venerdì 17 luglio 2026

L'ultima Dama del Lago. Capitolo 5. Gli Anni della Falsa Primavera. La versione alternativa e ucronica su come andarono a finire le speranze.

I segreti nascosti nel diario di Amalia Atalarich stavano per essere svelati. Lì erano contenute le risposte ai misteri che avevano tormentato per anni tutti coloro che la Principessa Reale aveva apparentemente escluso e tagliato fuori dalla propria vita dopo aver sposato Giorgio Prinsivalli, Marchese di Bevania. Edoardo de Rovere cercava in quel diario le informazioni che Vittoria Prinsivalli gli aveva precluso, lasciandolo col tarlo del dubbio. Lui conosceva la potenza trainante della curiosità come motore dell'animo umano, e lo comprendeva più degli altri, perché, nei giorni celesti del suo apogeo come giornalista d'inchiesta, ormai lontani, aveva realizzato degli scoop e delle inchieste su cui poi aveva scritto i best sellers che tutti conoscono: "Vite quasi parallele", "Mistero ad Hollow Beach", "Gli Iniziati di Estgoth", "Alpha Omega", "Il Profeta dei Keltar" e il celeberrimo capolavoro "Gothian", che gli era valso il Premio Bancarella. Ma tutto ciò impallidiva di fronte al contenuto del testo che aveva sottratto furtivamente alla biblioteca del Maniero Prinsivalli.
Appena raggiunta la sua stanza, dove il camino si era spento, Edoardo non provò né freddo, né fatica, né sonno, poiché il Triskelion d'oro che pulsava sul suo petto, appeso a una catenina altrettanto preziosa e antica, continuava a conferigli calore oltre che forza e riposo, si sedette allo scrittoio di noce, infondendogli una lucidità innaturale. Estrasse il quaderno rilegato in seta color indaco, leggermente sbiadita e usurata, e vide i lembi del sigillo violato, che uniti insieme riproducevano l'immagine stilizzata della regina Amalasunta, antenata diretta di Amalia, nelle cui vene scorrevano le ultime gocce del sangue reale degli Amali, la stirpe di Teodorico il Grande.
All'apertura della prima pagina, vide scritto, vergato a mano con grafia elegante, ma antica, il titolo del libro: "Annotazioni e pensieri di Sua Altezza Reale la Principessa Amalia Atalarich, Marchesa Prinsivalli di Bevania" Non era un semplice diario, era un testo che univa i resoconti e i pensieri privati di Amalia alle cronache di carattere storico e alle riflessioni di tipo filosofico, e la carta spessa che i librai di Venezia avevano usato per testi pregiati come il "De Umbrarum Regni Novem Portis", ma il contenuto, almeno all'inizio, non era assolutamente così cupo. La carta di stracci di lino e canapa, battuta a mano e filigranata a Venezia, nota come Vergata pesante, con una collatura animale che la rendeva impermeabile al tempo ma porosa per gli inchiostri più disparati, compresi quelli esoterici.  Vi era allegata una mappa dettagliata della Marca di Bevania. Seguiva una pagina che faceva da frontespizio alla prima parte, con un titolo ampolloso:
 «Anno Domini 1881, tredicesimo anno di regno di Sua Maestà Imperiale Federico VII von Hohenstaufen del Sacro Romano Impero e quarantaquattresimo anno di regno di S. M. Adelchi V, Dei Gratia Rex Langobardorum, Gothorum, Gallorum et Italicorum, Sovrano del Regno Confederato delle Due Italie, Presidente della Confederazione Cisalpina, Protettore della Val Padana e della Val d'Arno»
E poi iniziavano le pagine del diario vero e proprio:
"Ravenna, Ducato di Lingonia Gotica, 22 Giugno. Ieri, alla mia cerimonia nuziale, erano presenti i rappresentanti di tutte le famiglie reali d'Europa. Ho avuto l'onore della presenza dell'Imperatrice Consorte Augusta Luisa, già principessa Hohenzollern di Prussia, della Regina di Francia, Oriane de Guermantes, sposa di Clodoveo XVIII, del Principe di Galles Arturo Plantageneto erede di re Riccardo XIV il Magnifico, Dei Gratia Britanniarum Omnium Rex, il Vicerè delle Due Sicilie Tancredi d'Altavilla e persino della Regina Regnante di Spagna, Giovanna II d'Asburgo-Trastamara, emula dello spirito di libertà e giustizia della grande antenata Giovanna I la Lungimirante, colei che pose fine alla barbarie dell'Inquisizione e all'oscurantismo dei genitori, i Re Cattolici, Isabella e Ferdinando, e del loro indegno ministro: mi riferisco all'anima dannata di Francisco Jiménez de Cisneros e anche a quella del suo sconfitto successore nel tentato golpe del 1518, ilTorturatore di Tordesillas, Luis Gómez de Sandoval y Enríquez Marchese di Denia" e l'elenco continuava con tutte le altre monarchie europee, unica eccezione l'autoproclamata Confederazione Elvetica, all'epoca non ancora sciolta per le accuse di affari finanziari illeciti".
Amalia inseriva qui una serie di considerazioni politiche e diplomatiche molto accurate, che dimostravano come, alla corte di Ravenna, avesse ricoperto un ruolo di primo piano, in quelle che oggi definiremmo pubbliche relazioni. Conosceva bene il complesso sistema politico che reggeva il Regno Confederato delle Due Italie. A nord c'era la Confederazione dell'Italia Cisalpina, al cui interno vi era il Distretto Padano di Longobardia e Gotia, diviso nei vari Ducati.










Al Centro-Sud la Storia si era evoluta da una situazione frammentata tra i ducati della Langobardia Minor, i ducati bizantini e altri possedimenti, all'unificazione ad opera dei Normanni d'Altavilla che avevano fondato un regno che univa la Sicilia riconquistata dopo l'emirato arabo, con il Regno di Napoli, o Sicilia Superiore, nato dall'unificazione dei vari Ducati, fino ad arrivare alla federazione delle due componenti della Sicilia intesa in senso lato. Da qui il nome di Vicereame delle Due Sicilie, da cui romaneva fuori il Patrimonium Petri, il tutto compreso nel Sacro Romano Impero degli Hohenstaufen, che comprendeva anche la Borgogna e la Germania unita alla Prussia.
L'Italia era uniformemente divisa in Ducati che conservavano un elemento monarchico nell'ambito di un governo liberale e democratico-sociale, inoltre i loro nomi erano derivati dal substrato preromano.
Il Duca di Senonia Gotica era anche Granduca di Senonia e Lingonia, tenendo conto dei Galli Senoni e di quelli Lingoni.
Amalia conosceva tutto questo con una padronanza tale che avrebbe meritato uno sposo migliore, forse lo stesso re Adelchi.





Ma Edoardo non perse tempo nel leggere cose che sapeva già. Arrivò quindi alla parte che lo interessava. Lo sposo veniva descritto in termini elogiativi, così come l'intera stirpe dei Prinsivalli.
"I Prinsivalli sono una famiglia molto antica. Il loro cognome deriva dalla ancestrale sovranità sulla Vallis Candiana. Sono i Principi della Valle e della Palude da moltissimo tempo e la loro conoscenza di quella zona infida è unica. Nessuno potrebbe immaginare che da quel luogo di acquitrini, lagune e terre selvagge possa provenire una famiglia di così bell'aspetto e così numerosa. Ora anche io sono parte di questa famiglia e inizialmente ero scettica rispetto all'idea di dovermi trasferire in quelle lande dimenticate da Dio e dagli uomini, ma mio marito, Giorgio, è un uomo di straordinaria bellezza e fascino, alto, biondo, con intensi e magnetici occhi blu, che potrebbero ipnotizzare chiunque tanto sono magnetici. E del resto sembra lui stesso possedere le caratteristiche che io credevo strettamente legate al clan degli Amali, l'antica famiglia reale ostrogota di cui io sono l'ultima discendente. 
Sono noti in tutto il Regno Confederato per la loro longevità, giovanilità e resistenza al passare degli anni. Giorgio ha venticinque anni più di me, ma sembra essere mio coeateneo, se non fosse per la solennità e la "gravitas" del suo comportamento, che nulla toglie al fascino del mistero che da lui promana. Tutti lo trattano con un riguardo che nessun Marchese al mondo potrebbe mai ottenere: le teste coronate e i principi reali sembrano considerarlo superiore a loro stessi. Gli altri membri della famiglia sono altrettanto belli, ma meno carismatici, tranne sua sorella Mariagrazia, che compensa la solennità di lui con un atteggiamento molto più estroverso e disposto al dialogo e all'ironia, e vedo che Giorgio stesso la tiene in grande considerazione. Molti ritengono addirittura che sia lei la vera mente politica della famiglia, quello che si potrebbe definire "il potere dietro il Trono", ma se anche fosse così, non lo fa pesare in alcun modo. Lei è l'unica Prinsivalli ad aver viaggiato, studiato all'estero, conosciuto il mondo, accettato compromessi con la mordernità che non vengono accettati nella Marca di Bevania, la cui popolazione vive ancora come un secolo fa. Mariagrazia è così gentile con me, ha detto che mi farà scoprire la bellezza segreta della sua terra, il mistero delle antiche tradizioni e i segreti della sua famiglia che ormai è anche la mia famiglia, per quanto, pur essendo ormai divenuta la Marchesa di Bevania, non sappia quasi niente di quella terra, tranne le poche informazioni che i Prinsivalli lasciano trapelare. Alcuni li temono, ma Mariagrazia ride quando sente questi discorsi: mi ha detto che Bevania è "tante cose", alcune bellissime, altre meno, ma è certa che ne rimarrò affascinata"
Nella pagina a fianco c'era una raffigurazione dello stemma di famiglia, con una sirena bionda che sedeva su uno scoglio in mezzo a un lago, chiaramente riconoscibile come la Vallis Candiana, che la gente del posto chiama Standiana o addirittura Scangiana, nel suo dialetto tipicamente gallo-italico con forte superstrato ostrogoto.
Edoardo scorse velocemente le pagine in cui Amalia sembrava ancora entusiasta del suo sposo e della sua terra d'adozione, poi, quando la Marchesa incominciò a parlare della propria gravidanza, rimase sconvolto da un dato che avrebbe dovuto notare subito e che aveva inspiegabilmente trascurato all'inizio: quella Amalia non poteva essere la madre di Vittoria, poiché l'omonima figlia dell'ultima degli Amali risultava nata nel 1882.
Secondo quel diario la giovane Vittoria avrebbe dovuto avere 224 anni, il che era decisamente troppo, persino per lo standard di longevità e sconfinata giovinezza per il quale i Prinsivalli erano famosi. Eppure c'erano fotografie di Amalia e Vittoria insieme, oltre che ritratti, e la ragazza immortalata in quegli scatti e in quelle tele era identica all'attuale Vittoria Prinsivalli. Ad Edoardo parve di ritrovarsi nel capolavoro di Hitchcock, "La donna che visse due volte".
Ma tutti i dati dell'albero genealogico confermavano i nomi di tutti i principali componenti della famiglia nel 2026. Il marchese di chiamava Giorgio e sua sorella Mariagrazia, anche se di loro non si avevano immagini recenti. Edoardo si rese conto del motivo per cui l'incarico che aveva ricevuto era ancora più rischioso di quanto avesse messo in conto: troppi interrogativi erano rimasti senza risposta per più di un secolo, scontrandosi con il un muro di omertà che respingeva, anche con inspiegabili sparizioni, ogni tentativo di scoprire i segreti di quell'oscura dinastia. 
E del resto Vittoria si esprimeva a volte con un lessico caratterizzato dalla compresenza di arcaismi e termini moderni e persino gergali tipici dei giovani d'oggi. Edoardo ripercorse la conversazione successiva alla cena con i Notabili di Bevania e Ogni volta e sentì una morsa allo stomaco. Dal primo momento in cui i suoi occhi avevano incontrato quelli di lei, color fiordaliso come quelli della madre, il malessere si era intensificato, come se dentro allo stomaco ci fosse una pietra, un mattone intero, quello che i Longobardi e i Goti chiamavano "magone" e soltanto il Triskelion, attivandosi con un calore e una luminescenza dorata, gli permetteva di scioglierlo e di recuperare quella serenità e quelle energie che il ricordo di Vittoria gli sottraeva. Riprese la lettura, spinto da crescente curiosità.
"Bevania, Maniero Prinsivalli, 29 giugno 1882. Due settimane fa è nata mia figlia Vittoria, che già in fasce mostra una bellezza che di solito i neonati non hanno, o almeno, a me gli altri neonati sembravano tutti uguali. Vittoria è nata dopo un parto molto doloroso ed estenuante, ma quando l'ho vista, sono rimasta senza parole per il fatto che già aveva folti capelli dorati, occhi straordinariamente simili ai miei, ma più intensi e magnetici, come quelli di suo padre. Avrei voluto allattarla, ma nei giorni successivi al parto sono caduta in preda ad un inspiegabile languore, un misto tra debolezza fisica e forte malinconia. Mariagrazia ed Elvira, la Governante hanno detto che può capitare di sentirsi così dopo una gravidanza impegnativa..."
Qui Edoardo si fermò di nuovo. C'era già anche Elvira o era un altro caso di omonimia? Pur non essendo una Prinsivalli, anche la Governante appariva "senza età", magicamente immune al passare del tempo. Era frustrante il fatto che quel diario, più che dare risposte, generava ulteriori domande che richiedevano risposte immediate, perché il pericolo era reale. La sua curiosità gli faceva desiderate di saltare direttamente alle pagine finali, ma il suo rigore di testimone trasparente e cronista fedele e scrupoloso lo spingevano nella direzione opposta, ossia la conoscenza di ogni dettaglio. Ma il tempo stringeva, erano ormai le tre di notte, l'Ora del Lupo, e il diario era corposo. Non c'era tempo per leggere tutto, perciò dovette dare una scorsa alle pagine per trovare quelle che potevano contenere informazioni indispensabili per capire come Amalia era giunta a conoscenza dei misteri celati nella Marca.
Da quelle pagine emergeva che la depressione post-partum non era mai passata del tutto e che Vittoria era stata cresciuta da sua zia Mariagrazia insieme alle tre figlie che quest'ultima aveva avuto senza mai rivelare chi fosse il padre. Le voci sull'endogamia praticata dai Prinsivalli per manterere un fenotipo nordico, ritenuto più aristocratico, non avevano mai trovato conferma. Forse in quel diario qualcosa poteva emergere. Mariagrazia aveva liquidato la questione della paternità delle tre figlie gemelle dicendo che erano nate postume in quanto il padre era deceduto in circostanze misteriose, perché ogni cosa era un mistero, a Bevania, persino per Amalia, la Marchesa Triste, come veniva chiamata dal popolo, che nonostante questo, o forse proprio per questo, nutriva per lei un affetto molto maggiore rispetto a quello riservato ai Prinsivalli, che sembravano più temuti che amati. Lo colpì persino il fatto che Amalia fosse turbata da qualcosa che aveva visto di straforo più volte, ossia dei gesti scaramantici al passaggio di un membro della famiglia Prinsivalli.
Nel progredire del diario però la principessa ostrogota continuava a solidarizzare con i popolani, divenendo sempre più sospettosa e critica nei confronti dei Notabili e degli stessi Prinsivalli.
"Bevania, Maniero Prinsivalli, 13 luglio 1884. Purtroppo la debolezza e la malinconia non accennano a diminuire, anzi, ogni giorno è sempre peggio. Mi piange il cuore nel vedere che Vitttoria è cresciuta quasi come un'estranea per me e credo che, pur essendo solo una bambina, nutra un certo istintivo disprezzo verso la mia fragilità. Quando la prendo in braccio mi sembra di stare persino peggio e questo alimenta i miei sensi di colpa. Giorgio vorrebbe un figlio maschio, ma il dottor Stecchino si è imposto con la sua consueta inflessibilità nel dire che un altro parto mi avrebbe ucciso. Poteva anche evitare di dirlo in mia presenza, ma quell'uomo non è certo noto per la sua sensibilità, e per quanto voglia salvarmi la vita, le sue cure non mi aiutano, al contrario delle tisane che Elvira mi prepara con le erbe coltivate dalle sue sorelle, in una località chiamata Confluentia, dove l'accesso è consentito soltanto a pochissime persone. Per arrivarci bisogna percorrere i rivali della Torricchia o del Bevano, tra i quali si trova il Maniero e la proprietà allodiale originaria dei Prinsivalli, quando ancora la Palude arrivava molto più vicina alle nostre zone. Vorrei tanto visitare Confluentia, ma il percorso è troppo lungo e accidentato e il dottore mi ha categoricamente vietato di compiere sforzi..."
Edoardo si chiese se quel dottor Stecchino fosse un antenato dell'attuale oppure se davvero la leggenda della longevità degli abitanti della Marca non fosse affatto una leggenda, ma una verità che soltanto quel diario poteva testimoniare con accuratezza e credibilità.
Quelle coincidenze di nomi e cognomi erano una fonte preziosissima per il reportage che avrebbe dovuto ridare lustro alla sua carriera giornalistica, riportandolo ai successi di quando era giovane, prima che una concomitanza di amori infelici, tradimenti e problemi di famiglia lo avessero condotto ad abusare di alcool e farmaci, appesantendo il suo corpo un tempo così snello e tonico, minando anche la sua salute fisica.
Il Triskelion di Taliesin, però, sembrava avere un effetto che andava oltre la trasmissione energetica, perché percepiva il suo metabolismo funzionare più velocemente, senza tuttavia provocargli quelle crisi iperfagiche di cui cadeva vittima nelle notti insonni. Tornò a sfogliare il diario, cercando di seguire l'evoluzione, o meglio l'involuzione, della salute e della malinconia di Amalia Atalarich. C'era una pagina molto fitta, nella quale erano annotati elementi molto peculiari e rimarchevoli.
"Bevania, Maniero Prinsivalli, 1 agosto 1888. Nonostante l'opposizione dell'Arciprete, i contadini continuano ancora a celebrare la festa pagana di Lughnasadh, che in gaelico antico è chiamata Lammas ed è fortemente radicata tra i celti di Britannia e Irlanda, dove il culto druidico è protetto dal lungimirante re Riccardo e dal principe Arturo. Nelle monete dove il Re britannico è rappresentato, con la sua chioma leonina, vi è la scritta "Defensor omnium fidei formarum", che fa andare su tutte le furie l'Arciprete, il quale vorrebbe che papa Celestino XIII censurasse in una enciclica. Fortunatamente questo pontefice romano ha capito che il primato petrino è da intendersi soltanto come titolo onorifico e vorrebbe rinunciare al potere temporale sul Patrimonium Sancti Petri, come ancora si chiama il Ducato Romano. Sentivo che l'Arciprete ne discuteva con mio marito, il quale ha sollecitato monsignor Orsini ad esercitare pressioni sulla sua famiglia e su tutta l'Aristocrazia Nera ad ergersi a custode della sovranità dell'alto clero sul Lazio. Mi colpisce il fatto che non usino il termine Nobiltà Nera, per indicare la fazione conservastrice delle famiglie principesche romane, ma preferiscano chiamarla Aristocrazia Nera e si riferiscano ad essa più come ad una società segreta che ad una fazione politica pubblica. Hanno anche discusso del delitto di Whitchapel, dove una prostituta è stata uccisa in maniera efferata e raccapricciante, tanto da far soprannominare l'assassino come "lo Squartatore". L'Arciprete ha sostenuto che i suoi contatti a Londra faranno ricadere la colpa sulla Massoneria, e insinueranno persino il coinvolgimento del Duca di Clarence, Alfredo, figlio del Principe di Galles. L'intento è gettare discredito sulla linea illuminata e tollerante che viene portata avanti da Riccardo XIV. Non capisco come sia possibile che un Arciprete di provincia possa avere contatti così importanti in una metropoli che è ormai la città più ricca e potente del mondo. Giorgio ha citato più volte la Duchessa di Clarence, della famiglia Hannover, discendente dei Welfen, gli storici oppositori alla casata dell'Imperatore Federico. Non capisco come un delitto, per quanto efferato, possa suscitare tanto interesse da parte di questa fantomatica Aristocrazia Nera..."
Amalia aveva continuato a seguire il caso e a parlarne con Elvira, ma nella prima parte di quella pagina si trovavano informazioni fondamentali.
"Bevania, 21 dicembre 1888. Ho parlato a lungo con Elvira e Robinia, che mi sta curando con un farmaco sperimentale piuttosto efficace. Dopo aver parlato della necessità di contattare il notaio Taliesin Valeriano riguardo a una specie di talismano miracoloso da lui gelosamente custodito, hanno nominato la Sorellanza delle Erboriste e la fazione degli Alchimisti, che a quanto pare sembrano associazioni locali con qualche aggancio a Forolivio o a Ravenna..." 
Da quell'incipit edoardo trasse l'ennesima conferma che i Notabili erano sempre gli stessi, tranne l'Arciprete Orsini, il che non lo stupiva. Era l'unico Notabile che viaggiava spesso fuori dalla Marca e non poteva certo far sospettare al pontefice di allora, San Celestino VIII, ultimo dei pontefici "progressisti", l'esistenza di farmaci miracolosi o sette segrete. Tuttavia appariva evidente ciò che già a cena Edoardo aveva notato, ossia che tra queste fazioni vi fosse una notevole rivalità e diversità di intenti e di metodi. E finalmente erano emersi i nomi delle prime tre: Alchimisti, Aristocrazia Nera e Sorellanza.  La pagina del diario procedeva poi con un riferimento molto singolare sul serial killer di Whitechapel.
"...Hanno anche sostenuto che i delitti dello Squartatore sono da imputare all'Aristocrazia Nera, per seminare il panico a Londra e screditare il Re e la sua famiglia. Ho voluto saperne di più, da Elvira e Robinia, riguardo a questa setta, e loro si sono scambiate un'occhiata d'intesa e mi hanno accennato al fatto che è una corrente esoterica con intenzioni malvage, che si nasconde dietro false apparenze. Mi pare che avrebbero voluto parlarne ancora, ma Giorgio è entrato all'improvviso e ha ordinato alle mie amiche di lasciarmi riposare. Io avrei preferito continuare quella conversazione, ma mio marito ha ironizzato sulle "teorie del complotto" e sulle superstizioni. Ho l'impressione che mi stia mentendo e ormai la distanza tra noi è divenuta ampia e profonda, anche perché lui preferisce trascorrere molto tempo a caccia nella Foresta, dove sta ristrutturando una residenza. Mi sono confidata con Mariagrazia riguardo ai miei timori e lei mi ha assicurato che terrà d'occhio i movimenti di suo fratello. Vittoria sta crescendo e diventa sempre più bella ed energica, e passa il tempo con le cugine a sfidarle nel fare numeri acrobatici che vedo dalla finestra che dà sul prato interno. Con me ha un atteggiamento di formale cortesia, e il suo amore va tutto a Mariagrazia..."
Edoardo trovò interessanti anche quelle note familiari. Il segreto di Vittoria rimaneva però celato. La spiegazione di questa riservatezza non era tanto da imputare ad Amalia, quanto al vincolo del segreto di coloro che si erano affiliati a queste sette di carattere esoterico e iniziatico, che interagivano come se fossero parti di un'unica organizzazione divisa in vari gruppi, molto più potenti di quanto volessero far credere.
Procedette scorrendo le varie pagine e soffermandosi su quelle che sembravano condurlo alla soluzione del mistero. Purtroppo però, proprio le pagine più importanti avevano subito lacerazioni e abrasioni nei punti in cui Amalia sembrava essere troppo vicina alla verità.
L'ultimo brano lungo del diario chiarì molte cose, ma non le più importanti.
"Bevania, Maniero Prinsivalli, 21 giugno 1891. Il decimo anniversario di matrimonio tra me e Giorgio ha reso evidente una realtà ormai chiara da tempo. Io e lui siamo di fatto separati e non ci vediamo quasi mai. Lui vive in questa fortezza che si è fatto costruire in mezzo alla Foresta Standiana, in un luogo che i paesani chiamano l'Orma del Diavolo. Secondo il notaio Taliesin Valeriano quel nome inquietante deriva dal fatto che lì vi era stato per secoli il cuore della religione druidica della Senonia, intorno a una immensa quercia secolare, fatta poi abbattere per ordine della stessa Aristocrazia Nera di cui ormai ho sentito parlare sempre più spesso, tanto che ho chiesto al notaio di parlarmi di tutte le sette segrete che sembrano aver trovato il loro nascondiglio ideale e la loro protezione nella Marca di Bevania.
Taliesin mi ha parlato di un testo fondamentale di un filosofo tedesco, impazzito improvvisamente tre anni fa (dicono che abbia baciato un cavallo, mentre si trovava a Torino), che fa risalire le origini della tragedia greca al culto di Dioniso, legato alla terra e alla vite, contrapposto a quello di Apollo, solare, celeste e razionale. Ha però aggiunto che quel testo ha omesso un elemento decisivo: sia il culto dionisiaco che quello apollineo possono essere volti al bene o al male e questo genera una ulteriore scissione, di modo che i culti misterici che ne sono derivati, a parte quelli già noti, sono catalogabili a seconda di questa duplice dicotomia (ha usato questo termine, è un uomo dotto, erudito, molto anziano, forse centenario o anche più, ma ancora vigoroso). I culti "celesti" apollinei possono anche avere un loro lato oscuro, che secondo i Catari, dissidenti religiosi che sono stati protetti sia dal nostro re Adelchi così come dal re Riccardo di Britannia, chiamano Demiurgo. La parola significa Creatore in greco, ma, secondo Valeriano, il Demiurgo non è un creatore benevolo, bensì un'entità malvagia che ha imprigionato le anime in un mondo materiale crudele e ingiusto. Si tratta di un'idea antica, millenaria, che ha visto gli Iniziati a quella filosofia detta Gnosticismo come degli asceti che miravano a liberare l'anima dalla "prigione del mondo". Ammetto che questa idea mi ha affascinato: negli ultimi dieci anni sono stata così male da spingermi a pensare che questo mondo sia un enorme carcere da cui non si può evadere del tutto se non con la morte.
Ad ogni modo l'Aristocrazia Nera adora il Demiurgo e dunque è volta al male in maniera cosciente e con una razionalità crudele e spietata, mascherata dietro il moralismo della fazione cattolica più reazionaria, come quella che a Roma è sostenuta dalle antiche famiglie patrizie che mirano a riprendere il controllo del soglio pontificio, ma operano ovunque per sostituire all'illuminismo l'oscurantismo. A quel punto mi è venuto spontaneo porre al notaio la domanda che mi tormenta da anni: mio marito, il Marchese di Bevania, è uno di loro? 
E qui ho ricevuto una risposta che, pur espressa col consueto tono benevolo e gentile, mi ha allarmata riguardo al contenuto. Valeriano ha detto che Giorgio Prinsivalli appartiene a una setta molto più pericolosa, quella degli Eterni, che lui colloca nella parte malvagia di un culto dionisiaco degenerato in sacrifici a creature misteriose della Palude Standiana e delle altre ad essa collegate nel formare l'immensa Padusa.




Ho chiesto se questo aveva qualcosa a che fare con la superstizione popolare relativa alla Morda, la strega delle paludi, ma lui ha concluso il discorso dicendo due cose: la Morda esiste davvero, in forma non umana, e gli Eterni la nutrono con chi viene ritenuto inidoneo all'ambizione dinastica dei Prinsivalli. 






"La mia mente rifiuta di credere a queste leggende fatte per impaurire i bambini che vanno a nuotare nella palude, figuriamoci poi credere ai sacrifici umani! Mio marito non è stato un bravo marito, ma non è neanche un mostro! Me ne sarei accorta, in tanti anni, se fosse stato un mostro! Però non posso fare a meno di fermare un dubbio che si insinua nella mia mente: me ne sarei accorta davvero?
Elvira poi ha concluso dicendo che il vero potere degli Eterni ha un'altra fonte, ma non era il denaro. Al giorno d'oggi cosa può essere più forte del denaro? Ci sono forse altri mostri in circolazione tra la Palude e la Foresta di questo maledetto luogo dimenticato da Dio?"
Vedendo il mio scetticismo, la governante si è fermata e mi ha detto che ancora giunto il momento di parlarne, ma forse potrei persino scoprirlo da sola? E cosa potrò mai scoprire se ormai non ho più forza nemmeno di alzarmi dal letto!
Persino le poche visite di Vittoria mi lasciano completamente spossata. Anche il solo osservare il suo bel visto, con quegli occhi così intensi, come quelli di suo padre, riesce ad affaticarmi? Mia figlia mi osserva senza parlare, è come se mi volesse punire per non esserle stata vicino."
Da quel punto in avanti la calligrafia di Amalia sembrava sempre più tremolante e incerta, e le pagine erano sempre più rovinate, proprio nei punti in cui il discorso si faceva interessante.
"Bevania, 15 luglio 1892. La mia malattia si aggrava, ma il dottor Stecchino dice che l'unico rimedio è evitare gli zuccheri, ma non ho nessuno dei sintomi del diabete. Non capisco perché Giorgio si ostina a non voler consultare altri medici e ad aver persino vietato a Valeriano di venire a farmi visita. Ormai non vedo più quasi nessuno tranne Elvira e Mariagrazia che mi porta qualche volta anche Vittoria. Secondo quel che mi dice mia cognata, mia figlia è molto esuberante, e vorrebbe diventare famosa, ma non come aristocratica, bensì come personaggio dello spettacolo. Mariagrazia la asseconda, ma con me dice che è solo una fase passeggera, che anche lei ha attraversato da bambina. Per cui le insegna il canto, la musica, il pianoforte, la danza, la recitazione, ma soprattutto mia figlia eccelle nelle attività fisiche di diporto, o come si dicono alcuni, gli sport: l'equitazione, il nuoto, il gioco che in Inghilterra chiamano tennis, ma anche gli esercizi di atletica, di cui Vittoria è entusiasta, tanto che ormai è l'unico argomento con cui riesco a farla parlare con me.
Dice che ha informazioni certe sul fatto che entro pochi anni ricominceranno le Olimpiadi come nell'antica Grecia, e si pensa che si svolgeranno ad Atene. Lei vorrebbe persino partecipare, ma non credo che alle donne sarà concesso! Però Vittoria è una ragazza che nasconde un cuore selvaggio: c'è in lei qualcosa che differisce sia dalla mia fragilità che dal carattere gelido del padre.
Non so da dove trovi tutte queste energie, perché riesce comunque a studiare con profitto tutte le materie, sa persino parlare in latino, francese, inglese e spagnolo e impara a memoria le poesie con una facilità estrema. Mariagrazia sovrintende la sua formazione culturale e tiene sotto controllo gli istitutori che già avevano insegnato a lei e a Giorgio. Quello che non capisco è che sia mia figlia che mia cognata preferiscando vivere in quella fortezza nella foresta oppure nella casa in riva al mare, dove io mi annoierei a morte, piuttosto che stare qui, dove è tutto molto più elegante e confortevole. E' strana anche a livello di vestiario: ha sempre caldo, non ha bisogno di coprirsi molto, porta abiti leggeri e comodi. L'unica cosa in cui mi assomiglia è l'aspetto fisico, ma lei è più bella di com'ero io, e si fa sempre più bella, mentre io deperisco"
Da quel momento in avanti le annotazioni sul diario si facevano sempre più distanziate nel tempo e la scrittura diventava a malapena comprensibile, per non parlare della qualità della carta, che aveva subito danni che nemmeno l'usura del tempo poteva giustificare: era chiaro che qualcuno aveva tentato di togliere da quel testo ciò che non voleva fosse letto, ma non aveva avuto né il tempo di terminare il lavoro, né il coraggio di gettare via il testo, come se un qualche legamente affettivo o di altro genere esistesse tra Amalia e chi aveva manomesso le sue memorie.
"Bevania, 1 maggio 1894. Dalla finestra riesco a vedere i fuochi di Beltane accesi nei campi dai fedeli dell'antica tradizione e dai giovani che si sono accostati ad essa di recente. Padre Malachia vorrebbe vietarli, la l'Arciprete ha detto che la zona oltre la cappella di famiglia non è più di competenza della parrocchia, l'ha deciso l'Arcivescovo di Ravenna, che non ha in simpatia né il nostro prelato, né i suoi amici romani, specialmente papa Giulio IV, che già dalla scelta del nome sembra voler riprendere il progetto di Giulio II, colui che tentò invano di annettere al Papato i territori della Senonia, della Lingonia e della Bononia. Il Ducato Longobardo di Spoleto continua ad essere un valido baluardo contro queste ingerenze, essendo il suo Duca seguace dell'eresia ariana. Malachia però ha continuato a berciare tutto il giorno, minacciando le ire del Demiurgo, fino a che Elvira gli ha detto chiaramente che quelle terre erano ormai appartenenti a Confluentia e alla Sorellanza. Non gli ha detto però che i soldi li hanno forniti gli Alchimisti, e non solo Robinia, ma anche Borghi e il Marchese di Forolivio, e che sono i nostri "Soci Silenziosi", e che i terreni appartenevano a Mariagrazia, che riesce a mantenere il proprio ruolo di ago della bilancia. Da quando ho intuito la verità sugli Eterni e il legame che li lega alle altre fazioni, ho capito di essere non solo una prigioniera, ma una fonte di energia, se così si può dire. 
Ad assistere alla lite odierna tra Malachia ed Elvira c'era anche Vittoria, che non vedevo da più di un anno. E' di una bellezza straordinaria, i suoi capelli sono biondissimi e ondulati e il suo corpo è snello e atletico, poiché ormai lo sport ha soppiantato ogni altro tipo di svago. Stranamente oggi ha evitato di fissarmi negli occhi, come se avesse intuito che ormai io ero consapevole del segreto dei Prinsivalli. In questo periodo è in conflitto con Giorgio, sempre per la questione delle Olimpiadi che si terranno tra due anni. Per quanto De Coubertin sia perplesso su questo punto, è stato proposto che le donne siano ammesse alle gare, se non in questa Olimpiade, almeno nella prossima, cosa che ha mandato l'Arciprete su tutte le furie, nonostante lui sia decisamente il più effeminato della Marca. Mariagrazia come sempre sostiene Vittoria, ma continua a fare il doppio gioco e non ho ancora capito da che parte stia veramente"
Edoardo incominciò a capire qual era la vastità delle relazioni e delle credenze delle fazioni in gioco, ma gli mancava ancora una visione d'insieme. Le pargine che seguivano erano sempre più cupe.
"Bev. Febbraio 1897. Trovo la forza di annotare ciò che temevo. Giorgio è divenuto Gran Maestro dell'Ordine degli Arcani Supremi e Vittoria ha abbandonato tutti i suoi sogni dell'adolescenza per aderire alla fazione degli Eterni. Non che avesse molte alternative: se i Prinsivalli non rispettano gli standard del patriarca, finiscono davvero in pasto alla Morda o alla sua immonda progenie, gli uomini-pesce, le cui origini sono controverse."




"Bev. Dicembre 1898. Dicono che in Britannia sta riscontrando un notevole successo un romanzo che parla di un certo conte Dracula. E' una storia che mette i brividi, ma ha un lieto fine. Dubito però che sarà così per me. Giorgio controlla i movimenti di Taliesin e non posso più ricevere il suo aiuto, e la cosa peggiore sono le visite di del dottor Stecchino. Da quando è stato cacciato dall'università di Jena per la sua crociata contro i carboidrati, è qui in esilio a tempo pieno, e vorrebbe mettere a dieta tutta la Marca. Questo luogo attira i fanatici come il letame attira le mosche. Sembra che si diverta a torturarmi e l'unica ragione per cui si trattiene dall'usarmi come cavia è la costante vigilanza di Elvira. Le sue visite peggiorano le mie condizioni: l'ultima volta avevo un semplice mal di testa, nient'altro e lui ha detto che ormai è troppo tardi e che sto precipitando. Ha dato la colpa a Robinia, quando invece sono solo le sue cure che riescono a farmi stare meglio. Mi sembra che siano tutti pazzi in questo luogo maledetto. Stecchino è un torturatore sadico con la faccia da clown. E mio marito sembra volersi sbarazzare di me, forse teme che Vittoria possa lasciarsi commuovere. Vuole insegnarle a non amare, gli dice che l'amore ci indebolisce, ci rende schiavi di qualcuno, mette il nostro destino nelle mani di un altro e dunque ritiene che non è saggio aver bisogno di qualcuno per questioni che riguardano i sentimenti. Mi chiedo se Giorgio sappia cos'è un sentimento, se abbia mai provato un briciolo d'amore per me, per sua figlia o per qualcun altro che non fosse se stesso. 
Cosa significa per lui il dolore degli altri? Cosa significa sacrificare persino i propri parenti per aumentare il suo potere? Cosa significa l'ingiustizia con cui colpisce gli innocenti? La verità è che tutto questo, per lui, non significa niente
Seguiva un'ultima annotazione.
"Bev. 23 Gennaio 1901. Vent'anni di matrimonio e di consunzione. Ho tanto freddo Ormai la fine di questo tormento è vicina, anche per mia volontà. Ho offerto a Vittoria le mie energie residue e lei ha accettato e ha consentito ad Elvira di assistere a tutto, quando sarà il momento. Bisogna cogliere di sorpresa l'Ordine. Ora sono distratti dagli intrighi londinesi, dato che il Re di Britannia si è spento ieri, nel sonno il 22 gennaio, presso il castello di Windsor, dopo 64 anni di regno e 82 di vita. Vorrei una morte come la sua, seguita da un sonno senza sogni. Ma se voglio morire con dignità, è necessario che io sia trasferita oggi stessa alla sede della Sorellanza. Voglio essere sepolta a Confluentia, non sotto la Volta Nera della cappella privata di questi parassiti, un luogo dove si celebrano le messe nere, e tanto meno non voglio che il mio corpo vada a nutrire la Morda e la sua progenie.  E' giunto dunque il tempo di fare un bilancio della mia esistenza. Ho avuto un'infanzia e una adolescenza felici, il resto è stato un incubo sempre più folle.
Si parla tanto di libero arbitrio, ma io mi chiedo: chi ha davvero scritto la nostra storia? E chi glielo ha permesso? Ora che mi accingo a prendere congedo da questo mondo, mi domando: era questa dunque la vita? Tutto qui? Ne valeva davvero la pena?

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