mercoledì 13 gennaio 2021

Vite quasi parallele. Capitolo 103. C'è sempre il sole dai Visconti

 

La festa di compleanno di Aurora Visconti si teneva, come sempre, nella villa di famiglia in collina, a Bertinoro, che il visconte Bartolomeo, padre di Aurora, definiva "la Beverly Hills forlivese"
E a chi osava ricordargli che il Castrum Brittinori vantava una storia ben più antica e prestigiosa, il visconte, dopo aver meditato per trenta lunghissimi secondi, replicava che, al limite, si sarebbe potuto dire che "Beverly Hills è la Bertinoro di Los Angeles". Insomma, qualunque cosa, purché ricordasse la California.
Al contrario i Bertinoresi sono sempre stati talmente orgogliosi dei loro colli panoramici e dei loro vigneti di Albana da essersi inventati una paraetimologia che cela un errore macroscopico, in quanto la famosa frase "Vorrei berti in oro" non poteva essere stata pronunciata da Galla Placidia, la quale, se mai si fosse davvero trovata lì nella famigerata estate dell'anno 435, per sfuggire alla malaria che infestava Ravenna, avrebbe dovuto pronunciare le parole in latino.
La famiglia Visconti, pur ammettendo la validità di questa obiezione, riteneva comunque inconfutabile il fatto che il luogo dove l'imperatrice (figlia di Teodosio I, sorella di Arcadio e Onorio, moglie di Costanzo III e madre di Valentiniano III) sostò a bere l'Albana osservando il panorama fino al mare, si trovava quasi certamente "nel belvedere dove adesso c'è la nostra piscina".
Sic transit gloria mundi...
Ma Bartolomeo Visconti andava oltre, asserendo senza ombra di dubbio che il vigneto da dove era stata ricavata la leggendaria Albana che Galla Placidia aveva innalzato alla gloria eterna, "è quello che rientra nel perimetro della mia proprietà".





La villa dei Visconti era una costruzione recente, in stile provenzale, con muri esterni in pietra, costruita dopo il matrimonio di Domenico, padre del visconte Bartolomeo, con Vittoria Zampetti, unica erede della fiorente azienda Zampetti Carburanti che operava nel settore dei combustibili, principalmente metano, gasolio e gas propano liquido. 
Ai  tempi delle nozze di Domenico e Vittoria, il commercio delle bombole di gas era molto fiorente, dal momento che nelle campagne le tubature del metano non erano ancora arrivate.
Quando il cavalier Ennio Zampetti passò a miglior vita, la proprietà dell'azienda passò a Vittoria, la quale delegò la gestione prima a suo marito Domenico Visconti e poi a suo figlio Bartolomeo, che si atteggiava a grande uomo d'affari.

Bartolomeo assomigliava in maniera impressionante a Silvio Berlusconi, che all'epoca non era ancora "sceso in campo" nell'agone politico.
Assomigliava al Cavaliere anche per quanto riguardava l'esibizione della propria ricchezza, cosa singolare e inconsueta per un nobile, dal momento che il vero aristocratico non ha alcun bisogno di vantarsi e la sua condotta è improntata all'understatement.
Ma Bartolomeo Visconti assomigliava più alla madre, cresciuta come figlia di un benzinaio che aveva fatto fortuna.
Domenico aveva sposato Maria Antonietta Tartaglia sia perché in gioventù era molto bella, sia perché suo padre, Paride Tartaglia, possedeva molti vigneti in tutta la Romagna.
Il fratello di Paride, Onofrio Tartaglia, era un ispettore di polizia che aveva sposato Maria Teresa Ricci, una delle sorelle di Ettore, ed erano in molti a sostenere che i Tartaglia fossero riusciti a comprare quei vigneti, grazie agli emolumenti della famiglia Ricci, come forma di riconoscenza per aver chiuso più di un occhio riguardo a questioni che su cui era meglio tacere.
Maria Antonietta era cresciuta a Casemurate nelle vicinanze del Feudo Orsini e dei suoi proprietari, e trovava che il ramo familiare Ricci-Orsini-Monterovere avesse mantenuto e persino accresciuto il suo prestigio anche dopo la caduta di Ettore Ricci.
Al contrario Bartolomeo Visconti non voleva sentir parlare dei Ricci-Orsini e nemmeno dei Monterovere, perché "gli uomini di quelle famiglie sono dei noti cacciatori di dote".
Il visconte Bartolomeo dimenticava di essere stato, ai suoi tempi, uno dei più ostinati cacciatori di dote, così come lo era stato suo padre Domenico.
In ogni caso, anche Bartolomeo si sentiva vagamente irritato per il fatto che "quei villani" (era il suo modo per designare i Monterovere) non avessero mai partecipato ai magnifici ricevimenti dei Visconti nella tenuta di Bertinoro.
Ogni anno l'arrivo per posta dell'invito alla festa di compleanno di Aurora non era mai stato tenuto in considerazione da Roberto Monterovere, che riteneva di avere di meglio da fare.  Ma, come sappiamo, nell'anno della Falsa Primavera le cose erano molto cambiate, e quindi, con generale stupore di tutti i presenti, la famiglia Monterovere fece il suo ingresso a Villa Visconti di Bertinoro.
Per un lunghissimo e spaventoso istante, Roberto Monterovere si sentì al centro dell'attenzione, cosa che non gli piaceva affatto. In particolare percepì lo sguardo assassino della zia materna di Aurora, ossia la signora Maria Carolina Tartaglia Porcu, moglie del ragioniere sardo Taddeo Porcu, contabile della "Zampetti Carburanti", e madre del teppista sadico Felice Porcu.
La signora Porcu, aveva occhi verdi e gelidi, fissi e spietati, indagatori e mai, mai, mai una volta sinceri. Il suo naso era simile al becco di una civetta, di un gufo o di un barbagianni.
La bocca era "a culo di gallina", il volto precocemente avvizzito e pesantemente truccato era circondato da un caschetto di capelli color topo ravvivati da qualche meche. Il corpo era magrissimo e l'abbigliamento ostentava capi firmati dalla testa ai piedi.
Fu lei per prima a scattare in direzione dei Monterovere e arpionarli con i suoi artigli rapaci:
<<Ah, che sorpresa! Carissima Silvia, come sei riuscita a convincere quei due misantropi a farsi vedere per la prima volta in società?>>
Silvia, che conosceva la velenosità di Carolina Porcu, decise subito di mantenere il profilo più basso possibile:
<<Francesco e Roberto sono molto timidi. Ma quest'anno li ho esortati a vincere la loro timidezza>>
Quella risposta aveva uno scopo ben preciso e cioè far credere a Maria Carolina Porcu che Roberto non avesse alcuna mira nei confronti di Aurora, perché quello era l'unico modo per impedire alla famiglia Porcu di entrare nella modalità "cane da guardia" della famiglia Visconti.
Carolina Porcu valutò per qualche istante il senso delle parole dette da Silvia Ricci-Orsini Monterovere e poi tornò a fissare Roberto, come se stesse valutando se comprare o meno un animale da compagnia. 
Infine disse: <<Va bene, allora, venite: voglio presentarvi il padrone di casa>> e li trascinò alla "sacra presenza" di Bartolomeo Visconti, visconte di Bertinoro, presidente e proprietario della "Zampetti Carburanti s.r.l." e dei famosi "Vigneti Tartarglia".

Il visconte era circondato da tutti i suoi valvassori: l'immobiliarista Damiano Maria Colli, l'avvocato Claudio Falchi, il primario di cardiologia Daniele Falchi, fratello di Claudio, il commercialista Giuliano Trittico, l'architetto Tommaso Aria, più altri pezzi grossi della crème forlivese e cesenate.
Quando vide i Monterovere, il Grand'Uomo fece finta di non conoscerli e attese che la cognata li presentasse.
Poi assunse l'aria del magnanimo che per pura generosità accetta che certi pezzenti siano ricevuti alla sua "sacra presenza":
<<Ah, sì... mi pare di ricordare... gli idraulici del canale, vero?>>
Francesco Monterovere mantenne una calma olimpica:
<<E' l'azienda di mio padre, io però insegno matematica e fisica al liceo>>
I valvassori si guardano le scarpe, imbarazzati, come se fare l'insegnante fosse peggio che prostituirsi.
Ma il visconte Bartolomeo sorrise a mezza bocca (l'altra mezza rimaneva minacciosamente imbronciata):
<<Ah, quindi lei insegna... non c'è niente di male in questo... persino mia moglie insegna, ma è più che altro un hobby... cribbio, ci vorrà pure qualcuno che faccia queste cose... io credo che siate brava gente, a modo vostro. Certo per far salire la produttività ci vogliono altri tipi di mestiere, ma insomma, c'è posto per tutti a questo mondo e ci sarà sempre un posto, in fondo alla mia tavola, per... come dire... i meno fortunati...>>
Francesco corrugò le sopracciglia e guardò Silvia per capire quanto ancora fosse disposta a sopportare. Lei a sua volta guardò Roberto, il quale fece segno di non cadere nelle provocazioni di quel pallone gonfiato.
A risolvere questa situazione imbarazzante fu Maria Antonietta Visconti, la moglie del Grand'Uomo:
<<Oh, che bello avervi qui, finalmente! Venite, vi faccio vedere il nostro giardino, è una così bella giornata. Pensate che per ogni compleanno di Aurora e per ogni altra festa che diamo qui a Villa Visconti, c'è sempre bel tempo. Non ha piovuto neanche una volta. In generale qui c'è sempre il sole, e se proprio deve piovere, allora piove solo a notte fonda o nel primissimo mattino, in modo che noi non abbiamo mai un problema. Vedete, io tengo molto al parco di Villa Visconti e in generale di tutti gli elementi estetici. Del resto, come ben sai, Silvia, ho avuto come modello il giardino di tua madre a Casemurate. Quella donna ha un suo allure tutto particolare>>
Silvia sorrise:
<<Sei molto gentile. Il tuo parco è molto più grande, l'atmosfera da voi è molto diversa>>
Maria Antonietta lo prese per un complimento:
<<Sì, be'... il mio intento è sempre stato quello di dare un tocco di glamour, capisci? Perché in fondo magari gli ospiti preferiscono una dimora con tutti i più moderni comfort , e tutti i più recenti trend di design. Ma con questo non voglio dire che la casa di tua madre sia vecchia o fuori moda. Insomma, ha un suo perché... è vintage, non è così?>>
Silvia accennò a un sorriso:
<<E' antica. Ed è bello che sia così>>
La viscontessa sorrise a sua volta:
<<Sì, è come quei castelli diroccati che si vedono nei film horror. Devo ammettere che quando ci passavo davanti, da bambina, avevo sempre un po' di paura. Che sciocca, vero? Aver paura di un rudere!>>
A quel punto intervenne Roberto: 
<<Lei dice "castello diroccato" e io dico "castello neogotico". Lei dice "rudere" e io dico "atmosfera medievale e romantica", ma sono certo che la sua ammirazione per Villa Orsini sia sincera>>
Maria Antonietta lo guardò compiaciuta:
<<Sei proprio un bravo ragazzo, gentile, cortese. Sono davvero felice che tu sia venuto: la mia Aurora ti tiene in grande considerazione>>
Roberto ne rimase stupefatto:
<<Davvero?>>
La viscontessa lo prese a braccetto:
<<Ma certo, mio caro... a lei piacciono i ragazzi "all'antica", i bravi ragazzi con la faccia pulita, le buone maniere, colti e raffinati, classici nel vestire e romantici nel corteggiare. 
Tuttavia, ad essere sinceri, un rimprovero te lo devo fare: l'hai ferita con il tuo disinteresse negli anni passati. Se c'è una cosa che la disturba è l'indifferenza degli altri nei suoi confronti. Perché ti sei comportato così?>>
Roberto capì finalmente il punto a cui la signora Visconti voleva arrivare.
<<Io credevo che tipi come me non le interessassero. E poi sono un solitario per abitudine>>
Maria Antonietta lo studiò, ma con occhi meno gelidi di quelli di sua sorella Maria Carolina.
<<Capisco il tuo punto di vista. Ma ora che sei qui, devi fare ammenda. Va' da lei e chiedile scusa con la massima cortesia e cavalleria. Ho deciso di prenderti sotto la mia ala protettiva, nonostante mia sorella e mio marito non siano d'accordo. Se ti comporterai bene sarai premiato, in caso contrario... le conseguenze potrebbero essere... spiacevoli.
E adesso, muoviti: Aurora ti sta aspettando>>
E gli indicò un altro salone dove si trovavano gli ospiti più giovani.
All'indice, la viscontessa portava un anello di fidanzamento che da solo valeva più di tutta la villa, tanto per far capire ai comuni mortali con chi avevano a che fare e quale privilegio era loro concesso.
















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