lunedì 16 giugno 2014

Gothian (seconda edizione). Capitolo 12. Il destino di Alienor e le trame di Marigold


Alienor di Alfàrian si trovava sulla punta estrema della prua della Dolce Ellis, la nave ammiraglia della flotta imperiale, che viaggiava in direzione sud, verso Amnisia, scortata da alcune navi della flotta degli Alfar.
Dalla cima albero maestro svolazzava la bandiera imperiale: un Sole dorato con ampi raggi su sfondo bianco. Per gentile cortesia, sotto alla bandiera imperiale era stata issata anche quella regale degli Alfar, un’aquila nera incoronata su sfondo bianco.
Alienor era ancora perplessa per quell'omaggio di Ellis, e soprattutto per la lettera personale che la Reggente  indirizzava “alla mia carissima nuora e figlia”, assicurandole che sarebbe stata la benvenuta a Lathéna, e che finalmente il Senato e il Popolo avrebbero avuto "una nuova Imperatrice, più giovane e più bella”. Così era scritto, e la firma di Ellis Eclionner era confermata dal suo sigillo personale, raffigurante la testa di una donna con dei serpenti al posto dei capelli.
Una nuova Imperatrice più giovane e più bella? Ellis preferirebbe farsi scorticare viva piuttosto che rivolgere simili complimenti a un’altra donna…
Alienor era convinta che ci fosse qualcosa di molto pericoloso, sotto a questo apparente gesto di cortesia, ma ancora non era riuscita a capire cosa.
Il viaggio procedeva lento e regolare, sotto il sole infuocato di fine luglio, da cui la principessa dalla pelle diafana si proteggeva con un ombrellino.
E' dai tuoi raggi che mi proteggo, Eclion! 
Per ordine dell’ammiraglio Travemund il percorso si svolgeva a breve distanza dalla costa, “per evitare rischi inutili”. In quel modo però, costeggiando la baia del Dhain, la flotta ci avrebbe messo il doppio del tempo per arrivare ad Amnisia.
C’è qualcosa di sbagliato in tutto questo…
Più il tempo passava nella noia di quel viaggio a rilento, più la ragazza si convinceva che sarebbe accaduto presto qualcosa, e rimaneva a scrutare, come di vedetta, dal ponte di prua, il mare e le coste, e poi ancora l’oceano.



A un certo punto la sua attenzione fu attirata da una piccola flotta di imbarcazioni snelle e veloci, dalle vele nere, che si avvicinavano verso do loro con una velocità insolita.
La cosa fu notata anche dall’equipaggio e l’ammiraglio, col cannocchiale, osservò la scena dal punte di prua e subito tuonò con voce possente: «Pirati a tribordo! Allarme! Prepararsi alla difesa della nave!» e poi, rivolgendosi alla principessa: «Vostra Altezza, dovete ritirarvi subito sottocoperta nelle vostre cabine… qui ci sarà presto una battaglia!»
Alienor non se lo fece ripetere due volte. 
Corse nella stiva chiedendosi dove si fosse nascosta Marigold.
Non si vedeva da nessuna parte. Nemmeno Ser Gahel.
Che li rapiscano pure i pirati! Non sarebbe una grande perdita!
Quando si chiuse nella sua cabina, la principessa incominciò a sospettare che quella aggressione non fosse casuale.
I pirati non osano mai attaccare delle flotte grandi come la nostra, con una ammiraglia così potente come la “Dolce Ellis”. E poi ci sono le navi di mio padre!
Mentre passava il tempo, Alienor non poteva smettere di pensare a tutte le stranezze che le erano accadute, da Elenna in giù.
Marigold e Ser Gahel mi hanno venduta! 
Non c'era altra spiegazione, e questo la preoccupava più della stessa presenza dei pirati sulla nave.
I combattimenti durarono per oltre un'ora. 
Era evidente che i pirati stavano avendo la meglio.
Stanno macellando un intero equipaggio solo per me? E' possibile che la crudeltà di Ellis arrivi a tanto? 
 Dopo un tempo relativamente breve il rumore della battaglia fu sostituito da un inquietante silenzio.
Potrebbe essere la mia ultima ora.
Bussarono alla porta e la voce dell’ammiraglio Travemund disse: «Principessa, ora potete uscire»
Alienor si affacciò alla porta e vide che Travemund era in compagnia di un personaggio bizzarro e inanellato, con un grande berretto, e lunghi capelli scuri intrecciati. Gli occhi erano neri, magnetici e profondi,  il naso piccolo, la bocca carnosa, atteggiata a un sorriso ironico, il pizzetto ben curato, alla moda dei pirati. 


«Vostra Altezza, vi presento il capitano lord Vyghar di Linthael, noto come il Pirata Gentiluomo, per le sue nobili origini ed i suoi modi eleganti. Da questo momento voi siete nelle sue mani»
Il pirata accentuò il sorriso ironico: «Fossi in voi non farei troppo affidamento sulle mie "nobili origini" e sulla mia presunta fama di gentiluomo»
Alienor fece finta di non sentire e si concentrò sull'ammiraglio:
«I pirati hanno vinto contro la nave ammiraglia dell’Impero?»
Sia Travemund che Vyghar risero di gusto, e poi il primo rispose:
«Oh, no… la flotta dei pirati si è limitata soltanto a tenere lontane le navi di vostro padre, cosa peraltro molto facile. Sulla “Dolce Ellis” ci siamo limitati a togliere di mezzo molti scomodi testimoni»
«Avete fatto uccidere i vostri marinai? Ma che ammiraglio siete?» chiese Alienor, sospettando già la risposta.
«Erano dei pendagli da forca» rise Travemund «e comunque io mi sono limitato ad obbedire agli ordini dell’Imperatrice»
Alienor annuì amaramente, ma la sua preoccupazione era un'altra: 
«Che cosa è successo alle persone del mio seguito?»
Travemund sorrise: 
«Siete molto gentile, Altezza, a preoccuparvi dei vostri servitori. Posso rassicurarvi sul fatto che Ser Gahel li sta conducendo in salvo verso le navi di vostro padre. Apparirà un vero eroe agli occhi del popolo e in particolare a quelli di vostra madre. Contiamo molto sull'ascendente di Ser Gahel verso le nobildonne Alfar!»
Quindi Ser Gahel era implicato anche in un complotto per destabilizzare il regno. 
«E lady Marigold?»
Una risata inconfondibile annunciò la comparsa della Dama Gialla, seguita da Padre Ulùme.


 «Sono qui, mia piccola Alienor! Ma purtroppo da questo momento le nostre strade si dividono. Io sarò accompagnata a Lathéna, come era nei patti. Tu invece farai compagnia al nostro bel pirata...  Ah, poteva andarti molto peggio, credimi!»
 Lo sconcerto travolse Alienor:
«Perché, Marigold? Perché l'hai fatto? Per sedici anni mi hai fatto credere di volermi bene come a una figlia! Io mi fidavo di te. Non ho voluto sapere mai nulla sul tuo passato e sui tuoi segreti e ormai adesso è troppo tardi. Ma rispondi almeno a questa mia semplice domanda: "Perché?"»
La Contessa di Gothian ricambiò lo sguardo intenso, e le due donne rimasero per alcuni attimi a fissarsi reciprocamente.
«Per prima cosa, Alienor, voglio che tu sappia che io ti ho salvato da una sorte ben peggiore. Non saresti stata felice con Elner Eclionner. Io ti offro un'opportunità. Se ora sei viva, è perché io l'ho permesso! La "dolce" Ellis, che dà il nome a questa nave, avrebbe molto gradito la tua testa, come mio regalo di presentazione. Ma io non sono come gli Eclionner. Non mi diverte versare sangue inutile. E poi so cosa vuol dire trovarsi nelle tue condizioni, e così come allora un Antico Patto salvò la vita a me, io ora la salvo a te, per saldare, alla presenza di Padre Ulume, il mio ultimo debito di gratitudine nei confronti  degli Dei degli Alfar. Dovresti ringraziarmi per questo, ma mi basta che te ne stia alla larga da Lathena. E' nel tuo interesse farti dimenticare dai Servizi Segreti dell'Imperatrice» 
Lo sconcerto della principessa divenne rabbia:  
«Non mi hai ancora risposto: perché mi hai tradito? Chi sei veramente?»
 La Dama Gialla scosse il capo:
«Ma allora proprio non mi ascolti! Ho parlato di un patto, l'Antico Patto! Lo capisci? Prova a ricordare chi era presente! Non ti dico altro, ti ho già detto fin troppo, e l'ho fatto solo perché l'ammiraglio Travemund e il buon Padre Ulume già sapevano chi sono e cosa intendo fare. E si sono mostrati molto intelligenti nel capire che è meglio avermi come alleata piuttosto che come nemica. Ti avviso un'ultima volta: non metterti contro di me. Non ti conviene!»



Alienor trattenne la rabbia e si rivolse al pirata:
«Lord Vyghar di Linthael, non so chi siete, ma sarà nel vostro interesse trattarmi bene: come ostaggio valgo molto. Mio padre pagherà qualsiasi riscatto chiediate!»
Vyghar appariva divertito:
«Lo spero, Altezza, anche perché non escluderei l'esistenza di alcuni personaggi disposti a pagare molto più di lui, per farvi... come dire... passare a miglior vita. Devo decidere quale offerta accettare. Nel frattempo vi condurrò in un posto sicuro... per me ovviamente...» poi fece una pausa, guardando di sottecchi l’ammiraglio: «…del resto, qui ci siamo solo noi a testimoniare che siete sopravvissuta. Ordini della Vedova Nera… nessun testimone! A parte, naturalmente, i qui presenti!»
E si mise a ridere, insieme all'ammiraglio e a Lady Marigold.
Padre Ulume rimase serio. 
Alienor stava per replicare quando il pirata la strattonò per un braccio:
 «Non c'è tempo per fare conversazione, Altezza, per cui adesso i miei uomini vi accompagneranno a scegliere poche cose essenziali tra i vostri bagagli! Vi aspetto sulla mia nave. Fate presto, perché, lo ripeto, la mia fama di gentiluomo non corrisponde pienamente alla realtà» 
Detto questo rise e se ne andò, con un cenno ironico di saluto agli altri cospiratori, mentre alcuni uomini lo seguivano con una cassa piena di monete d’oro e pietre preziose. 
Il "dono di nozze" di Ellis...
La principessa si sentì improvvisamente stanca. 
Perché proprio a me sta accadendo tutto questo? 
Le tornò in mente un proverbio Alfar, che la Contessa di Gothian le aveva insegnato:
Prima o poi gli Dei chiedono un prezzo, per tutti i doni che ci hanno concesso.
Ecco, quello era il prezzo che Alienor stava incominciando a pagare.



Londra: la famiglia reale inglese festeggia gli 88 anni di Elisabetta II



Nell'immagine qui sopra vediamo la principessa Camilla di Galles, duchessa di Cornovaglia, con la nuora Kate Middleton, duchessa di Cambridge alla parata per festeggiare gli 88 anni della regina. In realtà compleanno di Elisabetta II cade in aprile, ma viene festeggiato a giugno, questa è una delle tante stranezze della monarchia inglese.





In queste circostanze sono molti a chiedersi che effetto avrebbe fatto se a fianco di Kate ci fosse stata la vera madre di suo marito, la compianta principessa Diana. "The answer, my friend, is blowin' in the wind", ovviamente, ma io sospetto che Diana Spencer non sarebbe nemmeno stata invitata alle celebrazioni ufficiali o forse non ci sarebbe andata, perché non amava l'ipocrisia rigida di quelle circostanze, né tantomeno la festeggiata sovrana. Quest'ultima, del resto, appare piuttosto annoiata, così come suo marito Filippo Mountbatten, duca di Edimburgo, appare sempre più ridicolo col suo basco da guardia reale.







Elisabetta II ha 88 anni, di cui 62 passati sul trono del Regno Unito e a dirigere una famiglia turbolenta, a partire dal 93enne marito.



La longevità di Elisabetta e Filippo mette a dura prova l'attesa degli eredi, specie in un periodo in cui i sovrani delle altre monarchie (compreso il Vaticano!) hanno scelto l'abdicazione come strada ufficiale per il ricambio generazionale.



Il principe Carlo di Galles, che si appresta a compiere 66 anni, è il più vecchio erede al trono della storia britannica e uno dei più vecchi della storia in generale.
Il principe William, duca di Cambridge, secondo in linea di successione, ha 34 anni ed ha perduto ormai tutti i capelli, al contrario del fratello Harry.



Dietro alla regina intravediamo, a destra la principessa reale Anna e a sinistra la contessa di Wessex, moglie del principe Edoardo, ultimogenito della sovrana.



La Principessa Reale Anna è molto amante dei cavalli e sua figlia Zara Phillips è campionessa olimpionica di equitazione, oltre che moglie del giocatore di rugby Mike Tindall



Ma cosa staranno guardando Harry, Kate e William?





Il principe Filippo è molto legato al nipote Harry, che tra tutti è quello che gli somiglia di più, sia fisicamente che caratterialmente: entrambi sono rossi di capelli, amanti dello sport e delle donne, poco inclini alle attività intellettuali ed esperti in fatto di gaffes e figuracce di ogni genere. Buon sangue non mente!






Gothian (seconda edizione). Capitolo 11. Ellis e i giardini pensili di Lathéna



Dal gradino più alto della Piramide Imperiale, l'imperatrice madre Ellis Eclionner osservava la città di Lathena, capitale dell'Impero Lathear.
Uno splendore soffuso la faceva apparire dorata e gloriosa, come era giusto che fosse.



La Piramide si trovava al centro dell'Acropoli di Lathéna, la roccaforte che fungeva da centro politico, sociale, religioso e culturale non solo della città, ma di tutto l’Impero Lathear



Era stata costruita prima che Arexatan Eclionner prendesse il potere e trasformasse l'antica Repubblica in un Impero. 
Arexatan aveva fatto costruire sull’Acropoli un’enorme fortezza, con al centro una massiccia Piramide a gradoni, e per ogni grado, sul terrazzamento, c’era un giardino pensile meravigliosamente curato. 


Al vertice della Piramide c’erano gli appartamenti della famiglia imperiale.
 In cima alla cuspide dell'edificio brillava un disco d’oro, a simboleggiare Eclion,  il Sole, che aveva generato il primo imperatore.
Per mille anni i sovrani della Dinastia Eclionner avevano governato l’impero dall’alto di quella piramide, senza farsi mai vedere dal popolo.
A tutti gli imperatori Eclionner era piaciuto molto recitare il ruolo di semidei, e alla fine erano arrivati a credere alla loro stessa finzione, ritenendo veramente di avere una natura sovrumana. E la piramide era il simbolo della separazione tra la “marmaglia umana” e la purezza di sangue della Dinastia. La "limpieza de sangre", in nome della quale spesso gli Eclionner si erano sposati tra di loro, col grado di parentela di cugini.
La stessa Imperatrice Vedova, Ellis, aveva sposato suo cugino Elner X.
Ma non si era limitata a quello.
I suoi pensieri non si soffermavano mai più di qualche istante su quel discorso.
Per scacciare le ossessioni moleste, Ellis amava recarsi nel giardino pensile del grado più alto, quello riservato solo a lei, a suo figlio ed ai suoi intimi.
Nel giardino c’erano zone erbose, altre boscose, una fontana con un ruscello che alimentava una piscina. Ogni giorno quest’ultima veniva svuotata e riempita di nuova acqua fatta risalire dai pozzi con grande fatica degli schiavi.


Quel giardino pensile e quella piscina erano i luoghi che Ellis amava di più.
La Reggente ritrovava la pace interiore, quando poteva rinfrescarsi in quell'acqua che rifletteva l'intenso blu del cielo, lasciandosi accarezzare i capelli e le spalle dalla brezza tiepida e profumata delle palme che crescevano intorno. 


Quel giorno Ellis si sentiva particolarmente soddisfatta. Era da poco arrivato un piccione viaggiatore con il messaggio tanto atteso, scritto in codice cifrato dall’ammiraglio Travemund, nel quale si confermava che il piano riguardante la principessa Alienor, suggerito dalla contessa Marigold di Gothian, era stato ormai definito e programmato in una maniera che ella non esitava a definire “deliziosa”.
         Bene! Tutto sta andando come avevo previsto...
Si alzò dolcemente e con lentezza uscì dall'acqua, subito raggiunta dalle fidate ancelle che le portarono un soffice e caldo mantello.
Dopo essere rimasta sdraiata alcuni minuti su uno dei letti, l'imperatrice si alzò per passeggiare verso i bordi del grande giardino, da dove si poteva dominare l’intera città.


L’aria di Lathéna, quel mattino, era cristallina come l’acqua di una sorgente, e la città brulicava di vita, pulsava come un grande cuore che faceva andare avanti tutto l’Impero.
Ellis respirò profondamente, assaporando la purezza dell’aria in cima all’Acropoli, e si sentì pervasa da un’euforia connessa al potere illimitato.
Presto la finzione della Reggenza non sarà più necessaria: assumerò personalmente la corona, mi risposerò e avrò altri figli, e regnerò col mio nome su tutto il Continente Centrale, e poi anche sugli altri continenti!
I suoi piani  erano molto ambiziosi.
Prevedevano una guerra di rivincita contro gli Alfar e una riannessione di tutti i territori dei Keltar. L’Impero sarebbe tornato al suo massimo splendore, come ai tempi di Adrian Eclionner e del suo successore Wechtigar XIV il Grande, che aveva portato l’Impero all’apogeo e all’egemonia intercontinentale.
Ma in futuro il  nome di Ellis Eclionner sarà considerato più importante del loro, e più sacro di quello del divino Arexatan.


Aveva atteso tutta la vita quel momento: c’erano voluti vent’anni di intrighi, congiure e sacrifici per arrivare a questo “nobile scopo”. 
Il gioco del Trono, come Bial lo ha chiamato.
Un gioco che richiedeva la massima attenzione.
Ellis e i suoi più fidi collaboratori avevano conosciuto fin dall’inizio i rischi di un piano così vasto, così complesso e ingegnoso, così rischioso e protratto nel tempo.
E così sanguinario…
Ma il sangue versato era stato, dopotutto, il prezzo da pagare “per il bene della causa”. In alcuni casi, poi, si era trattato della “giusta punizione” per tutti coloro che l’avevano maltrattata e umiliata fin dalla sua prima infanzia.
I suoi genitori stravedevano per suo fratello Masrek, e non avevano la minima attenzione per lei. Suo padre Sephir vedeva nel ragazzo una sua piccola copia, e lo adorava. Sua madre Wensy Fujivarian, la figlia del senatore Sibelius, mostrava affetto e considerazione solo per il figlio maschio.
Anch’io amavo Masrek…
Un nodo alla gola la assalì.
Cercò di non pensarci, ma non ci riuscì.
Nemmeno ora, nel momento del trionfo, riesco a liberarmi dagli spettri del passato.
Quanti ricordi…
Da bambina Ellis era stata semplicemente ignorata, tranne che dal nonno materno, Fujivarian, che le aveva fatto notare la gravità dell’indifferenza con cui veniva trattata.
L’ indifferenza degli altri è la peggiore delle offese. I pedagoghi la chiamano "disconferma". E' il più grave messaggio che si può trasmettere. E' come dire: "Tu, per me, non esisti".
La piccola Ellis aveva cercato affetto e considerazione, e, a parte le attenzioni morbose di Fujivàrian, aveva trovato solo disinteresse e freddezza.
Era una Principessa del Sangue, eppure aveva meno importanza di una comune bambina. 
Mai un momento di tenerezza, mai una parola dolce, mai un apprezzamento.
Fujivarian aveva intuito tutto ciò ed aveva acuito l’astio che la principessa covava verso i genitori e l’invidia verso il fratello minore privilegiato e viziato. L’aveva osservata, aveva notato i suoi silenzi, i suoi sbalzi di umore, la sua solitudine.
E così, nei dialoghi tra il vecchio senatore e la nipote, era stato concepito per la prima volta quello che Ellis amava definire “il Grande Disegno”. Lei e suo nonno erano stati consapevoli fin dall’inizio della gravità morale del loro piano. Avevano messo in conto la possibilità di doversi macchiare del sangue del loro sangue.
Fuscivarian diceva che era un mio risarcimento morale.
Il risarcimento per anni di umiliazione, di sottomissione, di obbedienza formale, di finta devozione, di affettata modestia.
 Sempre due passi indietro all'imperatore, ed uno dietro ai miei genitori, i principi della corona, e a mio fratello, velata di nero, nelle poche occasioni pubbliche a cui le permettevano di presenziare, non era nemmeno notata dai presenti
Rimaneva così sempre sola, sempre nell’ombra.
Era nata così la sua Leggenda Nera.
La gente si chiedeva cosa ci fosse dietro il velo scuro, dietro la maschera da sfinge che l’allora sedicenne principessa si era imposta in ogni occasione pubblica.
L’imperscrutabile Ellis! L'oscura Ellis! La perfida Ellis!



Perfino il nonno Fujivarian a volte cadeva in quel tranello. Una volta le aveva chiesto quali fossero i suoi reali sentimenti, ed Ellis aveva detto che i sentimenti erano un lusso che non poteva concedersi. Al che il senatore aveva ribattuto: 
«Una lunga finzione crea una realtà. Tu sei davvero priva di sentimenti!»
Che stupido! Solo dopo, solo troppo tardi si era accorto che in lei covava, oltre ad una rabbia fredda anche un amore indicibile verso suo fratello.
L’ossessione non la lasciava respirare.
Masreksolo Eclion sa quanto ti ho amato! E anche tu mi amavi! Ma non hai voluto assumerti le tue responsabilità. Non mi hai lasciato alternativa. Dovevo sposare nostro cugino per legittimare la nascita di...
Si impose di non pensarci, ma le conseguenze di quella decisione erano state inevitabili: il gioco del Trono era entrato nella sua fase più decisiva.
Sephir e Masrek non avevano fatto ritorno dalla guerra, 
In assenza dei principi ereditari, il gioco si era fatto molto più semplice.
E così il sangue aveva incominciato a scorrere e il veleno a colpire.
Prima Wechtigar XVI, poi la principessa Wensy, poi Elner X.
Una sequenza di morti che le aveva spianato la strada per il Trono.
 Ellis ricordava bene le parole di Padre Mollander, a cui aveva confessato i suoi peccati: «Si paga sempre, prima o poi, il prezzo del sangue»
Quell’ammonizione echeggiava nei suoi incubi: “Il prezzo del sangue…” le ripeteva il prete vestito di nero: Il prezzo del sangue!”.
Ma non era solo quella frase. In realtà Padre Mollander l'aveva messa in guardia anche su altre questioni. 
Il prete suo precettore era un esorcista, un uomo che aveva reali poteri occultiun veggenteun sensitivo. Gli bastava il contatto delle mani sulla fronte per avere delle premonizioni sulla vita altrui.
Oltre alla parte nota della Profezia, quella relativa all'Antico Patto tra Wechtigar I il Pio e Kevin Vorkidian, alla presenza dell'ultima moglie di Arexatan, c'era una parte nota solo a Ellis e ai confratelli della Grande Canonica.
Ellis rabbrividì, cercando di convincersi che ormai quella minaccia era stata completamente distrutta,
“Il Figlio dei Cento Re tornerà a cercarti dalla tomba…”
Lei aveva creduto che si trattasse di Masrek, ma il prete aveva scosso il capo.
Non riteneva che il principe fosse morto e comunque il numero delle generazioni non tornava. Masrek era il quarantanovesimo discendente di Arexatan. 
 "C’è un errore nell’interpretazione della profezia ufficiale. Percepisco che molto di ciò che appare non corrisponde al vero. La massima insidia giunge dalla Fanciulla Dorata delle Nevi"
Per fortuna almeno quell'insidia stava per essere risolta: Alienor era ormai un capitolo chiuso.
Dovrò compensare Marigold di Gothian, per aver suggerito ai miei inviati un piano così sottile. Dicono che sia una inziata agli Arcani Supremi: potrebbe essermi di grande aiuto, per interpretare il resto della Profezia.
Quell'idea andava meditata, ma non in quel momento.
Ellis non voleva rovinarsi quella meravigliosa giornata con le solite preoccupazioni.
Osservò la Città Eterna che si estendeva a perdita d’occhio e si inebriò di nuovo della sensazione di potere assoluto che era ormai diventata la sua principale ragione di vita.
Il potere è meglio di tutto, persino dell'amore. 
Non era vero. Non ci aveva mai creduto seriamente.
Però era un valido surrogato.
Ne aveva conferma mentre osservava dall'alto la vitalità della Capitale: Lathéna sarebbe stata completamente sua, e poi l’Impero, il Continente, il Mondo!
 Era giusto che fosse così.
Sono la discendente diretta di Arexatan Eclionner, il Figlio del Sole! Eclion è con me! Tutto ciò che io faccio, è Eclion che lo vuole!


Ma anche su questo, Padre Mollander l'aveva ammonita più volte: "Eclion è furioso per il modo in cui tu hai permesso a Fujivarian di eliminare i suoi eredi. Ma tu conosci ciò che può placare la sua ira!"
Lo sapeva fin troppo bene. 
Ho generato io il tributo che Egli ha chiesto. E ormai il tempo del Suo avvento è prossimo.