venerdì 12 aprile 2024

Mappa araldica del Regno di Francia nel 1477 sotto re Luigi XI di Valois

 

Sopra: mappa araldica della Francia sotto re Luigi XI della dinastia dei Valois

Sotto: mappa della Borgogna alla morte di Carlo il Temerario durante la Battaglia di Nancy e la sua successiva spartizione tra Luigi XI di Francia e Maria di Borgogna, moglie di Massimiliano d'Asburgo


Stemma del Ducato di Borgogna e delle Fiandre nel 1477


L'Italia nel 1402





mercoledì 10 aprile 2024

La mappa dell'Europa medievale centrale ai tempi di Federico I Barbarossa e di Federico II





L'Imperatore Federico II fu anche Re di Sicilia e Napoli. Sotto il suo regno l'Ordine Teutonico conquistò la Prussia e i paesi Baltici.





 Secondo gli attuali confini della Germania, possiamo vedere come il Sacro Romano Impero Germanico controllasse anche i Paesi Bassi, il Belgio, il Lussemburgo, l'Alsazia, la Lorena, la Borgogna (Franca Contea), la Savoia, la Provenza, la Svizzera, il Nord Italia, il Centro Italia (escluso il Lazio corrispondente al Patrimonium Petri e con Federico II si aggiunse temporaneamente il Sud Italia col Regno di Napoli e Sicilia), parte della Dalmazia e della Slovenia (la Carniola), l'Austria, la Cechia (Boemia e Moravia), la Slesia, la Pomerania e la Prussia (oggi parte della Polonia).



La successiva evoluzione politica del Centro-Nord Italia vide l'indipendenza della Repubblica di Venezia (comprendente Veneto e Friuli), mentre la Lombardia, l'Emilia e la Toscana rimasero feudi imperiali. La Romagna fu a lungo contesa tra Impero e Papato e solo nel 1509, con la conquista di Bologna da parte di papa Giulio II, cadde sotto il dominio pontificio, escluso il Ducato di Ferrara.



lunedì 1 aprile 2024

Significato della frase "Non ci sono parti" che la Reverenda Madre dice a lady Jessica nel finale di Dune 2

 



In una delle ultime scene di Dune Parte Seconda (2024), avviene il re-incontro tra due personaggi femminili di grande rilevanza, ossia Helen Mohiam, Reverenda Madre della potentissima sorellanza esoterica Bene Gesserit (e interpretata dalla carismatica Charlotte Rampling) e lady Jessica Atreides (intensamente rappresentata da Rebecca Ferguson), un tempo allieva ribelle, poi divenuta a sua volta Reverenda Madre. 
Il dialogo tra la veridica dell'ormai deposto imperatore e la madre del nuovo giovane sovrano, Paul Atreides, si svolge telepaticamente, grazie ai poteri acquisiti da Jessica nel diventare Reverenda Madre e Leader spirituale dei Fremen di Dune.
Le parole che le due donne si rivolgono mentalmente sono poche, taglienti e in parte ermetiche, ossia di difficile o quantomeno ambigua interpretazione, com'è nello stile delle sceneggiature laconiche dei film di Denis Villeneuve e ancor più in quello del grande Frank Herbert, l'autore del romanzo da cui il film è tratto, l'eponimo capolavoro Dune, pubblicato nel 1965, ma ancora attualissimo come contenuti e imprescindibile come lettura il cui valore non può essere confinato nella semplice fantascienza o bollato dai critici come "letteratura di genere".

Ora, qui ci si potrebbe mettere un piccolo "spoiler alert", che vale però solo per chi non ha letto il romanzo o non ha visto le sue precedenti rappresentazioni cinematografiche e televisive.





Per tutti gli altri, vengo al punto in questione, e cioè all'enigmatica risposta che la Reverenda Madre dà alla sua ex allieva ribelle, divenuta a sua volta Reverenda Madre, e quindi una sua pari nell'Ordine, che fa notare alla sua antica insegnante il fatto che ora lei è ai vertici della fazione dei vincitori.
La neo-Reverenda Madre Jessica infatti dice alla vegliarda, che l'aveva sempre rimproverata e umiliata per la sua disobbedienza: "Avresti dovuto credere. Hai scelto la parte sbagliata".
Al che la Reverenda Madre Mohiam, senza scomporsi minimamente, come è tipico delle Bene Gesserit, allenate ad un perfetto e totale autocontrollo, risponde: "Parte? Dovresti saperlo meglio di chiunque: non ci sono parti... Reverenda Madre"
E il dialogo segreto si conclude così, con questa risposta in cui l'unico elemento chiaro è il fatto che Helen Mohiam riconosce Jessica Atreides come una sua pari, nel rango di Reverenda Madre.
Ma il resto cosa vuol dire?
Perché "non ci sono parti"? E perché Jessica dovrebbe saperlo meglio di tutti gli altri?
Ho letto numerose recensioni e ognuna dava un'interpretazione diversa di questa frase.
Ognuna di queste interpretazioni coglieva un aspetto di una verità poliedrica, perché la verità è raramente semplice e quasi mai unilaterale.
Il mio primo pensiero, appena ho ascoltato la frase, è stato: Helen Mohiam ricorda a Jessica che per quanto si siano trovate su schieramenti opposti, sono comunque entrambe Reverende Madri del Bene Gesserit, e questa appartenenza è l'unica cosa che conta, perché le Bene Gesserit controllano da sempre il finto patriarcato feudale dell'Impero.
In fondo l'abbiamo potuto constatare in entrambi i film: l'ascendente di lady Jessica su suo figlio Paul è determinante nelle sue decisioni. Paul infatti, pur essendo un maschio, viene addestrato dalla madre secondo gli insegnamenti del Bene Gesserit, (cosa che la Reverenda Madre Mohiam giudica un abominio, essendo l'ordine una Sorellanza). Certo, nel finale risulta chiaro ciò che Mohiam temeva fin dall'inizio, ossia che Paul fosse lo Kwisatz Haderach, cioè il frutto di millenni di programmazione genetica, generazione dopo generazione, finalizzata a trovare il maschio in grado di poter accedere ai ricordi di tutti i suoi antenati, sia maschili che femminili (le Bene Gesserit accedono solo ai ricordi delle antenate femminili) e può addirittura prevedere il futuro, non secondo una linea retta, ma secondo un fascio di linee di cui si tradurrà in realtà solo quella che il Messia sceglierà con le sue decisioni.
Le ragioni dei dubbi della Reverenda Madre nei confronti di Paul derivano dal fatto che Jessica ha commesso un atto di superbia generando lo Kwisatz Haderach una generazione prima del previsto, il che vanificava l'intero piano, perché la dominanza dei geni Atreides, inclini a non farsi tiranneggiare da nessuno, doveva essere compensata da un'ulteriore dose di geni Harkonnen: Jessica è infatti figlia naturale del Barone, sedotto in gioventù da una Bene Gesserit di rango segreto (secondo Brian Herbert e Kevin Anderson si trattava della stessa Helen Mohiam), una verità scandalosa, considerando che tra gli Atreides e gli Harkonnen esiste una faida millenaria. 

Jessica dunque è sia un'Harkonnen che un'Atreides, l'unione delle due parti in una sola, per sanare l'antica frattura.




Per quanto feroci e spietati, alcuni Harkonnen hanno notevoli capacità, e sono inoltre molto più facilmente manipolabili tramite seduzione delle novizie Bene Gesserit, tra cui vi sono anche lady Margot Fenring e persino la principessa Irulan Corrino, figlia ed erede dell'Imperatore.
Per questa ragione Helen Mohiam diventa sempre più ostile nei confronti di Paul, intuendo che il suo ruolo di guida dei Fremen con il nome di battaglia di Muad'dib, sta andando ben oltre ciò che la Missionaria Protectiva (il programma di proselitismo e indottrinamento delle Bene Gesserit) aveva preparato con grande attenzione con l'obbiettivo di assumere direttamente il controllo nella produzione della Spezia, la sostanza fondamentale che permette ai navigatori spaziali di intuire la rotta giusta, prima del balzo iperspaziale. 
Ormai Muad'dib è disposto ad ascoltare soltanto i consigli di sua madre Jessica e di pochi fidati collaboratori, tra cui il fremen Stilgar, fanatico nella sua obbedienza a colui che gli appare come il Lisan al-Gaib, il Messia venuto da un altro mondo per portare i Fremen alla liberazione dal giogo dell'Impero. 
E' interessante notare che tutto questo avviene senza che l'Imperatore e il barone Harkonnen si accorgano di essere solo delle pedine nelle mani del Bene Gesserit.
La vecchia Reverenda Madre, infatti, nell'incertezza sull'esito finale della guerra in corso, si prepara a due scenari alternativi, ma entrambi favorevoli alla Sorellanza.
Nel caso di vittoria degli Harkonnen, Helen Mohiam si premunisce mandando la sua bellissima allieva, lady Margot Fenring (interpretata da Léa Seydoux) a sedurre Feyd-Rautha Harkonnen, nipote ed erede del Barone, al fine di generare uno Kwisatz Haderach alternativo, ma nella nella generazione successiva, secondo i piani originari. 
Nel contempo prepara la sua più prestigiosa e zelante allieva, la principessa imperiale Irulan (interpretata da Florence Pugh), a sposare il vincitore della faida tra gli Atreides e gli Harkonnen, qualunque esso sia, affiancandolo nel governo dell'Impero e condizionandone le decisioni secondo la volontà della Sorellanza.

Alla luce di tutte queste considerazioni emergono interpretazioni più dettagliate della frase "non ci sono parti".
Helen Mohiam infatti, dicendo a Jessica "dovresti saperlo meglio di chiunque" allude al fatto che la sua ex-allieva ora sa di essere una Harkonnen per nascita e che dunque la faida non ha implicato lo sterminio dei geni harkonner, ma anzi ha fatto di Paul Atreides il nipote di Vladimir Arkonnen e il futuro marito di Irulan Corrino, unendo le tre principali linee di discendenza controllate dalle Bene Gesserit, tre famiglie che si combattevano senza sapere di essere destinate a diventare un unico clan.
C'è quasi un sottile sarcasmo, nel fatto che la vecchia Reverenda Madre faccia notare a quella nuova il fatto che ai vertici del potere ci siano, uniti da vincoli indissolubili, i tre unici discendenti delle tre famiglie, lady Jessica stessa, nata Harkonnen, il nuovo imperatore Paul Atreides e la nuova consorte imperiale Irulan Corrino, tutti e tre ormai profondamente plasmati dall'addestramento del Bene Gesserit.
Dunque "non ci sono parti", c'è un unico clan inestricabilmente connesso e condizionato dalla Sorellanza.

Resta comunque aperto un interrogativo: Paul si lascerà condizionare dalle Bene Gesserit oppure metterà in pericolo i loro piani, attraverso la jihad dei Fremen.
Fino ad ora Paul si è lasciato condizionare soprattutto dalla madre, ma ora che è diventato Imperatore e nel contempo Messia e Veggente, potrebbe usare i suoi poteri in maniera diversa da quella che il Bene Gesserit immaginava per lo Kwisatz Haderach e il Lisan al-Gaib.
Cosa farà allora la Sorellanza, se questo esperimento risulta fallimentare e pericoloso?
Una Cospirazione è ciò che aleggia nell'aria e nella sabbia di Arrakis e sarà il filo conduttore del "Dune Parte Terza", un Dune 3 che potrebbe chiamarsi Dune: Messiah.

Va accennato che nell'Universo Espanso di Dune (portato avanti dal figlio di Herbert e dallo scrittore Kevin J.Anderson), risulta anche che la madre segreta di Jessica sia la stessa Reverenda Madre Mohiam.
Il dialogo viene interrotto qui, mostrando poi tutti i fattori che potrebbero compromettere quell'equilibrio, e cioè il fatto che i Fremen fondamentalisti stanno dando inizio ad una Jihad destinata a sottomettere le Grandi Case o persino a spazzarle via.
Il finale è dunque aperto, anche per quel che riguarda il rapporto tra Paul e Chani, di cui lui resta comunque innamorato, seppure la politica gli impone di sposare un'altra donna, per legittimarsi agli occhi dei lealisti imperiali.

Chi ha letto i libri successivi, e in particolare Messia di Dune e I figli di Dune, sa già come andranno le cose e come si complicherà enormemente la vita di Paul Atreides, Imperatore e Messia nello stesso tempo e contro il suo crescente desiderio di liberarsi da ogni condizionamento.
Sappiamo già, inoltre, che il successo inaspettato dei due film della saga cinematografica diretta da Villeneuve ha convinto la Warner e la Legendary a creare una trilogia con un terzo film dal titolo provvisorio di Dune: Messiah.

Lo stesso Villeneuve starebbe già lavorando alla sceneggiatura di questo sequel, ponendo però alcune condizioni, tra cui un intervallo di tempo maggiore per riuscire a creare un film molto ambizioso, e la licenza a discostarsi in parte dal secondo romanzo di Herbert che commise l'errore di marginalizzare troppo due figure come lady Jessica e la principessa Irulan, salvo poi recuperarne il ruolo determinante nel terzo romanzo.
Vedremo naturalmente il ritorno di Chani, anche se non credo che si parlerà di lei come della "concubina imperiale", un termine che poco si adatta al lessico femminista che Hollywood ha adottato in pieno dopo la "terza ondata".
Tornerà anche la vecchia Reverenda Madre con un numero di scene maggiore di quello avuto finora, essendo ancora potentissima e sempre al centro di ogni trama oscura.
Emergerà il complesso personaggio di Alia Atreides, la secondogenita di Jessica e del duca Leto, risvegliata nei ricordi ancestrali ancor prima della nascita durante la cerimonia con cui, bevendo l'essenza di spezia, sua madre, incinta, acquisiva il rango di Reverenda Madre.
Tornerà un personaggio creduto morto, e compariranno nuove temibili fazioni, tra cui il sinistro Ordine dei Tleilaxu e quello dei Navigatori della Gilda spaziale, deformati dalla continua immersione nella Spezia.
Villeneuve ha fatto sapere che, conclusa la trilogia, non intenderà dirigere eventuali sequel o prequel, considerando che Frank Herbert scrisse molti romanzi successivi, alcuni di tipo più meditativo e intellettuale, altri di tipo più attivo e appassionante, ma sempre nell'ambito del ciclo di Dune.
Inoltre il figlio di Frank Herbert, Brian, insieme allo scrittore Kevin J. Anderson, hanno pubblicato i due attesissimi sequel, che concludono l'arco narrativo di Dune e della famiglia Atreides, ed un'enorme quantità di prequel, seppure con uno stile molto diverso da quello di Frank Herbert e privo della sua genialità.
E' possibile che il franchising dell'universo di Dune sarà utilizzato per creare serie televisive, di cui c'era stata già un'ipotesi, chiamata Sisterhood, incentrata sulle trame della Sorellanza Bene Gesserit, quella "unica parte" destinata a diventare sempre più potente nei romanzi successivi.
Si dice che il nome di questa ipotetica serie tv potrebbe essere anche diverso, per esempio, come è emerso di recente, Dune: Prophecy, ma la sostanza non dovrebbe cambiare molto.
Possono esserci diversi titoli di lavoro, ma, come direbbe la Reverenda Madre, "non ci sono parti" ossia c'è un'unica parte.

P.S. Nel terzo romanzo di Frank Herbert, "I figli di Dune", assistiamo ad una riconciliazione effettiva della reverenda madre Jessica Atreides con il Bene Jesserit. In questo libro Jessica ha ormai assunto il ruolo di insegnante che prima spettava alla reverenda madre Mohiam, ormai deceduta. 
Della giovane e ribelle lady Jessica rimane ben poco. Nel caos seguito alla scomparsa di Muadd'ib nel deserto, Jessica diventa l'osservatrice ufficiosa della Sorellanza per tener d'occhio la Reggente, Alia Atreides, che governa in nome dei figli di Paul e Chani, ossia Leto II e Ghanima. 
Resasi conto che sua figlia è posseduta da uno dei suoi antenati, non dico quale, Jessica esegue la missione che le è assegnata, deporre sua figlia e installare un nuovo consiglio di reggenza. Poi le cose le sfuggiranno di mano e il romanzo sarà ricco di azione e colpi di scena, fino ad un finale inaspettato.
Sopravvissuta a entrambi i propri figli e messo sul trono imperiale il nipote Leto II, Jessica ritornerà ad essere esclusivamente parte devota della Sorellanza, come Reverenda Madre insegnante per le novizie Bene Gesserit e "un pessimo esempio per tutte loro" suggerisce, con l'abituale tono sarcastico, tra le voci degli antenati, la reverenda madre Gaius Helen Mohiam, che sembra infine riconoscere che Jessica è stata, pur nella sua indisciplinata esistenza, la sua migliore allieva.


English version

In one of the last scenes of Dune Part Two (2024), there is a re-encounter between two very important female characters, namely Helen Mohiam, Reverend Mother of the very powerful esoteric Bene Gesserit sisterhood (played by the charismatic Charlotte Rampling) and lady Jessica Atreides (intensely represented by Rebecca Ferguson), once a rebellious pupil, who in turn became Reverend Mother.
The dialogue between the veracity of the now deposed emperor and the mother of the new young ruler, Paul Atreides, takes place telepathically, thanks to the powers acquired by Jessica in becoming Reverend Mother and spiritual leader of the Fremen of Dune.
The words that the two women mentally address to each other are few, sharp and partly hermetic, that is, difficult or at least ambiguous to interpret, as is the style of the laconic screenplays of Denis Villeneuve's films and even more so in that of the great Frank Herbert, l the author of the novel on which the film is based, the eponymous masterpiece Dune, published in 1965, but still very current in terms of content and essential reading whose value cannot be confined to simple science fiction or branded by critics as "genre literature" .

Now, here we could put a small "spoiler alert", which however applies only to those who have not read the novel or have not seen its previous cinematographic versions and tv series.

For everyone else, I come to the point in question, namely the enigmatic answer that the Reverend Mother gives to her rebellious former student, who in turn has become the Reverend Mother, and therefore one of her equals in the Order, which she points out to her ancient teacher the fact that she is now at the top of the victors' faction.
The new Reverend Mother Jessica in fact says to the old woman, who had always scolded and humiliated her for her disobedience: "You should've believe. You chose the wrong side".
To which the Reverend Mother Mohiam, without being upset in the slightest, as is typical of the Bene Gesserit, trained for perfect and total self-control, replies: "Side? You should know better than anyone: there are no sides... Reverend Mother"
And the secret dialogue ends like this, with this answer in which the only clear element is the fact that Helen Mohiam recognizes Jessica Atreides as her equal, in the rank of Reverend Mother.
But what does the rest mean?
Why "there are no sides"? And why would Jessica know better than everyone else?
I read numerous reviews and each one had a different interpretation of this phrase.
Each of these interpretations captured an aspect of a multifaceted truth, because the truth is rarely simple and almost never one-sided.
My first thought, as soon as I heard the sentence, was: Helen Mohiam reminds Jessica that even though they found themselves on opposite sides, they are still both Reverend Mothers of the Bene Gesserit, and this belonging is the only thing that matters, because the Bene Gesserit have always controlled the fake feudal patriarchy of the Empire.
Ultimately we were able to see it in both films: Lady Jessica's influence over her son Paul is decisive in her decisions. In fact, Paul, despite being a male, is trained by his mother according to the teachings of the Bene Gesserit, (which the Reverend Mother Mohiam judges to be an abomination, the order being a Sisterhood). Of course, in the ending it becomes clear what Mohiam feared from the beginning, that is, that Paul was the Kwisatz Haderach, that is, the fruit of millennia of genetic programming, generation after generation, aimed at finding the male capable of accessing everyone's memories his ancestors, both male and female (the Bene Gesserit only have access to the memories of their female ancestors) and can even predict the future, not according to a straight line, but according to a bundle of lines of which only the one that the Messiah will translate into reality he will choose with his decisions.

The reasons for Reverend Mother's doubts about Paul stem from the fact that Jessica committed an act of pride by generating the Kwisatz Haderach a generation earlier than expected, which thwarted the entire plan, because the dominance of the Atreides genes, inclined not to to be tyrannised over by no one, had to be compensated by a further dose of Harkonnen genes: Jessica is in fact the natural daughter of the Baron, seduced in his youth by a Bene Gesserit of secret rank (according to Brian Herbert and Kevin Anderson it was Helen Mohiam herself), a scandalous truth, considering that a thousand-year feud exists between the Atreides and the Harkonnen.

Jessica is therefore both a Harkonnen and an Atreides, the union of the two parts into one, to heal the ancient fracture.

As ferocious and ruthless as they are, some Harkonnen have remarkable abilities, and are also much more easily manipulated through seduction by Bene Gesserit novices, including Lady Margot Fenring and even Princess Irulan Corrino, daughter and heir of the Emperor.
For this reason Helen Mohiam becomes increasingly hostile towards Paul, sensing that his role as leader of the Fremen with the nom de guerre of Muad'dib is going well beyond what the Missionaria Protectiva (the proselytism and indoctrination program of Bene Gesserit) had prepared with great care with the aim of directly assuming control in the production of Spice, the fundamental substance that allows space navigators to intuit the right route, before the hyperspace leap.
By now Muad'dib is only willing to listen to the advice of his mother Jessica and a few trusted collaborators, including the Fremen Stilgar, fanatical in his obedience to the one who appears to him as the Lisan al-Gaib, the Messiah from another world to lead the Fremen to liberation from the yoke of the Empire.
Interestingly, all of this happens without the Emperor and Baron Harkonnen realizing that they are merely pawns in the hands of the Bene Gesserit.
The old Reverend Mother, in fact, in the uncertainty about the final outcome of the ongoing war, is preparing for two alternative scenarios, but both favorable to the Sisterhood.

In the event of the Harkonnens' victory, Helen Mohiam takes precautions by sending her beautiful pupil, Lady Margot Fenring (played by Léa Seydoux) to subject Feyd-Rautha Harkonnen, the Baron's nephew and heir, to the test of the Gom Jabbar and the subsequent seduction, to order to generate a Kwisatz Haderach according to the original plans. At the same time, however, he prepares Princess Irulan (played by Florence Pugh) to marry the winner of the feud between the Atreides and the Harkonnens, whoever he may be, alongside him in the government of the Empire.
In light of all these considerations, more detailed interpretations of the phrase "there are no sides" emerge.
In fact, Helen Mohiam, telling Jessica "you should know better than anyone" alludes to the fact that her ex-student now knows that she is a Harkonnen by birth and that therefore the feud did not imply the extermination of the Harkonner genes, but rather it made Paul Atreides the nephew of Vladimir Arkonnen and the future husband of Irulan Corrino, uniting the three main lines of descent controlled by the Bene Gesserit, three families who fought each other without knowing they were destined to become a single clan.
There is almost a subtle sarcasm in the fact that the old Reverend Mother points out to the new one the fact that at the top of power there are, united by indissoluble bonds, the three only descendants of the three families, Lady Jessica herself, born Harkonnen, the new Emperor Paul Atreides and the new Imperial consort Irulan Corrino, all three now profoundly shaped by Bene Gesserit training.

Therefore "there are no sides", there is a single clan inextricably connected and conditioned by the Sisterhood.

It should be mentioned that in the Dune Expanded Universe (brought forward by Herbert's son and writer Kevin J. Anderson), it also turns out that Jessica's secret mother is Reverend Mother Mohiam herself.
The dialogue is interrupted here, then showing all the factors that could compromise that balance, namely the fact that the fundamentalist Fremen are starting a Jihad destined to subdue the Great Houses or even wipe them out.
The ending is therefore open, also with regards to the relationship between Paul and Chani, with whom he still remains in love, even if politics forces him to marry another woman, to legitimize himself in the eyes of the imperial loyalists.
Those who have read the subsequent books, and in particular Messiah of Dune and Children of Dune, already know how things will go and how the life of Paul Atreides, Emperor and Messiah at the same time and against his growing desire to free himself, will be enormously complicated. from any conditioning.
Furthermore, we already know that the unexpected success of the two films in the film saga directed by Villeneuve convinced Warner and Legendary to create a trilogy with a third film with the provisional title of Dune: Messiah.
Villeneuve himself would already be working on the screenplay for this sequel, however, setting some conditions, including a longer time interval to be able to create a very ambitious film, and the license to deviate in part from Herbert's second novel which made the mistake of marginalizing too much two figures such as Lady Jessica and Princess Irulan, only to then recover their decisive role in the third novel.
We will naturally see Chani's return, although I don't think we will talk about her as the "imperial concubine", a term that hardly fits into the feminist lexicon that Hollywood has fully adopted after the "third wave".
The old Reverend Mother will also return with a greater number of scenes than she has had so far, still being very powerful and always at the center of every dark plot.
The complex character of Alia Atreides will emerge, the second daughter of Jessica and Duke Leto, awakened in ancestral memories even before her birth during the ceremony with which, by drinking the essence of spice, her pregnant mother acquired the rank of Reverend Mother.
A character thought dead will return, and new fearsome factions will appear, including the sinister Order of the Tleilaxu and that of the Navigators of the Space Guild, deformed by the continuous immersion in the Spice.

Villeneuve has made it known that, once the trilogy is finished, he will not intend to direct any sequels or prequels, considering that Frank Herbert wrote many subsequent novels, some of a more meditative and intellectual type, others of a more active and exciting type, but always within the scope of the cycle of Dune.
Furthermore, Frank Herbert's son, Brian, together with the writer Kevin J. Anderson, have published the two highly anticipated sequels, which conclude the narrative arc of Dune and the Atreides family, and an enormous amount of prequels, albeit with a very different from that of Frank Herbert and devoid of his brilliance.
It is possible that the franchise of the Dune universe will be used to create television series, of which there had already been a hypothesis, called Sisterhood, centered on the plots of the Bene Gesserit Sisterhood, that "only part" destined to become increasingly powerful in later novels.
It is said that the name of this hypothetical TV series could also be different, for example, as recently emerged, Dune: Prophecy, but the substance should not change much.
There may be several job titles, but, as the Reverend Mother would say, "there are no parts" i.e. there is only one side.

P.S. In Frank Herbert's third novel, "Children of Dune", we witness an effective reconciliation of the Reverend Mother Jessica Atreides with the Bene Jesserit. In this book Jessica has now assumed the role of teacher that previously belonged to the now deceased Reverend Mother Mohiam.
Very little remains of the young and rebellious Lady Jessica. In the chaos following Muadd'ib's disappearance in the desert, Jessica becomes the Sisterhood's unofficial observer to keep an eye on the Regent, Alia Atreides, who rules in the name of Paul and Chani's children, Leto II and Ghanima.
Realizing that her daughter is possessed by one of her ancestors, I won't say which one, Jessica carries out the mission assigned to her, to depose her daughter and install a new regency council. Then things will get out of hand and the novel will be full of action and twists, until an unexpected ending.
Having survived both of her children and placed her nephew Leto II on the imperial throne, Jessica will return to being an exclusively devoted part of the Sisterhood, as Reverend Mother, teacher for the Bene Gesserit novices and "a very bad example for them all" she suggests, with the usual sarcastic tone, among the voices of the ancestors, the Reverend Mother Gaius Helen Mohiam, who finally seems to recognize that Jessica was, despite her undisciplined existence, her best student.

domenica 3 marzo 2024

La Quarta Era. Capitolo 3. Gimli biasima "le giovani generazioni".

 





Per prima cosa, Thorin III Elminpietra, figlio di Dain II Pièdiferro, Re sotto la Montagna, Sovrano e Autocrate di Erebor, dei Colli Ferrosi e di tutte le Regge dei Nani, appena giunto a Minas Tirith per i funerali del Grande Re Supremo, il sire Aragorn Elessar di Arnor e Gondor, volle rendere omaggio al mitico eroe Gimli, che era rimasto nella capitale degli Uomini insieme all'amico Legolas, pur avendo sempre da ridire su tutto.
Gimli, figlio di Gloin, era ormai molto vecchio e malandato, ma il suo orgoglio e la sua abitudine ad aver da ridire su tutto non erano cambiati:
<<Be', per dirla tutta, mio giovane cugino, non mi piace l'eccessiva confidenza che si è creata tra Legolas e la Regina Vedova>> dichiarò rivolto a Thorin III Elminpietra, Re di Erebor, che era giunto dal suo lontano reame per assistere alle esequie del grande Elessar.
<<Oh, avanti, Gimli, non hai fatto altro che lamentarti dal primo momento in cui ho messo piede a Minas Tirith!>>
Il vecchio nano guerriero si accigliò:
<<Perché sono l'unico che ha ancora il coraggio di dire le cose come stanno! E non solo riguardo alla Famiglia Reale. Ma guardati intorno! Guarda i cortigiani! Quando vedo questo branco di smidollati e di damerini mi viene quasi nostalgia dei tempi di Sauron!>>
Thorin gli lanciò un'occhiataccia;
<<Li colpevolizzi perché preferiscono la pace alla guerra? I tempi sono cambiati, per fortuna, e le nuove generazioni sono cresciute in un'epoca spensierata...>>
<<Troppo spensierata! Guarda le loro mani: si vede che non hanno mai impugnato un'arma come si deve! E poi guarda come si rasano! Persino i Nani! Questo è osceno, è blasfemo e oltraggioso! Vorrebbero assomigliare agli elfi, ma sembrano solo delle brutte femminucce! Una generazione di fighette! Se penso che i loro bisnonni sono caduti in battaglia e i loro nonni hanno ricostruito il reame dal nulla... e tutto per cosa? Per consegnare il regno a questi paggetti implumi, a questi evirati cantori? 
Bah, credo che Aragorn sia morto di dolore, nel vedere com'erano diventati molli ed esangui i suoi sudditi!>>
Durin sospirò:
<<Aragorn è morto di vecchiaia. Aveva visto 210 primavere. Troppe, anche per un erede di Numenor>>
<<Ma cosa stai dicendo? Io ne ho viste più di 300 e sono ancora nel fiore degli anni!>> 
Detto questo, Gimli cominciò a tossire violentemente, tanto da traballare fino quasi ad inciampare sulla lunga barba bianca.



<<Se non ti calmi, rischi di andare a far compagnia al re nel palazzo dei morti! 
Il tempo passa per tutti, anche per i nani di Erebor!>>
Gimli si schiarì la voce:
<<La verità è che vi state rammollendo! Anche voi, là sotto la montagna. 
Fate la bella vita con l'oro di Scudodiquercia e dei suoi compagni e intanto le miniere sono abbandonate. Non si trova più un fabbro o un gioielliere degni di questo nome. 
L'ultima volta che sono stato ad Erebor ho visto poi una cosa senza precedenti. 
Giovani nani completamente glabri! Depilati persino nelle mani! 
Già mi parve un affronto quando le nostre donne pretesero di depilarsi, ma l'idea che questo obbrobrio sia perpetrato dai maschi mi ha fatto perdere ogni speranza. Copiano la moda di Gondor! Ma ti rendi conto come ci siamo ridotti? Per cosa abbiamo combattuto, mi chiedo? Per questi ingrati che sono solo capaci di ridere dietro le mie spalle? Credi che non me ne sia accorto? Credi che sia completamente rimbambito? Ah, se fossi io sul tuo trono...>>









Elminpietra ne aveva abbastanza:
<<Ma non ci sei, per fortuna! E comunque, se ti fa tanto orrore questa giovane generazione, perché non sei andato a governare come mio reggente le Caverne Scintillanti di Aglarond, invece di trastullarti e banchettare nell'ozio a Minas Tirith?>>
Il volto di Gimli abbandonò lo sdegno e l'ira e  assunse un'espressione inizialmente imbarazzata e sorpresa, che però poi divenne ancor più grave e severa, come tutte le volte in cui stava per esprimere qualcosa della massima importanza:
<<Aglarond è un dominio condiviso: ne ho la Signoria, conferitami sia dal defunto Elessar, sia da te, questo è vero, ma tu avresti dovuto concedermi la piena sovranità, riconoscendomi come un Principe dei Nani, un tuo pari, un re, insomma. Invece ti sei autoproclamato Autocrate di tutte le Regge dei Nani, quasi tu fossi Durin il Senzamorte risorto, quello atteso dalle antiche profezie.
Un giorno il settimo Durin verrà, ma non sei tu.
Inoltre le Caverne Scintillanti se la cavano benissimo anche senza il sottoscritto, ma la mia permanenza qui non è stata una scelta dettata dall'ozio e dai fasti della corte. 
Sono rimasto qui per sorvegliare i nostri interessi, sedendo nel Consiglio del Re di Arnor e Gondor. E poi adesso devo sorvegliare Eldarion: quel ragazzo non ha la stessa tempra di suo padre>>
Thorin III rise:
<<"Quel ragazzo" ha 108 anni ed è il nuovo Re Supremo. E tu sai benissimo che non è mai sembrato stupido. Quanto a Legolas, dovresti lodare la sua gentilezza verso la Regina Vedova! Con tutto il rispetto, dama Arwen potrebbe sembrare sua nonna ormai>>
Gimli lo fulminò con lo sguardo:
<<Tu non capisci niente di bellezza elfica! La regina Arwen discende da tutte le stirpi reali degli Eldar: in lei c'è la bellezza dei Teleri, tramite Luthien, e quella dei Noldor e dei Vanyar, tramite lady Galadriel, che era sua nonna. Ah, conservo ancora una ciocca di capelli della regina di Lothlorien, che ella stessa mi donò...>>

<<Conosco la storia>> 
tagliò corto Elminpietra.
Gimli si fece paonazzo per l'indignazione:
<<Tu non conosci un c... ehm, un bel niente! Non hai mai visto lo splendore di Caras Galadhon! Non hai mai udito la dolcezza della voce di lady Galadriel, né contemplato la sua sublime regalità! Non hai mai sentito il profumo degli elanor appena sbocciati... ah, tu non puoi capire! Adesso non c'è più niente di tutto questo. Ogni magia ha lasciato quei luoghi da molto tempo. Ma negli occhi della regina Arwen c'è ancora un barlume dell'antico splendore...>>

<<E allora non puoi biasimare Legolas se è affascinato da tale barlume. Lascia che la sua vicinanza lenisca il dolore di Arwen Undomiel. Ci sono ben altre preoccupazioni, ora, su cui faresti bene a concentrarti anche tu>>

Gimli sospirò:
<<Sono al corrente di tutto, ma non riesco a farmi un'opinione chiara sui problemi di oggi.  Vedi, una volta era evidente chi fosse il Nemico! 









Adesso è tutto più ambiguo. La malvagità e l'invidia si nascondono dietro facce d'angelo... ecco una delle più grandi calamità della nostra epoca!>>
Per la prima volta Durin annuì.
<<Il pericolo è concreto. Gli eredi di Sauron sono tra noi, nella setta nei Numenoreani Neri, ma non riusciamo a riconoscerli, perché si celano dietro a forme rassicuranti e persino attraenti>>
Quel pensiero trasmise a Gimli una malinconia che da qualche tempo turbava il suo spirito:
<<Già. Almeno una volta la malvagità aveva il coraggio di uscire allo scoperto. Ora invece si rintana dietro all'ipocrisia, tanto che i peggiori potrebbero essere proprio quelli che predicano il bene. Dobbiamo essere molto cauti, perché questa volta abbiamo a che fare con nemici molto più astuti!
Io temo l'ambizione di Ancalime. Sua madre era nipote di Galadriel, la quale, devo confessarlo, non fu immune alle tentazioni del potere, anche se alla fine rinunciò a tutto e tornò ad essere l'elfa che aveva lasciato Valinor per brama di avventura e di nuovi regni.
Se Ancalime, come gemella di Eldarion, rivendicasse il Trono del Regno Unito di Arnor e Gondor, allora i Numenoreani Neri saprebbero blandirla, irretirla e moltiplicarne l'avidità.
Al posto dell'Oscuro Signore avremmo una Regina Oscura, bellissima e terribile come il mare, più forte delle fondamenta della Terra, e un giorno tutti la amerebbero, disperandosi!
Per questo dobbiamo fermarla, prima che sia troppo tardi>>









English version

First, Thorin III Stonehelm, son of Dain II Ironfoot, King under the Mountain, Ruler and Autocrat of Erebor, the Iron Hills and all the Dwarf Kingdoms, just arrived in Minas Tirith for the funeral of the Great High King, the sire Aragorn Elessar of Arnor and Gondor, wanted to pay homage to the mythical hero Gimli, who had remained in the capital of Men together with his friend Legolas, despite always having to say something about everything.
Gimli, son of Gloin, was now very old and shabby, but his pride and his habit of criticizing everything had not changed:
<<Well, to be honest, my young cousin, I don't like the excessive familiarity that has been created between Legolas and the Dowager Queen>> he declared, turning to Thorin III Stonehelm, King of Erebor, who had come from his distant realm to attend the funeral of the great Elessar.
"Oh, come on, Gimli, you've been complaining ever since I first set foot in Minas Tirith!"
The old dwarf warrior frowned:
<<Because I'm the only one who still has the courage to tell it like it is! And not just about the Royal Family. But look around! Look at the courtiers! When I see this bunch of spineless men and dandies it almost makes me nostalgic for the times of Sauron!>>
Thorin glared at him;
<<Do you blame them because they prefer peace to war? Times have changed, fortunately, and the new generations have grown up in a carefree era...>>
<<Too carefree! Look at their hands: you can see that they have never held a weapon properly! And then look how they shave! Even the Dwarves! This is obscene, this is blasphemous and outrageous! They want to look like elves, but they just look like ugly sissies! A generation of pussies! When I think that their great-grandfathers fell in battle and their grandfathers rebuilt the kingdom from scratch... and all for what? To hand over the kingdom to these featherless page boys, to these emasculated singers?
Well, I think Aragorn died of pain, seeing how soft and bloodless his subjects had become!>>
Durin sighed:
<<Aragorn died of old age. He had seen 210 springs. Too many, even for an heir of Numenor>>
<<What are you saying? I've seen more than 300 and I'm still in my prime!>>
Having said this, Gimli began to cough violently, so much so that he staggered until he almost tripped over his long white beard.

<<If you don't calm down, you risk going to join the king in the palace of the dead!
Time passes for everyone, even for the dwarves of Erebor!>>
Gimli cleared his throat:
<<The truth is that you are getting soft! You too, there under the mountain.
You live the good life with the gold of Oakenshield and his companions and in the meantime the mines are abandoned. You can no longer find a blacksmith or jeweler worthy of the name.
The last time I was in Erebor I then saw something unprecedented.
Completely hairless young dwarves! Shave even your hands!
It already seemed like an affront to me when our women demanded to shave their hair, but the idea that this disgrace is perpetrated by men made me lose all hope. They copy the fashion of Gondor! But do you realize how we have reduced ourselves? What did we fight for, I wonder? For these ungrateful people who are only capable of laughing behind my back? Do you think I didn't notice? Do you think he's completely stupid? Ah, if I were on your throne...>>

Elminpietra had enough:
<<But you're not there, luckily! And anyway, if you are so horrified by this young generation, why didn't you go and rule the Glittering Caves of Aglarond as my regent, instead of playing and feasting in idleness in Minas Tirith?>>
Gimli's face abandoned its indignation and anger and took on an initially embarrassed and surprised expression, which then became even more serious and severe, like all the times when he was about to express something of the utmost importance:
<<Aglarond is a shared domain: I have the Lordship of it, conferred on me both by the deceased Elessar and by you, this is true, but you should have granted me full sovereignty, recognizing me as a Prince of the Dwarves, your equal, a king, In short. Instead you proclaimed yourself Autocrat of all the Dwarven Kingdoms, almost as if you were Durin the resurrected Deathless, the one awaited by the ancient prophecies.
Someday the seventh Durin will come, but it is not you.
Furthermore, the Glittering Caves are doing just fine without me, but my stay here was not a choice dictated by idleness and the splendor of the court.
I have remained here to watch over our interests, sitting on the King's Council of Arnor and Gondor. And then now I have to watch over Eldarion: that boy doesn't have the same temper as his father>>
Thorin III laughed:
<<"That boy" is 108 years old and is the new Supreme King. And you know very well that he never seemed stupid. As for Legolas, you should praise his kindness to the Dowager Queen! With all due respect, Lady Arwen might seem like your grandmother by now."
Gimli glared at him:
<<You understand nothing of elven beauty! Queen Arwen descends from all the royal bloodlines of the Eldar: in her there is the beauty of the Teleri, through Luthien, and that of the Noldor and the Vanyar, through Lady Galadriel, who was her grandmother. Ah, I still have a lock of hair from the Queen of Lothlorien, which she herself gave me...>>

<<I know the story>> cut in Stonehelm.
Gimli turned purple with indignation:
<<You don't know anything! You have never seen the splendor of Caras Galadhon! You have never heard the sweetness of Lady Galadriel's voice, nor beheld her sublime royalty! You've never smelled the scent of newly bloomed elanors... ah, you can't understand! Now there is none of this anymore. All magic left those places a long time ago. But in Queen Arwen's eyes there is still a glimmer of the ancient splendor...>>

<<And then you cannot blame Legolas if he is fascinated by such a glimmer. Let his closeness soothe Arwen Undomiel's pain. There are many other concerns now that you would do well to focus on too."
Gimli sighed:
<<I know everything, but I can't form a clear opinion on today's problems. You see, it was once obvious who the Enemy was!
Now everything is more ambiguous. Evil and envy hide behind angelic faces... here is one of the greatest calamities of our era!>>
For the first time Durin nodded.
<<The danger is real. The heirs of Sauron are among us, in the Black Numenorean sect, but we are unable to recognize them, because they hide behind reassuring and even attractive shapes>>
That thought conveyed to Gimli a melancholy that had been troubling his spirit for some time:
<<Yeah. At least once evil had the courage to come out into the open. Now, however, they hide behind hypocrisy, so much so that the worst could be precisely those who preach goodness. We have to be very careful, because this time we are dealing with much more cunning enemies!
I fear Ancalime's ambition. Her mother was Galadriel's granddaughter, who, I must confess, was not immune to the temptations of power, even if in the end she renounced everything and returned to being the elf who had left Valinor for the sake of adventure and new kingdoms.
If Ancalime, as Eldarion's twin, claimed the Throne of the United Kingdom of Arnor and Gondor, then the Black Numenoreans would know how to cajole her, ensnare her and multiply her greed.
In place of the Dark Lord we would have a Dark Queen, beautiful and terrible as the sea, stronger than the foundations of the Earth, and one day everyone would love her, in despair!
This is why we must stop it, before it is too late>>

domenica 18 febbraio 2024

La Quarta Era. Capitolo 2. Eldarion e Silmarien

 

Chiunque guardasse il nuovo re, Eldarion, figlio di re Elessar e della regina Arwen, gli avrebbe dato al massimo venticinque anni, forse meno.
E invece ne aveva centodiciotto.
Era nato durante il secondo anno di regno di suo padre, insieme alla sua gemella, la principessa Ancalime.
Nessuna premonizione di Arwen aveva previsto un parto gemellare: Eldarion, l'erede maschio del Regno Unito di Arnor e Gondor, era il principe che era stato promesso nelle profezie degli Elfi e dei Dunedain legati all'Antica Via, e per questo era stato accolto con grandi festeggiamenti.
Ancalime, che era uscita per prima dal ventre della madre, aveva suscitato fin dall'inizio incredulità e scalpore, e persino una certa inquietudine, perché lo scostamento dalle profezie era considerato un segnale di malaugurio.

E così, Eldarion aveva ricevuto fin dall'inizio molte più attenzioni rispetto alla sua gemella, per quanto il Re e la Regina cercassero di trattarli con equità.
Lei sarebbe diventata una grande guerriera, se gliel'avessero permesso, pensava Eldarion, e diventerebbe anche una grande Regina, se io rinunciassi al trono.

Eldarion era stato sul punto di firmare e sigillare un editto a tal proposito, ma poi aveva riflettuto e concluso che Ancalime era troppo assetata di potere per essere una giusta sovrana, in lei c'era troppa rabbia e troppa avidità.
Eldarion lo comprendeva: Ancalime, all'inizio, chiedeva semplicemente giustizia ed equità, e parità di trattamenti e opportunità. In fondo lei era la gemella, aveva la stessa età di Eldarion, e dunque perché scartarla fin dall'inizio dalla possibilità di una successione?

Questo diverso trattamento aveva profondamente influenzato lo sviluppo di entrambi.
Eldarion era, prima di ogni altra cosa, il figlio e l'erede. Non era mai esistito autonomamente. Chiunque lo guardasse non poteva fare a meno di pensare a suo padre, a sua madre, ai suoi illustri antenati o al compito che lo attendeva, chiedendosi se ne fosse all'altezza.




C'era una grandissima aspettativa nei suoi confronti, e questo alla lunga era diventato un peso.
Chi conosceva le imprese di Aragorn Elessar, o quelle di Elrond, o dei principi di Andunie, della Casa di Elendil, non poteva che considerare difficile che quel "ragazzo", nato nella bambagia e cresciuto in un'epoca di pace e ricchezza, potesse riuscire ad eguagliare l'eroismo e la grandezza di suo padre, o la millenaria saggezza carismatica dei suoi elfici antenati materni.
Chi non conosceva le leggende, vedeva semplicemente un giovane che ai loro occhi sembrava un eterno ventenne, privo di esperienza.
Il popolo di Gondor non riusciva proprio ad accettare l'idea che il suddetto "ragazzo" fosse diventato prima un uomo, poi un anziano, pur mantenendo le sembianze di un giovane e infine un vecchio vero e proprio, nell'anima.
E questo accentuava il problema principale e cioè il fatto di essere stato principe ereditario per troppo tempo.
Giungo al Trono vecchio e stanco, disilluso, senza alcun desiderio di regnare. L'entusiasmo giovanile è passato da così tanto tempo che fatico a ricordarlo. 
Solo uno sciocco, a quest'età, può credere che il potere sia qualcosa di desiderabile, o anche soltanto di utile per fare del bene.
Ho visto troppi fallimenti e troppe "vittorie" inutili per capire che il mondo può essere davvero migliorato grazie alla buona volontà di un singolo uomo probo in una società resa corrotta dall'indolenza.
Era un pensiero pericoloso, che Eldarion non aveva mai espresso a nessuno, nemmeno a suo padre.
Forse il Ramingo mi avrebbe capito, ma non il Re. Lui vedeva solo il bene, poiché era un uomo senza macchia, un uomo che non conosceva certe cose, certe meschinità e non solo non le conosceva, ma non poteva nemmeno immaginare che esistessero.
Per tanto tempo suo padre Aragorn era vissuto nell'ombra, prima che il destino lo chiamasse alle grandi imprese che lo avevano portato alla gloria e al regno.
Intere generazioni sono nate, cresciute e decedute durante il suo regno. Nemmeno i più vecchi ricordano i tempi in cui Elessar non era il Re, i tempi in cui Gondor era limitato alla sola roccaforte bianca.
Ed ora che Elessar era andato incontro al suo destino mortale, il popolo di Minas Tirith era rimasto attonito, confuso, come se il sole fosse venuto meno.
Poteva esistere Gondor senza re Elessar? Quasi tutti se lo domandavano.
Ora sono chiamato a dare loro una risposta, a dimostrare che Gondor potrebbe persino diventare migliore se gli uomini di buona volontà si unissero a me, nel governo del regno.
Eldarion sospirò e volse lo sguardo verso il fondo della grande sala delle udienze.
L'Alto Trono bianco di Gondor pareva avvolto nell'ombra, e il seggio nero dei sovrintendenti, occupato per tutto il regno dalla regina Arwen, spiccava maggiormente.


Ancalime avrebbe reclamato il seggio nero. Arwen gliel'avrebbe ceduto e Silmarien non avrebbe avuto nulla da obiettare.

Ancalime guida il partito della guerra. Io invece ho sempre detestato le armi. Ero scarso come cavaliere e peggio ancora come duellante nei tornei.
Nessuno aveva il coraggio di deriderlo, almeno non in presenza di suo padre, ma il Re era consapevole dell'imbarazzo generato da quella situazione.
Quando il suo sguardo si posava su Eldarion, c'era comunque benevolenza e tenerezza, come se si trovasse davanti a un bambino mai cresciuto.

Disse bene Merry Brandybuck, quando mi sussurrò che era lo stesso sguardo con cui il vecchio Re osservava gli Hobbit. 
Povero Merry, per lui era un complimento!

Più diretto era stato Gimli, forse il più simpatico tra gli amici di suo padre. Un giorno, dopo troppe pinte di birra, il vecchio nano si era lasciato sfuggire una frase rivelatrice: <<Non è colpa tua ragazzo! Le grandi cose le abbiamo già fatte tutte noi... abbiamo raggiunto la vetta e adesso si può solo scendere>>

Già. Si poteva solo scendere.

Legolas non diceva niente, ma i suoi occhi mostravano nel contempo apprensione e pena.
C'era stato un tempo in cui Eldarion aveva nutrito una sconfinata ammirazione per l'elfo amico di suo padre. Per quanto la parentela tra la famiglia di Legolas e quella di Arwen fosse piuttosto lontana, l'elfo era sempre stato come uno zio per Eldarion e un modello da seguire.

Poi però la sua brama di azione e di allenamento cresce di giorno in giorno. Sembra quasi che abbia nostalgia delle guerre. Non è pronto per andare all'Ovest, e mia madre si sta appoggiando a lui.
Ogni volta che Eldarion faceva notare all'elfo che l'eccessiva vicinanza alla Regina Vedova poteva essere mal equivocata, Legolas assumeva un'aria di disappunto che valeva più di mille parole.

Solo mio padre, tra gli uomini, si era guadagnato il suo completo rispetto. E, tra le donne, mia sorella Silmarien, la più giovane e la più bella. Legolas aiuta mia madre, ma i suoi sguardi ricadono su mia sorella.




Silmarien era rimasta giovane anche nello spirito, a differenza di Eldarion ed Ancalime. Era la più "elfica", tra i figli di Aragorn ed Arwen.
In lei c'era l'amore per gli elfi ereditato dai Principi di Andunie, vissuti nella perduta Numenor.
Ancalime invece era cinica e disillusa nei confronti degli Elfi rimasti nella Terra di Mezzo.
Eldarion cercava di mediare tra le due fazioni capeggiate dalle sue sorelle.
Cercava di essere equidistante, ma a volte questo finiva per scontentare tutti, lo aveva sperimentato molte volte, durante i suoi tentativi di mediazione, quando era solo l'erede al trono.
La longevità mi ha condotto alla saggezza e alla pazienza, ma questo dono ha un suo prezzo. 
Il mondo cambia e io resto indietro.
I giovani scambiano la mia prudenza per viltà e codardia. 
Considerano le mie meditazioni come mancanza di iniziativa e di argomentazione.
Non sanno che la mia memoria è carica di troppi ricordi, troppi lutti, troppi rimpianti per il bel tempo andato, per tutto ciò che non tornerà, tutto ciò che è perduto per sempre.
Che ne sanno loro di com'era bella la Terra di Mezzo quando io ero giovane? Che ne sanno di com'era pura l'aria e limpida l'acqua, prima che ogni terra selvaggia diventasse terra da coltivare o su cui costruire?
Niente. Non ne sapevano niente, né potevano saperlo. A loro non interessava il passato: guardavano solo in avanti.
Forse hanno ragione loro. Forse io sono solo un nostalgico reazionario in un mondo che cambia e che mi è sempre più estraneo.

Era davvero un dono, quello concesso ai discendenti di Numenor e ai Mezzelfi?
Vivere sì, ma non ad ogni costo. Regnare, sì, ma non su un reame che ha dimenticato la sua storia e perduto la sua identità.

Era questo il punto. L'Albero di Gondor era tornato ad appassire. Tutti dicevano che la causa era la morte del vecchio Re e forse in parte era vero, ma il motivo principale era un altro.
Abbiamo perso il legame con le nostre radici e non ce ne siamo nemmeno accorti.
Eppure uno dei motti del Re era "le radici profonde non gelano".
Il collegamento tra le radici e il tronco si sta spezzando.

Nessuno lo sapeva meglio di lui, nemmeno le sue sorelle, a cui non spettava l'onere della successione.
Io conosco la fragilità del Regno Unito di Arnor e Gondor. Solo io ne vedo le crepe.

Ma c'era un altro motivo di preoccupazione.
I miei figli sembrano più vecchi di me. La loro madre non era una Dunedain e loro non hanno avuto il dono. Credevo fosse meglio per loro, ma poi li ho visti declinare e indebolirsi, e guardarmi con il risentimento di chi si sente escluso da un diritto di eredità ancestrale.
La moglie di Eldarion era morta da tempo.
Lui l'aveva amata perdutamente, anche se all'inizio le nozze erano state favorite da ragioni politiche.

Si chiamava Anduril, "Fiamma dell'Occidente", come la spada di Elessar, ed era di nobile stirpe, primogenita di Faramir, primo ministro di Gondor, e di sua moglie Eowyn, principessa di Rohan.
Era stata un'unione felice, benedetta da figli e figlie, per molti anni, ma poi era accaduto l'inevitabile: mentre lui si manteneva giovane, per il sangue elfico e numenoreano che scorreva nelle sue vene, lei deperiva con l'età. Non per questo Eldarion l'aveva amata di meno, ma era stato straziante perderla così, un poco alla volta, giorno per giorno.
Mia madre mi aveva messo in guardia. "Il dolore non appartiene ai morti, ma ai sopravvissuti"

Ecco perché sua madre in quel momento cercava il conforto di Legolas: lui era vissuto a lungo quasi quanto lei, e aveva condiviso gli anni dell'ombra prima di quelli della gloria.
Io, Arwen, Legolas e Gimli siamo gli ultimi sopravvissuti di un mondo che non c'è più. Io sono il più giovane, e Legolas partirà per l'Ovest. Alla fine resterò soltanto io.


English version

Anyone looking at the new king, Eldarion, son of King Elessar and Queen Arwen, would have given him twenty-five years at most, perhaps less.

And instead he was one hundred and eighteen.

He was born during the second year of his father's reign, along with his twin, Princess Ancalime.

No premonition of Arwen had foreseen a twin birth: Eldarion, the male heir of the United Kingdom of Arnor and Gondor, was the prince who had been promised in the prophecies of the Elves and Dunedain linked to the Ancient Way, and for this reason he had been welcomed with great celebrations.

Ancalime, who was the first to emerge from her mother's womb, had aroused disbelief and uproar from the beginning, and even a certain uneasiness, because deviation from the prophecies was considered a sign of bad omen.

And so, Eldarion had received far more attention than his twin from the beginning, even though the King and Queen tried to treat them fairly.

She would make a great warrior, if they let her, Eldarion thought, and she would make a great Queen too, if I gave up the throne.

Eldarion had been on the verge of signing and sealing an edict to this effect, but then he had reflected and concluded that Ancalime was too power-hungry to be a just ruler, there was too much anger and too much greed in her.

Eldarion understood this: Ancalime, at first, simply asked for justice and fairness, and equal treatment and opportunity. After all, she was the twin, she was the same age as Eldarion, and so why discard her from the beginning from the possibility of succession?

This different treatment had profoundly influenced the development of both.

Eldarion was, above all else, the son and heir. It had never existed independently. Anyone who looked at him could not help but think of his father, his mother, his illustrious ancestors or the task that awaited him, wondering if he was up to it.

There was a huge expectation of him, and in the long run this had become a burden.

Those who knew the exploits of Aragorn Elessar, or those of Elrond, or of the princes of Andunie, of the House of Elendil, could only consider it difficult that that "boy", born in cotton wool and raised in an era of peace and wealth, could be able to match the heroism and greatness of his father, or the thousand-year-old charismatic wisdom of his elven maternal ancestors.

Those who didn't know the legends simply saw a young man who in their eyes seemed like an eternal twenty-year-old, with no experience.

The people of Gondor just couldn't accept the idea that the aforementioned "boy" had become first a man, then an old man, while maintaining the appearance of a young man and finally a real old man in his soul.

And this accentuated the main problem, namely the fact that he had been crown prince for too long.

I come to the Throne old and tired, disillusioned, with no desire to reign. The youthful enthusiasm is so long gone that I struggle to remember it.

Only a fool, at this age, can believe that power is something desirable, or even just useful for doing good.

I have seen too many failures and too many useless "victories" to understand that the world can truly be improved thanks to the good will of a single honest man in a society made corrupt by indolence.

It was a dangerous thought, one that Eldarion had never expressed to anyone, not even his father.

Perhaps the Ranger would have understood me, but not the King. He saw only the good, since he was a man without blemish, a man who did not know certain things, certain meannesses and not only did he not know them, but he could not even imagine that they existed.

For a long time his father Aragorn had lived in the shadows, before fate called him to the great deeds that had brought him glory and kingdom.

Entire generations were born, raised and died during his reign. Not even the oldest remember the times when Elessar was not King, the times when Gondor was limited to the white stronghold alone.

And now that Elessar had met his mortal fate, the people of Minas Tirith were left astonished, confused, as if the sun had failed.

Could Gondor exist without King Elessar? Almost everyone wondered that.

Now I am called to give them an answer, to prove that Gondor might even become better if men of good will would join me in ruling the kingdom.

Eldarion sighed and looked towards the back of the great audience hall.

The High White Throne of Gondor seemed shrouded in shadow, and the black seat of the Stewards, occupied throughout the kingdom by Queen Arwen, stood out the most.

Ancalime would have claimed the black seat. Arwen would have given it to him and Silmarien would have had no objection.


Ancalime leads the war party. I, on the other hand, have always hated guns. I was poor as a knight and even worse as a duelist in tournaments.

No one had the courage to mock him, at least not in the presence of his father, but the King was aware of the embarrassment generated by that situation.

When his gaze fell on Eldarion, there was still benevolence and tenderness, as if he were looking at a child who had never grown up.

Merry Brandybuck said it well, when she whispered to me that it was the same look with which the old King looked at the Hobbits.

Poor Merry, for him it was a compliment!

Gimli, perhaps the nicest of his father's friends, had been more direct. One day, after too many pints of beer, the old dwarf let slip a revealing phrase: <<It's not your fault, boy! We have already done all the great things... we have reached the top and now we can only go down>>

Already. You could only go down.

Legolas said nothing, but his eyes showed both apprehension and pain.

There had been a time when Eldarion had had boundless admiration for his father's elf friend. Although the relationship between Legolas's family and Arwen's was quite distant, the elf had always been like an uncle to Eldarion and a role model to follow.

But then his hunger for action and training grows day by day. It almost seems like he is nostalgic for wars. He's not ready to go West, and my mother is leaning on him.

Every time Eldarion pointed out to the elf that excessive closeness to the Dowager Queen could be misunderstood, Legolas assumed an air of disappointment that was worth a thousand words.

Only my father, among men, had earned his complete respect. And, among the women, my sister Silmarien, the youngest and most beautiful. Legolas helps my mother, but his gaze falls on my sister.

Silmarien had also remained young in spirit, unlike Eldarion and Ancalime. She was the most "elven" of the children of Aragorn and Arwen.

In her there was the love for elves inherited from the Princes of Andunie, who lived in the lost Numenor.

Ancalime, on the other hand, was cynical and disillusioned towards the Elves who remained in Middle-earth.

Eldarion tried to mediate between the two factions led by his sisters.

He tried to be equidistant, but sometimes this ended up displeasing everyone, he had experienced this many times, during his attempts at mediation, when he was only the heir to the throne.

Longevity has led me to wisdom and patience, but this gift comes at a price.

The world changes and I'm left behind.

Young people mistake my prudence for cowardice and cowardice.

They consider my meditations as a lack of initiative and argumentation.

They don't know that my memory is full of too many memories, too many mournings, too many regrets for the good times gone by, for everything that will not return, everything that is lost forever.

What do they know how beautiful Middle-earth was when I was young? What do they know about how pure the air was and how clear the water was, before every wild land became land to be cultivated or built on?

Nothing. They knew nothing about it, nor could they know it. They weren't interested in the past: they only looked forward.

Maybe they are right. Maybe I'm just a nostalgic reactionary in a changing world that is increasingly alien to me.

Was it really a gift, the one given to the descendants of Numenor and the Half-elves?

Living yes, but not at any cost. Reign, yes, but not over a realm that has forgotten its history and lost its identity.

That was the point. The Tree of Gondor had withered again. Everyone said that the cause was the death of the old King and perhaps it was partly true, but the main reason was another.

We have lost the connection with our roots and we didn't even realize it.

Yet one of the King's mottos was "deep roots do not freeze".

The connection between the roots and the trunk is breaking.

No one knew this better than him, not even his sisters, who were not responsible for the succession.

I know the fragility of the United Kingdom of Arnor and Gondor. Only I see the cracks.

But there was another cause for concern.

My kids look older than me. Their mother was not a Dunedain and they did not have the gift. I thought it was better for them, but then I saw them decline and weaken, and look at me with the resentment of those who feel excluded from an ancestral inheritance right.

Eldarion's wife was long dead.

He had loved her madly, even if at the beginning the wedding had been favored by political reasons.

Her name was Anduril, "Flame of the West", like the sword of Elessar, and she was of noble lineage, eldest daughter of Faramir, prime minister of Gondor, and his wife Eowyn, princess of Rohan.

It had been a happy union, blessed with sons and daughters, for many years, but then the inevitable had happened: while he remained young, due to the Elven and Numenorean blood that flowed in his veins, she wasted away with age. That didn't make Eldarion love her any less, but it had been heartbreaking to lose her like this, little by little, day by day.

My mother had warned me. "Pain does not belong to the dead, but to the survivors"

That was why his mother sought Legolas's comfort at that moment: he had lived almost as long as she had, and had shared the years of shadow before those of glory.

I, Arwen, Legolas and Gimli are the last survivors of a world that no longer exists. I am the youngest, and Legolas will leave for the West. In the end only me will remain.