giovedì 17 giugno 2021

Vite quasi parallele. Capitolo 140. Kensington Gardens





A dividere i Kensington Gardens da Hyde Park c'è, per la parte nord, il Longwater Lake, appendice del Serpentine, mentre a sud esiste una strada aperta al traffico, la West Carriage Drive, dove un tempo passavano le carrozze ed ora le automobili
(con qualche limitazione).
E proprio lungo quella strada era stato costruito l'unico ponte sul Serpentine.
Per arrivare ai Giardini di Kensington bisogna passare su quel ponte, dove naturalmente, ai due lati della strada, c'è un ampio marciapiede, anche se esiste un'alternativa che tra poco vedremo.

Il giro in barca sul Serpentine era stato divertente e quando i due fidanzati ritornarono al molo del noleggio, il loro umore era ottimo. Con questo stato d'animo ripresero a camminare lungo la Serpentine Road.
La strada fiancheggiava il lago, da una parte, e un prato dall'altra, dietro il prato c'erano i boschetti.
Dall'altra parte era ben visibile il Lido.
Proseguendo lungo il lago, si arrivava a un punto in cui la Serpentine Road confluiva nella West Carriage Drive e lì si doveva fare una scelta: raggiungere il ponte oppure proseguire a fianco del Longwater fino agli Italian Gardens, da cui si poteva accedere ai Kensington Gardens.
Decisero di visitare i giardini italiani e "di circumnavigare" il Longwater.





Da un lato degli Italian Gardens era possibile vedere, nel punto in cui terminava il Longwater-Serpentine. una fontana che lo alimentava (forse non era l'unica) ed Aurora commentò:
<<Hai visto, Robs, abbiamo trovato la Sorgente!>>
Pronunciò la parola una certa enfasi, poiché Roberto, come ben sappiamo, era sempre all'eterna ricerca delle sorgenti, sia quelle dei fiumi, sia quelle dell'Universo.
Sul lato opposto c'era un giardino acquatico con quattro laghetti rettangolari con fontana al centro ed una vegetazione lacustre, tra cui meravigliose ninfee.
Erano i giardini italiani, ed era bello vedere che l'aggettivo "italiano" fosse applicato a qualcosa di esteticamente raffinato. Noi Italiani tendiamo a dimenticarci di essere circondati dalla bellezza.








Al termine dei giardini italiani c'era una piccola costruzione bianca, chiamata l'alcova della regina Anna, in riferimento ad Anna Stuart, che fu la prima sovrana regnante ad usare il titolo di Regina di Gran Bretagna e Irlanda, unificando Inghilterra e Scozia in un'unica entità statale, che in seguito alla successiva unione con l'Irlanda stessa sarebbe divenuto il Regno Unito, attuale denominazione, per quanto resti ben poco della parte irlandese, e la Scozia continui a riproporre referendum secessionisti.
Dietro l'Alcova, dall'altra parte del vialetto, c'era un chiosco, perfetto per lo spuntino di metà mattina.
Vi si fermarono qualche minuto, sedendosi per consumare il pasto che nel caso di Roberto era più simile alla "seconda colazione" degli Hobbit, sempre a causa della sua voracità. Aurora si limitò invece a un succo di frutta.
Dopodiché, rifocillati e riposati, costeggiarono il Longwater dall'altro lato e arrivarono al ponte dall'altra imboccatura e vi entrarono, sostandovi al centro.




Osservarono i panorami della Serpentine da entrambi i lati e poi dedicarono la loro attenzione esclusivamente aii Kensington Gardens.




Come al solito fu Roberto a illustrare la storia dei giardini di Kensington Palace.

L'originale palazzo con giardino annesso risaliva al XVII secolo e venne costruito nell'allora villaggio di Kensington (poi inglobato dall'espansione della città di Londra), col nome di Nottingham House, poiché il conte di Nottingham fu il suo primo proprietario.
Nei quadri dell'epoca si vede chiaramente come Kensington fosse ancora in aperta campagna, ed ora ciò che resta di questa campagna è il parco, che inizialmente consisteva solo nei giardini, e in seguito venne esteso oltre la Serpentine, unendosi ad Hyde Park.
In seguito fu costruita la strada privata che conduce dal palazzo all'Hyde Park Corner, parte della quale sopravvive ancora oggi in Rotten Row.
Il palazzo venne esteso per opera di Sir Christopher Wren con la realizzazione di due padiglioni nei pressi di ciascun lato dell'edificio centrale della costruzione, l'aggiunta, sul lato degli Appartamenti Reali, del grande scalone che conduceva ad una camera di consiglio ed una cappella. 

Il nuovo edificio aveva la facciata orientata verso ovest e come tale vennero erette anche due ali laterali a formare la corte d'onore avente un ingresso arcato sormontato da una torre con orologio. 
Wren la fece realizzare per suo figlio, segretario di stato di Guglielmo III d'Orange, consorte di Maria II Stuart. 
I due sovrani acquistarono il palazzo poco dopo la loro incoronazione, nel 1689, poiché Guglielmo, sofferente d'asma, desiderava una residenza vicina a Londra ma lontana dall'aria fumosa della capitale. 
Il soggiorno non giovò invece alla regina Maria II, che morì a Kensington Palace di morbillo nel 1694.
Dal momento che essa era più che altro un ritiro domestico, prese il nome di Kensington House, mentre la qualifica di Palace gli pervenne in seguito. La casa era inoltre circondata da grandi estensioni di terreno coltivato, il che forniva anche frutta e verdura alla corte.
Nel 1702, re Guglielmo III, come conseguenza di una caduta da cavallo a Hampton Court, venne ricoverato a Kensington Palace in degenza, morendovi poco dopo. 
Quelle due morti premature scatenarono le voci su una presunta maledizione che circondava il palazzo (che in effetti non ha portato bene a molti dei suoi proprietari o inquilini).
Anna Stuart, che succedete al cognato Guglielmo III, non diede ascolto a quelle voci.
Il palazzo divenne residenza fissa della regina Anna, che, forse anche per associazione col fatto che per un certo periodo ci si era riferiti all'edificio come Orange House, commissionò a Sir John Vanbrugh una Orangerie (ossia un giardino d'inverno) nel 1704 e un giardino alla francese con parterres barocchi: questi due giardini sono stati successivamente convertiti nel Sunken Garden.
Sotto la dinastia Hannover (età georgiana), si ebbero importanti cambiamenti.
Giorgio I fece fare alcuni lavori a partire dal 1718 commissionando a William Kent la pittura dello scalone d'onore e dei soffitti di alcune sale. Nel 1722 fu sempre Kent a disegnare la Sala della Cupola, la principale sala di rappresentanza del palazzo, contraddistinta appunto dal tipico soffitto a cupola.
L'ultimo monarca regnante a risiedere stabilmente a Kensington Palace fu Giorgio II. 
Per volere della sua consorte, Charles Bridgeman cancellò completamente i vecchi parterres barocchi e rimodellò i giardini facendo loro assumere le forme attuali: l'unica parte rimanente dei vecchi giardini è oggi il Serpentine, il Round Pond ed il Broad Walk.
Dopo la morte di Giorgio II nel 1760, Kensington Palace venne utilizzato solo come residenza gli altri membri famiglia reale, tra cui la figlia minore del duca di Kent, futura regina Vittoria. che vi nacque nel 1819. 
Da quel momento il palazzo fu a disposizione dei parenti della Regina, in particolare la cugina Maria Adelaide di Cambridge e il marito, il duca Francesco di Teck.
Dalla loro unione nacque, a Kensington Palace, nel 1867, Mary di Teck, futura moglie di Giorgio V e nonna paterna della regina Elisabetta II.
In seguito divenne la dimora dei figli cadetti della regina Mary, e cioè il Duca di Kent e il Duca di Gloucester. I loro discendenti abitano tuttora nel Palazzo, che è stato anche residenza della principessa Margaret.

Nel 1981, gli appartamenti vennero modificati per creare la residenza londinese del principe e della principessa di Galles, Carlo e Diana, da poco sposati. La coppia mantenne questa casa come propria residenza ufficiale, anche dopo che il matrimonio entrò in crisi.
E nel 1992 le cose si fermavano lì, perché la separazione non era stata ancora resa ufficiale.

Con questo terminava la parte storica, ma c'era anche una parte letteraria, in quanto i Kensington Gardens furono lo scenario del primo romanzo incentrato sul personaggio immaginario di Peter Pan,
che James Matthew Barrie pubblicò nel 1906. 
Una statua di Peter Pan è oggi presente nei giardini di Kensington, per onorare quello che, insieme ad Alice nel Paese delle Meraviglie, è stato uno dei primi romanzi di genere fantasy (a riprova che la Gran Bretagna fu la madre dei romanzi di genere)






C'erano molte cose da vedere nei giardini di Kensington, e i viali erano geometricamente disposti in diagonale, per cui bisognava fare molta strada a zig-zag per vedere tutto, e se si cercava di tagliare questa strada ad ogni incrocio, c'era il rischio di perdersi o di allungare il percorso inutilmente.
Aurora fece notare come lo stile dei giardini, così come anche quello del palazzo, rientrasse molto di più nei canoni francesi e italiani dal Rinascimento in avanti:
 <<L'architettura precedente all'età vittoriana è molto geometrica, classica. Invece dopo il 1840 è iniziato il recupero dello stile Tudor e poi persino del gotico. E a proposito di questo, come mai il neogotico è così diffuso in Inghilterra, e per imitazione negli Stato Uniti?>>
Roberto annuì:
<<In Inghilterra dovevano recuperare ciò che Enrico VIII aveva distrutto. 
E un grande ruolo nella promozione del neogotico e della pittura preraffaellita va riconosciuto al principe consorte Alberto che fu un vero mecenate per l'arte e la cultura britannica.
Ci voleva un principe tedesco della Sassonia per ricordare agli Inglesi le loro radici anglosassoni!
E proprio l'Albert Memorial è una delle tappe possibili. Possiamo prendere il vialetto che passa davanti alla Serpentine Gallery e conduce al monumento in memoria del Principe>>
Aurora era d'accordo e così si incamminarono lungo il vialetto.





I vialetti erano asfaltati e molto stretti, per cui se si incontrava un'altra coppia proveniente dall'altra parte, c'era il rischio di pestarsi i piedi.
Ai lati, nel prato ben irrigato e falciato, si stagliavano grandi alberi di ogni specie, tra cui faggi, castagni, cerri, ippocastani e querce.
Sorpassarono la Serpentine Gallery, quel giorno non erano in vena di eccessivi approfondimenti culturali.
Mentre camminavano, mano nella mano, innamorati più che mai ("fulsere quondam candidi tibi soles"), Aurora gli chiese:
<<Tra il principe Alberto e la regina Vittoria ci fu un grande amore, vero?>>
Roberto sorrise:
<<Da parte di lei sicuramente. Vittoria era innamoratissima del marito, si appoggiava a lui in tutto, gli chiedeva consiglio su ogni cosa, io credo che oltre ad essere il suo consorte, ai suoi occhi fosse il Re, e forse anche il padre che lei non aveva mai conosciuto.
Nell'Ottocento, per le donne, era naturale avere nel "capofamiglia" il punto di riferimento: prima c'era il padre, poi c'era il marito e infine c'era il figlio.
Nelle nostre campagne è ancora così, mia zia Margherita, la marchesa Spreti, sta seguendo quella strada arcaica: prima c'era il padre, Ettore, ora c'è il marito, il marchese Amilcare, e un giorno, visto che le donne campano più degli uomini, ci sarà suo figlio, mio cugino Fabrizio, lo studioso di Scienze Naturali e aspirante Botanico. Dovresti vedere il boschetto e l'orto botanico che ha creato a Villa Spreti di Serachieda, un giorno ti ci porterò, è una minaccia!
Ma tornando alla regina Vittoria, c'è da dire che lei fu meno "vittoriana" delle sue suddite, nel senso che rifiutò come figura paterna Sir John Conroy, amministratore di Kensington Palace, che nei diari della futura sovrana viene descritto come tirannico e corrotto, arrivando fino al sospetto che fosse l'amante della Duchessa Vedova di Kent, madre della stessa Vittoria.
Dopo la morte di Albero rifiutò categoricamente di considerare suo figlio Albert Edward detto "Bertie" (da non confondere col secondo Bertie, di cui il primo era nonno) come punto di riferimento, ritenendolo un dissoluto incapace e ozioso.
Dopo un periodo di lunghissima depressione, che suscitò nei medici e nel governo il dubbio che la Regina fosse malata di mente, come suo nonno Giorgio III, Vittoria trovò un altro uomo a cui appoggiarsi, il signor John Brown, un rude scozzese che aveva iniziato la sua carriera come stalliere. La Regina ne era a tal punto infatuata che lo promosse ad amministratore e supervisore di tutte le residenze in cui dimorava e ne fece costruire una statua nel parco di Balmoral>>





Ad Aurora però era rimasto un dubbio:
<<Ma, tornando al principe Alberto: lui amava veramente Vittoria, oppure l'ha sposata solo perché era la Regina?>>
Roberto rise:
<<Considerando la bruttezza di Vittoria e il suo carattere instabile, dubito molto che l'avrebbe presa in considerazione come possibile sposa, se non fosse stata la sovrana del Regno Unito.
Intendiamoci: lui fu un ottimo marito, sempre fedele, sempre devoto, molto assiduo nei suo doveri coniugali, specie in quelli del talamo nuziale. 
Le voleva bene, nutriva grande affetto per lei, ma non credo che ne fosse mai stato innamorato, a prescindere da ciò che le scriveva quando la corteggiava>>
Aurora si accigliò:
<<Quindi tu neghi che una persona non bella e con carattere... come hai detto... instabile, possa suscitare l'amore di un uomo aitante e devoto come Alberto?>>
Roberto capì dove la sua fidanzata voleva andare a parare:
<<Io non nego niente, dico solo che ritengo improbabile la cosa. 
Un solo difetto potrebbe essere compensato, ma due difetti così rilevanti... be', ammetterai che sarebbe singolare che chi li ha possa essere considerato attraente da chi potrebbe sperare in qualcosa di meglio, a meno che non siano altri interessi in gioco. I Sassonia-Coburgo-Gotha erano molto ambiziosi>>
Lei lo guardò:
<<Quindi, per ipotesi, se io fossi stata brutta e povera, e con i difetti di carattere che conosci, tu non ti saresti innamorato di me. Dimmi la verità!>>
Era proprio la domanda che lui temeva e lui le doveva una risposta sincera:
<<La ricchezza non c'entra niente, non sono, come certuni insinuano, un "cacciatore di dote", e su questo sono categorico! 
Ma riguardo alla bellezza, devo ammettere che l'occhio vuole la sua parte e che l'innamoramento è partito da lì e poi è diventato amore quando ho conosciuto la tua personalità, difetti compresi.
Non cercavo nelle donne la perfezione del tuo aspetto, perché era al di fuori della mia portata, o almeno così credevo. Mi era sufficiente che l'aspetto risultasse piacevole o interessante, o elegante. Diciamo che qualcosa doveva esserci.
So che non è una cosa piacevole da sentirsi dire, ma non voglio mentirti, sarebbe sleale da parte mia>>
Aurora annuì:
<<Quindi, se per caso mi succedesse qualcosa che rovinasse la mia bellezza, mettiamo che io ingrassi molto, o che per un qualche incidente il mio viso resti sfigurato, tu mi ameresti ancora?>>
Roberto annuì a sua volta:
<<Sì, senza ombra di dubbio, perché adesso è la tua personalità ciò che mi affascina di più 
Ho scoperto che siamo anime gemelle, e questa è una cosa che non può cambiare, nemmeno se tu avessi problemi di salute e persino, Dio non voglia, malattie mentali anche gravi>>
Lei lo abbracciò e lo baciò con improvvisa passione, che fece sorridere gli altri turisti nel vialetto e fece scuotere la testa agli Inglesi che passeggiavano coi loro cani.
Poi disse:
<<Lo stesso vale per me nei tuoi confronti>>
Questa volta fu lui a dubitare:
<<Io non sono un gran che neanche adesso. Il mio naso fa schifo e i miei tratti incominciano a perdere la dolcezza che fino all'anno scorso ero riuscito a conservare. Se a questo aggiungi che sono scoordinato nei movimenti, imbranato, pigro, goloso, permaloso, suscettibile e incline alla malinconia... be', francamente, se fossi una donna non mi innamorerei certo di uno come me!>>
Aurora rise di gusto:
<<Ah, ah, non ho mai incontrato in vita mia un denigratore di se stesso più accanito di te!  
Io vorrei farti notare che, quando sei con me, non sei né permaloso, né suscettibile, né incline alla malinconia, e questo succede perché, come tu dici, siamo anime gemelle.
A livello di aspetto fisico, vale il detto: "non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace", per cui, se vogliamo proprio essere cavillosi, visto che tu continui a dubitare, allora mi spiegherò meglio. Anche prima che ci mettessimo insieme, ogni volta che ti sentivo commentare una foto di classe in cui c'eri anche tu, e dicevi di essere venuto male, io ti ho sempre detto, onestamente e sinceramente, che non era vero, e lo hanno detto anche altre compagne di classe, lo ricordi?>>
Roberto, la cui memoria era fin troppo efficiente, lo ricordava:
<<Sì, ma pensavo che lo diceste per gentilezza>>
Aurora socchiuse gli occhi:
<<Qui stai mentendo, ma forse non ne sei del tutto consapevole. 
Ti ho elencato minuziosamente cosa mi piace del tuo aspetto fisico: gli occhi, prima di tutto, sono gli stessi di Diana Orsini, e tutti erano ammaliati dagli occhi della Contessa di Casemurate.
Tu dici che stai perdendo la dolcezza dei tratti adolescenziali, e io dico "per fortuna!": gli efebi piacciono solo alle ragazzine sotto i quindici anni e ai pederasti. Gli altri non ti prenderebbero sul serio, se il tuo volto fosse dolce come quello del Duca di Ravensbourne.
Io sono fermamente convinta che tu sappia che il problema non è l'aspetto fisico, né l'abilità sportiva, e nemmeno la fimosi.  E' un'altra cosa, che mi tenevo come asso nella manica, proprio in previsione di questo dialogo, che io stessa ho avviato.
Vedi Robs, io ti conosco, e c'è una cosa che ho capito subito di te, e mi riferisco al fatto che pur avendo capito che io e le altre non mentivamo, tuttavia eri terrorizzato dall'idea di perdere quella libertà di cui indubbiamente godono i single.
Dimmi la verità, è così?>>
Roberto fu preso in contropiede e le parole della fidanzata gli aprirono la strada della comprensione di qualcosa di cui non era mai stato consapevole:
<<Ora che mi ci fai pensare... io, sì... in effetti ne ero terrorizzato>>
Lei sorrise:
<<E adesso? Io credo che una parte di te rimpianga la libertà del single>>
Lui scosse il capo:
<<No. Con te mi sento libero, perché nel momento in cui tu, con grande onestà, hai deciso di condividere con me gli aspetti che le altre donne cercano in tutti i modi di nascondere, in un certo senso mi hai implicitamente autorizzato a fare la stessa cosa.
Perché io avrò anche gli occhi di Diana Orsini, ma ho anche la rozzezza di Ettore Ricci, che Dio lo abbia in gloria, quando i miei freni inibitori si allentano>>
Aurora era felice di quella risposta:
<<Tu forse non ci crederai, ma alle donne piace, in genere, che l'uomo sia un po' ruspante, se capisci cosa intendo dire>>
Roberto rise:
<<Sì, be', ho sentito dire che in meridione ci sono proverbi coloriti su questo argomento. 
Ora, io non arriverò mai a quegli estremi, perché darebbero fastidio a me per primo, però non sono nemmeno il tipo vanesio e narcisista che temo stia prendendo piede nelle giovani generazioni.
Mi ritengo una via di mezzo tra il cavernicolo e il damerino, per quanto, lo ammetto, in pubblico mi atteggi un po' troppo a dandy, una cosa che di certo Ettore non avrebbe apprezzato. 
Il "bambino della campagna" poteva anche essere un "piccolo lord", ma diventava un selvaggio, quando voleva esplorare la Contea con suo nonno o con suo padre>>
Lei aveva capito da tempo queste cose:
<<Siamo stati reciprocamente onesti, perché altrimenti sarebbe stata tutta una perdita di tempo, come spesso succede quando i componenti di una coppia fingono di essere quello che non sono>>
Si scambiarono qualche tenerezza, prima di rivolgere la loro attenzione all'Albert Memorial che avevano appena raggiunto, per scoprire che era in fase di ristrutturazione.
A beneficio dei lettori, inseriamo alcune immagini che mostrano come appare oggi.







Il principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha era morto prematuramente nel 1861 a causa di una febbre tifoide. La regina Vittoria affidò a Sir George Gilbert Scott la costruzione di un monumento in memoria del marito defunto, secondo i canoni estetici dello stesso Alberto.
Inaugurato nel 1882, il Memorial è formato da un baldacchino in stile neogotico riccamente ornato che ospita una statua del principe Alberto (posta in quel luogo già nel 1875), rivolta verso sud. È attraversato da un fregio che rappresenta i volti di celebri architetti, scultori, pittori, poeti la cui opera era stata apprezzata dal defunto principe.
Vi sono due gruppi di sculture allegoriche: le prime quattro rappresentano esempi di produzione economica ed industriale dell'epoca vittoriana (agricoltura, commercio, manifattura); le altre quattro invece rappresentano quattro continenti, l'Europa, l'Africa, l'Asia e le Americhe. 
Ogni gruppo scultoreo raffigurante un continente presenta un animale caratteristico del luogo: per l'Europa un toro, per l'Africa un cammello, per l'Asia un elefante indiano e per le Americhe un bisonte americano.

Dopo questa breve descrizione che Roberto si era preparato, lui e Aurora si diressero verso la parte più interessante dei giardini e cioè il Round Pond e il Sunken Garden (giardino "affondato", perché si trova alcuni scalini sotto il livello del prato), che molti anni dopo gli eventi che stiamo narrando, sarebbe diventato il Diana Memorial, per volontà dei figli della defunta Principessa di Galles.



Il lago è di notevoli dimensioni (quasi tre ettari) e solo le fotografie prospettiche e le vedute aeree possono riuscire a comunicare l'impressione di questa grandezza, che stupisce coloro che vedono di persona il lago per la prima volta e si accorgono che al suo interno ci potrebbero stare due o tre grandi palazzi.
Fu costruito nel 1730 per volontà di Giorgio II . È profondo fino a 5 metri
Nonostante il nome, non è circolare, ma rettangolare con angoli a gradini e arrotondati. 


 




Anche nel Round Pond c'è una grande quantità di anatre, oche selvatiche e cigni, che simpatizzano molto volentieri con i turisti, i quali provvedono a nutrirle in abbondanza.
Roberto e Aurora avevano tenuto un cartoccio con le briciole dei loro pasti precedenti, e le elargirono con dovizia alla fauna acquatica, comprese le carpe che spuntavano di tanto in tanto e persino alcuni carassi dorati, che qualche famiglia non sapeva più dove mettere e a quanto pare alcuni di loro sono sopravvissuti nel nuovo ambiente.
La differenza col Serpentine sta nel fatto che il Pond è più tradizionale, per quanto l'acqua, presso la riva, sia molto bassa, e non ci siano recinzioni, ragion per cui i volatili acquatici stazionano anche sulla terra ferma, mescolandosi ai piccioni, ai merli e ai gabbiani.
I due fidanzati si sedettero su una panchina, davanti al lago, e sembrava quasi di essere in una spiaggia, ma non così calda come quelle mediterranee.
Si scambiarono qualche tenerezza, e nei ricordi di Roberto, così come ce li raccontò, era proprio quella tenerezza ciò che lui maggiormente rimpiangeva.
Certe cose non tornano più, anche se la nostra mente rifiuta di accettarlo.
Alcuni parlano dell'attimo fuggente, altri dell'eternità, ma sono entrambe astrazioni.
Reali sono solo la presenza o la mancanza, intendendo per mancanza il venir meno.
Noi sappiamo ciò che di giorno in giorno va perduto, ma teniamo a bada l'orrore di questa consapevolezza tramite potenti meccanismi di difesa, ed il più potente di tutti è l'immaginazione.
Il problema è che, mentre da svegli possiamo controllare questo meccanismo, quando sprofondiamo nel sonno, i sogni, quelli veri, specialmente gli incubi, ci sbattono di fronte, senza alcun riguardo, tutte le nostre paure, tutti i nostri sensi di colpa, tutto ciò che la nostra coscienza rifiuta: c'è tutto, come in un bidone della spazzatura nella meravigliosa era che precedette la raccolta differenziata.
(Desinas ineptire et quod vides perisse perditum ducas).

Dopo un po', ripresero la strada che fiancheggiava il Round Pond e che arrivava finalmente ai giardini veri e propri.
Alla fine giunsero fino ad un ampio viale, il Broad Walk, di fronte a Kensington Palace.
Quel viale era molto grande e molto frequentato, considerando che era passato il mezzogiorno.
Camminando verso destra, si trovarono di fronte all'ennesima statua della regina Vittoria, questa volta da giovane, a imperituro memento del fatto che la futura Imperatrice delle Indie ebbe i suoi natali in quel palazzo.





Proseguendo per uno dei vialetti a fianco della statua, in direzione del Palazzo, ci si avvicina all'ultima meta, uno splendido giardino acquatico che nel 1992 era ancora chiamato Sunken Garden.
Era stato progettato e costruito per la prima volta nel 1908, quando questa parte dei giardini era precedentemente occupata da capannoni per vasi e serre
Questo nuovo layout è stato modellato sul Pond Garden a Hampton Court Palace, come espressione dello uno stile di giardinaggio edoardiano che incorpora materiali naturali, piantagioni erbacee su terrazze e giochi d'acqua.




Ora noi sappiamo, come già si è accennato, che nel 2017, nel ventennale della morte della Principessa di Galles il giardino fu, con una decisione a nostro avviso molto discutibile, completamente ripiantato con fiori bianchi per celebrare la purezza d'animo di lady Diana Spencer, di cui divenne il Memoriale.





Negli anni successivi, per ovviare all'eccessiva monotonia cromatica, il Diana Memorial Sunken Garden tornò ad ospitare fiori di altri colori, e per decisione dei Duchi di Cambridge, proprietari del Palazzo, ogni anno il colore dominante doveva essere scelto in memoria di eventi o personaggi di cui ricorresse l'anniversario.






Nell'anno in cui scriviamo, in occasione del sessantesimo anniversario della nascita di lady Diana Spencer, Principessa di Galles, il giardino subirà nuove modifiche, in vista di un evento che avverrà tra meno di due settimane, l'1luglio 2021 e cioè l'inaugurazione della statua di Diana, che sarà in un certo senso parificata alla regina Vittoria come personaggio più illustre che ebbe la sua residenza per molto tempo a Kensington Palace.

Nel 1992, invece, tutto ciò che accadde dopo era del tutto imprevedibile e il giardino era molto diverso, a nostro parere più bello, nel senso che successivamente ha assunto un'aria più cimiteriale.
Ma chi siamo noi per criticare alcune scelte dei Duchi di Cambridge?
Meglio tornare ad Aurora e Roberto, che dopo quest'ultima visita si diressero verso il The Orangery Restaurant, per un pranzo del tutto meritato.


P.S.
Alleghiamo alcune fotografie di Kensington Palace e dei suoi inquilini, nell'ultimo decennio: i Duchi di Cambridge, i Duchi di Sussex (ora residenti in California), i Duchi di Gloucester e i Duchi di Kent e altri parenti della Regina, tra cui la cugina, principessa Alessandra e una nipote, la principessa Eugenia di York col marito (la coppia si è trasferita a Frogmore Cottage, nei pressi del castello di Windsor)










































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