Il Regno di Alba e la Confederazione dei Celti

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Within 150 years, the Angles had overrun and conquered the whole of the former province off Britannia Minor and half of the former province of Valentia.

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Alba è il nome gaelico scozzesegallese (Yr Alban) e irlandese (ˈaɫəpə) con cui era indicata la Scozia. È affine ad Albey in mannese, l'altra lingua celtica insulare goidelica, come anche a parole simili in altre lingue brittoniche celtiche come il cornico (Alban) e il gallese(Yr Alban) che significano Scozia. In ultima analisi la parola proviene da una celtica usata per indicare tutta la Britannia, da cui il nome di Albione.
Il nome fu usato dai gaelici per indicare l'isola fino al IX/X secolo quando fu utilizzata per i regni dei pitti e degli scoti (Pittavia e Dál Riata), a nord del fiume Forth e dell'estuario del Clyde, che secondo la tradizione furono unificati da Kenneth Mac Alpin. Dopo un po' di tempo questo regno incorporò altri reami del sud (il Lothian northumbrico, lo Strathclyde, ed infine il Galloway).
Nell'Alto Medioevo il nome fu latinizzato in "Albania". In seguito la parola fu usata soprattutto dagli scrittori celto-latini, tra cui Goffredo di Monmouth. Questa parola passò poi nell'inglese medio come Albany, anche se fu utilizzata molto raramente per indicare il regno di Scozia, mentre fu utilizzata per il ducato di Albany.
Questo nome fu in seguito dato alla capitale dello stato di New York (Stati Uniti), Albany.
Il termine Regno di Alba (in gaelicoRìoghachd na h-Alba) indica il Regno di Scozia tra la morte di Donald II (Domnall mac Causantin) nel 900, e quella di Alessandro III nel 1286, che portò poi indirettamente alle Guerre di indipendenza scozzesi. Il nome è di convenienza, perché durante questo periodo l'élite e il popolino del regno erano principalmente gaelici, o tardo-gaelici e Scoto-Normanni, e differivano marcatamente dal periodo degli Stewart, in cui l'élite del regno parlava in massima parte inglese o scoto delle Lowlands. Questo articolo si concentra solo sulla storia politica del Regno di Scozia nell'Alto Medioevo, piuttosto che sulla cultura e la società del paese.
Durante il regno di re Indulfo (Idulb mac Causantín) (954–62), gli Scozzesi catturarono la fortezza chiamata oppidum Eden, quasi certamente Edimburgo.[6]Fu il primo appiglio scozzese nel Lothian. Gli scozzesi avevano probabilmente avuto qualche autorità sullo Strathclyde fin dalla fine del IX secolo, ma il regno manteneva i suoi reggenti, e non è chiaro se gli scozzesi furono sempre forti abbastanza da imporre la loro autorità. Infatti, uno dei successori di Indulfo, Cuilén (Cuilén mac Ilduilb), morì per mano degli uomini dello Strathclyde, forse tentando di imporre la sua autorità. Re Kenneth II (Cináed mac Maíl Choluim) (971–95) iniziò il suo regno invadendo la Britannia (probabilmente lo Strathclyde), forse come iniziale asserzione della propria autorità, e forse anche come tradizionale crechríge (letteralmente: "preda reale") gaelica, il rito con cui un re assicurava il successo del proprio regno con un raid inaugurale nel territorio di un nemico storico.[7]
Il regno di Malcom I (942/3–954) segna anche le prime tensioni note tra il regno scozzese e il Moray, il vecchio cuore del regno Scoto-Pittico di Fortriu. La Cronaca dei Re di Alba riferisce come il Re Malcolm "si recò nel Moray e uccise Cellach." La stessa fonte ci dice che re Malcolm fu ucciso dai Moraviani.[8] È questo il primo definito segno di tensione tra i Cenél nGabráin e i Cenél Loairn, due gruppi apparentati che dichiaravano di discendere da antenati diversi di Erc. Durante il regno di Macbeth (Mac Bethad mac Findláich), e il suo successore Lulach (Lulach mac Gillai Coemgáin), i Cenél Loairn del Moray regnarono su tutta la Scozia.
Il regno di Malcolm II vide l'incorporazione finale di questi territori. L'anno critico fu forse il 1018, quando re Malcolm II sconfisse i Northumbriani alla Battaglia di Carham. Nello stesso anno, Re Owain Calvus (Calvo) morì, lasciando il proprio regno al suo feudatario Malcolm. Un incontro con il Re Canuto di Danimarca e Inghilterra, probabilmente avvenuto intorno al 1031, sembra aver assicurato ulteriormente queste conquiste, benché l'esatta natura del dominio scozzese sul Lothian e sugli Scottish borders non si realizzò pienamente fino alla rinconquista di quella provincia durante le Guerre di indipendenza scozzesi.

Da Duncan I ad Alessandro I


La Pietra di Scone incorporata nella Cattedra di Incoronazione all'Abbazia di Westminster1855. Fu la pietra della cerimonia di incoronazione dei re gaelici di Scozia, simile all'irlandese Lia Fáil.
Il periodo compreso tra l'ascesa al trono di Re Duncan I (Donnchad mac Crínán) (1034) e la morte di Alessandro I (1124) fu l'ultimo prima dell'arrivo dei Normanni in Scozia. Per certi versi, il regno di Re Malcolm III (Máel Coluim mac Donnchada) prefigurò i cambiamenti che ebbero luogo nei regni dei sovrani di lungua francese David I e Guglielmo I, anche se la reazione dei nativi ai modi dell'ascesa al trono di Duncan II (Donnchad mac Máel Coluim) forse ritardò in qualche modo questi cambiamenti.
Il regno di Re Duncan I fu un fallimento militare. Egli fu sconfitto dai nativi inglesi a Durham nel 1040, e fu successivamente desposto. Duncan era stato solo imparentato con i precedenti reggenti tramite sua madre Bethoc, figlia di Malcolm II, che aveva sposato Crínán, l'abate laico di Dunkeld (e probabilmente anche di Mormaer of Atholl). In un luogo chiamato Bothganowan (o BothgowanBothgofnaneBothgofuane, che significa "Capanna del Fabbro" in gaelico antico,[9] oggi Pitgaveny nei pressi di Elgin), il Mormaer di MorayMacbeth sconfisse e uccise Duncan, e prese la corona per sé stesso.[10] Dopo il successore di Macbeth Lulach, un altro moraviano, tutti i sovrani di Scozia furono discendenti di Duncan. Per questo motivo, il regno di Duncan viene spesso ricordato positivamente, mentre Macbeth è svillagenaggiato. Infine, William Shakespeare conferì fama a questa equivalente medievale della propaganda immortalando ulteriormente entrambi gli uomini nella sua tragedia Macbeth. Il regno di Macbeth, comunque, fu positivo abbastanza da avere la sicurezza di andare in pellegrinaggio a Roma.
Fu Malcolm III, che acquisì il nomignolo (come i suoi successori) "Canmore" (Cenn Mór, "Gran Capo"), e non il padre Duncan, che fece di più per creare la dinastia di successo che governò sulla Scozia per i successivi due secoli. Parte del successo fu dovuto all'enorme numero di figli che ebbe. Tramite due matrimoni, prima con la norvegese Ingibiorg Finnsdottir, e poi con la principessa inglese Margherita del Wessex, Malcolm ebbe forse una dozzina di bambini. Malcolm e, se crediamo a una successiva agiografia, sua moglie introdussero i primi monaci Benedettini in Scozia. Comunque, nonostante la moglie reale anglosassone, Malcolm trascorse parte del suo regno conducendo raid schiavisti contro gli inglesi, aggravando le pene di quel popolo sullo strascico della Conquista normanna dell'Inghilterra e la Devastazione del Nord, come Marianus Scotus ci dice:
« I Gaeli e i Francesi devastarono gli Inglesi; e (gli Inglesi) furono dispersi e morirono di fame; e furono costretti a mangiare carne umana: e a questo scopo, a uccidere uomini, a salarli e a seccarli »
(A.O. Anderson, Early Sources, vol. ii, p. 23, & n. 1)
Malcolm morì durante uno di questi raid, nel 1093. Conseguentemente alla sua morte, i governanti normanni dell'Inghilterra iniziarono la loro interferenza con il regno scozzese. Questa interferenza fu indotta dai raid di Malcom e dai suoi tentativi di forgiare per i suoi successori rivendicazioni per la corona inglese. Egli aveva sposato la sorella del pretendente nativo inglese al trono inglese, Edgardo Atheling, e aveva dato a gran parte dei suoi figli avuti da questo matrimonio nomi anglosassoni reali. Inoltre, aveva dato sostegno a molti nobili inglesi nativi, compreso lo stesso Edgar, e aveva fornito supporto anche alle insurrezioni native inglesi contro i governanti francesi. Nel 1080, Re Guglielmo il Conquistatore inviò i propri figli ad invadere la Scozia. L'invasione arrivò fino a Falkirk, al confine tra la Scozia vera e propria e il Lothian, e Malcolm si sottomise all'autorità del re, dando il proprio figlio maggiore Duncan come ostaggio. Questa sottomissione spiega forse perché Malcolm non diede ai propri ultimi due figli, Alessandro e Davide, nomi reali anglosassoni.
Il naturale successore di Malcolm fu il fratello Donalbane (Domnall Bán mac Donnchada), perché i figli di Malcolm erano giovani. Tuttavia, lo stato normanno a sud inviò il figlio di Malcom Duncan ad assumere la corona. Nel conseguente conflitto, la Cronaca anglosassone ci dice che:
« Donnchad si recò in Scozia con tutto l'aiuto che aveva potuto ricevere da inglesi e francesi, e privò il suo congiunto Domnall del Regno, e fu ricevuto come Re. Ma successivamente alcuni scozzesi si riunirono insieme, e uccisero quasi tutti i suoi seguaci; ed egli stesso fuggì con pochi di loro. Poi, essi si rappacificarono a condizione che egli non avesse più fatto entrare inglesi e francesi nel paese.[11] »
Duncan fu ucciso lo stesso anno, nel 1094, e Donalbane riassunse l'unica corona. Tuttavia, il regno normanno inviò un altro dei figli di Malcolm, Edgardo, per assumere lui la corona. La politica anglosassone funzionò, perché successivamente tutti i re di Scozia ebbero successo, ovviamente non senza opposizione, con un sistema molto simile a quello della primogenitura che era operante nel mondo francofono. I regni di Edgardo e del fratello e successore Alessandro sono al confronto oscuri. L'atto più notevole del primo fu di inviare un cammello (o forse un elefante) al suo omologo gaelico Muirchertach Ua BriainAlto Re d'Irlanda.[12] Quando Edgardo morì, Alessandro assunse la corona, mentre il fratello più giovane Davide divenne Principe di "Cumbria" e reggente del Lothian.

I Re normanni: Da Davide I ad Alessandro III


Il Libro di Deer. Il Foglio 29v contiene un ritratto dell'evangelista Luca; una lista di privilegi e leggende scritte in gaelico e latino sui margini, nelle lowlands di Buchan durante il regno di Davide I.
Il periodo compreso tra l'ascesa al trono di Davide I e la morte di Alessandro III fu contrassegnata dalla dipendenza da e dalle buone relazioni con i Re d'Inghilterra. Fu anche un periodo di espansione storica per il Regno di Scozia, testimoniando il successo dell'imposizione dell'autorità reale per quasi tutto il paese moderno. Il periodo vide grossi cambiamenti storici, e molta della moderna letteratura storiografica è dedicata a questi cambiamenti, (specialmente G.W.S. Barrow), che furono parte del fenomeno più generale definito "Europeizzazione dell'Europa".[13] Tuttavia, opere più recenti, anche se riconoscono che effettivamente durante quel periodo si verificarono molti cambiamenti, al contempo sottolineano che questo fu di fatto un periodo di grande continuità ( vedi per esempio, Cynthia Neville, Richard Oram, Dauvit Broun, e altri). Di fatto, il periodo è esposto a molti malintesi. Per esempio, l'inglese non si diffuse per tutte le Lowlands (vedi paragrafo sulla lingua), come non accadde per i nomi inglesi; e, anche fino al 1300, la maggior parte delle proprietà rimase in mani gaeliche native, e solo una minoranza passò in quelle di uomini di origini francesi o anglofrancesi; inoltre, la normannizzazione e l'imposizione dell'autorità reale in Scozia non fu un processo pacifico, ma considerato cumulativamente, più violento della Conquista normanna dell'Inghilterra; oltre a ciò, i re scozzesi non furono monarchi indipendenti, ma vassalli del Re degli Inglesi, anche se non "legalmente" per la Scozia a nord del fiume Forth.
Gli importanti cambiamenti che ebbero luogo comprendono la fondazione di numerosi borghi (burgh), sotto molti aspetti la prima istituzione urbana scozzese; la feudalizzazione dei costumi aristocratici marziali, sociali e ereditari; la de-scotticizzazione delle istituzioni ecclesiastiche; l'imposizione dell'autorità reale su gran parte della Scozia moderna; e la drastica migrazione, ad alti livelli, dalla cultura tradizionale gaelica, sicché dopo Davide I, la corona degli scozzesi somigliò sempre più a quella della Francia e dell'Inghilterra, più di quanto si fosse verificato con le signorie di ogni regno gaelico su larga scala in Irlanda.
Dopo Davide I, e specialmente durante il regno di Guglielmo I, i re scozzesi divennero ambivalenti, se non ostili, verso la cultura di gran parte dei loro sudditi. Come Walter di Coventry ci dice:
« I moderni re di Scozia si considerano Francesi, per razza, modi, lingua, e cultura; tengono solo francesi in casa loro e al loro seguito, e hanno ridotto gli scozzesi in completa servitù. »
(Memoriale Fratris Walteri de Coventria, ed. W. Stubbs, (Rolls Series, no. 58), ii. 206)
L'ambivalenza dei re fu copiata, fino ad un certo punto, dai loro sudditi. Dopo la cattura di Guglielmo ad Alnwick nel 1174, gli scozzesi si accanirono contro i sudditi anglofoni e francofoni del loro stesso re. Guglielmo di Newburghraccontò gli eventi:
« Quando il Re [Guglielmo] fu consegnato nelle mani del nemico, la vendetta di Dio non permise che il suo stesso perverso esercito andasse via intatto. Infatti, quando essi seppero della cattura del proprio Re, i barbari rimasero inizialmente sorpresi, e smisero di saccheggiare; poi, come spinti dalle furie, la spada che avevano brandito contro il nemico e che era ora ebbra di sangue innocente, fu rivolta contro il loro stesso esercito.
C'era infatti nello stesso esercito un gran numero di inglesi; è infatti noto che città e burghs del reame scozzese sono abitati da inglesi. Approfittando dell'occasione, infatti, gli scozzesi dichiararono contro di loro il loro odio, innato, anche se mascherato dal timore del loro re; e mentre molti cadevano per le loro uccisioni, il resto fuggiva verso i castelli reali. »
(William di Newburgh, Historia Rerum Anglicarum, in R. Howlett (ed.) Chronicles of Stephen, Henry II and Richard I, (Rolls Series, no. 82), Vol. I, pp 186-187)
Walter Bower, pur scrivendo pochi secoli dopo, descrisse lo stesso evento:
« Nel tempo dopo la cattura del loro re, gli scozzesi, insieme ai gallowiani (abitanti del Galloway), nel mutuo massacro che ebbe luogo, uccisero i loro compatrioti inglesi e francesi, senza mercé o pietà, attaccandoli di frequente. Allo stesso tempo ebbe anche luogo una diffusa e feroce persecuzione di inglesi, sia in Scozia che nel Galloway Fu così intensa che non venne mostrata alcuna considerazione neppure per il sesso, ma furono tutti crudelmenti uccisi ... »
(Walter Bower, Scottichronicon, VIII. 22., 30-40)
L'opposizione nei confronti dei sovrani scozzesi fu in questo periodo veramente dura. Il primo esempio è forse la rivolta di Óengus di MorayMormaer di Moray, la cui sconfitta condusse alla colonizzazione del Moray da parte di cittadini stranieri e aristocratici franco-fiamminghi e anglo-francesi. Le ribellioni continuarono per tutto il XII secolo e fino al XIII. Importanti resistenze nei confronti degli espansionisti re scozzesi furono Somairle mac Gillai BrigteFergus di GallowayGille Brigte, Lord di Galloway e Harald Maddadsson, insieme a due gruppi noti oggi come MacHeths e Meic Uilleim. Quest'ultimo dichiarava di discendere da re Donnchad II,tramite suo figlio Guglielmo, e si ribellò solo per il trono scozzese stesso. La minaccia era così grave che, dopo la sconfitta dei MacWilliams nel 1230, la corona scozzese ordinò l'esecuzione pubblica di una bambina che era considerata l'ultima MacWilliam. È questo il modo in cui la Cronaca Lanercost racconta il fato dell'ultima MacWilliam:
« la stessa figlia di Mac-William, che aveva lasciato da poco il ventre della madre, innocente com'era, venne messa a morte, nel burgh di Forfar, a vista della piazza del mercato, dopo proclama del pubblico banditore. La sua testa venne sbattuta contro la colonna della croce del mercato, e le sue cervella schizzarono fuori »
(Cronaca di Lanercost, 40-1, citato in McDonald, Outlaws, p. 46)
Molti di questi resistenti collaborarono, e ebbero il sostegno non solo dalle regioni gaeliche periferiche del Galloway, Moray, Ross e Argyll, ma anche dalla parte orientale della Scozia vera e propria. L'Irlanda e Mann. Per la fine del XII secolo, i re scozzesi avevano acquisito l'autorità e l'abilità di attrarre i lord gaeli nativi fuori dalla precedente zona di controllo per fare il loro lavoro, essendo gli esempi più famosi Lochlann, Lord di Galloway e Ferchar mac in tSagairt.
Questi accordi sostennero l'espansione delle terre governate dagli scandinavi dell'ovest. Uilleam, il nativo Mormaer di Ross, fu una figura di spicco dell'espansione del regno scozzese nelle Ebridi, come Alan MacRuadridh, il principale capo ebridano pro-scozzese, che diede in moglie la propria figlia a UilleamMormaer di Mar. Il re scozzese fu in grado di attirarsi il sostegno di Alan, Lord di Galloway, padrone della regione del Mar d'Irlanda, e fu in grado di utilizzare l'enorme flotta navale dei reggenti gallowiani. I Mormaer di Lennoxcostruirono legami con i capi dell'Argyll, protando un gruppo come i Campbell sotto l'ala scozzese. Cumulativamente, per il regno di Alessandro III, gli scozzesi si trovavano in una posizione di forza per annettere la rimanente costa occidentale, cosa che fecero nel 1265, con il Trattato di Perth. Anche le Orkney stavano finendo sotto l'ala scozzese. Nel XII secolo, il figlio del Mormaer MatadHarald fu eletto Conte delle Orcadi. Successivamente, il conte delle Orkney (anche Mormaer di Caithness) divenne un vassallo scozzese come uno norvegese. I discendenti dei gaelici Mormaer di Angus governarono le Orkney per gran parte del XIII secolo. All'inizio del XIV secolo, un altro nobile gaelico scozzese, Maol Íosa V divenne Conte delle Orkney, anche se la formale sovranità scozzese sulle Isole Settentrionali non sarebbe stata acquisita per più di un secolo ancora.
La conquista dell'occidente, l'istituzione del Mormaerdom di Carrick nel 1186 e l'incorporazione della Signoria del Galloway dopo la rivolta gallowiana del 1135 significarono che il numero e la proporzione della popolazione di lingua gaelica sotto il controllo del re scozzese aumentarono in maniera significativa, perfino forse raddoppiò, nel cosiddetto periodo normanno. Furono i guerrieri gaelici e gaelicizzati del nuovo occidente, e il potere che essi rappresentavano, a permettere a Re Roberto I (egli stesso uno Scoto-Normanno gaelicizzato del Carrick) a emergere vittorioso durante le Guerre di indipendenza scozzesi, che iniziarono subito dopo la morte di Alessandro III.

Note

  1. ^ Barrow, Robert Bruce, (1998), p. 7.
  2. ^ Barrow, Kingship and Unity, p. 34.
  3. ^ AU, s.a. 900; A.O. Anderson, Early Sources, vol. i, p. 395
  4. ^ Kelly, Early Irish Law, (1998), p.92.
  5. ^ e.g. BBC documentario In Search of Scotland, ep. 2.
  6. ^ Hudson, Celtic Kings, (1994), p. 89
  7. ^ Hudson, Celtic Kings, (1994), pp. 95–6
  8. ^ A.O. Anderson, Early Sources, vol. i, p. 452.
  9. ^ Historical Sources of Macbeth.
  10. ^ Hudson, Celtic Kings, p. 124.
  11. ^ I Normanisti tendono a considerare secondario o a minimizzare l'opposizione contro i nativi scozzesi all'autorità di Canmore, ma molto lavoro è stato fatto di recente sull'argomento, specialmente da R. Andrew McDonald, Outlaws of Medieval Scotland: Challenges to the Canmore Kings, 1058-1266, (East Linton, 2003)
  12. ^ Annals of Inisfallen, s.a. 1105-1107/7, disponibile in questo sito;
  13. ^ Bartlett, The Making of Europe (1993).

Bibliografia

Fonti primarie

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  • Gerald del WalesThe History and Topography of Ireland, trad. John O' Meary, (Londra, 1982)
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Fonti secondarie

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Voci correlate

I Dalriada

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Il regno di Dalriada (o Dál Riata o Dalriata) fu un regno Goidelico esteso dalla costa occidentale della Scozia alle coste settentrionali dell'Irlanda, situato nelle tradizionali contee scozzesi di ArgyllBute e nella contea di Antrimnell'Irlanda del Nord. L'opinione tradizionale che si trattasse di una colonia irlandese in Scozia è stata messa recentemente in discussione, soprattutto sulla base di ritrovamenti archeologici, ma non è stata ancora raggiunta una conclusione definitiva.
Gli abitanti di Dál Riata sono spesso chiamati Scoti, dal Latino Scotti, un termine che in origine sembra significasse "razziatori""invasori", e più tardi venne a significare coloro che parlavano una lingua gaelica, si trattasse di Scozzesi, Irlandesi, o di altri popoli.
Secondo la concezione tradizionale, il regno degli antichi Scoti (Sgaothaich), situato nella contea irlandese di Antrim, conquistò la contea di Argyll e la parte occidentale della Scozia a partire dal V secolo (ma gli Scoti erano già presenti nell'isola probabilmente già negli ultimi tempi del dominio romano sulla Britannia).
Sotto Fergus I (Fergus Mór mac Eirc500-501), il centro del regno si spostò nella parte scozzese, con capitale Dunadd, mentre la parte irlandese si ridusse man mano, fino alla perdita di contatti determinata dalle incursioni dei Vichinghi nel X secolo. Dopo lunghe lotte con i Pitti, nel IX secolo i re di Dalriada erano giunti a governare l'intera Scozia, (regno di Alba).
Due documenti medioevali, il Book of Ballymote (38 nomi) e il Pedigree of the Scottish Kings (25 nomi) riportano l'elenco dei re di Dalriada tra la fine del IV e gli inizi del VI secolo, ma concordano solo per gli ultimi otto nomi. Questi elenchi hanno carattere leggendario.
Le liste dei re successivi, a partire da Fergus I si trovano negli Annali dei quattro maestri, una compilazione del XVII secolo da manoscritti più antichi ora perduti, che raccoglie le notizie principalmente sull'Irlanda, ma anche sulla Scozia e sul Galles, dalle origini fino al 1616.

Voci correlate

I Túatha Dé Danann

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Nelle tradizioni mitologiche irlandesi, i Túatha Dé Danann (medio irlandese Túatha Dé Danand o Donand) furono il quinto dei sei popoli preistorici che invasero e colonizzarono l'Irlanda prima dei Gaeli. Si ritiene che essi vadano identificati - in tutto o in parte - con gli dèi adorati dagli stessi Gaeli, opportunamente evemerizzati e collocati in un contesto storico a opera dei cronisti medievali, i quali appartenevano perlopiù all'ambiente monastico. Le molte leggende che riguardano i Túatha Dé Danann, tramandate dai manoscritti irlandesi, permettono di intravedervi alla base i residui di antiche teogonie e teomachie.

Le fonti

Le leggende riguardanti i Túatha Dé Danann, inscrivibili nel "ciclo mitologico" o "ciclo delle invasioni", sono riportate da un certo numero di narrazioni in medio irlandese, a loro volta contenute nelle grandi raccolte manoscritte medievali irlandesi.
Il testo più antico che citi i Túatha Dé Danann è lo Scéal Tuáin meic Cairill ("Storia di Tuán figlio di Cairell", IX secolo) in cui essi appaiono già inseriti nel contesto delle invasioni irlandesi, segno che, all'epoca della stesura del testo, la tradizione storiografica aveva già raggiunto il suo punto d'arrivo. Segue l'importantissimo Cath Maige Tuired ("La battaglia di Mag TuiredXI secolo), una narrazione completamente incentrata sui Túatha Dé Danann, che narra il loro arrivo in Irlanda, le storie dei loro membri principali e la grande battaglia che li oppose ai Fomor. L'imponente Lebor Gabála Érenn ("Libro delle invasioni d'Irlanda", XII secolo), che tratta estesamente di tutti i popoli invasori d'Irlanda, riporta in dettaglio tutte le tradizioni genealogiche sui Túatha Dé Danann. In questo testo, i loro re vengono inseriti in un'ideale successione dei Sovrani Supremi d'Irlanda, dando lo spunto all'imponente tradizione annalistica della letteratura irlandese.
Tra i testi successivi, parecchi riportano vicende particolari che hanno per protagonisti i Túatha Dé Danann o alcuni dei loro esponenti principali. Nel Tochmarc Étaíne ("Il corteggiamento di Étaín", XIV secolo) si narra la storia d'amore tra Mídir ed Étaín, destinata a concludersi secoli dopo; l'Aislinge Óenguso ("Il sogno di Óengus", inizi XVI secolo) è un romantico racconto avente a protagonista il giovane Óengus Óg; l'Oiche chloinne Tuireann ("Il destino dei figli di Tuirenn", XVII secolo) riprende fatti e avvenimenti della battaglia contro i Fomor; e così via. La data di redazione fornita per questi testi è quella dei manoscritti: è evidente che la data di composizione può essere molto più antica.
Altre tradizioni sono poi riportate dai Dindṡenchas ("Storie toponomastiche"), in cui eventi che hanno quali protagonisti i Túatha Dé Danann sono alla base dei nomi di alcuni luoghi d'Irlanda.

Etimologia

La letteratura di divulgazione in genere interpreta l'etnonimo Túatha Dé Danann come "Tribù della dea Danu" (o "Dana"). Tale lettura, per quanto popolare, è però soltanto ipotetica.
L'unico termine fondato dell'etnonimo è túatha che è il plurale del termine irlandese túath (relato al celtico continentale teutā > toutā), ad indicare una popolazione dalla comune ascendenza. È quindi giustificato l'uso della parola "tribù", da usarsi però al plurale: "le tribù".
Più problematico è invece il termine successivo, . Lo si ritiene comunemente il genitivo della parola "dea", ma in realtà è il genitivo del sostantivo maschile dia "dio" (la parola "dea" in irlandese è bandia); in tal caso una traduzione corretta dell'etnonimo dovrebbe essere "Tribù del dio di Danann". (E non bisogna trascurare la possibilità che non si tratti di , ma di de, come a volta si trova nei manoscritti; in irlandese de è la preposizione "di", proprio come nelle lingue neolatine: in tal caso la corretta interpretazione dell'etnonimo sarebbe semplicemente le "Tribù di Danann".)
L'ultimo termine è il più controverso. Danann (nei testi antichi scritto Danand o Donand) viene assunto come il genitivo di un nome proprio, il cui nominativo si ritiene sia *Danu. Questo nome venne ricostruito dagli studiosi di fine Ottocento, in analogia con altri termini che presentano una medesima declinazione (come Ériu "Irlanda" che al genitivo dà Érenn), e interpretato come un teonimo. Sorse così l'idea, in linea con la concezione che allora si aveva della mitologia, di una dea chiamata *Danu, madre e antenata della stirpe divina irlandese. Il problema è che questo nome non è attestato in alcuna fonte antico-irlandese.
Per risolvere questo problema, venne proposta un'identificazione tra *Danu e Anu, la mater deorum hibernensium citata da Cormac mac Cuilleannáin nel suo Sanas ("Glossario"), alla quale la tradizione associa due colline gemelle nella Contea di Kerry (Munster) chiamate Dá chích nÁnann (in ortografia moderna Dá chíoche hAnann), i "due seni di Anu". La relazione tra le forme Anu e Anann (rispettivamente nominativo e genitivo) fornì un'ulteriore sostegno per la ricostruzione di *Danu a partire da Danann. Si ha però ragione di credere che *Danu e Anu non siano tra loro identificabili, nonostante un passo del Foras feasa ar Éireann di Seathrún Céitinn (XVII sec.) riporti Dá chíoche Danann (da intendersi probabilmente come una forma ipercorretta operata dallo stesso Céitinn). Le evidenze filologiche chiariscono l'impossibilità di un passaggio tra le due forme. D'altronde, il Lebor Gabála Érenn identifica esplicitamente Anu con la dea Mórrígan.
Riguardo all'identità di Danann, il Lebor Gabála Érenn è abbastanza chiaro: essa fu la madre di Brian, Iuchar e Iucharba, i tre figli di Tuirell figlio di Delbáeth. Questi tre sarebbero stati talmente abili nelle arti druidiche che il popolo ignorante li scambiò per dèi: essi divennero talmente popolari che il loro popolo di appartenenza venne chiamato in loro onore Túatha Dé Danann, in questo caso inteso "le tribù degli dèi di Danann". È però evidente che anche questa è un'etimologia popolare, anche se in questo caso è quella esplicitamente attestata dai testi antichi.
Un'altra possibilità è che Danann sia connesso col termine irlandese dán "arte, facoltà, capacità", che però viene declinato al genitivo come dána (da cui l'espressione áes dána "gente dell'arte", riferita all'insieme degli artigiani, degli artisti, dei musici e dei giuristi di una tribù).

La leggenda

I Túatha Dé Danann discendevano dai Figli di Nemed, un precedente popolo invasori d'Irlanda, il quale aveva dovuto abbandonare l'isola dopo essere stato decimato dai Fomor. Recatisi in lontane isole boreali, essi si erano istruiti nella sapienza e nelle discipline druidiche e, dopo molto tempo, i loro discendenti avevano progettato il ritorno in Irlanda, ritenendo che l'isola spettasse loro per diritto ereditario. Intanto, stabilitisi in Scandinavia, avevano stretto un'alleanza con gli stessi Fomor: tra loro vi erano state unioni matrimoniali ed era nata una discendenza mista.
Sbarcati in Irlanda, diedero fuoco alle loro navi in modo che non avessero più la tentazione di tornare indietro. Poiché dalle navi che bruciavano si levavano alte colonne di fumo, dice il cronista, in seguito si disse che i Túatha Dé Danann fossero venuti dal cielo su quelle nubi di fumo.
L'Irlanda a quel tempo era popolata dai Fir Bolg, un popolo anch'esso di discendenza nemediana. Essi si scontrarono con i Túatha Dé Danann in quella che fu la prima battaglia di Mag Tuired (Contea di Mayo). I Túatha Dé Danann vinsero ed i Fir Bolg furono costretti a cedere loro la sovranità sull'Irlanda. Tuttavia, il re danann Núada, aveva perduto il braccio destro nel corso dello scontro e, in base alle leggi, la mutilazione lo rendeva inadatto per regnare. Venne così sostituito da Bress, il quale era fomoriano per parte di padre.
Bress regnò per sette anni e il suo regno si rivelò disastroso, così fu costretto ad abdicare. Fuggito dall'Irlanda, egli riparò presso i Fomor, chiedendo l'aiuto dei parenti di suo padre per riconquistare il trono. In Irlanda fu restituita la sovranità a Núada, al quale venne costruita una protesi d'argento che sostituiva l'uso del braccio troncato.
Fu così che i Túatha Dé Danann dovettero scontrarsi con i Fomor nella seconda battaglia di Mag Tuired (questa volta nella Contea di Sligo). A guidare le file dei Túatha Dé Danann era Lúg Sámildanach il quale, nonostante fosse fomoriano per parte di madre, venne eletto in quel ruolo in quanto esperto in ogni possibile arte. Egli guidò alla vittoria le schiere dei Tuatha Dé e sconfisse uno dei capi dei Fomor, Balor, suo nonno, il quale poteva uccidere interi eserciti soltanto poggiandoci sopra lo sguardo.
I Túatha Dé Danann imposero così il loro regno sull'Irlanda e i loro sovrani furono ricordati nella successione dei Re Supremi. Mantennero il regno per molto tempo, finché non giunsero dall'Iberia i Figli di Míl, gli antenati dei celti Gaeli. Costoro riuscirono a sbarcare in Irlanda nonostante gli incantesimi messi in atto dai Túatha Dé Danann nel tentativo di tenerli lontani e sconfissero questi ultimi nella battaglia di Óenach Taillten. Sconfitti, i Túatha Dé Danann accettarono di lasciare il dominio dell'Irlanda ai nuovi venuti e si ritirarono a vivere nel sottosuolo dell'isola e dentro le colline fatate, dove da allora condussero un'esistenza felice e immortale, trasformandosi nel folklore in creature soprannaturali.

I quattro tesori dei Túatha Dé Danann

La tradizione attribuisce ai Túatha Dé Danann quattro meravigliosi tesori, che essi portarono con sé in Irlanda dalle quattro città site nelle isole boreali dove avevano ricevuto l'istruzione nelle discipline druidiche e nella conoscenza. Queste furono:
  • dalla città di Findias venne portata la spada di Núada: mai un combattimento venne perduto da chi la impugnava;
  • dalla città di Gorias venne portata la lancia che poi fu data a Lúg: non falliva mai il bersaglio;
  • dalla città di Murias venne portato il calderone del Dagda, capace di sfamare un numero illimitato di persone senza svuotarsi mai;
  • dalla città di Fálias venne portata la Lía Fáil, la Pietra del Destino, che emetteva un grido se veniva calpestata da un legittimo Re Supremo d'Irlanda.

Analisi comparatistica[modifica | modifica wikitesto]

Nelle fonti medievali, i Túatha Dé Danann sono il popolo che abitava l'Irlanda prima dei Gaeli. Questo ha spesso portato alcuni studiosi a identificarli con l'una o l'altra popolazione pre-celtica, ad esempio con i costruttori dei megaliti di cui è ricco il paesaggio irlandese. Tale identificazione è però priva di un vero fondamento, in quanto i Túatha Dé Danann sono attestati unicamente nella letteratura medievale e nulla li collega con le testimonianze preistoriche presenti sul suolo d'Irlanda.
Non vi sono motivi per ritenere che le narrazioni medievali abbiano una base storica: al contrario, tutto fa ritenere che i Túatha Dé Danann siano personaggi prettamente mitici. Il fatto che siano spesso tratteggiati come esseri sovrumani, dai poteri soprannaturali, fa pensare che si possa essere trattato, in origine, di vere e proprie divinità, poi storicizzate ed evemerizzate dai cronisti medievali, che erano di fede cristiana.
Lo dimostra innanzitutto l'etimologia di molti nomi danann, comparabili con quelli delle divinità celto-romane attestate sul continente: ad esempio, il campione Ogma compare in Gallia come OgmiosMídir come Medros e Goibniu come GobannicnosNúada è presente in Britannia nel nome del dio Nodons, e Mórrígan è con ogni probabilità la Morgana dei racconti arturianiBrígit corrisponde sia alla Brigindona gallica che alla Brigantia britannica. Le dee della guerra, Badb Chatha e Némain, sono presenti nel continente come Cathoboduae - probabilmente - Nemetona. Su un altro piano, sembra evidente - pur senza affinità etimologiche - che Lúg sia il Mercurio gallico descritto da Cesare e il Dagda il Dio col Mazzuolo presente nelle testimonianze iconografiche gallo-romane.
La mitologia comparata, seguita soprattutto agli studi di Georges Dumézil ha mostrato molte affinità tra le narrazioni pseudostoriche dei testi irlandesi e vari personaggi ed episodi delle mitologie indoeuropee. Ad esempio, Núada che è privo di un braccio e Lúg che combatte chiudendo un occhio ricordano la coppia funzionale monco/orbo diffusa in molti contesti dell'area indoeuropea, come ad esempio la coppia formata da Muzio Scevola e Orazio Coclite nella mitologia romana, o quella costituita da Óðinn e Týr nel mito norreno. Il mito di Bress, che assume la regalità senza esserne degno, ricorda Freyr che siede illegittimamente sul trono di Óðinn. Le due battaglie di Mag Tuired sono leggibili in funzione di una titanomachia o, con maggior attinenza, con il conflitto tra Æsir e Vanir. Secondo il principio della tripartizione funzionale di Dumézil, la conclusione della guerra tra le due stirpi divine nel mito norreno riunisce la prima funzione (magico-sacerdotale) e la seconda (guerriera), rappresentate dagli Æsir, con la terza funzione (economica-fecondante), rappresentata dai Vanir. Analogamente, la seconda battaglia di Mag Tuired si chiude con un patto di pace in cui Bress (divinità della terza funzione) insegna ai Túatha Dé Danann (divinità funzionalmente caratterizzate nella magia e nelle arti guerriere) come arare, seminare e mietere.
I Túatha Dé Danann furono dunque, con ogni probabilità, le antiche divinità celtiche dei Gaeli. La cristianizzazione, in Irlanda, non cancellò gli antichi miti, ma li inserì in un contesto pseudostorico, adattandoli in qualche modo al sistema universale biblico-classico. Senza alcun dubbio il processo di evemerizzazione deformò irrimedialmente le narrazioni tradizionali ma, paradossalmente, permise loro di sopravvivere e di essere tramandati fino a noi.

Influenza culturale

  • Ai Túatha Dé Danann ha dedicato un'opera di narrativa lo scrittore italiano Giordano BertiMiti dei Celti d'Irlanda (Torino 1991), con illustrazioni di Giacinto Gaudenzi. Al dio solare Oengus, Giordano Berti ha dedicato un arraggiamento del Sogno di Oengus (Torino 1991) con illustrazioni di Milo Manara.
  • Ai Túatha Dé Danann è dedicato un lungo capitolo del romanzo fantasy-mitologico Agenzia Senzatempo: Viaggio irreale nell'Irlanda Celtica[1], di Dario Giansanti e Claudia Maschio, nel quale Lúg, Núada, Bodb Derg e Manannán mac Lir ricordano, in una serie di narrazioni, tutte le principali vicende del loro regno in Irlanda.
  • Nell'universo narrativo del fumetto italiano Martin Mystère, i Túatha Dé Danann sono una razza aliena avanzatissima, che alcuni milioni di anni prima della nascita della specie umana lascia sulla Terra dei sensori in grado di individuare lo sviluppo sul pianeta di esseri intelligenti.
  • Nell'anime Full Metal Panic l'avanzatissimo sottomarino, usato come base mobile dalla squadra dei protagonisti, prende il nome proprio dai Túatha Dé Danann, chiamandosi appunto Túaha Dé Danann.
  • Nell'universo narrativo della serie Meredith Gentry, della scrittrice Laurell K. Hamilton, viene fatto riferimento ai figli di Danu come predecessori dei personaggi di cui si parla. La stessa Danu viene considerata la creatrice di tutto e tutti insieme al suo Consorte (la maggior parte delle volte vengono chiamati semplicemente la Dea e il Consorte).
  • Esiste un gruppo folk metal brasiliano chiamato Tuatha De Danann, che unisce la musica celtica con la musica heavy metal; i loro testi trattano delle tradizioni popolari celtiche.
  • Un gruppo di licantropi incontrato nei Nuovi Mutanti è ispirato ai Tuatha De Danann.

Note

  1. ^ Dario Giansanti, Claudia Maschio, Agenzia Senzatempo: Viaggio irreale nell'Irlanda Celtica. QuiEdit, Verona, 2008 [2010]. ISBN 978-88-89480-23-6