sabato 26 luglio 2014

Foreste fatate















Piccolo Popolo


Come tutto cominciò…
Mille e mille anni fa, una lunga schiera di uomini e donne bellissime uscirono dalle fitte nebbie che circondavano il Grande Nord. Erano i Tuatha de Danaan, gli “Uomini della Dea”.
Saggi, forti ed esperti di magia, i Tuatha conquistarono ben presto tutta l’Irlanda. Regnarono indisturbati e felici per secoli, fino a quando arrivò dal Sud un popolo dai capelli rossi: i Gaeli.
I Tuatha nascosero le spiagge dell’isola dietro una grande nuvola nera e scatenarono una tremenda tempesta. I Gaeli furono così ricacciati indietro, non riuscendo ad approdare. Tra le loro fila però, c’era un Druido dotato di grandi poteri magici che comandò alla tempesta di cessare. I Gaeli poterono così sbarcare sulle coste dell’Irlanda, e i Tuatha persero una battaglia dopo l’altra, passando da re e padroni, a miseri servi.
Ma piuttosto che obbedire ai Gaeli, gli orgogliosi Tuatha preferirono scomparire e nascondersi, chiedendo aiuto al grandissimo Mago Manannan, conoscitore di tutti gli incantesimi di questo e dell’Altro Mondo. Manannan esplorò tutta l’Irlanda per cercare le colline e le vallate più verdi e più belle, affinché diventassero la dimora segreta del suo popolo, poi lo circondò fa mura invisibili, che nessuno poteva attraversare.
I Tuatha impararono a rendersi invisibili per entrare ed uscire dal loro Regno. Da allora i Tuatha si trasformarono in creature fatate potentissime, chiamate dagli uomini Sidhe o Piccolo Popolo…

Tra tutte le leggende e credenze, una sola è certa: il mondo del Piccolo Popolo (Spiriti della Natura) si sposta continuamente ed è invisibile agli occhi degli uomini.
Tutti i luoghi verdi e solitari, difficili da raggiungere, sono scelti dalle Creature Fatate come sontuosi castelli protetti da incantesimi destinati ad ingannare gli occhi degli uomini.Le dimore degli Esseri Fatati si lasciano vedere agli uomini solo se essi lo desiderano, oppure appaiono dal nulla in certe notti dell’anno, durante le cosiddette Feste delle Fate. Ad esempio il 30 aprile (conosciuta come la notte di Walpurga), il 21 giugno (solstizio d’estate), il 23 e 24 giugno (vigilia e giorno della Festa di San Giovanni), il 1° novembre (Ognissanti), e la vigilia ed il giorno di Natale, sono i giorni in cui è più facile che accada di avere una fugace visione del Regno Fatato.





La Regina delle Fate è la più splendida creatura che si possa immaginare: ha una lunga chioma dai riflessi d’oro e grandi occhi azzurri. Le sue vesti sono opera dei più abili ragni della foresta, che tessono per lei tenuissimi veli. Questa Sovrana possiede una magica bacchetta che adopera solamente per il bene dei suoi sudditi: leFate, gli Elfi e tutto il Piccolo Popolo.
Alla vigilia del compleanno della Regina, affinché tutto sia perfetto le Fate assaggiano i dolci sciroppi delle bacche, e le chicche di nettare di fiori preparate da tempo per la festa. Un grosso fungo rosso sporgente dal tronco funge da baldacchino e da balcone.
Nella gran sala da ballo sulla collina regnano fervore ed operosità, per la grande festa che gli Esseri Fatati danno, una volta all’anno, in onore della loro bella Regina. Elfi e Fate sono al lavoro un po’ dappertutto. Le foglie degli alberi ed i cespugli devono essere ripuliti a dovere, Fate ed Elfi preparano i rinfreschi per la festa della Regina e raccolgono nel bosco fragole e mirtilli.
C’è chi costruisce una piccola carriola con due foglie, e con la corolla di una margherita che fa da ruota. Quando tutto è pronto, gli Elfi si divertono allegramente giocando al salto della cavalletta, rivelandosi abilissimi saltatori. Le Fate danno gli ultimi ritocchi alla loro acconciatura per la festosa serata, indossando una setosa foglia di rosa come copricapo.
Scendono così le ombre della notte. Dalla grande sala da ballo delle Fate giungono le prime note di un’incantevole melodia. Le Fate danzano e cantano in coro vestite di veli multicolori, comparendo e sparendo tra gli alberi ed i cespugli, come un fantastico arcobaleno, mentre nel bosco si propaga l’eco delle melodie che una bella Ninfatrae dalle corde del suo violino.
Mentre le Fate danzano e cantano, gli Elfi battono ritmicamente il tempo con le loro mani. Il vento porta lontano le soavi canzoni delle leggiadre Fate e la dolce melodia sembra voglia giungere sino alle lontane città degli uomini…
La posizione del Regno delle Fate è da sempre oggetto di estenuanti ricerche. C’è chi crede che il loro Regno sia collocato all’esterno del nostro mondo, e che sia raggiungibile soltanto durante quelle notti in cui la Luna piena emana una delicato bagliore dorato. Solo allora, infatti, lasciandosi trasportare dall’atmosfera magica, sarà possibile vedere delle luci che danzano soavemente al ritmo di una musica suonata da liuti e flauti: tali luci, non sono altro che Fate.
Se le piccole creature si dimostrano riluttanti ad uscire allo scoperto, si può comunque trovare l’entrata del loro Regno camminando intorno alluogo in questione ben nove volte. Un altro modo piuttosto efficace per scoprire dove dimorano le Fate è quello di recarsi su una collina cava (dimora per eccellenza delle Fate), e posare l’orecchio sul terreno, in modo da lasciarsi guidare dal suono delle loro musiche e dei loro canti. Le Fate, ad ogni modo, preferiscono abitare luoghi ricchi di magia ed attorniati dalla Natura selvaggia, per cui non è difficile avvistarne qualcuna presso caverne, boschi, sorgenti o rocce. Le pareti delle caverne scelte dalle Fate come dimora, trasudano gocce dorate…
Alcune Fate preferiscono una vita più solitaria e per questo si rifugiano su delle isole, circondate dalle acque fredde di un lago. Le isole abitate dalle Fate non sono, tuttavia, tutte uguali e non sono sempre visibili agli occhi degli uomini: alcune di esse galleggiano sull’acqua, altre sono nascoste sotto la superficie e spuntano solo di notte; altre ancora, compaiono una volta soltanto ogni sette anni. O ancora, parecchi metri sotto l’acqua ma, solo in apparenza, la zona dove sorge l’isola è completamente asciutta, circondata da un muro d’acqua a mo’ di scogliera.
Queste isole sono dei luoghi magici in cui non esiste l’alternarsi delle stagioni, non esistono l’inverno, il freddo o la siccità, perché vi regna sempre la primavera. Su queste isole fatate, uno dei temi che ricorrono più di frequente nella mitologia europea è quello di essere le Isole dei Beati, o Isole Fortunate, che si trovano oltre i luoghi dove tramonta il sole. Non esistono le malattie né la vecchiaia, non vi è la necessità di lavorare perché tutto cresce in abbondanza, gli alberi sono sempre carichi di frutti ed il raccolto è sempre abbondante. Lo scorrere del tempo è irrilevante.
In questi magici luoghi tutto è felicità, pace e abbondanza.
Per molti secoli si è creduto che la misteriosa Terra delle Fate si collocasse in una zona geografica reale, con il potere di spostarsi a seconda dei desideri dei suoi abitanti. I Gallesi pensavano fosse situata a Nord della loro terra montagnosa e, in seguito, nella misteriosa penisola occidentale del Pembrokeshire, impervia e velata dalle nebbie. Più tardi la collocarono su di un’isola del canale di San Giorgio, dove si narra venisse talora scorta dai marinai. Per secoli sono stati riportati i racconti di chi vi sbarcò, e non ne fece più ritorno.
Gli Irlandesi chiamarono Hy Breasail l’isola fantasma che, secondo loro, si trovava ad Ovest, mentre i Britanni sostenevano che l’isola fantastica fosse l’Isola di Man, ricchissima fonte di tradizioni elfiche. L’Irlanda è il Paese delle Fate per eccellenza: l’Isola di Smeraldo ha tantissime tradizioni e leggende sulle Fate che ancora oggi, in un Paese dove, a parte Dublino, non ci sono grandissime città, hanno un notevole peso. Ma anche Inghilterra e Scozia, con le loro splendide immensità verdi ed i ruderi celtici, hanno una grande tradizione nel campo delle Fate. Pare che gli Irlandesi abbiano più isole, o almeno più nomi per le stesse isole, di chiunque altro. Alcune delle più note sono: Tirfo Thuinn, la “Terra sotto le Onde”; Tire Nam Beo, la “Terra della Vita”; Tir Nang Og, la “Terra della Gioventù”; Mag Maor, la “Grande Pianura”; Tirn Aill, “l’Altro Mondo”; Mag Mell, la “Pianura del Piacere”; Tir Tairngire, la “Pianura della Felicità”.
Al largo della costa del Galles, inoltre, si dice che a volte si possano scorgere i “Verdi Prati dell’Incanto”, una terra che s’intravede appena sotto la superficie del mare, ricoperta di alberi, fiori e grandi distese erbose, e fra gli steli ed i fili nuotano i pesci. Molti laghi del Galles proteggono dal mondo esterno le dimore delle Fate, nascondendole alla vista degli esseri umani. Oppure, come nel caso della Dama del Lago, la superficie d’acqua è soltanto un’illusione, creata per proteggere da occhi estranei ed indiscreti l’ingresso della sua dimora.
L’isola più magica di tutte è, senza dubbio, quella di Avalon.
Secondo la leggendare Artù venne incoronato proprio su quest’isola. In seguito vi fu ricondotto ferito a morte, per essere curato da quattro Regine delle Fate. Tuttora si crede che il re giaccia ancora, con i suoi cavalieri, nel cuore di una collina immaginaria, immerso in un sonno profondo da cui si risveglierà nell’ora del bisogno, per ripristinare il suo regno e governare le sue terre.
L’Isola di Avalon, Terra delle Fate, secondo alcuni si troverebbe in un’altra dimensione, pronta a ricomparire in qualsiasi momento. Circondato da nebbie sottili o illuminato dalla tenue luce del crepuscolo, il Regno delle Fate sfugge continuamente ad ogni definizione possibile, più vicino di un soffio, più lontano di quanto si possa immaginare, appare riflesso in una goccia d’acqua per poi scomparire nel tempo di un respiro…





Fangorn











« Guarda tutte quelle barbe e quei baffi di licheni, spioventi e ciondolanti! E la maggior parte degli alberi pare ricoperta da foglie secche e avvizzite che non sono mai cadute. Molto disordinato. Non riesco ad immaginare l'aspetto della primavera in questo posto, ammesso che vi giunga mai. »
(Peregrino Tuc in J.R.R. TolkienLe due Torri)

La Foresta di Fangorn, o più semplicemente Fangorn, è una foresta di Arda, l'universo immaginario creato dallo scrittore inglese J.R.R. Tolkien. È la più intricata e dispersiva foresta della Terra di Mezzo, al cui interno sembrano celarsi alberi capaci di volontà propria.
La foresta è presidiata e mantenuta dai suoi guardiani: gli Ent. Il più vecchio tra essi è Barbalbero, che gli elfi grigi chiamano Fangorn e dal cui nome viene quello della foresta; quest'Ent infatti è il Pastore d'Alberi per eccellenza, l'unico che potrebbe svegliare tutti gli Ent e gli Ucorni dalla fase dormiente per condurli in battaglia, come infatti successe con la marcia contro Isengard.
Fangorn è insieme alla Vecchia Foresta, ai confini della Terra di Buck, presso la Contea, una delle ultime parti di una foresta che ricopriva gran parte della Terra di Mezzo.

Geografia e abitanti

Fangorn si trova a ridosso delle Montagne Nebbiose, ai confini di Rohan, ed è in parte attraversata dai fiumi Limterso e Acquaneve. La foresta è abitata dagli Ent (i Pastori di Alberi), e dagli Ucorni, alberi crudeli che iniziano a prendere vita. I viaggiatori che la attraversano sono ben pochi, per via delle antiche leggende che riescono a intimorire perfino i più audaci. I pochi che osano entrarvi sono ad esempio Gandalf e, prima della conversione al male, Saruman.





Una Entessa, la femmina dell'Ent; Entesse: Ent female