mercoledì 26 ottobre 2016

I Gesuiti, Papa Francesco e il Nuovo Ordine Mondiale

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Da:http://atrium.altervista.org/un-cattolicesimo-non-identitario/?doing_wp_cron=1477327713.3540740013122558593750

Molte sono le teorie riguardanti i gesuiti che si basano sul sospetto che la Compagnia di Gesù non sia del tutto cattolica, o addirittura che non sia cristiana. Il punto è che, senza esagerare negando il cristianesimo dei gesuiti, la loro identità religiosa è controversa, come è controverso il rapporto che hanno spesso avuto con l’altrui identità religiosa.

Fino alla grande sorpresa, nel marzo del 2013 (un paio di settimane dopo la clamorosa rinuncia di Benedetto XVI, papa Ratzinger, contestato ben oltre il dovuto per le sole colpe di essere un conservatore e di non fare la popstar come il suo predecessore), dell’elezione a papa di Jorge Mario Bergoglio, col nome pontificale di Francesco I. Il primo papa americano (argentino, di origine piemontese), ed il primo papa gesuita, a poco meno di mezzo millennio dalla fondazione degli ignaziani.

Bergoglio non è colpevole della crisi del cattolicesimo: questa dura da (almeno) oltre mezzo secolo, quando Roncalli ed i suoi sostenitori devastarono la loro stessa chiesa, proclamandone con il Concilio Vaticano II lo smantellamento, effettuato tramite la desacralizzazione della pratica religiosa ed uno sfacelo estetico pressoché totale.
Questo papato è però protagonista di un momento, nocivamente prolungato, di confusione. Confusione dovuta sia ad un preesistente, e persistente, smarrimento di identità, che ad una presente mancanza di attaccamento alle proprie radici.
Non lo si è visto soltanto nelle uscite più vistose, e più contestate, di papa Francesco: gli appelli al mondialismo, all’apertura delle frontiere, la goffaggine costernante nel parlare di politica estera, le balordate in materia dottrinale. Il papato di Bergoglio ha rinnegato sia la propria matrice cattolica, che la discendenza gesuitica del suo titolare, nei disperati tentativi di attirarsi se non le simpatie, almeno il favore delle frange più lontane, e meno serie, dell’ecumene cristiano.
Sono passati in secondo piano – grazie alla priorità furbescamente assegnata all’esposizione mediatica delle frasi sulla fallibilità papale, sul non poter giudicare gli omosessuali, sul dare pugni a chi insulta la mamma, scandali dal significato forte ma dalla portata effettiva inconsistente come l’attico di Bertone – episodi forti come il filmato nel quale Francesco si rivolgeva a sette protestanti come i pentecostali e gli evangelici, o l’udienza accordata ai rappresentati di Comunione & Liberazione, salutati dal papa stesso come il fior fiore del cattolicesimo odierno.
Il dialogo e l’apertura sono cose diversissime, ma Bergoglio ha tralasciato dettagli importanti. Se sei gesuita, tuo compito è difendere la tua chiesa dai suoi nemici. Il grande papa Farnese, Paolo III, approvò la Compagnia assegnando al Loyola la difesa della chiesa romana dalla minaccia luterana: ed il protestantesimo allora era affar ben più serio delle spentissime congreghe pentecostali odierne. E se sei il delfino di un gesuita di grande spessore come Carlo Maria Martini (è noto che quando fu eletto papa Ratzinger, il suo principale – ma staccato di molto – contendente era l’ex arcivescovo di Milano; ma costui era già gravemente malato, e chiese ai propri sostenitori di votare, in sua vece, per Bergoglio, che rimase poi ignoto al pubblico europeo sino alla propria proclamazione), non puoi offenderne la memoria prostrandoti al cospetto di un’associazione a delinquere che gli ha avvelenato anni di vita.

Le tesi complottiste hanno spesso asserita l’esistenza di un rapporto di interdipendenza fra gesuiti e massoneria. Una tale asserzione si regge sul nulla, ma le carriere di queste due istituzioni (se è lecito definirle tali) hanno dei paralleli. Sembra insomma la situazione che, ne La montagna incantata, Thomas Mann rappresenta con i diverbi fra due amici-nemici, il gesuita Naphta ed il massone Settembrini.
Lo smarrimento della propria identità, per la Compagnia di Gesù, passata dall’evangelizzazione perseguita tramite la creazione di una élite formata da uomini dotati di capacità straordinarie, alla resa nei confronti di un’epoca desacralizzata. La mancanza di una identità definita per la massoneria, che ha rappresentato le istanze più svariate: tutte, ma proprio tutte, le maggiori posizioni politiche (dalle destre alle sinistre, dall’autoritarismo al liberalismo), tutte le posizioni possibili in fatto di spiritualità e religione, dallo spiritismo più fantasioso al razionalismo ed al materialismo più scabri, rappresentando ogni confessione.
Ci sono stati gesuiti ortodossi ed eterodossi, inquisitori (il cardinal Bellarmino) ed inquisiti (padre Teilhard de Chardin), conservatori e modernisti, in Italia persino fascisti e partigiani.
Così come i massoni sono stati occultisti balordi come Cagliostro (ed Helena Blavatsky ed Annie Besant, tra le rarissime “sorelle”) ed ermetisti grandissimi come Raimondo di Sangro principe di Sansevero; ma d’altro canto, anche materialisti come Diderot e la gran parte della schiera degli illuministi; era massone Churchill, ma lo era anche Farinacci; il partigiano Gasparotto ed il repubblichino Gray. Ed infine, sono accomunati dalla disgregazione (ai danni d’altri) e dal declino (ai propri danni). La massoneria ha profuso impegni giganteschi nello scacciare ogni forma di religiosità in Europa: cominciando dalla riforma laicista dell’istruzione in Francia, operata dal ministro Jules Ferry a fine ‘800, e culminando nel già citato Concilio Vaticano II. Ha calpestato, in nome degli interessi economici britannici, le identità locali: provando a cancellare l’identità del meridione italiano, ed a “torinizzare” Roma. I massoni hanno ospitato nelle proprie logge due dei più grandi musicisti di sempre: Beethoven e Mozart. Ed uno scrittore il cui spirito incombe magnanimo sulla cultura europea: Goethe. Oggi, uno dei massoni più in vista è Alessandro Cecchi Paone.
I gesuiti hanno avuto nel proprio novero delle personalità grandiose. Andrea Pozzo, Francesco Borgia, Cristoforo Clavius, Pietro Canisius, Matteo Ricci, Athanasius Kircher, Pierre-Jean De Smet, Jean Daniélou, Henri de Lubac e Michel de Certeau… hanno predicato, insegnato, esplorato. Un buon gesuita è in grado di scrivere un saggio eruditissimo come di marciare nel deserto. Hanno elaborato un modo di fare teatro, indagato il cielo, e sviluppato potentemente l’arte barocca. La Roma ‘600sca, che è buona parte della Roma che vediamo tuttora, è stata resa grande dall’arte gesuitica.
Oggi, la Compagnia di Gesù è protagonista e responsabile di quello che ha discrete possibilità di essere ricordato come uno dei papati più grigi, oscuri, raffazzonati e perniciosi di sempre. O tempora, o mores.



Letture consigliate
J.C.H. Aveling, The Jesuits, Blond&Briggs, London 1981.
Domenico Del Rio, I Gesuiti in Italia, Corbaccio, Milano 1996.
François Dosse, Michel de Certeau. Le marcheur blessé, La Découverte, Paris 2002.
Ignazio di Loyola, Autobiografia e Diario spirituale, De Ferrari, Genova 2010.
Esercizi spirituali, ed. s. Paolo, Cinisello Balsamo 1999.
John W. O’Malley SJ, Gesuiti. Una storia da Ignazio a Bergoglio, Vita e Pensiero, Milano 2014.
Sabina Pavone, Le astuzie dei gesuiti. Le false Istruzioni Segrete della Comagnia di Gesù e la polemica antigesuita nei secoli XVII e XVIII, Salerno ed., Roma 2000
Po-Chia Hsia, Un gesuita nella Città Proibita. Matteo Ricci, 1552-1610, Il Mulino, Bologna 2012.
Adriano Prosperi, La vocazione, Einaudi, Torino 2016.
Roberto Revello (a cura di), Il libro nero dei gesuiti. “Monita Privata” o Istruzioni Segrete della Compagnia di Gesù, Res Gestae, Milano 2013.
Jonathan Wright, The Jesuits. Missions, Myths and Histories, HarperCollins, London 2004.

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