martedì 17 agosto 2021

Vite quasi parallele. Capitolo 153. Ritorno a Villa Orsini


Roberto Monterovere e Aurora Visconti Ordelaffi erano rientrati in Italia il 17 agosto, e si erano presi un periodo di pausa reciproca, anche se, a voler essere sinceri, era stato Roberto a chiedere qualche giorno di tregua ad Aurora, la quale, invece, avrebbe voluto immediatamente coinvolgerlo nelle sue nuove attività e nei suoi progetti.
Roberto non era certo un tipo energico, per cui gli ci voleva molto più tempo degli altri per ricaricare le batterie.
Aurora comprese e gli concedette una settimana esatta, non un giorno di più.
Ma quella settimana non fu, come lui sperava, un periodo di sonno intercalato da brevi risvegli.
Per prima cosa dovette fare un resoconto, anche se non del tutto completo, ai genitori, ancor più preoccupati ed apprensivi del solito, e poi decise di andare nell'unico angolo di mondo in cui riusciva a trovare pace, la Contea di Casemurate.
Sì, perché in fondo, il nostro Roberto, era un po' come Bilbo Baggins, che dopo mille avventure ritornava sempre nella sua Contea degli Hobbit, perché "ci sarà sempre un Baggins a Casa Baggins".
Se c'è qualcosa che abbiamo imparato, raccontando questa storia nelle sue mille sfaccettature, è che è fondamentale avere un posto dove ritornare, un posto dove ci si sente "a casa", dove si possono abbassare le difese e affondare le proprie radici.




Le radici sono importanti: "le radici profonde non gelano" (J.R.R. Tolkien). Questo è uno dei temi principali del nostro racconto. Potremmo anche non essere stati, come era nostro intendimento, testimoni trasparenti e cronisti fedeli, ma ci piace pensare di aver offerto ai lettori alcuni spunti di riflessione, in una cornice che lega il microcosmo al macrocosmo.
Le radici di Roberto erano a Casemurate molto più che a Forlì, erano nella campagna molto più che nella città, erano nella residenza dei suoi nonni piuttosto che in quella dei suoi genitori.
Già in quel 17 agosto del 1992, Roberto aveva raggiunto con "la Sita" (che non si chiamava più così da molto tempo, ma tutti continuavano a chiamarla in quel modo) il Maniero Orsini, la magione neogotica costruita dal suo trisavolo, il conte Ippolito.
Ad attenderlo, naturalmente, c'era l'adorata nonna Diana, la quale dopo averlo abbracciato, gli disse all'orecchio "dobbiamo parlare in privato, lontano da orecchi indiscreti", e per questo, con sommo stupore di tutti (in particolar modo della governante Rita Esposito vedova Albedo e delle sue figlie Dolores e Consuelo), per la prima volta condusse il nipote in quello che era stato lo studio del suo defunto marito Ettore Ricci, e prima di lui del conte Attilio e di suo padre Ippolito.
Era una stanza perfettamente coerente con lo stile neogotico dell'esterno: porte, archi e finestre a sesto acuto, rivestimenti in legno, parquet con piccole assi che si incontravano e intrecciavano formando angoli retti, libreria che andava dal pavimento al soffitto con testi antichi di grande pregio, tavoli, sedie e poltrone sempre dello stesso tipo di legno (probabilmente ciliegio), scrivania davanti alle vetrate in alabastro, lampade antiche con luce soffusa.






Fu in quel momento che si rese conto di aver sempre trascurato il fascino di tutte le stanze del Maniero improntate allo stile neogotico. Forse la visita al Palazzo e all'Abbazia di Westminster, e la permanenza stessa nel Regno Unito, avevano lasciato un segno decisivo nella sua personalità.
Nella Magione degli Orsini di Casemurate esistevano stanze come la Sala Verde, la camera da letto degli ospiti, la stanza dove si conservavano le pozioni dell'erboristeria di Confluentia e tante altre dove non andava quasi nessuno, forse perché erano troppo cupe o troppo fredde, ma avevano una magia che solo in quel preciso istante lo raggiunse nella sua pienezza.
Dieci anni dopo, i romanzi di J.K. Rowling e in seguito la loro trasposizione cinematografica nella serie di Harry Potter, avrebbero rafforzato questo suo ancoraggio al gotico e al neogotico.
E a riprova di questo, possiamo anticipare una cosa.
Sia Aurora che Jessica, quando lessero i libri e uscirono i film, commentarono ironicamente che: "Se Hogwarts sorgesse di fianco al Bevano, sarebbe un 'piccolo' maniero Orsini"















Roberto avrebbe trovato interessante, un giorno, la coincidenza tra le quattro Case di Hogwarts e le quattro Confraternite degli Iniziati.
Se avesse studiato ad Hogwarts, sicuramente sarebbe stato destinato alla Casa Corvonero, come anche Jessica, che amava alla follia le uniformi scolastiche e non perdeva occasione per indossarle o vederle indossate. Indubbiamente Jessica era più simile a Roberto di qualunque altra persona al mondo, e fu per questo che alla fine riuscì a soppiantare la rivale.






Ma ora torniamo allo studio/biblioteca di Villa Orsini.
Quando si furono accomodati, Diana ascoltò una versione molto più sincera delle vacanze londinesi del nipote, e sorrise:
<<Bene, sono contenta che vi siate divertiti. Avete avuto ciò che alla vostra età anch'io desideravo, ma mi è stato negato. Sai, il nostro carattere viene determinato più dalla mancanza di certe esperienze che da quello che sperimentiamo. Io ho conosciuto l'amore quand'era ormai troppo tardi. Ma non importa, anzi, forse è stato meglio così: sono contenta di essere quello che sono.
Ho attraversato l'oscurità, e ne sono uscita, ma nel buio si vedono meglio le stelle>>
Roberto la capiva meglio di chiunque altro. 
<<Ben detto! Anch'io sono contento che tu sia quella che sei. La cosa strana, nonna, è che nonostante io stia vivendo un momento felice, sento che la mia vita sta prendendo una piega che mi spaventa.
A volte mi sembra di andare alla deriva, senza più ormeggi, né una bussola. 
Aurora è come una tempesta, sai, un uragano. E' diversa dalle altre, ma questo va bene.
Per essere insostituibili bisogna essere diversi>>
Diana non si sentiva la più indicata per dare consigli al riguardo: non ricordava nemmeno se avesse perduto la speranza dopo aver conosciuto i tormenti dell'amore o di aver perduto l'amore dopo aver conosciuto la natura illusoria della speranza.
Ma quello era un problema suo, non doveva assecondare il nipote in quel senso di confusione:
<< Aurora è una ragazza seria, e ti sarà di grande sostegno. Di solito l'innamoramento ci fa fare cose avventate, sciocche e a volte ci rende ridicoli, o peggio ancora, patetici. Ma tu hai avuto fortuna: il tuo amore è stato ricambiato da una ragazza che ha molti pregi.
Ci saranno persone intimamente malvage che nutriranno invidia nei vostri confronti: gente che non sa costruire nulla, ma solo distruggere qualunque cosa se non è loro
Dovrete essere prudenti, mi raccomando.
Il che mi porta ad alcune cose importanti che ti riguardano e che tu devi sapere>>

Gli mostrò i diari di Clara Ricci, ne riassunse il contenuto, parlò delle lettere degli Orsini di Roma, Duchi di Bracciano e di Gravina, della Confraternita dell'Aristocrazia Nera a cui aderivano, dell'Ordine degli Iniziati e delle sue altre Confraternite, compresa la misteriosa "Dark Academy" degli Eterni, e poi passò al ruolo di Lorenzo Monterovere nel Serpente Rosso e nel Programma Genetico, raccontò il colloquio delle sue tre figlie con la Reverenda Madre di Confluentia, della loro adesione alla Fratellanza Bianca e infine arrivò all'argomento più spinoso: le Nozze Sacre e gli incesti.
Durante il racconto, Roberto avrebbe voluto intervenire, fare domande, esprimere opinioni, ma la contessa Diana Orsini Paulucci di Casemurate gli disse di ascoltare tutto, prima di aprire bocca.

E lui ascoltò tutto, con un misto di incredulità e stupore.
Ma la cosa che più lo sconvolse fu l'argomento finale, che riguardava Vittorio Braghiri, e dunque, quando sua nonna ebbe finito, Roberto, tra tutte le domande ontologiche, metafisiche ed etiche che avrebbe avuto il diritto e forse anche il dovere di porsi, preferì volare basso, raso terra, chiedendo:
<<Quindi Vittorio Braghiri è un Orsini con più sangue Orsini di me?>>
Diana non lo aveva mai visto così sdegnato e dunque troncò la questione con rapidità estrema:
<<E' un bastardo, nel senso letterale del termine, oltre che in quello figurato. 
E' anche potenzialmente uno psicopatico e sociopatico, considerando tutti gli incesti che hanno portato alla sua nascita. 
Tieni presente che gli incesti non hanno mai riguardato i figli legittimi dei Conti e delle Contesse, quindi noi siamo fuori dal discorso. 
I Braghiri, invece, ci sono dentro fino al collo, e devo dirti che sono contenta che la tua amicizia con Vittorio sia finita. Devi stare attento: lui vuole distruggerti, come suo nonno e suo padre hanno distrutto tuo nonno Ettore>>











Diana però voleva tornare al discorso principale:
<<Ora, io non so fino a che punto tu e Aurora abbiate capito in che situazione vi trovate, ma concordo con voi nel dire che quei due tipi strani che vi hanno invitato nella Royal Suite, lord Waldemar e la sua fidanzata Jessica, tutti e due italofoni nonostante i nomi e i cognomi, e tutti e due grandi ammiratori di Lorenzo, sono l'ennesima prova che gli Iniziati tengono sotto controllo la nostra famiglia.
Lasciando momentaneamente da parte l'aspetto esoterico e limitandoci a quello pratico, non possiamo negare il fatto che Lorenzo sia il dominus della situazione. Il consigliere Albedo, che diventerà il prossimo Venerabile, stando a ciò che dice la Somma Sacerdotessa di Confluentia, ha dato carta bianca a Lorenzo per quel che riguarda "gli affari italiani" e in particolare quelli genetici. 
Fino ad ora tu hai visto solo l'aspetto "generoso" di tuo zio.
Tu mi confermi infatti che è stato Lorenzo a convincere il padre di Aurora a non opporsi alla vostra relazione, ma temo che la sua generosità finisca qui.
Il suo non è un dono, ma un investimento. D'ora in avanti non solo non ti aiuterà, ma ti chiederà di restituire, sotto forma di fedeltà nei suoi confronti, tutto ciò che ti ha dato. 
Volendo essere medievaleggianti, in ossequio alle tradizioni della nostra famiglia, potremmo dire che noi, i Ricci-Orsini, di fatto siamo diventati vassalli di Lorenzo Monterovere, sedicente Conte di Querciagrossa e a sua volta vassallo del venerabile Fernando Albedo, Duca di Alcazar de la Altas Torres.
Nelle difficoltà che incontrerai con Amelio Sarpenti e con Vittorio Braghiri e Felix Porcu, nonché con le loro rispettive madri, Lorenzo non ti aiuterà: vuole vedere come te la cavi da solo.
Lui la chiama "la Prova del Dolore" e da quel che ho capito potrebbe anche estendersi persino oltre l'esame di Maturità, se tu dovessi fare scelte sbagliate, come la Reverenda Madre ha previsto nelle sue premonizioni>>
Roberto passò in rassegna tutte queste informazioni, punto per punto e poi disse:
<<Dunque, a livello pratico, abbiamo le mani legate, mi sembra. Se Lorenzo non ci aiuta, che altro possiamo fare?>>
Era la domanda che tutti gli altri familiari si erano posti.
<<Dobbiamo prepararci a fronteggiare un uragano, perché è questo ciò che succederà. 
La Reverenda Madre vorrebbe parlarti: ha accennato a qualcosa riguardo a quella specie di profezia che ti fece sua sorella Elvira, una decina d'anni fa. 
Sembra che Iole abbia avuto altre premonizioni e, per quanto non intenda svelare tutto, ha fatto capire che tu supererai la Prova, ma ad un prezzo molto elevato.
Dalle sue allusioni, tua madre ha capito che questo prezzo riguarda la tua salute mentale, e purtroppo lo sappiamo bene che, a livello genetico, ci sono predisposizioni da tutte e quattro le famiglie da cui tu sei venuto fuori: i Lanni, i Monterovere, gli Orsini e i Ricci, e questo, purtroppo, lo sai meglio di me. Quello che non sappiamo, invece, è ciò che Iole dice di aver visto.
Non so se sia utile saperlo, e non so se sia pericoloso. Spetta a te decidere se andare da lei o meno.
Tu cosa ne pensi?>>
Roberto aveva già preso la sua decisione:
<<Penso che sia giunto il momento che io torni a Confluentia. Non tenterò di cambiare il futuro, ma preferisco essere preparato di fronte a ciò che mi aspetta. Non sono mai stato capace di adattarmi ai cambiamenti. La cosiddetta resilienza e il "think positive" funzionano soltanto finché le cose vanno bene.
Non posso seguire la corrente, le mie radici sono qui, le mie tradizioni e quel che resterà di noi sono le nostre tradizioni.
Questa casa, questo è il nostro "castello", e tutto sommato io penso di condividere, in parte, il sogno della Nuova Camelot di cui la Signora dei Fiumi ha parlato.
Credo che lei troverà in me un interlocutore più disponibile di quanto lo sia il suo pronipote Vittorio. Intendo dimostrarglielo. 
In fin dei conti, pensaci bene, il padre di Vittorio, Massimo, ha tradito il suo proprio padre, Michele, offrendolo in pasto ad Elvira e a questo fantomatico demone Eclion, sulla cui esistenza sono perplesso, ma non prevenuto, nel senso che mio padre sentì lo stesso nome in una seduta spiritica, e non mi pare che sia un nome noto nei testi di demonologia.
Massimo sarebbe capace di sacrificare Iole, rivolgendosi ad una delle sue figlie: chi tradisce una volta, è capace di tradire altre mille volte. E le due figlie di Iole aspirano alla successione>>

Diana annuì:
<<Sei maturato. Aurora ha avuto un influsso positivo su di te. 
Gli invidiosi faranno di tutto per separarvi, ma voi dovrete rimanere uniti. Se anche lei dovesse chiederti una certa flessibilità su quelle che sono le tue abitudini, i tuoi gusti, le tue opinioni, credo che faresti bene ad essere più elastico, cosa che i Monterovere non hanno mai imparato. 
Non voglio che tu diventi come tuo nonno Romano Monterovere, che sarà anche un uomo potente e temibile, certo, una sorta di Duca di Romagna, ma imprigionato nelle sue ossessioni e nelle sue fobie, e divorato dal rancore, dal rimorso e dal rimpianto per non aver dimostrato abbastanza l'amore che indubbiamente provava per sua moglie>>




Roberto aveva sempre avuto paura del nonno Romano, quest'uomo alto quasi due metri, con occhi di un azzurro chiarissimo e glaciale, e quei pochi capelli che gli rimanevano, erano ancora biondastri, nonostante avesse più di ottant'anni. 
Era quasi identico all'attore inglese Charles Dance e quindi a Tywin Lannister, col quale condivideva molti aspetti della personalità.

Lorenzo sosteneva, al riguardo: "Mio padre Romano ha, di romano, soltanto il naso aquilino e una certa somiglianza col Divus Iulius, ma per il resto è un Longobardo o un Goto, come tutti i Monterovere prima di lui. Ne ho le prove" aveva detto con convinzione "Me le ha fornite un laboratorio di genetisti, di un prestigioso centro di ricerca dell'azienda Tessier-Ashpool, che da un capello riesce a individuare la presenza di determinati marcatori genetici legati a particolari popolazioni. La mappatura genetica non è ancora stata resa nota, ufficialmente, ma nel laboratorio a cui mi sono rivolto, hanno lavorato, in passato, i più grandi genetisti della nostra epoca, e ti faccio solo due nomi che dicono tutto: Renato Dulbecco e Luigi Luca Cavalli Sforza, due menti geniali, due scienziati illustri, che hanno trovato all'estero molta più accoglienza che in patria. Il nostro guaio è quello di non valorizzare abbastanza i grandi talenti di cui disponiamo".
Roberto era sempre scettico: "Sai, questi tuoi discorsi mi ricordano un po' troppo un certo signore austriaco con baffetti neri, che si spacciava per tedesco teutonico e vertice della fantomatica "razza ariana". Ma è un puro caso, non è così? E tutta accademia, vero?"
Lorenzo aveva sorriso: "Naturalmente! Ti ho già detto che il mio maestro, Von Tomaten, il Filosofo Metafisico, era solo un infiltrato, che lavorava per sabotare gli orrori dell'Ahnenerbe! Sia ben chiaro! Ha messo a repentaglio la sua vita pur di servire un ideale, che era quello della Germania federale e di quella del Sacro Romano Impero, dell'Ordine Teutonico e solo in ultima istanza della sua evoluzione nello Stato Prussiano e nell'Impero tedesco guglielmino. Ma non oltre Bismark! 
Né baffetti di Monaco, né baffoni impomatati all'insù in stile Guglielmo II von Hohenzollern. 
Spero che la cosa non ti offenda, ma, sempre per puro spirito di ricerca, ho inviato un tuo capello, alla Tessier-Ashpool, specie nella Sezione Sperimentale, sanno essere molto discreti. Sulla tua paternità non ci sono mai stati dubbi, né su quella di tuo padre, ma, sempre per fare accademia, mi interessavano i dati sull' m-DNA, quello mitocondriale, che riguarda il cromosoma X, quello dove si trovano i marcatori genetici della discendenza da parte di madre. 
E' stato tracciato un profilo, a mio parere molto plausibile. Riguardo al cromosoma Y, tenendo presente che il gruppo R1 è associato alla famiglia linguistica degli Indoeuropei,  il tuo aplogruppo, così come il mio, quello di tuo padre e di mio padre e quelli di tutta la linea di discendenza diretta maschile dei Monterovere è R1b-S21 (U106) , quello germanico, e dunque ci sono due ipotesi: i Goti o i Longobardi. Forse a te piaceranno di più i Goti, visto che sei fissato con l'Alto Medioevo e lo stile Neogotico...




...e ti rivelo un'altra cosa: ho fatto analizzare anche un capello dell'altro tuo nonno, quello a cui volevi bene, il grande Ettore Ricci, ed il risultato, riguardo all'aplogruppo del cromosoma Y, è quello che mi aspettavo, e cioè R1b-S28 (U152) - Z36 cioè quello associato ai Galli.
Ettore era un Gallo, in tutto e per tutto...





...mentre l'aplogruppo Celtico occidentale, quello degli antichi Britanni dei tempi di Artù e delle Sei Nazioni celtiche (Irlanda, Scozia, Galles, Cornovaglia e Bretagna francese), è R1b-L21 (S145)...




...ho fatto analizzare anche un capello del conte Attilio, di cui la tua compianta bisnonna Emilia aveva una ciocca, in un ciondolo. Sì, fu molto collaborativa, era curiosa riguardo a questi temi, pur non comprendendone i metodi. 
Ebbene il risultato è stato quello che ci si aspettava e cioè R1b-S28(U-152)-Z56 e cioè l'aplogruppo associato agli Italici e quindi anche ai Latini e in particolare agli antichi Romani. La sua distribuzione in Italia è maggiore nei luoghi dove ci fu una colonizzazione romana più intensa, arrivando persino al risultato paradossale di una sua maggior concentrazione in Toscana e in Umbria, dove la colonizzazione da parte dei legionari fu una vera e propria sostituzione etnica, rispetto agli Etruschi e agli Umbri. L'ulteriore paradosso è che Roma risulta "meno romana" delle sue colonie, ma questo è facilmente spiegabile: nella Capitale dell'Impero convergevano immigrati da ogni dove, sia liberi che schiavi, i quali avevano un'origine patrilineare diversa dai Latini e dagli Italici, che erano, dal punto di vista linguistico, Indoeuropei. 
In ogni caso, gli Orsini erano "romani de Roma", come si suol dire, quindi come vedi non sei del tutto "un barbaro gallo-germanico", anzi, direi che quella è una parte minoritaria della tua eredità ancestrale. Gli apporti delle linee femminili sono collegati alle popolazioni di lingua italica, latina e romana...





...e infatti, per quel che riguarda il cromosoma X e i frammenti del DNA mitocondriale, l'esame ha mostrato senza ombra di dubbio che sia tua nonna Diana Orsini, sia mia madre Giulia Lanni, l'altra tua compianta nonna, erano di discendenza Romana. E la fisiognomica è coerente: capelli neri e occhi neri. Ah, un giorno ti farò vedere le foto di Giulia: era bellissima, non dovrei dire certe cose sulla mia povera madre, ma so che tuo padre non te ne parla, perché soffre ancora per la sua perdita, lei lo adorava. Giulia era una tipica bellezza latina, sensuale, attraente: Romano l'amava moltissimo, ma era talmente riservato che non riusciva proprio a dirglielo, e quando lei è morta, la parte migliore di lui è morta insieme a lei
Ma sto divagando...
Il genotipo e il fenotipo non sempre corrispondono, ma nel caso dei tuoi quattro nonni, sono perfettamente coincidenti. Io e tuo padre abbiamo un fenotipo misto: capelli castani, occhi nocciola, mentre tua madre ha il fenotipo celtico: capelli color bronzo e occhi verdi. 
In te troviamo un fenotipo con capelli castani (prima che te li tingessi, naturalmente) e occhi castani: le nonne hanno prevalso.








Ecco, queste sono le tue radici, che a me piace chiamare memorie ancestrali: ricordi che vengono dai tuoi antenati" Roberto era rimasto scettico: "Quindi adesso al posto di "razza ariana" si usa dire "Y aplogruppo R1" o sbaglio?" Lorenzo si era accigliato: "Il concetto di razza riguarda i cani, i gatti e i cavalli... non gli uomini. Non ritornerò sull'argomento e non lo farai nemmeno tu, ma consentimi di dirti che queste cose io le ho verificate negli Altri Ricordi, quelli degli antenati, e non parlo solo di quelli storici, ma anche di quelli protostorici, fino ai tempi dei Kurgan.
Questa mattina sono nato in una yurta al limitare della steppa, in un luogo che non esiste piú. Domani nascerò e sarò qualcun altro, in un altro luogo. Non ho ancora scelto. 
Ma questa mattina... ahh, questa vita, ho guardato la luce del sole sull'erba calpestata e ho visto genti vigorose che svolgevano le dolci attività della loro vita.
Dove...ditemi, dov'è andato tutto quel vigore?"

Roberto, che prima di quel colloquio con suo zio non aveva mai dato troppa importanza alla Protostoria, da allora incominciò a seguire con molta curiosità le pubblicazioni sull'argomento, integrandole, in seguito, con quelle della Genetica delle popolazioni, che riprendeva, pur sotto altro nome, alcuni elementi dell'Antropologia fisica, che dopo la caduta del nazi-fascismo era stata bandita dalle università, insieme all'Eugenetica.

Il primo discorso aperto su quest'ultima avvenne proprio durante il colloquio con Diana, nello studio di Ettore, in quel lontano giorno d'agosto:
<<pur condannando senza appello i loro metodi, mi chiedo se l'intento di Lorenzo e di Albedo, possa avere una qualche utilità a livello concreto.
E' così sbagliato pensare di poter migliorare la salute fisica e mentale dell'umanità? Di poter offrire ai nascituri una maggiore speranza di essere sani?>>
Diana si accigliò:
<<E cosa significa essere sani? Qual è il confine tra salute e malattia? 
"Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà: perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni". Tu ci credi? E' solo l'incipit di un romanzo gotico di Shirley Jackson, l'Incubo di Hill House, una casa molto simile a questa, o meglio a ciò che questa diventerà quando io non ci sarò più.
Non farti incantare dalle sirene di Lorenzo e del suo maestro, Erich von Tomaten, quel pazzo nazista pseudo-intellettuale! 
L'eugenetica potrà anche, forse, partire da presupposti moralmente non del tutto arbitrari, ma poi, quando si traduce nella pratica, diventa qualcosa di discriminatorio, se non addirittura persecutorio: si negherebbe ai malati il diritto di aver figli? 
Guarda che me le sono poste anch'io queste domande, sia quando aspettavo le mie figlie, sia quando tua madre ha sposato tuo padre. 
Mi dispiace doverlo dire, ma non era certo un'unione del tutto auspicabile dal punto di vista eugenetico>>
Roberto concordava e dunque annuì vigorosamente:
<<Non lo era, infatti, specie dal punto di vista del sistema nervoso: io sento le ansie, le fobie, le ossessioni e le malinconie sempre in agguato, e questo mi rende lunatico e imprevedibile, come tutti i Monterovere e come tutti i Ricci.  Incutiamo timore alle persone, perché non sanno mai di che umore siamo, e dunque anche come potremmo reagire. Non sanno mai cosa aspettarsi da noi.
E io mi chiedo cosa si aspettino da me gli Iniziati. 
Mi domando come uno come me possa essere utile agli Iniziati: un nevrotico imbranato... che utilità potrà mai avere?>>
Diana lo fissò con i suoi penetranti occhi neri:
<<A loro non interessa il tuo fenotipo o la tua salute, vogliono un'altra cosa, che è la parte più segreta e più importante del Programma Genetico. 
Vogliono una mente evoluta che sviluppi in pieno i Quattro Talenti: le memorie ancestrali, le premonizioni, la veridizione (capacità di capire se gli altri dicono la verità e, più in generale capire cosa stanno pensando) e l'intuizione mistica, e cioè la capacità di mettersi in contatto con entità sovrumane>>
Roberto scosse il capo con sdegno:
<<E' assurdo e ridicolo anche solo pensarci! E' come parlare di fantasmi, di Tarocchi, di parapsicologia, di ufologia e di marziani. Solo la mistica ha una tradizione seria, ma richiede un'ascesi profondissima, che non c'entra nulla con l'eugenetica>>
Diana non ne sembrava del tutto sicura:
<<Adesso però pecchi di eccesso di neopositivismo e di materialismo. Ci sono alcune persone che hanno una predisposizione per la vita contemplativa, la meditazione, l'ascesi.
E poi io condivido un'altra cosa, col pensiero degli Iniziati, e cioè l'ispirazione di tipo gnostico, manicheo e sostanzialmente anche l'eresia catara: il Demiurgo non è Dio, a mio non modesto parere, e non è solo mia questa ipotesi. E' antichissima, forse antecedente allo stesso avvento di Cristo.
Tra gli stessi cristiani vi fu una corrente gnostica: ne troviamo tracce nei Vangeli Apocrifi, nei Codici di Nag Hammadi. C'è uno gnosticismo persino negli Apocrifi dell'Antico Testamento, nei Manoscritti del Mar Morto. E pensa che io appresi dell'esistenza di questi testi perché me li fecero le Anziane di Confluentia. Li ho letti con molta attenzione. Ci ho riflettuto sopra, nelle mie interminabili giornate di clausura, e hanno rafforzato le mie convinzioni, tanto che temo che un giorno o l'altro don Pino mi segnali all'attenzione del Vescovo e magari persino a quella del cardinale Ratzinger, il Custode dell'Ortodossia. Ho letto anche alcuni suoi scritti, sia ben chiaro, per avere una risposta ufficiale di alto profilo. Devo dire che è molto chiaro anche quando spiega concetti difficili, si capisce subito che è un uomo di straordinaria intelligenza. Forse dovrebbe scrivere per i cristiani non teologi, un equivalente della Guida dei Perplessi di Maimonide. 
Guarda... i libri che ti ho citato: li ho ordinati anni fa, nelle loro edizioni più pregiate, perché per i libri io non ho mai badato a spese. Eccoli, sono tutti qui, in questa libreria, insieme ai classici e ai volumi antichi e rari. Ho ribattezzato questa stanza come la "biblioteca" che ospita la Collezione Orsini>>




Era una collezione di tutto rispetto, con un thesaurus di testi antichi che avevano un considerevole valore anche economico.
<<Isabella metterà tutto all'asta>> constatò tristemente.
Diana ne convenne:
<<Oh sì, lo farebbe, ma questo sarà un lascito destinato a te. Entrerà a far parte della Collezione Monterovere>>
Roberto sorrise e ringrazio calorosamente la nonna, ma poi disse:
<<Alla fine si unirà alla collezione di Lorenzo, e rischierà di finire nel thesaurus degli Iniziati>>
Diana sollevò gli avambracci allargando le mani:
<<Ah, ah, sempre meglio che in una collezione di qualche miliardario ignorante che vuole darsi una certa importanza!>>
Roberto rise, ma poi sopravvenne una sensazione strana, simile a ciò che a volte accadeva anche a suo padre e a suo zio: guardare il presente come se fosse già passato,
Ecco, in quel momento gli sembrava di essere in un museo che conteneva antiche reliquie di un mondo perduto per sempre.
Etiam periere ruinae.
Era tutto il suo mondo che tramontava. Il mondo dei libri cartacei, che un giorno non troppo lontano sarebbero stati sostituiti da supporti elettronici: una biblioteca digitale in tasca... che infinita tristezza...
Ma cos'era quel pensiero? Era una premonizione?
Perché era emersa proprio in quel momento? Era troppo giovane per avere pensieri simili, per rimpiangere il passato, per diventare un moralista! Eppure...
"La luce, la luce che recede... fino all'improbabile approdo: l'ultimo hidalgo leggeva il fondamento della metafisica dei costumi".
Reminiscenze gaddiane, dal suo vero capolavoro, La cognizione del dolore, il vertice della narrativa italiana del Novecento.
"E dolorava il respiro delle generazioni, di semine in semen, di arme in arme, di pensiero in pensiero, di anima in anima. Ma non c'è magistero per le anime sbagliate: le loro piaghe non conoscono cipria"

































Nessun commento:

Posta un commento