giovedì 1 ottobre 2026

IL prezzo mortale della perfezione. Capitolo 1. Assassinio eccellente a CityLife.


"Finalmente si intravede l'autunno. Anche quest'anno sono riuscita a sopravvivere all'estate. Nessuno ha il coraggio di dirlo, ma l'estate è una stagione crudele" pensò Laura. E non era solo per il fatto che l'estate del 2026 era stata la più torrida mai registrata, tanto che persino le zanzare erano stordite dal caldo, e nemmeno perché era la stagione dei tamarri, dell'esibizione dei corpi, dei viaggi fatti per immortalarsi in foto instagrammabili insieme ad una compagnia sguaiata da sbattere in faccia agli altri come prova, seppur discutibile, della propria felicità. No, agosto era crudele perché voleva dire anche solitudine, amori impossibili, ricordi pieni di rimpianto, continuare a lavorare mentre gli altri vanno a divertirsi, o a fingere di divertirsi, e invece l'altra metà rimane in una città deserta, in un paese in perenne declino, in un mondo senza speranza.
«Laura, mi stai a sentire?» disse la voce composta e precisa del Procuratore Aggiunto.
Laura Garneri, giovane sostituto procuratore al Tribunale di Milano, si riscosse, liberandosi dal flusso dei suoi pensieri, e sollevò lo sguardo sul suo superiore, il dottor Giulio Baccarani, Procuratore Aggiunto, che l'aveva convocata con urgenza, e ora la osservava corrucciato, da dietro la sua scrivania ordinata, immune all'umidità opprimente che quel primo martedì di settembre faceva trasudare persino i muri del Palazzo di Giustizia. Fuori, i primi temporali pre-autunnali stavano investendo Milano con una violenza inaudita; tanto che si parlava persino di una quantità inaudita di alberi abbattuti dalla tromba d'aria. Laura sapeva che a nord il Seveso stava già premendo contro gli argini interrati, e suo padre Francesco, ingegnere idraulico impiegato al Consorzio di Bonifica, era probabilmente nel fango fino alle ginocchia a gestire la sua eterna guerra contro quel maledetto fiumiciattolo, che riusciva a tracimare ad ogni temporale, nonostante si fosse provato di tutto per evitarne le esondazioni, nelle zone che precedevano il suo inavearsi nella sotterranea cerchia dei Navigli.
Baccarani congiunse le dita, osservandola con una gravità insolita. 
«Come ti dicevo, io stimo molto la tua rettitudine e la tua determinazione, per quanto a volte rischi di cadere nell'eccesso di zelo. Il Procuratore Capo mi ha appena assegnato il coordinamento di un pool per un caso di estrema delicatezza, l'omicidio di una persona di un notevole rilievo. Ti ho convocata perché ho motivo di credere che tu sia in possesso di numerose informazioni riguardo alla vittima e alla sua famiglia, per cui potresti svolgere, con estrema discrezione un ruolo di consulenza e indagine, affiancando il mio pool, pur non potendone fare parte ufficialmente per conflitto di interessi»
Laura si limitò ad annuire, mentre Baccarani si protese leggermente in avanti, e il tono della sua voce si fece più basso, quasi confidenziale. «Tuttavia, vorrei anche che ti fosse chiaro che, in certi contesti, bisogna sapere quando è il momento di fermarsi. Noi magistrato dobbiamo cercare la verità dei fatti e le responsabilità di chi ha commesso il crimine, ma dobbiamo anche essere cauti. Per il caso in questione abbiamo già un sospettato che è in stato di fermo presso i Carabinieri, e sarà presto interrogato, e questa sarà considerata la pista ufficiale, mi è stato già fatto capire molto bene. Ma potrebbero esserci altre piste, per quanto sul momento non ci sia alcuna chiarezza. Quello che sto cercando di dirti è che non voglio che sia criminalizzato un innocente, ma non posso nemmeno scherarmi direttamente contro altre istituzioni dello Stato, a meno che non sia in grado di presentare prove sufficienti per aprire una pista più credibile. Tu puoi essere di grande aiuto, ma devi agire con estrema prudenza e, lo ripeto, sapere quando è il momento di fermarsi.» Il Procuratore Aggiunto fece una breve pausa, lo sguardo perso oltre i vetri bagnati dell'ufficio. «Vedi, tu non ci crederai, ma quando avevo la tua età, ero molto simile a te, volevo sempre arrivare fino in fondo, costi quel che costi, ma poi ho imparato una cosa. Ci sono casi in cui non è possibile arrivare alla verità senza provocare un terremoto. E questa è la considerazione che devi sempre avere presente: se non possiamo arrivare alla verità, allora il nostro compito diventa quello di preservare l'ordine. Cercare la verità è il nostro obiettivo primario, la cosa giusta da fare, ma se esiste il rischio di sovvertire l'ordine sociale, allora dobbiamo accettare l'idea che non si può sovvertire tale ordine nemmeno in nome di una cosa giusta.»
Laura non la pensava affatto a quel modo, ma per la prima volta le veniva offerto un caso importante, eral'occasione che aspettava da quando era entrata in magistratura e non poteva  lasciarsela sfuggire. Annuì, con decisione e rispose:
«Capisco, e le prometto che sarò molto discreta» disse, puntando i suoi occhi chiari in quelli del collega anziano. «Ma non mi tenga ancora sulle spine, si può sapere chi è stato ucciso?»
«Il delitto è avvenuto a CityLife» rispose Baccarani, con l'esasperante gradualità di chi sembra dover annunciare un lutto personale «Nell'attico di uno dei grattacieli, quello dove vivono anche alcune influencer e celebrità, è stata assassinata con uno o più oggetti contundenti che non sono stati ancora riventuti, una giovane donna molto brillante e appartenente ad una delle famiglie più importanti della città, l'avvocata Vittoria Prinsivalli.»
Il nome colpì Laura al petto, come una morsa nello stomaco. Le parve che nella stanza fosse venuto a mancare l'ossigeno.
Dentro di lei si era scatenata una tempesta violenta e controversa. Da un lato era sconvolta, l'eco del passato che le crollava addosso; dall'altro, sentì farsi strada una intollerabile e sconveniente gioia. Pensò a tutto il male che Vittoria aveva fatto a lei e alla sua famiglia, alle umiliazioni silenziose, al parassitismo psicologico degli anni del liceo. 
Avrebbe potuto, anzi, dovuto, invocare il conflitto di interessi per via di quella vecchia e interrotta amicizia. Ma non era lei a guidare l'inchiesta. Baccarani le stava chiedendo di muoversi in ombra, e di correre rischi che lui non voleva accollarsi. Ma lei sapeva bene come muoversi, tra quelle persone, e finalmente le veniva offerta la possibilità di far venire alla luce tutto il marciume su cui si fondava la fortuna e il potere della famiglia Prinsivalli. Una fortuna pericolosa, che alla fine aveva colpito la loro esponente più perfetta, secondo i criteri spietati della Milano "performante" dell'alta finanza e della consulenza corporate.
Vittoria Prinsivalli, la persona che Laura aveva inizialmente stimato e di cui era stata amica ai tempi del Liceo, prima di accorgersi che dietro alla sua studiata immagine di Miss Perfezione c'era un narcisismo egocentrico capace di strumentalizzare le persone come se fossero oggetti.
Le loro vite si erano separate da molto tempo, ma c'era stato un anno, durante il Liceo, in cui Laura era stata la migliore amica di Vittoria, la sua Favorita, come si sarebbe detto ai tempi dell'Ancien Regime. Erano state come Maria Antonietta e la duchessa di Polignac, o come la regina Anna Stuart e la duchessa di Buckingham, considerando solo i casi più eclatanti. Ma la sorte delle favorite ha solo due possibili esiti: o la regina muore o cade in disgrazia, o, nella maggior parte dei casi, è la favorita a cadere in disgrazia e morire in relativa miseria. Eppure quell'anno aveva segnato la vita di Laura in maniera profonda, nel bene e nel male: con un riferimento letterario, la giovane Garneri aveva soprannominato quella fase della sua vita come l'Anno della Falsa Primavera.
A scuola Vittoria era stata l'Ape Regina, e appartenere alla sua cerchia significava brillare di luce riflessa. Ma dietro quel volto d'angelo, quei capelli dorati e quegli occhi azzurri, quel fisico snello e sportivo, quella brillante ironia e quei voti di tutto rispetto, c'era un inganno. Laura era stata abbagliata, cooptata e resa complice di quell'inganno, fino a che non si era resa conto della vera natura di Vittoria, Miss Perfezione, ereditiera introdotta nell'alta società: una narcisista egocentrica che strumentalizzava le persone come se fossero oggetti e poi le buttava via quando non servivano più.
Ma in quel caso era stata Laura ad allontanarsi da Vittoria, e dal marciume del suo mondo sfarzoso e sudicio nello stesso tempo. Le loro strade si erano separate definitivamente durante l'università: Vittoria aveva scelto quella che a Milano veniva chiamata "giuri-in-Bocconi", un corso di laurea che preparava alla consulenza legale di alto livello alle aziende, specie nell'ambito di operazioni finanziarie di fusione e acquisizione (ed era una scelta naturale per Vittoria, diventare un'avvocata d'affari, essendo figlia del socio principale del rinomato Studio Prinsivalli), mentre Laura si era iscritta a giurisprudenza alla Statale e con un diverso intento, quello di diventare magistrata.
In tutti quegli anni, sotto la patina dorata del suo attico, Vittoria, da ex-ginnasta quale era, aveva ballato senza paura sull'orlo di un precipizio ambizioni sfrenate e di faide familiari. Laura si aspettava quella caduta, anche se non in maniera così brutale. Ma Vittoria aveva una notevole capacità di farsi dei nemici. La sua vita era diventata sempre più un'abbuffata di potere, denaro e prestigio, sacrificando ogni altro aspetto. Era come un'automobile sportiva che, ai 300 km all'ora correva verso un muro di cemento. Prima o poi sarebbe andata a sbattere, e allora Laura e tutte le altre persone calpestate da Vittoria, avrebbero avuto giustizia.

In fondo, pensava Laura con un brivido di cinismo, per avere giustizia a volte era sufficiente aspettare che il vento cambiasse, che le altre persone si rovinassero con le loro stesse mani o che il tempo, nella sua inesorabile opera di disgregazione, facesse il proprio corso. Bastava applicare la massima preferita di re Carlo III del Regno Unito: "Nella vita bisogna saper attendere". Lui aveva atteso per settant'anni la Corona, sopportando una madre glaciale, un padre spietato, una prima moglie beatificata in vita e santificata in morte, e poi gli insulti dalla stampa, gli scandali, i veleni, le faide, la rivalità tra i suoi stessi figli, finché, nell'anno del Giubileo di Platino, "la glaciazione elisabettiana" aveva avuto termine.
Laura aveva dovuto aspettare molto meno tempo per vedere il crollo di Miss Perfezione.
A questi pensieri iniziali, dettati delle emozioni, subentrò subito dopo la freddezza del magistrato. Laura si impose di recuperare la lucidità: non poteva permettersi che quel vecchio rancore mai del tutto sopito, le togliesse la professionalità costruita intorno a quell'esigenza di giustizia che aveva sempre segnato la sua vita: "Fiat iustitia, ruat caelum!", sia fatta giustizia, dovesse cadere il cielo!
E fare giustizia significava soprattutto una cosa: evitare che qualche innocente venisse usato come capro espiatorio per evitare di sollevare il velo sugli affari della dinastia Prinsivalli. Era sempre stata una sua battaglia, quella di non cedere mai all'impulso di concentrarsi su un solo sospettato o su una sola pista, come spesso accadeva per l'eccessiva fretta, o per negligenza, oppure per dolo, al fine di insabbiare la verità. 

<<Sì, la conoscevo, fu mia compagna di scuola, molti anni fa, ma non abbiamo avuto più contatti. Ma, dottor Baccarani, chi è il sospettato?>>
<<L'autista. Il movente sarebbe il furto delle opere d'arte di valore inestimabile che si trovavano nell'appartamento della vittima e che sono sparite. Il sospettato ha chiamato il 118 e i carabinieri, ma, rispondendo alle domande del capitano, si è contraddetto più volte. Ora aspettiamo l'esito dell'autopsia per verificare se il suo alibi regge>>

Laura scosse il capo e sospirò, perché era sempre la stessa storia: i primi sospetti si concentravano su un pover'uomo che si era trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato. Succedeva così quando il tritacarne mediatico e politico esigeva un capro espiatorio in tempi record per placare la folla e soddisfare le famiglie dei defunti. Famiglie che spesso cercavano "un" colpevole, non "il" colpevole, forse perché esse stesse avevano troppe cose da nascondere.
E nessuna famiglia a Milano aveva tanti segreti da seppellire quanti la ricchissima e potentissima dinastia Prinsivalli.
«La macchina è giù nel cortile» disse Baccarani, interrompendo il silenzio e raccogliendo i suoi appunti. «I Carabinieri hanno isolato l'attico, ma la notizia uscirà sui siti tra pochi minuti. Andiamo a vedere questa perfezione fatta a pezzi, Garneri. E ricorda quello che ti ho detto: prudenza.»
Laura si alzò, indossando un leggero impermeabile e disse al suo capo quello che lui voleva sentirsi dire: «Naturalmente».





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