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<<Giovane o meno giovane che sia, una Signora resta pur sempre una Signora>>
Così era solita ripetere alla nipote preferita la nobildonna Gloria Aldobrandi di Montescudo, nonna paterna di Vittoria Prinsivalli e sua unica vera alleata all'interno di quel covo di vipere che era il clan sorto da innumerevoli matrimoni dinastici tra le Antiche Famiglie di Milano, che garantivano il "puro sangue Longobardo e la nobiltà per diritto di conquista", e le Nuove Famiglie, quelle che portavano i soldi, il "new money" che veniva in soccorso ad un "old money" che stava diventando un "no money", tanto per intenderci.
Così era solita ripetere alla nipote preferita la nobildonna Gloria Aldobrandi di Montescudo, nonna paterna di Vittoria Prinsivalli e sua unica vera alleata all'interno di quel covo di vipere che era il clan sorto da innumerevoli matrimoni dinastici tra le Antiche Famiglie di Milano, che garantivano il "puro sangue Longobardo e la nobiltà per diritto di conquista", e le Nuove Famiglie, quelle che portavano i soldi, il "new money" che veniva in soccorso ad un "old money" che stava diventando un "no money", tanto per intenderci.
Era stato quello lo spirito che aveva determinato, in tempi lontani, il matrimonio tra l'allora incantevole damigella Gloria Aldobrandi, contessina di Montescudo e il noioso e stempiato Carlo Prinsivalli, nonno di Vittoria ed eterno erede dell'immortale bisnonno Umberto che a 96 anni continuava a dominare il clan col pugno di ferro.
La differenza tra lei e il resto della famiglia allargata era che Gloria era decisamente più intelligente e astuta di tutti gli altri messi insieme.
Non era mai facile capire cosa lei pensasse veramente, dietro ai suoi incantevoli sorrisi, tanto che tra le sue cosiddette amiche circolava la battuta secondo cui:
"Gloria è capace più di ogni altra di sorridere con eleganza e, sorridendo, assassinare".
Non bisognava dunque lasciarsi ingannare dai suoi ammalianti sorrisi mentre bisognava ricordare che lei non era certo il tipo di donna che si facesse intimidere facilmente.
Ma su una cosa si poteva far affidamento e ciè che il suo affetto verso Vittoria era sconfinato, mentre le altre nipoti non le facevano, come diceva lei "né caldo, né freddo".
Ma per Vittoria lei aveva un'adorazione. Bastava vedere come si guardavano, con reciproca adorazione, forse perché la loro somiglianza fisica era evidente a tutti, così come la loro eleganza, e questo fin da quando la nipote era una bambina.
I detrattori di Gloria, tuttavia, dicevano che sapeva essere spietata e persino crudele, se qualcuno cadeva in disgrazia presso di lei.
In gioventù era stata nel contempo ribelle e inflessibile. Secondo alcuni sarebbe stata capace di infliggere, ma anche di sopportare le peggiori torture, pur di raggiungere i propri obiettivi.
Col passare degli anni e della bellezza giovanile (senza che nulla scalfisse l'autorevolezza aristocratica del suo sguardo e del suo aspetto), la sua innata ironia si trasformò in una forma di cinismo molto ben nascosto e confidato soltanto all'adorata nipote.
Di certo i proverbi di Gloria erano molto più sarcastici di quelli delle altre nonne:
"Un un imbroglio è tale solo se ti fai scoprire"
Oppure:
"L'ironia è un insulto celato dietro un sorriso"
E infatti lei usava l'ironia con molta frequenza, quando voleva stroncare qualcuno senza essere maleducata.
Memorabile fu il suo finto tentativo di consolare una scrittrice che non sopportava:
"Mia cara, non dare retta ai critici. So che dicono che il tuo ultimo romanzo sia noioso, insulso e volgare. Ma, credimi, io non lo trovo affatto volgare!"
Nessuno, sul momento, notò che invece, riguardo alla noia e all'insulsaggine, lady Gloria non aveva affatto smentito i critici.
Vittoria mi aveva raccontato che durante le cene da lei generosamente offerte a tutti, compresi i nemici più acerrimi, lady Gloria aveva sempre la battuta pronta.
Quella che preferiva era anche una delle mie preferite, la famosa risposta di Fouché a Napoleone riguardo all'assassinio del Duca d'Enghien:
«È stato peggio di un crimine, è stato un errore».
Il bersaglio preferito delle sue battute era il suocero 96-enne, tirannico bisnonno di Vittoria.
<<E' un uomo talmente polemico che se gli dai ragione lui cambia opinione pur di darti torto>>
Tra loro c'era una faida molto antica, sia perché lei, in un tempo molto lontano, aveva rifiutato le sue avances, sia perché lui pretendeva di comandare a bacchetta tutti i membri del clan, ma lady Gloria non si faceva comandare né offendere impunemente da nessuno.
E così, quando il suocero la provocava, lei rispondeva:
<<Potrei anche darti ragione se solo sapessi di cosa stai parlando>>
Spesso i loro scambi di battute erano del tipo:
<<Ehi, senti, Gloria, posso dirti una cosa?>>
<<Preferirei di no>>
<<Preferirei di no>>
Oppure, quando il suocero stava per partire e provava a fare il cascamorto, il dialogo era del tipo:
<< Confessa, nuora! Senti già la mia mancanza?>>
<<No, ma mi stavo quasi abituando alla tua presenza>><< Confessa, nuora! Senti già la mia mancanza?>>
Se lui voleva convincerla a confessare i motivi per i quali era turbata, allora la situazione era la seguente:
<<Gloria, hai un aspetto orribile. Che cosa ti angoscia così tanto?>>
<<Al momento, soprattutto la tua persona>>
Una delle accuse che il suocero Umberto Prinsivalli le rivolgeva era la seguente:
<<Hai sposato mio figlio solo per i soldi! Se ti interessano tanto, allora prendili, ecco una mazzetta per te, è lì sul pavimento, mi piacerebbe vedertela raccogliere, perché nonostante tutte le arie che ti dai, io so che sei al verde>>
E Gloria rispose:
<<Sei sempre così gentile e generoso, Umberto, ma io ho smesso di accettare mance da chi mi fa pena>>

Al suocero interessavano solo il denaro e il potere, e lo faceva capire in maniera molto gretta e a volte anche meschina. Gloria non disdegnava certo né il denaro, né il potere, ma aveva il buon gusto di non parlarne quasi mai.
Aveva comunque una visione del mondo aristocratica, ma era più un' "aristocrazia dello spirito", ed era stata educata secondo una mentalità in stile "ancien régime".
Solo per questo alla fine aveva accettato di sposare Carlo Prinsivalli, una nullità che però le assicurava una vita adeguata alla sua educazione signorile e al suo titolo di Contessa di Montescudo, erediato dal padre, essendo lei figlia unica.
Aveva comunque una visione del mondo aristocratica, ma era più un' "aristocrazia dello spirito", ed era stata educata secondo una mentalità in stile "ancien régime".
Solo per questo alla fine aveva accettato di sposare Carlo Prinsivalli, una nullità che però le assicurava una vita adeguata alla sua educazione signorile e al suo titolo di Contessa di Montescudo, erediato dal padre, essendo lei figlia unica.
Riguardo al marito non aveva nulla di cui lamentarsi:
<<Io e Carlo siamo in ottimi rapporti: non ci vediamo mai. Lui è sempre al lavoro e di notte vuole dormire in camera sua. Non potrei chiedere di meglio>>
Peggiori erano invece i rapporti con i Prinsivalli in generale, sui quali ogni tanto, quando era in lite con uno di loro, diceva a Vittoria:
<<A loro non interessa la bellezza artistica. Sono il tipo di persone che comprano mobili antichi per far finta di avere un passato>>
Quando sua suocera lo venne a sapere, le disse:
<<Che indecenza! Io proprio non ti capisco, Gloria. Come fai a non vergognarti?>>
Gloria, senza scomporsi, rispose:
<< La vergogna appartiene soltanto alla borghesia e a chi vuole imitarla>>
Era una frase tratta dai diari dell'imperatrice Sissi, decisamente snob, ma in linea con il suo carattere anticonformista.
Il suocero di Gloria, l'inflessibile Umberto Prinsivalli, aveva ordinato al figlio Carlo di divorziare da "quella meretrice: è stata lei la prima a commettere adulterio, per cui la lasceremo senza un centesimo!"
Carlo, il nonno di Vittoria, era molto grato alla moglie per aver avuto da lei il permesso di poter frequentare la sua amante storica, per cui non era affatto desideroso di divorziare, ma aveva troppa paura del padre.
Alla fine Gloria dovette cercarsi un avvocato e non fu facile, considerato il potere della famiglia di suo marito.
La volontà di Gloria era quella di riconciliarsi col marito, mentre l'avvocato continuava a fingere che ci fossero possibilità di ottenere un buon vitalizio.
La volontà di Gloria era quella di riconciliarsi col marito, mentre l'avvocato continuava a fingere che ci fossero possibilità di ottenere un buon vitalizio.
<<Avvocato, non mi è stato di grande aiuto oggi>>
gli disse lei. E lui replicò:
<<La mia linea difensiva si chiarirà andando avanti>>
<<La mia linea difensiva si chiarirà andando avanti>>
Gloria allora lo liquidò alla sua maniera:
<<Va be', ci penserò e le farò sapere. Nel frattempo lei veda di procurarsi una laurea in giurisprudenza!"
<<Va be', ci penserò e le farò sapere. Nel frattempo lei veda di procurarsi una laurea in giurisprudenza!"
Alla fine vinse il buonsenso e la volontà di non dare scandalo, e così Carlo e Gloria tornarono apparentemente molto affiatati, mentre in realtà divennero semplicemente molto più discreti nel frequentare i rispettivi amanti.
Ma la faida tra Gloria e i Prinsivalli trovò un nuovo motivo per esprimersi.
Risultò di grande scandalo il fatto che Gloria avesse disapprovato le nozze tra suo figlio Gianluca, il padre di Vittoria, e l'eccessivamente altezzosa e snob donna Eleonora Visconti di Modrone, che aveva una vaga somiglianza con Meryl Streep ai tempi de "La casa degli spiriti".
Lady Gloria si sentiva schiacciata tra i suoceri decrepiti e la nuora insopportabile.
Questo aveva resto ancor più forte il legame tra lei e Vittoria, che provavano le stesse antipatie per le stesse persone.
Inoltre lei aveva finito per odiare i matrimoni combinati e le alleanze dinastiche e aveva perso ogni simpatia per Fabio Malatesta, il fidanzato imposto a Vittoria, dopo una disastrosa cena a tre, in cui il giovanotto, credendo di guadagnare punti mostrandosi anticonformista, finì per apparire solo un insolente, cosa che era da sempre.
Il clamoroso autogol, complice l'alcol, si svolse nel peggiore dei modi per l'allora fidanzato di Vittoria.
<<Cara Gloria, io so che lei è una donna di larghe vedute. So praticamente tutto di lei e delle sue cene, delle sue feste, delle sue battute.
E lei non immagina quale segreto io conosca su di lei!>>
Lady Gloria accennò un gelido sorriso:
<<Ho come la sensazione lei stia per dirmelo>>
Fabio Malatesta, che aveva la sensibilità di un blocco di cemento armato, dichiarò allegramente:
<<Lei è stata con un uomo molto più giovane, vero? Un toyboy, insomma. Adesso non so come si diceva ai suoi tempi, ma doveva essere qualcosa tipo"Ufficiale e gentiluomo", con quel vecchio attore americano... come si chiamava?>>
Vittoria mi raccontò che l'espressione di nonna Gloria divenne improvvisamente di ghiaccio, non l'aveva mai vista così determinata a demolire un insolente col suo arsenale di battute.
<<Richard Geare, si chiamava il "vecchio attore", che si dà il caso che abbia la mia stessa età, 76 anni. Lei me lo ha gentilmente ricordato ed io le sarò sempre riconoscente per avermi aiutato a tenere bene a mente quanto sono vecchia.
Mi complimento per la sua cultura cinematografica. In effetti il titolo era proprio "Ufficiale e gentiluomo", due parole di cui forse lei non ha ben chiaro il significato, giovane signor Malatesta>>
Lui si rese conto improvvisamente della gaffe che aveva fatto e cercò di rimediare, peggiorando la situazione, come sempre succede in questi casi:
<<Mi scusi signora, lei ha un aspetto così giovanile che io non pensavo potesse avere la stessa età di Robert... come si chiama l'attore, mi scusi, ma l'emozione mi sta mandando in tilt... e dire che lei l'ha appena nominato. Ah, sì, Robert Redford!>>
L'espressione di Gloria Aldobrandi Prinsivalli, diciottesima Contessa di Montescudo, divenne ancor più glaciale.
<<Robert Redford è morto tre mesi fa a 89 anni>> dichiarò Gloria con aria quasi divertita, perché in effetti la seconda gaffe era stata talmente colossale e improbabile da risultarle comica.
Quando l'ex fidanzato di Vittoria tentò un ulteriore rimedio, Gloria lo fermò:
<<Se fossi in lei, caro ragazzo, io mi avvarrei della facoltà di non rispondere. Anzi, proprio di non aprire bocca>>
E quello era stato il colpo decisivo che aveva sancito la decisione di Vittoria di rompere il fidanzamento con quell'idiota.
Ma soltanto lady Gloria era a conoscenza di quell'intenzione ed era di certo l'unica alleata affidabile, come già detto, apparve dunque naturale che, prima di ufficializzare la rottura con Fabio, Vittoria ed io ci recammo da lei, come amava essere chiamata, per avere i suoi consigli su come contenere e superare limitando i danni al minimo il putiferio che sarebbe accaduto nel momento in cui lei avrebbe ufficialmente rotto il fidanzamento.
Gloria e suo marito Carlo vivevano in una villa neogotica fuori Milano, tra il monzese e la Brianza, che era stata portata in dote da Gloria stessa, per sua volontà, in quanto quello era sempre stato il suo paradiso, fin da quando era giovane, e il legame si era rafforzato col passare degli anni, e ormai ne erano passati più di quanto lei fosse disposta ad ammettere.
Lady Gloria ci venne incontro con gioia autentica, seguita dalla governante che era anche la sua migliore amica.
La bellezza signorile di Gloria Aldrovandi di Montescudo, era a tal punto maggiore di quella della moglie di suo figlio, donna Eleonora, che quest'ultima aveva considerato il fatto in sé come un insulto.Lei mi salutò con gentilezza e semplicità, senza alcun elemento inquisitorio, ed io percepii una forte simpatia nei miei confronti:
<<Ragazzi, spero che vorrete unirvi a noi e ai nostri ospiti, stasera, per una cena che non ho potuto disdire. Parleremo poi in seguito della questione di come liquidare Fabio Malatesta, mai cognome fu più appropriato. Vi voglio dire solo una cosa: quando mio marito volle riconciliarsi con me, dopo che si era parlato di divorzio, io accettai di buon grado, perché se no sarei finita sul lastrico. Ma il punto è un altro. Carlo mi aveva sinceramene perdonata, ma la sedicente buona società non lo fece affatto. Ci sono voluti 20 anni prima che il mio salotto tornasse ad essere frequentato. Non voglio scandalizzare il tuo giovane amico, Vittoria, ma bisogna che sappia in che covo di vipere stai per entrare. Mio figlio Gianluca e sua moglie Eleonora sono i classici milanesi che si credono animati da cristiana pietà verso il loro fratello pezzente o la loro sorella puttana, oh, pardon, a Milano non ci sono puttane, ci sono solo giovani sfortunate, è una città che brulica di giovani molto, molto sfortunate, nella cui lista mia nuora annovera anche me>>
Ci mettemmo tutti a ridere, ma poi sentimmo il rumore delle auto degli ospiti che stavano arrivando e lady Gloria guardò dalla finestra e ci fece segno di rimandare il discorso a più tardi.
Ricordo ancora quella serata, con gli ospiti in smoking bianco, come se si fosse ancora ai tempi di Downton Abbey, e da un lato il radioso saluto dell'affascinante nonna Gloria, che mi tese la mano, e io la bacia da consumato gentiluomo quale la mia stessa nonna mi aveva insegnato ad essere, e poi conobbi anche il molle signor Carlo "DuediPicche" Prinsivalli, nonno di Vittoria, che a 78 anni era schiavo di suo padre 96enne e di suo figlio 54enne.
Gloria era davvero una Signora: quando accoglieva un ospite lo faceva sentire unico, illuminandosi alla sua presenza e tendendo verso di lui le mani con grande cordialità, e a tutti loro ripeteva:
<<Oh, carissimi, siete stati così gentili a venire! Io quasi non ci speravo più! Non avete idea di che gioia sia rivedervi! Ma prego, accomodavi, conoscete già agli nostri allegri compagni di brigata. Prego, datemi pure i soprabiti, ci penso io, a dopo!>>
Vittoria mi disse: <<Sta recitando. In realtà non li sopporta, ma è costretta ad invitarli per far piacere a quel pover'uomo di mio nonno, che ha sofferto tanto durante il periodo in cui erano caduti in disgrazia. Non hai idea di quanto si stanchi la nonna nel ricevere tutte quelle sciure ingioiellate e quei palloni gonfiati dei loro mariti. Alla fine di queste serate sembra moribonda>>
All'inizio pensai che Vittoria esagerasse, perché a me era parsa una serata molto piacevole, dove c'erano stati molti balli e io stesso avevo ballato con lady Gloria in persona, leggera come una piuma.
Quando però, alla fine, riuscì a congedare gli ospiti ringraziandoli per aver animato quella festa che senza di loro sarebbe stata un mortorio, la sua maschera cedette e lei ci fece segno di seguirla nei suo apparamenti e crollò su una poltrona, esausta per quella recita interminabile.
Quando però, alla fine, riuscì a congedare gli ospiti ringraziandoli per aver animato quella festa che senza di loro sarebbe stata un mortorio, la sua maschera cedette e lei ci fece segno di seguirla nei suo apparamenti e crollò su una poltrona, esausta per quella recita interminabile.

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