sabato 27 febbraio 2016

L'alleanza Socialisti-Liberali-Popolari che sostiene l'Eurocrazia a guida tedesca



L'attuale Commissione Europea, guidata dal lussemburghese Jean-Claude Junker, del Partito Popolare Europeo, alleato di ferro di Angela Merkel, è sostenuto, presso il Parlamento Europeo, anche dal Partito Socialista Europeo e dall'Alleanza dei Liberali e Democratici Europei.
L'opposizione è rappresentata, a destra, dai Conservatori e dai gruppi nazionalisti, sovranisti e identitari, mentre a sinistra dai partiti ecologisti e post-comunisti.
Lo stesso governo tedesco è attualmente sostenuto da una Grande Coalizione tra i Cristiano-democratici della Cancelliera Merkel e i Socialdemocratici del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schutz.
Quali sono gli elementi che tengono insieme tre ideologie politiche così differenti, almeno in origine, come il socialismo, il liberalismo e il popolarismo cristiano?
In primo luogo, naturalmente, c'è l'europeismo inteso come volontà di rafforzare l'Unione Europea nella direzione di un superstato federale sul modello degli Stati Uniti d'America.
Chi conosce la storia degli Usa sa che, nonostante l'Unione fosse tra stati che parlavano la stessa lingua e condividevano le stesse origini, la diatriba tra i sostenitori del potere centrale dell'Unione e i fautori del potere sovrano dei singoli stati durò fino alla Guerra di Secessione e si risolse solo nel sangue, con la vittoria dell'Unione sulla Confederazione.
Gli europeisti entusiasti vorrebbero che i singoli stati europei, ognuno dei quali ha avuto un passato glorioso e imperiale, e soprattutto ha una lingua, una tradizione e a volte anche una religione diversa, rinunci a tutto questo in aggiunta ai poteri sovrani che verrebbero (e già in parte questo è accaduto) delegati agli organi centrali dell'Unione.
Oggi più che mai questo tipo di europeismo entusiasta e idealista, si scontra con una realtà ben diversa: la linea economica dell'austerità si è rivelata fallimentare, poiché, deprimendo il prodotto interno lordo dei singoli paesi, ha aggravato il rapporto deficit/pil e debito/pil; la politica monetaria non è sufficientemente espansiva, eppure la Germania la considera troppo espansiva; la politica favorevole all'immigrazione è contrastata, con validi motivi, da un numero sempre crescente di membri dell'Unione.
Perché allora l'alleanza socialisti-liberali-popolari continua ad insistere sull'austerità e sull'accoglienza degli immigrati?
Per quanto riguarda l'immigrazione, ne ho parlato in un post precedente intitolato "Il Capitalismo Progressista e i suoi amici", nei quali ho spiegato come ai liberisti faccia comodo ciò che per i socialisti e i popolari è una doverosa questione etica.
Per quanto riguarda l'austerity il discorso è più complesso.
L'Ossequio al Capitale Teutonico, che si è imposto quasi come un Quarto Reich, si basa certamente sul fatto che il Partito Popolare Europeo sia controllato dalla Merkel, che è di fatto l'Imperatrice, più che la Cancelliera, ma anche sull'appoggio dei Socialdemocratici tedeschi al suo governo e all'alleanza dei paesi "virtuosi" filo-germanici, come i Paesi Baltici o la Finlandia.



La Germania è un grande paese e i tedeschi sono un grande popolo, laborioso, rigoroso, serio, che ha saputo primeggiare non solo nell'economia e nelle imprese militari, ma anche e soprattutto nelle arti, nella letteratura, nella musica e nella filosofia.
Eppure, come spesso succede a chi ha la tendenza a primeggiare, la Germania fa un po' fatica a rapportarsi con gli altri paesi, specie quelli europei e in particolare quelli vicini o facenti parte dell'Eurozona.
Ma ci sono altri elementi, oltre all'egemonia tedesca, che spingono verso l'austerity.
Esiste una base ideologica comune nella quale il laburismo socialdemocratico, il liberismo globalizzato e il popolarismo democristiano si incontrano.



I laburisti vogliono limitare le prestazioni del servizio pubblico in termini di previdenza, ai lavoratori, cioè a chi ha versato i contributi, e in proporzione ai contributi versati.
Il welfare state universalistico è stato di fatto abbandonato dalla socialdemocrazia laburista europea.
E allora a chi tocca l'assistenza di coloro che per motivi di salute o di circostanze avverse non hanno potuto versare contributi?
La risposta è ovvia: ci pensano gli enti no profit che fanno capo alle varie chiese e istituzioni religiose, cosa che riempie di gioia i popolari democristiani.
Al liberista interessa soltanto che il bilancio sia in pareggio: per cui va benissimo che si taglino le spese di assistenza per chi non ha versato contributi, e che ci pensino pure i religiosi a occuparsi di chi ha bisogno.
Se al laburista interessano solo i lavoratori e al democristiano interessano solo i cristiani, meglio se bisognosi, al liberista interessa che i lavoratori spendano e che lascino al grande capitale la funzione del risparmio.
Scompare quindi il ceto medio risparmiatore: i lavoratori vedono sparire tutto lo stipendio in contributi, tasse e consumi. Niente risparmio. Il risparmio è riservato ai grandi capitali.
I liberisti amano molto la tassa sulla casa. Perché?
Perché il lavoratore deve essere mobile, flessibile, non deve mettere radici, e deve consumare tutto quello che ha in beni che non siano durevoli.
Meglio dunque fare in modo che paghi l'affitto ai grandi immobiliaristi.
E se il non avere una casa e dei risparmi induce i lavoratori a non mettere su famiglia?
Nessun problema: la triade liberista-laburista-popolare ha già indicato da tempo la soluzione, e cioè far entrare nuovi immigrati.
Stiamo tornando così ad una società di schiavi-consumatori e di indigenti-catechizzati.


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