Blog di letteratura, storia, arte e critica cinematografica e televisiva. I racconti e i romanzi contenuti in questo blog sono opere di fantasia o di fanfiction. Gli eventi narrati e i personaggi descritti, esclusi quelli di rilevanza storica, sono del tutto immaginari. Ogni riferimento o somiglianza a persone o cose esistenti o esistite, o a fatti realmente accaduti, è da considerarsi puramente casuale. Gli elementi di fanfiction riguardano narrazioni di autori molto noti e ampiamente citati.
martedì 20 gennaio 2015
lunedì 19 gennaio 2015
Estgot. Capitolo 6. Sulle orme del coniglio bianco
La stanchezza per il viaggio e le emozioni della giornata alla fine ebbe la meglio e il governatore Roman Waldemar si addormentò rapidamente e dormì come un sasso fino a che il rumore di un orologio a pendolo non lo svegliò battendo nove rintocchi.
Gli accordi col maggiordomo erano tali per cui, eccezionalmente, quella prima mattina a Sleepy Providence, la colazione sarebbe stata servita soltanto alle 10.
Rallegrandosi di essere ancora vivo e di avere un'ora di tempo per ambientarsi, Waldemar procedette verso la doccia, constatando che almeno la stanza da bagno pareva essere piuttosto moderna e confortevole.
Alla luce del mattino e dopo una bella dormita le preoccupazioni della notte normalmente si ridimensionano a tal punto da apparirci quasi come sciocchezze da bambini, ma questo non valeva del tutto nel caso di Waldemar.
Mentre consumava la colazione, alla muta presenza del maggiordomo, il governatore si domandò se era il caso di chiedere lumi a Mr. Pavlovic riguardo all'identità di lady Margaret Burke-Roche, baronessa Fenroy.
"I cittdadini di Estgot, riconoscenti, con eterna devozione"
La targa sotto il quadro e la dedica facevano pensare che quella donna si fosse guadagnata, in qualche modo, qualcosa che andava oltre a una fama immortale.
La devozione era qualcosa di più. Specie se eterna. Era quasi una beatificazione.
<<Mi dica, Mr. Pavlovic, lei conosceva la dama del ritratto?>>
Il maggiordomo inarcò le sopracciglia folte da cane barbone e il suo volto assunse la stessa espressione di deferenza che mostrava di fronte a Jessica Baumann.
<<Qui ad Estgot tutti conoscevano lady Fenroy. Era una dama estremamente generosa, ha fatto del bene a moltissime persone. Era anche un'amica personale di Elizabeth Bowes-Lyon, la madre della regina Elisabetta, e credo fosse persino parente della Principessa del Galles, per parte di madre, intendo... sì, doveva essere una sua prozia, o una cosa del genere e anzi credo che...>>
<<Va bene, va bene, ma quello che volevo sapere è chi era esattamente Margaret Burke-Roche, quale legame aveva con Sleepy Providence e in che periodo di tempo è vissuta>>
Erano troppe domande in una volta per la mente anziana del maggiordomo, il quale parve doversi sforzare per mettere insieme le parole della risposta:
<<Oh, be', era la moglie di lord Arthur Burke-Roche, un discendente di lord James... anche lord Arthur è stato governatore di Estgot, anni prima della guerra civile... eh, quelli sì che erano tempi! Era un onore essere nominati governatori di Estgot, e questo palazzo era in condizioni molto migliori, pensi che c'erano dei mobili...>>
Quel tentativo di svicolare non piacque affatto al governatore:
<<Sì, d'accordo, ma potrebbe essere più preciso riguardo alle date? In che anno è morta lady Margaret>>
Mr. Pavlovic era sempre più in imbarazzo:
<<Uhm...ehm... credo che sia stato prima del '97, o giù di lì, perché ricordo che ai suoi funerali parteciparono sia la Regina Madre che la principessa Diana, che io ebbi l'onore di conoscere personalmente... ah, non dimenticherò mai quel momento, lei percorreva la chiesa dietro alla Regina Madre e occasionalmente dava la mano a qualcuno, ma l'etichetta vuole che a una Altezza Reale si debba fare il baciamano, cosa che io feci e lei mi disse: "Ah, finalmente un vero gentlemen! Eh, quelli sì che erano tempi... ricordo anche che...>>
La tendenza del maggiordomo a divagare era esasperante, ma un dato di fatto appariva incontrovertibile, e cioè che la baronessa Fenroy doveva essere morta da almeno vent'anni.
Se comunque la libreria della camera da letto ospitava volumi appartenenti a lady Margaret, sarebbero sicuramente spuntati altri indizi.
Mentre pensava questo, arrivò, seguita da uno stuolo di domestici e altri personaggi sconosciuti, la governante Jessica Baumann, sorridente e con un'aria divertita:.
<<Buongiorno, Lord Waldemar, vede che non è successo niente stanotte? Adesso sono arrivati i fabbri e procederemo al cambio della serratura>>
Il governatore la invitò a sedersi e poi disse:
<<Veramente qualcosa è successo, ma preferirei parlarne in privato>>
Jessica annuì:
<<D'accordo. Tra poco andremo nel suo studio, perché devo mostrarle tutti i documenti sulla provincia di Estgot che sono stati redatti durante il commissariamento da parte del ministro Kaiserring>>
Il solo nome di Kaiserring aveva il potere di guastare la disgestione a Waldemar.
<<Sì, sì, naturalmente... ma prima io voglio vederci chiaro sulla questione che le ho detto, per cui, se non le dispiace, è meglio che ci trasferiamo subito nello studio>>
Jessica apparve vagamente preoccupata, ma annuì:
<<D'accordo, possiamo andare anche adesso, io sono già pronta>>
Uscirono quindi dall'appartamento e scesero la rampa di scale che portava dalla torre al secondo piano dell'edificio centrale.
Mentre camminavano lungo un corridoio, Waldemar notò una vecchia fotografia incorniciata, molto grande, che stava su un comò.
<<Chi sono quelle tre donne nella foto in bianco e nero?>>
Jessica sorrise:
<<Vorrà dire: "chi erano", visto che sono morte tutte e tre>>
Lui annuì:
<<Chi erano?>>
Lei indicò per prima la figura al centro;
<<Era molto giovane in questa foto, che senz'altro risale agli anni Settanta, ma credo che sia possibile riconoscerla>>
Waldemar ricollegò quel volto con quanto gli aveva detto poco prima il vecchio maggiordomo.
<<Assomiglia a lady Diana Spencer>>
Jessica annuì:
<<Esatto! Era proprio lei! E quella a sinistra era sua madre, lady Frances Burke-Roche, contessa Spencer di Althorp, mentre quella a destra era la sua prozia, lady Margaret Burke-Roche, la baronessa Fenroy. C'è un suo ritratto da giovane nella sala grande dell'appartamento privato>>
Lui colse la palla al balzo:
<<E' appunto di questo che volevo parlarle. Vede, si dà il caso che nella libreria della mia camera da letto ci fosse un volume in bella mostra del Paradise Lost di Milton con tanto di dedica di lady Margaret, e nel segnalibro c'era un'altra dedica, ancora più particolare>>
Lei non ne fu affatto sorpresa:
<<Oh, non mi meraviglia affatto. Quella fu per anni la camera di lady Margaret! Suo marito fu governatore di Estogt negli anni Ottanta. Ci si illudeva, a quei tempi, che la Federazione Orientale non fosse una minaccia per la ricca provincia di Estgot. E invece poi scoppiò la guerra civile. A tal proposito vorrei introdurre l'argomento di cui dovremo...>>
Waldemar sollevò una mano:
<<Non divaghiamo! La dedica che io ho letto non era un commento qualsiasi... sembrava che fosse scritta apposta per me! Diceva qualcosa riguardo alla "strada che riconduce in paradiso", al fatto di non aver timore "delle cose da poco" e di seguire "le tracce del coniglio bianco">>
Jessica lo guardò con aria di derisione:
<<E perché mai pensa che queste cose la riguardino?>>
Waldemar la fissò:
<<Io sono stato "cacciato dal paradiso". Ieri sera ero preoccupato per cose che lei invece ha giudicato non pericolose, ma piuttosto degli "avvertimenti", delle tracce. Nel segnalibro si faceva riferimento alle "amare veglie notturne", al fatto che "tutta la tua vita sembra contrarsi", ad una "gabbia per irretire qualcosa di selvaggio". Tutte cose che mi stanno a pennello, lady Jessica>>
La ragazza minimizzò:
<<Lei tende ad essere troppo egocentrico, Lord Waldemar. Provi a guardare le cose da un'altra prospettiva.
Lady Margaret era una donna molto colta, aveva letto molto e scriveva con grande raffinatezza. Ogni sua frase faceva effetto su chi la leggeva, anche se aveva uno stile un po' ermetico, da oracolo, oserei dire.
Scrisse una dedica persino a mia madre, che era sua assistente personale.
La vergò su una foto dove Margaret era a fianco della Regina Madre, di cui era grande amica... non molti lo sanno, ma furono loro due a combinare il matrimonio dei Principi del Galles, che fu tutto tranne che quella romantica storia d'amore della maestrina col principe azzurro che i media volevano far credere... Diana era una "lady" per nascita, una aristocratica del sangue più puro, oserei dire che sia gli Spencer che i Burke-Roche fossero molto più nobili dei Windosr, infatti mi è stato detto che...>>
<<Sta ancora divagando. Mi perdoni, ma io voglio andare a fondo sulla questione. Mi potrebbe dire cosa scrisse lady Margaret nella dedica a sua madre, se lo ricorda?>>
Jessica si rabbuiò, forse perché il ricordo della madre morta da tempo la rattristava:
<<Lord Waldemar, lei mi chiede di rinnovare un dolore indicibile... ma visto che insiste tanto la accontenterò.
Mia madre aveva ringraziato la baronessa per tutto il bene che aveva fatto per la nostra famiglia e la nostra comunità e le aveva chiesto se i Burke-Roche sarebbero rimasti a Estgot a difenderci dai nemici che avevamo nella Federazione Orientale.
Lady Fenroy aveva scosso il capo e poi aveva scritto una frase del genere:
"Abbiamo guardato il nemico in faccia e abbiamo scoperto che eravamo noi.
Nessuno è al sicuro sull'isola, siamo tutti sulla nave senza scialuppe.
Quando verrà la tempesta non chieda se ci salveremo noi.
La domanda giusta è: chi si salverà?
Per sempre al suo fianco, Margaret, lady Fenroy".
Ma il pericolo non veniva dall'acqua, bensì dal fuoco. Quando ci fu la guerra e poi l'incendio, lady Fenroy non era affatto al nostro fianco. E come poteva esserlo, del resto: era morta da almeno una decina d'anni!>>
Waldemar trovò interessante quel discorso.
Ecco un'altra traccia lasciata dal coniglio bianco.
"Abbiamo guardato il nemico ed eravamo noi... nessuno è al sicuro... nave senza scialuppe... quando verrà la tempesta... chi si salverà?"
domenica 18 gennaio 2015
Estgot. Capitolo 5. Margaret, lady Fenroy
Dopo due ore di meticolosa attività, il personale di Sleepy Providence era riuscito a ridare una parvenza di ordine all'appartamento del governatore Waldemar, il quale nel frattempo aveva incominciato a disfare le valigie e i bauli che contenevano ciò che restava dei "bei tempi andati".
Le cameriere erano anziane, ma efficienti e il maggiordomo manteneva una compostezza degna di un capo di stato che pronuncia il discorso di capodanno.
Jessica stava dando istruzioni a due uomini della scorta e a Waldemar parve strano vedere che quei due energumeni tremassero come foglie davanti a quella ragazza così minuta, che in confronto a loro pareva uno scricciolo.
Alla fine si arrivò ad una, seppur precaria, sistemazione e la governante tornò pienamente sicura di sé:
<<Mi scuso ancora per questo increscioso incidente. Ho dato disposizioni di sicurezza tali da garantire che non si ripeterà. Domattina si provvederà al cambio della serratura, stasera è troppo tardi. In ogni caso, incomincerò subito le indagini per scovare il responsabile di questo scherzo di cattivo gusto. Ora immagino che lei voglia riposare... ha fatto un lungo viaggio...>>
Waldemar non era per nulla soddisfatto delle giustificazioni della governante:
<<No, un momento, lady Jessica, io esigo una sistemazione più sicura! Qui non c'è nemmeno un sistema di allarme, e i cellulari non prendono... siamo tagliati fuori dal mondo...>>
Lei si voltò con espressione esasperata:
<<Le posso giurare sulla tomba dei miei genitori che tutte le altre sistemazioni sarebbero ancora più insicure di questa. Se qualcuno avesse avuto intenzione di ucciderla, l'avrebbe fatto senza lasciare messaggi prima, mi creda. Può trattarsi di un avvertimento, ma chi l'ha fatto non aveva intenzione di uccidere. I veri pericoli sono altri e ne parleremo domattina. Felice notte, Lord Waldemar!>>
E senza aspettare risposta, girò i tacchi e se ne andò rapidamente.
Il maggiordomo e le cameriere la seguirono come in un corteo vagamente funebre, dopo aver preso congedo con un silenzioso inchino.
Waldemar si sentì disperatamente solo, in un luogo remoto e ostile, e gli parve che la sua vita si fosse già conclusa nel momento in cui era stato costretto all'esilio.
Gli vennero in mente alcuni versi delle Cemetery Nights du Stephen Doybyns.
In tal maniera passano i giorni... dai finestrini in corsa io vedo... tutto ciò che amo...
restare indietro... città, case, persone, affetti, amori, libri non letti, facezie non raccontate, paesaggi non visitati... le cose che non ho fatto, i luoghi che non vedrò mai se non in sogno...
Con questo stato d'animo angosciato dalla nostalgia e dalla paura, fece cenno alle guardie del corpo di chiudere il portone, allo stesso modo in cui un condannato a morte invita il boia a procedere il più in fretta possibile.
Si diresse poi verso le scale che portavano alla sua camera da letto, al piano superiore.
Fu allora che notò il ritratto di una dama, sotto il quale era stata posta una targa di conferimento del titolo di Dama Onorevole:
"A lady Margaret Burke-Roche, baronessa Fenroy,
i cittadini di Estgot, riconoscenti, con eterna devozione"
A giudicare dalla pettinatura e dagli abiti, il ritratto doveva risalire agli anni '30 del Novecento, dunque un'epoca successiva a quella in cui Lord James Burke-Roche era stato governatore.
Evidentemente i discendenti del primo barone Fenroy avevano mantenuto un legame molto stretto con la provincia di Estgot e con la residenza di Sleepy Providence.
La dama aveva capelli biondo-ramati, occhi azzurri, un naso pronunciato e una bocca aristocratica.
Lo sguardo era serio, ma con un vaghissimo, quasi impercettibile cenno di sorriso, come la Monna Lisa di Leonardo.
Gli occhi fissavano lo spettatore con tanta intensità da farlo sentire a disagio.
Non so perché, ma questo tipo di ritratti mi fa rabbrividire.
Decise dunque di non sostare oltre e salì le scale fino alla camera da letto.
Era una stanza molto lussuosa, con un talamo nuziale di notevoli dimensioni, ricoperto da un baldacchino che sorreggeva ampi tendaggi di velluto blu.
Accanto al comodino, c'era un'ampia libreria che conteneva molti volumi antichi,
Per curiosità, Waldemar prese in mano un volumetto che sporgeva in maniera evidente.
Era il Paradise Lost di Milton.
Un'edizione antica e pregiata, tra l'altro, e in ottime condizioni.
Farmi trovare una copia de "Il paradiso perduto" è comunque una scelta di cattivo gusto.
Ma forse non doveva incolpare il vecchio maggiordomo o la giovane governante, quanto piuttosto il misterioso autore dello scherzo che gli aveva fatto trovare le sue stanze sottosopra.
Incuriosito, incominciò a sfogliare il libro per vedere in che anno era stato stampato, ma non appena ebbe sotto gli occhi il frontespizio, la sua vista fu catturata da una dedica sbiadita, ma ancora chiaramente leggibile.
Era scritta in una calligrafia molto elaborata, come si usava nel passato.
E' lunga la strada di ritorno in paradiso,
oscura è la notte, e piena di terrori, perciò
non darti troppa pena per le cose da poco,
va' oltre, segui le tracce del coniglio bianco,
fa' ciò che dev'essere fatto, non aver fretta:
fino a quel giorno, io ti aspetterò
Margaret, lady Fenroy
Subito il suo pensiero andò alla dama del ritratto.
Non poteva essere un caso che qualcuno avesse messo in rilievo proprio un libro con uno scritto autografo di Margaret Burke-Roche, lady Fenroy, a cui i cittadini di Estgot consacravano la loro "eterna devozione",
Era ovvio che qualcuno cercava di mandargli un messaggio in codice.
Se quel ritratto risale agli anni '30, Margaret Fenroy non può essere certo ancora viva, a meno che non abbia 120 anni... ed io non crederei all'esistenza dei fantasmi nemmeno se ne trovassi uno nel frigorifero!
Ma era difficile essere razionali in una situazione come quella.
Non darti troppa pena per le cose da poco... segui le tracce del coniglio bianco...
Ma Estgot non era certo il Paese delle Meraviglie.
Chissà chi era il vero destinatario della dedica di lady Fenroy? Un amante?
Avrebbe chiesto spiegazioni a Jessica Baumann, e questa volta avrebbe preteso risposte chiare.
La tua attenzione fu catturata da un segnalibro, in cui, con la stessa grafia, erano poste domande che sembravano rivolte direttamente a lui:
Chi lo sa cos'hai detto alle tenebre, nelle amare veglie notturne, quando tutta la tua vita sembra contrarsi, e i muri della tua stanza ti si stringono addosso, come le sbarre di una gabbia, per irretire qualcosa di selvaggio...
Questo pensiero aumentò la sua angoscia.
Si sentì solo, nell'orlo esterno del mondo civilizzato, in una terra senza speranza.
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