sabato 6 dicembre 2014

Cartina degli alleati della Russia nel gasdotto South Stream (che Putin ha bloccato, dopo le sanzioni imposte dall'Ue)




Il South Stream (in italiano: flusso meridionale) è un progetto volto alla costruzione di un nuovo gasdotto che connetterà direttamente Russia ed Unione Europea, eliminando ogni Paese extra-comunitario dal transito.[1] È un progetto sviluppato congiuntamente da EniGazpromEDF e Wintershall.


Il 23 giugno 2007, Eni e Gazprom hanno firmato un memorandum d'intesa per la realizzazione del gasdotto South Stream.[2] L'accordo si inseriva in una più ampia intesa strategica che le due compagnie avevano siglato nel novembre del 2006 e che avrebbe permesso a Gazprom di entrare nel mercato della distribuzione e vendita del gas naturale in Italia e a Eni di sviluppare progetti di ricerca ed estrazione di idrocarburi in Siberia.[3] Nel novembre del 2007, poi, venne firmato un accordo per la costituzione della società South Stream AG, controllata pariteticamente dai due soci, con lo scopo di commissionare lo studio di fattibilità e commerciabilità del progetto. La società venne effettivamente costituita a gennaio dell'anno seguente.[4]
Il 15 maggio del 2009, alla presenza dei premier Silvio Berlusconi e Vladimir Putin, gli amministratori delegati delle due società, Paolo Scaroni e Alexei Miller, hanno firmato un secondo documento integrativo del memorandum d'intesa esistente, ribadendo l'importanza del progetto e stabilendone la sua espansione in termini di capacità.[5]
Nel frattempo, la Russia ha siglato con BulgariaUngheriaGrecia e Serbia accordi intergovernativi che sancivano l'entrata di questi Paesi nel progetto. Accordi di natura commerciale sono stati contemporaneamente firmati da Gazprom con la compagnia serba Srbjiagas, quella greca DEFSA e quella bulgara Bulgaria Energy Holding, più la Banca di sviluppo Ungherese.[6] Accordi sono in fase di considerazione anche con Slovenia ed Austria. Il 6 agosto 2009, il premier turco, Erdoğan, e il russo, Putin, hanno firmato, alla presenza di Berlusconi e Scaroni, un accordo intergovernativo che permetterà al gasdotto South Stream di attraversare le acque territoriali turche del mar Nero.[7]
In seguito al mancato permesso da parte del governo bulgaro per il passaggio delle condutture gasifere sul proprio territorio e divergenze con l'Unione Europea (dovute principalmente alle sanzioni occidentali riguardo il ruolo della Federazione nella guerra dell'Ucraina orientale, ma anche, presumibilmente, all'eccessiva lievitazione dei costi di produzione), Putin ha annunciato il ritiro della Federazione Russa dal progetto energetico, e la rinuncia definitiva alla realizzazione del gasdotto South Stream. La decisione è stata palesata il 1° dicembre 2014 nel corso di una conferenza stampa con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Nel contempo, il Cremlino ha comunicato l'applicazione ad Ankara di uno sconto di circa il 6% sulle forniture energetiche dal 2015 e aperto a nuovi programmi energetici passanti per l'Europa mediterranea. [8]

Percorso e caratteristiche tecniche

Il tracciato era diviso in due grossi tronconi, la sezione offshore nel Mar Nero e quella su terra. Il tratto nel Mar Nero era lungo circa 900 km ed in alcuni punti arrivava alla profondità di -2.250 m; non era stato ancora fissato il tragitto preciso che, tuttavia, probabilmenta doveva partire dal porto russo di Beregovaya fino ad arrivare a quello bulgaro di Varna[9]. Il tratto continentale non era stato ancora determinato ed erano allo studio due diverse linee. Una era prevista dentro la penisola Balcanica, e da qui verso l'Austria, mentre l'altra era prevista verso l'Italia, passando per la Grecia ed il canale di Otranto[10].
Sebbene non esistevano ancora né accordi intergovernativi con l'Austria né accordi commerciali con la principale compagnia austriaca, la OMV, un importante tassello verso la realizzazione del gasdotto era stata l'acquisizione da parte di Gazprom del 50% della società che controlla l'hub gasifero di Baumgarten, possibile punto di approdo del braccio nord del South Stream[11]. La capacità del gasdotto inizialmente prevista era di 31 miliardi di metri cubi all'anno; successivamente, con la firma del secondo addendum al memorandum di intesa, era più che raddoppiata arrivando a 63 miliardi di metri cubi/anno. Sebbene lo studio di fattibilità non fosse stato ancora terminato, le prime stime sul costo totale del progetto erano progressivamente cresciute fino a toccare la cifra di 19-24 miliardi di euro[12].

Costruzione (ormai rimasta sulla carta, a partire dal 02-12-2014)

Secondo i programmi iniziali del progetto, i lavori per la realizzazione della prima delle 4 linee (in parallelo) dovevano essere conclusi entro la fine del 2015 e le consegne di gas dovevano iniziare immediatamente dopo[13]. Entro la fine del 2017 invece era previsto il completamento dell'intero progetto[14].

Curiosità

L'ex presidente del Consiglio italiano, Romano Prodi, ha più volte rifiutato l'offerta ricevuta da parte di Miller di diventare presidente della società South Stream AG, sulla scorta di quanto era avvenuto per il Nord Stream con l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder[15].

Note

  1. ^ Nord Stream, il gasdotto che unisce Russia e Germania con l'aiuto dell'Italia, economia.panorama.it, 8 novembre 2011. URL consultato il 20 luglio 2014.
  2. ^ Eni e Gazprom firmano intesa per il progetto South Stream, eni.com, 23 giugno 2007. URL consultato il 20 luglio 2014.
  3. ^ Eni e Gazprom firmano accordo strategico, eni.com, 14 novembre 2006. URL consultato il 20 luglio 2014.
  4. ^ Eni e Gazprom costituiscono la società South Stream AG, eni.com, 18 gennaio 2008. URL consultato il 20 luglio 2014.
  5. ^ Nuova intesa Eni - Gazprom, eni.com, 15 maggio 2009. URL consultato il 20 luglio 2014.
  6. ^ (ENPartners, south-stream.info. URL consultato il 20 luglio 2014.
  7. ^ Firmato l'accordo Turchia-Russia per il gasdotto South Stream, ilsole24ore.com, 6 agosto 2009. URL consultato il 20 luglio 2014.
  8. ^ Gas, Putin: la Russia rinuncerà a South Stream, corriere.it, 1 dicembre 2014. URL consultato il 1 dicembre 2014.
  9. ^ Route study corridors, south-stream.info. URL consultato il 20 luglio 2014.
  10. ^ Final version, south-stream.info. URL consultato il 20 luglio 2014.
  11. ^ (ENCentral European Gas Hub AG, cegh.at. URL consultato il 20 luglio 2014.
  12. ^ (ENThe Great Pipeline Race: Russia's South Stream Project Gets a Boost, spiegel.de, 19 maggio 2009. URL consultato il 20 luglio 2014.
  13. ^ South Stream Pipeline To Reach Bulgaria in End 2015, novinite.com, 17 maggio 2014. URL consultato il 20 luglio 2014.
  14. ^ Key Project Milestones and Facts.
  15. ^ Prodi alla guida del gasdotto «South Stream». Il Professore: «Per ora no grazie», corriere.it, 28 aprile 2008. URL consultato il 20 luglio 2014.

Voci correlate




Il Nord Stream è un gasdotto che, attraverso il Mar Baltico, trasporta direttamente il gas proveniente dalla Russia in Europa.


Storia

Il progetto parte nel 1997 quando Gazprom e Neste, compagnia petrolifera finlandese, creano North Transgas Oy per la costruzione e l'esercizio di un gasdotto dalla Russia alla Germania del Nord attraverso il Mar Baltico. L'elemento chiave di questo accordo è che il gasdosso non attraversa né la Polonia, né nessuno stato baltico, né la Bielorussia o l'Ucraina. Di conseguenza, tutti questi paesi non solo perdono gli eventuali diritti di transito, ma non possono sfruttare il percorso per sospendere le forniture di gas all'Europa occidentale per far pressione sui negoziati con la Russia.[1][2]
Condotti i primi studi già nel 1998, il 24 aprile 2001, Gazprom, Fortum (nuova denominazione di Neste), Ruhrgas e Wintershall firmano un memorandum d'intesa per la realizzazione congiunta di uno studio di fattibilità per la costruzione della conduttura. Nel 2005 Fortum cede le sue quote a Gazprom, che così diventa l'unico proprietario di North Transgas. Nel settembre dello stesso anno, Gazprom, BASF e E.ON firmano un primo accordo per la costruzione di un gasdotto che attraversi il Nord Europa,. Ciò porta alla nascita il 30 novembre 2005 della società North European Gas Pipeline Company con sede a ZugoSvizzera. Circa dieci giorni dopo, Gazprom inizia la costruzione del condotto sulla terraferma russa.
Nell'ottobre 2006 la società viene ridenominata Nord Stream AG, e il gasdotto e tutte le informazioni correlate al progetto vengono trasferite in tale entità societaria, compresi i risultati dei primi studi condotti da North Transgas, che di conseguenza cessa di esistere. Nel settembre 2007 Europipe ed OMK si aggiudicano la fornitura della prima linea della condutture, mentre EUPEC PipeCoatings si assicura il film per il rivestimento delle condutture e i servizi di logistica. La seconda linea vede la partecipazione di OMK, Europipe e Sumitomo Heavy Industries . Nel giugno 2008, dopo quasi un anno di trattative, Nord Stream AG affida a Snamprogetti l'esecuzione della progettazione ingegneristica del gasdotto. Saipem invece costruisce il gasdotto, in collaborazione con il subappaltatore Allseas. Le enormi valvole a sfera e a saracinesca da 48" alle estremità del gasdotto vengono commissionate da Nord Stream AG e Snamprogetti a PetrolValves. Nello stesso anno, Rolls-Royce vince la fornitura dei gruppi turbogas, mentre Royal Boskalis Westminster e Tideway iniziano a provvedere al dragaggio del fondale marino. Sempre nel 2008, N.V. Nederlandse Gasunie, compagnia olandese, diventa partner di Nord Stream così come GDF Suez nel 2010, azionista con il 9%.
Terminata la posa della prima conduttura il 4 maggio 2011, i lavori sotto il livello del mare terminano il mese dopo. Il 6 settembre 2011 viene immesso il gas per la prima volta nella prima conduttura. Il condotto viene ufficialmente inaugurato dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel, dal Presidente russo Dmitry Medvedev e dal Primo Ministro francese François Fillon l'8 novembre 2011 a Lubmin.[2]
La costruzione della seconda linea termina nell'agosto 2012 con inaugurazione l'8 ottobre. Nell'agosto 2012 Nord Stream AG chiede al governo finlandese ed al governo estone la possibilità di far transitare presso il loro territori una diramazione del gasdotto.

Soci

La società che ne cura l'esercizio è Nord Stream AG (già North European Gas Pipeline Company), che ha sede a Zugo ed è costituita da[1]:
Wintershall è la società operante nel campo Oil&Gas completamente controllata dal colosso della chimica BASF AG. Ruhrgas è la società operante nel settore gas del gruppo E.ON AG. A partire dal 2012, Nord Stream potrà trasportare fino a 55 miliardi di metri cubi di gas all'anno, una quantità sufficiente per alimentare oltre 25 milioni di abitazioni.[2]

Percorso e caratteristiche tecniche

Il gasdotto è composto da linee parallele da 27,5 miliardi di metri cubi all'anno. La lunghezza è di 1.220 km, con partenza da Vyborg, in Russia, ed arrivo a Greifswald, in Germania, dove il gasdotto è collegato alla rete onshore tedesca, e da qui al sistema continentale europeo,[1] tramite l'OPAL (progetto operato da Wingas con l'80% ed E.On con il 20%). Il diametro interno del tubo è di 1153,0 mm.

Status europeo e finanziamenti comunitari

Il Nord Stream gode fin dal 2000 dello status di progetto prioritario nel quadro delle Reti Trans-Europee dell'Energia (TEN-E dall'acronimo inglese), cioè è fra i progetti che l'Unione Europea ritiene di fondamentale importanza per la sicurezza dell'approvvigionamento e il completamento del mercato interno.

Ruolo dell'Italia

L'Italia è presente nel progetto tramite Saipem, che ha posato i tubi in mare, Snamprogetti, responsabile della parte ingegneristica di progettazione, e PetrolValves, che ha forniuto tutte le valvole necessarie alla sua costruzione. Le superfici sono trattate con cicli anticorrosivi, certificati Norsok M 501 forniti da Carboline Italia e applicate da Industrial painting color. È presente anche la società SiirtecNigi di Milano, operante come EPC nel settore Oil & Gas, per la realizzazione dell'impianto di trattamento gas di Portovaya.

Costi

Secondo Gazprom, il costo del tratto onshore in Russia e in Germania si è aggirato sui 6 miliardi di euro,[3] mentre il tratto offshore è costato 8.8 miliardi di euro.[4]
Il 30% dell'opera è stato finanziato dai soci di Nord Stream, e il restante 70% è stato assicurato da:
  • 800 milioni in project financing per 10 anni;
  • 6.4 miliardi garantiti dalle agenzie per il credito all'esportazione Euler HermesSACE e indirettamente dal governo tedesco;
  • Il restante è stato finanziato da un pool di 26 banche.

Note

  1. ^ a b c Nord Stream, un fatto tra tanti non-avvenimenti, diciottobrumaio.blogspot.ch, 23 novembre 2011. URL consultato il 20 luglio 2014.
  2. ^ a b c Nord Stream, il gasdotto che unisce Russia e Germania con l'aiuto dell'Italia, economia.panorama.it, 8 novembre 2011. URL consultato il 20 luglio 2014.
  3. ^ Gazprom plans to re-route controversial European pipeline, nytimes.com, 23 agosto 2007. URL consultato il 20 luglio 2014.
  4. ^ Nord Stream more expensive, barentsobserver.com, 17 marzo 2010. URL consultato il 20 luglio 2014.

Voci correlate



Il gasdotto Nabucco era un progetto volto alla realizzazione di una nuova via di importazione del gas naturale proveniente dalla zona del Caucaso, delMar Caspio e, potenzialmente, del Medio Oriente. Avrebbe dovuto collegare la Turchia con l'Austria.
Fra gli obiettivi dichiarati del nuovo gasdotto c'era il rafforzamento della sicurezza dell'approvvigionamento per i Paesi componenti il consorzio e per l'Unione Europea nel suo complesso.[1] A gasdotto ultimato, infatti, il gas che sarebbe affluito sul mercato comunitario sarebbe dovuto provenire da nuovi fornitori attraverso un nuovo corridoio di approvvigionamento. Nel giugno 2013 il progetto venne accantonato in favore del concorrente Trans Adriatic Pipeline (TAP)


Il Gasdotto Trans-Adriatico (conosciuto con l'acronimo inglese di TAPTrans-Adriatic Pipeline) è un progetto volto alla costruzione di un nuovo gasdotto che connetterà Italia eGrecia attraverso l'Albania, permettendo l'afflusso di gas naturale proveniente dalla zona del Caucaso, del Mar Caspio (Azerbaigian) e, potenzialmente, del Medio Oriente. Gli azionisti attuali del progetto sono la norvegese Statoil (20%), l'inglese BP (20%) l'azera SOCAR (20%), la belga Fluxys (19%), la spagnola Enagás (16%), la svizzera Axpo Holding(5%).[1]
Nessuna delle società citate risulta comunque presente nella visura della Trans Adriatic Pipeline AG che ha sede a Baar in Svizzera.[2]
La sede romana di Tap, in via 4 novembre 149 coincide invece con degli uffici della Commissione europea[3]
Il TAP trasporterà circa 10 miliardi di metri cubi all'anno di gas naturale, una quantità ritenuta insufficiente a creare un vero vantaggio per il mercato europeo di destinazione. Con l'aggiunta di una terza stazione di compressione il gasdotto sarà in grado di duplicare la quantità trasportata a 20 miliardi di metri cubi/anno. Per quanto riguarda le fonti, bisogna ricordare che Statoil detiene il 15,5% degli interessi e della produzione del campo in esaurimento di Shah Deniz in Azerbaigian dopo aver ceduto il 10% a Socar(6,7%) e BP(3,3%) a causa di contrasti nello sviluppo del secondo step di Shah Deniz denominato Shah Deniz II. Il 17 dicembre 2013 il consorzio Shah Deniz si è impegnato a finanziare con 20 miliardi di € lo sviluppo del"corridoio sud"in cui il TAP è inquadrato. Questa somma è ritenuta da molti analisti assolutamente insufficiente per la prosecuzione del progetto che richiede un finanziamento più che doppio. In oltre lo sviluppo di Shah Deniz II porterà a l'estrazione di appena 16 miliardi di m³ di gas annui di cui 6 destinati alla Turchia,tutto questo rende assolutamente impraticabile un raddoppio del TAP in tempi ragionevoli e economicamente vantaggiosi. Nell'attuale situazione il tentativo europeo di slegarsi dalle forniture russe sembra decisamente in discussione.

Status e Finanziamento Europeo

Il TAP fa parte dei progetti infrastrutturali in campo energetico ritenuti prioritari dall'Unione Europea ed è inserito fra i progetti cofinanziabili dall'Unione Europea tramite il programma Reti Trans-Europee dell'Energia (conosciuto con l'acronimo inglese di TEN-E). Dall’avvio del progetto il gasdotto TAP ha già ottenuto due finanziamenti dall’UE: il primo per lo Studio di Fattibilità (dicembre 2005) e il secondo per lo studio di Basic Engineering (dicembre 2006). L’Unione Europea ha messo a disposizione i fondi nel 2009 e nel febbraio dello stesso anno la Commissione europea ha confermato lo status del progetto TAP come interconnettore nell’ambito di un sistema regolatore unificato tra Grecia, Albania e Italia[23]. Non è ben chiaro dopo il mancato finanziamento del consorzio Shah Deniz chi garantirà per la costruzione.[24].

Decreto di Compatibilità Ambientale

A settembre 2014 il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nel Governo RenziGian Luca Galletti, firma il decreto di compatibilità ambientale nonostante il parere negativo della Regione Puglia[25] e del Ministero dei Beni Culturali[26].

La reazione popolare

Le associazioni ambientaliste e alcuni comitati locali pugliesi si sono da subito opposti alla realizzazione di quest'opera attraverso innumerevoli manifestazioni[27][28][29].

Voci correlate

Altri gasdotti del Mar Mediterraneo

Note

  1. ^ http://www.tap-ag.it/chi-siamo/i-nostri-azionisti
  2. ^ Tap, ecco chi sono i soci: solo cittadini anonimi, www.iltaccoditalia.info, 27 settembre 2013.
  3. ^ Sorpresa: Tap+Ue stessa sede, www.iltaccoditalia.info, 7 ottobre 2013.
  4. ^ http://www.egl.ch/int/ch/en/about/history.html (EN)
  5. ^ http://www.egl-italia.it/int/it/it/media/news/archiv/2008/febbraio/statoilhydro_si_associa.html
  6. ^ http://www.trans-adriatic-pipeline.com/news/intergovernmental-agreement-between-albania-and-italy-important-milestone-for-the-tap-project_en.html (EN)
  7. ^ http://www.lecceprima.it/cronaca/piattaforma-al-largo-di-san-foca-partono-le-indagini-per-il-gasdotto.html (IT)
  8. ^ IT) Trans Adriatic Pipeline: European Commission issues payment to TAP following successful submission of studies
  9. ^ IT) Trans Adriatic Pipeline: European Commission issues payment to TAP following successful submission of studies
  10. ^ Cresce il "Comitato No Tap" per difendere San Foca, mentre si attende il confronto sul gasdotto - Ambiente - SalentoWebTv
  11. ^ Intervista a Giampaolo Russo, www.iltaccoditalia.info, 13 dicembre 2013.
  12. ^ http://www.lecceprima.it/cronaca/indagini-per-il-gasdotto-tap-nei-fondali-i-pescatori-interpellano-l-arpa.html (EN)
  13. ^ http://www.trnews.it/2013/05/03/arpa-contro-tap-carotaggi-difformi-dalle-regole/12341265/ (EN)
  14. ^ http://www.va.minambiente.it/Ricerca/SchedaProgetto.aspx?ID_Progetto=625 (EN)
  15. ^ http://bari.repubblica.it/cronaca/2014/01/15/news/tap_parere_negativo_della_regione_il_governo_ne_terr_conto-76023519/ (EN)
  16. ^ EN) Puglia, la Regione boccia per la seconda volta il gasdotto Tap - Il Sole 24 ORE
  17. ^ Home - Valutazioni Ambientali - VAS - VIA
  18. ^ http://www.cbc.ca/news2/interactives/pipeline-incidents/ (EN)
  19. ^ http://www.va.minambiente.it/DownloadFile.ashx?id=93852&t=VIA (EN)
  20. ^ http://www.trans-adriatic-pipeline.com/tap-project/technical-2_.html (EN)
  21. ^ http://www.trans-adriatic-pipeline.com/tap-project/storage_.html (EN)
  22. ^ Home - Valutazioni Ambientali - VAS - VIA
  23. ^ http://www.trans-adriatic-pipeline.com/it/progetto-tap/status-ue-del-tap/ (IT)
  24. ^ http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-18/al-via-investimenti-portare-europa-gas-shah-deniz-064917.shtml?uuid=ABTKyjk (IT)
  25. ^ http://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&id=18095&opz=display
  26. ^ http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/homepage/ministro-galletti-tap-a-s-foca-la-decisione-e-ormai-presa-no751471
  27. ^ http://www.ansa.it/puglia/notizie/2014/09/20/gasdotto-marcia-no-tap-in-salento_739bf3f0-62bf-4295-8dc7-3ea2d34c8dbb.html
  28. ^ http://bari.repubblica.it/cronaca/2014/07/18/news/tap_roy_paci-91871751/
  29. ^ http://puglialive.net/home/news_det.php?nid=85170

Tutti i gasdotti e gli oleodotti che passano per la Turchia

Luxury fashion and lifestyle










































venerdì 5 dicembre 2014

Se ne va un'altra grande aristocratica, la regina vedova Fabiola del Belgio



Fabiola de Mora y Aragón, (nome completo Doña Fabiola Fernanda María de las Victorias Antonia Adelaida de Mora y Aragón[1]) (Madrid11 giugno 1928 – Laeken5 dicembre 2014), nobile spagnola, è stata regina dei Belgi come consorte di Baldovino I. Dopo la morte del marito nel 1993 il suo titolo è "Sua Maestà la Regina Fabiola del Belgio", avendo passato il titolo di "regina dei belgi" alla cognata Paola Ruffo di Calabria, consorte di Alberto II del Belgio.



Fabiola fu la terza figlia di Don Gonzalo de Mora Fernández y Riera del Olmo, conte di Mora, marchese di Casa Riera (1887-1952) e di Doña Blanca de Aragón y Carrillo de Albornoz, Barroeta-Aldamar y Elío (1892-1981)[1].
In tutto i Conti ebbero sette figli; oltre a Fabiola, molto famoso fu il fratello Don Jaime de Mora y Aragón, cantante e attore noto negli anni sessanta.[2]
Ricevette un'educazione di tipo professionale e, diventata infermiera, lavorò presso un ospedale di Madrid.
Grazie alla sua passione per la letteratura pubblicò una serie di novelle per bambini in una raccolta intitolata "Dodici racconti meravigliosi"[1].
Il 15 dicembre del 1960[1] Fabiola sposò, a Bruxelles il re dei belgi Baldovino I, figlio del re Leopoldo III e della regina Astrid, nata principessa di Svezia.


La coppia reale non ebbe figli.
Entrambi famosi per la loro profonda fede cattolica, furono membri del movimento religioso Rinnovamento carismatico.
Trascorsero la loro vita in modo molto semplice, senza sfarzi, nel castello di Laeken. Con il matrimonio, Fabiola ottenne il privilegio del bianco presso la Santa Sede.


Regina dei belgi

Fabiola e il marito re Baldovino I, durante un viaggio in Germania nel1971.
Dal 1960 al 1993, anno di morte di Baldovino, Fabiola fu regina del Belgio. Essa accompagnò sempre il marito nelle cerimonie ufficiali, in visita nei vari Stati e per ricevere le personalità straniere di passaggio a Bruxelles.
Ma, soprattutto, essa si adoperò in aiuti per le classi più bisognose. Creò infatti il Segretariato sociale della Regina che, ancora oggi, accetta le richieste di aiuto di migliaia di belgi e tenta di trovare una soluzione con il coinvolgimento di vari Ministeri e del Centro Pubblico di Azione Sociale (CPAS).
Un'attenzione particolare fu dedicata dalla Regina alle persone portatrici di handicap, per questo creò, nel 1967, la Fondazione nazionale Regina Fabiola per la Salute Mentale, e moltiplicò le sue visite presso gli istituti specializzati.
Infine, accordò il suo patronato all'Unicef belga e all'Operazione Télévie per la lotta contro la leucemia, dal 1993 al 2004.
Nella foto qui sotto la vediamo con la cognata Paola Ruffo di Calabria, attuale regina madre del Belgio.

Per quanto riguarda il mondo culturale, la regina Fabiola concesse il suo patronato alla Giornata mondiale della Poesia per l'Infanzia e al Salone degli Acquerelli del Belgio.
Essa assunse, nel 1965, il ruolo di Presidentessa d'Onore del Concorso Internazionale Regina Elisabetta, il prestigioso[3]concorso musicale istituito dalla regina Elisabetta, deceduta in quell'anno.
Nel 1976 la regina Fabiola fu il secondo membro della Famiglia Reale ad essere nominato membro d'onore dell'Accademia reale di Medicina del Belgio[4].
Fabiola diede il suo nome a numerose istituzioni sociali. Le due più conosciute sono: "I villaggi della Regina Fabiola" per le persone handicappate e "L'ospedale universitario dell'infanzia Regina Fabiola", inaugurato nel 1986.
Il 31 luglio del 1993 il re Baldovino I morì, a causa di un attacco cardiaco, mentre era in vacanza a Motril, in Spagna.
A partire da questo anno Fabiola diminuì il numero delle sue apparizioni pubbliche.
Nel 1998 lasciò il castello di Laeken per quello più modesto di Stuyvenberg.
Fra il 1992 e il 2000 la regina Fabiola viaggiò molto all'estero per promuovere le sue iniziative in favore delle donne del Terzo Mondo. Nel 1995 rappresentò il Belgio a Pechino al Summit mondiale delle Nazioni Unite per le Donne.

Vedovanza

Baldovino morì nel 1993 e gli successe suo fratello minore, il principe di Liegi, che divenne Alberto II, Re dei Belgi. La Regina Fabiola si è trasferita dal Palazzo Reale di Laeken al più modesto e ridotto Castello Stuyvenbergh per non mettere in ombra la cognata Paola nelle sue apparizioni in pubblico. Ammirata per la sua devozione al cattolicesimo romano e per il coinvolgimento in cause sociali, in particolare quelle relative alla salute mentale, ai problemi dei bambini e delle problematiche femminili nel Terzo Mondo, la regina Fabiola ha ricevuto nel 2001 la Medaglia Ceres, in riconoscimento del suo lavoro per la promozione delle donne rurali nei paesi in via di sviluppo. La medaglia è stata assegnata dalla FAO. È anche presidente onorario della Fondazione Re Baldovino.


La Regina Fabiola è stata ricoverata in ospedale per una polmonite il 16 gennaio 2009, per 15 giorni è rimasta in ospedale in gravi condizioni. Successivamente ha avuto un buon recupero e nel maggio seguente ha ripreso le funzioni pubbliche. Nel mese di ottobre 2012, Sua Maestà è apparsa ad alcuni degli eventi per il matrimonio di suo pronipote il Granduca ereditario del Lussemburgo, in una sedia a rotelle.
Muore il 5 dicembre 2014 nel Castello di Stuyvenberg a Laeken.

Onorificenze

Onorificenze belghe

Gran Cordone dell'Ordine di Leopoldo - nastrino per uniforme ordinariaGran Cordone dell'Ordine di Leopoldo

Onorificenze straniere

Medaglia commemorativa per il 2500º anniversario dell'impero persiano (Impero d'Iran) - nastrino per uniforme ordinariaMedaglia commemorativa per il 2500º anniversario dell'impero persiano (Impero d'Iran)
— 14 ottobre 1971[5][6]
Gran Croce dell'Ordine del Cristo (Portogallo) - nastrino per uniforme ordinariaGran Croce dell'Ordine del Cristo (Portogallo)
— 24 agosto 1982[7]
Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinariaGran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 22 novembre 1960[8]
Croce pro Ecclesia et Pontifice (Santa Sede) - nastrino per uniforme ordinariaCroce pro Ecclesia et Pontifice (Santa Sede)
— 8 giugno 1961[9][10][11]

Note

  1. ^ a b c d Darryl Lundy, Genealogia di Fabiola de Mora y AragónthePeerage.com, 10 maggio 2003. URL consultato il 12 ottobre 2009.
  2. ^ Geneall
  3. ^ Maria José di Savoia. Giovinezza di una regina. Milano, "Le Scie" Mondadori, 1991. ISBN 88-04-35108-X
  4. ^ Il primo fu la regina Elisabetta di Wittelsbach (1876-1965).
  5. ^ Badraie
  6. ^ Badraie
  7. ^ Portogallo
  8. ^ Bollettino Ufficiale di Stato
  9. ^ Gabinetto di Protocollo
  10. ^ Foto con il Papa Giovanni XIII
  11. ^ The International Catholic News Weekly

Voci correlate

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Castelli e manieri


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Drachenburg Castle, Germany 

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Obidos Castle, Portugal 

Storia della lingua inglese



Nel suo lungo sviluppo l'inglese si è notevolmente alterato. Convenzionalmente si divide l'evoluzione diacronica della lingua in cinque fasi:
  • Anglosassone (AS)
  • Inglese antico (AI) o Old English (opera di riferimento, il Beowulf)
  • Inglese medio (IM) o Middle English (opera di riferimento The Canterbury Tales, e, per la pronuncia del Middle English Ormulum)
  • Primo inglese moderno (PIM) o Early Modern English (opere di riferimento quelle di Shakespeare e Marlowe)
  • Inglese moderno o Modern English
È possibile estrapolare delle date approssimative tra le molte proposte, e dire che l'AS va dall'invasione della Britannia ad opera di SassoniJuti e Angli (V secolo d.C.) fino alla più massiccia e seconda fase di cristianizzazione dell'isola. L'AI prende così il posto dell'AS, anche in virtù della supremazia del dialetto West Saxon su quello anglico, dovuto al rafforzarsi della situazione economica e politica degli stati del sud dell'Inghilterra rispetto a quella del nord (zona dei 5 regni) sino all'invasione normanna.
Il MI si può far terminare intorno all'inizio del XVI secolo.
Il PIM copre un periodo di tempo, che va da Shakespeare sino alla metà del Settecento. L'MI va dal Settecento, con la comparsa di romanzi quali Robinson Crusoe di Defoe, sino ai nostri giorni.
Benché la lingua parlata si sia evoluta in questi secoli (per esempio, in inglese moderno la pronuncia di molte parole usate nelle opere di Shakespeare è differente da quella del primo inglese moderno),la sua struttura è rimasta sostanzialmente immutata.