venerdì 10 febbraio 2017

Vite quasi parallele. Capitolo 22. Arriva la bufera


Quando l'Italia entrò in guerra, nel 1940, nessun abitante della Contea di Casemurate ricevette una chiamata alle armi.
Come sempre, dietro a questa anomalia, c'era lo zampino (o meglio lo zampone) della Signorina De Toschi e degli ex-attendenti di suo padre, il Generale.
Il business funzionava così: i casemuratensi si rivolgevano ad Ettore Ricci, pagandogli una cifra cospicua, e lui faceva da intermediario con la Signorina, che era cugina di suo suocero, il Conte Orsini.
La Signorina si intascava la metà della somma, il che la rese ancora più tremendamente ricca di quanto era già prima.
Ma anche Ettore Ricci si arricchì, e anzi fu da questo affare che incominciò una carriera autonoma, rispetto a quella del padre, il vecchio Giorgio, usuraio e riciclatore di denaro di dubbia provenienza tramite le aziende dei vari membri della famiglia Ricci.
Il braccio destro di Ettore negli affari era Michele Braghiri, il marito della Governante di Villa Orsini, che era stato nominato ufficialmente Amministratore Delegato del Feudo.
Molto personale fu assunto sia per l'amministrazione del Feudo che per il servizio nella Villa.
Ettore era tranquillo, anche perché poteva contare sulla copertura del cognato "Compagnia bella" Tartaglia, segretario federale del partito fascista e capo della Milizia locale, e del marito di sua cognata Ginevra, il giudice Papisco, del Tribunale di Forlì.
Per quanto la sua fede fascista fosse molto forte, Ettore Ricci si accorse ben presto che le cose, per l'Italia in guerra, si stavano mettendo molto male.
Incominciarono i bombardamenti degli anglo-americani.
Ettore prese subito in mano la situazione facendo costruire nelle sue terre un enorme rifugio antiaereo, e assunse personale per raccogliere le lamiere delle bombe esplose, che avrebbe poi venduto come materia prima metallica alla fine della guerra, con notevole profitto.
Quando i bombardamenti divennero più frequenti, incessanti e devastanti, la situazione precipitò.
Diana aveva già due figlie, Margherita e Silvia, ed era appena rimasta incinta della terza.
Le preoccupazioni della maternità e della guerra le causarono vari malanni, tra cui una sempre più lancinante emicrania.
Ma tutto quello era niente rispetto a ciò che l'attendeva.
Quando il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo tolse la fiducia al governo Mussolini, che venne poi arrestato dal Re e imprigionato al Gran Sasso, tutti i membri della famiglia Ricci, che erano fascisti, si trovarono in una posizione di imbarazzo.
Che fare? Con chi schierarsi?
Non avevano ancora deciso, quando, l'8 settembre, arrivò la notizia dell'armistizio firmato da Badoglio con gli Americani, mentre il Re fuggiva a Brindisi e la Germania invadeva l'Italia del Nord.
A quel punto, dal momento che la Contea di Casemurate si trovava all'interno della Repubblica Sociale Italiana, guidata da Mussolini, liberato dai tedeschi, la famiglia Ricci si schierò apertamente con la RSI.
Durante tutto questo periodo, tuttavia, le attenzioni di Ettore Ricci non erano rivolte solo alla guerra, ma anche alla sorella di sua moglie, la bellissima Isabella Orsini.
Quello fu l'inizio di tutti i mali.

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