sabato 27 febbraio 2016

Le tre anime del Tradizionalismo: l'Ancien Regime, il Sacro Romano Impero e l'Imperialismo Pagano









Il tradizionalismo è una corrente di pensiero che, in ambito etico, politico e culturale, sostiene il principio secondo cui ogni ordinamento sociale deve basarsi innanzitutto sulla tradizione intesa, in ambito filosofico, come insieme di principi eterni e di saperi tramandati dagli antenati (mos maiorum), aventi un fondamento trascendente, che agiscono lungo le generazioni, attraverso istituzioni, leggi, arti, discipline e ordinamenti, ponendosi come fondamento religioso e morale che si traduce nell'unità organica della comunità e nella sua natura gerarchica, monarchica e aristocratica.

Politica


Il conservatorismo tradizionalista, conosciuto anche come tradizionalismo, descrive una filosofia politica situata nell'alveo del conservatorismo che sottolinea la necessità - filosofica, etica e pratica - dei principi della Legge naturale e dell'ordine morale trascendente, della tradizione, dell'unità organica e gerarchica, della vita rurale, del classicismo e della cultura elevata, e della Fedeltà. Alcuni tradizionalisti hanno abbracciato i termini di "Reazione" e di "Contro-rivoluzione", riferendosi al sovvertimento dell'Ancien Regime da parte dalla Rivoluzione Francese.

Il visconte Louis-Gabriel-Ambroise de Bonald (Millau2 ottobre 1754 – Millau23 novembre 1840fu il capofila del tradizionalismo francese
A suo parere la società trova origine dal potere, che deriva da Dio e si incarna nel sovrano; la monarchia è la forma migliore di governo perché la più naturale, come è dimostrato dalla storia. La società preesiste all'individuo poiché lo costituisce e ne conserva l'esistenza, ed è composta da tre distinte "persone sociali": potereministrosoggetto, che assumono nomi diversi secondo le funzioni della società (ad esempio: padremadrefigli nella società domestica; Diosacerdotifedeli nella società religiosa; refunzionarîpopolo nella società pubblica)[1].
Il linguaggio, le arti e tutte le forme di conoscenza hanno origine da una rivelazione primitiva.
Poiché i conservatori tradizionalisti hanno una visione gerarchica della società essi difendono la struttura politica di tipo monarchico (o aristocratico e demo-organico) come l'assetto sociale più naturale e benefico. Il Tradizionalismo - sebbene non si incarni in un preciso modello politico - è esistito dacché è cominciata la civiltà; la sua espressione contemporanea, tuttavia, si sviluppò nel XVIII secolo, soprattutto in risposta alla Guerra civile inglese e alla Rivoluzione Francese.

Il conte Joseph-Marie de Maistre(Chambéry1º aprile 1753 – Torino26 febbraio 1821), filosofopoliticodiplomaticoscrittoremagistrato e giurista di lingua francese  faceva risalire l'origine di tutti i mali dell'epoca a lui contemporanea poteva essere identificata nella Riforma protestante.
Come afferma nella sua opera Del Papa, edita nel 1819, solo la Chiesa cattolica e la figura papale sarebbero in grado di poter garantire l'ordine sociale. Il potere papale dovrebbe inoltre essere infallibile, dal momento che è indispensabile, secondo Maistre, che vi sia qualcuno in grado di poter giudicare senza essere giudicato. Non bisogna confondere però tale concezione politica dell'infallibilità petrina con quella elaborata dal Concilio Vaticano I che la circoscrive all'ambito del contenuto della fede.
Edmund Burke, detto il Cicerone britannico (Dublino12 gennaio 1729 – Beaconsfield9 luglio 1797),  politicofilosofo e scrittore britannico di origine irlandese, nonché uno dei principali precursori ideologici del romanticismo inglese, fu uno dei più accesi critici della Rivoluzione francese, che considerava non un movimento diretto a creare una democrazia costituzionale e rappresentativa, bensì una violenta rivolta contro la Tradizione e la legittima autorità, un esperimento sconnesso dalla complessa realtà della società civile che, prevedeva, sarebbe finito in un disastro. 
Molte previsioni di Burke sullo sviluppo della rivoluzione furono confermate, con l'esecuzione di re Luigi XVI, il Terrore e l'affermarsi del regime autocratico di Napoleone Bonaparte.[1] Nonostante criticasse anch'egli la deriva della Rivoluzione, anche William Godwin scrisse un libro in polemica con Burke, Inchiesta sulla giustizia politica. Scrive Burke nella sua opera:
« Fare una rivoluzione significa sovvertire l'antico ordinamento del proprio paese; e non si può ricorrere a ragioni comuni per giustificare un così violento procedimento. […] Passando dai principî che hanno creato e cementato questa costituzione all'Assemblea Nazionale, che deve apparire e agire come potere sovrano, vediamo qui un organismo costituito con ogni possibile potere e senza alcuna possibilità di controllo esterno. Vediamo un organismo senza leggi fondamentali, senza massime stabilite, senza norme di procedura rispettate, che niente può vincolare a un sistema qualsiasi. [...] Se questa mostruosa costituzione continuerà a vivere, la Francia sarà interamente governata da bande di agitatori, da società cittadine composte da manipolatori di assegnati, da fiduciari per la vendita dei beni della Chiesa, procuratori, agenti, speculatori, avventurieri tutti che comporranno un'ignobile oligarchia, fondata sulla distruzione della Corona, della Chiesa, della nobiltà e del popolo. Qui finiscono tutti gli ingannevoli sogni e visioni di eguaglianza e di diritti dell'uomo. Nella "palude Serbonia" di questa vile oligarchia tutti saranno assorbiti, soffocati e perduti per sempre. »
(Edmund Burke, Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia)
Burke attaccò poi la costituzione francese del 1791, approvata dall'Assemblea nazionale sulla base della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, in quanto a suo dire la nuova costituzione preparava il terreno a disastri politici, negando altresì ogni paragone tra essa e il Bill of Rights inglese del 1689quello americano recente o perfino la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti. In un discorso al Parlamento il 6 maggio 1790 attaccò i costituenti francese e affermò:
« Guardo alla costituzione francese, non con approvazione ma con orrore, giacché contiene in sé tutti quei principî da avversare, gravidi di pericolose conseguenze che dovrebbero essere grandemente temute ed aborrite.[6] »
(Edmund Burke alla Camera dei Comuni)

 Non mancano però, oltre all'Ancien Regime assolutistico, altri modelli governativi di riferimento per il pensiero tradizionalista.

Il secondo modello di riferimento è la società feudale del Medioevo nel suo apogeo, intorno al XIII secolo, e trova nel Sacro Romano Impero della nazione germanica il vero baluardo della Tradizione.
Ciò che impedì a questo baluardo di consolidarsi fu la separazione tra la sovranità e la sacralità, che dette vita al conflitto tra l'Imperatore e il Papa e tra il Re di Francia e l'Ordine dei Templari.

Come terzo modello abbiamo lo stato imperiale e aristocratico d'ispirazione romana e pagana, e la democrazia organica, sostenuta dal fascismo.
Quest'ultimo modello fu sostenuto da Julius Evola nelle sue opere: "Imperialismo pagano" e "Rivolta contro il mondo moderno".

Pensatori tradizionali o tradizionalisti, tra i quali René Guénon, Julius Evola, Titus Burckhardt, Ananda Coomaraswamy, Nicolás Gómez Dávila concepiscono la Tradizione (con l'iniziale maiuscola) come trascendenza immanente, quale forza che è presenza dal carattere sopraelevato rispetto alle contingenze storiche.

Il Tradizionalismo non si organizzò in una omogenea corrente intellettuale e politica sino alla metà del XIX secolo. La coagulazione del conservatorismo tradizionalista anglosassone nacque all'interno di un cenacolo di professori universitari che respingevano le nozioni di individualismo, liberalismo, modernità e progresso sociale e rinnovarono l'interesse in ciò che Thomas Stearns Eliot definiva "le cose permanenti" (quelle verità sempiterne che sopravvivono ai mutamenti temporali e quelle istituzioni sociali fondamentali, come il cristianesimo, la famiglia, la comunità locale o - nel caso dei pagani - la verità sugli dei). Sovente il conservatorismo tradizionalista negli Stati Uniti confluisce nel paleoconservatorismo.

Cristianesimo

Tradizione nel Nuovo Testamento: nella teologia cristiana, l'insieme delle predicazioni degli apostoli alle comunità cristiane, successivamente raccolte nel Nuovo Testamento da cui si sono sviluppate, nel corso della storia, le diverse tradizioni ecclesiastiche, ad esempio, quella del cattolicesimo, dell'ortodossia orientale e del protestantesimo. Il cattolicesimo ritiene che le sue tradizioni derivino da insegnamenti non scritti degli apostoli; quelle dell'ortodossia orientale sono essenzialmente contenute nella patristica e ritenute normative. Quelle del protestantesimo sono onorate, ma non vengono considerate normative o alla pari con le Sacre Scritture: esse devono sempre essere confrontate con l'autorità ultima della Bibbia.
Tradizione cristiana: L'insieme delle pratiche, costumi, credenze e rituali condivisi dalla maggior parte dei cristiani oppure sviluppati e progrediti all'interno di singole chiese o comunità cristiane; si possono citare, per quanto riguarda la Chiesa Ortodossa, la cultura e gli abiti tipici slavi, giudicati compatibili con la vita cristiana (anche se non sono una caratteristica propria del cristianesimo). Spesso tutti questi insiemi di usanze, in certi casi vere e proprie "tradizioni", vengono tramandati per iscritto attraverso dei trattati ecclesiastico-liturgici o dei catechismi. Esempi celebri sono gli antichi Ordini della Chiesa, la Didaché, le Costituzioni apostoliche, la Tradizione Apostolica e vari altri testi antichi risalenti ai primi secoli della cristianità, il cui scopo era regolare la vita e la quotidianità dei fedeli così come dei sacerdoti. Ad ogni modo l'autorevolezza e l'attribuzione di tali opere è varia, inoltre non sempre i rituali e le pratiche descritti coincidono con gli insegnamenti degli apostoli.
Tradizione cattolica: nella teologia cattolica, la parte della tradizione cristiana approvata dal concilio di Trento e degli eventi non provabili, ma che vengono ritenuti reali dai fedeli e/o dalle gerarchie ecclesiastiche. Nella teologia cattolica è la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, nell'atto in cui perpetua e trasmette a tutte le generazioni "tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede" (Concilio Vat II, Dei Verbum 8).
Tradizione Apostolica: è una breve opera, composta verso il 215, attribuita a Ippolito di Roma, in cui si fa riferimento a un compendio di princìpi, regolamenti e istruzioni in materia di ordinamento ecclesiastico, prassi liturgica e vita comunitaria, che rappresentano la struttura e la forma con cui la Chiesa antica ha tradotto normativamente la "consegna" (traditio) degli apostoli, per il bene e l'edificazione di tutti i credenti. Costituisce il capisaldo di molti testi cristiani dell'antichità e descrive in larga parte il rito romano così come veniva celebrato nel III secolo. Viene considerato d'incomparabile importanza dagli storici, in quanto è una preziosa fonte di informazioni riguardo alla vita comunitaria e alla liturgia cristiane del III secolo[1].
Tradizionalismo[modifica | modifica wikitesto]
Nel cattolicesimo il tradizionalismo è una tendenza, in opposizione al modernismo teologico, che difende gli insegnamenti tradizionali della Chiesa cattolica in piena continuità storica con il passato.

Nell'ortodossia orientale la Bibbia è considerata il cuore costitutivo di una tradizione più vasta.

Queste concezioni sono spesso condannate dal protestantesimo che sostiene in genere come il contenuto della Bibbia, come Parola di Dio, abbia la precedenza su qualunque tradizione cristiana, rispetto alla quale deve essere verificata ed eventualmente respinta se non può esserle conciliata. Ispirato dalla contestazione del Protestantesimo alla tradizione ecclesiastica, l'illuminismo cominciò a considerare persino la Bibbia stessa come parte di discutibili tradizioni.

Diritto

Nel diritto romano, per tradizione era inteso l'atto formale di consegna di un bene, normalmente necessario e conclusivo nell'acquisto della proprietà a titolo derivativo. Si trattava di "tradizione consensuale" se effettuata mediante la consegna materiale del bene (generalmente mobile) o di "tradizione effettiva o simbolica" se effettuata tramite la consegna di un simbolo che desse la possibilità di esercitare il possesso sul bene (generalmente immobile - es. chiavi del fabbricato).

Filologia

In filologia, o critica testuale, per tradizione si intende l'insieme dei testimoni che trasmettono un'opera. Essa può essere diretta quando ha l'intenzione di trasmettere un dato testo, indiretta quando un testo o parte di esso si trasmette grazie alla citazione che ne fa un altro autore.




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