L'Islamofobia non è razzismo: è difesa dei diritti civili europei













Il termine islamofobia viene definito in maniera negativa, come un pregiudizio infondato contro la religione islamica e i suoi credenti.
Viene associato in generale alla xenofobia e persino al razzismo.
Riguardo all'associazione con la xenofobia, si può dire che, nell'accezione negativa prevalente, l'islamofobia ne sia una parte, in quanto pregiudizio nei confronti degli stranieri di religione islamica, che poi si estenderebbe anche agli autoctoni convertiti all'Islam.
Eppure entrambi questi termini hanno anche un'altra accezione, più aderente all'etimologia, e cioè la paura degli stranieri e in particolare la paura degli stranieri islamici estesa poi anche agli autoctoni convertiti all'Islam.
Mettiamo da parte la paura degli stranieri e concentriamoci su quella degli islamici.
Abbiamo motivo di avere paura?
Mettendo da parte il terrorismo, che rappresenta solo una frangia estremistica, abbiamo motivo di temere il cosiddetto "Islam moderato"?
Bisognerebbe prima di tutto trovare un accordo su cosa si intende per Islam moderato.
La domanda che considero più rilevante, al riguardo, è il rapporto tra l'Islam cosiddetto moderato e i diritti delle donne, i diritti civili delle minorante e in generale tutta quella serie di diritti che sono garantiti negli stati laici del mondo occidentale.
Qualcuno conosce un paese di religione islamica dove i diritti civili sono garantiti?
Forse la Turchia? I Curdi non sarebbero molto d'accordo, pur essendo islamici loro stessi, ma appartenenti ad una minoranza a cui lo stato turco ha negato quello statuto autonomo che pure in genere tutti gli stati sono tenuti a riconoscere nei confronti delle minoranze etniche.
C'è inoltre la fondata paura che l'accrescersi dei poteri del presidente Erdogan, esponente del partito islamico moderato, possa lentamente minare le fondamenta dell'unico stato laico e, in buona parte, democratico, del mondo islamico.
Tutti gli altri paesi, anche i più illuminati, compresi quelli che hanno di recente assunto istituzioni democratiche, conservano un'impronta più o meno sessista e omofoba, che, nei paesi in cui è in vigore la Sharia, diventa una vera e propria sottomissione e persecuzione.
Considerando che l'immigrazione islamica in Europa procede a ritmi tali da poter assumere, entro breve tempo, una forte influenza sociale, religiosa e persino politica, sostenuta anche dagli aiuti finanziari dell'Arabia Saudita, che acquista terreni ed edifici, oltre che quote azionarie delle imprese e delle banche, è legittimo chiedersi se l'islamizzazione possa costituire una minaccia per i diritti civili che la civiltà occidentale ha conquistato negli ultimi secoli.
Paradossalmente, chi si pone questa domanda, viene accusato di razzismo proprio da coloro che sarebbero le prime vittime dell'islamizzazione, e cioè le femministe e gli intellettuali laici di sinistra, oltre che le minoranze, anch'esse di sinistra.
L'accusa di razzismo è ridicola, dal momento che qui si sta parlando di una religione, e non di una etnia. (Il termine razza è privo di significato se riferito ad una componente del genere umano).
L'accusa di islamofobia, che non va assolutamente mescolata né con la xenofobia, né con il razzismo, andrebbe letta in termini etimologici e dovrebbe suscitare la domanda: è fondata la paura che l'Islam possa costituire una minaccia per i diritti civili delle donne e delle minoranze, oltre che dei credenti delle altre religioni?
Io invito gli intellettuali di sinistra a porsi questa domanda e a provare a darsi una risposta che non sia astratta, ma basata su esempi concreti e su fatti reali.