mercoledì 3 maggio 2017

Vite quasi parallele. Capitolo 62. Gruppo di famiglia in un interno

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Ettore Ricci, a settant'anni suonati, si divertiva ancora a fare scherzi alla moglie e alla suocera. Per esempio, quando alla sera guardavano la televisione nella Salotto Liberty, lui si alzava e poi, con uno scatto furtivo, spegneva il televisore e si dileguava, lasciando le due donne attonite nel buio.
Diana tirava un cuscino di seta nella sua direzione e poi, rivolta alla madre novantacinquenne:
<<Non dimenticare, mamma, che sei stata tu a volere che lo sposassi>>
La contessa vedova Emilia, il cui tasso alcolico nelle vene, a quell'ora tarda, era particolarmente elevato, si limitava a qualche vaga espressione che poteva significare tutto e il contrario di tutto.
Altre volte aggiungeva una risposta destinata a rimanere nella memoria dei presenti:
<<Lo so, figlia mia. Averti indotta sposare Ettore è stata una cosa imperdonabile, ma volte bisogna fare cose imperdonabili per sopravvivere>>
Diana, che non aveva mai esitato a definire la vita "una fregatura", si chiedeva spesso:
<<E ne è valsa la pena? Nei miei settant'anni di vita ho imparato che una gloriosa sconfitta è meglio di una vittoria deludente>>
La contessa vedova cercava allora di controbilanciare il discorso:
<<Forse non ti importerà il giudizio della tua vecchia madre novantacinquenne, ma il tuo sacrificio ha permesso alla nostra famiglia di ritrovare il benessere di un tempo, e questa è una vittoria gloriosa, di cui tutti ti rendono merito.
E i nostri discendenti, guardando le nostre fotografie, ci ringrazieranno per aver garantito loro di crescere in una grande famiglia>>

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<<Non lo so>> rispose Diana a sua madre <<Dietro ai miei sorrisi e allo sfarzo della casa Orsini, c'è una storia di guerre, di lutti, di lacrime e di cuori infranti
Valeva la pena pagare un prezzo così alto? Non sono ancora in grado di darmi una risposta e
a volte mi chiedo, mamma, se tu provi i miei stessi sensi di colpa nei confronti di Isabella e di Augusto. A volte io faccio fatica a convivere con me stessa, per aver fatto finta di non vedere. E tu? Tu ci riesci?>>
L'anziana matriarca rispose:
<<Non lo so, ma questo è un mio fardello, e mio soltanto.  
Tu non ne hai colpa.
Tu devi pensare al presente, Diana, e devi ammettere che senza Ettore questa casa diventerebbe un mortorio
Io ho novantacinque anni e mi resta poco filo da tessere, ma tu incominci solo ora a inoltrarti nella vecchiaia, e credimi, è meglio affrontare questa età avendo ancora a fianco il proprio sposo.
Potrà avere tutti i difetti di questo mondo, ma fintanto che ci sarà lui, tu ti sentirai al sicuro.
Ricordati di ciò che sto per dirti.
Sarà sempre meglio avere lui al tuo fianco, piuttosto che vedere questa grande casa riempirsi di vuoto>>
Diana non era d'accordo:
<<Io non sono al fianco di nessuno: un cerchio non ha fianchi. E a riempire il vuoto di questa casa ci saranno sempre i miei nipoti>>
La vecchia Emilia non ne era convinta:
<<I tuoi nipoti? Non mentire a te stessa, Diana. Ora sono bambini e adorano la campagna, ma davvero pensi che, quando cresceranno, vorranno rimanere in questo posto dimenticato da Dio?>>
Diana, che aveva sempre la risposta pronta, replicò in maniera lapidaria:
<<Proprio perché è dimenticato da Dio, questo posto è meglio degli altri>>
Dopo simili risposte da parte della figlia, a ora tarda, la contessa vedova era solita mandar giù il "bicchiere della staffa" e poi congedarsi, appoggiandosi ad un meraviglioso bastone di malacca con pomello d'argento.
A quel punto subentravano i nipoti.
Riccardo era il più sollecito nel rassicurare Diana:
<<Non preoccuparti, io non ti lascerò mai, perché tu sei una nonna speciale. Nessuno dei miei amici ha una nonna così bella ed elegante, così diversa dalle persone comuni. Io e te staremo sempre insieme>>
In quella frase c'era una promessa che andava oltre i confini del tempo, persino oltre i confini della morte. 

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Lei capiva e sorrideva:
<<Quando incomincerai ad andare a scuola avrai meno tempo per stare qui. E forse anche meno voglia. Mia madre Emilia ha ragione>>
Lui scuoteva il capo:
<<No, la bisnonna Emilia ha torto. Dice così perché le sue nipoti se ne sono andate via, ma io non farò come mia madre. Io preferisco stare qui con te piuttosto che a Forlì>>
Diana scuoteva la testa:
<<Ma a Forlì ci sono i tuoi genitori, i tuoi amici...>>
Riccardo non aveva dubbi:
<<Io sto meglio qui. Non ci voglio tornare in quel condominio di matti!>>
Diana rideva:
<<Ma anche qui a Villa Orsini siamo tutti matti, cosa credi? In fondo ognuno è pazzo a modo suo>>
Riccardo insisteva:
<<Io resterò qui per sempre, te lo prometto>>
Sua nonna sospirava:
<<Qualcuno ha detto che le promesse degli uomini sono scritte nell'acqua. O forse erano le promesse delle donne? Direi, le promesse in generale... anche se, naturalmente, so che tu sei sincero. Ma è meglio che impari fin da piccolo a non fare promesse che non sei sicuro di poter mantenere>>
<<Ma io sono sicuro!>> protestò il bambino.
Diana cercò di nascondere la commozione:
<<Lo so. Quello che sto cercando di dirti è che non dovrai mai sentirti in obbligo di sacrificare la tua vita per il bene della tua famiglia. Di solito le nonne insegnano il contrario, ma come hai detto tu stesso, io non sono una nonna come le altre>>
Lui incominciava a comprendere già allora il suo spirito di sacrificio e la dedizione totale alla famiglia, e li ammirava a tal punto che il suo esempio contava molto di più delle parole.
Fu anche per questo che quella sera non disse altro e si limitò ad abbracciare Diana, promettendo a se stesso che avrebbe sempre seguito il suo esempio e avrebbe fatto tutto il necessario per mantenere vivo il ricordo di lei.

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