venerdì 5 maggio 2017

I Khazari furono gli antenati degli Ebrei Ashkenaziti?


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Cazari (o anche K(h)azari o più raramente Khazary) (ebraico sing. Kuzar כוזרי plur. Kuzarim כוזריםturco sing. Hazar plur. Hazarlarrusso sing. Хазарин plur. Хазары; tataro sing Xäzär plur. Xäzärlärpersianoخزر Khazar) sono una confederazione di popolazioni turche seminomadi originarie delle steppe dell'Asia Centrale in cui confluirono elementi slaviiranici e i resti dei Goti di Crimea. Nel VII secolo fondano il Khanato di Khazaria nelle regioni più sud-orientali dell'Europa, vicino al Mar Caspio ed al Caucaso. Oltre alla regione oggi chiamata Kazakistan il khanato comprende anche parti dell'Ucraina, l'Azerbaigian, il sud della Russia e la penisola di Crimea. Intorno al periodo di fondazione del khanato molti Cazari si convertirono al giudaismo. Il nome 'Cazari' che essi stessi si sono dati proviene da un verbo in lingua turca che significa "vagabondare".

Un nuovo articolo pubblicato sull’autorevole rivista internazionale “Nature Communications” sostiene di aver risolto la questione dell’origine degli Ebrei Ashkenaziti. L’analisi di campioni di DNA ha, infatti, dimostrato che per quanto riguarda le linee genetiche di origine materna, quelle degli Ashkenaziti deriverebbero in gran parte non dal Medio Oriente, ma dall’Europa meridionale e occidentale.
L’origine Europea delle linee materne degli Ebrei Ashkenaziti.

Non esistono ancora risposte certe riguardo l’origine degli Ashkenaziti, gli Ebrei dell’Europa centrale e orientale. Una scuola di pensiero sostiene che i loro antenati siano migrati in Europa dalla Palestina nel primo secolo d.C., dopo la distruzione del Secondo Tempio da parte dei Romani, e che solo successivamente possano esser andati incontro a matrimoni misti con Europei. Uno scenario alternativo prevede che gli Ashkenaziti siano di origine europea, cioè che siano costituiti principalmente da Europei convertiti alla religione ebraica, specialmente in Italia. Infine, un’ulteriore ipotesi sostiene che potrebbero essere discendenti dell’impero Cazaro, i cui sovrani si convertirono all’ebraismo nell'8°-10° secolo d.C.

L’Archeogenetica, una disciplina che associa dati genetici a studi storici e preistorici, ha dato un contributo significativo nel risolvere tale disputa. I dati relativi al cromosoma Y (trasmesso dal padre ai soli figli maschi) sembrano confermare l’ipotesi a sostegno di un’origine delle linee paterne nel Vicino Oriente. La controparte femminile del DNA mitocondriale, che viene trasmesso esclusivamente dalla madre a tutti i figli, ha finora fornito dati di più difficile interpretazione. Tuttavia, nel caso specifico, l’analisi di questo strumento genetico è di fondamentale importanza, dato che l'affiliazione religiosa all'Ebraismo per via materna vige almeno dal 200 d.C..

Una nuova ricerca internazionale a cui hanno contribuito le Università italiane di Pavia (Dott.ssa Anna Olivieri e Dott. Ugo A. Perego del Dip. di Biologia e Biotecnologie “L. Spallanzani”) e Perugia (Dott. Alessandro Achilli del Dip. di Chimica, Biologia e Biotecnologie) si è occupata della questione dell’origine degli Ebrei Ashkenaziti analizzando un gran numero di genomi mitocondriali completi (ossia l’intera sequenza di 16,569 paia di basi) appartenenti a popolazioni attualmente distribuite in Europa, Caucaso e Medio Oriente. Nella maggior parte dei casi, le linee mitocondriali degli Ebrei Ashkenaziti sono risultate più strettamente correlate a quelle dell’Europa occidentale e si è potuto dimostrare che tali linee erano già presenti in Europa diverse migliaia di anni fa.

Questo implica che gli uomini di origine ebraica che migrarono in Europa dalla Palestina circa 2000 anni fa presero spesso in moglie donne Europee incontrate prima nella zona mediterranea – specialmente in Italia – e successivamente in Europa centrale e occidentale. In pratica, durante le prime fasi della Diaspora, si verificarono molti casi di conversione all’ebraismo tra le popolazioni Europee, ma riguardavano il più delle volte donne. In conclusione, le linee di discendenza femminili degli ebrei Ashkenaziti non si sarebbero originate in Palestina o nell’impero Cazaro, ma in Europa meridionale e occidentale.

“Questi risultati genetici”, dice la Dott.ssa Olivieri, “forniscono alcune risposte convincenti alla questione dell’origine degli Ebrei Ashkenaziti, dopo decenni e decenni di dibattiti che hanno coinvolto le più svariate discipline scientifiche e umanistiche”. “Aver identificato un'origine europea delle più comuni linee materne degli Ashkenaziti”, conclude il Dott. Achilli, “è un risultato molto significativo nell'ambito di una ricerca più ampia volta a decifrare l'origine e a ricostruire la storia di molte, se non tutte, le popolazioni umane,”.

“A substantial prehistoric European ancestry amongst Ashkenazi maternal lineages”, di Marta D. Costa, Joana B. Pereira, Maria Pala, Veronica Fernandes, Anna Olivieri, Alessandro Achilli, Ugo A. Perego, Sergei Rychkov, Oksana Naumova, Jiri Hatina, Scott R. Woodward, Ken Khong Eng, Vincent Macaulay, Martin Carr, Pedro Soares, Luısa Pereira & Martin B. Richards è pubblicato sulla rivista Nature Communications 4:2543, DOI: 10.1038/ncomms3543, www.nature.com/naturecommunications


Safe zone, no fly zone, de-escalation zones in Siria secondo gli accordi di Astana



Nel vertice di Astana del 3 maggio 2017, il presidente russo Putin e quello turco Erdogan hanno concordato, con il consenso del presidente siriano Assad, nel presentare agli Stati Uniti una proposta di suddivisione della Siria in zone di influenza, che dovrebbero diventare, nel contempo, anche zone di sicurezza per la popolazione civile, interdette al volo degli aerei militari, dove poter accogliere i profughi delle zone dove ancora si combatte, soprattutto quelle ancora in mano all'Isis.
Le de-escalation zones proposti dai Russi sono le zone in blu, corrispondenti alle zone di Idlib, Hama, Homs, Est Ghouta /Damasco e Siria del Sud/Daraa,

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Di questo parleranno Trump ed Erdogan nell'incontro previsto per metà maggio a Washington.
Sul tavolo ci sarà anche la questione dei Curdi siriani, che sono alleati degli USA e stanno dando un contributo fondamentale nella lotta all'Isis. Si spera quindi che Trump non abbandoni l'alleato curdo, ma si limiti a promettere ad Erdogan di impedire inflitrazioni del Pkk nel Rojava e viceversa.
La pace è ancora lontana, ma forse si può incominciare a sperare che il buon senso prevalga di fronte agli estremismi delle varie parti in causa.

Vite quasi parallele. Capitolo 64. Il Canale Emiliano Romagnolo arriva a Casemurate

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Nell'estate del 1983, mentre dalle radio imperversava Vamos a la playa dei Righeira, i lavori di scavo del Canale Emiliano Romagnolo (soprannominato CER) raggiunsero il Feudo Orsini di Casemurate.
Il Consorzio di Bonifica della Romagna Centrale aveva da anni commissionato i lavori all'Azienda Escavatrice e Idraulica Fratelli Monterovere, imparentata con gli stessi Orsini tramite il matrimonio di Francesco Monterovere con Silvia Ricci-Orsini.
Non c'è dunque da meravigliarsi se Riccardo, il figlio nato da quel matrimonio, avesse sviluppato una perversa passione per i fiumi e i canali, compresi i più piccoli fossi di drenaggio o di irrigazione.
In particolare gli sembrava straordinario il fatto che il CER riuscisse a passare sotto i fiumi per mezzo di strutture dette sifoni.
Il CER era stato concepito fin dall'inizio come un canale di irrigazione che, diramandosi dal Cavo Napoleonico a sud di Bondeno, presso Sant'Agostino, portasse le acque del Po fino alla pianura romagnola, che in estate soffriva periodi di vera e propria siccità, e sfociasse infine nel torrente Uso, poco prima di Rimini.



Riccardo ricordava bene gli anni in cui il CER era in costruzione e lui poteva percorrere il suo letto ancora vuoto a piedi e andare persino a visitare i sifoni nel loro interno.
Tutto questo gli era possibile perché sua zia Enrichetta Monterovere dirigeva i lavori con il pugno di ferro, anticipando sia nell'immagine che nei modi il dispotismo di Angela Merkel sull'Unione Europea.
Nelle pause tra un cantiere e l'altro, Enrichetta era ospitata a Villa Orsini, dai parenti di suo fratello Francesco.
Osservava tutto con l'aria di chi tenti di valutare il prezzo di ogni cosa.
<<Il Feudo Orsini è molto famoso>> concedeva Enrichetta <<ma la mia proprietà agricola di Casal Borsetti è molto più ampia>>
Ettore Ricci, che non voleva essere secondo a nessuno, ribatteva punto su punto:
<<Quella terra è salata. Non vale niente>>
Enrichetta, che era già minacciosa quando era calma, diventava una furia quando le prendevano quelli che lei chiamava "i cinque minuti" e che Ettore soprannominava sprezzantemente "una botta di faentino":
<<Dopo la bonifica del Canale in Destra di Reno, che l'Azienda Monterovere ha contribuito a realizzare, il valore di quei terreni è decuplicato. E' stato un grande affare!>>
Anche ad Ettore saltò "la mosca al naso":
<<Non ci cresceranno neanche i cactus.
Signora Monterovere, lei doveva investire i suoi soldi in altro modo. Se mi avesse chiesto consiglio, io sarei stato ben felice...>>
Lei divenne paonazza dalla rabbia:
<<Sciocchezze! Vedrà che le mie terre produrranno le migliori barbabietole da zucchero della regione. L'Eridania verrà in ginocchio da me! Raul Gardini in persona mi pregherà di mettermi in società con lui! Tutte le aziende di Ravenna si consorzieranno con la mia impresa>>
A quel punto Ettore giocava il suo poker d'assi:
<<Se dovessero farlo, sarà solo per motivi politici. Nascerà l'ennesima cooperativa rossa patrocinata da quel suo zio comunista, l' "onorevole" Tommaso Monterovere>>
Enrichetta non spendeva neanche una mezza parola per smentire quell'ovvietà, ma anzi la usava a suo vantaggio:
<<Siamo in Romagna: questa terra è rossa. Converrebbe anche a lei, signor Ricci, aderire al Partito. Chi non è comunista, in questa regione, non lavorerà più, non farà più affari, non farà più niente!>>
Ettore sapeva che era vero:
<<Non posso certo negarlo. Lei però deve ammettere che ai dirigenti del suo Partito, in fondo, dei lavoratori non gliene frega nulla. A loro interessa solo il potere
Certo, ancora non siete al governo, a Roma, ma siete al potere ovunque nella società, nei comuni, nelle province, nelle regioni, nelle scuole, nei giornali, nelle università, nelle cooperative, nella magistratura.
Voi non solo siete al potere: voi siete il potere>>
Enrichetta Monterovere ne era pienamente consapevole:
<<Lei è un uomo perspicace, signor Ricci, e ci è arrivato da solo. Ha capito perfettamente la situazione. Passi dalla nostra parte e il suo potere aumenterà. Le nostre famiglie sono già imparentate.  Mio fratello è suo genero: mio nipote Riccardo è anche suo nipote. Un giorno potrebbe guidare entrambe le nostre imprese.
Si lasci alle spalle il passato e guardi verso di noi, perché noi siamo il futuro>>
Ettore Ricci stupì se stesso nel sentirsi pronunciare una frase coraggiosa:
<<Ho dei doveri di lealtà nei confronti dei miei alleati storici. Si tratta di una questione di fiducia, persino di amicizia. Ci sono vincoli profondi, spirituali. 
Non c'è solo la politica, a questo mondo>>
Enrichetta Monterovere scosse il capo:
<<Ed è qui che si sbaglia, signor Ricci, perché nel nostro ambiente, ai nostri livelli, c'è solo la politica. E si tratta di una politica pragmatica, senza vincoli ideologici.
L'ideologia è soltanto una formula che noi dell'Elite usiamo per naturalizzare agli occhi delle masse l'assoluta arbitrarietà del nostro potere. E la cosa più bella è che la maggioranza ci crede>>
Ettore Ricci si rese conto che colei che aveva davanti lo superava di gran lunga in fatto di cinismo e di spregiudicatezza:
<<E pensare che dicevano che il cattivo ero io>>
Si sentì improvvisamente vecchio e stanco, e per la prima volta in vita sua, ebbe paura.
Cosa sarebbe rimasto dell'Ancien Regime, ora che l'ondata rossa stava per dilagare sul Feudo Orsini?
Ettore guardò il Canale, che come un intruso si insinuava nelle sue terre, e per un istante gli parve che le sue acque, nell'ora del tramonto, assumessero il colore del sangue.