Nel momento in cui Edoardo de Rovere e Vittoria Prinsivalli si salutarono con reciproco sospetto, lui sentì una profonda malinconia, un senso di mancanza che non riusciva a spiegarsi, di fronte ad una donna che aveva conosciuto da meno di un giorno, ma è noto che per innamorarsi basta un'ora.
Sono già sotto il suo incantesimo?
Il suo passato era una serie di relazioni d'amore tormentate e finite male, per donne molto simili a Vittoria Prinsivalli.
Il suo passato era una serie di relazioni d'amore tormentate e finite male, per donne molto simili a Vittoria Prinsivalli.
Lei è diversa. Finge di essere giovane, ma il modo in cui parla è quello di chi sembra aver vissuto mille anni.
Quale segreto mi nascondi, Vittoria?
Quale segreto mi nascondi, Vittoria?
Mentre pensava a quelle cose, sentì dei passi felpati avvicinarsi e si voltò, vedendo la Governante, Elvira, che sembrava essere la reale padrona di casa, considerando la sicurezza con cui teneva tutto il Maniero sotto controllo.
<<Ci sei cascato anche tu, vero, nel filtro d'amore di Vittoria? Non temere, esiste un antidoto. Te la strapperò dall'anima.>>
Edoardo era confuso e disorientato:
Edoardo era confuso e disorientato:
<<E' così pericolosa? E tu, sei pericolosa anche tu?>>
Elvira lo fissò intensamente:
Elvira lo fissò intensamente:
<<Vittora era pericolosa, ma qualcosa si è spezzato dentro di lei, solo che lei ancora non lo sa, o non lo vuole ammettere a se stessa. Io non sono pericolosa, io sono una guaritrice, sono una chiaroveggente, sono molte cose, ma non sono pericolosa, almeno non per chi abbia la coscienza a posto>>
Lui allora cercò di vederci chiaro:
<<Sia tu che lei parlate per enigmi. Siete reticenti. Cosa c'è di tanto spaventoso o pericoloso da cui dovrei proteggermi?>>
Lei lo guardo con aria compassionevole:
<<Vittoria Prinsivalli è come una sirena che porta i marinai al naufragio e poi li lascia in pasto ai pesci. Io ti guarirò di lei, e mi ringrazierai per avertelo concesso. Ma puoi stare tranquillo, non lo farò seducendoti con ipnotismi o filtri d'amore, è tempo che tu mi attribuisca una maggiore finezza riguardo a certe cose. Io sarò semplicemente una guida. Farò in modo che tu apprenda almeno i fondamenti di ciò che conferisce potere alla Marca di Bevania, alla famiglia Prinsivalli, a Vittoria, ma non solo a loro. Però devi arrivarci per gradi. Devi avere pazienza.
I nostri piani si misurano in secoli.>>
Edoardo, che non amava giocare a nascondino, ironizzò:
<<Potrei anche essere d'accordo con te se solo sapessi di cosa stai parlando>>
Elvira rise:
<<Hai il senso dell'umorismo tipico delle tue linee di sangue, intendo dire i tuoi antenati. Ma non è prudente parlarne qui. Domani verrai con me a Confluentia>>
La mente di lui entrò in confusione:
<<I miei antenati? E chi sarebbero? E dov'è Confluentia?>>
Lei risposte con voce rassicurante:
<<Entro domattina avrai le tue risposte. Io e la Sorellanza che è ai miei ordini abbiamo tracciato per te un cammino, un percorso, a partire da adesso. Non hai bisogno di dormire, il Triskelion di Taliesin ti darà tutte le energie che ti servono. Se ti senti stanco, provvederà a farti recuperare le forze>>
Edoardo colse l'occasione per chiarire la natura di quel talismano tratto dal più noto simbolo della cultura celtica:
<<Ma si tratta di tecnologia o di magia? Io sono piuttosto scettico...>>
Elvira lo interruppe:
<<La magia reale è una tecnologia molto più avanzata di quella di adesso. Magia e la tecnologia sono due linee convergenti, destinate a diventare indistinguibili, oltre un certo livello di complessità. Il resto è pseudoscienza, ma ne parleremo in seguito.
<<La magia reale è una tecnologia molto più avanzata di quella di adesso. Magia e la tecnologia sono due linee convergenti, destinate a diventare indistinguibili, oltre un certo livello di complessità. Il resto è pseudoscienza, ma ne parleremo in seguito.
Per adesso, io ti consiglio di fare una visita alla biblioteca, si trova in fondo al corridoio dell'ala occidentale del Maniero.
Felice notte!>>
Felice notte!>>
Detto questo si dileguò svanendo nei meandri tenebrosi di quel labirinto gotico.
La notte nella Marca di Bevania non era un’assenza di luce, ma una sostanza tattile.
Edoardo de Rovere seguì i consigli di Elvira, contando anche sulla rassicurazione di Valeriano.
Camminò lungo il corridoio occidentale del maniero, stringendo nel palmo della mano destra il triskelion d’argento. Il metallo celtico emanava un calore sottile, un battito sordo che sembrava ripulire l'aria dai miasmi che salivano dalle valli di Savarna e Marmorta, anestetizzando quel mattone di accidia che da anni gli pesava sullo stomaco.
Le parole d’avvertimento di Vittoria risuonavano ancora nell'oscurità: «Il maniero ha una lunga storia, non sempre piacevole. Non si aggiri da solo nell'edificio. Molte sue zone sono malsicure. È vetusto e cela molti tristi ricordi».
Ma la sete di verità era l’unico surrogato di vita rimasto a Edoardo.
Scoprirò che cosa mi stanno nascondendo!
Ma la sete di verità era l’unico surrogato di vita rimasto a Edoardo.
Scoprirò che cosa mi stanno nascondendo!
Quando arrivò in fondo al corridoio, la porta della biblioteca era socchiusa.
Oltre la soglia non si apriva una stanza, ma una vertigine.
Oltre la soglia non si apriva una stanza, ma una vertigine.
La Biblioteca dei Prinsivalli si sviluppava all'interno delle tre torri maggiori del castello, collegate tra loro da ponti di pietra sospesi nel vuoto e scale a chiocciola che salivano a spirale verso il soffitto invisibile, come una cattedrale laica eretta per sfidare il cielo.
L'odore era un amalgama di pergamena centenaria, cuoio consumato dal tempo e il profumo di candele di cera d’api, posizionate in luoghi invisibili e sicuri, in grado di permettere una specie di penombra. Non c'era energia elettrica, ma i giochi di luce degli specchi riuscivano a rendere sufficientemente chiare le immense librerie.
Edoardo si mosse tra gli scaffali di legno scuro con la circospezione di un ladro e la venerazione di un bibliofilo. Su un lungo tavolo di lettura in rovere, i libri sembravano disposti secondo un ordine folle e universale.
Ma esisteva un metodo in quella follia.
Ma esisteva un metodo in quella follia.
La Sorellanza ha tracciato un cammino, un sentiero... "i nostri piani si misurano in secoli"...
Bisognava scoprire le tracce e seguirle, tra libri secolari.
La prima cosa che lo colpì fu la presenza di una copia del leggendario Delomelanicon, stampato a Venezia nel 1666 da Aristide Torchia con la collaborazione di un altro Autore innominabile.
Accanto ad esso, avvolto in un panno di velluto scuro, riposava il rarissimo Commento all'Apocalisse del Beato di Liébana con le note autografe di Umberto da Bologna!
Se quello era il tracciato, allora avevano fatto le cose in grande: quei testi erano introvabili, di valore inestimabile!
Il suo sguardo stupefatto scivolò poi su copertine che ridestavano antiche passioni e amarezze: frammenti del Necronomicon, l'introvabile Atlante di Uqbar, una rarissima prima edizione di un pilastro della poesia del XXI secolo: i Mutamenti Invariabili, di Riccardo Querciagrossa, poeta e narratore misterioso, e persino una copia del manoscritto incompiuto de L'anno della Falsa Primavera, di Martin Oakwood Reyne of Castamere, i cui margini recavano note su una scena che per tutta la vita Edoardo aveva sperato di poter leggere: la descrizione dettagliata del Principe della Roccia del Drago che suonava l'arpa e cantava la triste melodia di Ginevra di Vecchie Pietre sulle rovine di Sala dell'Estate.
Se quello era il tracciato, allora avevano fatto le cose in grande: quei testi erano introvabili, di valore inestimabile!
Il suo sguardo stupefatto scivolò poi su copertine che ridestavano antiche passioni e amarezze: frammenti del Necronomicon, l'introvabile Atlante di Uqbar, una rarissima prima edizione di un pilastro della poesia del XXI secolo: i Mutamenti Invariabili, di Riccardo Querciagrossa, poeta e narratore misterioso, e persino una copia del manoscritto incompiuto de L'anno della Falsa Primavera, di Martin Oakwood Reyne of Castamere, i cui margini recavano note su una scena che per tutta la vita Edoardo aveva sperato di poter leggere: la descrizione dettagliata del Principe della Roccia del Drago che suonava l'arpa e cantava la triste melodia di Ginevra di Vecchie Pietre sulle rovine di Sala dell'Estate.
Se qualsiasi casa editrice avesse anche solo avuto il minimo sospetto dell'esistenza di tutti quei tesori, avrebbe fatto di tutto pur di ottenerli, persino uccidere!
Poco più in là, quasi a contrappeso comico di quell'orrore accademico, spiccava un volumetto intonso: L'albicocco al curaro, un'ironica concessione al genio degli sconfitti della vita, perché poi sostanzialmente era quello il filo conduttore, anche se dietro ad ogni iniziale fallimento si celava un capolavoro.
Fu allora che Edoardo notò, immerso nella penombra, un leggio d'ebano. Vi era posato un antico Trattato di Genealogia, le cui pagine erano vergate con un inchiostro nerissimo, estratto dalle ghiandole dei parassiti della Valle Standiana.
Sfiorando i caratteri con le dita, Edoardo avvertì un giramento di testa: l'inchiostro emanava un vapore impercettibile, allucinogeno, che generò nella sua mente una visione profetica istantanea. Vide un vecchio cardinale dal profilo aquilino e severo, spegnersi in una stanza romana in un afoso pomeriggio di giugno, mentre una data, 16-06-2026, – sei, sei, sei – marchiava il quadrante di un orologio fermo vicino al letto del prelato.
Scuotendo la testa per scacciare la premonizione, Edoardo notò che sotto il trattato, protetto da un antico sigillo in ceralacca che raffigurava una dea delle acque, era nascosto un diario rilegato in seta blu sbiadita.
Ne fu attratto in maniera quasi magnetica. Il sigillo era stato violato, salvando le apparenze, ma la cosa straordinaria era il titolo vergato a mano nella prima pagina.
Diario Personale di sua altezza reale la principessa Amalia Atalarich, Marchesa di Bevania.
Ne fu attratto in maniera quasi magnetica. Il sigillo era stato violato, salvando le apparenze, ma la cosa straordinaria era il titolo vergato a mano nella prima pagina.
Diario Personale di sua altezza reale la principessa Amalia Atalarich, Marchesa di Bevania.
Il cuore di Edoardo incominciò a battere all'impazzata.
E' il diario della madre di Vittoria! Qui ci sono tutti i segreti che cerco!
Riuscì a nasconderlo nella sacca interna della giacca, insieme ad altri documenti piegati con cura, prima che un'ombra scura, fredda e spigolosa si allungasse sul tavolo mostrando il viso scavato.
Sembrava uscito da un film dell'orrore.
Un uomo spaventoso, dalla tunica nera e logora, i lineamenti affilati come quelli di un avvoltoio e gli occhi infossati che richiamavano le fisionomie descritte da Baldini in Mal'aria, era emerso dal buio di una scala a chiocciola.
Sembrava uscito da un film dell'orrore.
Un uomo spaventoso, dalla tunica nera e logora, i lineamenti affilati come quelli di un avvoltoio e gli occhi infossati che richiamavano le fisionomie descritte da Baldini in Mal'aria, era emerso dal buio di una scala a chiocciola.
<<Sono Padre Malachia da Cervia, il Bibliotecario e Cappellano del Maniero Prinsivalli. Le era stato detto di non aggirarsi da solo nelle ali del palazzo, e invece la trovo a curiosare tra volumi che non dovrebbero nemmeno trovarsi qui in bella mostra>>
Edoardo cercò di dissimulare il sussulto, mantenendo la sua maschera di indifferenza formale:
«Mi chiedevo se potessi prendere in prestito alcuni libri».
«Mi chiedevo se potessi prendere in prestito alcuni libri».
Malachia lo fissò con occhi privi di luce:
«No».
Edoardo non si scompose. «Allora mi consenta almeno di consultarli brevemente qui sul tavolo e prendere qualche appunto».
La voce del monaco fu calma, ma inflessibile:
«No».
A quel punto Edoardo, con un leggero inchino, cercò di andarsene senza essere perquisito, ma per non apparire troppo sospetto fece un'ultima domanda di rito:
«Magari allora potrò almeno concludere la mia visita alla biblioteca sotto la sua guida, Padre».
Lui rimase impassibile:
Lui rimase impassibile:
«No».
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