sabato 7 maggio 2016

Il liberalismo dell'Unione Europea ha smesso di essere borghese ed è diventato radical-chic e tecnocratico






Lo schema qui sopra a matrice va interpretato ponendo nell'asse verticale il grado di libertà individuale, che decresce dall'alto verso il basso, e il grado di libertà economica di mercato che cresce da sinistra verso destra.

In particolare oggi vorrei concentrare la mia analisi sull'evoluzione del liberalismo negli ultimi quindici anni, cioè in quella che è stata nel contempo l'età della globalizzazione e della grande recessione.

Il liberalismo borghese aveva come punto di riferimento il ceto medio, che era composto in gran parte di piccoli proprietari, ed il concetto di tutela della proprietà privata era il suo primo comandamento.

Ora non più. Il liberalismo non è più borghese, ma tecnocratico: il suo punto di riferimento non è più il ceto medio, ma quello dell'Oligarchia (grande capitale, finanza, classe dirigente, vip nel senso di very important person di ogni settore) secondo quanto era stato ampiamente previsto dalla Teoria delle Elite, in particolare dagli studi di James Burnham (illuminante è a tal proposito il saggio The managerial revolution).

In Italia questo lo si è capito con la presa di potere del più odioso presidente del consiglio della nostra storia e cioè Mario Monti.



Uno dei provvedimenti più assurdi e dannosi presi da quel governo di tecnocrati adoratori dell'austerità e prosternati in ossequio al grande capitale teutonico è stato l'aumento a livelli inaccettabilmente pesanti dell'imposta sugli immobili.
Questo provvedimento, che ha ucciso due dei più fiorenti settori dell'economia italiana (il mercato immobiliare e l'industria edilizia), è stato una pugnalata alla schiena alla media e piccola borghesia, che si è ritrovata il bersaglio e il capro espiatorio di un governo che voleva spacciarsi come liberale e di centro.

Come si è potuti arrivare a questo? Come si è potuti cadere tanto in basso?

La risposta va trovata nell'evoluzione del neoliberismo monetarista, una ideologia politico-economica che è sfuggita di mano ai loro stessi creatori, i politici e gli economisti del mondo anglosassone degli anni Ottanta del XX secolo.

Il neoliberismo monetarista partiva già da un'ipotesi discutibile, ossia che il libero scambio, l'abbattimento delle dogane, la globalizzazione economica, i tagli alla spesa pubblica e alle imposte sul reddito, la compressione del costo del lavoro e la restrizione monetaria basata sul divieto più assoluto di stampare moneta a ritmi superiori al livello di crescita economica, fossero garanzia di una grande espansione del benessere economico di cui tutti avrebbero beneficiato, secondo il principio della famosa mano invisibile teorizzata da Adam Smith.

Purtroppo nella realtà è successo l'esatto contrario.
Il libero scambio e l'abbattimento delle dogane hanno provocato una fuga dei capitali nei paradisi fiscali o nei paesi dove il costo del lavoro è a livelli da fame e le condizioni dei lavoratori sono pari a quelle degli schiavi.
La mobilità di questo capitale finanziario e industriale ha creato un immenso potere di ricatto nelle mani dei dirigenti delle banche e delle grandi corporations: "se ci imponete regole che a noi non piacciono, spostiamo subito i capitali dove troveremo qualcuno più compiacente".

Quando ci si rese conto che la globalizzazione era stata un boomerang contro gli stessi suoi promotori politici, ormai era troppo tardi.
La grande finanza e la grande industria avevano esautorato completamente i politici dal loro potere decisionale, facendone dei burattini.

In Europa questa situazione è divenuta ancora più drammatica dopo l'istituzione della moneta unica, che ha comportato la delega della politica monetaria e di gran parte della politica fiscale ad una casta di tecnocrati al servizio dell'Oligarchia finanziaria.

La finanza, libera ormai di agire indisturbata, si lasciò andare alla più euforica e immotivata speculazione della storia, quella che precedette la grande crisi del 2008, quando ci si rese conto che le banche avevano condotto operazioni finanziarie rischiosissime nella certezza (chiamata in termini tecnici moral hazard, o azzardo morale) che, male che fosse andata, i governi politici e le grandi banche centrali avrebbero pagato i loro debiti.

E questo avvenne puntualmente. L'unica banca che fallì fu la Lehman Brothers. A quel punto il timore di un effetto domino su tutto il sistema finanziario globale portò alla decisione drastica di salvare le banche, pagando i loro debiti con operazioni più o meno dirette attingendo al bilancio delle istituzioni pubbliche e degli stati nazionali, cioè utilizzando il denaro del contribuente.

Un contribuente che non sguazzava certo nell'oro, dal momento che le politiche neoliberiste non avevano prodotto quel paradiso terrestre che avevano promesso, ma anzi si erano tradotte in una costante erosione dei diritti sociali e del welfare state, oltre che in una endemica disoccupazione di base.

Comunque, prima del 2008, il ceto medio aveva ancora l'illusione di essere protetto dai liberali: in fondo la sua proprietà valeva ancora qualcosa, i prezzi degli immobili crescevano così come i rendimenti degli affitti, e allo stesso modo erano cresciuti i rendimenti degli investimenti borsistici.

Nel 2008 l'Oligarchia prese alcune drastiche decisioni destinate a mandare in rovina il ceto medio pur di salvare se stessa:
1) ripianare i debiti delle banche attingendo al budget degli stati sovrani
2) accusare gli stati sovrani di aver sforato i livelli consentiti di deficit e debito
3) ripianare deficit e debito con tasse sulla piccola proprietà e con tagli alla spesa sociale
4) abbassare ulteriormente il costo del lavoro favorendo l'immigrazione straniera nel mondo occidentale.
5) concedere alcuni diritti civili alle minoranze sottraendo nel contempo diritti sociali a tutti

La fase 1) è stata realizzata nel periodo 2008-2011.

La fase 2) ebbe inizio con un agguato delle istituzioni finanziarie contro gli stati nazionali, accusati di essere insolventi o di rischiare di diventarlo, dando inizio così, in pieno agosto, alla Crisi dei Debiti Sovrani, in particolare quelli degli stati sprezzantemente denominati Pigs (Maiali) utilizzando l'acronimo di Portogallo Italia Grecia Spagna, designate come prime vittime sacrificali sull'altare dell'Austerità.

La fase 3) è scattata, in Italia, con il governo Monti, che ha mandato in rovina il ceto medio, pur presentandosi come un liberale di centro: ha tassato gli immobili, provocando la rovina dell'unica forma di risparmio considerata fino ad allora sicura e non toccata dalla crisi finanziaria, ha tagliato lo stato sociale rendendo la sanità e la previdenza un lusso per pochi, e ha imposto un'astratta regola di pareggio di bilancio che, in piena crisi economica, equivaleva a un tragico suicidio.

La fase 4) è scattata, in Italia e in Grecia, quando l'Oligarchia liberista-tecnocratica si è alleata con la sinistra radical-chic e con il cristianesimo politico nel favorire un'ondata di immigrazione senza precedenti, favorita dalla caduta (provocata dall'Oligarchia stessa), dei regimi che avevano fino a quel momento tenuto a freno il fenomeno migratorio nel canale di Sicilia e nell'Egeo.

La fase 5) è stato il coronamento della trasformazione dei liberali in radical-chic. Con il sostegno alle unioni civili omosessuali o ai matrimoni gay, i liberali sono stati accolti nel salotto buono dei Progressisti, i quali hanno accettato senza fare una piega i tagli alla sanità, alle pensioni, al welfare e al costo del lavoro.



A quel punto l'opinione pubblica si è spaccata in due: i sostenitori dell'Oligarchia (tutti coloro che hanno ancora qualcosa da perdere e che temono l'inflazione che sicuramente si genererebbe da una sfida alle autorità finanziarie internazionali) e i sostenitori del Populismo (tutti quelli che non hanno più niente da perdere).

I vecchi schemi destra-sinistra sono stati svuotati di significato, dal momento che l'Oligarchia rappresenta nel contempo, per usare una felice formula di Diego Fusaro, la Destra del Capitale e la Sinistra del Costume, unite contro tutto il resto.

Un'unica decisione viene consentita al ceto medio dei piccoli proprietari, ossia quella di scegliere di che morte morire.
Volete voi morire strangolati dall'austerità dell'Oligarchia e dall'invasione degli immigrati, o bruciati vivi dall'inflazione che deriverebbe dalla presa di potere del Populismo?

A questa domanda io, esponente del ceto medio dei piccoli proprietari, non riesco a dare risposta.

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