domenica 1 febbraio 2015

Estgot. Capitolo 17. La Via della Mano Sinistra





Come previsto, Andrei Ulienko, direttore dell'agenzia delle imposte di Estgot, fedelissimo del ministro Kaiserring, si presentò a Sleepy Providence nel pomeriggio, per "dare il benvenuto" al nuovo governatore Roman Waldemar.
Ulienko era un trentacinquenne di bella presenza, sicuramente più atletico e prestante di Waldemar,
e si presentò con modi gentili e garbati.
Waldemar volle però arrivare subito al punto:
<<La governante, miss Jessica Baumann, mi ha detto che lei, dottor Ulienko, è stato il suo ex fidanzato>>
Lui confermò:
<<E' vero. Siamo stati insieme per due anni>>
Waldemar abbassò la voce e con aria complice gli chiese:
<<Se non sono indiscreto, qual è stata la causa della separazione?>>
Ulienko alzò e abbassò le spalle:
<<Incompatibilità di carattere. Jessica ha una personalità piuttosto autoritaria e instabile. Un anno fa ha incominciato a presentare sbalzi di umore piuttosto forti. Nei momenti di crisi mi rivolgeva accuse strane e alludeva a misteriosi complotti, a stravaganti cospirazioni. Parlava di cose strane, come il Grande Occhio che Tutto Vede. Io non ero disposto a tollerare tutto questo>>



Waldemar annuì:
<<E allora come mai Jessica è stata confermata come governante, pur presentando queste... ehm... alterazioni della personalità?>>
Ulienko allargò le braccia:
<<Ordini del ministro Kaisserring. I suoi comandi non si discutono>>
Waldemar capì che si trovava di fronte a un osso duro:
<<Per la serie: non capisco, ma mi adeguo. Mi dica, dottor Ulienko, lei ha mai sentito parlare della setta degli Iniziati agli Arcani Supremi?>>
Lui rise:
<<Oh, ma certo! Jessica ne parlava in continuazione! E' una sua idea fissa. Povera ragazza! 
Ha sofferto tanto dopo la morte dei suoi genitori e aveva bisogno di dare la colpa a qualcuno e così si è inventata tante storie senza né capo, né coda. Non bisogna darle corda, su questi argomenti!>>
Waldemar sorrise a sua volta:
<<Sono d'accordo con lei, ma non tutto ciò di cui Jessica parla è frutto di fantasia. La setta degli Iniziati esiste sul serio. Io conoscevo una certa Virginia Dracu, che mi parlò delle stesse cose. Era una parente di Jessica e le somigliava molto, anche se era più bella.



 <<Una parente? Be', allora immagino che la pazzia sia una cosa di famiglia!>> tagliò corto Ulienko, che al sentire il nome di Virginia Dracu si era leggermente alterato.
Waldemar capì di aver trovato la traccia giusta da seguire:
<<E' probabile. La cosa singolare, però, è che le stesse cose mi furono riferite da altre persone di assoluta lucidità mentale, come il filologo Luca Bosco, il bibliofilo Dean Corso, l'editore Boris Balkan e persino da Lord Francis Oakwood, Duca di Albany>>
Ulienko si accigliò:
<<Sono tutti nemici politici del ministro Kaiserring. E' anche a causa di queste cattive compagnie che lei è stato esiliato. Ma lei è un uomo intelligente, Waldemar, e il ministro, nella sua infinita clemenza, crede che lei possa essere recuperabile alla nostra causa>>
Waldemar rimase basito:
<<Quale causa?>>
L'altro sbuffò:
<<Suvvia, non faccia il finto tonto! Lei sa che ci sono due modi per accostarsi alle domande ultime sul senso dell'esistenza: un modo luminoso, che viene chiamato la Via della Mano Destra, ed è rappresentato dalle grandi religioni monoteiste, ma anche dalla Massoneria, di cui io e il ministro Kaiserring siamo onorati di far parte. Il Duca di Kent in persona ha chiesto di lei, dietro intercessione di sua sorella, la principessa Alexandra, l'onorevole lady Ogilvy>>
Waldemar non poté fare a meno di ricordare la cena di beneficenza in cui aveva conosciuto la principessa Alexandra di Kent, l'onorevole lady Ogilvy:
<<Come vede ho anche ottime frequentazioni>>
Ulienko annuì:
<<La Massoneria è molto preoccupata per il proliferare delle sette come quella degli Iniziati. Esse rappresentano un modo irrazionale e oscurantista di approccio al mistero, che è chiamato la Via della Mano Sinistra. Vi appartengono i movimenti neopagani, le sedicenti streghe della Wicca e alcune sette segrete, tra cui anche sette sataniche>>
Waldemar scosse il capo:
<<Ah ah, è ridicolo!>>
L'altro sorrise a sua volta:
<<Sono stati gli Iniziati che l'hanno condotta verso l'occultismo. Non le ha mai accennato alla Via della Mano Sinistra?>>




Waldemar ci pensò:
<<Ora che mi ci fa pensare, l'ho sentita pronunciare questa frase: "Ti offro carne corrotta. Con la Mano Sinistra te la porgo">>




Ulienko sgranò gli occhi:
<<E' una formula rituale. Disse a me la stessa identica frase la prima volta che facemmo l'amore! Ne deduco che anche lei è stato vittima delle capacità seduttive di questa strana ragazza>>
Waldemar si limitò a fissarlo:
<<Lei si ritiene una vittima di Jessica Burke Roche?>>
L'altro rimase spiazzato:
<<Perché l'ha chiamata con quel cognome?>>
Waldemar sorrise:
<<E' una Burke Roche per parte di madre. Appartiene alla dinastia del Serpente Rosso, a cui fu conferito l'Ordine del Dragone. Sa come è chiamato da queste parti?>>
Ulienko impallidì di colpo:

<<In lingua romena l'Ordine del Dragone è chiamato Dracula. Non mi dirà che lei crede ai vampiri, governatore Waldemar?>>

Lui rise:
<<Ah ah, Dio me ne liberi! No, non esistono i vampiri nel senso tradizionale del termine. 
Ma la donna di cui le ho parlato prima, Virginia Dracu, era a tal punto piena di vita e di energia che qualcuno se ne insospettì. Il professor Gallo, un esperto di Storia delle religioni con cui Virginia scriveva la tesi di laurea, era un convinto sostenitore dell'esistenza del cosiddetto "vampirismo psicologico".
 Questo accade quando in una coppia una delle due parti sottrae energie mentali all'altra. Virginia era così, ed è così anche Jessica, non è vero, dottor Ulienko?>>

Due parole su Sergiuzzo Mattarellum, il nuovo Presidente che piace ai cattocomunisti




Se non fosse stato figlio di Bernando Mattarella e fratello di Piersanti Mattarella, il timido, pacato e riservatissimo Sergiuzzo, come lo chiamano a Palermo, non sarebbe arrivato in cima al Colle.
 Lo avrei visto bene come austero burocrate in un sonnacchioso ufficio palermitano.
Certo, in confronto agli altri nomi dei quirinabili che sono circolati in questi mesi, Mattarella si distingueva quantomeno per sobrietà e "fisico del ruolo": anziano, sguardo severo, aspetto irreprensibile.
E' tuttavia singolare che a riesumare politicamente questo antico dinasta democristiano, sia stato proprio il cosiddetto rottamatore.
Adesso i giornalisti fanno a gara a tessere le lodi sia del giovane premier che del neopresidente, quasi una beatificazione in vita.
Democristiano dunque, ma dell'ala sinistra, quella di Moro e di De Mita, che ha sempre strizzato l'occhio al PCI.
 "Falce e mattarello", questo d'ora in avanti sarà il simbolo del Quirinale.
Sergiuzzo è in perfetta sintonia ideologica col pauperismo di Bergoglio, ma mentre Mattarella ne rappresenta il lato cupo e minaccioso, da inquisitore, il Papa ne rappresenta il lato buonista e chiacchierone, ma sono due facce della stessa medaglia: direi che mai come adesso Roma e il Vaticano sono tornate ad essere una cosa sola.
Berlusconi sta distruggendo il centro-destra (in effetti anche io preferisco il trattino, non mi piacciono i minestroni dove c'è dentro di tutto, preferirei che l'alternativa a Renzi fosse rappresentata da una alleanza tra un centro liberalconservatore e una destra nazionalpopolare) e non credo che sarà facile ricostruirlo, perché il regime catto-comunista ha dalla sua, oltre al Quirinale e al Vaticano, anche la Corte Costituzionale, gran parte della Magistratura e dei Mass-media, quasi tutta l'Intellighenzia, e anche l'appoggio esterno, fondamentale, della Finanza internazionale e della Troika, il che parrebbe un controsenso se non fosse vero il fatto che la sinistra ama così tanto i poveri che è felice quando può aumentarne il numero, impoverendo il ceto medio a vantaggio di istituzioni straniere e altre categorie amiche.
Speriamo che il Presidente Mattarella non sia di parte. Ma del resto ogni atto, ogni decisione, presuppone un'etica di riferimento, la quale a sua volta è spesso legata ad una ideologia o ad una religione. E allora le cose diventano molto complicate.

La morte di Balin a Moria



Balin era uno dei dodici accompagnatori di Thorin Scudodiquercia e Bilbo Baggins nella Ricerca di Erebor. Figlio di Fundin e fratello maggiore di Dwalin, nacque nell'anno 2763 della Terza Era. Balin fu mandato in esilio dal drago Smaug nell'anno 2770, insieme con i Nani della Montagna Solitaria sopravvissuti. Nell'anno 2790, Balin seguì Re Thráin IInella sanguinosa battaglia dei Nani e degli Orchi, dopo che si era sistemato per un po' in una colonia di Nani sui Monti Azzurri. Nel 2841, Balin iniziò una sventurata ricerca con Re Thráin II per ritornare a Erebor. Questo viaggio terminò con la scomparsa ed eventuale morte di Thráin II. Balin ritornò sui Monti Azzurri. Durante la Ricerca, esattamente un secolo dopo, lui e Bilbo divennero intimi amici. Molti anni dopo la distruzione di Smaug, Balin fu a capo di una spedizione per ricolonizzare Khazad-dûm a Moria, a cui parteciparono diversi nani di Erebor, con la disapprovazione di Dáin II Piediferro, fra cui: OriÓinFrárLóniNali e Flói. Sebbene la colonia avesse un buon inizio, Balin fu ucciso dopo solo pochi anni, all'inizio di un assalto di Goblin che distrusse la colonia. Ad assisterlo nel momento del trapasso vi erano Ori, in qualità di scrivano e Oin in qualità di medico e farmacista.
 Ne La Compagnia dell'Anello la Compagnia trovò la sua tomba, nella stanza di Marzebul, dove ci fu l'ultima difesa dei nani, che infine vennero trucidati. Il libro di Khazad-dûm venne ritrovato da Gandalf che lo diede a Gimli. 

Dain Piediferro, successore di Thorin come Re sotto la Montagna



Dáin II Piediferro è un personaggio di Arda, l'universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. Compare con un ruolo secondario nel romanzo Lo Hobbite viene citato anche ne Il Signore degli Anelli e nei Racconti incompiuti.
All'interno del corpus dello scrittore, Dáin è un Nano, cugino di secondo grado di Thorin Scudodiquercia e, alla morte di quest'ultimo, Re Sotto la Montagna e Re del Popolo di Durin. Divenne famoso per aver ucciso l'orco Azog durante la battaglia di Nanduhirion. Secondo John D. Rateliff, Dáin svolge "un ruolo minore, ma fondamentale" ne Lo Hobbit, cioè quello di colmare il vuoto creato da Thorin dopo che egli cede alla malattia del drago[1].

Biografia

Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli.
Dáin è un discendente di Grór, il più giovane figlio di Dáin I della stirpe di Durin. Partecipa alla battaglia di Nanduhirion dove assiste impotente alla morte di suo padre Náin per mano dell'Orco Azog. Dáin affronta faccia a faccia il grosso orco e, alla fine, riesce ad ucciderlo in duello. La sua impresa diventa nota in tutta la Terra di Mezzo e, al termine della battaglia, il giovane nano viene eletto nuovo signore dei Nani dei Colli Ferrosi nelle Terre Selvagge[2].
Ne Lo Hobbit, Dáin accorre con cinquecento nani[3] in aiuto di Thorin Scudodiquercia, suo cugino di secondo grado. Thorin, infatti, aveva da poco riconquistato il tesoro di Erebored aveva bisogno dell'aiuto di Dáin per proteggerlo dagli uomini di Pontelagolungo e, soprattutto, dagli elfi silvani di re Thranduil.[4]. Giunti ai piedi della Montagna Solitaria, Dáin ed il suo esercito si ritrovano coinvolti nella sanguinosa battaglia dei cinque eserciti[5], nella quale Thorin perde la vita. Dáin, così, viene eletto Re Sotto la Montagna e Re del Popolo di Durin, il primo non in linea diretta[6].
Dáin viene ucciso durante la guerra dell'anello nel 3019 T.E., difendendo il corpo del suo alleato Re Brand di Dale davanti alle porte di Erebor. Gli succede il figlio Thorin III Elminpietra..

Adattamenti

Nella trilogia cinematografica de Lo Hobbit diretta da Peter Jackson, in cui compare soltanto nell'ultimo capitolo, Dáin è interpretato dall'attore scozzese Billy Connolly, che si è servito solo parzialmente del make-up sul set del film[7]. A differenza di tutti gli altri nani visti nelle due trilogie dirette da Jackson, Dáin è l'unico di essi che è stato ricreato in CGI nei dettagli estetici, poiché secondo il regista mezze giornate di trucco per poche scene del personaggio avrebbero solo rallentato i tempi[8][9]. Contrariamente al libro, egli non partecipa alla Battaglia di Azanulbizar, in cui uccide Azog dopo che questo ha spezzato il collo a suo padre Náin. Dáin parte dai Colli Ferrosi con circa 500 Nani verso Erebor per aiutare suo cugino Thorin Scudodiquercia a respingere le pretese degli Elfi e degli Uomini, ma con l'arrivo degli Orchi, le forze del bene decidono di allearsi per combattere il nemico comune. In battaglia, indossa un elmo gallico, brandisce un martello e cavalca un cinghiale, mentre i suoi consanguinei cavalcano gli arieti. Dopo la Battaglia dei Cinque Eserciti, in cui ThorinFili e Kili vengono uccisi, Dàin diventa il nuovo Re di Erebor, ma la sua incoronazione verrà mostrata solo nella versione estesa[10].

Note

  1. ^ Rateliff,  p. 703.
  2. ^ J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli,  appendice A "Il popolo di Durin".
  3. ^ J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit,  Capitolo 16 - "Un ladro nella notte".
  4. ^ J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit,  Capitolo 15 - "Le nuvole si addensano...".
  5. ^ J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit,  Capitolo 17 - "... e scoppia il temporale".
  6. ^ J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit,  Capitolo 18 - "Il viaggio di ritorno".
  7. ^ Lo Hobbit: Racconto di un Ritorno, Billy Connolly torna sul set, BadTaste.it, 13 aprile 2014. URL consultato il 10 gennaio 2015.
  8. ^ (ENBig Yin replaced with CGI Connolly in Hobbit flick, thescottishsun.co.uk, 4 dicembre 2014. URL consultato il 10 gennaio 2015.
  9. ^ (ENThe Hobbit: the Battle of the Five Armies review: ‘much to enjoy but a stumble at the finish’, theonering.net, 2 dicembre 2014. URL consultato il 10 gennaio 2015.
  10. ^ Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate, ecco le scene che mancano all’appello!, BadTaste.it, 25 dicembre 2014. URL consultato il 10 gennaio 2015.

Bibliografia

  • J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit, Adelphi, 1989, ISBN 88-459-0688-4.
  • (EN) John D. Rateliff, The History of the Hobbit, Part 2: Return to Bag End, Houghton Mifflin Harcourt, 2007, ISBN 978-0-00-725066-