domenica 3 dicembre 2017

Vite quasi parallele. Capitolo 90. La Famiglia deve vincere: Alessio si sposa, Riccardo si fidanza, Diana dirige e ironizza

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Suscitò un certo scalpore, nei salotti buoni, la data scelta per le nozze di Alessio Zanetti Protonotari Campi con Rebecca Fiorentini, in quanto cadeva di martedì, e come tutti sanno "di Venere e di Marte non si sposa, non si parte, né si dà principio all'arte".
La superstizione è sempre stata molto diffusa, persino tra gli intellettuali. Del resto, anche Benedetto Croce, riguardo ai riti scaramantici, ammetteva: "Non è vero, ma ci credo".
In ogni caso, sfidando il destino e l'opinione pubblica, Alessio e Rebecca si sposarono nella giornata del martedì 8 dicembre 1998.
La scelta era dovuta al fatto che in quel modo, unendo il ponte dell'Immacolata con le ferie matrimoniali e quelle natalizie, gli sposi potevano contare su un mese di tempo da dedicare al viaggio di nozze in Messico.
Ma erano anche altre le innovazioni: per la prima volta un membro del clan Ricci-Orsini non si sposava nella Contea di Casemurate, bensì nella parrocchia dove abitava la famiglia della sposa.
Anche questo aveva alimentato le chiacchiere riguardo alla decadenza degli Orsini, le cui tradizioni sembravano essere tenute ormai in poco conto dai membri stessi della famiglia, ma non era affatto così.
La nonna materna dello sposo, Diana Orsini, contessa di Casemurate, era molto felice di queste nozze, cosa non scontata, in quanto sappiamo bene che i matrimoni non erano eventi a lei particolarmente graditi.
Alcuni giorni prima Diana aveva tenuto a Rebecca il famoso "discorso sulla Famiglia", destinato ad ogni persona in procinto di entrare, per matrimonio, all'interno del clan Orsini:
<<Il clan Orsini è una famiglia allargata che comprende tutti i miei parenti e discendenti, più le persone che si sposano con loro. Non importa se il cognome è diverso: nel clan Orsini l'appartenenza alla Famiglia è diventata matrilineare, soprattutto nel caso dei discendenti delle mie tre figlie>>
Rebecca aveva annuito, leggermente intimidita:
<<Si tratta di una famiglia matriarcale e lei è la matriarca>>
Diana annuì:
<<Lo sono, ma non intendo essere una presenza troppo ingombrante. 
Il senso di questo discorso è un altro.
Nella vita ho visto molte famiglie andare in rovina perché gli individualismi hanno prevalso sul senso di appartenenza ad una comunità.
Nessuno meglio di me può sapere che per tenere unita una famiglia occorrono sacrifici.
La libertà individuale è importante, ma l'affetto e la protezione che derivano da una famiglia unita sono ancora più importanti.
Questa considerazione ha sempre guidato le mie scelte, quelle delle mie figlie e quelle dei miei nipoti. 
Occorre che tu tenga bene a mente tutto questo.
A volte potrà capitare che i tuoi desideri individuali entrino in conflitto con l'unità e il benessere della famiglia.
In alcuni casi la questione si potrà risolvere con un compromesso, ma ci saranno altri casi in cui sarà necessario scegliere chi dovrà prevalere nel conflitto tra Individuo e Famiglia.
Il fatto è che, in questi casi,  la Famiglia deve vincere. 
Deve sempre vincere!>>
Rebecca non avrebbe dimenticato mai quel discorso.
A quasi vent'anni dal suo matrimonio, le va riconosciuto con onore il merito di aver sempre seguito il consiglio che la nonna di suo marito le diede in quel lontano giorno del dicembre 1998.
La cerimonia nuziale fu l'occasione per formalizzare anche un altro evento, e cioè il fatto che Riccardo Monterovere, cugino di Alessio, si era legato sentimentalmente con una ragazza lombarda conosciuta a Milano, all'università che entrambi frequentavano.
La precedente relazione di Riccardo con Vittoria Zampetti non aveva resistito alla lontananza, che, si sa "è come il vento", che accende i fuochi grandi, ma spegne quelli piccoli.
La rottura con Vittoria aveva causato una grande delusione nelle famiglie di entrambi, che erano legate da rapporti di conoscenza e amicizia.
Per Silvia, la madre di Riccardo, e naturalmente anche per nonna Diana, era stato un duro colpo e forse la prima significativa delusione da parte del figlio e nipote.
La prima di una lunga serie, purtroppo.
In effetti Riccardo Monterovere, dopo quasi quattro anni di università, appariva cambiato, e non in meglio, almeno dal punto di vista di sua madre, di sua nonna e delle sue zie.
Gli anni trascorsi a Milano lo avevano trasformato in un fighetto insopportabile.
Persino suo padre era rimasto perplesso di fronte all'atteggiamento vagamente snob del figlio, soprattutto per un'eccessiva ricercatezza nella sua eleganza da dandy, che venne interpretata come segno di cedimento nei confronti della frivolezza e della mondanità della metropoli lombarda.
Ma quello che proprio nessuno dei parenti di Riccardo riuscì a mandare giù fu il tipo di ragazza con cui ormai da un anno aveva una relazione.
Questa nuova fidanzata, di nome Barbara, era una biondina sexy vestita con abiti firmati comprati in via Monte Napoleone con la carta di credito del papà chirurgo plastico. 
Per quanto si sforzasse di essere gentile, Barbara aveva quasi sempre il broncio, come una top model in un editoriale di Vogue o una pop-star capitata per caso in una sagra di paese.
Forse era davvero così che il mondo arcaico del Feudo Orsini doveva sembrare agli occhi di questa disinibita abitante della metropoli lombarda.
Era stata presentata alla famiglia di Riccardo alcuni giorni prima del matrimonio di Alessio.
L'incontro era avvenuto, ovviamente, a Villa Orsini.
Nel momento stesso in cui aveva messo piede nell'antica magione degli avi materni di Riccardo, Barbara osservò tutto con l'aria meticolosa di chi sta valutando un investimento.
Il suo sguardo imbronciato si soffermava sui mobili antichi, sulle argenterie, sui quadri, sulle ceramiche, e sembrava che stesse cercando di indovinarne il prezzo.
Fu molto colpita dai ritratti degli antenati e dal famoso quadro che ritraeva Diana Orsini a cinquant'anni.
<<Quindi lei è veramente una contessa?>> chiese Barbara, come se stesse avendo a che fare con un extraterrestre.
Diana Orsini Balducci di Casemurate la incenerì con uno sguardo:
<<I titoli nobiliari sono stati aboliti insieme alla monarchia. Nella mia carta d'identità troverai solo un cognome esageratamente lungo. Per lo stato italiano io sono una semplice vedova con pensione di reversibilità>>
Barbara non parve accorgersi dell'ironia dell'anziana contessa:
<<Per tenere in piedi tutta questa reggia non le basterà certo la pensione>>
Diana assunse un'espressione divertita:
<<E infatti, come avrai di certo notato, questa "reggia" cade a pezzi>>
Barbara continuò a non cogliere il tono ironico dell'interlocutrice:
<<Be', se mettiamo insieme i miei soldi e i suoi, mi sa che possiamo ristrutturare tutto. Magari gli diamo anche una svecchiata>>
Le pupille degli occhi di Diana si dilatarono come quelle di una tigre che sta per sbranare la sua preda:
<<Una svecchiata, eh? Che offerta generosa da parte tua! Una vera mecenate. Se fosse viva mia madre, che era, in effetti, una vera contessa, avrebbe commentato: "La maledizione dell'oro ha vinto e la nobiltà del sangue, inevitabilmente, soccombe">>
Barbara non capì mai il senso di quella risposta, ma Riccardo sì, e si rese conto che forse quella ragazza si era innamorata non tanto di lui come persona, quanto del suo essere una specie di principe ereditario, di "rampollo di sangue blu" con parenti proprietari di feudi, ville e castelli sparsi tra i monti e il mare.
E allora Riccardo capì che Alessio era stato fortunato nell'incontrare la sua anima gemella, e incominciò a convincersi  che la maggioranza delle coppie stessero insieme non tanto perché c'era tra loro un grande amore, quanto perché uno dei due amava di più, mentre l'altro voleva ottenere qualcosa di diverso dall'amore, oppure entrambi amavano poco, ma alla fine avevano saputo accontentarsi, per sfuggire alla solitudine e per trovare un sostegno, come in una società di mutuo soccorso.
In fondo non era su questo principio che si basavano le famiglie?
Persino Diana sarebbe stata d'accordo.

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