lunedì 2 marzo 2026

Una con tutte stelle nella vita. Capitolo 11. Il vetro tra fragole, ossia: come annientare un prepotente narcisista

 


Come avevo previsto, il silenzio "social" di Vittoria era stato notato e riferito, a colui che era, senza nemmeno averlo capito, l'ormai ex fidanzato di lei, il ricco rampollo Fabio Sauro Aragonesi, il quale aveva preteso un chiarimento e aveva insistito perché anche io fossi presente, cosa che non prometteva nulla di buono.
L'incontro era previsto a cena in un ristorante di lusso dove, considerati i prezzi, non avevo mai messo piede. 
Entrando nel ristorante mi sembrò come di passare dalla terza classe del Titanic alla prima.
Ricordo l'atmosfera rarefatta, lo sfarzo fin troppo ostentato, la pesantezza delle posate d'argento.
Era un mondo completamente diverso da quello dove io ero cresciuto, ma non mi suscitava invidia per i ricchi, né mi intimidiva: ciò che provai fu più che altro un senso di estraneità.
Si richiedeva un abbigliamento adeguato, un dress code molto serio, per cui, scelsi il mio abito buono, scuro a tre pezzi, con cravatta di seta, che avevo comprato per i matrimoni dei miei cugini e le lauree dei miei amici più grandi.

Riguardo a Fabio Aragonesi, avevo già visto molte sue immagini: assomigliava un po' a un wrestler negli anni del declino: alto, massiccio, spalle larghe, faccia squadrata con mascelle prominenti, tratti duri, occhi verde militare infossati, capelli alla Donald Trump, collo taurino.
Io arrivai in anticipo e fui condotto al tavolo riservato.
Fabio e Vittoria arrivarono dopo breve tempo, e dalle loro espressioni si vedeva che avevano litigato.
Io mi alzai in piedi e salutai Vicky con un inchino e una stretta di mano molto delicata, mentre Fabio mi rivolse solo uno sguardo accigliato e minaccioso.
Il suo abbigliamento era costoso, ma bizzarro, per far capire che nel suo caso il dress code andava interpretato in maniera elastica, considerando il potere e il denaro della sua famiglia: chiaro, a scacchi larghi, camicia di un azzurro tendente al malva (in quel ristorante era d'obbligo la camicia bianca, ma il rampollo degli Aragonesi sarebbe potuto entrare anche in canottiera), cravatta skinny rosa, pure quella a scacchi, gilet abbinato aderentissimo per mostrare la tartaruga addominale, ma con bottoni che minacciavano di saltare da un momento all'altro, pantaloni a sigaretta con cintura pitonata e risvoltino arrotolato che lasciava intravedere i calzini rosa a scacchi, lunghe scarpe metallizzate a punta acuminata, al braccio Rolex d'ordinanza, una farfalla all'occhiello, un prominente fazzoletto da taschino blu tenebra e occhiali fotocromatici fumé in stile Briatore. 




Prima di concedermi la sua attenzione, riservò a Vittoria rivolse un'occhiata severa, poi si girò verso di me, squadrandomi dalla testa ai piedi con uno sguardo carico di odio e di disprezzo:
<<E così tu sei il sapientino con cui studia la mia ragazza! Sei ancora più brutto di quanto immaginassi!>>
Mi aspettavo un simile esordio, per quanto io non fossi affatto brutto, anzi, quell'abito mi valorizzava molto e il gilet conteneva molto bene quel filo di pancetta tipico degli intellettuali non sportivi. 
Guardai Fabio con una calma che sapevo lo avrebbe mandato in bestia, sorrisi e sferrai la mia prima stilettata:
<<Anche tu, ma criticarmi non ti renderà bello. E il tuo disprezzo per la sapienza non depone a tuo favore>>
Lui continuava a fissarmi con la stessa faccia immobile:
<<Non per la sapienza, ma per i sapientini come te. Hai utilizzato i tuoi appunti da secchione per attirare Vittoria nella tua lurida tana>>
E così lui aveva scelto la linea dell'attacco frontale e io potevo mettere in atto la mia consueta strategia: far cadere l'attaccante in una trappola, circondarlo e poi falcidiarlo tramite gli arcieri.
<<Non avrei mai la presunzione di sentirmi un sapiente, o un sapientino o addirittura un secchione. No, sono solo un umile studente che fa il suo dovere. Ne esistono ancora, anche se tu non li conosci. Vittoria mi ha chiesto un piccolo aiuto e io sono stato onorato di potermi rendere utile, senza secondi fini. Del resto come potrebbe, la mia... come hai detto... "lurida tana"... non può certo competere con le tue ville>>.
Fabio allora si rivolse alla ormai ex-fidanzata:
<<Vittoria, ti sei fatta plagiare da questo sfigato. Ma nemmeno lui ti vorrà più quando invecchierai e dovrai scegliere tra il disfacimento e la chirurgia plastica>>
Lei sospirò:
<<Ma ti senti quando parli? Credevo che tu fossi dotato di un minimo di buon senso, ma vedo che  mi sbagliavo anche su quello. 
Roberto non è uno sfigato: è una persona gentile, educata e in grado di farmi sentire bene quando sono in sua compagnia. E' un amico, e in questo momento è il mio migliore amico>>
Fabio colse la palla al balzo:
<<Come si sta nella friendzone, amico?>>
Io non mi mossi di un millimetro:
<<Sicuramente meglio che nel girone degli ex, non trovi?>>
Questa frecciata lo fece arrabbiare:
<<Voi due sapete che quando mio padre saprà tutto questo, la prima cosa che farà sarà cacciare tuo padre dal ruolo di amministratore delegato della nostra azienda?>>
Vittoria annuì:
<<Non siamo certo sprovvisti di mezzi>>
Fabio allora fu più esplicito:
<<Io posso farvi del male, la mia famiglia può farlo, siamo in contatto con persone che possono persino buttarvi in faccia una secchiata d'acido...>>
Vittoria intervenne:
<<Grazie per questa dichiarazione. L'ho registrata e la farò sentire a tutti gli avvocati di lady Gloria, nel caso dovesse succederci qualcosa>>



Fabio sbiancò e perse il controllo:
<<Ma porca puttana! Vi siete messi d'accordo per incastrarmi! Volete rovinarmi?>>
Gli risposi io, con un tono di voce quasi confidenziale:
<<Non abbiamo alcun desiderio di rovinarti, Fabio. Chi è sotto la protezione di lady Gloria non ne ha alcun bisogno. Se tu non calpesti noi, noi non calpestiamo te. Mi sembra un patto onesto>>
Lui mi guardò con odio:
<<Sei il classico arrampicatore sociale. Prima ti sei lavorato Vittoria e poi hai conquistato sua nonna, che ha un debole per i tipi come te. Sei uno dei favoriti di Milady, uno dei tanti, ma non durerà>>
Io notai che la sua arroganza non riusciva a mascherare la consapevolezza di aver perso:
<<Vedremo. Il futuro è sempre in movimento. Ma di certo Gloria non permetterà che tu trasformi Vittoria in un automa, un ingranaggio nel sistema di potere della tua famiglia>>
Lui si voltò verso la ex:
<<Vic, davvero credi a queste cazzate?>>
Lei annuì:
<<Nella mia famiglia molti hanno scelto di diventare automi al servizio di tuo padre, ingranaggi del sistema. 
Ma io no. Io mai!>>
Fabio ebbe un moto di stizza:
<<Ma sentitela, la santa martire! Ti rifai la verginità dopo averla data a mezza Milano!>>
Lei, per tutta risposta, gli versò un bicchiere di aperitivo in faccia:
<<Sei più falso dei miei orgasmi!>>
Fabio, ferito nella sua immotivata convinzione di essere un grande amatore, e sconvolto dal fatto che il bicchiere di pinot grigio gli aveva rovinato l'acconciatura, sbottò:
<<Se quegli orgasmi fossero stati falsi, allora vuol dire che ci tenevi a me, che volevi compiacermi, ammettilo!>>
Vittoria scosse il capo:
<<No, io dovevo compiacere la mia famiglia: erano loro a costringermi a far finta che tra noi andasse tutto bene. Ho cercato persino di darti una possibilità per dimostrare che per te ero qualcosa di più di un oggetto o un trofeo, ma tu, come tutti i narcisisti, eri troppo concentrato su te stesso per accorgertene. E più il tempo passava, più io mi rendevo conto che non eri per niente il tipo con cui avrei voluto trascorrere il resto della mia vita. Devi fartene una ragione, Fabio: è finita!>>
Furibondo, Fabio sfogò la sua ira contro di me, credendo ancora che fossi l'anello più debole e il capro espiatorio perfetto:
<<E' tutta colpa tua, Roberto, viscido verme, ma ti giuro che le tue trame non reggeranno! Non so a chi potrai mai essere utile, visto che sei solo un parolaio che abbindola donne indifese, ma una cosa è certa, Vittoria si stancherà di te nel giro di una settimana e tornerà da me strisciando e implorandomi di riprenderla!>>
Lei lo smentì:
<<Dopo aver sentito queste parole, non tornerei da te nemmeno se tu fossi l'ultimo essere umano della Terra!>>
L'ex fidanzato continuò a fissare me:
<<Mi stavo rivolgendo a lui. Tu non la ami davvero! Se la amassi, eviteresti di farla cadere in disgrazia presso i Prinsivalli. Credi che tra un mese, quando tutti la cacceranno dai salotti buoni, lei si accontenterà della tua lurida tana o dei ruderi di lady Gloria? Lei si accorgerà di non essere niente senza di me o senza l'appoggio di suo padre e sua madre!>>
Io non pensavo che Fabio potesse essere così meschino, ma lo era e così andava considerato:
<<Vittoria è una giovane e brillante donna adulta e ha tutte le carte in regola per farsi strada nella vita, e io la sosterrò sempre, e saremo una squadra vincente. E finalmente lei sceglierà in piena autonomia chi saranno i suoi amici e chi avrà l'onore di essere il suo compagno. E' una scelta che spetta a lei.
Chiunque sceglierà, io lo rispetterò.
Sta sicuro che non sceglierà uno come te, un'armatura vuota, un Cavaliere Inesistente>>
Lui non capì la metafora, né tanto meno il riferimento al romanzo di Calvino:
<<Ma che cazzo stai dicendo?>>
Io allora sintetizzai il concetto:
<<Che Vittoria non sceglierà un uomo che esiste solo in funzione del cognome che porta>>
Se non fossimo stati in un ristorante di lusso, in mezzo a tanta gente danarosa, sono certo che mi avrebbe pestato a sangue, ma non lì, persino lui sapeva riconoscere un limite invalicabile.
La rabbia gli dilatò le pupille:
<<Un pugno in faccia ti darebbe la prova della mia esistenza, stanne certo. Ma tu preferisci nasconderti sotto le gonne di lady Gloria>>
Vittoria detestava le persone violente e la sua reazione fu immediata:
<<Se la violenza è il tuo unico argomento, è bene che sia venuto fuori adesso. Ogni parola che dici è una conferma del fatto che lasciarti è stata la decisione migliore della mia vita>>
La mascella di Fabio si serrò fino a sbiancare:
<<Perché dici "E' stata"? Non abbiamo ancora finito il discorso. Io non ho nessuna intenzione di essere rimpiazzato da un signor nessuno!>>
Quella dichiarazione mi offrì la risposta su un piatto d'argento:
<<Il signor nessuno ti ricorda che non si è mai parlato di rimpiazzo. E se mi disprezzi non capisco perché ti ostini a dare per scontato che Vittoria intenda fidanzarsi con me>>
Vittoria sorrise.
Fabio bevve un bicchiere di vino mentre cercava di mettere insieme qualche argomento convincente:
<<Tu credi di essere un grande stratega, ma pur con tutte le tue elucubrazioni non hai capito niente. Questa scelta riguarda due intere famiglie, anzi, per essere esatti, due dinastie>>
Quando qualcuno si vanta in maniera così spudorata, io rispondo sempre così:
<<Ah be', se lo dici tu, allora sarà vero>>
Fabio aveva l'aria di colui che per la prima volta subiva una sorta di "lesa maestà":
<<Ehi, stronzetto. Io ho esaurito la pazienza con te. Ho voluto vederti per capire cosa Vittoria trovi in te e sinceramente non ne ho la minima idea. Io vedo solo un secchione mingherlino, occhialuto e flaccido negli addominali, uno che sembra la caricatura di un nerd...>>
Io sorrisi:
<<Se è questo che vedi, non dovresti avere nulla da temere da me>>
E lui:
<<Io non ti temo affatto. Ti schiaccerò come uno scarafaggio!>>
A quel punto, io tirai fuori le unghie e le zanne di felino che non va stuzzicato oltre un certo limite:
<<E' una vita che ricevo minacce da quelli come te, però io sono ancora qui, e loro sono in galera, i più fortunati>>
Fabio era incredulo:
<<Le tue sono minacce vuote>>
Lo fissai molto seriamente:
<<Io sono come il vetro tra le fragole. Piccole schegge taglienti che ti dissanguano dall'interno.
Fuor di metafora, io ho imparato presto l'arte della guerra e le mie armi ti sono sconosciute. 
Di solito agisco senza avvertire, lascio che quelli come te mi sottovalutino, ma siccome io preferisco la pace e la non violenza, ti ho voluto avvertire>>
Lui si rivolse a Vittoria:
<<Tu sai di cosa sta parlando?>>
Lei annuì:
<< Ha ottenuto le copie di molti documenti che possono far passare il resto della vita di tuo padre a San Vittore. 
Le ha ottenute con la sua capacità di persuasione.
Lui conosce la teoria e la pratica
Sun-Tzu, gli strateghi, gli scacchi, la Storia, le battaglie, la diplomazia, Machiavelli, Guicciardini... fino ad arrivare al tenente Colombo, ma è anche sopravvissuto a persecuzioni che tu non puoi nemmeno immaginare, e si è vendicato con freddezza. La sua arma principale è la parola.
Le sue parole possono essere spilli o pietre, pugnali o scimitarre, pistole o mitragliatrici>>
Fabio non conosceva niente di tutto questo:
<<E' un manipolatore della mente, non ha nulla in mano! Ti ha solo intrappolata, e tu ci sei cascata come un'oca. Ti credi un cigno, ma un cigno è solo un'oca gigante dal collo lungo!>>
Vittoria gli mollò un ceffone memorabile:
<<Senti, scimmione, prima che tu risalga sul tuo albero, sappi che io volevo mollarti già da prima di conoscere Roberto, quindi non dargli la colpa. Hai fatto tutto da solo, ti sei rovinato con le tue stesse parole, con il tuo modo di fare, con la tua volgarità, la tua mancanza di rispetto nei miei confronti. A te importano i patti dinastici, certo, ma c'è qualcos'altro, qualcosa di ancora più meschino.
A te non importa di me in quanto persona: è
 l'idea di essere lasciato che ti fa infuriare: sarebbe una macchia sulla tua vanità.
Ma io e Roberto siamo solo amici, chiaro?>>
Dopo il ceffone di Vittoria, calò un silenzio gelido. Intorno a noi, il ristorante continuava a vivere la sua messinscena perfetta: il tintinnio cristallino dei calici di Boemia, il fruscio felpato dei camerieri che scivolavano sulla moquette spessa come muschio, l'odore dolciastro di gigli bianchi e burro chiarificato. Era un acquario di lusso, e noi eravamo i pesci combattenti che stavano sporcando l'acqua con il loro sangue invisibile. Fabio sembrava soffocare in quell'eleganza che aveva sempre considerato il suo habitat naturale, ma che ora, tra i miei colpi di fioretto e la fermezza di Vittoria, gli appariva estranea come un deserto.
Alla fine, massaggiandosi la mascella, trovò comunque il modo per metterla in burla:
<<Solo amici, eh? E lui lo sa? Credi che si accontenterà delle tue briciole?>>
Fui assalito da un senso di nausea per quella sua ottusa insistenza:
<<Allora, per l'ultima volta, ti riassumo la situazione in modo che ti sia ben chiaro il concetto.
Io sono stato sincero con lei. Quando ero solo un follower, non avevo una conoscenza sufficiente per confermare l'idealizzazione di lei. Conoscendola, ho capito che era una persona speciale. Vittoria sa che io sono innamorato di lei. Lei mi ha detto che ha bisogno di me come amico. Io ho accettato e tra me e lei si è consolidata una grande amicizia. Non c'è stato nient'altro. 
Il mio sentimento d'amore rimane, ma la compagnia di Vittoria è già di per sé un grande piacere e onore.
Io posso dedicarle versi, posso dirle che su ogni carne consentita io scrivo il suo nome, posso darle tutto ciò che non entra nella sfera intima. Quella appartiene solo a lei e se fossi in te non mi avventurerei di nuovo in quella sfera >>
Credo che avesse faticato a seguire il mio discorso.
Certo, mi detestava perché era convinto che io avessi osato rovinare un percorso di vita che fino ad allora era stato una continua parata trionfale.
Non capiva di aver perduto l'amore di Vittoria molto prima che io e lei incominciassimo a studiare insieme.
Ma in quel momento Fabio si rese conto, dal fatto che Vittoria si era commossa quando avevo citato Eluard con un tono più intimo, che c'era stato un nuovo riferimento letterario che non aveva riconosciuto, e capì che io e Vittoria parlavamo una lingua tutta nostra, una lingua segreta da cui lui era inesorabilmente escluso.
E questo lo fece infuriare più di tutto il resto.
Certo, lui offendeva, mi minacciava, cercava di spaventarmi e zittirmi tramite la paura, e la sua rabbia non gli consentiva la concentrazione necessaria per trovare altri argomenti.
Non riusciva a capire come avevo fatto a metterlo così a disagio, si chiedeva quale fosse la mia arma.
Non la riconosceva perché era un'arma che le persone come lui tendevano a sottovalutare e cioè il saper usare la parola in maniera tale da assestare piccoli ma decisivi colpi di fioretto in grado di smascherarlo e screditarlo senza che lui nemmeno se ne accorgesse.
Ma forse qualcosa incominciava a capire e allora cambiò approccio:
<<Vittoria adesso è come una Supernova, al massimo del suo splendore e della sua luminosità, ma quando diventerà seria come te, anzi più di te, perché lei è comunque una Prinsivalli e loro hanno la fame di denaro e carriera nel sangue, allora tu ti troverai in compagnia di un pezzo di ghiaccio, un astro morente.
Vedi come so parlare bene anch'io?
Ma mi stai a sentire, o pensi solo a rimpinzare quella tua pancia molle?>>
Io lo guardai con aria divertita:
<<La mia pancia molle morirà felice per le tante prelibatezze che si è gustata.
Riguardo alla questione dell'astro morente, lo riconosco, potresti persino diventare un poeta, nel qual caso ti potrei persino aiutare.
Non ti serbo rancore, i tuoi tentativi di offendermi e di minacciarmi sono stati un po' fiacchi, un po' scontati. 
Gloria aveva ragione, ma non voglio infierire su questo punto, sarebbe come sparare sull'ambulanza.
Avrei dovuto fermarmi quando hai lodato le ostriche per la loro "palatabilità". Avrei dovuto capire che non era il caso di prendere sul serio le tue parole.
Comunque la cena è ottima, Fabio. Io non posso permettermi ristoranti così costosi, ma semel in anno licet insanire>>
Per un attimo, lui rimase confuso, poi, con mio sommo stupore, nel suo sguardo aleggiò un'espressione ferita: lui non sapeva il latino pur avendo frequentato il Liceo Classico, ovviamente privato, senza aver mai aperto un libro, non riconosceva alcun riferimento tranne quelli di cultura spicciola, la sua armatura si era incrinata e poi, improvvisamente, era andata in frantumi.
Mi accorsi che avevo esagerato, con le punture di spillo, e l'ultima aveva toccato un nervo scoperto, forse aveva ricordato il momento in cui, come avevo saputo in seguito, il rampollo degli Aragonesi al primo anno del Liceo Parini, dopo una scena muta nell'interrogazione di latino, era fuggito in bagno e aveva ripetuto l'anno nel liceo privato dove infine si era comprato il diploma di maturità.

In quel breve, ma imbarazzante attimo di involontaria rimembranza, Fabio era arrossito di colpo, aveva sollevato il capo e gli occhi lucidi con il disorientamento di un bambino che si è perso in un parco giochi, e si era guardato in giro con nervosa urgenza che, considerato lo stress e l'ingente quantità di vino che si era scolato, suggeriva che avesse la vescica sul punto di esplodere, ma non volesse ammetterlo perché fuggire in bagno di corsa all'improvviso, come quel giorno lontano al liceo, sarebbe stato per uno come lui un'intollerabile e inammissibile confessione di vulnerabità.






Credevo che l'immagine di duro che Fabio aveva mostrato sui social, e nella prima parte della cena, corrispondesse alla sua normale condizione. Se avessi saputo com'era veramente, forse sarei stato meno crudele. 
Capii che nel profondo di sé lui si sentiva davvero uno zotico ignorante e questo lo rendeva vulnerabile.
Ma ai miei occhi era apparso come un bruto, un violento spaccone: per questo avevo detto ciò che ho detto. Per questo non avevo avuto pietà.
Era il momento di rimediare e rimetterlo a suo agio, e così dissi:
<<Comunque le ostriche erano davvero squisite>>
Vittoria capì al volo il motivo del mio cambio di rotta e mi resse il gioco:
<<Sì, questo è davvero un ristorante speciale. I piatti sono tutti di origine controllata, provengono da agricoltura biologica, allevamenti naturali, pesca sostenibile. C'è un grande rispetto per la natura nella scelta gastronomica dello chef. Una volta mi disse: "La natura è eterna. Noi umani, per lei, siamo solo un nanosecondo di terrore">>
Rimasi colpito da quell'espressione:
<<Hai espresso con straordinaria appropriatezza un concetto storico-filosofico fondamentale>>
Avevamo offerto a Fabio una tregua, una possibilità di parlare senza recriminare, ma lui non la colse:
<<Se io dico "palatabilità" tu inorridisci, ma se lei parla di "nanosecondo di terrore" per descrivere il genere umano, tu lo intendi come alta filosofia>>
Io e Vittoria ci scambiammo uno sguardo che voleva dire: "Quel ragazzo è senza speranza".
Mi trovavo nella situazione imbarazzante di dover salvare dal fallimento assoluto il mio rivale in amore:
<<Diciamo che ogni parola acquisisce o perde valore a seconda del contesto. La contrapposizione tra i tempi sconfinati della natura e quelli brevi, ma terribili, dell'umanità, ci introduce in un discorso filosofico. Tu non sei d'accordo?>>
Lui guardò Vittoria e vide come lei guardava me:
<<Io ti ho sottovalutato riguardo a vari aspetti. Ma Vittoria è una ragazza molto sportiva, ama il mare, e alla tua prima prova costume non ti guarderà più come ti guarda adesso>>
Io mantenni un tono incredibilmente cordiale:
<<Se mi togliessi la maglietta forse sì, ma il segreto degli intellettuali pantofolai, quando vanno in spiaggia, è quello di tenersi una t-shirt blu scura, anche quando fanno il bagno, e nello zaino ce ne deve essere una riserva. E così evitiamo le ansie da prestazione che rovinano la serenità dei giorni in cui ci si dovrebbe solo divertire. 
Ma c'è posto per tutti: il palestrato, la ragazza snella come una sirena, l'intellettuale con la t-shirt scura, e tutte le altre tipologie umane da spiaggia>>
Fabio guardò Vittoria con aria sconcertata:
<<Ma tu, Vic, che hai sempre fatto del salutismo la tua bandiera, adesso tolleri che questo famelico qui di fianco si metta a fare la difesa della pancetta e magari del pancione?>>
Vittoria chiuse gli occhi, chiedendosi come aveva fatto a sopportare per anni quell'idiota:
<<Io sono magra perché faccio allenamento e non eccedo nelle calorie, ma questo riguarda me. Non ho imposto il mio stile di vita agli altri, né ho tentato di offenderli col body shaming.
Lui mi ha insegnato che il fascino di un uomo non sta nel suo fisico, e nemmeno nel suo conto in banca.
Lui ha personalità, lui è un creatore di universi.
E tu pensi solo al girovita, come una femminuccia.
In ogni caso in questa cena tu mangerai meno di quanto vuoi e più di quanto meriti>>
Riconobbi lo stile di lady Gloria in quella raffinatissima battuta che ovviamente Fabio non capì, rimanendo ammutolito con la bocca semi-aperta in un'espressione imbarazzante.
<<Vedo che ti ha insegnato a parlare come lui. Ti ha reso un'acrobata della parola>>
Io feci notare una cosa:
<<Lei lo era già. Hai mai riflettuto sui testi della canzoni che accompagnavano i suoi post? Era quello il suo vero messaggio, lo capisci? Era quello, e tu non te ne sei accorto>>
Lui era disarmato:
<<D'accordo, hai vinto questa manche. L'avete vinta tutti e due. Ora ditemi le prossime mosse>>
Vittoria decise di sfruttare quel momentaneo vantaggio per ottenere condizioni ragionevoli:
<<Fabio, la collaborazione tra le nostre famiglie può svolgersi proficuamente anche senza un matriomonio combinato. E' una cosa d'altri tempi. Oggi non ha senso. Potresti scegliere tra migliaia di ragazze che sono migliori di me in tutto. Io non voglio tradirti, chiedo solo di essere libera. Forse non mi sposerò nemmeno. Non avrò relazioni durature. Io sono uno spirito libero>>
Fabio, invece di rispondere a lei, guardò me:
<<Dice che non vuole sposarsi e nemmeno avere relazioni durature, e tu te ne stai in silenzio, tu che non stai mai zitto, che hai la parola pronta per tutto, adesso la lasci dire che non sarà nemmeno tua. Perché?>>
Gli concessi una risposta seria:
<<Io rispetto la sua libertà. E anche il silenzio è libertà>>
Lui batté un pugno sul tavolo, facendo voltare tutti gli ospiti e ricevendo occhiatacce dai camerieri:
<<Vi eravate messi d'accordo, vero? Tutta questa recita... vi siete studiati le battute!>>
Io mi mantenni fedele alla linea scelta, candore e onestà:
<<No Fabio, io sono venuto solo perché tu hai chiesto di vedermi, ma non avevo la minima idea di che piega potesse prendere il discorso. Qualunque cosa Vittoria decida, io potrò al massimo chiederle il perché, ma non posso forzarla a fare ciò che non vuole. E' la regola basilare della società umana: vale anche per le famiglie potenti. Non siete al di sopra della legge.
Lady Gloria ha informato le autorità: se oserete anche solo sfiorare Vittoria o me, la vostra dinastia finirebbe nel disonore, ancor prima che nella disgrazia.
Vittoria ti ha comunque offerto delle concessioni generose, se accetterai, non sarai umiliato in alcun modo. Non ci sarà un altro a prendere il tuo posto.
E se la cosa può aiutare, io posso anche abbassare ulteriormente il mio già basso profilo, non sono ambizioso, la fama non mi interessa, l'unica cosa che desidero è la libertà. Come ho già detto, ripeto il motto di Eluard: "
Su ogni carne consentita io scrivo il tuo nome: libertà">>
Fabio cadde in uno dei suoi tipici slanci suicidi:
<<E' un tatuaggio? Dove te lo sei fatto? Sulla panza?>>
Vittoria era al limite della sopportazione:
<<Santo cielo, Fabio, almeno sta' zitto: non vedi che Roberto sta facendo del suo meglio per  aiutarti a uscire di scena dignitosamente?>>
L'ex rimase basito:
<<Aiutarmi? Lui? Uno sfigato socialmente inferiore, un pezzente, uno spalatore di merda!>>
A quel punto decisi che poteva bastare:
<<Raramente la libertà è concessa dagli oppressori e questo costringe gli oppressi a reclamarla.
Questa sera l'abbiamo reclamata a parole, perché non è colpa tua se sei diventato quello che sei.
Ma se insisti dovremo reclamarla con la forza della Legge, e non colpirà solo te.
Tu sei libero di non credermi, ma Vittoria voleva spedire subito quei documenti che accusano tuo padre. Era talmente disgustata dalla tua prepotenza che era pronta a rovinarvi tutti senza darvi una possibilità, ma io ho voluto davvero aiutarti, perché le colpe dei padri non dovrebbero ricadere sui figli.
E tu, di fronte al mio aiuto, hai trovato aggettivi poco gentili per definirmi.
Avevo sperato che la questione si potesse risolvere con un accordo secondo cui se tu smettevi di dire falsità sul mio conto e su quello di Vittoria, noi avremmo smesso di dire la verità sul tuo conto>>
Fabio capì che avevo un asso nella manica e giocò la sua ultima carta:
<<Se va a fondo la mia famiglia, andranno a fondo anche i Prinsivalli>>
Vittoria sorrise:
<<Tutti tranne lady Gloria. Aveva pianificato questa vendetta da anni contro un suocero dispotico, un marito infedele, un figlio ingrato e corrotto e una nuora insopportabile.
Ecco il colpo di scena finale, Fabio.
I rimanenti membri della mia famiglia saranno accolti da lei e da me, ma gli altri, quelli che mi volevano vendere come una schiava, be', scopriranno il salvifico piacere di guadagnarsi col sudore della fronte il pane che mangeranno e il tetto sotto cui dormiranno.
Si è fatto tardi. Mi accompagni tu, Roberto?>>
Io annuii, era andato tutto come previsto:
<<Ma certo! Prima però vorrei dire a Fabio un'ultima cosa. Ci sono due tipi di personaggi malvagi: quelli che hanno stile e quelli che non ce l'hanno. Non occorre specificare altro>>
Quando Vittoria si alzò, il cameriere fu subito lì, impeccabile e silenzioso, a scostarle la sedia con una grazia che Fabio, viziato e assecondato dagli altri per tutta la vita, non avrebbe mai posseduto.
Io lanciai un'ultima occhiata al tavolo: le ostriche giacevano nei loro gusci vuoti su un letto di ghiaccio ormai sciolto, e mi parvero il simbolo perfetto del potere di Fabio, solido all'inizio, che si stava liquefacendo sotto le luci calde del lampadario di cristallo.






domenica 1 febbraio 2026

Una con tutte stelle nella vita. Capitolo 10. L' abdicazione di Vittoria II, la "Regina che non fu", e tutti i suoi retroscena.



Il tempo era passato in fretta e l'attuazione dei piani procedeva fin troppo velocemente: Vittoria era molto determinata, ma la sua volontà di cambiamento, pur derivando da validi presupposti, presentava alcuni elementi negativi che mi preoccupavano ossia l'impulsività e il fanatismo tipico dei neofiti quando prendevano radicalmente le distanze dalla loro vita passata.
Inoltre, siccome stava attuando i piani consigliati da sua nonna Gloria, non voleva comprometterla stando troppo da lei, né era in grado di sopportare gli altri familiari e le vecchie cerchie di amici, io ero divenuto il suo porto sicuro, e passava molto tempo, troppo, da me, nel monolocale.
Intendiamoci, io ero felice che lei stesse in mia compagnia e mi considerasse un valido sostegno morale e materiale, ma temevo che potessimo essere scoperti prima di aver concluso ciò che era stato stabilito.
<<Senti Vicky>> così la chiamavo perché era il modo con cui la regina Vittoria (il cui vero nome era Alexandrina e dunque veniva chiamata Drina) chiamava la sua figlia primogenita, Vittoria anche lei, divenuta poi imperatrice tedesca per soli tre mesi <<per quanto io sia profondamente felice per il tempo che trascorriamo insieme, temo però che Fabio possa incominciare a farsi delle domande, e se anche lui stesse sottovalutando la situazione, tua madre potrebbe metterlo in guardia, se si accorgesse che il nostro "studiare insieme" si protrae troppo a lungo>>
Lei mi guardò imbronciata come una bambina a cui è stato negato un giocattolo:
<<Tu li sopravvaluti, Rob. Nella mia famiglia e in quella di Fabio l'idea che io possa preferire di essere qui con te, nel tuo monolocale, piuttosto che nelle loro ville, è assolutamente inconcepibile.
Soltanto lady Gloria, tra i miei parenti, ha capito la situazione e ha riconosciuto il fatto che riesci ad avere un'influenza benefica su di me>>
Io ne ero ovviamente lusingato, ma mi preoccupava il fatto che Vittoria avesse considerato la benedizione della sua brillante e giovanile nonna paterna nei miei confronti come un incentivo a prendere troppo sul serio alcuni miei discorsi astratti e critici riguardo ai social media, e al fatto che lei avesse puntato tutto su questo aspetto.
Non immaginavo che quei discorsi avrebbero convalidato idee che lei già aveva sviluppato nella sua mente e che non aspettavano altro che il sostegno di un complice per essere portate avanti.
Per questo cercai di gettare acqua sul fuoco:
<<Gloria è una donna di straordinario valore e ciò che dice è sacrosanto. Al contrario, ciò che io dico deve essere mitigato da un po' di buon senso e di moderazione. Un conto è quando parlo per epater le bourgeois e un conto è quando si passa dalla teoria alla pratica>>
Vittoria non accettava più i miei inviti alla cautela:
<<Il tuo unico vero difetto è l'insicurezza, ma te lo farò passare io, quando ci saremo sbarazzati di Fabio e di chi lo sostiene>>
La mia insicurezza aveva solide motivazioni.
Per come mi appariva dal suo profilo, il suo unico difetto era la perfezione: era troppo bella per guardarla, troppo brillante, troppo intelligente, aveva un curriculum troppo perfetto ed è troppo sportiva, troppo in forma, a una così potevo al massimo essere amico, ma solo se fosse stata in crisi, poiché se invece fosse stata assisa su un trono, sfolgorante per la vittoria, la sua luce e il suo fuoco mi avrebbero ridotto in cenere nel giro di un istante.
In quel momento lei stava gestendo una crisi e si appoggiava a me e io dovevo cercare di essere forte e di darle saggi consigli:
<<E' troppo presto per pensare al dopo. Adesso dobbiamo concentrarci sul presente e io avrei una osservazione. So che ti costa fatica, in questi giorni difficili, e che sei stanca e demotivata nei confronti dei tuoi profili social, ma susciterebbe troppi sospetti l'assenza dei tuoi post. 
Il tuo silenzio "social" non può protrarsi oltre. Hai parlato di alcuni giorni di relax, ma non puoi mollare 600.000 follower di punto in bianco, dopo averli fatti sognare. 
Sono persone vere, reali, che interagiscono molto: non sono certo i profili farlocchi che certi disperati si comprano e che spariscono nel giro di um mese. 
A prescindere dalla tua decisione riguardo al futuro, per il momento sarebbe meglio che tu ti facessi viva, indossando un bell'abito, in uno scenario suggestivo, esaltando la straordinaria bellezza che la sorte ti ha donato>>






Vittoria sospirò:
<<Non ne ho nessuna voglia. Ho detto che mi prendevo una pausa per rilassarmi e non ho specificato quanto sarebbe durata, per cui non vedo il motivo di allestire l'ennesima pagliacciata. 
Sai, le pressioni dei follower mi infastidiscono, e tutto quel mondo ipocrita mi pesa a tal punto che non capisco più come ho fatto a sopportarlo per tanti anni e a desiderare quella notorietà.
Come dice Gloria: "Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte". Potrà anche essere un'esagerazione, ma c'è del vero in quelle parole>>
Per un attimo immaginai lady Gloria mentre leggeva, divertendosi con innocente perifidia, il vero capolavoro di Truman Capote, "Preghiere esaudite", che, se l'autore fosse stato meno incline al bisogno dell'acool e meno intimorito dalla vendetta dei "Cigni", sarebbe potuta essere l'equivalente americano della Recherche di Proust.
<<E' il prezzo della fama. Più sei conosciuto, meno sei libero. Questo spiega la fine tragica di molte grandissime star adorate dal mondo intero, ma rimaste prigioniere del loro mito.
Ma a te non è richiesto nulla di pesante: in dieci secondi ti puoi togliere il dente e poi procedere come vuoi tu>>
Vittoria però aveva maturato, negli ultimi tre mesi, un'avversione a cui non riusciva a porre argine:
<<Io non me la sento di postare la solita finta allegria, sono stanca di fingermi allegra>>
Io sapevo che lei aveva ragione, ma non era quello il momento di introdurre ulteriori mutamenti:
<<Oggi mi sei parsa allegra, brillante più che mai... stavi fingendo?>>
Lei mi tirò letteralmente le orecchie come fossi un monello e sbottò:
<<Non fare finta di non capire, Rob! Io sono allegra quando non sono costretta a fingermi allegra, chiaro? E tu mi rendi allegra solo quando non incominci a farmi la predica sui poveri follower abbandonati. Comunque, se proprio vuoi, ti spiego cosa non sopporto più.
Immagino che tu sappia cos'è l'effetto "Highlight Reel"?>>
Io scossi il capo:
<<Non ne ho la più pallida idea, e forse non vorrei nemmeno averla, ma ho la sensazione che tu stia per dirmelo>>
Vittoria sorrise perché aveva notato il fatto che avevo cominciato ad utilizzare il tipo di risposte ironiche che appartenevano al repertorio di lady Gloria:
 << Significa "Vetrina dei momenti migliori".
E' naturale che nei social noi tendiamo a pubblicare per lo più la versione vincente della nostra vita, ammesso che esista, e se non esiste ce la inventiamo. Gli adolescenti puntano più sul fisico, sul look. Gli altri, specie quelli del "new money", gli arricchiti, cercano di segnalare il proprio status sociale o per cercare una specie di... come dire... consacrazione presso gli snob "old money", sperando invano di essere accolti a braccia aperte. Quello che viene fuori da questa bolgia è un montaggio dei pochi momenti "da sogno" o sinceramente divertenti, dietro a cui si nasconde la routine quotidiana, la noia delle vacanze ordinarie, perché per noi è un copione recitato mille volte, e le nostre località, viste davvero, non sono poi così diverse da quelle che la maggior parte delle persone vive realmente. Alla fine tutto diventa noia, fidati di me!>> 
Io non ero del tutto convinto:
<<Lasciamo stare il discorso dei ricchi, io parlo anche delle persone normali che si divertono in modo normale durante le loro feste, i loro viaggi, i loro ritrovi. Ce ne sono un'infinità sui social! Possibile che sia tutto falso?>>
Lei mi guardò come se fossi un bambino non troppo intelligente:
<<La moltitudine che tu percepisci è un effetto creato dagli algoritmi: i social premiano i contenuti visivamente attraenti (piscine, tramonti, viaggi), rendendoli onnipresenti nel feed.
Persino le FOMO, le smorfie, le "facce sceme" sono un codice comunicativo per mostrare un ossimoro: la spontaneità costruita, la finzione di avere tantissimi amici, l'appartenenza al gruppo dei più fighi, di quelli che si divertono di più, ma quello che nessuno sa è che le smorfie servono anche per ridurre l'ansia da prestazione estetica attraverso l'ironia.
Io capisco che l'impressione del follower sia quella che tutti si divertano più di lui e mi dispiace se con i miei post ti ho causato questo senso di disagio, ma devi credermi, stai guardando una minoranza rumorosa e visibile che ha i mezzi o la volontà di documentare certi momenti, mentre la maggioranza vive estati molto più comuni e meno "instagrammabili". 
Hai capito quindi perché non mi voglio prestare più a questi trucchetti: dopo un po' finiscono per dare la nausea a chi ha ancora un briciolo di cervello. Chiaro?>>
Siccome mi stava per staccare i lobi delle orecchie dovetti subito assentire:
<<Chiarissimo! La finzione è tremendamente faticosa e nauseante, hai assolutamente ragione, ed io sono un assertore della trasparenza e dell'autenticità.
Però sono anche un narratore
 e per i narratori è intollerabile l'idea che la verità possa rovinare un bel racconto>>







Vittoria sorrise suo malgrado:
<<Ok, Rob, tu hai sempre la battuta pronta su tutto e la citazione pronta per ogni cosa, come lady Gloria, e questo ti ha reso molto influente nella mia vita, ma tu non sai come sia difficile sopportare la gente che mi guarda dice: "Eccola lì, la privilegiata: le hanno servito la vita su un piatto d'argento". Una volta queste critiche non mi facevano né caldo né freddo, ma adesso tutto è cambiato>>
Ed era proprio la velocità di questo cambiamento mi preoccupava:
<<Vicky, dentro di te sei molto cambiata, in meglio, ma fuori di te ancora nulla deve trapelare. E questo fa parte delle raccomandazioni che ci ha dato lady Gloria e lei ha sempre ragione>>
Vittoria mi guardò con quei suoi meravigliosi occhi tristi e quello sguardo cosi delicatamente malinconico e stanco:
<<Sì, sì, lo so, ma questa attesa mi distrugge! La strategia che abbiamo deciso ha un arco temporale troppo lungo e io temo di crollare prima, mi capisci?>>





L'avrei voluta abbracciare per rassicurarla, sapevo che ne aveva bisogno, ma l'iniziativa doveva partire da lei, io credo che sia più giusto lasciare che sia la donna a decidere se e quando avvicinarsi:
<<Vicky, io ti capisco più di quanto tu possa immaginare. In passato io stesso ho avuto momenti di rapido cambiamento e questo perché non reggevo più la pressione dei vecchi ruoli. Quindi hai la mia massima comprensione>>
Lei sorrise ironicamente e rispose:
<<Sento un "ma" aleggiare nell'aria... dico bene, Rob?>>
Io risi:
<<Non osavo esprimerlo, per timore di una tua rappresaglia, comunque è vero. 
 La conclusione della frase era: "ma adesso non è ancora il momento di fare terra bruciata o avvelenare i pozzi. Potrebbero servirci nel caso qualcosa andasse storto e fosse necessaria una ritirata strategica>>
Vittoria appoggiò la testa su una mano e mi guardò con aria pensosa:
<<E' strano che a dirmi questo sia proprio tu, che mi hai fatto capire l'importanza dello studio, dell'impegno, della serietà, della sostanza rispetto all'apparenza e alla superficialità.
Tutto il tempo passato con te, studiando insieme, ascoltando la profondità di tutto ciò che mi hai spiegato e la passione con cui ne parlavi, mi ha mostrato un mondo nuovo... cieli azzurri e colline e praterie... mi hai impartito l'insegnamento profondo, hai avviato un processo di cui conoscevi le conseguenze e i tempi.
Tu mi hai parlato di "fuga dalla complessità", del fatto che 160 milioni di persone preferiscano un mimo a un contenuto culturale complesso, del fatto che tra le giovani generazioni si manifesta "fuga dalla fatica cognitiva".
Le tue parole hanno fatto breccia su di me.

  Io sono maturata, tu mi hai resa adulta, e non puoi chiedermi di far finta di essere ancora la ragazzina superficiale che ero prima>>





Io sentii una stretta nello stomaco, perché quelle parole attribuivano a me una responsabilità e un'importanza che io non avevo mai sospettato:
<<Vicky, tu non sei mai stata superficiale. Io mi sono innamorato di te perché anche in quei post apparentemente frivoli, tu hai sempre mostrato una personalità brillante, un'ironia mai banale, una coerenza nella narrazione della tua crescita. 
Senza quei post, senza quel profilo, io non ti avrei mai conosciuta, non avrei potuto apprezzarti, non mi sarei potuto innamorare di te, e ormai lo dico senza segreti, perché ciò che provo è così forte e cresce di giorno in giorno... ma non voglio spaventarti, non ti chiedo niente... lo so che non ti merito...>>
Ciò che Vittoria non capiva era che io non avevo mai avuto nemmeno un assaggio di quella vita su cui lei sputava dopo averci mangiato. Non capiva le privazioni della mia adolescenza, il rimpianto per ciò che non era mai accaduto, il "dolore per la vita non vissuta".
Come influencer, Vittoria era stata la personificazione di quell'adolescenza luminosa, libera e comunicativa che sentivo a me sottratta. Conoscerla e parlarci era stato come il ricevere finalmente il "pass" per quel mondo da cui mi ero sentito escluso a causa dell'insicurezza sportiva o sociale.
Ora che Vittoria, la Regina dei Social, aveva deciso di abdicare, io, che finalmente ero stato ammesso alla sua corte, non ero ancora preparato a separe il simbolo che lei rappresentava dalla persona reale che avevo davanti.
Lei mi mise il dito indice della mano destra sulla bocca, per zittimi:
<<Se io non fossi stata bella secondo i tuoi canoni estetici molto esigenti, non ti saresti innamorato di me. La mia presunta brillantezza ti avrebbe solo sfiorato. Saresti passato oltre senza alcuna esitazione>>
Negai con tutte le mie forze, d'istinto:
<<I social traboccano di belle ragazze, ma le altre non mi hanno fatto né caldo né freddo!
Tu parli di canoni estetici... io parlo di te e basta... tu sei unica... il tuo sguardo mi ha colpito, uno sguardo malinconico, così dolcemente bisognoso di tenerezza che mi ha commosso, come quello di un gattino che si è perso e cerca disperatamente la mamma... avrei voluto chiederti come mai il tuo sorriso non arrivava agli occhi, di un blu così scuro che sembravano laghi profondi e abissi senza fine... tu non hai idea di quel che ho provato! Non puoi ridurre tutto a una questione di apparenza... non....>>
Questa volta mi chiuse la bocca con la mano intera:
<<Rob, io so bene che tu sei stato l'unico ad accorgersi di questo aspetto di me e le tue parole me lo confermano, ma non devi fraintendere il mio discorso. Quanti altri sguardi malinconici hai visto e sei passato oltre! Tra tanti sguardi malinconici hai scelto il mio perché io corrispondo al tuo ideale di bellezza... un ideale aristocratico, un profilo come quello di lady Gloria, lei sì che sarebbe stata perfetta... io ho qualche altra carattestica che ti ha indotto a seguire me piuttosto che altre belle ragazze, ma ho ben presente una frase che mi hai citato una volta, parlando di un poeta irlandese... William Butler Yeats... una frase a mio parere molto maleducata, per quanto poeticamente suggestiva: "Soltanto Dio, mia cara, può amarti per te stessa e non per i tuoi capelli biondi!">>
In quel momento mi sentii come sprofondare nelle viscere della terra:
<<Be', in realtà Yeats non sta dicendo ad Anne Gregory che non ha nulla da offrire oltre alla sua bellezza, ma la sta mettendo in guardia: il suo aspetto fisico è così attraente che rischia di attirare troppe persone superficiali, poiché l'amore umano "puro", completamente slegato dall'estetica, è un ideale quasi impossibile da raggiungere per i comuni mortali. 
Quasi...
E dico "quasi" perché ti posso comunque fare dei controesempi: Wallis Simpson e Camilla Parker-Bowles. Non erano belle, ma due futuri re si sono innamorati di loro, e Camilla è divenuta la regina consorte del Regno Unito. La loro storia è stata ostacolata in mille modi, eppure alla fine, la loro tenacia ha vinto. Sono invecchiati insieme, sono stati incoronati insieme ed ora sono una coppia di vecchi sposi. Ed io non riesco a immaginare niente di più romantico di una coppia di vecchi sposi>>




Vittoria mi prese la mano:
<<Hai ragione, cosa c'è di più bello di una coppia di vecchi sposi che hanno lottato tutta la vita per stare insieme?
Quando parli dell'amore dici tutto quello che Fabio non solo non ha mai detto, ma non ha mai nemmeno pensato e non sarebbe nemmeno in grado di immaginarlo.
Io so cosa provi per me e apprezzo la tua delicatezza nel lasciare a me la decisione sul se e sul quando.
Ho soltanto una paura: tu mi hai idealizzata. Ne sei consapevole. E io temo il giorno in cui ti renderai conto che non sono poi così elegante e così brillante, non ho una sensibilità superiore e se anche avessi forza o determinazione, i miei obiettivi, che ora non conosco, potrebbero deluderti.
Ti sei arreso troppo facilmente all'idea di essere solo un amico.
Mi chiedo se per caso tu rifugga l'intimità reale per potermi stare vicino senza il rischio di svelare i miei difetti, o di aver a che fare con i compromessi e le vulnerabilità di una relazione vera e quotidiana. 
E io non potrei sopportare l'idea di deluderti, dopo tutto quello che hai fatto e stai facendo per me.
Non so, questo pensiero mi fa sospettare che ciò che provo per te stia diventando qualcosa di più dell'amicizia e forse verrà il giorno in cui ci scambieremo i ruoli e sarò io ad amarti e tu a vedermi solo come un'amica o una vecchia fiamma ormai spenta.
Tu mi hai parlato di principesse e di regine e mi hai fatto sentire come se fossi una specie di regina Vittoria II, ma se dovessi deluderti, dovrei abdicare o forse ne verrà un'altra, più giovane e più bella, che mi detronizzerà e mi toglierà ciò che ho di più caro.
Ed io allora mi renderò conto di aver sbagliato nel chiederti di aspettare, di essermi al fianco come amico, fintanto che le cose non si fossero sistemate.
E' che ancora ho bisogno di conoscerti meglio, di essere sicura che questa volta sia la volta buona. Ma ho paura di chiederti troppo, e... scusami se mi ripeto, ma quando conoscerai davvero chi sono, quando vedrai il mio lato meno nobile, quando un qualsiasi evento metterà in luce ciò che io nascondo e che ancora non sai, allora tutto potrebbe crollare ed io, per citare un film che ti è caro, mi aggirerei nell'oscurità e nel dubbio, come una notte senza stelle, e dimorerò nella villa di lady Gloria, nel ricordo dei momenti felici che lì abbiamo vissuto, ma non ci sarà alcun conforto per alleviare il dolore di un tuo rifiuto. Mi ritroverò sola, sotto gli alberi che avvizziscono, finché il mondo intero sarà cambiato e gli anni della mia vita saranno consumati. >>






All'inizio quel pensiero mi parve impossibile, ma per un istante che mi parve un'eternità, mi venne in mente il fatto che quando ero solo un follower, ero dispensato dal rischio di espormi, di mettermi in gioco, in discussione, di fare il passo avanti, e potevo restarmene al sicuro nel mio castello di pensieri, protetto da solide mura di libri.
Quel meccanismo aveva protetto il mio equilibrio quotidiano: se la "donna angelicata" fosse stata vicina e disponibile, avrei dovuto rivoluzionare la mia vita "felice" in quanto comoda. 
Per una persona ipersensibile come me si trattava di una scelta di sopravvivenza emotiva. 
La quotidianità condivisa, anche nelle coppie più affiatate, può diventare un campo minato. Il mio "castello" non era una prigione, ma un ecosistema protetto dove riuscivo a sopravvivere con una certa serenità.
Il paradosso era che queste "donne angelicate" diventavano le uniche in grado di aprire una breccia tra le mura del mio castello, perché non credevo che si sarebbero avvicinate.
Mi illudevo di poterle collocare da qualche parte, come statue, magari vicino a un bosco o a un ruscello, sufficientemente lontane da non poter crearmi ansia da presetazione con richieste quotidiane, critiche ai miei gusti, o provocazioni tali da ferirmi o irritarmi.
L'infatuazione per ciò che Vittoria era stata come semplice influencer era un modo per dare uno spazio alle mie emozioni senza cambiare però di una virgola la mia realtà materiale.

Ma la situazione complicante che aveva mandato in cortocircuito i miei solidi meccanismi di difesa era stata prima la sua irruzione nella mia vita reale e poi la sua caduta dal piedistallo, il suo volontario gettare la maschera e confessare una verità che aveva tenuto nascosta per troppo tempo, finendo per consumare l'allegria spensierata di un tempo.
Se prima praticavo la de-idealizzazione delle donne angelicate di cui mi innamoravo, per cercare di liberarmi dai loro fantasmi per renderle "comuni" (e quindi a disinnescarle), con Vittoria tutto questo non solo non era servito, ma aveva rafforzato i miei sentimenti, e forse anche i suoi.
  Le mie parole, rivolte a lei, avevano trovato un'attenta ascoltatrice, ma questo rimettere in discussione se stessa aveva provocato, con mio sgomento, un rifiuto troppo radicale di ciò che lei era stata fino ad allora.
 Per una persona ipersensibile come me, la vulnerabilità era un gancio emotivo molto più potente della bellezza. Ecco perché con lei volta le mie "mura" stavano cedendo di fronte a quella meravigliosa giovane donna che, da principessa, stava diventando una regina.




<<Vicky, come puoi pensare che io, pur amandoti più di tutto il resto del mondo, mi limiti all'amicizia per motivi diversi dal rispetto che ho per te e per il fatto che ora non sei pronta e non ricambi pienamente ciò che io provo e che vorrei?
Sono io ad aver paura che i miei innumerevoli difetti ti possano dare fastidio. 
Fino a pochi mesi fa io ero solo un tuo follower e tu eri una divinità inaccessibile e seguirti in silenzio mi permetteva di vivere un’estasi profonda senza dover misurarmi con la realtà del della mia goffaggine e del tuo sicuro rifiuto di avere anche solo un dialogo privato con me.
L'essere diventato tuo amico intimo e confidente, tanto da essere invitato a casa della persona che tu stimi di più nella tua famiglia, lady Gloria, è stato per me un passo enorme verso di te.
Io ho imposto a me stesso la regola di non correre troppo, di procedere per gradi, per aspettare che tu sia davvero pronta, e convinta, e adesso non lo sei e io devo stare al mio posto, ma questo non deve farti dubitare del mio amore!
Il mio sogno più grande è che un giorno tu possa ricambiare i sentimenti che provo per te. Anche se l'idealizzazione tipica dell'innamoramento può passare, ciò non significa che io ti amerei di meno di quanto ti amo adesso. Non ho mai provato per nessuna ragazza i sentimenti che provo per te e nessun'altra potrebbe mai prendere il tuo posto nel mio cuore, è impossibile e inimmaginabile. Tu sei la prima cosa a cui penso quando mi sveglio e l'ultima a cui penso prima di addormentarmi. La mia vita è nelle tue mani>>





Lei mi abbracciò e fu un abbraccio più lungo e più intenso degli altri, e quella fu la sua prima concessione.
In quel momento sapevo bene di non poter chiedere di più.
<<Ti sembrerà strano, Rob, ma in questo momento in cui io ho tanta paura, tu sei l'unico che riesce a darmi coraggio>>
Ed era davvero una cosa strana, perché io non mi sono mai considerato una persona coraggiosa.
Al massimo potevo essere "incoraggiante", se vedevo che qualcuno stava per cedere e aveva bisogno di essere sorretto, ma non avevo la forza per potermene fare interamente carico.
<<E tu sei nel contempo il mio orgoglio e la mia gioia. Il fatto che tu mi permetta di essere al tuo fianco, anche solo come amico, è un onore e un privilegio. Il fatto che tu ascolti le mie parole e che queste parole ti interessino e ti convincano, è un premio che è andato ben oltre le mie più ambiziose speranze. 
E riguardo al profilo, ti appoggerò qualunque sia la tua decisione.
Ma il mio consiglio resta quello di affrontare la questione della fine del tuo fidanzamento prima di prendere altre decisioni.
Ci vuole fermezza e stabilità, se vogliamo riuscire a minimizzare i danni.
Sun Tzu diceva che l
’eccellenza suprema consiste nel rompere la resistenza del nemico senza combattere.
Atteniamoci ai piani. Dobbiamo fare in modo che la colpa sia imputabile a lui, e affinché ciò avvenga, è necessario che lui non abbia elementi per sospettare qual è il tuo movente.

Tu lo conosci e sai cosa fare per spingerlo ad allontanarsi spontaneamente>>
Vittoria annuì:
<<Sì, è l'unico modo per far digerire la cosa alla mia famiglia e alla sua. Farò discorsi che lo annoiano, smetterò di fingere, a letto, e i miei "mal di testa" aumenteranno, così come le mie scenate isteriche durante il ciclo. Questo logoramento lo porterà verso donne più facili e più disposte a compiacere il suo ego.
La mia famiglia allora sarà pronta ad accettare te>>

E io conclusi con una battuta che in fondo non era soltanto ironia, ma realtà:
<<Se Elisabetta, Kate e William hanno accettato Camilla fino al punto da intrattenere con lei rapporti cordiali e conversazioni divertenti, credo che i tuoi potranno accettare persino me!>>