giovedì 29 giugno 2017

Vite quasi parallele. Capitolo 76. Lo zio Lorenzo Monterovere, il Barone Universitario

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Quando per Ettore Ricci scattarono gli arresti domiciliari, secondo la normativa della custodia cautelare, la famiglia Monterovere si divise riguardo all'atteggiamento da tenere di fronte al clan Ricci-Orsini.
Francesco Monterovere, genero di Ettore, si schierò naturalmente a suo favore, insieme al figlio Riccardo.
I suoi zii Tommaso e Anita si schierarono invece contro e comparvero persino come testimoni dell'accusa per quel che riguardava i rapporti tra l'Azienda Fratelli Monterovere e il Feudo Orsini.
Il capofamiglia, il vecchio Romano Monterovere, e sua figlia Enrichetta (dirigente dell'Azienda), dichiararono la propria neutralità.
Inaspettatamente Francesco trovò un sostenitore nel suo fratello minore Lorenzo, divenuto nel frattempo Professore Ordinario di Storia delle Religioni all'Università di Bologna, nonché illustre accademico e cattedratico.
Si diceva che fosse affiliato alla Massoneria, ma lui smentì, dicendo di essere membro dell'Ordine dei Cavalieri di Malta, anche se questa era solo una parte della verità, che si seppe molto tempo dopo.
Le uniche cose che si sapevano realmente erano legate alla straordinaria carriera che aveva fatto sia nell'ambito dell'università, sia all'interno di numerosi enti culturali e filantropici, di cui era amministratore, con emolumenti molto generosi, che gli avevano permesso di comprare e ristrutturare il Castello di Monterovere Boica nell'Appennino Modenese.

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Da dove gli derivassero tutti quei soldi era un mistero insondabile: evidentemente l'Ordine di iniziati di cui faceva parte (che era ben altro rispetto ai Cavalieri di Malta), non gli permetteva di rivelare ulteriori dettagli.
Molti anni dopo suo nipote Riccardo, nei suoi anni di residenza bolognese, avrebbe finalmente svelato gli arcani e scoperto la vera natura iniziatica della società segreta di cui lo zio Lorenzo faceva parte.
Lorenzo, che molto probabilmente era omosessuale, aveva comunque bisogno di un erede e per questo sembrava aver scelto il figlio di suo fratello Francesco.
Forse fu per questo che, dopo anni di lontananza, riprese i rapporti col fratello.
Quando si incontrarono, finiti i vari salamelecchi, Lorenzo venne al punto.
<<Io ho molte conoscenze, Francesco, e posso aiutare tuo suocero. Ma se lo faccio sarà solo per salvare l'eredità di Riccardo e la sua reputazione futura>>
Francesco non aveva una particolare simpatia per quel pomposo fratello, ma in un momento così difficile, decise che valeva la pena rischiare ed accettare il suo aiuto.
Lo mise così in contatto con l'Avvocato Vanesio.
Tra Lorenzo Monterovere e Marco Tullio Vanesio nacque immediatamente un'amicizia che fece molto discutere.
Tra i due c'era una certa comunanza anche fisica.
Entrambi avevano un'eccessiva leziosità, una voce stridula, una risatina querula, un atteggiamento petulante, un viso dai tratti effeminati, con labbra tumide, colorito acceso, sopracciglia curate, capigliatura chiara, predilezione per i colori pastello, specie il rosa e il lavanda, e altri piccoli dettagli rivelatori.
Monterovere ogni anni faceva un "viaggio di ricerca" di qualche mese in Grecia o in Israele o in altre località esotiche, portandosi dietro alcuni suoi giovani allievi, tutti molto prestanti, che poi vincevano cospicue borse di studio e importanti concorsi per diventare dottore di ricerca e poi ricercatore confermato.
Ma tutti questi aspetti folkloristici del Chiarissimo Professore Ordinario Lorenzo Monterovere, nascondevano una realtà molto oscura e pericolosa, di cui per il momento è prematuro parlare.

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