lunedì 1 luglio 2024

La Quarta Era. Capitolo 7. Il Gran Consiglio dei Sovrani della Terra di Mezzo (Parte I)

 



Eldarion, Re di Arnor e Gondor, presiedeva per la prima volta il Gran Consiglio dei Sovrani e dei Governatori della Terra di Mezzo. Sedeva al vertice del lungo tavolo dove normalmente si riuniva il Consiglio Privato. Quel giorno i membri del Consiglio Privato si unirono agli altri ospiti in una serie di lunghe panche che si trovavano a una certa distanza, da entrambi i lati del tavolo.
Da un lato c'erano gli Uomini e dall'altro c'erano gli Altri Popoli e questo già segnava un dualismo che aveva preso piede verso la fine del regno di Aragorn Elessar, pur non essendo ben visto dal Vecchio Re, come ormai tutti lo chiamavano, specialmente dopo la sua morte.
Il nuovo Re prese la parola:
<<Illustri e cari amici e alleati della Terra di Mezzo, oggi ho l'onore di ospitare e presiedere, in seguito alla mia incoronazione a cui tutti voi avete generosamente partecipato, il Gran Consiglio dei Sovrani e dei Governatori, che da molti anni non era stato convocato, per varie ragioni di cui discuteremo.
I temi all'ordine del giorno sono infatti seri e improrogabili e necessitano di una analisi e di una adeguata discussione, nei limiti del reciproco rispetto.
Desidero innanzi tutto che sia chiaro che il Regno Riunito di Arnor e Gondor, pur essendo il più grande e popoloso della Terra di Mezzo, si pone comunque in una posizione di parità rispetto agli altri, a meno che non siano gli altri a richiedere il nostro aiuto e la nostra protezione.
Mio padre ha assicurato per oltre un secolo la pace e l'equilibrio tra i vari regni e i vari popoli, ma negli ultimi anni era preoccupato per le voci riguardanti la presenza di attriti tra i popoli e di manifestazioni di malcontento nei confronti del suo regno, la cui corona è ora passata a me.
Non lasciatevi ingannare dalla giovinezza del mio aspetto, io sono tra i più vecchi che siedono in questa grande aula, ma il sangue di Numenor e quello elfico di mia madre, la regina vedova Arwen, mi dona una vita e una giovinezza più lunghe che sono un privilegio di cui devo mostrarmi degno svolgendo con impegno e saggezza il difficile compito che mi è stato affidato da voi e da mio padre, ovvero quello di riuscire a ricomporre le fratture che si sono create nel nostro continente, anche nella consapevolezza che la Terra di Mezzo non è soltanto la zona di nord-ovest che noi controlliamo, ma anche quella dell'est di Rhun e del sud di Harad. Da quelle contrate gli Esterling e gli Haradrim, popoli malvagi, un tempo alleati di Sauron, premono da sempre per impadronirsi dei nostri regni. Se saremo uniti, potremo respingere i loro tentativi di invasione, ma se continueremo ad essere divisi e a bisticciare tra noi, allora un giorno o l'altro finiremo per soccombere di fronte alle grandi orde dell'est e del sud.
Solo se saremo uniti saremo forti e solo se saremo forti saremo liberi!
A voi la scelta!>>
Il Re si sedette sul suo alto scranno, mentre il suo discorso veniva accolto da un lungo applauso, che mostrava ancora una volta come la pace interna spesso si otteneva mostrando i pericoli dei nemici esterni.
Personalmente Eldarion avrebbe voluto trattare anche con gli Esterling e con gli Haradrim, ma non era ancora il momento: prima bisognava pacificare la Terra di Mezzo e, all'interno di essa, anche lo stesso Regno Riunito, che rischiava di dividersi nuovamente a causa delle lotte dinastiche e delle fazioni che si erano create.
Eldarion sapeva che tutte queste crepe si sarebbero viste chiaramente durante il dibattito che stava per cominciare e che rischiava di degenerare in una rissa, se avessero preso piede le idee di sua sorella Ancalime.
Occoreva vigilare con molta attenzione.
Come Eldarion aveva temuto, il primo a prendere la parola fu uno dei sovrani più polemici contro il Regno di Arnor e Gondor, ossia Thorin III, succeduto a Dain Piediferro come Re sotto la Montagna.

 <<Maestà, signore e signori della Terra di Mezzo, per oltre un secolo il mio regno e quello di Gondor sono stati alleati di pari dignità>> esordì Thorin III Elminpietra, Re dei Nani di Erebor <<Alcuni anni fa, durante la visita di re Elessar, la principessa Ancalime e lo stregone Pallando ci hanno proposto di diventare vassalli del Re di Gondor, secondo la formula tradizionale dell'omaggio e del beneficio: "Lealtà con amicizia, fedeltà con amore, valore con onore, tradimento con vendetta"
In cambio di un equo contributo annuo dalle ricchezze delle nostre miniere, il Re di Gondor ci avrebbe garantito protezione e aiuto. 

Non ero d'accordo, noi nani sappiamo ancora difenderci da soli, ma poi il Re vostro padre ci disse che il contributo era puramente simbolico e il vassallaggio era solo una formalità. Fu così che mi lasciai convincere. E finché il re Elessar era in salute e governava di persona, ha mantenuto la primessa. Egli era una garanzia di giustizia per tutti noi>>

Fece una pausa, poi, rivolgendo lo sguardo prima ad Ancalime e poi a Pallando, riprese:

<<Con l'andare del tempo, tuttavia, il Re si è ammalato ed è stato convinto a delegare molti incarichi.

 Purtroppo alcuni delegati hanno abusato del potere che era stato loro concesso. E mi dispiace doverlo dire, ma quelle persone erano stretti collaboratori della Principessa Reale.
Il risultato è che, negli ultimi tre anni, le tasse sono raddoppiate, mentre la protezione da parte delle guarnigioni reali si è dimezzata. 

Bande di rapinatori e aggressori infestano le strade, e questo ha messo in crisi il commercio.
Come se non bastasse, gli uomini di Dale e di Esgaroth sono diventati sprezzanti nei nostri confronti e ci mancano di rispetto. 
Fintanto che re Elessar era vivo, potevamo appellarci a lui e ottenere protezione e sostegno, ma ora che lui è mancato, cosa succederà? 
Mio signore e Re, io faccio appello a voi e alla vostra giustizia per risolvere questa situazione>>

Il re Eldarion aveva assunto un'espressione affranta, ma perplessa, che non prometteva nulla di buono.
Tacque per alcuni interminabili istanti:

<<Ciò che dici mi rammarica profondamente: i discendenti dei principi di Andunie mantengono sempre la data. Nostro padre ha fatto tutto il possibile per venire incontro alle vostre richieste, ma quando si è ammalato la principessa Ancalime ha assunto il ruolo di Sovrintendente Reggente. Avrei dovuto farlo io, ma non sono un uomo che brama il potere: ho accettato la corona soltanto per senso del dovere. Ora, le accuse che muovi alla Principessa Reale sono gravi e mi occuperò personalmente di verificare cos'è accaduto e di porvi rimedio.

Però, mio caro re Thorin III, il mio regno ha combattuto molte guerre per difendere tutti i popoli della Terra di Mezzo dagli attacchi degli Esterling e degli Haradrim, e questo ci è costato molto, e non solo in termini di vite umane. Io sono stato presente e so quel dico: il mare di Rhun era diventato rosso a causa del sangue. E quando mio padre, sul letto di morte, mi dettò le sue ultime volontà, mi parlò del fatto che le casse del regno faticano a pagare tutti i soldati e tutti i lavori pubblici. Per questo ti ripeto ciò che è già stato detto al mio popolo. Se ancora desiderate una guarnigione stabile e delle strade più sicure, dovrete in ogni caso pagare un tributo un po' più elevato. I mezzi non vi mancano>>


<<Vostra Maestà, mi dispiace contraddirvi, ma siete in errore: noi non possiamo permetterci di pagare di più!>>

A quel punto la principessa Ancalime intervenne:

<<Avete tonnellate di oro nelle vostre riserve di Erebor! Lo sanno tutti! Non osate farci credere il contrario!>>

Al sentire quelle parole, Gimli, sdegnato, si alzò di colpo e puntò il suo indice contro la principessa:
<<Le miniere si stanno esaurendo anche alle Caverne Scintillanti di Aglarond!
E quel poco che ci resta è frutto della fatica e del risparmio del nostro popolo
Minatori, artigiani, commercianti hanno lavorato duramente, per generazioni, ed ora tu li vorresti derubare dei loro beni!
La verità, Altezza Reale, è che tu ci vuoi indebolire per sottomerci, e e dietro le tue fattezze di donna si cela un drago furioso peggiore di Smaug!>>
La principessa reale lo fulminò con uno sguardo carico di risentimento:
<<Tu eri un valoroso, Gimli, ma col tempo sei diventato petulante e avido, come tutti i tuoi antenati.
Hai accumulato ricchezze inestimabili sotto al fosso di Helm, nelle famose Caverne Scintillanti di Aglarond, che sono così chiamate proprio dallo scintillare delle tue pietre preziose, e hai il coraggio di venire qui a piangere miseria! Qui dove trascorri metà dell'anno dandoti alle gozzoviglie per cui sono noti i tuoi pari!
Non ti consento di rivolgerti a me in maniera tanto insolente, proprio oggi, davanti Gran Consiglio, soltanto perché i tuoi amici non vogliono pagare i tributi che ci devono!>>
Il volto del nano divenne violaceo:
<<Noi di Aglarond vi paghiamo già profumatamente! E in cambio di cosa? Solo disprezzo! 
Io mi rivolgo al Re: mio signore Eldarion, mi conosci da una vita e sai che ti sono leale.
Non permettere questa ingiustizia! Non tradire la nostra alleanza e con essa la memoria di tuo padre!>>



Il Re appariva turbato:

<<Nessuno dovrà mai più mancare di rispetto al valoroso Gimli e al re Thorin III, nemmeno la Principessa Reale. Riguardo alla questione dei contributi alla difesa comune e al mantenimento dell'ordine, prometto che saranno proporzionali al reddito accertato e alle spese per servizio che noi forniamo. Non è e non sarà mai mia volontà opprimere un popolo che è nostro amico e alleato da tanto tempo>>
A quel punto, e con sorpresa di tutti, si alzò Pallando, con la sua poderosa mole:
<<Mio signore, difendere la Terra di Mezzo sta diventando sempre più oneroso, per le ragioni che tu stesso hai esposto riguardo agli Esterling e agli Haradrim, che vogliono impadronirsi della terra di mezzo. Se vogliamo procurarci un esercito degno di questo difficile compito è necessario che gli introiti delle pubbliche finanze siano considerevoli>>
Eldarion lo sapeva perfettamente:
<<I nostri venerabili Alatar e Pallando, che sono stati un così valido aiuto per il mio caro padre, negli anni della sua vecchiaia, sono qui proprio per aggiornarci sulla pericolosa situazione ai confini orientali e meridionali del Regno. Ma prima vorrei ascoltare come vanno le cose nella Contea degli Hobbit e nella Marca di Rohan. Invito pertanto il conte Isengrim Tuc ad esporre la sua relazione>>

Il nipote di Peregrino Tuc era decisamente più cupo del suo defunto nonno.

<<Vostra Maestà, noi Hobbit non chiediamo altro che libertà, pace e sicurezza. Un tempo i vostri antenati, i Raminghi del Nord, hanno protetto i nostri confini senza chiedere alcun compenso. 
La rinascita di Regno di Arnor, a cui la Contea appartiene ed è legata da vincolo feudale, ha introdotto un'imposta, inizialmente accettabile, in seguito sempre più gravosa. 
Noi non siamo ricchi quanto i Nani, siamo onesti agricoltori e artigiani e piccoli commercianti: più di tanto non possiamo pagare. 
Mi duole dover far notare a Vostra Maestà una cosa che non ci spieghiamo: l
e guarnigioni di Annuminas, di Fornost e di Amon Sul sono state ridotte al minimo, esponendoci al rischio di scorrerie di pirati e briganti di ogni sorta. 
Mio Re, permettimi di essere sincero: nemmeno ai tempi di Sauron noi...>>
La principessa Ancalime scattò in piedi:
<<Ma come osi? E' questo l'omaggio che sei venuto a rendere al nuovo Re? Mio fratello si è appena insediato e tu non hai niente di meglio da dire che rimpiangi i tempi di Sauron!
Stai approfittando della sua pazienza e del suo carattere mite, ma io non posso tacere, poiché mi sono fatta carico per tutta la vita di esprimere le verità che nessuno vorrebbe sentirsi dire.
E la verità, mio caro Conte, è che i pericoli si concentrano a est e a sud, mentre la tua Contea si trova a nord-ovest. Se tu vuoi che le guarnigioni di nord-ovest tornito ad essere più numerose, devi accettare di pagare un contributo maggiore. 
Quando ancora esistevano gli Anelli del Potere, la loro magia, unita all'eroismo di un tempo, compreso quello di tuo nonno, furono sufficienti a sconfiggere il nemico.
Ora il tempo della magia è finito: gli stessi Stregoni Blu sono dotati ormai soltanto del potere che deriva dall'esperienza e dalla saggezza, mentre la magia sta ormai scomparendo.
E, peggio ancora, sta scomparendo anche l'eroismo: ognuno si rintana nelle sue caverne, siano essere quelle dei Nani, quelle degli Hobbit o quelle di Thranduil, ultimo re degli Elfi. 
Voi avete la possibilità di scegliere tra il pagamento del tributo o il servizio militare. E siccome di questi tempi il valore militare si è rammollito a causa di una lunga pace, allora che si paghi il tributo! Ma chi non lo paga non può più richiedere la nostra protezione.
Se non pagherete, saremo costretti a spostare tutte le guarnigioni a est e a sud, non vi è altra scelta!>>


Al sentire quelle parole, Harding Gamgee, Sindaco della Contea, non riuscì a contenere la sua ira:
<<Non accetto di essere chiamato rammollito! E in particolare non accetto questa offesa da voi, che troppo a lungo avete approfittato della benevolenza di vostro padre, e ora mi pare che vogliate fare lo stesso con vostro fratello!>>

Il Re, sentendosi chiamato in causa, si alzò nuovamente dal suo scranno:
<<Amici, alleati e parenti: invito tutti voi ad abbassare i toni. Ricordate quanto vi ho detto prima, solo se saremo uniti saremo liberi, e solo se saremo liberi saremo forti.
Le guarnigioni di Arnon non saranno smantellate, così come non è smantellato il servizio dei Ranger. Ognuno contribuirà al finanziamento delle guarnigioni in proporzione al suo reddito e al suo patrimonio, e non ci saranno oppressioni: nessuno sarà ridotto in povertà e nessuno sarà lasciato senza protezione. Occorre uno sforzo comune, un contributo in base a ciò che si può offrire, per difendere la Terra di Mezzo, la casa comune di tutti noi. 
Si potranno ridiscutere le cifre, ma ognuno deve fare la sua parte, se non vuole diventare schiavo di conquistatori che un tempo furono alleati di Sauron e che ora cercano di far rivivere l'Ombra anche seminando zizzania tra di noi.
Ognuno può esprimere il proprio parere, ma evitiamo le sterili polemiche e le offese personali>>

Ancalime, tuttavia, non intendeva recedere di un passo e dopo aver scambiato un'occhiata con Pallando, il quale annuì, prese nuovamente la parola.

<<Perdonami mio caro fratello, ma poiché nessun altro lo fa, tocca me stessa difendere il mio onore. Si è parlato di eccessiva benevolenza di mio padre nei miei confronti. E' falso! E lo dico a tutti i miei accusatori. 
Forse non vi è chiara una cosa. Mio padre è sempre stato troppo benevolo e tollerante con voi, non con me!
Ma la sua benevolenza e la sua tolleranza sono state mal ripagate. 
Voi Hobbit e Nani avete avuto un trattamento di favore. I sudditi di Arnor e Gondor pagano più tasse di voi e ritengono, giustamente a mio avviso, che questa sia un'ingiustizia. Vi è stato concesso uno Statuto Speciale e ne avete abusato.
Ebbene, vorrei ricordarvi che il regno di Arnor e Gondor non è un istituto di carità! 
Se volete protezione, dovete pagare>>

A quel punto intervenne Faradas Brandibuck:
<<Questa è tirannia! Mi rivolgo direttamente a Sua Maestà il Re per implorarlo di smentire le gravi parole pronunciate dalla principessa Ancalime! Mio Sire, vi supplico, in nome della memoria di vostro padre...>>

Re Eldarion alzò un mano per farlo tacere:
<<Quando mio padre salì al Trono, la monarchia era vacante da secoli. 
Il regno di Gondor era semidistrutto e quello di Arnor era una landa deserta.

Abbiamo ricostruito le città distrutte e ripopolato le terre abbandonate: tutto ciò aveva un costo.
I cittadini di Gondor lo sapevano e hanno accettato un compromesso: quando sarebbero stati in grado di pagare, avrebbero incominciato a versare tributi per pagare i costi della ricostruzione e quelli per il mantenimento dell'ordine e della difesa. Sapevano che solo una monarchia forte può garantire sicurezza, ordine ed efficienza sia a Gondor che ad Arnor. 
Così è stato anche per chi si è alleato con noi, negli altri territori della Terra di Mezzo che ci hanno giurato fedeltà. In nome della libertà dei popoli, abbiamo riconosciuto che chi non era suddito del re di Arnor e Gondor pagasse di meno. E' stato un gesto di buona volontà.
I vostri nonni ce ne furono grati, i vostri padri non protestarono mai.
La terza generazione tende a dimenticare il perché delle cose e chi non ricorda il passato non può comprendere il presente.
Io vi ho già promesso molto: verificherò caso per caso che i tributi siano equi, lavorerò duramente per voi. Vi chiedo però di non considerare il mio regno e la mia famiglia dei tiranni, poiché mio padre non vi ha mai chiesto di inginocchiarvi, né lo farò io o qualcun altro della mia famiglia.
La Principessa Reale si è espressa con eccessiva severità, ma ha espresso un concetto che mio padre espresse chiaramente ai vostri nonni: la protezione ha un costo.
E si espresse altrettanto chiaramente sul fatto che la nostra alleanza era una libera scelta, revocabile, ma comunque basata sul rispetto reciproco.
Si è convenuto sul principio di eguaglianza giuridica e sociale senza discriminazioni di razza, pertanto gli Hobbit, i Nani e gli Uomini hanno pari diritti di fronte alla legge del Regno di Arnor e Gondor, di cui  sono cittadini per loro scelta>>

Le parole del Re furono seguite da un cupo silenzio, poi, improvvisamente, Legolas si alzò e prese la parola:
<<Il Re ha ragione. Io c'ero quando furono firmati quei patti. Sono amareggiato per il fatto fatto che la memoria di re Aragorn Elessar sia calpestata dimenticando le fondamenta su cui fu ricostruita l'intera Terra di Mezzo dopo la distruzione di Mordor.

Mio sire Eldarion: io ti ho visto nascere e crescere. Sei come un figlio per me. So che sei un uomo giusto e animato dal senso del dovere e dallo spirito di sacrificio.
Permettimi dunque di rivolgermi a te con tutta franchezza. 
Come puoi tollerate che la rigidità politica di tua sorella si esprima in maniera sprezzante verso i nostri alleati.
La Principessa Reale ha assunto, negli anni della Reggenza, un atteggiamento sprezzante che non aiuta quel principio di unità a cui tu, mio signore, hai giustamente esortato noi tutti a rispettare.
Spero che d'ora in avanti il Re di Arnor e Gondor non le consenta di inasprire ulteriormente i toni, affinché non si dica, nella Contea o nel Mark: "Ecco come Gondor ringrazia i salvatori della patria!">>

Se fosse scoppiato un incendio o un terremoto, l'effetto sarebbe stato meno dirompente.
Un cupo presagio opprimeva il cuore di Eldarion.
Il Male si è nuovamente insinuato tra noi senza che ce ne accorgessimo. 
Legolas aveva ragione, ma lui stesso si era spinto troppo oltre.
Se fosse stato vivo mio padre, non avrebbe osato attaccare Ancalime pubblicamente.
Aragorn aveva sempre agito in perfetta buona fede. Eppure, alla fine, si è lasciato ingannare anche lui.
Qualcuno ha reso ciechi i nostri occhi. Come è potuto accadere? Come siamo giunti a tanto? Chi c'è dietro a tutto questo?

Ricordò lo sguardo d'intesa che c'era stato tra Ancalime e Pallando e si chiese per l'ennesima volta che cosa avessero fatto gli Stregoni Blu durante la Terza Era, quando si trovavano in mezzo agli alleati di Sauron, che ora minacciavano i confini della Terra di Mezzo.

<<Mio caro Legolas, la tua opinione è sempre la benvenuta. D'ora in avanti esigo da tutti, compresi i membri della Famiglia Reale, un comportamento prudente e un linguaggio equilibrato. La Principessa Reale ha un carattere forte e diretto, ma spero che comprenda il ruolo importante che ricopre e soppesi le parole e i toni, prima di esprime la sua legittima opinione.
E lo ripeto per la terza volta: solo se saremo uniti saremo forti e solo se saremo forti saremo liberi!>>

venerdì 7 giugno 2024

La Quarta Era. Capitolo 6. Alatar e Pallando: gli Stregoni Blu



 Dopo la morte di Saruman e la partenza di Gandalf per l'Occidente, la Terra di Mezzo era rimasta quasi del tutto priva della protezione degli Istari, i grandi stregoni che in origine erano spiriti Maiar, secondi solo ai Valar nella gerarchia delle Potenze di Arda.

Certo c'era ancora Radagast il Bruno, nella sua dimora selvaggia di Rhosgobel, a vegliare sulla natura, sugli animali e le piante, ma era necessario che qualcuno lo affiancasse per sovrintendere alla difesa del nuovo reame riunito di Arnor e Gondor, e dei suoi alleati, a Rohan, così come nella Contea o nelle regge sotterranee dei nani.




E così i due Stregoni Blu, Alatar e Pallando, che da più di un'era mancavano dalla Terra di Mezzo, avevano fatto ritorno rispettivamente dai territori di Rhun, a oriente e di Harad, a sud, dove per lunghi anni avevano cercato di contenere e contrastare le influenze di Sauron.
Aragorn, divenuto re Elessar, li aveva accolti con i massimi onori nel Consiglio Reale, dove il loro giudizio era ascoltato con molta attenzione e ponderazione, non priva di un'ombra di sospetto, a causa della loro assenza durante la guerra contro Sauron.






Di loro si sapeva pochissimo e quel poco non era rassicurante: Alatar veniva dall'est e Pallando dal sud. Che rapporti erano intercorsi tra loro e gli Esterling o gli Haradrim, gli uomini dell'est e del sud che si erano alleati con Sauron?

Il nuovo re Eldarion condivideva questi timori, ma aveva comunque mantenuto i due stregoni nei ranghi del Consiglio Reale, su insistenza della sorella Ancalime.
E così, anche nel giorno della prima riunione del Consiglio, a Osgiliath, l'ingresso solenne di Alatar e Pallando fu salutato col massimo rispetto da tutti i presenti.
I due Stregoni Blu, per quando fossero così chiamati per lo stesso colore dominante nel modo di vestire, erano in realtà molto diversi tra loro.



Alatar, che era vissuto a lungo nelle terre dell'est, aveva conservato l'aspetto tipico degli Esterling, nella foggia degli abiti, nel modo di portare i capelli e la barba, e persino nell'accento marcato e nelle espressioni colloquiali. 
Si appoggiava a un bastone sbilenco e pareva fragile, nella sua gibbosità incartapecorita, ma sarebbe stato un grave errore sottovalutarne i poteri.
Pallando, che per secoli aveva dimorato nei ricchi porti degli Haradrim del sud, era enormemente grasso, quasi rotondo, e riccamente vestito.


Aveva un'aria solenne ed il suo bastone assomigliava a quello di Saruman, in splendore e levigatezza. Vestiva in modo sfarzoso, con ricchi paramenti di seta e aveva tutto l'aspetto di un sommo sacerdote.
Era stato considerarlo fin dall'inizio, senza contestazioni, il nuovo capo dell'ordine degli Istari.
Quel giorno gli era stato riservato un posto d'onore al fianco della principessa Ancalime, la quale nutriva per lui una reverenza sconfinata.
Quando si avvicinò al suo seggio, la principessa si alzò e gli baciò l'anello.
Alatar si sedette alla destra della principessa, ma la scena fu contraria, in quanto fu lui a baciare la mano alla principessa, dal che si poteva dedurre chiaramente quale fosse la gerarchia.

Quello scambio di riverenze non passò inosservato.
Legolas, che notava sempre ogni dettaglio, sussurrò nell'orecchio di Gimli:
<<La velocità con cui Pallando e Alatar si sono schierati apertamente dalla parte della Principessa Reale non depone certo a suo favore. 
Per fortuna che Silmarien non si è fatta coinvolgere in queste manovre di potere. Delle tre figlie di Aragorn e Arwen è sempre stata la migliore, l'unica ad aver ereditato l'animo nobile e il carattere generoso dei genitori>>
Gimli ammiccò con aria divertita:
<<Silmarien è sempre stata la luce dei tuoi occhi di elfo! Non provare a negarlo!>>
Legolas sorrise:
<<E perché dovrei negarlo? Silmarien è dolce e gentile, mentre Ancalime è ossessionata dal potere>>
Gimli aggrottò le sopracciglia:
<<La legge parla chiaro: in presenza di un principe maschio, nessuna delle principesse può ereditare il trono. Ancalime è gemella di Eldarion, ma secondo la legge questo non cambia nulla>>
L'elfo si accigliò a sua volta e sospirò:
<<Non so se sia una buona legge. Non vedo la ragione per cui ad una donna dovrebbe essere impedito di regnare. Questo vale anche per gli elfi. Quando Gil-Galad, l'ultimo grande re dei Noldor morì in battaglia, l'unica erede vivente della stirpe reale, di puro sangue elfico, era Galadriel. Eppure la corona le fu negata solo perché non era un maschio. Fu un'ingiustizia e tu converrai con me sul fatto che sarebbe stata una grande regina per tutti noi, e non solo per il popolo di Lorien>>
Il nano gli lanciò un'occhiata scandalizzata:
<<Vorresti forse paragonare Galadriel ad Ancalime?>>
Legolas ripensò a quanto il suo amico era rimasto irretito dalla Signora di Lothlorien:
<<No di certo, ma Ancalime è pronipote di Galadriel e da bambina non era così fredda e dura come adesso. Credo che sia stata l'influenza di Alatar e Pallando ad agire negativamente su di lei>>
Gimli si trovò costretto ad accettare l'obiezione:
<<Ah! Pallando! Quell'ammasso di lardo e presunzione avrebbe una pessima influenza su chiunque! Eppure con la sua astuzia è riuscito a farsi molti seguaci, compreso Aelfwine di Rohan! A volte mi sembra che l'anima dannata di Saruman abbia trovato in Pallando la sua reincarnazione, facendosi spazio tra gli tutti quegli strati di adipe!>>
Legolas sorrise, ma scosse il capo:
<<Non dovresti ridere della sua costituzione fisica. Non tutti sono destinati ad essere uomini d'azione, ma non per questo meritano il dileggio di noi guerrieri. E per dirla tutta, io temo più i tipi magrissimi che quelli panciuti. Alatar magari è più potente, ma non lo dà a vedere, agisce nell'ombra. Pallando è ambizioso, certo, ma non lo nasconde, anzi, lo ostenta davanti a noi. Preferisco chi gioca a carte scoperte>>
Gimli bofonchiò qualcosa di incomprensibile e si limitò a scrollarsi le spalle.

Nel frattempo tutti i membri del Consiglio e delle delegazioni provenienti dai vari regni avevano preso posto e quando il re Eldarion sollevò la mano destra, subito si fece silenzio.
Legolas notò che tutti i consiglieri e i delegati erano piuttosto nervosi e lo stesso sovrano pareva di malumore.
Se il mio intuito non mi inganna, questa assemblea sarà la più turbolenta e tumultuosa dai tempi del Consiglio di Elrond a Gran Burrone. Tutte le tensioni che Aragorn era riuscito a placare per oltre un secolo stanno per esplodere all'unisono.
Gimli pareva avergli letto nel pensiero:
<<Ne vedremo delle belle, oggi, amico mio!>>
Legolas gli rivolse uno sguardo complice di una volta non poté fare a meno di pensare che, finalmente, dopo tanta noia, tornano tempi interessanti.






mercoledì 29 maggio 2024

La Quarta Era. Capitolo 5. La principessa Ancalime, "primogenita" di Aragorn, gemella di Eldarion

 


Dopo la cerimonia di incoronazione del nuovo re Eldarion ed i festeggiamenti che ne erano seguiti, si tenne nella reggia di Osgiliath una riunione del Consiglio Reale a cui presenziarono le delegazioni di tutti i regni della Terra di Mezzo.
Data la numerosità dei partecipanti, l'assemblea si tenne nella Sala del Trono, che era rimasta immutata dai tempi gloriosi in cui Elendil l'Alto, primo re di Arnor e Gondor, l'aveva edificata, a immagine e somiglianza di quella dei sovrani di Numenor, i suoi antenati.
Re Eldarion prese posto finalmente sull'alto Trono dorato di Osgiliath, commissionato ai Nani da suo padre, e pareva simile ai Valar per aspetto e imponenza.





Intorno a lui vi erano i principali componenti della Famiglia Reale: la regina vedova Arwen, in gramaglie, appariva ancora giovane e bellissima, grazie a quella natura elfica che, pur avendovi rinunciato, era difficile da cancellare.




Prima di prendere posto, Arwen si tolse la corona, manifestando così la propria intenzione di rinunciare al suolo di Regina Madre e ad ogni tipo di partecipazione al governo del Regno.

A destra la Principessa Reale (ossia la più anziana delle principesse figlie del sovrano), di nome Ancalime, portava sia una corona che uno scettro, mentre, a sinistra, la principessa Silmarien, appariva invece estranea a quel contesto di esibizione del potere.




Non vi era una regina consorte
, poiché Eldarion, dopo la morte di sua moglie Anduril, principessa dell'Ithilien, non si era più risposato.

Ne faceva le veci la principessa reale Ancalime, a cui era stato dato il nome della prima regina regnante di Numenor.

Ancalime era la gemella di Eldarion, uscita prima di lui dal ventre della madre, e per tale ragione si riteneva "la primogenita" e non nascondeva il fatto di ritenersi la legittima e più meritevole erede del trono dei Reami Uniti di Arnor e Gondor.






Mentre Eldarion, nel suo primo discorso, aveva esaltato la memoria di suo padre Aragorn Elessar, e si era impegnato a seguire il suo esempio per mantenere la pace e la prosperità del regno, la gemella lo aveva osservato con un sorriso ironico e scettico, come per dire che dietro tutta quella scenografia allestita per comunicare sicurezza a tutti coloro che erano convenuti da ogni dove per osservare il nuovo Re, in realtà ci fosse poca sostanza.

Era un giudizio severo, ma del resto Ancalime aveva un carattere molto severo e autoritario. In lei riviveva l'antica ferrea determinazione dei re di Numenor, ma anche la loro arroganza e sete di potere.
la Principessa Reale aveva sposato Faradan, Primo Ministro di Gondor, figlio di Faramir ed Eowyn di Rohan, e da quel matrimonio, peraltro non particolarmente felice, era nato un figlio maschio, Barahir.

Dopo la morte di Faradan, suo figlio Barahir era stato nominato Governatore di Pelargir, la terza città del regno, dopo Osgiliath e Minas Tirith, mentre il seggio scuro che un tempo era stato di Denethor, figlio di Echtelion, fu concesso ad Ancalime da suo padre Elessar, sperando che la carica di Primo Ministro placasse la sua rivendicazione al trono.

La Principessa Reale si era dedicata attivamente e pragmaticamente alla politica e all'amministrazione del Regno, diventando di fatto il vero "Sovrintendente di Gondor" e il popolo aveva imparato a temerne la durezza e l'inflessibilità.
Ora poi che il vecchio re era morto e che la regina Arwen era affranta dal dolore e logorata dal peso degli anni, l'influenza di Ancalime era divenuta ancora più forte.





Quando sul trono sedeva suo padre, Ancalime, pur dandogli la schiena, ne percepiva la potente presenza, cosa che invece non accadeva con il nuovo re.
Eldarion è troppo tormentato e dubbioso per reggere il governo con mano ferma. Pensava Ancalime. Per mantenere unito il regno è necessario il pugno di ferro.
A questo pensava la Principessa Reale, mentre prendeva posto sul suo seggio alla base della scalinata che conduceva al trono.

La cosa non piaceva affatto ai figli di Eldarion, ossia all'erede al trono, Vardamir, Principe dell'Ithilien, che a Minas Ithil cingeva una corona d'oro e si atteggiava a sovrano, e al secondogenito Valandil, Principe di Dol Amroth, che impugnava uno spadone virilmente fallico, lungo e alto quasi quanto lui e forse ancora più pesante. 




Anche lui sedeva su un trono, quello di legno levigato dal mare, che era stato di suo nonno materno Imrahil, padre della defunta principessa Anduril, che non era riuscita a vivere abbastanza per diventare Regina consorte.

In una Famiglia Reale così ambiziosa e divisa, che tanto differiva da ciò che Aragorn ed Arwen avevano sperato ai tempi del loro matrimonio, era una fortuna che la sorella minore del Re, la principessa Silmarien, si distinguesse per la propria imparzialità.
La Principessa Reale, sua sorella maggiore, ne era compiaciuta:
Fortunantamente la mia sorellina non ha mai mostrato interesse per gli affari di governo. Preferisce i vestiti e i gioielli e la cura della propria bellezza. Tanto meglio per lei e per tutti noi.





L'unica cosa che Silmarien aveva chiesto alla sorella maggiore era di non essere costretta a sposare qualcuno per motivi politici.
Una scelta che ho approvato, dal momento che ci evita il rischio di ulteriori parenti altolocati con pretese di potere.
Quel pensiero fece volgere immediatamente lo sguardo di Ancalime verso i figli di Eldarion.
Dovrò inventarmi qualcosa per tenere a bada la loro ambizione.

Ma non erano solo le questioni interne alla famiglia reale a preoccupare la principessa.
Ora che mio padre è morto, tutti gli avvoltoi che hanno roteato intorno al Trono per anni, ci si getteranno addosso. I nemici non esiteranno a colpire.
Il vero problema in quel momento era riuscire a distinguere gli amici dai nemici e riconoscere coloro che sarebbero rimasti neutrali.
E poi c'è la presenza ingombrante degli amici di mio padre. 
Il parere di Legolas e Gimli è molto ascoltato nel Consiglio, ed Eldarion si farà influenzare dal loro giudizio. 
Del resto, chi mai era riuscito a resistere al fascino di Legolas e alla sua destrezza?

Be', caro Legolas, ho una notizia per te. Potrai anche affascinare mia madre e mia sorella, ed essere influente presso mio fratello, ma la principessa reale Ancalime non si farà incantare dai tuoi occhi di elfo o dalla tua destrezza con le armi!




Forse un tempo, quando era giovane, sarebbe stata più sensibile al fascino del figlio di Thranduil, ma ormai erano passati troppi anni ed Ancalime aveva incanalato ogni suo desiderio verso il potere.
Aveva assistito pazientemente ad un numero incalcolabile di riunioni del Consiglio, a tante discussioni, a troppe sconfitte e a poche vittorie inutili.
Presto la mia voce si farà sentire. Prima però devo fare in modo che Legolas e Gimli partano per Valinor. Fintanto che ci saranno loro di fianco ad Eldarion, i miei piani non potranno avere successo. 

Aveva atteso tanto a lungo quel momento.
Anche colei da cui prendo il nome dovette sottostare per lungo tempo al mutevole umore del padre e dei familiari, ma quando prese lo scettro, divenne la più  potente delle regine: Tar-Ancalime, il cui nome ancor oggi è ricordato con timore e reverenza in tutti i regni di Arda!
Che ironia, la donna il cui nome significava "Splendore" in alto elfico quenya, divenne una sovrana cupa e tenebrosa, che amava circondarsi di gatti neri, tranne l'unico bianco che teneva sulle ginocchia.
Tale era il potere dei nomi: essere un presagio, oppure una negazione del loro stesso significato.

Per il suo gemello era stato un presagio.
Eldarion significa "figlio degli Elfi", e assomiglia a loro molto più che agli uomini. Ha scelto di essere umano perché nostro padre voleva che lui fosse il suo erede, e quello è stato l'inizio di tutti i guai.



Ancalime era stata la prima ad accorgersi che il suo gemello avrebbe dovuto scegliere la razza elfica, e partire con gli Elfi verso il Reame Beato, lasciando a lei il ruolo di erede al trono.
Eldarion è un poeta, un menestrello, suona l'arpa, canta gli antichi Lai del Beleriand, ma più di tutti ama la Caduta di Gil-Galad.
La Principessa Reale ricordava ancora il giorno in cui suo fratello aveva suonato l'arpa e cantato di fronte al Re e alla Regina, e a tutta la corte, la Caduta di Gil-Galad.

Le sembrava ieri, quella sera in cui Eldarion, da ragazzo, con voce intrisa di nostalgia insanabile aveva intonato l'incipit:
"Gil-Galad sugli Elfi solea regnare / quando i giorni erano giovani e belli. / Ora tristi cantano i menestrelli / del suo regno perduto tra i monti e il mare"
Erano bastati quei primi quattro versi cantati in modo così sublime e malinconico per commuovere tutti, persino i più duri, persino lei, Ancalime, che non aveva versato lacrime nemmeno nell'infanzia.
Il Re e la Regina lo ascoltavano incantati e con le lacrime agli occhi, perché sapevano che  A udirlo suonare la sua arpa dalle corde d’argento, a udirlo cantare di crepuscoli, lacrime, e morti di re, era impossibile non percepire che era di se stesso che stava cantando, e di coloro che amava.











Aragorn ed Arwen rivedevano il lui tutta la loro stirpe: Elrond Mezzelfo, Earendil, Elwing, Turgon, Fingon, dama Galadriel, Celebrian sua figlia e lo stesso Gil-Galad. Ognuno di loro aveva compiuto un sacrificio, per alcuni era stata la morte, per altri era la perdita dei propri cari, la rinuncia a tutto ciò che possedevano e infine, persino nella vittoria, la via dell'esilio.
Il canto di Eldarion avrebbe commosso persino le pietre, come quello di Finrod Felagund. Con la sua voce ci teneva in pugno tutti. Ma soltanto io, dopo, mi resi conto che essere un eccellente menestrello non lo avrebbe necessariamente reso un grande Re, e nemmeno un bravo governante.
Un giorno Ancalime aveva trovato il coraggio e aveva detto al fratello ciò che pensava e lui, spiazzandola, le aveva risposto: "Vorrei che tu avessi ragione, perché non è mio desiderio regnare. Eppure io credo che se nel cuore di un Re alberga un sentimento di pietà, allora eviterà al suo popolo le inutili sofferenze che i sovrani vanagloriosi impongono ai sudditi in nome della propria presunzione".

Era una frecciata rivolta a lei, Ancalime l'aveva capito subito e gli aveva risposto con spietata sincerità:
"La tua pietà non servirà a nulla, quando l'Ombra ritornerà, perché tu sai bene quanto me che l'Ombra ritorna sempre e che il nostro destino, pur costellato di vittorie, altro non è che una lunga sconfitta, come ebbe a dire dama Galadriel".
Eldarion lo sapeva, perché anche lui aveva accesso alla memoria elfica, che riportava alla luce vaghi ricordi dei suoi antenati, e quindi anche di dama Galadriel, che era sua bisnonna, in quanto sua figlia Celebrian aveva sposato Elrond Mezzelfo e dato alla luce Arwen Undomiel.
"Prima della caduta di Nargothrond o Gondolin valicai le montagne, e insieme attraverso le ere del mondo abbiamo lottato contro la lunga sconfitta".
Aveva pronunciato quelle parole come se si fosse trovato lì, quando la bisavola le aveva dette a Frodo Baggins e lui le aveva riportate nel Libro Rosso dei Confini Occidentali.
Ancalime aveva sentito un brivido scorrerle lungo la schiena, come sempre quando lei e il gemello scavavano troppo in profondità nelle memorie ancestrali.
"Dovremo lottare ancora, ma tu non sei un guerriero, Eldarion. Cercheresti la pace ad ogni costo e ti ritroveresti il nemico in casa".
Eldarion allora, con autentico dolore, le rispose in un modo che la lasciò senza parole, per l'unica volta nella sua vita:
"Il nemico è già in casa. Si annida nella tua sete di potere, un potere che ti lascerei ben volentieri se tu non fossi vittima della tua stessa ambizione"
Ancalime non poteva negarlo, e temeva che suo fratello potesse aver intuito altre cose che non dovevano essere dette.
Gli Stregoni Blu... loro hanno sempre sostenuto la mia rivendicazione al trono, ma ci si può fidare di loro?
Alatar e Pallando erano giunti dall'Est e dal Sud, inaspettati e misteriosi e il re Elessar diffidava di loro, e la regina Arwen ancor di più.
Hanno trovato accoglienza solo presso di me, e credo che se lo aspettassero. Non ho mai pensato, e non lo penso tutt'ora, che siano malvagi. Eppure un dubbio mi perseguita sempre: "E se mi sbagliassi?".

martedì 21 maggio 2024

La nuova strategia di Chiara Ferragni: presenzialismo, frequentazioni in stile Vacchi, attacchi a Fedez e il tentativo di riciclarsi come concorrente di talent-show, reality e attrice

 


Chiedo scusa ai miei lettori se, per una volta, al posto delle mie tesi di storia o dei miei capitoli di romanzi, dedico qualche riga al gossip riguardo a un personaggio che, da circa 15 anni, ronza un po' dappertutto come una mosca o una cimice, imperversando ovunque, anche dopo la caduta in disgrazia.

Dopo un periodo di disorientamento, la signora Ferragni sembra aver trovato una nuova "narrazione" che riporti i suoi post su Instagram ai fasti del passato, cercando di frenare l'emorragia dei follower (ne perde circa 3000 al giorno) e ampliare l'area dei fedelissimi, che sono all'incirca i 550.000 che esprimono il "like", con uno zoccolo duro di 1500 che commentano l'outfit del giorno, (per lo più stroncandolo), ma soprattutto la location e il contesto.

Ecco, in mancanza di outfit convincenti, e dopo la separazione da Fedez e la decisione di non postare più i volti dei figli (cosa giustissima, ma che ha allontanato il pubblico delle mamme, in particolare delle "milf"), Chiara era apparsa un po' disorientata, prima nella fase di depressione totale a Cremona con la madre, poi nelle peregrinazioni in giro per eventi marginali o per ritrovi con amiche impietosite con le quali finge forzatamente di darsi alla pazza gioia a Los Angeles (tristissime e imbarazzanti le foto di lei nella discoteca, più simili alla sbornia di un ubriaco che a un reale divertimento).

Poi, ecco l'idea che potrebbe rivelarsi quantomeno "il male minore", e dare un po' di vitalità al mortorio degli ultimi mesi, pur avvalendosi di mezzi alla Gianluca Vacchi: ossia "vado dove vanno i vip e mi faccio vedere insieme a loro per essere considerato uno di loro".

Sto parlando dell'improvviso interesse di Ferragni per il tennis, che l'ha condotta agli internazionali di Roma, nella panchina a fianco di un'altra vip in crisi esistenziale e cioè Ilary Blasi afflitta da numerose calamità: la causa di divorzio con Totti, nota come "la Guerra dei Rolex", il dover cedere la conduzione dei reality a Vladimir Luxuria, il ritocco col botox venuto male e il cambio di colore dei capelli che non le dona.

Chiara e Ilary, presentate dai gossippari in stile Fabrizio Corona come "molto amiche", sembrano leccarsi le ferite a vicenda: è solo una metafora, absit iniuria verbis. Da sole, ognuna per conto suo Ferragni e Blasy avrebbero dato l'idea di un pulcino che si è perso, mentre insieme sembrano due celebrità che fingono grande interesse per il tennis o quantomeno per i tennisti.

Sempre il solito Corona si è inventato di sana pianta un presunto flirt di una notte tra Chiara e un tennista di punta tanto famoso che non ne ricordo neppure il nome.

Però il cambio di strategia sembra funzionare: i giornalisti ci stanno ricascando, con titoli o sottotitoli ridicoli come "Chiara e Ilary: tutti pazzi per loro agli Internazionali" (Corriere dello Sport, giornale impegnato). Non si sa bene chi siano questi "pazzi per loro", ma a quanto pare la gente va agli Internazionali di Tennis per qualsiasi motivo tranne il tennis, di cui proprio non gliene può fregare di meno. Del resto: Wimbledon insegna.

Proprio dall'esempio di Wimbledon, si intravede il futuro di questa strategia: non lasciarsi sfuggire ogni vetrina dove farsi fotografare insieme ai vip per sembrare una vip senza essere niente più che un attaccapanni stagionato alla disperata ricerca di un pubblico che non sia sempre quello delle coetanee dei tempi di Diavoletta87. E allora, ecco aprirsi un mondo di possibilità: le potremmo suggerire il torneo di Ascot, se trova un accompagnatore munito di cilindro e tight, oppure un ritorno alle origini quando, non si sa bene come né perché, calcò il red carpet del festival di Cannes per la première di un film di Nanni Moretti (che non credo abbia mai sentito parlare di lei in vita sua). 

E' chiaro che, se si è ancora ignoti, il red carpet lo conquista versando emolumenti, non c'è niente di scandaloso, e "The Blonde Salad" investì sempre molto in questa direzione: "io pago pur di sembrare un'attrice che sfila lungo il tappeto rosso con la disinvoltura di una diva sulla cresta dell'onda" o con una brillante carriera alle spalle.

Può funzionare, anche se "non ci bagna mai due volte nello stesso fiume" e ciò che andava bene per una fashion blogger emergente o una influencer rampante, può andare meno bene per una sedicente imprenditrice digitale indagata per truffa e in piena crisi sia aziendale che matrimoniale.

Insomma, pur essendo Ferragni ancora giovane e grintosa, l'effetto di queste comparsate è un po' a metà strada tra Gloria Swanson in "Viale del tramonto" e il prezzemolismo molesto del già citato Gianluca Vacchi, divenuto influencer solo grazie al fatto che aveva tempo e denaro in abbondanza per farsi fare selfie con i vip in ogni occasione, partendo da locali come il Billionaire di Briatore, che sanno un po' troppo di "new money", pieni come sono di parvenù. 

Certo sarà difficile rivedere Chiara davanti alla Venere del Botticelli agli Uffizi: quella speranza di essere culturalmente legittimata si è dissolta come lo zucchero a velo sui pandori. 

Il tempo dei sogni della prima giovinezza è finito, annegato nel botox e stirato dai ritocchi chirurgici e cosmetici, nonché dai fotoritocchi. Il tempo passa per tutti, persino per lei, perché l'eterna giovinezza non si può comprare.



Però, pur essendo infranto il sogno di entrare nei salotti buoni dell'universo radical-chic, Ferragni può rilanciarsi in altro modo: il presenzialiamo mondano paga sempre, considerando anche la fame di notizie dei cronisti dei giornali letti principalmente dal pubblico femminile di fascia non culturalmente eccelsa, e poi c'è questa voce che circola riguardo ad un suo ruolo cinematografico in un film sulla famiglia Maserati. Chissà, finalmente questa sarebbe la volta buona in cui Chiara può calcare il red carpet da vera attrice, senza dover sborsare contributi agli organizzatori dei festival.

Si parla poi di una sua possibile partecipazione a "Ballando con le stelle", idea della stessa Selvaggia Lucarelli la cui inchiesta ha scoperchiato "Il vaso di pandoro" (vi consiglio di leggere questo libro ben fatto e ben scritto, molto spassoso) per una specie di risarcimento danni in nome della solidarietà femminile e femminista. Ferragni accetterebbe questi inviti in tv come chi, attraversando un deserto, accetta la borraccia d'acqua.

Infine c'è da rilevare il fatto che Chiara, che via social (in fondo la sua vita è lì dentro) si mette a lanciare frecciatine ironiche all’ex marito, con un video su Tik Tok. Scherzare su Fedez che attraversa una nuova adolescenza, fa "marachelle" (se così vogliamo chiamare così il pestaggio organizzato di un personal trainer che gli dava fastigio) e, dopo vari flirt ha finalmente trovato un nuovo amore, una modella vera, Garance Authié, una ventenne che non è piaciuta affatto all'ex signora Ferragnez, soprattutto perché è rea di essere troppo giovane.

Ma anche Chiara non ha perso tempo: oltre a frequentare rapper nemici di Fedez solo per farle dispetto, pare che abbia una liason con un medico toscano.

Sarà poi presente al matrimonio di Diletta Leotta, con l'intento (impossibile e privo di tatto) di rubare la scena alla sposa.

Non è detto come reagiranno i follower, perché quei 500.000 circa che in realtà guardano davvero le sue foto (e quindi una cifra enormemente minore di quei 28,8 milioni che comunque sono già calati di un intero milione, tanto da far parlare di follower in fuga) almeno un terzo sono molto critici e non solo negano il like se la foto non è proprio esaltante o se l'outfit è ancor peggiore e più pacchiano e volgare del solito, ma sono anche pronti a scrivere critiche molto mordaci e apertamente canzonatorie. Una piccola parte dei fedelissimi è poi costituita dagli hater che sono molto maliziosamente abili nel trovare i punti deboli di Chiara.


C'è poi un'altra considerazione che, da osservatore critico da tempi non sospetti, mi sento di fare: gli haters non mollano facilmente l'osso e la dimostrazione è che quando Ferragni si reca in un ristorante o in un albergo o persino in un volo aereo low cost (data l'emorragia di milioni di euro) e si fa fotografare gratis (cosa che prima non accadeva mai: ogni foto era compensata dai 50.000 ai 500.000 euro in media che andavano alle sue società) gli haters sommergono di critiche il ristorante in questione, l'albergo o l'aereo od ogni altra struttura che lei frequenta. Ho l'impressione che ora i ristoratori, gli albergatori, i piloti e le imprese in generale l'abbiano capito e non siano affatto felici di associare il proprio nome col brand Ferragni e tantomeno con l'immagine eternamente beata di Chiara.

Se tutti gli imprenditori fanno quest'ultimo ragionamento, allora gli utili delle imprese, uniti alle inevitabili multe che Ferragni dovrà pagare per le questioni ancora in sospeso, come quella delle uova di Pasqua (che inevitalbente finirà con un patteggiamento e una sanzione finanziaria che lei pretenderà comunque essere una donazione, giusto per salvare quel poco di immagine che ancora non è crollata) o delle bambole Trudy, allora all'emorragia di follower e di clienti, si aggiungerà un drastico calo degli utili delle sue imprese.

Teniamo conto che a livello concreto Chiara Ferragni possiede degli uffici molto ampi e di lusso nel centro di Milano, come anche la famosa boutique ormai deserta ed evitata come la peste, e ha alle sue dipendenze un esercito di persone. Ora, con l'aria che tira, queste spese notevoli a fronte di un calo di utili e di una conseguente lamentazione da parte dei soci, potrebbero essere in gran parte tagliate, con conseguenze molto spiacevoli: chiusura della boutique, dismissione di alcuni uffici e altri immobili, ma soprattutto, e lo dico con sincero dispiacere, il licenziamento di molti dipendenti.

E' tutto molto incerto, così come la strategia che lei sta seguendo e che ho analizzato in questo post, e a meno che Chiara non riesca a proporre qualcosa di realmente efficace, il rischio di trovarsi in una crisi più seria si fa più concreto.

Lei cercherà di provare ogni tipo di strategia e di escamotage, per cui non possiamo che attendere gli sviluppi della situazione ed eventuali colpi di scena.

Ne vedremo delle belle, si fa per dire...

In conclusione, qualcosa mi dice, riguardo a Chiara, che non ce la toglieremo dai piedi facilmente... 

lunedì 20 maggio 2024

Il Regno di Lotaringia, lo stato perduto.


Se Carlo il Temerario, Duca di Borgogna e Conte delle Fiandre e sovrano di tutti i ducati e le contee che univano quei due centri di potere in un unico stato borgognone, avesse vinto la battaglia di Nancy, confermando la sua annessione del Ducato di Lorena, e forse anche quello di Savoia e Nizza, allora sarebbe sorto un nuovo regno, che Carlo aveva intenzione di chiamare Secondo Regno di Lotaringia, in memoria della Lotaringia di cui furono sovrani i discendenti di Carlo Magno. 



Il Ducato di Borgogna e la Franca Contea di Borgogna, nascevano come eredi dell'antico Regno di Borgogna di epoca carolingia, estintosi sotto i Capetingi. A sua volta il Regno di Borgogna era l'evoluzione del Regno dei Burgundi dopo la sua conquista da parte dei Merovingi, i figli di Clodoveo, considerato il "primo re di Francia".


La Borgogna, in epoca capetingia, si era frazionata in varie entità: il Ducato di Borgogna propriamente detto, a sua volta comprendente varie contee create in età carolingia; la Contea di Borgogna era spesso contesa tra Francia e Sacro Romano Impero Germanico, in età ottoniana; la Transgiurania, al di là del fiume Giura, (oggi parte della Svizzera francofona) che poi divenne il nucleo del Ducato di Savoia e Moriana, il cui primo duca, Umberto Biancamano, fondatore di Casa Savoia nel XI secolo, fu un fedelissimo grande feudatario dell'Imperatore; la Cisgiurania ebbe un'evoluzione che nel tempo la portò a diventare il Principato del Delfino, o Delfinato, dal nome dello stemma, che poi divenne il titolo dell'erede al trono francese; infine la Provenza fu per molto tempo feudo imperiale e solo dopo la caduta della dinastia sveva degli Hohenstaufen (1268) entrò nell'orbita francese, divenendo il feudo della seconda dinastia degli Angioini, fondata da Carlo d'Angiò, fratello del Re di Francia, che poi divenne Conte di Provenza e successivamente anche Re di Napoli.



Sotto la dinastia dei Valois, il re di Francia Carlo V (da non confondere con l'omonimo imperatore asburgico), affidò ai figli cadetti le contee e i ducati che richiedevano particolare attenzione per essere consolidati all'interno del regno francese. Il primo Duca di Borgogna del ramo Valois, Filippo l'Ardito, sposò la ricca erede della Contea delle Fiandre e loro figlio, Giovanni Senza Paura, tramite unioni matrimoniali e guerre, ottenne il Ducato di Brabante e la Franca Contea di Borgogna.




Il figlio di Giovanni Senza Paura, Filippo il Buono, riuscì, sempre con una accorta politica matrimoniale a espandere ulteriormente il suo regno sia nelle terre basse del nord (Artois e Zelanda), sia nei territori centrali come il Ducato di Lussemburgo e Limburgo, sia nelle zone circostanti la Borgogna propriamente detta, con l'acquisizione definitiva del Ducato di Nevers e della Contea di Charolais. La sua influenza si estese anche sui domini ecclesiastici, tra cui l'arcivescovato di Bruxelles, che insieme a Bruges e Gand divenne una delle città preferite dai borgognoni, specie durante la Guerra dei Cent'anni.






Sotto, Carlo il Temerario



Purtroppo Carlo il Temerario, nella Battaglia di Nancy, in Lorena, trovò la morte nel 1477 e i suoi possedimenti furono spartiti tra il re di Francia, Luigi XI, e l'Arciduca d'Austria, il futuro imperatore Massimiliano d'Asburgo, marito di Maria di Borgogna, l'unica figlia ed erede di Carlo il Temerario. 







Sopra, Maria di Borgogna, sotto, suo figlio Filippo


L'ultimo borgognone fu Filippo I d'Asburgo, detto il Bello, che divenne, iure uxorio, re di Castiglia, come consorte di sua moglie Giovanna.






Se Carlo il Temerario avesse avuto un figlio dalla sua seconda moglie Margherita di York, sorella di Riccardo III, sarebbe potuta nascere un'alleanza dinastica tale da creare un legame sempre più stretto tra Inghilterra e "Lotaringia". Ma qui siamo proprio nell'ambito dell'ucronia.




Le cose andarono diversamente e la parte orientale dei domini dei Valois-Borgogna divenne parte dell'Impero dominato dagli Asburgo e poi del regno di Spagna dominato da Filippo II, così chiamato in onore di suo nonno Filippo I.