giovedì 21 luglio 2016

Il Buonismo. Nascita, apogeo e fallimento dell'Età Buonista



La prima volta che il termine "buonismo" giunse alle mie orecchie fu in riferimento alle idee politiche di Walter Veltroni, all'epoca dirigente del PDS, il Partito Democratico della Sinistra, nato dal restyling del Partito Comunista Italiano.



Il "buonismo" di Veltroni consisteva innanzitutto nella proposta di cambiare l'atteggiamento politico del PDS, che doveva abbandonare per sempre l'idea della "lotta di classe" e dell'opposizione accesa, radicale e contestatrice del "sistema", per assumere un atteggiamento solidaristico molto vicino al cattolicesimo sociale di Dossetti e papa Giovanni XXIII, e al progressismo "liberal" di Kennedy.



Il termine era chiaramente ironico e spregiativo, e proveniva dall'altra corrente del partito, quella di D'Alema, che preferiva un approccio più cinico, più machiavellico, più elitario, più vicino all'arguzia "radical-chic" dei salotti buoni della finanza laica e della "sinistra al caviale" francese.
Mentre Veltroni e i veltroniani ostentavano bontà e solidarietà verso il mondo intero, D'Alema e i dalemiani preferivano pungere con battute sarcastiche comprensibili in genere dai soli intellettuali di sinistra o dai tecnocrati che nella sinistra dalemiana avevano visto un mezzo per riuscire a far digerire al sindacato riforme in senso liberista.



La linea veltroniana prevedeva una fusione con il PPI, il partito popolare di ispirazione cattolico sociale nata dalla diaspora degli eredi della vecchia DC, cosa che poi si realizzò una decina d'anni dopo con la fondazione del PD, il Partito Democratico di cui Veltroni fu il primo segretario, fallendo però clamorosamente nelle elezioni del 2008.
Ma per arrivare al PD e alla fusione del buonismo cattolico-sociale-liberal veltroniano e dell'elitarismo radical-chic dalemiano, fu necessario più di un decennio di gestazione.
Fu un ex-democristiano il primo che diede una realizzazione pratica e governativa al progetto di Veltroni. Sto parlando, naturalmente, di Romano Prodi, economista europeista, erede della tradizione dossettiana e vicino alla corrente veltroniana, che diede vita a un soggetto politico il cui nome che già di per sé trasudava buonismo da tutti i pori e cioè "L'Ulivo".



A sentire questo nome sembra di parlare di cose successe un secolo fa, e in un certo senso è vero, almeno per il fatto che tutto questo avvenne nel secolo scorso, vent'anni fa esatti, nel 1996.
Il Buonismo era nato e aveva contribuito alla nascita della coalizione di centrosinistra dell'Ulivo, sarebbe sbagliato pensare che l'Età Buonista, quella del trionfo assoluto del Buonismo, sia iniziata con Prodi.
Certo vi era anche allora una "convergenza astrale" che sembrava dar ragione al progetto ulivista, tanto che si parlò di "terza via" tra il liberismo e il socialismo, e la si vide realizzata nelle amministrazioni di Bill Clinton, Tony Blair e Romano Prodi. Si arrivò persino a parlare, piuttosto comicamente, di "Ulivo mondiale".



Ma si trattava di una fuga in avanti. I tempi non erano ancora maturi per una presa di potere del buonismo vero e proprio.
Clinton e Blair erano troppo liberisti e guerrafondai per sembrare buonisti, e Prodi era troppo impegolato in una complessa rete di alleanze con post-comunisti e altri partitini per dare al suo primo governo un'impronta nella direzione da lui concepita.
Gli Anni Novanta del Novecento si sono rivelati più che altro una caotica e eccessivamente entusiasta applicazione globale del liberalismo in salsa progressista, ottenendo come risultato una destabilizzazione generalizzata ed un processo di mondializzazione della finanza e del commercio, a discapito della sovranità degli stati nazionali e della tenuta del welfare state, che alla sovranità nazionale è strettamente connesso.
Questa Età "Liberale-Nuovista", che ha avuto il suo centro nel decennio 1991-2001, si è caratterizzata per un'eccessiva fiducia nelle fantomatiche capacità di autoregolamentazione del mercato e per una bolla speculativa finanziaria dovuta all'ubriacatura per le nuove tecnologie nate dallo sviluppo di internet e dei telefoni cellulari.
Lo scoppio della bolla speculativa della cosiddetta "new economy", la nascita dei movimenti no-global e l'attacco terroristico dell'11 settembre 2001, posero fine, con una doccia freddissima, agli entusiasmi del decennio precedente.



Ne seguì un periodo di maggiore conservatorismo, caratterizzato dalla presidenza di Bush Jr negli Usa, di Berlusconi in Italia e dal pontificato di Ratzinger, papa Benedetto XVI, nella Chiesa Cattolica.
Negli anni del suo massimo potere, tra il 2001 e il 2008, questa Età Conservatrice sembrò aver creato un blocco di potere in grado di durare e persino di sfoggiare un disinvolto cinismo nel gestire la politica e le questioni economico-sociali.



L'errore più clamoroso fu quello di Bush, che per compiacere l'apparato militare-industriale e la lobby del petrolio, scatenò la guerra più immotivata e dannosa della storia recente, e cioè quella contro l'Iraq di Saddam Hussein. Quella guerra fu appoggiata anche dagli idealisti del liberalismo democratico, che si illudevano di poter esportare la democrazia e farla attecchire in terreni poco adatti ad essa.
Fu quindi un miscuglio di cinismo e ingenuità ad affossare Bush Jr. e la sua amministrazione.
L'elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti ha segnato l'inizio ufficiale dell'Età Buonista.



I buonisti infatti, nei lunghi anni in cui erano stati all'opposizione, avevano creato una ragnatela di alleanze tale da creare le basi per un vero nuovo blocco di potere.
In Italia i veltroniani e i dalemiani avevano smesso, almeno temporaneamente, di farsi la guerra, e avevano realizzato la fusione del Buonismo originario col pensiero dell'elite intellettuale Radical-Chic e con gli interessi economici dell'Oligarchia tecnocratico-finanziaria europeista e mondialista.
A questo punto tutto era pronto per sferrare l'attacco decisivo ai pilastri del conservatorismo e agli uomini che ne erano al vertice.
Un vero e proprio golpe di natura finanziaria (orchestrato dalla Germania, con la Bundesbank che vendeva i titoli di stato italiani per generare il panico) causò la caduta di un Berlusconi già fiaccato dalle innumerevoli inchieste giudiziarie e dal tradimento di alcuni ex-alleati.
I tecnocrati di Bruxelles avevano già suggerito il loro candidato ideale alla successione di Berlusconi, e cioè il senatore a vita Monti, ex membro della Commissione Europea, e sostenitore di una politica rigorista e austera.
L'eccesso di rigore montiano causò il fallimento della tecnocrazia diretta e convinse l'Oligarchia tecnocratico-finanziaria a scegliere come propria base politica il blocco buonista.
Le elezioni del 2013 avevano mostrato un nuovo panorama politico, spaccato in tre parti: un centrosinistra buonista, un centrodestra indebolito e frammentato e un movimento protestatario populista come quello dei 5 stelle.
L'effetto immediato fu quello di una alleanza del Partito Democratico con l'ala centrista del centro-destra, che portò al governo Enrico Letta.



Il governo Letta, pur breve e debole, realizzò la prima applicazione pratica del programma buonista, abolendo il reato di immigrazione clandestina, dando inizio ad una politica di accoglienza generalizzata di tutti gli immigrati (chiamati, in maniera "politcally correct" migranti o profughi) di cui divennero portabandiera la presidente della Camera Laura Boldrini e il ministro delle pari opportunità Cecile Kyenge, ed esecutore materiale il potentissimo ministro dell'Interno Angelino Alfano.



Ma nel 2013 avvenne qualcosa che sancì definitivamente la vittoria del Buonismo e cioè l'elezione di Jorge M. Bergoglio al soglio pontificio,
Papa Francesco divenne subito il pilastro centrale del Buonismo, appoggiando totalmente la politica a favore dell'accoglienza indiscriminata dei migranti.





Questa scelta, che divenne subito il caposaldo dell'Età Buonista e il cavallo di battaglia della Sinistra, dei Radical-Chic, dei Cattolici progressisti e dei benpensanti perbenisti del Salotto Buono dell'Oligarchia finanziaria, segnò nel contempo, per il Buonismo, l'Apogeo e l'inizio della della decadenza.
Nel 2013, quando la Politica dell'Accoglienza Indiscriminata ebbe inizio, ben pochi si resero conto delle sue colossali e catastrofiche implicazioni.
Eppure gli elementi per capirlo c'erano tutti, e il più importante e gravido di sanguinose conseguenze fu la cosiddetta Primavera Araba, promossa dall'amministazione Obama e fortemente voluta dal suo Segretario di Stato, Hillary Clinton, icona del Buonismo globale.





Hillary Clinton è stata la principale ispiratrice della politica estera americana a partire dal 1992, quando entrò alla Casa Bianca come First Lady e vera mente dell'amministrazione Clinton.
C'è un filo rosso che tiene unite le guerre in Bosnia, in Kosovo, in Serbia e in Somalia con le più recenti guerre civili in Libia, Egitto, Sudan, Yemen, Siria, Iraq e Ucraina, e questo filo rosso ha un nome e un cognome: Hillary Clinton.
Donna di enorme ambizione e di inesauribile sete di potere, Hillary Rodham Clinton è riuscita a mascherare il suo cinismo dietro ad una patina di Buonismo ostentato.
All'inizio Hillary piaceva solo alle elite, e quello le è bastato per farsi strada come senatrice e come Segretario di Stato.
Ma il suo obiettivo, fin da quando, negli anni universitari, aveva incominciato ad occuparsi di politica, era la Casa Bianca.
Gli otto anni che vi trascorse come First Lady non fecero che accrescere il suo desiderio di diventare Presidente degli Stati Uniti.





Amata dalle lobby, finanziata da Soros e dagli oligarchi ucraini e sauditi, osannata dai divi di Hollywood, Hillary non riusciva però a scaldare i cuori dell'americano medio.Fu allora che decise di giocare il tutto e per tutto mostrando di aderire all'ideologia buonista, facendosi paladina delle politiche di accoglienza dei migranti e dei diritti delle minoranze e utilizzando il suo essere donna e leader del Partito Democratico come una bandiera da sventolare con successo di fronte ai media, che ne hanno decretato la beatificazione (nonostante gli scandali di vario genere) e l'hanno trasformata nell'icona femminista e progressista del Buonismo trionfante.





Mentre Hillary costruiva la sua carriera politica passando sui cadaveri di innumerevoli guerre da lei fortemente sollecitate, la destabilizzazione politica dei Balcani, del Caucaso, del Medio Oriente e del Nord Africa generava la più grande ondata migratoria degli ultimi decenni.
Ma fino alla primavera del 2014 nessuno si accorse della bomba che stava per esplodere.
Tutti gioivano per la legalizzazione dei matrimoni gay sancita dalla Corte Suprema degli Usa, a coronamento degli otto anni di amministrazione Obama, così come Papa Francesco si conquistava l'adorazione dei laici con le sue aperture alla comunità LGBT.
Ci fu un momento, nel luglio 2014, in cui tutta la sinistra aderì entusiasticamente al Buonismo e fece coincidere la sua ragion d'essere con l'accoglienza dei migranti e i diritti omosessuali.
Nessuno, all'epoca, face notare che quella scelta non solo metteva in secondo piano la difesa dei diritti sociali dei cittadini dello stato, ma era anche contraddittoria in sé e per sé, dal momento che molti migranti erano e sono musulmani e di conseguenza ostili ai diritti delle donne e della comunità LGBT.
Ben pochi si dissociarono dal clima di entusiasmo generale suscitato dal duo Obama-Papa Francesco e dai capisaldi del Buonismo: l'immigrazione, il femminismo e i matrimoni gay.



Ad approfittare di questo clima di ubriacatura generale a favore del Buonismo è stato l'attuale presidente del consiglio italiano, Matteo Renzi, che con un misto di propaganda mediatica, promesse elettorali e intrighi di partito riuscì prima a vincere le primarie per la guida del PD e poi a defenestrare Letta a Palazzo Chigi (rimarrà nella storia la sua famigerata rassicurazione "Enrico stai sereno") e poi, da premier, a ottenere il 40% dei voti nelle elezioni del 2014 per il rinnovo del Parlamento Europeo.



Da quel momento sono iniziati tutti i guai, e non solo per colpa di Renzi, che più che altro si è trovato ad essere l'uomo sbagliato nel posto sbagliato al momento sbagliato.
L'emergenza migratoria esplose nelle mani di Renzi e Alfano, e successivamente di tutti i leader dell'Unione Europea, in concomitanza con l'espansione militare e l'offensiva terroristica dell'Isis, lo Stato Islamico della Siria e dell'Iraq, nato sulle ceneri della Primavera Araba.
Immigrazione di massa, espansionismo dell'Isis, guerre e terrorismo sono diventati un'emergenza proprio nel momento in cui l'Unione Europea era più debole, a causa della mancata crescita economica dovuta all'eccessivo rigore imposto dalla Germania.



La cancelliera tedesca Angela Merkel,  che per anni aveva rappresentato il volto duro e spietato dell'Austerity, decise di compiere una mossa analoga a quella di Hillary Clinton, aderendo al Credo Buonista e diventando una fervente sostenitrice della politica dell'accoglienza dei migranti.



Il resto è storia recente, anzi cronaca recente. Una cronaca di sangue.
Il 2015 e soprattutto il 2016 sono stati gli anni in cui il Buonismo è entrato in crisi, vittima delle sue stesse contraddizioni interne, dell'ipocrisia di alcuni suoi leader e dello snobismo spocchioso di altri.
Ci si è resi conto che l'immgrazione di massa era stata voluta dall'Oligarchia finanziaria per abbassare il costo del lavoro e della manodopera e minare le fondamenta del concetto di sovranità nazionale mettendo in crisi l'identità stessa delle nazioni e dei connessi diritti di cittadinanza, in continuità con i dogmi della globalizzazione.
La risposta a tutto questo è stata duplice: da un lato sono nati dei movimenti identitari e sovranisti, collocati nell'alveo di una nuova destra attenta ai diritti sociali dei nativi, e dall'altro sono cresciuti i movimenti populisti protestatari, come quello dei 5 stelle.
Nel frattempo però l'emergenza del terrorismo islamico promosso dall'Isis ha dimostrato come il sogno dell'integrazione dei migranti, specie di quelli di seconda generazione, fosse una vera e propria utopia: sono stati infatti più che altro i migranti di seconda generazione a realizzare gli attentati più sanguinosi.
L'Europa Buonista, e in generale tutto l'Occidente Buonista, si è trovato nel mirino dell'Islam radicale ed è stato colpito al cuore dagli attentati del terrorismo islamico, in particolare in Francia e in Belgio, ma anche negli Stati Uniti (si pensi alla strage di Orlando).
La strage di Nizza, del 14 luglio 2016, ha sancito il fallimento dell'Età Buonista.
La propaganda dell'Isis si è rivelata così forte da influenzare i figli degli immigrati in Francia, fino a portare uno di loro a trasformarsi, nel giro di poche settimane, da individuo godereccio e burlone a spietato killer di innocenti con un attentato che ha dell'incredibile, essendo stato effettuato per mezzo di un camion autorizzato ad entrare in una zona pubblica con la scusa di vendere gelati. Questi criminali improvvisati, sedotti dall'Islam radicale, in cui hanno trovato sfogo tutte le loro personali frustrazioni, sono la prova che l'integrazione delle famiglie dei migranti, così come è attualmente concepita dai buonisti, non funziona.

I











uslimsNothingToDowithTerrorism-vi






E così nell'estate del 2016 è iniziato il tramonto del Buonismo, assediato da un lato dai movimenti identitari e sovranisti e dall'altro dai movimenti protestatari e populisti, entrambi uniti dalla critica nei confronti dell'Oligarchia finanziaria e dell'Elite Radical-Chic, sempre più distante dagli umori e dalle necessità dei cittadini e degli elettori, che si sono (giustamente) sentiti traditi e abbandonati.
Se i partiti socialdemocratici e quelli liberali o conservatori vogliono avere una speranza di sopravvivere nella loro natura di forza interne al sistema politico ed economico attuale, devono capire che non possono più far coincidere i propri programmi coi dogmi di un Buonismo elitario e salottiero, distante anni luce dai problemi quotidiani dei cittadini e degli elettori, costretti a vivere in un clima di crescente incertezza sia per le proprie condizioni economiche, sia per la propria stessa salute e incolumità fisica.
Se questa presa di coscienza da parte degli attuali leader non dovesse avvenire, allora il 2016 potrebbe diventare il primo anno di una nuova epoca, che si potrebbe chiamare Età protestataria e identitaria e dare luogo ad esiti rivoluzionari o reazionari tali da spazzare via gran parte delle elite che oggi sono al potere.

Nessun commento:

Posta un commento