lunedì 7 novembre 2016

Perché il neoliberismo globalista è diventato di sinistra e viceversa.

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Durante gli anni in cui Bush Jr. era alla Casa Bianca, Berlusconi era a Palazzo Chigi e Benedetto XVI sedeva sul soglio di Pietro, la differenza tra destra e sinistra era molto chiara.
La destra era neoliberista, globalista (nel senso di favorevole alla globalizzazione economico-sociale dell'umanità) e conservatrice su tutto il resto, mentre la sinistra era socialdemocratica, keynesiana, no-global e progressista su tutti quanti i temi etici e sociali.
Poi c'è stato un cambio di vertice: Obama alla Casa Bianca, Monti/Letta/Renzi a Palazzo Chigi e papa Francesco in Vaticano.
Da allora la differenza tra destra e sinistra si è andata perdendo, mentre si è acuita un'altra dicotomia, quella tra elite e popolo, o se vogliamo, tra oligarchia e populismo.
Buona parte della destra ha abbandonato i temi del liberismo e della globalizzazione ed ha recuperato quelli dell'economia keynesiana e della sovranità nazionale.
E così il liberismo e la globalizzazione hanno trovato "asilo politico" in una sinistra che a sua volta era profondamente mutata.
E' diventata più simile al partito radicale italiano, è divenuta "liberal", ossia, secondo una definizione efficace di Diego Fusaro, "sinistra dei costumi e destra del capitale", cioè difesa di alcuni diritti civili (in genere di alcune minoranze ristrette) e accettazione dell'ordine economico liberista e monetarista imposto dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Commissione Europea e dalle varie banche centrali e piazze borsistiche.
Si sentono, a sinistra, ragionamenti del tipo:
"L'immigrazione è un bene per l'economia perché abbassa il costo del lavoro e i bassi stipendi permettono alle aziende, specialmente in certi settori, di crescere e competere con me aziende straniere".
Questo scrivono molti giovani di sinistra quando devono difendere l'immigrazione.
Se per loro accogliere i migranti è "doveroso" in nome del filantropismo progressista, è anche "utile" in nome degli interessi del capitale.
Pertanto le nostre imprese, per rimanere competitive devono puntare sulla compressione dei salari.
In pratica per evitare che un' azienda delocalizzi in Cina, gli operai italiani devono ridursi a lavorare come gli operai cinesi. Altrimenti ci sono gli immigrati pronti a sostituirli.
Un po' quello che scriveva Marx, di cui certa sinistra pare essersi dimenticata,.riguardo all' "esercito industriale di riserva",
Paradossalmente, gli interessi degli operai risultano più ascoltati dalla destra.
In un frangente della Storia in cui più accanitamente si sente stringere la morsa del mondialismo e del progetto di un mondo composto da società senza frontiere e senza sovranità, un mondo liquido caratterizzato dalla perfetta libertà di circolazione di uomini, merci e capitali, un mondo in cui sono anonime istituzioni internazionali a determinare la vita dei popoli, Trump ha ristabilito – o almeno ha tentato di farlo – un principio di sovranità e di identità nazionale.
Lo zoccolo duro su cui poggia Trump è dato da bianchi, spesso in situazioni vicine alla povertà: operai, contadini e altri lavoratori di manodopera duramente colpiti dalla crisi del 2008 che non hanno trovato conforto nelle politiche di Obama degli ultimi anni. Stufi e sempre più in difficoltà nell’arrivare a fine mese, queste persone chiamate a volte in modo dispregiativo redneck (per via del collo che diventava rosso dopo una giornata nei campi sotto il sole), si sono schierate al fianco di Trump, attratte dai suoi proclami di riportare l’America ai fasti di un tempo. Messico e Cina rappresentano il nemico, ma il razzismo non c’entra: i messicani occupano sempre di più i posti di lavoro che una volta erano degli statunitensi, mentre i cinesi hanno cominciato a creare quei prodotti che una volta venivano fabbricati negli USA.
Ecco dunque che il candidato della destra si schiera con gli operai, mentre Hillary Clinton si schiera con i banchieri.
E' un paragone che ricorda un po' l'enorme distanza tra il Pci di Berlinguer, ancora espressione della classe operaia, e il PD di Renzi, che va a braccetto con Marchionne ed Elkann.

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Dunque, di che cosa si è dimenticata la sinistra? Di chi si è dimenticata?
Si è dimenticata delle sue origini, della sua storia, delle classi sociali che per più di un secolo ha rappresentato.
Una delle immagini simbolo di questo tradimento è quella di Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, che, durante il meeting degli industriali a Cernobbio, se la ride beatamente a pranzo con Mario Monti, il tecnocrate per eccellenza, l'uomo delle banche, il rappresentante principale, in Italia, del neoliberismo globalista.

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Che cos'ha da dire o da dare, ormai, questa sinistra, ai ceti medio-bassi, rovinati dalla crisi economico-finanziaria causata dai banchieri, impoveriti dai bassi salari, dalle tasse, dai tagli alle pensioni e alla sanità. resi precari e sottopagati dalla concorrenza rappresentata dall'immigrazione clandestina?
Che cosa se ne fanno, i poveri, i disoccupati, i precari, i pensionati, i malati, i disabili, che cosa se ne fanno della retorica buonista dell'accoglienza indiscriminata degli stranieri clandestini, o dei matrimoni gay, presentati come una grande e fondamentale vittoria progressista, quando riguardano soltanto una minima parte della popolazione?
I poveri, i disoccupati, i precari, i pensionati, i malati, i disabili, e tutti coloro di cui in teoria la sinistra dovrebbe occuparsi e che invece sono stati dimenticati e declassati nell'ordine delle priorità, tutti costoro, della retorica buonista dell'accoglienza, del femminismo e dei matrimoni gay, non se ne fanno niente.

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