martedì 29 aprile 2014

Le politiche per l'immigrazione nell'ambito della Nuova Rivoluzione Culturale.



Nell'anno in corso la media giornaliera degli sbarchi di immigrati in Italia è di circa 1000 al giorno. L'immigrazione clandestina non è più un reato. Il governo Renzi ha proseguito la politica di massima accoglienza, decisa del predecessore Letta, dal ministro dell'Interno Alfano e dall'ex ministro dell'Integrazione, Cecile Kyenge, attualmente candidata al parlamento europeo.
La svolta è avvenuta nel 2013, quando, insieme all'abolizione del reato di immigrazione clandestina sono state decise altre due misure: una per accordare lo status giuridico di profughi agli immigrati provenienti dal nordafrica e l'altra per predisporre una ampia mobilitazione di mezzi per il salvataggio delle navi che trasportano gli immigrati in Italia, soprattutto nel canale di Sicilia e per l'accoglienza, il vitto, l'alloggio, l'occupazione e l'integrazione sociale degli stessi immigrati.
C'è stata dunque una vera e propria rivoluzione che ha reso l'Italia il paese mediterraneo con la massima apertura, accoglienza e destinazione di risorse a favore dell'immigrazione.
Le forze politiche che hanno sostenuto questa rivoluzione sono state Sel, il PD, Scelta Civica e il Movimento 5 stelle.
La posizione della sinistra in materia è sempre stata quella della massima accoglienza. Nel Movimento 5 stelle ha prevalso l'ala sinistra, ad indicare che la matrice no-global è determinante nel processo decisionale via internet con cui il Movimento agisce. 
Riguardo alla posizione dei cattolici del PD e dei centristi di Monti, Casini e Alfano va fatto un discorso a parte.
I centristi e i cattolici hanno seguito le indicazioni di tre categorie sociali e istituzionali di riferimento e cioè la Chiesa Cattolica, la Confindustria e l'Unione Europea, che in questo ambito sono stati i veri motori della Nuova Rivoluzione Culturale, che ha spostato verso sinistra le forze centriste.
Riguardo alla Chiesa Cattolica la posizione di accoglienza si è accentuata con l'ascesa al pontificato di papa Francesco, che ha dato un chiarissimo segnale facendo il suo primo viaggio ufficiale a Lampedusa.



Papa Francesco è di fatto il principale propulsore della Nuova Rivoluzione Culturale perché non solo ha radicalmente modificato il modo di comunicare del Vaticano con i fedeli e con il mondo, ma ha anche preso posizioni progressiste e "di sinistra" sui temi etici (in particolare sul tema della famiglia, di cui mi sono occupato nel post precedente), sui temi economici (sostenendo un pauperismo evangelico e francescano che va d'accordo con l'austerità europea e delle forze europeiste) e sui temi sociali, come appunto l'immigrazione e l'integrazione degli immigrati.
Il mondo cattolico e le forze europeiste si sono saldate quindi con la sinistra e con il Movimento 5 stelle nel rovesciare l'impostazione precedente delle politiche relative all'immigrazione.
Che il Papa abbia scelto una linea evangelica e francescana non stupisce, per quanto un cattolico potrebbe comunque avere qualche perplessità almeno su una questione e cioè che la maggioranza degli immigrati sono di religione mussulmana e ultimamente nel mondo islamico i rapporti con i cattolici non solo stati idilliaci, per usare un eufemismo.
Ciò che invece potrebbe stupire è il fatto che la Confindustria e persino il sistema finanziario che si è formato intorno all'Unione Europea sostenga la politica della massima apertura delle frontiere e di una accoglienza che preveda addirittura il salvataggio delle navi e il finanziamento pubblico del vitto, alloggio, assistenza socio-sanitaria, occupazione, educazione e integrazione degli immigrati e delle loro famiglie (anche in vista della cittadinanza secondo lo ius soli).
Perché c'è questo sostegno dell'industria e della finanza europea verso l'immigrazione, anche clandestina? La risposta è molto semplice: gli immigrati abbassano il costo del lavoro e le richieste contrattuali dei lavoratori, come sempre avviene quando cresce il numero di persone in cerca di occpuazione. Se ci si pensa, in questo momento gli immigrati vanno ad aumentare quello che Marx chiamava "l'esercito industriale di riserva" riferendosi ai disoccupati,.



Qualcuno obietta dicendo una frase ormai canonica: "gli immigrati sono una risorsa in quanto fanno quei lavori che gli italiani non vogliono più fare", e come esempio si cita innanzi tutto la raccolta dei pomodori.
Se fosse tutto così semplice, vivremmo nel migliore dei mondi possibili, ma niente è semplice a questo mondo. La frase "fanno i lavori che noi non vogliamo più fare" è attaccabile sotto molti punti di vista. Prima di tutto non è bella, perché dà per scontato che l'immigrato diventi una specie di schiavo che si sporca le mani al posto nostro: mi pare una premessa quasi schiavista. Ma c'è una seconda obiezione rilevante ed è che noi siamo meno propensi a fare determinati lavori manuali proprio perché la retribuzione oraria e le condizioni contrattuali e ambientali di questi lavori sono drasticamente peggiorate proprio a causa del fatto che molti immigrati accettano di lavorare a condizioni salariali inferiori alla media sindacale, favorendo in questo modo il potere contrattuale dei datori di lavoro.
Quindi non deve stupire il fatto che quello che un tempo era chiamato il "mondo padronale" sia favorevole all'immigrazione. Ciò che meraviglia dovrebbe essere il fatto che la sinistra e i sindacati siano d'accordo con questo sistema che danneggia tutti i lavoratori italiani, sia in termini di potere contrattuale, sia in termini di tasse (perché le politiche dell'accoglienza, assistenza e alloggio costano molto) sia in termini di minore sicurezza e incremento della criminalità e del degrado urbano, il che è sotto gli occhi di tutti, a parte quelli sufficientemente ricchi da non dover sperimentare le condizioni e gli ambienti di vita del cittadino comune.



Dovrebbe ulteriormente stupire il fatto che queste politiche sono appoggiate dal Movimento 5 stelle che in teoria dice di opporsi al Sistema, mentre nella pratica, in Parlamento, ha votato a favore di politiche per l'immigrazione che danneggiano il cittadino italiano e favoriscono i potentati vari di cui sopra.



Teniamo presente che tutto questo non ha niente a che vedere con il razzismo. Il concetto di razza è privo di significato e sta scomparendo dal vocabolario. Si può parlare di xenofobia, cioè paura dello straniero, e qui entra in ballo l'aspetto culturale della questione. 
Un immigrato ha una cittadinanza di origine, una lingua, una religione o una tradizione valoriale di riferimento, come tutti noi. I sostenitori delle politiche per l'accoglienza e l'integrazione ritengono che il sostegno al flusso migratorio verso l'Italia sia non solo sostenibile e auspicabile a livello economico, occupazionale e finanziario, ma anche a livello di miglioramento sociale e culturale (la presidentessa della Camera, on. Boldrini ce lo ricorda ogni giorno).
La cosa non è così scontata. Certo, per chi sostiene la Nuova Rivoluzione Culturale, le politiche per l'immigrazione e l'integrazione sono un mezzo molto utile, perché il cambiamento indotto nella società, nella mentalità, nella lingua, nella religione e nella cultura in senso lato è enorme. 
Cambiamento non vuol dire automaticamente miglioramento, come credono i riformisti.
Cambiare tanto per cambiare è qualcosa che si allontana dalla via della saggezza, allo stesso modo del conservare a tutti i costi quello che non funziona.
In termini di integrazione va tenuto presente un principio che è ben conosciuto da chi concretamente lavora in settori dove l'integrazione dovrebbe avere luogo, per esempio la scuola e la sicurezza pubblica, e cioè che l'integrazione è possibile soltanto se il soggetto vuole integrarsi. Il problema è che molto spesso il soggetto non vuole affatto integrarsi e non mostra nessun rispetto per le regole di convivenza sociale basilari su cui si regge il nostro ordinamento giuridico, sociale e culturale.
A parole l'integrazione sembra una cosa ovvia e facile, nei fatti le cose sono più complesse.
In ogni caso il mutamento è radicale. Si va nella direzione di una società multietnica e multiculturale dove la parte di popolazione di lingua e tradizione italiana diventerà una minoranza.
Forse all'inizio potrà considerarsi una elite privilegiata, poi potrebbe diventare una minoranza al pari delle altre, ma potrebbe diventare benissimo una minoranza che non conta niente.
E qui non si parla di un futuro fantascientifico. C'è un processo in atto che ricalca le caratteristiche con cui Marx definiva l'essenza di una rivoluzione e cioè  "il cambiamento reale che abolisce lo stato di cose del presente".
E' una rivoluzione che le elite si illudono di tenere sotto controllo, ma la storia ci insegna che le utopie sono pericolose.

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