Legame tra tipo di personalità e convinzioni politiche

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Tratti della personalità:

  • Introversione (I) o Estroversione (E)
  • Intuizione (N) o Sensazione (S)
  • Pensiero (T) o Sentimento (F)
  • Giudizio (J) o Percezione (P)

Questa tabella mostra tutti i possibili tipi con i loro ruoli e strategie (gli individui determinati sono emotivamente stabili (-A), calmi, rilassati, e si rifiutano di preoccuparsi troppo)
AnalistiIndividualismo SicuroINTJ-A, INTP-A
Abilità con le PersoneENTJ-A, ENTP-A
Perfezionamento CostanteINTJ-T, INTP-T
Coinvolgimento SocialeENTJ-T, ENTP-T
DiplomaticiIndividualismo SicuroINFJ-A, INFP-A
Abilità con le PersoneENFJ-A, ENFP-A
Perfezionamento CostanteINFJ-T, INFP-T
Coinvolgimento SocialeENFJ-T, ENFP-T
SentinelleIndividualismo SicuroISTJ-A, ISFJ-A
Abilità con le PersoneESTJ-A, ESFJ-A
Perfezionamento CostanteISTJ-T, ISFJ-T
Coinvolgimento SocialeESTJ-T, ESFJ-T
EsploratoriIndividualismo SicuroISTP-A, ISFP-A
Abilità con le PersoneESTP-A, ESFP-A
Perfezionamento CostanteISTP-T, ISFP-T
Coinvolgimento SocialeESTP-T, ESFP-T


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I tipi di personalità secondo Jung

A partire dalle funzioni psicologiche di base e dai due tipi fondamentali di carattere, Jung individua 8 tipi di personalità ben distinte. Le persone appartengono all’uno o all’altro tipo. Queste personalità sono:

Riflessivo estroverso

La personalità riflessiva estroversa corrisponde a individui razionali e obiettivi che agiscono quasi esclusivamente in base alla ragione. Considerano certo e sicuro solo ciò che è supportato da sufficienti prove evidenti. Sono poco sensibili e possono anche arrivare ad essere tiranni e manipolatori con gli altri.

Riflessivo introverso

Il riflessivo introverso è una persona dalla grande attività intellettuale che, però, ha difficoltà a relazionarsi con gli altri. Solitamente è un tipo ostinato e tenace quando si tratta di raggiungere i propri obiettivi. A volte è considerato un disadattato, inoffensivo e allo stesso tempo interessante.

Sentimentale estroverso

Le persone con grande capacità di comprensione e di stabilire relazioni sociali sono i sentimentali estroversi. Tuttavia, faticano ad adattarsi e soffrono quando vengono ignorati da chi fa parte del loro ambiente. Sono molto abili nella comunicazione.

Sentimentale introverso

La personalità sentimentale introversa corrisponde a quella delle persone solitarie e con grande difficoltà ad instaurare relazioni con gli altri. Possono essere lunatici e malinconici. Fanno tutto il possibile per passare inosservati e amano restare in silenzio, ma sono comunque molto sensibili alle necessità altrui.

Percettivo estroverso

Gli individui percettivi estroversi hanno una debolezza particolare per gli oggetti a cui attribuiscono addirittura qualità magiche, anche se in modo inconsapevole. Non si appassionano alle idee, ma al modo in cui corpi concreti prendono forma. Ricercano il piacere al di sopra di ogni cosa.

Percettivo introverso

È un tipo di personalità proprio dei musicisti e degli artisti. Le persone percettive introverse fanno particolare attenzione alle esperienze sensoriali: attribuiscono grande valore alla forma, al colore, alla consistenza… Il loro è il mondo della forma come fonte delle esperienze interiori.

Intuitivo estroverso

Corrisponde al tipico avventuriero. Le persone intuitive estroverse sono molto attive ed inquiete. Hanno bisogno di molti stimoli di qualsiasi tipo. Sono tenaci quando vogliono raggiungere i loro obiettivi e, una volta ottenuti quelli prefissati, passano a quello successivo dimenticandosi del precedente. Non hanno molto a cuore il benessere di chi li circonda.

Intuitivo introverso

Sono estremamente sensibili agli stimoli più sottili. La personalità intuitiva introversa corrisponde al tipo di persone che quasi “indovinano” ciò che gli altri pensano, sentono o sono disposti a fare. Amano fantasticare, sono sognatori e idealisti. È difficile per loro “stare con i piedi per terra”.

Esempi

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La Psicologia Individuale di Adler: rapporti sociali e incoraggiamento

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La psicologia individuale, o psicologia individuale comparata, di Alfred Adler prende in esame l'individuo nella sua unica e irripetibile dinamica di processi consci e inconsci: l'uomo è una unità mente/corpo indivisibile, originale e coerente nelle sue manifestazioni.
La psicologia individuale comparata di Alfred Adler è un metodo per la conoscenza concreta, pratica dell'uomo (Menschenkenntnis) ed uno strumento per comprendere il comportamento nelle sue molteplici espressioni; insieme alla psicoanalisi di Sigmund Freud ed alla psicologia analitica di Carl Gustav Jung, costituisce la triade fondamentale delle teorie della personalità.
Nel 1911, dopo un lungo periodo di intensa collaborazione con Freud, divenute ormai troppo evidenti le divergenze teoriche, Alfred Adler fonda, con un gruppo di seguaci, la Società di Psicologia Individuale Comparata. "Il nome, Psicologia Individuale, intende esprimere la convinzione che i processi psicologici e le loro manifestazioni si possono comprendere soltanto dal contesto individuale ed ogni intuizione psicologica inizia con l'individuo"[1].
L'attributo "individuale", che oggi contraddistingue la Scuola, affiancato dalla meno consueta qualifica di "comparata", esprime l'idea di una individualità psichica che, per la sua natura “sociale”, è parte di una struttura comunitaria formata da altre unità psichiche, perciò, "non è possibile studiare un essere umano in condizioni di isolamento, ma solo all'interno del suo contesto sociale"[2]. Si può, quindi, considerare la Psicologia Individuale Comparata come matrice del filone socio-culturale della psicologia dinamica.

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La natura sociale dell'uomo

Per Adler i rapporti sociali sono elementi fondamentali della vita psichica: l'uomo è un "animale sociale" che vive ed interagisce con i membri della comunità cui appartiene, un nodo nella rete delle interazioni che vanno dal nucleo familiare, più prossimo all'individuo, alla società, in senso lato, alla natura ed al cosmo.

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La famiglia

"Sin dal momento della nascita il bambino cerca di instaurare rapporti con la madre: ... È in questa situazione che si sviluppa per la prima volta la capacità di cooperare."[3]. La madre introduce il bambino alla relazione con gli altri membri della famiglia (padre, fratelli, zii, nonni...) e con le altre figure importanti (amici, vicini di casa, ...), incoraggiando quei comportamenti che sono consoni alle norme del gruppo e scoraggiando gli atteggiamenti dissonanti. Al padre spetta il compito di insegnare i principi, i valori e le modalità di interazione con la comunità. Attraverso il rapporto con i fratelli, quasi sempre condizionato dalla posizione nell'ordine di nascita, e/o con i compagni di gioco il bambino impara, a seconda delle circostanze, a collaborare con i pari, lottare per l'affermazione di sé, dominare o sottomettersi[4].
La rete delle interazioni familiari, definita da Adler come 'costellazione familiare, proprio per sottolineare il carattere di interdipendenza tra i suoi membri, definisce il primo spazio sociale in cui l'individuo si trova a misurarsi: in seno alla famiglia, quindi, l'individuo comincia a sperimentarsi ed a formulare un'opinione su se stesso e sul mondo.

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Le relazioni sociali

Le relazioni sociali sono, prevalentemente, rappresentate dalle interazioni che si struttureranno, nel corso della vita, a scuola o nell'ambiente di lavoro o coltivando interessi e hobby, ma l'interazione sociale non si limita alle amicizie. Adler afferma: "Il bambino quando viene alla luce trova sempre e soltanto i contributi che gli altri hanno apportato alla vita, al benessere, alla sicurezza"[5], un contributo che si esplica nell'evoluzione psicofisica dell'individuo: l'ontogenesi ricapitola la filogenesi; ciascuno, quindi, in modo personale ed unico, diviene tramite tra il passato e il futuro ed artefice dell'evoluzione sociale.
Esiste un'altra accezione data al concetto di società: "Quando Adler parla di società non intende riferirsi ad alcun modello concreto di società ... ma a una Società ideale ...verso cui tendono gli sforzi dell'Umanità. È una Società che va pensata, usando il termine spinozano che Adler usa, sub-specie aeternitatis".[6]

Il lavoro

La vita umana è garantita dall'adattamento attivo all'ambiente ma, "non sarebbe possibile assicurare la vita umana se ciascun individuo tentasse di strappare da solo i mezzi per vivere sulla terra, senza cooperazione e senza i risultati della cooperazione precedente."[7] Il progresso della scienza e della tecnologia obbliga a nuovi contributi: dall'acquisizione delle vecchie competenze alla ricerca di nuove soluzioni più efficaci e perfezionate, ciascuno si inserisce nel flusso evolutivo in cui il miglioramento delle condizioni soggettive ed oggettive è, ancora una volta, strettamente concatenato.

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La psiche e le sue istanze fondamentali

Nel progetto evolutivo della psiche, teleologicamente orientata, il benessere individuale è anche sociale. Da questa considerazione derivano due conseguenze ed un piccolo corollario.

L'aspirazione alla superiorità

Dietro ogni azione umana vi è una forza dinamica di base, una lotta che da una situazione di minus porta ad una situazione di plus, da un sentimento di inferiorità ad uno di superiorità, di perfezione e di completezza[8]. L'aspirazione alla superiorità, o "volontà di potenza", come istanza innata, in senso categorico (metafisico), rappresenta l'aspirazione verso l'alto, verso la perfezione, verso una situazione di maggior stabilità e sicurezza. "Coloro che hanno dato origine al concetto di evoluzione nel campo della vita organica generale come Darwin e Lamarck hanno fatto, sottolinearono che la vita deve essere compresa come movimento verso una meta e che questa meta, la conservazione dell'individuo e della specie, è ottenuta attraverso il superamento di resistenze che l'ambiente prospetta all'organismo... Se questa aspirazione non fosse innata nell'organismo nessuna forma di vita potrebbe conservarsi."[9]
A questo movimento, sub specie aeternitatis, si affianca, sostenuta dalla debolezza del bambino e dal suo senso di inferiorità nei confronti dell'adulto, l'aspirazione alla soluzione delle difficoltà che incontra nel corso della crescita e che continua a sperimentare quando incontra un ostacolo. Partendo dall'osservazione che l'organismo, per garantire una certa omeostasi, spesso compensa il malfunzionamento di un organo con l'incremento di attività da parte di un altro organo, Adler affermò che ogni individuo tende a controbilanciare i limiti fisici o le insufficienze scaturite dal confronto con l'ambiente, strutturando un sistema di "compensazioni" finalizzate a sconfiggere o ad attenuare le condizioni di inferiorità.
Se gli apporti ambientali sono favorevoli, il disagio dell'inferiorità può essere superato; se gli stimoli sono negativi, o vengono percepiti come tali, o si verificano frustrazioni sistematiche (umiliazioni, confronti svalorizzanti, competitività, ...), si potrà determinare un rafforzamento e una trasformazione dell'ordinario sentimento di inferiorità in complesso di inferiorità.
Adler osservò che, nelle donne, un complesso di inferiorità, acuito dalla posizione subordinata rispetto all'uomo, spesso si manifesta con l'accentuarsi delle reazioni difensive e l'instaurarsi di comportamenti maschili ipertrofici; denominò protesta virile questa risposta reattiva proprio per sottolineare la direzione del movimento verso una posizione "virile", ritenuta come più forte ed affermativa. La protesta virile è, però, presente anche in quegli uomini che si ritengono deboli e che, pertanto, aspirano a diventare "uomini completi"[10].

Il sentimento comunitario

Il sentimento comunitario o "sentimento sociale" (Gemeinschaftgefühl) è un'istanza innata riferita al concetto ideale di Società sub specie aeternitatis. Il sentimento comunitario indirizza la volontà di potenza ma è mosso da questa in senso evolutivo: l'uomo si prefigge l'obiettivo di realizzare una comunità in cui tutti gli equilibri siano garantiti. Così, sentimento sociale e aspirazione alla superiorità sono dinamicamente interconnessi: "... noi ci avvicineremo a una condizione di più ampi contributi, di maggiore capacità a cooperare in cui ogni individuo si presenta a tutti gli effetti come parte dell'intero, una condizione per la quale, naturalmente, tutte le forme del nostro movimento sociale sono prove, prove preliminari ma di esse rimarranno solo quelle che sono situate nella direzione di questa comunità ideale."[11]
Le prove preliminari, di cui parla Adler, si realizzano, fin dalla nascita, in famiglia o nel gruppo sociale, grazie alla potenzialità innata all'aggregazione con i propri simili. Successivamente, attraverso l'educazione e la partecipazione alla vita comunitaria, il sentimento sociale può affinarsi nella capacità di collaborare, comprendere gli altri ed entrare in rapporto empatico con loro. Lo stadio più evoluto del sentimento comunitario è rappresentato dalla capacità di giudicare ciò che sta dalla parte utile e ciò che è dalla parte inutile della vita, ciò che è socialmente evolutivo e ciò che non lo è; in tal modo il sentimento sociale assume la funzione di "barometro della normalità"[6]: un sentimento sociale "sano" non si manifesta attraverso un passivo adattamento a comportamenti convenzionali, ma attraverso un uso socialmente corretto del potere creativo dell'individuo.

Il grado di attività individuale

Ciascuno partecipa al movimento evolutivo sociale secondo le sue peculiarità o, come dice Adler, secondo il suo grado di attività. Così Adler, benché rifugga le classificazioni, accenna a quattro possibili, generiche tipologie di attività umana: il tipo che "domina", il tipo che "prende", il tipo che "evita" ed il tipo che "combatte" per la soluzione dei suoi problemi in modo che ciò risulti utile anche agli altri[12]. È evidente che le prime tre tipologie rappresentano soggetti socialmente improduttivi, carenti nella capacità di collaborare/cooperare, mentre solo l'ultima tipologia di individui indica uno sviluppo positivo del sentimento sociale.

L'unità del Sé

Prendendo spunto dalle osservazioni dell'anatomo-patologo Virchow, che considerava l'organismo come un insieme unificato le cui parti collaborano tutte in funzione di un fine comune, Adler afferma che le diverse attitudini e le diverse tendenze di un individuo collaborano per definire una personalità unificata e diretta verso un fine.

Il finalismo causale

Adler, nell'indagare la condotta umana spostò l'attenzione "dalle cause che la determinano allo scopo per cui è concepita". "Se possediamo informazioni anche parziali su di un individuo e conosciamo il suo fine ultimo, ci è possibile attribuire un significato alle sue manifestazioni e comprenderne l'intima ragione, considerandole come preparazione al raggiungimento del fine.[13]" Nel progettare l'azione l'uomo "processa" i dati dell'esperienza e, partendo da quelli, prepara l'azione che, a sua volta, diviene causa capace di generare nuovi effetti.

Il principio di causalità interna

Quando conosciamo la meta di una persona possiamo supporre quale sarà la sequenza delle sue azioni successive. Come nell'esempio riportato da Adler[14], l'associazione tra "albero" e "corda" può assumere un significato diverso se è prodotta da un soggetto che ha subito, recentemente, gravi delusioni o se si tratta, invece, di un giardiniere che debba potare una pianta.
Un deficit organico, un trauma o un lutto non sono, a priori, causa di difficoltà oggettive; la causalità di un evento è riconoscibile solo attraverso la linea direttrice di colui che compie l'azione poiché l'unità della psiche coordina la successione delle operazioni utili a raggiungere la meta prefissata.

La confluenza delle pulsioni

Nelle manifestazioni del comportamento, una "pulsione" non si presenta mai come elemento a sé stante ma come intreccio con altre pulsioni. Ad esempio, come ha osservato Pavlov, la pulsione a mangiare è sempre associata alla pulsione visiva ed a quella olfattiva.
Come ogni altro fattore causale, la pulsione va interpretata, non come astrazione, ma alla luce della meta finale dell'individuo e "la meta pulsionale è determinata dal soddisfacimento dei bisogni dell'organo e dal conseguimento di piacere ricavato dall'ambiente."[15]
Se l'appagamento di una pulsione si scontra con un ostacolo culturale o si contrappone ad un'altra pulsione, l'espediente difensivo determina il capovolgimento della pulsione nel suo opposto (avarizia/generosità, voracità/anoressia, ecc.), oppure lo spostamento di una pulsione verso un'altra meta (dall'amore per il padre a quello per l'insegnante, il medico, l'amico). Le pulsioni possono anche avere significati diversi: ad esempio la "pulsione aggressiva" ha una connotazione negativa quando è auto o eterolesiva o quando si manifesta come supercompensazione di un complesso di inferiorità, come nel caso della protesta virile; quando è diretta verso ostacoli o pericoli (lotta al cancro, alla povertà, alla delinquenza, ...), è associata ad un adeguato sentimento sociale ed è subordinata alla lotta generale per la superiorità, ha valore positivo e nobile.

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La struttura del comportamento

Fin dalla nascita, il bambino "sperimenta" se stesso e l'ambiente, in cui è inserito e dal quale dipende, procedendo in base al metodo per prova ed errore, "... cerca di organizzare il suo mondo in modo da riuscire ad affrontarlo ...localizza, riorganizza, confronta, contrappone, misura, testa e ritesta, ... studia causa ed effetto, ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è piacevole e ciò che è sgradevole, ciò che è desiderabile e ciò che è indesiderabile, finché diviene capace di fare le prime astrazioni."[16]
Ogni nuova esperienza, assimilata nello schema cognitivo e combinata con le conoscenze già acquisite, attraverso percezioni selettivericordi, valutazioni e sperimentazioni, determina nuovi modelli mentaliOmnia ex opinione suspensa sunt! L'infinito numero di possibilità in cui possono combinarsi, in successione, gli elementi appresi rende il comportamento individuale praticamente unico ed originale.

La psicologia d'uso

"Non sono né l'eredità né l'ambiente che determinano la relazione col mondo esterno. L'eredità gli assegna solo alcune doti. L'ambiente gli fornisce solo alcune impressioni. Queste doti e impressioni e la maniera in cui egli ne fa "esperienza", cioè l'interpretazione che egli dà di queste esperienze, sono i mattoni che egli usa nelle specifiche modalità "creative", per costruire le proprie attitudini verso la vita. È il suo modo personale di usare questi mattoni – o in altre parole, è la sua attitudine verso la vita – che determina la sua relazione con il mondo esterno."[12]
Ne è dimostrazione il fatto che, due fratelli, cresciuti nello stesso ambiente familiare, con gli stessi principi e valori, possono rivelarsi completamente diversi nel comportamento. Lo schema di appercezione attraverso cui vengono processate le esperienze fa sì che la visione della realtà sia, quindi, soggettivafenomenica e creativa.
L'interpretazione dei dati, espressa da una considerazione del tipo: "il mondo è così" e "io sono fatto così", è seguita dalla conclusione: "perciò..."[17] che introduce la successione delle azioni utili a garantire la soddisfazione dei propri bisogni e delle richieste dell'ambiente.

Il Sé creativo

Fra l'azione degli stimoli sull'individuo e la risposta di questo agli stimoli, fra l'eredità e l'ambiente, s'inserisce il "Sé creativo", la variabile soggettiva che rende significative le esperienze dell'individuo e che consente di trovare nuove soluzioni, elaborare strategie per compensare vissuti d'inferiorità, individuare le finalità prevalenti.
Il Sé creativo, unitario e coerente, determina e domina la struttura della personalità, indirizza il comportamento, sovrintende alla continua evoluzione della psiche, filtra ed interpreta l'immagine di sé e della realtà. È ciò che caratterizza ciascuno e che viene comunemente percepito come "carattere".[18]

Le finzioni

In assenza di un valido controllo "razionale" o di informazioni esaurienti, il criterio autoreferenziale deve talvolta ricorrere a spiegazioni arbitrarie; Adler, prendendo spunto dalla filosofia di Vaihinger, ipotizzò l'esistenza di modelli interpretativi, opportunamente elaborati dal Sé creativo, capaci di adattare la percezione di sé e del mondo, che denominò "finzioni" per segnalarne l'evidente natura artificiosa. La finzione dovrebbe essere un costrutto temporaneo da abbandonare quando è ritenuto non più efficace. Alcune finzioni, invece, si radicano nel comportamento traducendosi in ipotesi o addirittura in dogma (legge della trasposizione delle idee).[19]
Le finzioni appartengono prevalentemente all'infanzia, anche se la tendenza ad elaborarne permane per tutta la vita. Si considerano "finzioni positive o vitali"[20] quelle finzioni capaci di armonizzare la percezione di sé stessi e del proprio rapporto con la vita; finzioni rafforzate quelle che producono l'inasprimento di un'erronea interpretazione della realtà, come avviene nel comportamento nevrotico.

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Lo stile di vita

Il concetto di Stile di vita è il punto d'arrivo della teoria adleriana. Il termine, coniato da Max Weber e da Talcott Parsons per caratterizzare l'insieme dei comportamenti comuni di un certo gruppo sociale, fu introdotto in psicologia da Adler per indicare, invece, il "principio unificante che organizza, nell'individuo, la direzione dell'azione, la meta, le tendenze e le aspirazioni in un modello unico".
È l'impronta psichica, unica e inimitabile, nella quale confluiscono i tratti del comportamento, i pensieri, le idee, le opinioni, le emozioni e i sentimenti; per l'individuo è un modello organizzativo iperstrutturato che dirige l'attività psichica, è modus vivendi, matrice e causa delle risposte agli stimoli, feedback che rinforza o inibisce il movimento verso la meta, è predizione ed anticipazione che si autoavvera, è la "regola delle regole"[21]. Lo stile di vita è la manifestazione tangibile dell'originalità del Sé creativo.
"Lo stile di vita è un mito e genera miti. L'immagine di sé e quella del mondo sono finzioni mediante le quali l'individuo cerca di organizzare la comprensione delle "verità" del mondo."[22] Lo stile di vita si struttura nella prima infanzia e rimane pressoché costante nel corso di tutta la vita a meno che, un'esperienza significativa come, ad esempio, un evento esistenziale importante o una psicoterapia non ne modifichi i parametri.


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Il Ponte del "Forse"

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Le applicazioni della Psicologia Individuale

La psicoterapia adleriana è una psicoterapia psicodinamica il cui scopo è l'esplorazione dello stile di vita e la comprensione degli errori interpretativi generati dalle finzioni; è un'esperienza che oltre ad accrescere la conoscenza di sé, per le sue peculiarità, offre anche un criterio per interpretare la vita ed il mondo. Il pensiero psicologico adleriano si addentra in vari grandi filoni applicativi trovando spazio nella sociologia, nella psicopedagogia, nella psicologia del lavoro, nella psicologia giuridica, nelle neuroscienze, ....
Nell'immediato dopoguerra, Adler fu invitato a tenere regolarmente conferenze al Volksheim di Vienna, il più importante Istituto di educazione per gli adulti. Il suo interesse era rivolto alla pedagogia: una formazione progressista del fanciullo, secondo i principi della Psicologia individuale, sarebbe stata di notevole vantaggio come prevenzione dei disturbi dell'adulto; grande impegno fu, perciò, speso per ottenere la riforma della scuola pubblica ed un'adeguata formazione degli insegnanti. Adler propose alle scuole anche un servizio gratuito di consulenza e orientamento destinato agli alunni con difficoltà di apprendimento o di comportamento.
Dopo la sua morte, la diffusione del suo metodo è proseguita ad opera dei figli, Kurt ed Alexandra, e dei suoi discepoli: Rudolf DreikursViktor FranklRollo MayAbraham Maslow and Albert Ellis. La sua influenza è evidente anche in Autori considerati neofreudiani come Karen HorneyHarry Stack SullivanErich Fromm ... continuando, tuttora, attraverso le attività di ricerca svolte in Centri diffusi in tutto il mondo.
In Italia l'opera di Adler è stata divulgata da Francesco Parenti e Pier Luigi Pagani, fondatori della Società Italiana di Psicologia Individuale.


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Note

  1. ^ Furtmüller C. Geleitwort, Z. Indiv. Psychol., 1:1-3 in Ansbacher H. L., Ansbacher R. R. (a cura di), Alfred Adler, Aspirazione alla superiorità e sentimento comunitario, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2008, pag. 366
  2. ^ Pagani P. L. Adler e lo studio della personalità in Lorenzetti L.M. Psicologia e Personalità, Franco Angeli, Milano 1995, pag. 161
  3. ^ Adler A. - Cos'è la psicologia individuale, 1976, successivamente pubblicato con il titolo "Cosa la vita dovrebbe significare per voi", Newton Compton, Roma, 1994, pag. 107
  4. ^ Adler A. - Cos'è la psicologia individuale, 1976, successivamente pubblicato con il titolo Cosa la vita dovrebbe significare per voi, Newton Compton, Roma, 1994, pag. 107 e segg.
  5. ^ Adler A., Aspirazione alla superiorità e sentimento comunitario, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2008, pag. 78
  6. ^ a b Canziani G., Introduzione in Adler A., La Psicologia Individuale nella scuola Newton Compton, Roma, 1993, pag. 28
  7. ^ Adler A. Cos'è la psicologia individuale, 1976 successivamente pubblicato con il titolo Cosa la vita dovrebbe significare per voi, Newton Compton, Roma, 1994, pag. 189
  8. ^ Ansbacher H. L. , Ansbacher R. R. , La Psicologia Individuale di Alfred Adler, Martinelli, Firenze, 1997, pag. XIX
  9. ^ Adler A., Aspirazione alla superiorità e sentimento comunitario, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2008, pag. 81
  10. ^ Adler A., La psicologia individuale, Newton Compton, Roma, 1992, pag. 101
  11. ^ Alfred Adler, Aspirazione alla superiorità e sentimento comunitario, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2008, pag. 78
  12. ^ a b Adler A., I concetti fondamentali della Psicologia Individuale, Riv. Psic. Ind., N.° 33: 5-9 (1993)
  13. ^ Adler A. La conoscenza dell'uomo, Newton Compton, Roma, 1994, pag. 37
  14. ^ Adler A. Il senso della vita, Newton Compton, Roma, 1997, pag. 60
  15. ^ Adler A., La pulsione aggressiva nella vita e nella nevrosi, Riv. Psic. Ind., N.° 46: 5-14 (1999)
  16. ^ Shulman B. H. Mosak H. H. Manuale per l'analisi dello stile di vita, Franco Angeli, Milano 2008, pag. 21
  17. ^ Shulman B. H. Mosak H. H. Manuale per l'analisi dello stile di vita, Franco Angeli, Milano 2008, pag. 23
  18. ^ Adler A., La conoscenza dell'uomo, Newton Compton, Roma, 1994, pag. 135
  19. ^ Ansbacher H. L. , Ansbacher R. R. , La Psicologia Individuale di Alfred Adler, Martinelli, Firenze, 1997, pag. 81
  20. ^ Mezzena G., 1981, Dalla finzione rafforzata alla finzione vitale, Riv. Psicol. Individ., 15-16: 121-128)
  21. ^ Shulman B. H. Mosak H. H. Manuale per l'analisi dello stile di vita, Franco Angeli, Milano 2008, pag. 41
  22. ^ Shulman B. H. Mosak H. H. Manuale per l'analisi dello stile di vita, Franco Angeli, Milano 2008, pag. 35

Bibliografia

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  • H.L. Ansabacher e R. R. Ansbacher, Superiority and Social interest (Collected Paper of Alfred Adler, 1964), trad. it. Aspirazione alla Superiorità e Sentimento Comunitario (a cura di V. e A. M. Sodini), Edizioni Universitarie Romane, Roma 2008
  • H.L. Ansabacher e R. R. Ansbacher (a cura di, 1982), Alfred Adler. Co-operation between the Sex, trad. it. Alfred Adler. La cooperazione fra i sessi, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2001
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  • Francesco Parenti, La Psicologia Individuale dopo Adler, Astrolabio, Roma 1983
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  • Francesco Parenti e Pier Luigi Pagani, Psichiatria Dinamica, Centro Scientifico Torinese, Torino 1986
  • Francesco Parenti e Pier Luigi Pagani, Lo stile di vita, De Agostani, Novara 1987
  • Francesco Parenti, Gian Giacomo Rovera, Pier Luigi Pagani e F. Castello, Dizionario Ragionato di Psicologia Individuale, Cortina, Milano 1975
  • B. H. Shulman e H. H. Mosak, Manual for Life Style Assessment (1990), trad. it. Manuale per l'analisi dello stile di vita, Franco Angeli Ed., Milano, 2008

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La teoria psicologica di Alfred Adler

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Alfred Adler fu, con Sigmund Freud e Carl Gustav Jung, fondatore della psicologia psicodinamica. Visse tra la fine dell'Ottocento ed i primi decenni del Novecento, un periodo particolarmente fertile quanto ad innovazioni scientifiche e culturali.
Dopo gli studi superiori, compiuti presso l'Hernalser Gymnasium, nel 1888 Adler s'iscrive alla Facoltà di Medicina dell'Università di Vienna, completando gli studi nel 1895, nell'arco di tempo medio richiesto, con risultati definiti "sufficienti".[3]
Conseguita la Laurea in Medicina, frequenta l'Ospedale di Vienna, il Policlinico, e svolge attività privata come medico generico ed oculista nel sobborgo viennese del Prater. Suoi clienti erano i medi e i piccoli borghesi del quartiere, i camerieri, gli artisti e gli acrobati del noto parco dei divertimenti con i quali amava intrattenersi spiegando, con chiarezza, la natura della malattia e le sue conseguenze. È in tale ambiente che nasce in Adler l'interesse per le scienze sociali.[4] La sua prima opera, un opuscolo di trentuno pagine pubblicato nel 1898, è il "Manuale per la salute dei sarti", che descrive le condizioni igienico-sanitarie dei sarti e analizza le relazioni fra il tipo di lavoro e la comparsa di alcune malattie. Contemporaneamente all'attività di medico, Adler coltiva e approfondisce lo studio della psicologia e della filosofia. Un suo articolo "Il medico come educatore", pubblicato nel 1904, definisce bene la sua impronta professionale.
Nel 1902 avviene l'incontro con Sigmund Freud, pare a seguito della pubblica difesa di Adler in favore de "L'interpretazione dei sogni", anche se le circostanze del loro incontro rimangono comunque incerte. Adler entra a far parte, con Wilhelm Stekel, del gruppo psicoanalitico, come uno dei membri fondatori, ed ha così occasione di partecipare alle famose riunioni che si tengono in una grande stanza del Medizinische Doktoren-Kollegium[5] ogni mercoledì sera (v. Storia della psicoanalisi); nel 1906 è eletto presidente e rappresentante internazionale della Società viennese.
Nel 1907 pubblica la monografia "Studio sull'inferiorità degli organi", il primo lavoro di Adler veramente significativo in campo psicologico. Il testo, in cui si configurano già i presupposti della Psicologia individuale, dimostra come i bambini tendano a compensare i difetti fisici o costituzionali con una linea di difesa a volte attiva e altre volte passiva. Nel 1909 Adler si specializza in malattie nervose.
Col passare del tempo, si fa sempre più evidente il forte contrasto fra le concezioni di Adler sulla genesi delle nevrosi e la teoria di Freud: mentre la metafora freudiana della sessualità infantile necessitava di una strenua difesa di fronte allo scetticismo del mondo clinico e, pertanto, non poteva ammettere digressioni, Adler contrapponeva alla teoria freudiana della libido, quella della "protesta virile"[6] e dell'autonomia dell'aggressività diretta a fini di affermazione, di attacco o di difesa. Non è difficile capire che le vere cause della scissione siano da ricercarsi nelle profonde differenze tra le due scuole di pensiero, e nello spostamento dell'attenzione di Adler sulla visione teleologica della meta per comprendere l'essere umano.
Dopo aver rinunciato anche alla carica di redattore dello "Zentralblatt", organo della Società Psicoanalitica, Adler abbandona Freud con altri sei membri del gruppo. Con i colleghi dissidenti, ai quali si unisce qualche altro amico, come il pedagogista professor Carl Furtmüller, uno dei primi collaboratori e biografi di Adler, fonda la "Società per la Libera Psicoanalisi"; in seguito, su richiesta di Freud, che desiderava mantenere vincolato a sé il termine "psicoanalisi", il nome dell'organizzazione fu trasformato in "Società di Psicologia Individuale Comparata"[7]. Con lo stesso Furtmüller, Adler fonda l'organo ufficiale della sua Scuola: la "Zeitschriftfur Individualpsychologie".
Durante la Prima guerra mondiale, Adler, a quarantaquattro anni, è richiamato in servizio come medico militare nel reparto neuropsichiatrico dell'ospedale del Semmering, e successivamente in quello di Cracovia, dove ha occasione di studiare le nevrosi di guerra. Al termine del conflitto, quando qualcuno lo interroga sull'esperienza della guerra, Adler risponde: "Penso che il mondo di oggi abbia semplicemente bisogno di gemeinschaftsgefühl!" ("sentimento sociale"). Dopo la conclusione del conflitto, s'impegna sempre di più nella diffusione della sua teoria, non disdegnando mai il contatto con gli amici e le discussioni aperte e appassionate, al tavolo del Café Central o del Café Siller, luogo di incontro degli intellettuali viennesi.
Condivide la prospettiva sociologica del marxismo come proposta di progresso e benessere per tutti; nella Repubblica Austriaca, nata a seguito della dissoluzione dell'Impero Asburgico dopo la prima guerra mondiale, ricopre il ruolo di referente del progetto per le attività educative; progetto che abbandona poco tempo dopo, quando si accorge dell'incompatibilità dei suoi principi con i giochi politici per il potere.[8] Mantiene un atteggiamento critico nei confronti delle religioni, che considera come mezzo per lo sviluppo del sentimento sociale ma che, attraverso dogmi e proibizioni, in qualche modo, limitano il Sé e la libera espressione del pensiero scientifico. È da segnalare che nel 1904 Adler si era convertito al Protestantesimo, da lui motivato con la personale necessità di passare da una religione ristretta ad un'unica etnia (l'Ebraismo) ad una fede universale meno rigida.[9]
L'ultimo periodo austriaco della vita di Adler segna la confluenza della sua dottrina pragmatica con le sperimentazioni sociali nel settore psicopedagogico. Nel 1919 il potere politico in Austria è nelle mani dei socialdemocratici, che intraprendono un programma di riforme sociali, realizzando un nuovo sistema scolastico basato su principi democratici e sulla considerazione delle esigenze individuali dei bambini. I nuovi metodi sperimentali, applicati in vari tipi di scuole, nei centri di consultazione per insegnanti, nei consultori psicopedagogici e nei giardini d'infanzia, a Vienna, Berlino e Monaco di Baviera, consentono ad Adler di verificare sul campo la propria teoria.[10] Questi consultori erano diretti da psicologi personalmente formati da Adler, attraverso un corso specialistico dell'Università di Vienna. Nello stesso periodo fu aperta a Vienna una Scuola, diretta da Oscar Spiel, ispirata ai principi adleriani di pedagogia sperimentale.
Nel 1934, quando la minaccia nazista diviene più incalzante, Alfred Adler decide di trasferirsi con la famiglia negli Stati Uniti, nazione che aveva già conosciuto negli anni precedenti durante il vasto programma di lezioni e di conferenze dirette a diffondere la sua dottrina e che, inoltre, gli aveva offerto la possibilità, nel 1930, di dedicarsi a quell'insegnamento universitario della Psicologia che la natia Vienna gli aveva sempre negato; prima presso la Columbia University e successivamente, nel 1932, presso il Medical College di Long Island, a New York.
Alfred Adler, già sofferente di cuore, è stroncato da una crisi coronarica il 28 maggio 1937, in una via di Aberdeen, in Scozia, dove si era recato per un impegnativo ciclo di conferenze, trasgredendo, come gli era connaturale, il parere dei medici.

La conoscenza dell'uomo

La Psicologia Individuale Comparata di Adler è una teoria dell'uomo ad orientamento olisticoteleologico e fenomenologico. Essenzialmente pragmatica, ha proposto spunti applicativi in ambiti diversi (psicoterapiapsicologia clinica, medicina psicosomatica, pedagogiaantropologiasociologia, etc.), e che cerca di fornire modelli di comprensione del comportamento individuale, sociale e di gruppo.
In quanto metodologia finalizzata a cercare di fornire una conoscenza di sé stessi e degli altri, la Menschenkenntnis (conoscenza "pratica" dell'uomo) adleriana propone una griglia interpretativa che utilizza i seguenti criteri:[11]
  • ogni essere umano è un tutto unico e indivisibile sia per quanto riguarda il rapporto psiche/corpo, sia per quanto riguarda le varie attività psichiche: la mente, punto di convergenza di passato, presente e futuro, in continuo movimento di trasformazione, non può essere analizzata come un organo definito o separato dal corpo, né si possono esplorare le sue risorse isolatamente, una ad una. Tutti gli elementi della psiche, come gli organi e gli apparati, si organizzano coerentemente con lo scopo cui sono preposti, perciò hanno un senso se interpretati come elementi di un insieme
  • è inconcepibile pensare alla vita senza presupporre il movimento e non si può immaginare il movimento senza ipotizzare un percorso diretto verso una meta. Adler ha costruito l'impianto del suo finalismo causale, rilevando, in accordo con l'empirismo, come tutti gli organismi viventi, in maniera adeguata al loro sviluppo e alla loro evoluzione, sono orientati verso la sopravvivenza: per la realizzazione di questo obiettivo è necessario progettare il futuro. Per l'essere umano, la più complessa fra le forme di vita, lo scopo essenziale dell'esistenza è realizzare un futuro più appagante e più sicuro del presente superando gli ostacoli che si frappongono alla sua affermazione
  • il primo periodo della vita dell'uomo, più che per ogni altra specie animale, è caratterizzato da una marcata condizione di insufficienza e di insicurezza e da una prolungata dipendenza dagli adulti che appaiono al bambino come più grandi, più forti e più esperti di lui; il dinamismo incessante da una condizione di inferiorità ad una di maggiore sicurezza e stabilità, è guidato da una tensione costante verso una meta ideale che rimane per l'uomo, prevalentemente, inconscia. Tale tensione, attraverso i meccanismi della compensazione e del superamento, diviene una forza propulsiva che guida la vita del singolo e della specie umana in generale
  • ciascuno affronta le difficoltà con un diverso grado di attività: chi tende a dominarle, chi a subirle, chi spera di evitarle, chi demanda la loro soluzione ad altri o alla fortuna. Può accadere che l'uomo sottovaluti le proprie possibilità e debba, per questo, essere incoraggiato a realizzare il proprio processo evolutivo
  • nell'uomo sono presenti due istanze costitutive, variamente intrecciate fra loro: la spinta a superare l'inferiorità, der Wille zur Macht o "volontà di potenza", e Gemeinschaftsgefühl o "sentimento sociale", letteralmente senso di comunità, bisogno di appartenere, di compartecipare e di comprendere i propri simili. Il senso di comunità può limitarsi al nucleo familiare o al gruppo di origine, ma può estendersi, in modo diverso per ciascuno, alla nazione, alla comunità umana, alla natura, al cosmo
  • ogni persona soddisfa le richieste della volontà di potenza e del sentimento sociale secondo una considerazione di questo tipo: "il mondo è così..., io sono fatto così..., perciò...". Non sono le esperienze del passato in se stesse a forgiare la personalità, ma il modo soggettivo in cui esse vengono considerate, messe in relazione tra loro, memorizzate e usate per raggiungere il superamento di difficoltà supposte o reali. Fra l'azione degli stimoli sulla persona e la risposta di questa agli stimoli, si inserisce il Sé creativo, un'istanza che rende significative le esperienze, le modula e caratterizza, le armonizza con ogni altra acquisizione successiva. Così il Sé creativo definisce lo Stile di vita, l'impronta, unica e inimitabile, che caratterizza ogni individuo e nella quale confluiscono i tratti del comportamento, i pensieri, le idee, le opinioni, le emozioni e i sentimenti, risultanti dal compromesso fra esigenze individuali e istanze sociali
  • come organi ed apparati si conformano alla funzione cui sono preposti, così gli uomini si organizzano in modo funzionale al "sistema" sociale di cui fanno parte. Basi motivazionali dell'individuo sono i bisogni e i valori all'interno della relazionalità, qualità primaria della psiche. L'assioma adleriano "non è possibile studiare un essere umano in condizioni di isolamento, ma solo all'interno del suo contesto sociale"[12] indirizza e condiziona tutta la dottrina individual-psicologica della personalità. L'attributo “individuale”, che oggi contraddistingue la Scuola, per non generare malintesi, dovrebbe essere affiancato dalla meno consueta qualifica di “comparata”, che in origine completava la sua definizione, con il giusto intento di esprimere il concetto di una individualità psichica unica e irripetibile parte di una struttura comunitaria formata da altre unità psichiche, come questa uniche e irripetibili e tra loro interagenti.
La teoria adleriana della personalità, con pochi concetti basilari (sentimento di inferiorità, aspirazione alla superiorità, compensazione, sentimento sociale, Sé creativo, ...), permette di tratteggiare lo "stile di vita" di una persona, decifrarne sentimenti ed emozioni, comprenderne il comportamento, la visione di sé e del mondo.

Il senso della vita

Se la vita è movimento ed il movimento presuppone una direzione verso una meta, allora il senso della vita non può che essere interpretato come un processo volto al superamento di una condizione di inferiorità, limitazione e insicurezza, percepita ogniqualvolta un ostacolo si frappone al raggiungimento dell'obiettivo. Alfred Adler, quindi, sovvertendo la visione scientifica tradizionale che ricerca prevalentemente le cause dei comportamenti, si volge, invece, ad esplorare la mente ideatrice di un piano di vita, solo in parte cosciente, soffermandosi sulle strategie messe in atto per raggiungere il fine ultimo: la condotta umana viene considerata come una proiezione del Sé nel futuro piuttosto che come esito di eventi preesistenti.
"Ci sono tanti significati dati alla vita quanti sono gli esseri umani ... forse ognuno di questi contiene un margine variabile di errore ... qualsiasi significato che sia anche minimamente utilizzabile non può essere definito completamente sbagliato".[13] Ciascuno, in modo originale e creativo, inconsapevolmente, definisce quello che ritiene essere il "suo" senso della vita (fama, danaro, stabilità familiare, ...); ciò che accomuna gli intenti di tutti gli uomini è il "successo", cioè il superamento del sentimento d'inferiorità (qualsiasi senso abbia l'inferiorità).
L'aspirazione alla superiorità è la “gara”, che l'individuo indice con se stesso per elevarsi verso la perfezione, riferimento ideale verso cui si tende, ma che è umanamente irraggiungibile. Dietro ogni attività umana c'è una forza fondamentale di base, una spinta da una situazione di minus a una situazione di plus, da un sentimento d'inferiorità a uno di superiorità, perfezione, completezza.[14] Nel movimento ascensionale dal basso verso l'alto, assume un'estrema importanza il “pensiero antitetico”, quel tipo di percezione basato sugli opposti (alto/basso, forte/debole, maschile/femminile, ...) che segna i limiti del percorso.
Per rendere comprensibile il processo evolutivo occorre, però, fornire dei punti di riferimento e tracciare delle coordinate che consentano di rappresentarlo in modo concreto ed operativo; questi punti di riferimento vengono rappresentati da Adler nei cosiddetti tre "compiti vitali":[15] la famiglia, il lavoro, le relazioni sociali.
La famiglia è il primo nucleo sociale in cui la persona si confronta con altri soggetti diversi da sé. Compito della famiglia è preparare il bambino alla vita sociale; il ruolo centrale è affidato alla madre, o alla figura che la rappresenta, che ha il duplice incarico di educare il bambino alla cooperazione ed avviarlo alla socialità insegnandogli ad interagire col padre e con i fratelli. Al padre, o a chi per lui, spetta l'impegno di formarlo circa i tre compiti vitali trasmettendogli l'amore per il lavoro, per la famiglia ed il rispetto per la madre, per i fratelli e per gli amici.
Nell'interazione con i fratelli e con i coetanei, il bambino apprende le regole del gioco della vita fatto di momenti di dominio, che si alternano a momenti di sottomissione, e collaborazioni più o meno facili da realizzare; ciascuno, poi, a seconda dell'ordine di nascita, sperimenterà il rispetto per i fratelli maggiori, la disponibilità con i più piccoli, la tolleranza nei confronti di coloro che sono più problematici.
La rete delle relazioni che si strutturano all'interno della famiglia, secondo caratteristiche specifiche per ciascun nucleo, è definita da Adler "costellazione familiare" proprio per sottolineare il carattere di interdipendenza che influenzerà, significativamente, lo stile di vita di ognuno dei suoi membri. All'interno della famiglia si acquisiscono, quindi, regole e principi che, integrati poi dalle esperienze che si andranno ad effettuare nel corso della vita, rappresentano il sistema di valori di ciascun individuo. La capacità di collaborare/cooperare, assimilata in seno alla famiglia di origine, si esplicherà anche nella relazione con l'eventuale nucleo familiare acquisito con il matrimonio o la convivenza.
Il lavoro è per Adler un altro importante ambito in cui si realizza la capacità di cooperare ed è un'occasione per valorizzare le doti di ciascuno; inoltre, la suddivisione del lavoro garantisce, attraverso le specializzazioni, la soddisfazione dei bisogni della comunità. Nella scelta della professione, grande importanza è attribuita all'opera della scuola che deve saper riconoscere le attitudini di ciascuno ed incoraggiarne la realizzazione. Impegno e responsabilità nella professione sono sempre indici di un buon sviluppo psichico e di maturità personale; il lavoro si attesta, così, anche la possibilità di divenire occasione per educare o rieducare soggetti socialmente instabili. Una vita con buone e ricche relazioni sociali ed affettive è segno di sviluppo armonico della personalità; al contrario, l'isolamento, gli atteggiamenti ipercritici, oppositivi o polemici, denunciano un disturbo nella relazione con il mondo e la realtà. Il sentimento sociale, in quanto parametro per la valutazione della capacità di "percepire" correttamente gli altri, è criterio per misurare anche la "salute" psichica: solo chi sa collaborare, dimostra di possedere un buon giudizio di sé, del mondo e della realtà.
Se lo scopo individuale del vivere è evolvere ed ogni individuo è, per la sua natura sociale, strettamente connesso con le altre individualità, l'evoluzione individuale diviene origine e propulsione per l'evoluzione sociale. D'altra parte, un buon criterio per verificare la validità di un'azione è il suo effetto sulla società: tutto ciò che è socialmente utile è positivo, ciò che conduce vantaggio al singolo, a discapito della collettività, è dannoso proprio perché privo di Gemeinschaftsgefül (espressione che non trova un corrispettivo esauriente ed univoco nelle altre lingue).

Opere

Adler dedicò la maggior parte del tempo all'incontro diretto e colloquiale con le persone trascurando, pertanto, l'attività editoriale: molti dei libri pubblicati a suo nome sono in realtà la trascrizione delle conferenze da lui tenute in giro per il mondo; altre volte, la traduzione in italiano deriva dalla traduzione inglese di testi concepiti originariamente in tedesco.
Opere principali tradotte in italiano:
  • Praxis und Theorie der Individualpsychologie, 1920 (Prassi e teoria della psicologia individuale, trad. di Vittoria Ascari Astrolabio, Roma, 1947; trad. di M. Cervini, Newton Compton, Roma, 1970; con il titolo La psicologia individuale, Newton Compton, Roma, 1992)
  • Über den nervösen Charakter, 1912 (Il temperamento nervoso, trad. di Davide Rossili, Astrolabio, Roma, 1950; trad. di Lia Di Piazza e Mauro Cervini, Newton Compton, Roma, 1971; con il titolo Il carattere dei nevrotici : compendio di psicologia individuale e di psicoterapia, Newton Compton, Roma, 2008)
  • Heilen und Bilden, 1914 (Guarire ed educare : fondamenti di psicologia individuale per psicoterapeuti e insegnanti (1904-1913), a cura di Egidio Ernesto Marasco, Newton Compton, Roma, 2007)
  • Menschenkenntnis, 1927 (Conoscenza dell'uomo, trad. di Gerardo Fraccari, Mondadori, Milano, 1954; con il titolo La conoscenza dell'uomo nella psicologia individuale, trad. di Francesco Parenti, Newton Compton, Roma, 1994)
  • Die Seele des schwererziehbaren Kindes, 1930 (ll bambino difficile, trad. di A. Valori Piperno, Casini, Roma, 1968; Psicologia del bambino difficile, Newton Compton, Roma, 1973)
  • Psicologia individuale e conoscenza dell'uomo, Newton Compton, Roma, 1975 successivamente pubblicato con il titolo La Conoscenza dell'Uomo;
  • The education of children, 1930 (Psicologia dell'educazione, Newton Compton, Roma, 1975
  • What life should mean to you, 1962 (Cos'è la psicologia individuale, Newton Compton, Roma, 1976; con il titolo Cosa la vita dovrebbe significare per voi, Newton Compton, Roma, 1994)
  • Individualpsychologie in der Schule, 1929 (La psicologia individuale nella scuola, Newton Compton, Roma, 1979)
  • Der Sinn des Lebens, 1933 (Il senso della vita, a cura di Francesco Parenti, De Agostini, Novara, 1990; Newton Compton, Roma, 1997)
  • Das problem der homosexualitat (Psicologia dell'omosessualità, TEN, Roma, 1994)
  • Il senso della vita, Newton, Roma, 1997
  • La cooperazione tra i sessi, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2001
  • Die Technik der Individualpsychologie, 1928-30 (La tecnica della psicologia individuale. Lezioni per insegnanti, a cura di Egidio Ernesto Marasco, Newton Compton, Roma, 2005)
  • Aspirazione alla superiorità e sentimento comunitario, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2008
  • Inferiorità e compenso psichico : un contributo alla medicina clinica, Mimesis, Milano-Udine, 2013
  • La nevrosi e le sue problematiche : un libro di storie di casi, Edizioni Universitarie Romane, Roma, 2014
  • (con Ernst Jahn) Religione e psicologia individuale, Mimesis, Milano-Udine, 2014
  • Psicodinamica dell'eros : motivazioni inconsce della rinuncia alla sessualità, Mimesis, Milano-Udine, 2015

Note

  1. ^ Braham, R. L. The Politics of Genocide: The Holocaust in Hungary. Condensed Edition, Wayne State Univ Press, Detroit, 2000, p. 19.
  2. ^ Ellemberger H. F., La scoperta dell'inconscio, Boringhieri, Torino, 1976, vol. II, pag. 665.
  3. ^ Ibidem.
  4. ^ Parenti F., Alfred Adler. L'uomo, il pensiero, l'eredità culturale, Laterza, Bari, 1987, pag. 17
  5. ^ Sachs Hanns, 1944, Freud, maestro e amico , Ed. Astrolabio, 1973
  6. ^ Ansbacher H. L. , Ansbacher R. R. , La Psicologia Individuale di Alfred Adler, Martinelli, Firenze, 1997, pag. 32.
  7. ^ Furtmüller C. Geleitwort, Z., "Indiv. Psychol., 1:1-3", in: Ansbacher H. L., Ansbacher R. R. (a cura di), Alfred Adler, Aspirazione alla superiorità e sentimento comunitario, Edizioni Universitarie Romane, Roma 2008, pag. 366.
  8. ^ Ibidem, pag. 319.
  9. ^ Parenti F., op. cit.,, pag. 16
  10. ^ Furtmüller C. Geleitwort, Z., op. cit., pag. 376.
  11. ^ Adler A., Psicologia individuale e conoscenza dell'uomo, Newton Compton, Roma, 1975, successivamente pubblicato con il titolo La Conoscenza dell'Uomo.
  12. ^ Pagani P.L., "Adler e lo studio della personalità", in: Lorenzetti L. M., Psicologia e Personalità, Franco Angeli, Milano 1995, pag. 161.
  13. ^ Adler A., Cos'è la psicologia individuale, 1976, successivamente pubblicato con il titolo Cosa la vita dovrebbe significare per voi, Newton Compton, Roma, 1994, pag. 24.
  14. ^ Ansbacher H. L., Ansbacher R. R., La Psicologia Individuale di Alfred Adler, Martinelli, Firenze, 1997.
  15. ^ Adler A., Il senso della vita, Newton, Roma, 1997, pag. 34.

Bibliografia

  • (EN) Phyllis Bottome, Alfred Adler. A Portrait from Life, Vanguard, New York 1946
  • Lewis Way, Alfred Adler: an introduction to his phychology, Penguin books, Harmondsworth, 1956, tr. it. Introduzione ad Alfred Adler, Giunti e Barbera, Firenze 1969
  • Hertha Orgler, Alfred Adler Der Mann und Sein Werk, Urban & Schwarzenberg, Wien, 1956, 1963; tr. it. Alfred Adler e la sua opera, Astrolabio, Roma, 1970
  • (FR) Manes Sperber, Alfred Adler et la psychologie individuelle: l'homme et sa doctrine, Gallimard, Paris 1972
  • Henri F. Ellenberger, The Discovery of the Unconscious, Basic Books, New York, 1970; tr. it. La scoperta dell'inconscio, Boringhieri, Torino, 1976, vol. II
  • Francesco ParentiLa psicologia individuale dopo Adler. Teoria generale adleriana. Lineamenti di psichiatria dinamica. Metodologia e tecniche di analisi, Astrolabio, Roma 1983
  • Francesco Parenti, Alfred Adler. L'uomo, il pensiero, l'eredità culturale, Laterza, Bari, 1987
  • Pier Luigi PaganiAdler e lo studio della personalità, in Loredano Matteo Lorenzetti, Psicologia e Personalità, Franco Angeli, Milano 1995, p. 161

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