domenica 16 ottobre 2016

Il neopuritanesimo selettivo della Sinistra politically correct asservita al grande capitale finanziario

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Un tempo si parlava di "tolleranza repressiva". Marcuse sosteneva che la tolleranza non fosse altro che un mascheramento della repressione, un mezzo per perpetuare il dominio degli oppressori sugli oppressi. Affermando che, all'interno di una società repressiva, i movimenti progressisti che accettano le regole del gioco diventano essi stessi strumenti di schiavitù, il filosofo arrivava a teorizzare l'esistenza di un "diritto naturale" per le minoranze oppresse di usare mezzi extralegali qualora i legali avessero si fossero rivelati insufficienti (teoria della soppressione del regresso). A questo concetto è direttamente collegata la teoria della tolleranza discriminatoria, secondo la quale l'unico modo per spezzare la tirannia degli oppressori (i quali godono, ormai, del sostegno dell'opinione pubblica, imbrigliata e indottrinata) sarebbe ritirare la tolleranza verso i movimenti regressivi, promuovendo così la sovversione.
Da allora è passata una generazione e le minoranze di cui parlava Marcuse sono riuscite, nell'arco degli ultimi dieci anni, non solo ad ottenere i diritti civili e a portare avanti una sorta di rivoluzione culturale permanente, ma anche, in molti paesi, ad assumere il controllo del potere politico.
Lo strumento con cui questa presa di potere è avvenuta è stato il settore delle telecomunicazioni.
Il primo passaggio della rivoluzione culturale dei costumi, premessa indispensabile per la presa di potere delle minoranze, è stato quello della secolarizzazione e mercificazione materialista ed edonista della civiltà da parte della televisione.
In Italia questa rivoluzione avvenne in maniera molto rapida e spazzò via gran parte delle culture tradizionali che sopravvivevano nelle varie regioni e località della penisola e delle isole.
Apparentemente sembrava un fenomeno progressista, ma già allora Pasolini metteva in guardia gli entusiasti della secolarizzazione edonistica, indicandone il rischio principale, ossia una forma di omologazione totalitaria molto più schiacciante di quelle del passato.
Scriveva Pasolini: “Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè – come dicevo – i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane”.
Questa feroce critica di Pasolini al sistema consumista e al totalitarismo massmediatico, se al tempo poteva apparire un po' forzata, oggi è più che mai attuale, visto l’attuale dominio assoluto della società dell’immagine con la conseguente mercificazione totalizzante di tutti o quasi gli aspetti della vita. La televisione infatti, dal fine pedagogico che gli veniva attribuito agli esordi, è finita con il diventare una vera e propria “arma di distrazione di massa”, con la priorità assoluta data solamente al semplice intrattenimento e con l’utilizzo di un’informazione volutamente manipolata e plasmata, al fine di condizionare sempre di più le scelte dei fruitori, oggi più che mai semplici ” consumatori”.
Ma la televisione fu solo il primo dei tanti mezzi usati dal sistema consumista per perpetuarsi e consolidare la propria influenza, oggi praticamente totale, grazie al concomitante avvento di internet e del telefoni cellulari, che si sono poi fusi in un'unica realtà con l'introduzione dello smartphone e il successo totale dei social network.
 Le riflessioni di Pasolini sono oggi più che mai attuali e possono servire come spunto di riflessione per la creazione di una società che vada oltre l’obsoleto modello consumista, e sul campo della comunicazione, per un’informazione che rifiuti la mercificazione attuale e sia per quanto possibile libera,indipendente e consapevole. “
Non è un caso il fatto che Pasolini si sia schierato contro la Contestazione del '68 e contro gli studenti figli di papà ricchi che prendevano a sassate i poliziotti figli di proletari.
Chiunque abbia approfondito lo studio storico della società capitalista sa bene che la Contestazione sessantottina non ha combattuto il capitalismo, ma anzi ne è stata un'inconsapevole alleata che, spazzando via ogni tipo di valore tradizionale non conforme alla società dei consumi, ha accelerato il successo del mercato neoliberista, basato su un'atomizzazione della società in tanti consumatori isolati e sradicati dal contesto famigliare, locale, nazionale e valoriale (in particolare riguardo ai valori tradizionali).
L'homo oeconomicus liberista e neoliberista è un lavoratore consumatore astrattamente slegato dal contesto, che ragiona esclusivamente in termini di utilità e piacere.
L'utilitarismo degli economisti classici anglosassoni, l'edonismo della società dei consumi e il monetarismo dell'ortodossia neoliberista, che erano stati inizialmente sostenuti dalla destra liberale, ora hanno deciso di puntare tutto sulla sinistra radical-chic.
Ecco allora il trionfo di Obama, di papa Francesco, di Matteo Renzi e presto anche quello di Hillary Clinton.
I radical-chic sono euforici per quella che credono essere una loro personale vittoria nell'ambito dell'ennesima Rivoluzione Culturale volta a distruggere l'oppressione delle minoranze o delle categorie sociali che si consideravano oppresse (donne, comunità Lgbt, minoranze etniche o religiose).

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(Nell'immagine qui sotto si può vedere sintetizzato il simbolo delle correnti di pensiero che hanno assunto l'egemonia culturale: femminismo, teoria gender o transgender riferibile alla comunità Lgbt, multiculturalismo con preferenza verso i non-bianchi e i non-cristiani, simboleggiato dal pugno che, oltre al movimento femminista, richiama quello del Black Life Matters)

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Il problema è che qui si è andati ben oltre il rispetto dei diritti civili delle suddette minoranze, le quali, forti dell'appoggio del grande capitale e quindi anche dei mass media e dei social network, hanno imposto, tramite l'industria culturale (informazione, educazione, spettacolo) e il braccio giudiziario di una magistratura culturalmente "progressista", hanno imposto la dittatura del linguaggio "politicamente corretto", fino ad arrivare al punto di impedire la libertà di espressione e di pensiero di coloro che la pensano diversamente dal punto di vista politico.
Insomma si è arrivati ad una sorta di "razzismo al contrario", in cui chi non è d'accordo con la nuova sinistra radical-chic viene immediatamente zittito ed emarginato.
Ma il paradosso più grande e più assurdo è che proprio coloro che per anni avevano propugnato l'apertura mentale, ora si comportano come rigidi custodi di un'ortodossia benpensante e neopuritana.
Se un uomo fa un apprezzamento verso la bellezza fisica di una donna è immediatamente bollato come sessista.
Se poi questo uomo è bianco, conservatore, eterosessuale, contrario all'immigrazione, e il suo apprezzamento aveva assunto le forme di una battuta provocatoria alla Oscar Wilde, allora i neopuritani riservano a lui lo stesso trattamento che fu riservato ad Oscar Wilde.
I nuovi vittoriani sono i radical-chic politicamente corretti della sinistra liberal e globalista, e la nuova regina Vittoria è naturalmente Hillary Clinton.



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