decided to sail the great sea.
How can I hope to convince Legolas to linger any longer in a place that no longer belongs to him and which now feels foreign to him?
He nodded, trying not to reveal his emotion:
<<You would not be forced to delay long, Legolas Greenleaf, even if you had the heart to wait for Arwen Undomiel's light to go out. I know what they say about me: "It's now cold and gray like a starless winter night." Death is approaching me, I already feel its cruel assaults and hear its footsteps.
I have lived too long, I have seen too many departures, too many times I have said goodbye to those I loved.
Don't you therefore want to spare, in the few days that this mortal has left, the pain of having to separate from you, the last of my people among those who are my friends and almost brothers? What is a year of men to an immortal? Just a blink of an eye. And I don't ask you for more>>