Dopo essersi lasciati alle spalle St. James Palace e Marlborough Road, Aurora e Roberto approdarono all'angolo tra Pall Mall, e Jt. James Street, percorsero interamente quest'ultima fino ad arrivare a Piccadilly Road, varcando la quale fecero il loro "trionfale ingresso", nel prestigioso, esclusivo, elegante e raffinato quartiere di Mayfair, la loro ultima tappa di quella prima escursione lungo le strade, i luoghi e i quartieri del distretto di Westminster.
Erano ormai le 17.00, l'ora del tè, e i due fidanzati erano in giro da otto ore.
Beata gioventù, ci verrebbe da dire, considerando che per noi, ora, una fatica simile sarebbe letale.
L'unica breve pausa era stata quattro ore prima per uno spuntino presso un misero e scadente, chiosco di St. James Park i cui servizi igienici erano talmente affollati e disgustosi che persino Roberto li aveva evitati.
La loro meta era il Caffè Concerto Green Park, rinomato bar-pasticceria-sala da tè di lusso, strategicamente posizionato tra Green Park, Mayfair, St.James e Piccadilly, aperto tutto il giorno, e particolarmente raccomandato per una dolce e squisita merenda all'italiana o alla francese, come quelle del Salotto Liberty di Villa Orsini, con tè, pasticcini e fette di torta.
Era proprio l'ideale per riposarsi e rifocillarsi in un luogo elegante che assomigliasse il più possibile a un bar caffè italiano.
Tutti gli altri posti che avevano visto nel quartiere di St.James erano rozze birrerie, pretenziose enoteche per ubriaconi della upper-class, chioschi per turisti senza pretese e ristoranti esotici che emanavano un disgustoso odore di fritto.
Ma del resto St. James aveva perso buona parte del suo prestigio quando la corte era stata trasferita a Buckingham Palace, tra i Grandi Parchi e i quartieri di Victoria e Belgravia.
Al contrario Mayfair, per la sua vicinanza ad Hyde Park e Green Park, per le sue piazzette e i suoi giardini, per i suoi edifici eleganti di età edoardiana, e per la sua appartenenza al centro storico di Westminster, era come un'isola felice, per residenze di lusso di famiglie che volevano nel contempo tranquillità e zone verdi, ma a breve distanza dai centri del potere, del prestigio e del divertimento.
D'estate, naturalmente, veniva calata una tenda esterna e c'erano anche ampi ombrelloni per consentire agli avventori la consumazione all'esterno, I locali interni, però, erano decisamente più lussuosi.
Roberto, con la fame e la ghiottoneria tipica dei Monterovere, scelse la "Brasserie"; mentre Aurora ordinava per entrambi un tè coi biscotti, lui selezionava accuratamente, tra i tanti meravigliosi dolciumi (così dolci che si alzava la glicemia solo a guardarli), un enorme cabarè di pasticcini e fette di torta, perché quel giorno sentiva di esserseli meritati, e comunque all'epoca il suo metabolismo bruciava tutto e il suo corpo giovane, sano e forte funzionava alla perfezione.
(Fulsere quondam candidi tibi soles...)
Aurora disse al cameriere della pasticceria che si sarebbero seduti nei tavolini all'aperto, cosa che non piacque molto al fidanzato, che avrebbe invece gradito un luogo più ombroso, fresco, silenzioso e raffinato. Ma evidentemente lei aveva altre esigenze e forse altri piani.
Mentre lei sceglieva un tavolino a due sotto un ombrellone e appoggiava la borsetta sull'altra sedia, Roberto rimase sulla porta, guardando verso l'interno con aria disorientata.
Il suo sistema idraulico interno era infatti in allarme rosso da un bel po', e la sua vescica implorava pietà da molte ore.
Nella sala della pasticceria c'era solo il bagno per le donne e quindi, pensò che magari quello degli uomini fosse nella zona bar, e sicuramente nei locali della sala da tè ci sarebbero stati dei servizi impeccabili per entrambi i sessi, ne era sicuro.
Si diresse con scatto felino verso il bar, ma non si era accorto che dietro di lui Aurora, nel suo delirio sadico, si era appostata per coglierlo di sorpresa,
E infatti lei lo bloccò, e fu inutile dirle che andava "a lavarsi le mani", perché lei incominciò a vaneggiare dicendo che ne sarebbe uscito più sporco di prima e che comunque non voleva rimanere da sola al tavolo, che aveva bisogno della sua presenza, della sua solidarietà, insomma sempre le solite scuse idiote, ma stavolta lui era intenzionato a far valere i propri diritti, per cui, dichiarò, in maniera chiara ed esplicita, in modo che lei si rendesse conto della situazione:
<<Aurora, c'è un limite a tutto! Sono otto ore che non vado in bagno e da sei ore mi scappa la pipì con intensità crescente. Nelle ultime quattro ore il bisogno è diventato urgente, nelle ultime due impellente. Gli inglesi qui direbbero che sono "desperate to pee".
Da un'ora ho la vescica che mi scoppia, e adesso sono sul punto di farmela addosso.
Ho raggiunto la portata idrica del Rio delle Amazzoni, e tu non puoi pretendere che io resista oltre!>>
Lei mantenne la presa sul braccio:
<<E io ho raggiunto quella dell'estuario del Tamigi, se è per questo, ma non ne faccio un dramma, e poi lo sai bene che desidero che tu condivida questa cosa con me. E' la mia unica richiesta.
Sono consapevole di essere una fobica sado-masochista, ma questa è davvero l'unica cosa che ti chiedo. L'unica. Non c'è una stanza delle torture.
E comunque, sia ben chiaro, io non pretendo niente, ma ti chiedo, anzi ti supplico, di rimanere con me, come quella sera al cinema, quando mi hai fatto un giuramento, garantendo che i Monterovere mantenevano sempre la parola data.
In fondo so che per te non è poi un gran sacrificio>>
Il fidanzato inarcò le sopracciglia:
<<Ah, no? E cosa te lo fa pensare?>>
Lei sorrise :
<<Ho studiato le tue capacità. Specialmente nelle gite. Per esempio a Lucca...>>
Roberto sapeva che prima o poi quel ricordo sarebbe stato tirato in ballo:
<<Sì, mi ricordo di ciò che dicesti a Lucca. Certo non potevo immaginare che tu mi stessi pedinando di nascosto, e faccio fatica ad immaginarlo persino adesso, ma come potrei dimenticare il vertice del "romanticismo" che si creò tra noi quel giorno dopo la tua solenne "dichiarazione"?>>
Lei rise:
<<D'accordo, ammetto di averti traumatizzato, però non hai idea di quante fantasie erotiche mi sono fatta dopo che tu hai risposto dicendo: "Anche a me">>
Lui, pur rendendosi conto che quel dialogo stava assumendo i contorni del "teatro dell'assurdo", e che i discorsi di lei erano deliranti, non poté fare a meno di replicare, perché poi voleva chiederle una cosa molto importante:
<<E se a pronunciare quella risposta che tu hai reputato così eccitante fosse stato qualcun altro, uno più bello, forse ti saresti arrapata di più, o no?>>
Aurora scosse il capo:
<<No, perché quei presunti belli che dici tu sono tutti degli sciattoni.
Io volevo il mio "giovane lord", che vestiva come piaceva a me, si pettinava come piaceva a me, e mostrava indifferenza e un velato disprezzo verso il mondo intero, me compresa.
Allora sì che c'era gusto, per la mia piccola componente saidca, in tutti gli altri casi era come sparare sull'ambulanza>>
Roberto allora pose il quesito cruciale:
<<E adesso che non ti snobbo più, che gusto c'è?>>
Lei rispose senza esitazione:
<<Sei anni di fantasie creano un imprinting, un automatismo, una idealizzazione, chiamala come ti pare, ma adesso che finalmente queste fantasie diventano realtà, e io sono la regista, e la co-protagonista, ed è tutto vero, adesso sì che viene il bello!>>
<<Il bello per te! Io sono solo una specie di toy-boy accuratamente selezionato per soddisfare tutti i tuoi feticismi e sadismi in una volta sola. Se almeno io potessi realmente condividere un po' del tuo piacere e del tuo divertimento forse la cosa sarebbe meno assurda. Se io avessi un equivalente del vostro punto G, magari potrei ...>>
Lei si avvicinò e a voce più bassa, trascinandolo sempre più verso il tavolino e le sedie:
<<Ma c'è l'equivalente! Hai presente cosa succede a voi maschi al risveglio? Insomma, l'alzabandiera... Succede perché quando il serbatoio è pieno, va a stimolare la prostata e tutti i centri nevralgici lì intorno. Immagino che tu lo sappia!>>
Roberto si era sempre chiesto la causa di tale imbarazzante fenomeno e siccome all'epoca non c'era Internet, né Wikipedia, non era facile trovare la risposta esatta, ed era impensabile parlarne con i familiari e troppo avvilente chiederlo agli amici. Le enciclopedie erano succinte e non riuscivano far luce su elementi dettagliati. I testi specialisti, poi, usavano un linguaggio incomprensibile, ma siccome quell'anno, in Biologia, avevano studiato anche il funzionamento del corpo umano, la situazione gli si chiarì.
<<Ho capito, ma adesso ti posso assicurare, Aurora, che il meccanismo non sta funzionando e quella cosa che tu chiami serbatoio potrebbe causare un'inondazione se continuo a ignorarne le legittime proteste>>
Le pupille di Aurora si dilatarono per l'eccitazione:
<<Se vieni a sederti vicino a me, vedrai che basterà un mio piccolo incoraggiamento, magari anche solo un piedino, e l'"asta della bandiera britannica" tornerà a ergersi su...>>
Roberto era allibito:
<<Sì, però c'è un dettaglio: preferirei non essere arrestato per atti osceni in luogo pubblico.>>
Lei rise di nuovo, sempre più eccitata, e in quel momento arrivò il cameriere con i cibi e le bevande ordinate.
Quando se ne fu andato, Roberto fece una scelta decisiva.
Nonostante fosse sul punto di farsi la pipì addosso, di fronte a quelle meraviglie, non poté resistere: si sedette e si avventò sui pasticcini e le fette di torta.
"Più che il dolor poté il digiuno".
Aurora approfittò di quel momento in cui il suo piccolo lord si stava ingozzando senza ritegno e si lanciò nell'arringa finale:
<<Ma infatti la mia proposta è di farci riportare in Hotel (mi basta chiamare Battista al cellulare) e una volta lì, potremo sperimentare a livello pratico, in maniera reciproca, nel rispetto dei tuoi diritti civili, sociali e politici, la validità concreta di questi discorsi.
Credo che questo, oltre ad aprirti infiniti orizzonti, ci permetterà di aggirare il tuo problema della fimosi, e conferirebbe ulteriore coesione e piacere reciproco al nostro rapporto di coppia.>>
Roberto, addolcito dalla bontà dei pasticcini e delle torte, valutò la risposta di Aurora e poi disse, con una delle sue famose perifrasi gaddiane:
<<Uhm, un esperimento scientifico di questo tipo si potrebbe anche prendere in considerazione, ma conoscendo il traffico di Londra, credo che non sia una scelta saggia quella di correre il rischio di allagare i sedili e le pedane di un'automobile a noleggio, per non parlare dei pantaloni gessati che mi hai regalato e a cui tengo moltissimo>>
Aurora era divertita dal suo modo di parlare tramite figure retoriche:
<<Non c'è pericolo! Basterà qualche mia languida carezza, e l'erezione garantirà la totale chiusura delle dighe. In questo voi maschi siete più fortunati>>
Roberto, che non ci stava capendo più niente, intervenne con una delle sue uscite incongrue:
<<Sì, va be'... ma comunque, sinceramente io la prostata te la regalerei volentieri! Con tutti i problemi che crea!>>
Aurora fu presa di contropiede, e come sempre succedeva in quei casi, le battute inaspettate di Roberto. pronunciate all'improvviso col tono ruspante della Romagna Centrale, provocavano in lei dei parossismi di risa incontrollabili, che aveva manifestato fin dalla loro prima passeggiata insieme, in marzo, lasciandolo di sasso.
Il fidanzato, rendendosi conto del rischio che stavano correndo, fu pervaso dal terrore e la faccia che fece dovette sembrarle così buffa da farla ridere ancora di più.
A quel punto la situazione precipitò.
Lui cercò di indirizzarla verso l'unica soluzione ragionevole, ma lei fece capire, tra una risata e l'altra, che se si alzava era peggio.
Roberto tornò a sedersi, cercando di essere serio, ma quando lo sguardo gli cadde sui pasticcini rimasti il vizio della gola prevalse su tutto il resto e non poté resistere alla tentazione.
Li divorò uno dietro l'altro, senza pietà: erano davvero la fine del mondo e sarebbe stato un vero peccato lasciarli lì.
Poi vide l'indice di Aurora puntato sulla propria faccia, che doveva essere sicuramente molto ridicola, e quando i loro occhi si incontrarono di nuovo, lei si piegò in due dalle risate.
A quel punto fu chiaro che non c'era più niente da fare.
L'espressione di lei passò dal riso allo stupore, e dallo stupore a un principio di estasi.
Ma questa volta non c'entrava il punto G.
Roberto sentì infatti un suono inconfondibile, come se piovesse, sotto le sedie e il tavolo, e si rese conto del pericolo che stavano correndo.
E così elaborò una rapida "exit strategy" per cercare di andarsene da lì il prima possibile:
<<Io pago il conto più i danni, e poi ce la filiamo subito>>
Pagò, lasciò poi sul bancone una generosa mancia, tornò da Aurora, la quale aveva sul volto un'espressione di assoluta beatitudine, e poi con la massima delicatezza, cercò di farla tornare lucida:
<<Aurora, ce la fai a camminare?>>
Lei, come se fosse ubriaca, gli sorrise e annuì vagamente.
Roberto l'aiutò ad alzarsi, cercando di non vedere gli effetti del diluvio che peraltro era ancora in corso.
<<Adesso dobbiamo andare spediti, e allontanarci da questo disastro, prima che se ne accorga qualcuno>>
Lei riprese a ridere:
<<Ho i tacchi, devi sorreggermi: metti il braccio intorno alla mia schiena e sotto la spalla.>>
Lui eseguì.
Aurora ridacchiò per il solletico, ormai qualsiasi cosa era un motivo in più per abbandonarsi a quella specie di euforia bacchica, senza nemmeno aver bevuto alcolici, ma almeno riuscì a camminare.
Roberto decise di dirigersi verso Green Park: era l'unica zona dove ci fosse la possibilità di trovare un minimo di privacy per prendere respiro da quello che per lui era un incubo ad occhi aperti.
Come se non bastasse, lei incominciò pure a fare il solletico a lui, che però, con grande sorpresa di entrambi, non perse l'autocontrollo neanche per una frazione di secondo.
Camminarono così per un po', e stranamente nessuno sembrò accorgersi di nulla, perché Londra è fatta così, persino a Mayfair, ognuno è troppo preso dai fatti suoi, tutti hanno fretta, nelle strade si vede tutto e il contrario di tutto, ed è come se si fosse soli, nel vuoto.
A un certo punto lei si calmò:
<<Ho ripreso il controllo della situazione. Ne avrei ancora tanta da fare, ma ho chiuso i rubinetti>>
Lui non poté fare a meno di voltarsi indietro e notare che la sua fidanzata aveva marcato il territorio per almeno un centinaio di metri.
E nessuno ci aveva fatto caso... o forse, per compassione di fronte a una fanciulla in così grave difficoltà, aveva preferito far finta di niente.
Mosso a pietà, Roberto le diede un bacio sulla guancia e poi le disse:
<<Non è successo niente, Auri. Sono cose che capitano, è colpa mia che ti ho fatto ridere>>
Lei si commosse per la dolcezza che il suo ragazzo le stava dimostrando:
<<Scusa, Robs... e grazie per avermi salvato dalla gogna pubblica...>>
Lui, ammansito da quelle scuse unite a ringraziamenti, tornò a provare una gran tenerezza per lei:
<<Non preoccuparti, ormai siamo al parco, e dopo possiamo chiamare Battista e risolvere la situazione>>
Lei annuì:
<< Quindi non ti vergogni di me?>>
Roberto scosse il capo:
<<Ma no! Assolutamente no. Io sono orgoglioso di essere il tuo fidanzato, sempre>>
E come a voler dimostrare con i fatti queste sue parole, la abbracciò e la tenne stretta. E per mostrare il massimo di solidarietà, l'accarezzo anche nei punti in cui i pantaloni sembravano aver ricevuto una secchiata d'acqua.
Quel contatto tra i loro corpi, premuti l'uno sull'altro nell'abbraccio, risvegliò, in maniera del tutto inaspettata, e quasi assurda, la sua virilità.
Aurora capì al volo:
<<Visto che la mia teoria funziona! Ti sto traviando, lo so. Ma sapevo che tu saresti stato l'unico in grado di capirmi, di soddisfarmi e di amarmi. E di non vergognarsi di me>>
Dopo un ultimo bacio, ripresero a camminare e finalmente approdarono a Green Park.
Aurora telefonò a Battista e gli disse anche di procurarsi una coperta.
Si sedettero in una panchina ad aspettare:
<<Robs... ti confesso che c'è stato qualcosa oltre alla vergogna, perché tutta questa situazione che è successa, mentre succedeva, mi piaceva. Avevo paura e vergogna, certo, ma mi piaceva.
Non era una cosa pianificata, ma tu sei stato mille volte bravo: ho sempre sognato un fidanzato che mi facesse ridere fino a perdere il controllo, e poi mi portasse in salvo, e poi mi consolasse e mi mostrasse tanto affetto e tenerezza, e passione e poi...>>
Roberto, lusingato, intervenne:
<<Me lo racconti dopo in camera, ok? Farò di tutto per trattenere la mia steel bladder fino all'hotel, dopodiché...>>
<<Sì, sì, dopo finiamo la dimostrazione pratica, vedrai che ne sarà valsa la pena!>>
Lui annuì, frastornato, ma finalmente convinto del fatto che lei lo avesse davvero scelto di sua iniziativa, senza influenze esterne, senza aspettative diverse da quelle che già conosceva.
E non ebbe più dubbi sul fatto che, come era arrivata persino a dirgli in quel momento di grande spontaneità, lui fosse davvero il fidanzato dei suoi sogni,
Tutto sommato, la disfatta di Mayfair, (come la stessa Aurora soprannominò questo evento, rievocandolo spesso pubblicamente, con divertita auto-ironia e compiaciuta eccitazione auto-erotica), a qualcosa era comunque servita.