lunedì 19 gennaio 2026

Una con tutte stelle nella vita. Capitolo 9. Dubita che le stelle siano fuoco, dubita che questo lago sia acqua, ma non dubitare mai del...






Il pernottamento fu molto gradevole, la stanza degli ospiti aveva un letto matrimoniale con tanto di baldacchino e bagno personale.
Dormii profondamente.
Il giorno successivo, dopo una colazione a base di tè, ci condusse prima in veranda, dove una pianta di glicine sovrastava non solo il suo tetto, ma quello di ogni finestra e lì vicino c'erano delle piccole panche dove lady Gloria era solita sedersi con la governante a giocare a carte o a fare lavori di cucito.
Quel giorno la governante, una donna dai capelli bianchi e vestita di nero, pareva intenzionata a rimanere nei dintorni, per cui alla fine lady Gloria ci invitò a fare una passeggiata nel suo amato parco, sulle rive del Lago di Pusiano, il "Vago Eupili mio" di Parini, ricordato da Gadda ne "La cognizione del dolore", in una Brianza "magica", locus amoenus fragile e pieno di insidie.











<<Un giorno tutto questo sarà tuo, Vittoria>> disse rivolta alla nipote e aggiunse <<Ma se hai bisogno di un prestito a lunghissima scadenza e senza interessi, io ho a disposizione un mio tesoretto personale tenuto da parte proprio nella speranza che tu ti decidessi a mollare quell'idiota del Malatesta, un cognome che gli si addice proprio.
E voglio dire una cosa a te e al tuo amico Roberto: a vedervi insieme sembrate una vera coppia, e tu Roberto sei un vero gentiluomo, un appartente a quella che si suole chiamare: "Aristocrazia dello Spirito", che per me è molto più importante di tutto il resto>>

Capii subito che quello era un endorsement a mio favore, ma in realtà io ero sempre stato il tipo di ragazzo che piaceva di più alle nonne, alle mamme o alle zie piuttosto che alle nipoti o alle figlie.
E questo era un pensiero non molto incoraggiante.
Ma sentivo che questa volta c'era qualcoda di diverso, qualcosa di magico.
Mi sembrava una specie di Faerie, o Feeria, il Regno delle Fate, altrimenti detto Ys o Lyonesse, oppure Avalon, la perduta Avalon di cui restano solo le rovine di Glastonbury e lady Gloria sembrava la quasi omonima Gloriana, "The Faerie Queene", la regina delle fate nel poema di Spenser, nella prima età elisabettiana, oppure Viviana, la Dama del Lago, penultima Signora di Avalon.








Quel paragone non mi sembrava una forzatura, in fondo la Brianza, prima dei Romani e dei Longobardi, era stata una terra celtica, abitata dai Galli Insubri e delle "insubri nepoti" il cui sonno era turbato, secondo Foscolo, dal pensiero dei sepolcri. Non diversamente avveniva a Broceliande, dove Merlino, innamorato di Viviana, le aveva insegnato le arti magiche, e con un inganno lo aveva rinchiuso ancora vivo in un castello di cristallo, da cui il mago continuerà a profetare fino al giorno del Giudizio.
Il ricordo mi turbò.
E' a questo che ci conduce l'amore? Alla prigionia? In fondo che cos'è che ri rende prigionieri se non il mettere la nostra felicità nelle mani di un'altra persona?
Tutti questi dubbi, questi pensieri, queste nozioni apprese al Liceo e riprese all'Università, o nelle letture personali, mi ritornarono tutte in mente durante quella passeggiata. 
Nella mia mente la realtà si fondeva col mito e con i ricordi e il Lago di Pusiano poteva diventava l'antica palude che circondava Glastonbury ai tempi in cui era ancora Avalon. 














Se Gloria era Viviana, Vittoria era sua nipote Morgana la Fata, ultima Signora di Avalon e sorella di Artù, ultima, tra le Grandi Sacerdotesse di Danu e Brigid, a riuscire ad eseguire l'incantesimo che apriva un varco tra i mondi e trasportava Avalon fuori da questa terra, nel mondo della Magia.
C'era una circolarità suggestivamente analoga nel mito arturiano.
 Viviana dona la spada invincibile Excalibur al padre di Artù, alla cui morte Merlino conficca la Spasa nella Roccia e anni dopo Artù la estrae, poi commette incesto con la sorellastra Morgana la Fata, gerando un figlio che sarà la sua rovina.
Morgana è figlia di Igraine, come Artù, ma non di re Uther, e viene istruita da Viviana e Merlino alle arti magiche, le usa per impedire l'influenza cristiana sulla corte celtica britanno-romana di Artù e dei suoi cavalieri della Tavola Rotonda, li disperde alla ricerca del Graal, lontano dalla mitica Camelot "dove piove soltanto di notte", e a quel punto, con le sue forze sia magiche che terrene, essendo Duchessa di Cornovaglia e Regina consorte del Galles, sprona il figlio Mordred a detronizzare il padre. Artù uccide Mordred e alla fine Morgana, sconfitta e addolorata, accetta il tramonto del paganesimo celtico e porta con sé l'amato fratello Artù, ferito, ma vivo, nell'isola di Avalon. Era forse questo il destino di Vittoria? Portare se stessa e me alla rovina? Non mi importava: io l'avrei inseguita anche tra le fiamme, anche tra le paludi di Glastonbury.



























Desideravo la sua compagnia, mi bastava essere con lei, la sua presenza mi riempiva: il mio amore per Vittoria era così grande che poteva accettare qualsiasi limitazione.

La sua somiglianza con lady Gloria era ancor più evidente, sotto il sole del mattino, tanto che Vittoria era molto più simile a com'era sua nonna da ragazza, rispetto a come fosse sua madre.
Guardando la nonna si poteva prevedere come sarebbe diventata la nipote da anziana, ed era un aspetto di tutto riguardo.
Su Gloria il tempo, man mano che l'età avanzava e la sua bellezza si induriva, prendendo la "via magra", che rende i tratti più affilati e aguzzi, aveva agito in due modi, ed entrambi in un certo senso le davano carisma: quando era seria, appariva molto minacciosa, e quando sorrideva, maestosa come quella di una regina o imperatrice del passato.

Quasi mi leggesse nel pensiero, Gloria iniziò a parlare e accennò a cose, su di lei, che io avevo già intuito:
<<Come è noto in questa famiglia comanda mio suocero, una specie di vampiro immortale o non-morto o qualcosa del genere.
Tra me e lui c'è un rapporto particolare di cui forse Vittoria non conosce un aspetto.
Vedi cara, lui mi odia perché è innamorato di me da sempre e la cosa lo infastidisce molto, in quanto considera l'innamoramento come la peggiore delle iatture possibili e non ha tutti i torti. Se io non mi fossi mai innamorata, oggi sarei Imperatrice della Galassia>>



 



Ai miei occhi Gloria appariva come tale, e credo che lo sapesse.
Prima che io o Vittoria potessimo interromperla, la Lady riprese a parlare del suocero decrepito:

<<Inoltre non riesce a spiegarsi come sia stato possibile innamorarsi della moglie di suo figlio, la quale non lo ricambia, ma questo è il meno, è solo una delle cause del suo disappunto.
Lui disprezza tutto ciò che io considero importante e io disprezzo tutto ciò che lui considera importante, siamo all'opposto su tutto, litigheremmo dalla mattina alla sera, e infatti non ci vediamo quasi mai e quelle poche volte, quando proprio non esiste alcuna scusa valida per evitare l'incontro, l'unico motivo per cui non ci prendiamo a schiaffi è che io cerco di stemperare le sue provocazioni con l'ironia, a volte forse esagero, ma lui in un certo senso desidera che io esageri perché sotto sotto le mie battute lo divertono, anche se non lo ammetterebbe mai nemmeno a se stesso.
Una volta mi presentò un suo socio in affari inglese che si era arricchito durante il governo decennale di Margaret Thatcher, avvalendosi delle sue riforme e così aveva rilevato una quota della holding dei Prinsivalli e spesso viene qui a Milano a controllare la situazione.
Lui mi disse: "Lady Gloria, suo suocero è la terza persona più importante della mia vita dopo Margaret Thatcher e Gesù Cristo. Vorrei sapere la sua opinione su entrambi"
Io risposi: "Sono state entrambe due persone notevoli, una è la ragione per cui siamo qui e l'altra..." e mi fermai perché stavo per dire qualcosa di esagerato, ma lui mi esortò e mi chiese: "E l'altra persona, finisca la frase!" e io: "Be', l'altra persona è il figlio di un falegname".
Quello fu solo il primo di una serie di aneddoti divertenti, ma era solo per smorzare la tensione.
Poi a un certo punto lady Gloria mise da parte gli scherzi e passò alla parte difficile:
<<Qualsiasi piano A fallisce, perché c'è sempre un elemento aleatorio che crea una diversione. Per cui è molto più importante elaborare una buona serie di piani B per le più probabili casualità avverse. Io li chiamo "protocolli di emergenza" e inserisco nella pianificazione anche il piano C, ossia cosa fare in caso di fallimento completo.
Il caso si diverte a fare di noi delle pedine da spostare a suo piacimento, e a volte lo fa in maniera brutale, con tanta violenza che questa pedina potrebbe spezzarsi.
Poi però ci si meraviglia se nonostante tutte quelle tempeste una persona sopravvive e a volte riesce persino a trovare un modo per mantenere la propria autenticità e farla accettare agli altri.
Io mi sono risollevata infinite volte dopo essere caduta rovinosamente, e il rialzarsi non è solo una questione di volontà personale, bisogna individuare e creare una "rete di protezione".
Nessuno mantiene l'ordine da solo in mezzo a una tempesta. 
Dietro la capacità di sopravvivere, rialzarsi e rimanere se stessi c'è una rete di supporto che può essere familiare, amicale o professionale (psicoterapeuti, medici specialisti, assistenti) e affettivo.
Tutto questo funge, come si dice adesso, da"esoscheletro".
Quando la persona crolla, la struttura intorno a lei continua a reggere i pezzi finché lei non è in grado di ricominciare.

Questa è la premessa che ritenevo fosse necessario comunicarvi, prima di procedere>>
Eravamo affascinati dalla saggezza di Gloria.
Io però avevo alcune osservazioni da fare:
<<A volte mancano le risorse per creare questa rete di protezione.  E la soglia di tolleranza allo stress può essere molto bassa. Conosco persone a cui è capitata una serie di eventi che ha colpito contemporaneamente salute, lavoro e affetti, non lasciando nessuna "zona sicura" da cui ripartire. Anzi, l'effetto domino, quando cade la salute, è tale da poter far cadere poi il lavoro e gli affetti, per esempio>>
Gloria mi rivolse uno sguardo soprendentemente illuminato e un sorriso così pieno di rispetto e di stima che non dimenticherò mai:
<<Caro Roberto, mia nipote è davvero fortunata ad averti conosciuto. 
Hai perfettamente ragione: quello che descrivi è ciò che gli psicologi chiamano "meccanismo del collasso sistemico" ed è una realtà brutale che colpisce milioni di persone, soprattutto quelle malate in maniera invalidante o quelle che sono state escluse, messe angolo, fin dall'inizio.
Poi ci sono i casi in cui apparentemente le cose sembrano reggere, ma in realtà sono in bilico.
Quest'ultimo è il mio caso.
Voi vedete di me soltanto la facciata che presento al mondo per non dare soddisfazione ai miei nemici e poter ancora essere utile alle persone a cui tengo di più.
Non vi annoio con le malattie della vecchiaia, quelle sono inevitabili, persino per chi ha fatto una vita sana. Vivrà più a lungo, ma io non credo che ne valga la pena, non sono il tipo che ama la vita fino a questo punto. 
Io non ho potuto rompere un fidanzamento che non fu scelto da me.
Avrei voluto proseguire gli studi, dopo il liceo classico, ma i miei genitori consideravano disdicevole che una donna studiasse all'università. 
Avrei voluto lavorare, ma prima i miei genitori e poi mio marito e i miei suoceri hanno posto il veto per la stessa ragione: la moglie di un nobile, nata nobile, poteva al massimo dedicarsi attivamente alla filantropia, cosa che io ho fatto senza però vantarmene con nessuno.
Ma adesso è diverso, anche se gli altri Prinsivalli non se ne sono ancora accorti.
Il vero motivo per cui ho accettato di non divorziare da mio marito è stato in previsione del fatto che le mie nipoti avrebbero ricevuto pressioni simili alle mie. Le sorelle di Vittoria sono molto conformiste e quindi a loro va benissimo sposare un ricco anche se non sono innamorate di lui, ma solo dei suoi soldi. Vittoria invece è sempre stata diversa: hai notato, Roberto, che lei mi somiglia non solo nel carattere, ma anche fisicamente: è l'unica bionda con gli occhi azzurri, tra le sorelle.
Ha il mio stesso sorriso, la mia altezza, il mio portamento: ha i tratti che dovrebbe avere una regina.
Io ho tenuto da parte una somma di denaro per le mie nipoti che non volessero sposare il fidanzato scelto dai genitori e sapevo che Vittoria sarebbe stata l'unica a rifiutare il matrimonio combinato. E' una cifra importante, ma può durare solo con un tenore di vita più sobrio. 
Del resto, un certo undestatement, un profilo un po' più basso, sono in realtà un tocco di classe molto aristocratico.
Ad ogni modo, la somma che ti ho dato ti coprirà tutto il periodo universitario e quello della ricerca di lavoro che possa piacerti, che possa valorizzare i tuoi talent>>

Io non potei far a meno di dire: <<Magari io avessi una nonna come lei! E non solo per la somma stanziata, ma per questa grande intesa che c'è tra voi e questo poter contare l'una sull'altra. Ma il caso ha voluto diversamente. Riprendendo la sua battuta sul figlio del falegname, confesso che anche io non sono credente. Certo un mondo dominato dal caso fa paura, e io esorcizzo questa paura scrivendo, creando storie dove il caso domina, offro una rappresentazione onesta della realtà per come la percepisco. Questo può avere un effetto catartico non solo per me, ma anche per lettori che si sentono parimenti "masticati" dalla sfortuna e che non si riconoscono nelle narrazioni mainstream del "volere è potere". E poi, diciamoci la verità, le persone appagate dalla vita non leggono. La letteratura appartiene agli infelici>>

Gloria annuì:
<<Tu credi che esistano persone felici a questo mondo? La felicità è il premio di consolazione degli idioti>>
Anche Vittoria approvò:
<<I miei follower credono che io sia felice. Solo Roberto aveva intuito che il mio presunto benessere apparteneva all' "immagine performante e produttiva" che bisogna avere per attirare ammiratori. La parte sofferenze veniva gestita in privato, anche se ogni tanto con qualche battuta lanciavo segnali di fumo. Lui li ha saputi vedere e decodificare>>

Passammo il resto del tempo a organizzare il piano A, una ventina di piani B e anche il piano C nel caso ci fosse stato un fallimento totale.
Nei prossimi capitoli vi racconterò com'è andata. 

Alla sera Gloria ci consigliò di fare una passeggiata da soli al chiaro di luna.
Appena fummo sufficientemene distanti dalla villa, Vittoria mi disse:
<<La nonna fa il tifo per te>>
Io non mi facevo illusioni:
<<Come amico>>
Vittoria scosse il capo sorridendo:
<<No. Credo che se fosse stata vent'anni più giovane ti avrebbe sedotto. Adesso lei ti vede come il compagno ideale per me>>
Sapevo che non era ancora il momento per scoprire le carte:
<<Perché non mi conosce. Tu meriti molto di meglio e lo sappiamo entrambi>>
Lei si fece seria:
<<In realtà io non so più niente. Sono molto confusa. Ho paura. E anche tu dovresti averne>>
Io annuii, ma con fermezza:
<<E' proprio quando si ha paura che si vede se conosciamo il giusto equilibrio tra coraggio e prudenza. Non temere: loro saranno anche più forti, ma noi siamo più furbi e abbiamo elaborato una serie di strategie che ci permetterà comunque vada di cadere in piedi.
Io resterò sempre al tuo fianco, fino a quando lo vorrai.
Ora che ti conosco di persona ti voglio bene, desidero il tuo bene prima di ogni altra cosa>>
Vittoria cercò nei miei occhi la verità e poi chiese:
<<Potrò davvero contare sempre sul tuo affetto, a prescindere da come andrà il piano e a cosa diventerà il nostro legame?>>
Io annuii e ritenni di potermi concedere almeno un po' di romanticismo con una risposta che parafrasava Shakespeare:
<<Dubita che le stelle siano fuoco, dubita che questo lago sia acqua, ma non dubitare mai del mio affetto, che è un amore puro, disinteressato, che non chiede nulla in cambio se non la tua presenza>>
Lei allora si commosse e mi abbracciò:
<<Sei così dolce, così buono, sono io a non meritarti. Ma ne riparleremo quando tutto sarà finito>>



























lunedì 12 gennaio 2026

Una con tutte stelle nella vita. Capitolo 8. "Gloria, sui tuoi fianchi, la mattina nasce il sole"






<<Gli dei non l'avranno sempre vinta. Questi dei che non rinunciano mai all'occasione di ferire, ostacolare e rovinare la vita degli esseri umani, rimangono seriamente sconcertati se, malgrado tutto, una signora rimane pur sempre una signora>> era solita ripetere, parafrasando Clarissa Dalloway nel romanzo di Virginia Woolf, la nobildonna "lady" Gloria Aldobrandi Prinsivalli, Contessa di Montescudo, giovanile e raffinata nonna paterna di Vittoria e sua unica vera alleata nelle faide familiari, all'interno di quel covo di vipere che era il clan sorto da innumerevoli matrimoni dinastici tra le Antiche Famiglie di Milano, che garantivano il "puro sangue Longobardo e la nobiltà per diritto di conquista", e le Nuove Famiglie, quelle che portavano i soldi, il "new money" che veniva in soccorso ad un "old money" che stava diventando un "no money", tanto per intenderci.

Era stato quello lo spirito che aveva determinato, in tempi lontani, il matrimonio tra l'allora incantevole damigella Gloria Aldobrandi, contessina di Montescudo e il noioso e stempiato Carlo Prinsivalli, nonno di Vittoria ed eterno erede dell'immortale bisnonno Umberto che a 96 anni continuava a dominare il clan col pugno di ferro.
La differenza tra lei e il resto della famiglia allargata era che Gloria era decisamente più intelligente e astuta di tutti gli altri messi insieme.
Non era mai facile capire cosa lei pensasse veramente, dietro ai suoi incantevoli sorrisi, tanto che tra le sue cosiddette amiche circolava la battuta secondo cui:
"Gloria è capace più di ogni altra di sorridere con eleganza e, sorridendo, assassinare".





Non bisognava dunque lasciarsi ingannare dai suoi ammalianti sorrisi mentre bisognava ricordare che lei non era certo il tipo di donna che si facesse intimidere facilmente.

Ma su una cosa si poteva far affidamento e cioè il suo sconfinato affetto verso Vittoria, mentre le altre nipoti non le facevano, come diceva lei "né caldo, né freddo".
Ma per Vittoria era diverso: in lei riconosceva se stessa.
 Bastava vedere come si guardavano, con reciproca adorazione, forse perché la loro somiglianza fisica era evidente a tutti, così come la loro eleganza, e questo fin da quando la nipote era una bambina.





I detrattori di Gloria, tuttavia, dicevano che sapeva essere spietata e persino crudele, se qualcuno cadeva in disgrazia presso di lei.
In gioventù era stata nel contempo ribelle e inflessibile. Secondo alcuni sarebbe stata capace di infliggere, ma anche di sopportare le peggiori torture, pur di raggiungere i propri obiettivi.

Col passare degli anni e della bellezza giovanile (senza che nulla scalfisse l'autorevolezza aristocratica del suo sguardo e del suo aspetto), la sua innata ironia si trasformò in una forma di cinismo molto ben nascosto e confidato soltanto all'adorata nipote.
Di certo i proverbi di Gloria erano molto più sarcastici di quelli delle altre nonne:
"Un un imbroglio è tale solo se ti fai scoprire"
Oppure:
"L'ironia è un insulto celato dietro un sorriso"
E infatti lei usava l'ironia con molta frequenza, quando voleva stroncare qualcuno senza essere maleducata.
Memorabile fu il suo finto tentativo di consolare una scrittrice che non sopportava:
"Mia cara, non dare retta ai critici. So che dicono che il tuo ultimo romanzo è noioso, insulso e volgare. Ma, credimi, io non lo trovo affatto volgare!"
Nessuno, sul momento, notò che invece, riguardo alla noia e all'insulsaggine, lady Gloria non aveva affatto smentito i critici.
Vittoria mi aveva raccontato che durante le cene da lei generosamente offerte a tutti, compresi i nemici più acerrimi, lady Gloria aveva sempre la battuta pronta.
Quella che preferiva era anche una delle mie preferite, la famosa risposta di Fouché a Napoleone riguardo all'assassinio del Duca d'Enghien:
«È stato peggio di un crimine, è stato un errore».
Il bersaglio preferito delle sue battute era il suocero 96-enne, tirannico bisnonno di Vittoria.
<<E' un uomo talmente polemico che se gli dai ragione lui cambia opinione pur di darti torto>>
Tra loro c'era una faida molto antica, sia perché lei, in un tempo molto lontano, aveva rifiutato le sue avances, sia perché lui pretendeva di comandare a bacchetta tutti i membri del clan, ma lady Gloria non si faceva comandare né offendere impunemente da nessuno.
E così, quando il suocero la provocava, lei rispondeva:
<<Potrei anche darti ragione se solo sapessi di cosa stai parlando>>
Spesso i loro scambi di battute erano del tipo:
<<Ehi, senti, Gloria, posso dirti una cosa?>>
<<Preferirei di no>>
Oppure, quando il suocero stava per partire e provava a fare il cascamorto, il dialogo era del tipo:
<< Confessa, nuora! Senti già la mia mancanza?>>
<<No, ma mi stavo quasi abituando alla tua presenza>>
Se lui voleva convincerla a confessare i motivi per i quali era turbata, allora la situazione era la seguente:
<<Gloria, hai un aspetto orribile. Che cosa ti angoscia così tanto?>>
<<Al momento, soprattutto la tua persona>>
Una delle accuse che il suocero Umberto Prinsivalli le rivolgeva era la seguente:
<<Hai sposato mio figlio solo per i soldi! Se ti interessano tanto, allora prendili, ecco una mazzetta per te, è lì sul pavimento, mi piacerebbe vedertela raccogliere, perché nonostante tutte le arie che ti dai, sei solo una pezzente col sangue blu>>
E Gloria rispose:
<<Sei sempre così gentile e generoso, Umberto, ma io ho smesso di accettare mance da chi mi fa pena>>




Al suocero interessavano solo il denaro e il potere
, e lo faceva capire in maniera molto gretta e a volte anche meschina. Gloria non disdegnava certo né il denaro, né il potere, ma aveva il buon gusto di non parlarne quasi mai.

Aveva comunque una visione del mondo aristocratica, ma era più un' "aristocrazia dello spirito", ed era stata educata secondo una mentalità in stile "ancien régime".

 Solo per questo alla fine aveva accettato di sposare Carlo Prinsivalli,
una nullità che però le assicurava una vita adeguata alla sua educazione signorile e al suo titolo di Contessa di Montescudo, erediato dal padre, essendo lei figlia unica.

Riguardo al marito non aveva nulla di cui lamentarsi:
<<Io e Carlo siamo in ottimi rapporti: non ci vediamo mai. Lui è sempre al lavoro e di notte vuole dormire in camera sua. Non potrei chiedere di meglio>>

Peggiori erano invece i rapporti con i Prinsivalli in generale, sui quali ogni tanto, quando era in lite con uno di loro, diceva a Vittoria:
<<A loro non interessa la bellezza artistica. Sono il tipo di persone che comprano mobili antichi per far finta di avere un passato>>

Naturalmente, siccome il marito disertava, fortunatamente, il letto coniugale, Gloria si era scelta un amante di suo piacimento. Non era stato difficile: come Vittoria mi raccontò, da giovane sua nonna aveva una notevole somiglianza con Catherine Deneuve, anche se con gli passare degli anni era diventata più simile a Vanessa Redgrave: due bellezze raffinate e dall'aspetto aristocratico.





Quando sua suocera lo venne a sapere, le disse:
<<Che indecenza! Io proprio non ti capisco, Gloria. Come fai a non vergognarti?>>
Gloria, senza scomporsi, rispose:
<< La vergogna appartiene soltanto alla borghesia e a chi vuole imitarla>>

Era una frase tratta dai diari dell'imperatrice Sissi, decisamente snob, ma in linea con il suo carattere anticonformista.






Il suocero di Gloria, l'inflessibile Umberto Prinsivalli, aveva ordinato al figlio Carlo di divorziare da "quella meretrice: è stata lei la prima a commettere adulterio, per cui la lasceremo senza un centesimo!"
Carlo, il nonno di Vittoria, era molto grato alla moglie per aver avuto da lei il permesso di poter frequentare la sua amante storica, per cui non era affatto desideroso di divorziare, ma aveva troppa paura del padre.

Alla fine Gloria dovette cercarsi un avvocato e non fu facile, considerato il potere della famiglia di suo marito.
La volontà di Gloria era quella di riconciliarsi col marito, mentre l'avvocato continuava a fingere che ci fossero possibilità di ottenere un buon vitalizio.
<<Avvocato, non mi è stato di grande aiuto oggi>>
gli disse lei. E lui replicò:
<<La mia linea difensiva si chiarirà andando avanti>>
Gloria allora lo liquidò alla sua maniera:
<<Va be', ci penserò e le farò sapere. Nel frattempo lei veda di procurarsi una laurea in giurisprudenza!"

Alla fine vinse il buonsenso e la volontà di non dare scandalo, e così Carlo e Gloria tornarono apparentemente molto affiatati, mentre in realtà divennero semplicemente molto più discreti nel frequentare i rispettivi amanti.

Ma la faida tra Gloria e i Prinsivalli trovò un nuovo motivo per esprimersi.
Risultò di grande scandalo il fatto che Gloria avesse disapprovato le nozze tra suo figlio Gianluca, il padre di Vittoria, e l'eccessivamente altezzosa e snob donna Eleonora Visconti di Modrone, che aveva una vaga somiglianza con Meryl Streep ai tempi de "La casa degli spiriti".




Lady Gloria si sentiva schiacciata tra i suoceri decrepiti e la nuora insopportabile.

Questo aveva resto ancor più forte il legame tra lei e Vittoria, che provavano le stesse antipatie per le stesse persone.

Inoltre lei aveva finito per odiare i matrimoni combinati e le alleanze dinastiche e aveva perso ogni simpatia per Fabio Malatesta, il fidanzato imposto a Vittoria, dopo una disastrosa cena a tre, in cui il giovanotto, credendo di guadagnare punti mostrandosi anticonformista, finì per apparire solo un insolente, cosa che era da sempre.
Il clamoroso autogol, complice l'alcol, si svolse nel peggiore dei modi per l'allora fidanzato di Vittoria.

<<Cara Gloria, io so che lei è una donna di larghe vedute. So praticamente tutto di lei e delle sue cene, delle sue feste, delle sue battute.
E lei non immagina quale segreto io conosca su di lei!>>
Lady Gloria accennò un gelido sorriso:
<<Ho come la sensazione lei stia per dirmelo>>
Fabio Malatesta, che aveva la sensibilità di un blocco di cemento armato, dichiarò allegramente:
<<Lei è stata con un uomo molto più giovane, vero? Un toyboy, insomma. Adesso non so come si diceva ai suoi tempi, ma doveva essere qualcosa tipo"Ufficiale e gentiluomo", con quel vecchio attore americano... come si chiamava?>>

Vittoria mi raccontò che l'espressione di nonna Gloria divenne improvvisamente di ghiaccio, non l'aveva mai vista così determinata a demolire un insolente col suo arsenale di battute.




Lo fissò per un interminabile minuto con i suoi occhi azzurri che pulsavano di disprezzo da tutte le parti, non tanto per il fatto che Fabio avesse parlato dell'adulterio, ma per il modo in cui ne aveva parlato, facendola apparire come una vecchia e decaduta tenutaria di bordello.

<<Richard Gere, si chiama il "vecchio attore", che si dà il caso che abbia la mia stessa età, 76 anni. Lei me lo ha gentilmente ricordato ed io le sarò sempre riconoscente per avermi aiutato a tenere bene a mente quanto sono vecchia. 
Mi complimento per la sua cultura cinematografica. In effetti il titolo era proprio "Ufficiale e gentiluomo", due parole di cui forse lei non ha ben chiaro il significato, giovane signor Malatesta>>
Lui si rese conto improvvisamente della gaffe che aveva fatto e cercò di rimediare, peggiorando la situazione, come sempre succede in questi casi:
<<Mi scusi signora, lei ha un aspetto così giovanile che io non pensavo potesse avere la stessa età di Robert... come si chiama l'attore, mi scusi, ma l'emozione mi sta mandando in tilt... e dire che lei l'ha appena nominato. Ah, sì, Robert Redford!>>

L'espressione di Gloria Aldobrandi Prinsivalli, diciottesima Contessa di Montescudo, divenne ancor più glaciale.



<<Robert Redford è morto tre mesi fa a 89 anni>> dichiarò Gloria con aria quasi divertita, perché in effetti la seconda gaffe era stata talmente colossale e improbabile da risultarle comica.
Quando l'ex fidanzato di Vittoria tentò un ulteriore rimedio, Gloria lo fermò:
<<Se fossi in lei, caro ragazzo, io mi avvarrei della facoltà di non rispondere. Anzi, proprio di non aprire bocca>>
E quello era stato il colpo decisivo che aveva sancito la decisione di Vittoria di rompere il fidanzamento con quell'idiota.

Ma soltanto lady Gloria era a conoscenza di quell'intenzione ed era di certo l'unica alleata affidabile, come già detto, apparve dunque naturale che, prima di ufficializzare la rottura con Fabio, Vittoria ed io ci recammo da lei, come amava essere chiamata, per avere i suoi consigli su come contenere e superare limitando i danni al minimo il putiferio che sarebbe accaduto nel momento in cui lei avrebbe ufficialmente rotto il fidanzamento.

Gloria e suo marito Carlo vivevano in una villa neogotica fuori Milano, tra il monzese e la Brianza, che era stata portata in dote da Gloria stessa, per sua volontà, in quanto quello era da sempre il suo paradiso, e il legame si era rafforzato col passare degli anni, e ormai ne erano passati più di quanto lei fosse disposta ad ammettere.







Lady Gloria ci venne incontro con gioia autentica, seguita dalla governante che era anche la sua migliore amica.
La bellezza signorile di Gloria Aldrovandi di Montescudo, era a tal punto maggiore di quella della moglie di suo figlio, donna Eleonora, che quest'ultima aveva considerato il fatto in sé come un insulto.

Gloria mi salutò con gentilezza e semplicità, senza alcun elemento inquisitorio, ed io percepii una forte simpatia nei miei confronti:
<<Ragazzi, spero che vorrete unirvi a noi e ai nostri ospiti, stasera, per una cena che non ho potuto disdire. Parleremo poi in seguito della questione di come liquidare Fabio Malatesta, mai cognome fu più appropriato. Vi voglio dire solo una cosa: quando mio marito volle riconciliarsi con me, dopo che si era parlato di divorzio, io accettai di buon grado, perché se no sarei finita sul lastrico. Ma il punto è un altro. Carlo mi aveva sinceramene perdonata, ma la sedicente buona società non lo fece affatto. Ci sono voluti 20 anni prima che il mio salotto tornasse ad essere frequentato. Non voglio scandalizzare il tuo giovane amico, Vittoria, ma bisogna che sappia in che covo di vipere sta per entrare. Mio figlio Gianluca e sua moglie Eleonora sono i classici milanesi che si credono animati da cristiana pietà verso il loro fratello pezzente o la loro sorella puttana, oh, pardon, a Milano non ci sono puttane, ci sono solo giovani sfortunate, è una città che brulica di giovani donne molto, molto sfortunate, nella cui lista mia nuora annovera anche me>>

Ci mettemmo tutti a ridere, ma poi sentimmo il rumore delle auto degli ospiti che stavano arrivando e lady Gloria guardò dalla finestra e ci fece segno di rimandare il discorso a più tardi.





Ricordo ancora quella serata, con gli ospiti in smoking bianco, come se si fosse ancora ai tempi di Downton Abbey, e da un lato il radioso saluto dell'affascinante nonna Gloria, che mi tese nuovamente la mano, quando fui presentato agli ospiriti e io la baciai da consumato gentiluomo quale la mia stessa nonna mi aveva insegnato ad essere, e poi conobbi anche il molle signor Carlo "DuediPicche" Prinsivalli, nonno di Vittoria, che a 78 anni era schiavo di suo padre 96enne e di suo figlio 54enne.




Gloria era davvero una Signora: quando accoglieva un ospite lo faceva sentire unico, illuminandosi alla sua presenza e tendendo verso di lui le mani con grande cordialità, e a tutti loro ripeteva:
<<Oh, carissimi, siete stati così gentili a venire! Io quasi non ci speravo più! Non avete idea di che gioia sia rivedervi! Ma prego, accomodavi, conoscete già agli nostri allegri compagni di brigata. Prego, datemi pure i soprabiti, ci penso io, a dopo!>>.
Rivedevo in lei la memorabile interpretazione di Vanessa Redgrave nei panni di Mrs. Clarissa Dalloway, nel meraviglioso film tratto dal romanzo di Virginia Woolf.
E quella rassomiglianza con la Signora Dalloway, di cui in fondo condivideva sia la vitalità che i rimpianti, la rendeva ai miei occhi ancora più degna di ammirazione.
Quello che amavo in sua nipote Vittoria derivava in gran parte da lei, e fu quindi soltanto allora che riuscii a comprendere da dove la ragazza dei miei sogni aveva tratto ciò che, tra tante belle giovani donne, mi aveva fatto innamorare di lei: quella bellezza raffinata che sapeva mantenere in perfetto equilibrio la classe con l'ironia, compresa l'autoironia.
Certo, Vittoria era un fiore in boccio, troppo giovane per aver acquisito la naturalezza dello stile di lady Gloria, ma fisicamente ancora salva da tutti i segni che l'età lasciava sul volto delle persone che avevano superato una certa soglia di anni.




Vittoria mi disse: <<Mia nonna sta recitando. In realtà non li sopporta, ma è costretta ad invitarli per far piacere a quel pover'uomo di mio nonno, che ha sofferto tanto durante il periodo in cui erano caduti in disgrazia. Non hai idea di quanto si stanchi la nonna nel ricevere tutte quelle sciure ingioiellate e quei palloni gonfiati dei loro mariti. Alla fine di queste serate sembra moribonda>>

All'inizio pensai che Vittoria esagerasse, perché a me era parsa una serata molto piacevole, dove c'erano stati molti balli e io stesso avevo ballato con lady Gloria in persona, leggera come una piuma.

Quando però, alla fine, riuscì a congedare gli ospiti ringraziandoli per aver animato quella festa che senza di loro sarebbe stata un mortorio, la sua maschera cedette e lei ci fece segno di seguirla nei suo apparamenti e crollò su una poltrona, esausta per quella recita interminabile che era la sua vita, moderna riedizione della fastosa vita, piena di rimpianti, di Mrs. Clarissa Dalloway.