mercoledì 1 aprile 2026

Una con tutte stelle nella vita. Capitolo 12. Uno scandalo dietro l'altro. E una tempesta perfetta.

 


La notizia della rottura del fidanzamento tra Fabio Aragonesi e Vittoria Prinsivalli ebbe nelle due famiglie e in tutti i salotti buoni di Milano l'effetto dell'esplosione di una bomba a idrogeno in qualche atollo del Pacifico, tanto più quando si seppe che nel fallimento di quella pianificata unione dinastica c'entrava un signor nessuno come me, Roberto Longobardi.
Per le famiglie della crème milanese quel tipo di deflagrazioni tra coppie famose con la presenza di un terz incomodo era non solo un interessante oggetto di pettegolezzo, ma anche una fonte di piacere proibito, quello che nasce dall'invidia distruttiva, dall'eterno mors tua vita mea che continuava a sopravvivere intatto, sebbene nascosto dietro il velo di seta di una raffinata e accorata ipocrisia.
Nessuna di quelle famiglie pensava mai che la stessa cosa sarebbe potuta accadere anche in casa propria, e proprio quello era il loro principale punto debole: l'eccesso di spudorata presunzione fatta passare per sana e salutare autostima.
Mi aspettavo quella reazione, ma non ero abituato al fatto di essere oggetto di tanta disapprovazione e persino tanto odio da parte di persone che non mi conoscevano e non mi avevano mai visto nemmeno in fotografia. 
Alla domanda: "Come nasce Roberto Longobardi?", per sapere se avevo un valido pedigree, le nobildonne e le sciure dei salotti buon rispondevano, scuotendo la testa: "Non nasce".




Ma è necessario che in questo capitolo io focalizzi l'attenzione su ciò che accadeva fuori dal mio mondo di medio borghese, spostando l'inquadratuta verso la upper class della mia città, narrando ciò che accadde in quei giorni dopo averlo pazientemente ricostruito negli anni successivi, in base alle varie testimonianze che ho ascoltato di recente.
Ovviamente la parte più succosa del gossip dell'anno era il ruolo giocato lady Gloria Prinsivalli, la pecora nera della famiglia, esiliata in Brianza con disonore, ma assetata di vendetta contro la famiglia del cornificato consorte, il nonno di Vittoria.
La scabrosa vicenda venne vivisezionate nel salotto più in vista di Milano, quello dell'inossidabile centenaria madama Clelia Topazia Valentini Hagauer dall'Agata, detta "Crudelia" per il suo carattere non proprio benevolo, dove erano ospiti fisse le più blasonate esponenti dell'alta aristocrazia "per diritto di conquista", al cui vertice c'erano altre quattro centenarie immortali, una Borromeo, una Visconti di Modrone, una Odescalchi e una Cavalli-Sforza di cui è prudente e saggio celare il nome di battesimo, ma solo l'ingeneroso soprannome con le quali ormai erano conosciute come un'unica entità, le Quattro Streghe.
Chi si aveva il discutibile onore di essere invitato al salotto di donna Crudelia era ormai così abituato ad ossequiare le anziane ospiti fisse dal sangue blu scuro che diceva con malcelato orgoglio a coloro che da tale salotto erano esclusi: "Vado dalle Quattro Streghe", come se si recasse all'osteria di un borgo di provincia.
Dopo un'analisi più accurata di un'autopsia, l'ultima parola spettò alla padrona di casa, nelle cui vene scorreva un misto di arsenico, cianuro e acido cloridrico. Donna Crudelia, riassumendo il tutto e accorpandolo alle altre innumerevoli e chiacchierate disavventure della famiglia Prinsivalli, sentenziò con voce tonante scuotendo la testa dalle gote abbondanti: "Che indecenza! L'intera storia di quella famiglia non è stata altro che uno scandalo dietro l'altro!".
Le conseguenze furono amplificate dal fatto che a quella memorabile riunione del Salotto delle Quattro Streghe era presente anche l'ormai ottantenne figlio della decrepita madame Crudelia, il Chiarissimo Professore Emerito Ambrosio Maria Hagauer, Ordinario di Estetica all'Accademia di Brera, dove aveva dettato legge per cinquant'anni di fila, e la sua ancor più velenosa figlia Marina Hagauer, la temutissima fondatrice ed eterna direttrice della sedicente rivista di moda e costume "Questione di Stile", che era in realtà una versione patinata, accademica e aristocratica di Novella 2000.
In tale imperdibile "magazine di lifestyle" (definizione della stessa direttrice) i pettegolezzi sull'alta borghesia milanese venivano riportati e descritti con la raffinata e rara crudeltà della linea editoriale imposta da Marina Hagauer, i cui editoriali, più che articoli erano un vero e proprio plotone d'esecuzione.




Eppure, mentre la nonna Clelia "Crudelia" Topazia  invocava col suo vocione il fuoco purificatore dello scandalo, Marina ascoltava impassibile, avvolta in un silenzio che pareva fatto della stessa fibra dei suoi completi di sartoria: costoso, impeccabile e "anti-proiettile". Non prendeva appunti per il prossimo articolo; la sua memoria era un archivio digitale dove ogni errore altrui veniva catalogato con la precisione metodologica ereditata dal padre accademico.
Quando infine il suo sguardo di cinquantenne ben conservata, ma con troppi amori finiti male alle spalle e nessun calore umano all'orizzonte, diede segno di vita, non vi era traccia di sdegno, ma solo la stanchezza di chi è costretto a commentare l'ennesimo umano errore di grammatica esistenziale.
Per Marina, il fatto che Vittoria Prinsvalli si fosse concessa a un 'signor nessuno' non era affatto un peccato morale, era al massimo un anacronismo estetico, una nota stonata in una partitura che lei stessa si impegnava a dirigere da anni dalle colonne di Questione di Stile.
Anni, sì, erano passati ormai venticinque anni dal suo primo scoop che le era valso il plauso della Milano "Bene" e il successo commerciale presso la "marmaglia" dei lettori di cui intascava i soldi pur disprezzandoli intimamente.
Quel primo numero di successo era stato dato alle stampe quando Gloria Prinsivalli era stata colta in fragrante adulterio, anni prima che Vittoria nascesse.




Marina, all'epoca giovane e forte, e sicura di sé, e per questo incapace di pietà, aveva crocefisso lady Gloria senza alcuna remora, senza un briciolo di rimorso o anche solo di solidarietà femminile.
Ma dopo un quarto di secolo le cose erano cambiate.
Marina Hagauer era prima di tutto una donna sola, esattamente come lady Gloria nel suo esilio tra il Lago di Pusiano, il "vago Eupili mio", e l'antico feudo gaddiano di Longone al Segrino.
La signorina direttrice Hagauer sapeva che il Salotto delle Quattro Streghe e la massa dei suoi lettori voleva che Vittoria ricevesse lo stesso trattamento da adultera riservato tanto tempo prima alla sua esuberante nonna, ma per Marina non c'era più gusto nel riproporre l'ennesimo falso moralismo, quando i veri scandali dei Prinsivalli riguardavano i loro affari poco chiari, il loro comportamento al di sopra della legge, la loro arroganza e presunzione: quello era il vero scandalo!
Mentalmente Marina cercava di spostare almeno il focus dalla fustigazione moralistica allo sdegno estetico. Immaginava un incipit di questo tipo: "Il problema di Vittoria Prisinvalli non è il tradimento del fidanzato, ammesso che sia accaduto davvero, ma la caduta di stile. Una perla rara come lei un 'signor nessuno' è come abbinare il poliestere alla seta: un errore di composizione imperdonabile."








No, anche questo approccio da stilista-filosofa non era più appagante per una donna esigente come Marina che, come non aveva mai fatto sconti agli altri, tanto meno faceva sconti a se stessa.
Doveva esserci un'intervista, doveva far in modo che la madre di Vittoria, donna Eleonora, che nascondeva un'infinità di scheletri negli armadi, si esponesse in prima persona, facendole credere che quello era l'unico modo per difendere il buon nome dei Prinsivalli.
Eleonora era così sicura di sé e piena di sé che non si sarebbe mai resa conto che quello era un agguato e che il solo pensiero del "buon nome dei Prinsivalli" era una ridicola contraddizione in termini, un ossimoro degno dei più cavillosi manuali di retorica.
Però Marina sapeva che per prepararsi a una intervista di quel tipo era necessario il supporto di qualcuno che aveva tutto l'interesse a vendicarsi sui Prinsivalli salvando solo Vittoria, che in fondo, tra tutti loro, era l'unica non compromessa con le meschinità delle aziende di famiglia e con i sospetti più cupi che aleggiavano intorno all'impero retto dall'immortale patriarca Umberto.
C'era una sola persona che poteva desiderare la rovina di Umberto Prinsivalli più di ogni altra cosa al mondo, ed era il momento di fare ammenda con questa persona.
Marina prese congedo dalla decrepita nonna "Crudelia" e dalle Quattro Streghe (una delle quali era nonna di Eleonora, nata Visconti di Modrone), e mentre tornava in taxi al suo superattico di Piazza San Babila, un tempo appartenuto alla famiglia Gucci, si mise alla ricerca di un numero che aveva inserito nella memoria del cellulare, ma non aveva mai avuto il coraggio di comporre.
Digitò il numero e attese.
Una voce garbata e signorile, molto familiare, incredbilmente immutata negli anni, rispose:
"Gloria Prinsivalli".
La direttrice di "Questioni di Stile", la rivista fondata col fango dello scandalo che aveva distrutto la vita di lady Gloria, si presentò con un'umiltà mai sperimentata prima in mezzo secolo di vita:
"Sono Marina, ti prego, Gloria, non riattaccare, dammi la possibilità di rimediare al male che ti ho fatto... non ho mai implorato nessuno prima d'ora in vita mia, ma credo sia venuto il momento di unire le nostre forze contro i nemici di tua nipote"
Dall'altro capo del telefono ci fu una piccola risata:
"Marina! Non hai idea di quanto ti doni il tono implorante! Ma non occorre che tu faccia ammenda, non siamo alla Alcolisti Anonimi, non ancora almeno. Sai, io ti stavo aspettando: sapevo che avresti capito. Sarebbe bello se tu trovassi il tempo di venire qui, nel mio paradiso di noia e tranqullità, tra i laghi della Brianza, per fare quattro chiacchiere e giocare a carte. Ho molte carte in mano, stavolta!"
La signorina Hagauer sorrise tra sé:
"Ne ero sicura. Il mio istinto me lo diceva. Verrò a trovarti stasera stessa, se non ti disturbo, perché domani vorrei far visita alla tua amata nuora, per una intervista in cui potrà raccontare la sua versione dei fatti"
Lady Gloria rise di gusto:
"Mi sei mancata, Marina! Non ci crederai, ma non ti ho mai serbato rancora: tra tutti i miei detrattori, tu sei stata di gran lunga la più raffinata: nei tuoi articoli mi sono sentita come la protagonista di un romanzo d'altri tempi. Rispetto alla mia cosiddetta famiglia, tu sei stata molto più rispettosa della mia personalità e per il resto hai fatto il tuo dovere di... come si può dire... testimone trasparente e cronista fedele, non è così?"
Il cuore di ghiaccio di Marina Hagauer si sciolse all'improvviso e una lacrima le rigò il volto, per la prima volta dopo tanti, troppi anni. Era come se una glaciazione durata per un'interminabile era geologica avesse cominciato ad attenuarsi:
"Avrebbe dovuto essere così, forse ora sarei presa sul serio dalla stampa che conta. Non c'è stile nel gossip, a meno che non serva come grimaldello per aprire altre porte. E sai cosa mi ha fatto rinsavire dopo tanti anni? La milionesima volta in cui mia nonna ha detto: "Che indecenza, mia cara! Uno scandalo dietro l'altro: ormai i Prinsivalli sembrano una sceneggiatura di quart'ordine". A quel punto ho pensato che forse il crepuscolo di Umberto Prinsivalli meritasse qualcosa di più scabroso della rottura di un fidanzamento combinato da parte della sua pronipote. Noi possiamo salvare Vittoria, riabilitare te, e mandare al diavolo tutti gli altri, comprese le Quattro Streghe!"
Lady Gloria aveva messo in conto anche quello:
"Allora ti aspetto stasera a cena, e poi... giocamo a carte! Carte che scottano. E magari potremmo iniziare anche a giocare a domino: la prima tessera ha una forma che mi ricorda Eleonora e il suo unico figlio maschio, il primo Prinsivalli moro e dal sapor mediorientale. Chissà cosa penserà Umberto se avrà le prove che il cognome di famiglia sarà portato avanti da qualcuno che non ha il suo sangue. E' così sensibile su questo argomento... bisogna dargli delle certezze, non trovi?"
Marina Hagauer annuì:
"La prima di una lunga serie, puoi scommetterci! Stavolta voglio arrivare fino in fondo e scovare il vero marciume. Venticinque anni fa mi hanno usata come testa d'ariete per distruggerti. All'epoca accettai perché era conveniente, ma ora... Ora ti aiuterò a distruggerli perché è necessario"
Per questo ciò che accadde da quel giorno in avanti alla famiglia Prinsivalli non fu un semplice fulmine a ciel sereno, ma una tempesta perfetta.










lunedì 2 marzo 2026

Una con tutte stelle nella vita. Capitolo 11. Il vetro tra fragole, ossia: come annientare un prepotente narcisista

 


Come avevo previsto, il silenzio "social" di Vittoria era stato notato e riferito, a colui che era, senza nemmeno averlo capito, l'ormai ex fidanzato di lei, il ricco rampollo Fabio Sauro Aragonesi, il quale aveva preteso un chiarimento e aveva insistito perché anche io fossi presente, cosa che non prometteva nulla di buono.
L'incontro era previsto a cena in un ristorante di lusso dove, considerati i prezzi, non avevo mai messo piede. 
Entrando nel ristorante mi sembrò come di passare dalla terza classe del Titanic alla prima.
Ricordo l'atmosfera rarefatta, lo sfarzo fin troppo ostentato, la pesantezza delle posate d'argento.
Era un mondo completamente diverso da quello dove io ero cresciuto, ma non mi suscitava invidia per i ricchi, né mi intimidiva: ciò che provai fu più che altro un senso di estraneità.
Si richiedeva un abbigliamento adeguato, un dress code molto serio, per cui, scelsi il mio abito buono, scuro a tre pezzi, con cravatta di seta, che avevo comprato per i matrimoni dei miei cugini e le lauree dei miei amici più grandi.

Riguardo a Fabio Aragonesi, avevo già visto molte sue immagini: assomigliava un po' a un wrestler negli anni del declino: alto, massiccio, spalle larghe, faccia squadrata con mascelle prominenti, tratti duri, occhi verde militare infossati, capelli alla Donald Trump, collo taurino.
Io arrivai in anticipo e fui condotto al tavolo riservato.
Fabio e Vittoria arrivarono dopo breve tempo, e dalle loro espressioni si vedeva che avevano litigato.
Io mi alzai in piedi e salutai Vicky con un inchino e una stretta di mano molto delicata, mentre Fabio mi rivolse solo uno sguardo accigliato e minaccioso.
Il suo abbigliamento era costoso, ma bizzarro, per far capire che nel suo caso il dress code andava interpretato in maniera elastica, considerando il potere e il denaro della sua famiglia: chiaro, a scacchi larghi, camicia di un azzurro tendente al malva (in quel ristorante era d'obbligo la camicia bianca, ma il rampollo degli Aragonesi sarebbe potuto entrare anche in canottiera), cravatta skinny rosa, pure quella a scacchi, gilet abbinato aderentissimo per mostrare la tartaruga addominale, ma con bottoni che minacciavano di saltare da un momento all'altro, pantaloni a sigaretta con cintura pitonata e risvoltino arrotolato che lasciava intravedere i calzini rosa a scacchi, lunghe scarpe metallizzate a punta acuminata, al braccio Rolex d'ordinanza, una farfalla all'occhiello, un prominente fazzoletto da taschino blu tenebra e occhiali fotocromatici fumé in stile Briatore. 




Prima di concedermi la sua attenzione, riservò a Vittoria rivolse un'occhiata severa, poi si girò verso di me, squadrandomi dalla testa ai piedi con uno sguardo carico di odio e di disprezzo:
<<E così tu sei il sapientino con cui studia la mia ragazza! Sei ancora più brutto di quanto immaginassi!>>
Mi aspettavo un simile esordio, per quanto io non fossi affatto brutto, anzi, quell'abito mi valorizzava molto e il gilet conteneva molto bene quel filo di pancetta tipico degli intellettuali non sportivi. 
Guardai Fabio con una calma che sapevo lo avrebbe mandato in bestia, sorrisi e sferrai la mia prima stilettata:
<<Anche tu, ma criticarmi non ti renderà bello. E il tuo disprezzo per la sapienza non depone a tuo favore>>
Lui continuava a fissarmi con la stessa faccia immobile:
<<Non per la sapienza, ma per i sapientini come te. Hai utilizzato i tuoi appunti da secchione per attirare Vittoria nella tua lurida tana>>
E così lui aveva scelto la linea dell'attacco frontale e io potevo mettere in atto la mia consueta strategia: far cadere l'attaccante in una trappola, circondarlo e poi falcidiarlo tramite gli arcieri.
<<Non avrei mai la presunzione di sentirmi un sapiente, o un sapientino o addirittura un secchione. No, sono solo un umile studente che fa il suo dovere. Ne esistono ancora, anche se tu non li conosci. Vittoria mi ha chiesto un piccolo aiuto e io sono stato onorato di potermi rendere utile, senza secondi fini. Del resto come potrebbe, la mia... come hai detto... "lurida tana"... non può certo competere con le tue ville>>.
Fabio allora si rivolse alla ormai ex-fidanzata:
<<Vittoria, ti sei fatta plagiare da questo sfigato. Ma nemmeno lui ti vorrà più quando invecchierai e dovrai scegliere tra il disfacimento e la chirurgia plastica>>
Lei sospirò:
<<Ma ti senti quando parli? Credevo che tu fossi dotato di un minimo di buon senso, ma vedo che  mi sbagliavo anche su quello. 
Roberto non è uno sfigato: è una persona gentile, educata e in grado di farmi sentire bene quando sono in sua compagnia. E' un amico, e in questo momento è il mio migliore amico>>
Fabio colse la palla al balzo:
<<Come si sta nella friendzone, amico?>>
Io non mi mossi di un millimetro:
<<Sicuramente meglio che nel girone degli ex, non trovi?>>
Questa frecciata lo fece arrabbiare:
<<Voi due sapete che quando mio padre saprà tutto questo, la prima cosa che farà sarà cacciare tuo padre dal ruolo di amministratore delegato della nostra azienda?>>
Vittoria annuì:
<<Non siamo certo sprovvisti di mezzi>>
Fabio allora fu più esplicito:
<<Io posso farvi del male, la mia famiglia può farlo, siamo in contatto con persone che possono persino buttarvi in faccia una secchiata d'acido...>>
Vittoria intervenne:
<<Grazie per questa dichiarazione. L'ho registrata e la farò sentire a tutti gli avvocati di lady Gloria, nel caso dovesse succederci qualcosa>>



Fabio sbiancò e perse il controllo:
<<Ma porca puttana! Vi siete messi d'accordo per incastrarmi! Volete rovinarmi?>>
Gli risposi io, con un tono di voce quasi confidenziale:
<<Non abbiamo alcun desiderio di rovinarti, Fabio. Chi è sotto la protezione di lady Gloria non ne ha alcun bisogno. Se tu non calpesti noi, noi non calpestiamo te. Mi sembra un patto onesto>>
Lui mi guardò con odio:
<<Sei il classico arrampicatore sociale. Prima ti sei lavorato Vittoria e poi hai conquistato sua nonna, che ha un debole per i tipi come te. Sei uno dei favoriti di Milady, uno dei tanti, ma non durerà. Il tuo cognome si estinguerà con te, Roberto Longobardi!>>
Io notai che la sua arroganza non riusciva a mascherare la consapevolezza di aver perso:
<<Vedremo. Il futuro è sempre in movimento. Gli Aragonesi, a differenza dei Longobardi, non hanno dato il nome alla nostra regione. In ogni, caso, una sola cosa è certa: a Milady non hai fatto una buona impressione, e lei non permetterà che tu trasformi sua nipote in un automa, un ingranaggio nel sistema di potere della tua famiglia>>
Lui si voltò verso la ex:
<<Vic, davvero credi a queste cazzate?>>
Lei annuì:
<<Nella mia famiglia molti hanno scelto di diventare automi al servizio di tuo padre, ingranaggi del sistema. 
Ma io no. Io mai!>>
Fabio ebbe un moto di stizza:
<<Ma sentitela, la santa martire! Ti rifai la verginità dopo averla data a mezza Milano!>>
Lei, per tutta risposta, gli versò un bicchiere di aperitivo in faccia:
<<Sei più falso dei miei orgasmi!>>
Fabio, ferito nella sua immotivata convinzione di essere un grande amatore, e sconvolto dal fatto che il bicchiere di pinot grigio gli aveva rovinato l'acconciatura, sbottò:
<<Se quegli orgasmi fossero stati falsi, allora vuol dire che ci tenevi a me, che volevi compiacermi, ammettilo!>>
Vittoria scosse il capo:
<<No, io dovevo compiacere la mia famiglia: erano loro a costringermi a far finta che tra noi andasse tutto bene. Ho cercato persino di darti una possibilità per dimostrare che per te ero qualcosa di più di un oggetto o un trofeo, ma tu, come tutti i narcisisti, eri troppo concentrato su te stesso per accorgertene. E più il tempo passava, più io mi rendevo conto che non eri per niente il tipo con cui avrei voluto trascorrere il resto della mia vita. Devi fartene una ragione, Fabio: è finita!>>
Furibondo, Fabio sfogò la sua ira contro di me, credendo ancora che fossi l'anello più debole e il capro espiatorio perfetto:
<<E' tutta colpa tua, Roberto, viscido verme, ma ti giuro che le tue trame non reggeranno! Non so a chi potrai mai essere utile, visto che sei solo un parolaio che abbindola donne indifese, ma una cosa è certa, Vittoria si stancherà di te nel giro di una settimana e tornerà da me strisciando e implorandomi di riprenderla!>>
Lei lo smentì:
<<Dopo aver sentito queste parole, non tornerei da te nemmeno se tu fossi l'ultimo essere umano della Terra!>>
L'ex fidanzato continuò a fissare me:
<<Mi stavo rivolgendo a lui. Tu non la ami davvero! Se la amassi, eviteresti di farla cadere in disgrazia presso i Prinsivalli. Credi che tra un mese, quando tutti la cacceranno dai salotti buoni, lei si accontenterà della tua lurida tana o dei ruderi di lady Gloria? Lei si accorgerà di non essere niente senza di me o senza l'appoggio di suo padre e sua madre!>>
Io non pensavo che Fabio potesse essere così meschino, ma lo era e così andava considerato:
<<Vittoria è una giovane e brillante donna adulta e ha tutte le carte in regola per farsi strada nella vita, e io la sosterrò sempre, e saremo una squadra vincente. E finalmente lei sceglierà in piena autonomia chi saranno i suoi amici e chi avrà l'onore di essere il suo compagno. E' una scelta che spetta a lei.
Chiunque sceglierà, io lo rispetterò.
Sta sicuro che non sceglierà uno come te, un'armatura vuota, un Cavaliere Inesistente>>
Lui non capì la metafora, né tanto meno il riferimento al romanzo di Calvino:
<<Ma che cazzo stai dicendo?>>
Io allora sintetizzai il concetto:
<<Che Vittoria non sceglierà un uomo che esiste solo in funzione del cognome che porta>>
Se non fossimo stati in un ristorante di lusso, in mezzo a tanta gente danarosa, sono certo che mi avrebbe pestato a sangue, ma non lì, persino lui sapeva riconoscere un limite invalicabile.
La rabbia gli dilatò le pupille:
<<Un pugno in faccia ti darebbe la prova della mia esistenza, stanne certo. Ma tu preferisci nasconderti sotto le gonne di lady Gloria>>
Vittoria detestava le persone violente e la sua reazione fu immediata:
<<Se la violenza è il tuo unico argomento, è bene che sia venuto fuori adesso. Ogni parola che dici è una conferma del fatto che lasciarti è stata la decisione migliore della mia vita>>
La mascella di Fabio si serrò fino a sbiancare:
<<Perché dici "E' stata"? Non abbiamo ancora finito il discorso. Io non ho nessuna intenzione di essere rimpiazzato da un signor nessuno!>>
Quella dichiarazione mi offrì la risposta su un piatto d'argento:
<<Il signor nessuno ti ricorda che non si è mai parlato di rimpiazzo. E se mi disprezzi non capisco perché ti ostini a dare per scontato che Vittoria intenda fidanzarsi con me>>
Vittoria sorrise.
Fabio bevve un bicchiere di vino mentre cercava di mettere insieme qualche argomento convincente:
<<Tu credi di essere un grande stratega, ma pur con tutte le tue elucubrazioni non hai capito niente. Questa scelta riguarda due intere famiglie, anzi, per essere esatti, due dinastie>>
Quando qualcuno si vanta in maniera così spudorata, io rispondo sempre così:
<<Ah be', se lo dici tu, allora sarà vero>>
Fabio aveva l'aria di colui che per la prima volta subiva una sorta di "lesa maestà":
<<Ehi, stronzetto. Io ho esaurito la pazienza con te. Ho voluto vederti per capire cosa Vittoria trovi in te e sinceramente non ne ho la minima idea. Io vedo solo un secchione mingherlino, occhialuto e flaccido negli addominali, uno che sembra la caricatura di un nerd...>>
Io sorrisi:
<<Se è questo che vedi, non dovresti avere nulla da temere da me>>
E lui:
<<Io non ti temo affatto. Ti schiaccerò come uno scarafaggio!>>
A quel punto, io tirai fuori le unghie e le zanne di felino che non va stuzzicato oltre un certo limite:
<<E' una vita che ricevo minacce da quelli come te, però io sono ancora qui, e loro sono in galera, i più fortunati>>
Fabio era incredulo:
<<Le tue sono minacce vuote>>
Lo fissai molto seriamente:
<<Io sono come il vetro tra le fragole. Piccole schegge taglienti che ti dissanguano dall'interno.
Fuor di metafora, io ho imparato presto l'arte della guerra e le mie armi ti sono sconosciute. 
Di solito agisco senza avvertire, lascio che quelli come te mi sottovalutino, ma siccome io preferisco la pace e la non violenza, ti ho voluto avvertire>>
Lui si rivolse a Vittoria:
<<Tu sai di cosa sta parlando?>>
Lei annuì:
<< Ha ottenuto le copie di molti documenti che possono far passare il resto della vita di tuo padre a San Vittore. 
Le ha ottenute con la sua capacità di persuasione.
Lui conosce la teoria e la pratica
Sun-Tzu, gli strateghi, gli scacchi, la Storia, le battaglie, la diplomazia, Machiavelli, Guicciardini... fino ad arrivare al tenente Colombo, ma è anche sopravvissuto a persecuzioni che tu non puoi nemmeno immaginare, e si è vendicato con freddezza. La sua arma principale è la parola.
Le sue parole possono essere spilli o pietre, pugnali o scimitarre, pistole o mitragliatrici>>
Fabio non conosceva niente di tutto questo:
<<E' un manipolatore della mente, non ha nulla in mano! Ti ha solo intrappolata, e tu ci sei cascata come un'oca. Ti credi un cigno, ma un cigno è solo un'oca gigante dal collo lungo!>>
Vittoria gli mollò un ceffone memorabile:
<<Senti, scimmione, prima che tu risalga sul tuo albero, sappi che io volevo mollarti già da prima di conoscere Roberto, quindi non dargli la colpa. Hai fatto tutto da solo, ti sei rovinato con le tue stesse parole, con il tuo modo di fare, con la tua volgarità, la tua mancanza di rispetto nei miei confronti. A te importano i patti dinastici, certo, ma c'è qualcos'altro, qualcosa di ancora più meschino.
A te non importa di me in quanto persona: è
 l'idea di essere lasciato che ti fa infuriare: sarebbe una macchia sulla tua vanità.
Ma io e Roberto siamo solo amici, chiaro?>>
Dopo il ceffone di Vittoria, calò un silenzio gelido. Intorno a noi, il ristorante continuava a vivere la sua messinscena perfetta: il tintinnio cristallino dei calici di Boemia, il fruscio felpato dei camerieri che scivolavano sulla moquette spessa come muschio, l'odore dolciastro di gigli bianchi e burro chiarificato. Era un acquario di lusso, e noi eravamo i pesci combattenti che stavano sporcando l'acqua con il loro sangue invisibile. Fabio sembrava soffocare in quell'eleganza che aveva sempre considerato il suo habitat naturale, ma che ora, tra i miei colpi di fioretto e la fermezza di Vittoria, gli appariva estranea come un deserto.
Alla fine, massaggiandosi la mascella, trovò comunque il modo per metterla in burla:
<<Solo amici, eh? E lui lo sa? Credi che si accontenterà delle tue briciole?>>
Fui assalito da un senso di nausea per quella sua ottusa insistenza:
<<Allora, per l'ultima volta, ti riassumo la situazione in modo che ti sia ben chiaro il concetto.
Io sono stato sincero con lei. Quando ero solo un follower, non avevo una conoscenza sufficiente per confermare l'idealizzazione di lei. Conoscendola, ho capito che era una persona speciale. Vittoria sa che io sono innamorato di lei. Lei mi ha detto che ha bisogno di me come amico. Io ho accettato e tra me e lei si è consolidata una grande amicizia. Non c'è stato nient'altro. 
Il mio sentimento d'amore rimane, ma la compagnia di Vittoria è già di per sé un grande piacere e onore.
Io posso dedicarle versi, posso dirle che su ogni carne consentita io scrivo il suo nome, posso darle tutto ciò che non entra nella sfera intima. Quella appartiene solo a lei e se fossi in te non mi avventurerei di nuovo in quella sfera >>
Credo che avesse faticato a seguire il mio discorso.
Certo, mi detestava perché era convinto che io avessi osato rovinare un percorso di vita che fino ad allora era stato una continua parata trionfale.
Non capiva di aver perduto l'amore di Vittoria molto prima che io e lei incominciassimo a studiare insieme.
Ma in quel momento Fabio si rese conto, dal fatto che Vittoria si era commossa quando avevo citato Eluard con un tono più intimo, che c'era stato un nuovo riferimento letterario che non aveva riconosciuto, e capì che io e Vittoria parlavamo una lingua tutta nostra, una lingua segreta da cui lui era inesorabilmente escluso.
E questo lo fece infuriare più di tutto il resto.
Certo, lui offendeva, mi minacciava, cercava di spaventarmi e zittirmi tramite la paura, e la sua rabbia non gli consentiva la concentrazione necessaria per trovare altri argomenti.
Non riusciva a capire come avevo fatto a metterlo così a disagio, si chiedeva quale fosse la mia arma.
Non la riconosceva perché era un'arma che le persone come lui tendevano a sottovalutare e cioè il saper usare la parola in maniera tale da assestare piccoli ma decisivi colpi di fioretto in grado di smascherarlo e screditarlo senza che lui nemmeno se ne accorgesse.
Ma forse qualcosa incominciava a capire e allora cambiò approccio:
<<Vittoria adesso è come una Supernova, al massimo del suo splendore e della sua luminosità, ma quando diventerà seria come te, anzi più di te, perché lei è comunque una Prinsivalli e loro hanno la fame di denaro e carriera nel sangue, allora tu ti troverai in compagnia di un pezzo di ghiaccio, un astro morente.
Vedi come so parlare bene anch'io?
Ma mi stai a sentire, o pensi solo a rimpinzare quella tua pancia molle?>>
Io lo guardai con aria divertita:
<<La mia pancia molle morirà felice per le tante prelibatezze che si è gustata.
Riguardo alla questione dell'astro morente, lo riconosco, potresti persino diventare un poeta, nel qual caso ti potrei persino aiutare.
Non ti serbo rancore, i tuoi tentativi di offendermi e di minacciarmi sono stati un po' fiacchi, un po' scontati. 
Gloria aveva ragione, ma non voglio infierire su questo punto, sarebbe come sparare sull'ambulanza.
Avrei dovuto fermarmi quando hai lodato le ostriche per la loro "palatabilità". Avrei dovuto capire che non era il caso di prendere sul serio le tue parole.
Comunque la cena è ottima, Fabio. Io non posso permettermi ristoranti così costosi, ma semel in anno licet insanire>>
Per un attimo, lui rimase confuso, poi, con mio sommo stupore, nel suo sguardo aleggiò un'espressione ferita: lui non sapeva il latino pur avendo frequentato il Liceo Classico, ovviamente privato, senza aver mai aperto un libro, non riconosceva alcun riferimento tranne quelli di cultura spicciola, la sua armatura si era incrinata e poi, improvvisamente, era andata in frantumi.
Mi accorsi che avevo esagerato, con le punture di spillo, e l'ultima aveva toccato un nervo scoperto, forse aveva ricordato il momento in cui, come avevo saputo in seguito, il rampollo degli Aragonesi al primo anno del Liceo Parini, dopo una scena muta nell'interrogazione di latino, era fuggito in bagno e aveva ripetuto l'anno nel liceo privato dove infine si era comprato il diploma di maturità.

In quel breve, ma imbarazzante attimo di involontaria rimembranza, Fabio era arrossito di colpo, aveva sollevato il capo e gli occhi lucidi con il disorientamento di un bambino che si è perso in un parco giochi, e si era guardato in giro con nervosa urgenza che, considerato lo stress e l'ingente quantità di vino che si era scolato, suggeriva che avesse la vescica sul punto di esplodere, ma non volesse ammetterlo perché fuggire in bagno di corsa all'improvviso, come quel giorno lontano al liceo, sarebbe stato per uno come lui un'intollerabile e inammissibile confessione di vulnerabità.






Credevo che l'immagine di duro che Fabio aveva mostrato sui social, e nella prima parte della cena, corrispondesse alla sua normale condizione. Se avessi saputo com'era veramente, forse sarei stato meno crudele. 
Capii che nel profondo di sé lui si sentiva davvero uno zotico ignorante e questo lo rendeva vulnerabile.
Ma ai miei occhi era apparso come un bruto, un violento spaccone: per questo avevo detto ciò che ho detto. Per questo non avevo avuto pietà.
Era il momento di rimediare e rimetterlo a suo agio, e così dissi:
<<Comunque le ostriche erano davvero squisite>>
Vittoria capì al volo il motivo del mio cambio di rotta e mi resse il gioco:
<<Sì, questo è davvero un ristorante speciale. I piatti sono tutti di origine controllata, provengono da agricoltura biologica, allevamenti naturali, pesca sostenibile. C'è un grande rispetto per la natura nella scelta gastronomica dello chef. Una volta mi disse: "La natura è eterna. Noi umani, per lei, siamo solo un nanosecondo di terrore">>
Rimasi colpito da quell'espressione:
<<Hai espresso con straordinaria appropriatezza un concetto storico-filosofico fondamentale>>
Avevamo offerto a Fabio una tregua, una possibilità di parlare senza recriminare, ma lui non la colse:
<<Se io dico "palatabilità" tu inorridisci, ma se lei parla di "nanosecondo di terrore" per descrivere il genere umano, tu lo intendi come alta filosofia>>
Io e Vittoria ci scambiammo uno sguardo che voleva dire: "Quel ragazzo è senza speranza".
Mi trovavo nella situazione imbarazzante di dover salvare dal fallimento assoluto il mio rivale in amore:
<<Diciamo che ogni parola acquisisce o perde valore a seconda del contesto. La contrapposizione tra i tempi sconfinati della natura e quelli brevi, ma terribili, dell'umanità, ci introduce in un discorso filosofico. Tu non sei d'accordo?>>
Lui guardò Vittoria e vide come lei guardava me:
<<Io ti ho sottovalutato riguardo a vari aspetti. Ma Vittoria è una ragazza molto sportiva, ama il mare, e alla tua prima prova costume non ti guarderà più come ti guarda adesso>>
Io mantenni un tono incredibilmente cordiale:
<<Se mi togliessi la maglietta forse sì, ma il segreto degli intellettuali pantofolai, quando vanno in spiaggia, è quello di tenersi una t-shirt blu scura, anche quando fanno il bagno, e nello zaino ce ne deve essere una riserva. E così evitiamo le ansie da prestazione che rovinano la serenità dei giorni in cui ci si dovrebbe solo divertire. 
Ma c'è posto per tutti: il palestrato, la ragazza snella come una sirena, l'intellettuale con la t-shirt scura, e tutte le altre tipologie umane da spiaggia>>
Fabio guardò Vittoria con aria sconcertata:
<<Ma tu, Vic, che hai sempre fatto del salutismo la tua bandiera, adesso tolleri che questo famelico qui di fianco si metta a fare la difesa della pancetta e magari del pancione?>>
Vittoria chiuse gli occhi, chiedendosi come aveva fatto a sopportare per anni quell'idiota:
<<Io sono magra perché faccio allenamento e non eccedo nelle calorie, ma questo riguarda me. Non ho imposto il mio stile di vita agli altri, né ho tentato di offenderli col body shaming.
Lui mi ha insegnato che il fascino di un uomo non sta nel suo fisico, e nemmeno nel suo conto in banca.
Lui ha personalità, lui è un creatore di universi.
E tu pensi solo al girovita, come una femminuccia.
In ogni caso in questa cena tu mangerai meno di quanto vuoi e più di quanto meriti>>
Riconobbi lo stile di lady Gloria in quella raffinatissima battuta che ovviamente Fabio non capì, rimanendo ammutolito con la bocca semi-aperta in un'espressione imbarazzante.
<<Vedo che ti ha insegnato a parlare come lui. Ti ha reso un'acrobata della parola>>
Io feci notare una cosa:
<<Lei lo era già. Hai mai riflettuto sui testi della canzoni che accompagnavano i suoi post? Era quello il suo vero messaggio, lo capisci? Era quello, e tu non te ne sei accorto>>
Lui era disarmato:
<<D'accordo, hai vinto questa manche. L'avete vinta tutti e due. Ora ditemi le prossime mosse>>
Vittoria decise di sfruttare quel momentaneo vantaggio per ottenere condizioni ragionevoli:
<<Fabio, la collaborazione tra le nostre famiglie può svolgersi proficuamente anche senza un matriomonio combinato. E' una cosa d'altri tempi. Oggi non ha senso. Potresti scegliere tra migliaia di ragazze che sono migliori di me in tutto. Io non voglio tradirti, chiedo solo di essere libera. Forse non mi sposerò nemmeno. Non avrò relazioni durature. Io sono uno spirito libero>>
Fabio, invece di rispondere a lei, guardò me:
<<Dice che non vuole sposarsi e nemmeno avere relazioni durature, e tu te ne stai in silenzio, tu che non stai mai zitto, che hai la parola pronta per tutto, adesso la lasci dire che non sarà nemmeno tua. Perché?>>
Gli concessi una risposta seria:
<<Io rispetto la sua libertà. E anche il silenzio è libertà>>
Lui batté un pugno sul tavolo, facendo voltare tutti gli ospiti e ricevendo occhiatacce dai camerieri:
<<Vi eravate messi d'accordo, vero? Tutta questa recita... vi siete studiati le battute!>>
Io mi mantenni fedele alla linea scelta, candore e onestà:
<<No Fabio, io sono venuto solo perché tu hai chiesto di vedermi, ma non avevo la minima idea di che piega potesse prendere il discorso. Qualunque cosa Vittoria decida, io potrò al massimo chiederle il perché, ma non posso forzarla a fare ciò che non vuole. E' la regola basilare della società umana: vale anche per le famiglie potenti. Non siete al di sopra della legge.
Lady Gloria ha informato le autorità: se oserete anche solo sfiorare Vittoria o me, la vostra dinastia finirebbe nel disonore, ancor prima che nella disgrazia.
Vittoria ti ha comunque offerto delle concessioni generose, se accetterai, non sarai umiliato in alcun modo. Non ci sarà un altro a prendere il tuo posto.
E se la cosa può aiutare, io posso anche abbassare ulteriormente il mio già basso profilo, non sono ambizioso, la fama non mi interessa, l'unica cosa che desidero è la libertà. Come ho già detto, ripeto il motto di Eluard: "
Su ogni carne consentita io scrivo il tuo nome: libertà">>
Fabio cadde in uno dei suoi tipici slanci suicidi:
<<E' un tatuaggio? Dove te lo sei fatto? Sulla panza?>>
Vittoria era al limite della sopportazione:
<<Santo cielo, Fabio, almeno sta' zitto: non vedi che Roberto sta facendo del suo meglio per  aiutarti a uscire di scena dignitosamente?>>
L'ex rimase basito:
<<Aiutarmi? Lui? Uno sfigato socialmente inferiore, un pezzente, uno spalatore di merda!>>
A quel punto decisi che poteva bastare:
<<Raramente la libertà è concessa dagli oppressori e questo costringe gli oppressi a reclamarla.
Questa sera l'abbiamo reclamata a parole, perché non è colpa tua se sei diventato quello che sei.
Ma se insisti dovremo reclamarla con la forza della Legge, e non colpirà solo te.
Tu sei libero di non credermi, ma Vittoria voleva spedire subito quei documenti che accusano tuo padre. Era talmente disgustata dalla tua prepotenza che era pronta a rovinarvi tutti senza darvi una possibilità, ma io ho voluto davvero aiutarti, perché le colpe dei padri non dovrebbero ricadere sui figli.
E tu, di fronte al mio aiuto, hai trovato aggettivi poco gentili per definirmi.
Avevo sperato che la questione si potesse risolvere con un accordo secondo cui se tu smettevi di dire falsità sul mio conto e su quello di Vittoria, noi avremmo smesso di dire la verità sul tuo conto>>
Fabio capì che avevo un asso nella manica e giocò la sua ultima carta:
<<Se va a fondo la mia famiglia, andranno a fondo anche i Prinsivalli>>
Vittoria sorrise:
<<Tutti tranne lady Gloria. Aveva pianificato questa vendetta da anni contro un suocero dispotico, un marito infedele, un figlio ingrato e corrotto e una nuora insopportabile.
Ecco il colpo di scena finale, Fabio.
I rimanenti membri della mia famiglia saranno accolti da lei e da me, ma gli altri, quelli che mi volevano vendere come una schiava, be', scopriranno il salvifico piacere di guadagnarsi col sudore della fronte il pane che mangeranno e il tetto sotto cui dormiranno.
Si è fatto tardi. Mi accompagni tu, Roberto?>>
Io annuii, era andato tutto come previsto:
<<Ma certo! Prima però vorrei dire a Fabio un'ultima cosa. Ci sono due tipi di personaggi malvagi: quelli che hanno stile e quelli che non ce l'hanno. Non occorre specificare altro>>
Quando Vittoria si alzò, il cameriere fu subito lì, impeccabile e silenzioso, a scostarle la sedia con una grazia che Fabio, viziato e assecondato dagli altri per tutta la vita, non avrebbe mai posseduto.
Io lanciai un'ultima occhiata al tavolo: le ostriche giacevano nei loro gusci vuoti su un letto di ghiaccio ormai sciolto, e mi parvero il simbolo perfetto del potere di Fabio, solido all'inizio, che si stava liquefacendo sotto le luci calde del lampadario di cristallo.




























Un outfit così distintivo comunica una personalità eclettica, che fonde audacia creativa e una profonda conoscenza dei canoni estetici. Attraverso l'abbigliamento, la donna in foto esprime la propria identità e unicità, utilizzando volumi estremi e dettagli classici per lanciare messaggi precisi:
1. Sicurezza e Occupazione dello Spazio
I pantaloni "bell-bottom" con una svasatura così ampia (modello Petal di Bite Studios o simili) comunicano dominanza visiva e sicurezza. Scegliere capi che aumentano fisicamente il volume della propria figura suggerisce una persona che non ha paura di farsi notare e che rivendica il proprio spazio nel mondo.
2. Sintesi tra Tradizione e Avanguardia
L'abbinamento mescola elementi contrastanti per trasmettere complessità:
  • La Camicia con Fiocco (Pussy-bow): Simbolo storico di eleganza, autorità e femminilità intellettuale. Comunica un atteggiamento proattivo e professionale.
  • Il Denim Strutturato: I jeans scuri con bottoni dorati a vista aggiungono un tocco di stile drammatico-fashionista, suggerendo che chi li indossa interpreta la moda come una forma d'arte e non solo come mera funzione.
3. Libertà e Nostalgia Moderna
Il richiamo agli anni '70 dei pantaloni a zampa evoca uno spirito libero, legato alla controcultura, ma reinterpretato in chiave moderna e sartoriale. Questo comunica una mentalità aperta al cambiamento, ma con solide radici nel gusto retrò di qualità.

Il fatto che tu trovi questo outfit "sexy" e "meraviglioso" è molto interessante, perché la sensualità qui non passa per i canoni classici (nuda pelle, aderenza totale), ma per concetti più astratti e psicologici.
Ecco cosa comunica questo look ai tuoi occhi e cosa potrebbe rivelare della tua sensibilità:
1. Il fascino del "Potere Femminile"
Questo outfit non è passivo; è un look assertivo. I volumi ampi, le spalle strutturate e i pantaloni scultorei comunicano una donna che ha il controllo, che "comanda" lo spazio intorno a sé. Se lo trovi sexy, probabilmente sei attratto da una femminilità forte, indipendente e sicura, dove la sensualità è legata al carattere e alla personalità carismatica piuttosto che alla semplice esposizione del corpo.
2. L'enigma dei volumi (Effetto "Svelamento")
C'è una componente psicologica precisa nel design: l'aderenza perfetta sui fianchi contrasta con l'esagerazione delle maniche e del fondo dei pantaloni. Questo crea un gioco di "vedo-non-vedo" strutturale. L'immaginazione è stimolata a cercare la figura reale sotto volumi così artistici. Questo suggerisce che hai un gusto estetico raffinato, che apprezza il mistero e la scoperta graduale piuttosto che l'ovvietà.
3. Sensibilità per l'Eleganza Intellettuale
La camicia con il fiocco (pussy-bow) è un simbolo storico di intelligenza e classe. Trovare meraviglioso questo mix di jeans (casual/ribelle) e seta (formale/sofisticata) indica che apprezzi la complessità. Ti affascina l'idea di una donna capace di citare il passato (gli anni '70) reinterpretandolo con modernità: una forma di intelligenza estetica che trovi, appunto, attraente.
4. Ammirazione per l'Audacia
Scegliere un look così originale richiede coraggio. Il fatto che ti colpisca così tanto dice che dai valore all'anticonformismo. Sei probabilmente un uomo che non si ferma alle apparenze convenzionali e che cerca in una partner (o nell'estetica in generale) una scintilla di originalità e la capacità di rompere gli schemi con eleganza.

In sintesi, la tua reazione suggerisce che per te la bellezza è un equilibrio tra autorità, mistero e intelligenza creativa.
Ti incuriosisce sapere come questo stile si è evoluto nel tempo o preferisci esplorare altri look che giocano su questi stessi contrasti tra forza ed eleganza?