lunedì 24 ottobre 2016

Pio XIII è meglio di Francesco. Recensione di "The Young Pope"

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Dopo aver assaporato e apprezzato le prime due due puntate della serie televisiva "The Young Pope", diretta da un ottimo Paolo Sorrentino, sono arrivato ad una conclusione estremamente impopolare, come la maggior parte delle mie opinioni, del resto.
La conclusione è che il Giovane Papa di Sorrentino è, sotto molti punti di vista, molto migliore dell'attuale pontefice.
Se papa Francesco è il sommo sacerdote del Buonismo, il giovane papa Pio XIII (perfettamente interpretato da Jude Law) è l'apoteosi del "cattivismo", il che non significa che sia cattivo, tutt'altro; significa invece che è severo, duro, ieratico, carismatico nel senso sacrale e originario del termine.
Il suo primo discorso è un atto di accusa verso una Chiesa che si è dimenticata della sua dimensione metafisica, ultraterrena, sacrale e verso una massa di fedeli che vivono la religione come un tifo da stadio, un concerto rock o una scampagnata.
Ci siamo assuefatti all'idea di Papi che pronunciano discorsi zuccherosi, pieni di luoghi comuni, di banalità, di retorica da curato di campagna, con troppi tentativi di captatio benevolentiae: discorsi, insomma, che cercano l'applauso e che lo trovano troppo facilmente, trasformando Piazza San Pietro in una specie di Stadio Olimpico pieno di tifosi dai gusti grossolani e dalla mente vuota.
Mentre papa Francesco ha tolto ogni aura sacrale alla dignità pontificia, concedendosi fin troppo a giornalisti  e fotografi, e rilasciando interviste improvvisate ad alta quota nei viaggi aerei, con la disinvoltura di un politico in cerca di facili consensi, il giovane papa Pio XIII non si fa vedere, e anche quando appare in pubblico, fa in modo che il suo volto non appaia, e questo per sottolineare che l'unica cosa che conta è la sacralità del ministero pontificio, il ruolo di tramite tra l'umanità e Dio.
E così, mentre il Segretario di Stato (un eccellente Silvio Orlando) e l'influente Suor Mary (un'altrettanto eccellente Diane Keaton), premono affinché il giovane papa pronunci un'omelia piuttosto scontata, oscillante tra diplomazia e buonismo, Pio XIII insiste nel voler dare un messaggio diverso.
Il suo discorso inizia con una domanda che percorre ossessivamente i sogni del protagonista e le sue prime giornate da pontefice.
"Di cosa ci siamo dimenticati?"
Nella prima puntata, l'omelia è pronunciata in sogno, e termina in modo blasfemo.
Nella seconda puntata, al termine, l'omelia vera è talmente dura e inflessibile, nel suo integralismo, da conquistare non tanto quelli che credono di credere (se mi perdonate il gioco di parole), quanto piuttosto quelli che credono di non credere, tra cui mi ci metto anch'io.
"Ci siamo dimenticati di Dio".
Questa frase non va letta come un richiamo al nichilismo di Nietsche, perché ai suoi tempi i filosofi ancora attribuivano una notevole importanza alla dimensione del sacro.
E non va letta nemmeno come una riedizione della condanna ratzingeriana del relativismo culturale o del secolarismo materialista.
Pio XIII non è un conservatore diplomatico come Benedetto XVI.
Direi che Pio XIII è un reazionario geniale, a tratti anarchico, la cui trasgressione è strettamente legata ad un tradizionalismo che ci ricorda i grandi Papi del medioevo, del rinascimento e anche dell'epoca barocca, prima che lo Stato Pontificio perdesse la sua centralità.
Molto importante, sotto questo aspetto, è la scelta di far riacquistare, dal Vaticano, la tiara pontificia del Triregno, venduta da Paolo VI per indicare una presa di distanza dallo sfarzo della sovranità terrena, e il cui ricavato venne dato in beneficenza. Nella realtà questa tiara continua ad essere esposta in una teca, in un museo americano, il che, permettetemi di dirlo, è molto triste per la grande tradizione romana e italiana.
Pio XIII si farà incoronare con l'antica tiara del Triregno.
Non mostra il suo volto, ma mostra le insegne di qualcosa di millenario, che non è solo un simbolo di potere temporale, ma è soprattutto un simbolo di sacralità.
Ecco come va letta l'accusa.
Ci siamo dimenticati della dimensione del sacro.
Ci siamo dimenticati del senso della spiritualità.
Ci siamo dimenticati delle domande ultime sul senso della vita e dell'esistenza.
Ci siamo dimenticati dell'aspetto trascendente e ultraterreno del concetto di Dio.
Un Papa degno di questo nome dovrebbe ricordarcelo, e dovrebbe farlo con tutta la durezza e la severità del giovane, ma inflessibile, pur nella sua umana fragilità, papa Pio XIII.
Certo, Benedetto XVI aveva affrontato questi temi, ma il suo approccio teologico era filosoficamente molto razionale e accademico, laddove Pio XIII è chiaramente un mistico.
Francesco invece si è dimenticato della natura trascendente di Dio. Per lui esiste solo Gesù (non a caso Bergoglio è un gesuita) e questo Gesù lui lo vede quasi esclusivamente nei migranti, soprattutto in quelli di fede islamica. 
Insomma, Francesco fa politica. Pio XIII, invece, fa quello che il Papa dovrebbe fare: parlare di Dio, ricordare a tutti, credenti e non credenti, che il problema dell'esistenza e della natura di Dio non si può e non si deve né eludere, né tantomeno ignorare.

2 commenti:

  1. Ho letto attentamente il tuo articolo e lo condivido in pieno!
    Il nostro attuale Papa non mi sembra difenda molto i valori cattolici e noi cattolici. Non si tratta di essere troppo radicali ma di appartenere a valori in cui crediamo e sapere che chi ci dovrebbe rappresentare, in realtà "ci da' per scontati" e non si preoccupa di noi ma di altre realtà,che ci vorrebbero "eliminare". Io continuerò a credere in Gesù ma mi sto ponendo molte domande... anche perché il caro Papa attuale non ci aiuta e tutto il suo "buonismo" mi sembra fuori luogo, sinceramente! A volte bisogna difendere strenuamente i propri valori, quando c'è il rischio concreto che vengano eliminati...
    ti auguro una bella giornata, Federica

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    1. Grazie!!! Mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato questa recensione e che abbia condiviso la mia preoccupazione riguardo all'attuale pontefice, che trova più consensi tra i non credenti piuttosto che tra i credenti, e che sembra essersi dimenticato di tutto, tranne che dei migranti. Bisogna avere il coraggio di dirlo, specie in un momento drammatico come questo, in cui la nostra civiltà è sotto assedio.
      Grazie ancora e buona giornata!
      R

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