lunedì 31 marzo 2014

Le bassezze dell'Alta società. Capitolo 16. Roberto e Giulia.



Rientrarono nell’appartamento degli ospiti.
Roberto pareva intenzionato a voler sapere tutta la verità, almeno per quel che riguardava la versione di sua madre.
Giulia ne era consapevole.
Tutta la vita di una donna…
Guardò il figlio negli occhi, mentre si sedevano intorno al tavolo della cucina.
Lui ha già capito... ma vuole sentirlo raccontare da me…vuole trovare le motivazioni, le cause…le colpe…
Ma il viso del figlio non era severo: non sembrava quello di un giudice, quanto piuttosto quello di uno psicologo.


«Forse» incominciò Giulia, e si schiarì la voce «…forse, dopo che avrai saputo tutta la storia…tu potresti…come dire…avere motivo di arrabbiarti…sì…perché io ho preso delle decisioni che hanno influito anche sulla tua vita e…»
Il figlio le prese la mano:
«No, fermati…non devi avere paura. E' vero, io ho un'indole collerica, purtroppo, ma sai anche che  dopo quei cinque minuti di rabbia, alla fine mi calmo, e rifletto e cerco di capire, e se è possibile, persino di perdonare…»
Giulia annuì, con una sfumatura di sorriso, ma anche di tristezza.
«Sì, ma questa volta è diverso…vedi questa volta non si tratta di una delle nostre solite discussioni per una questione da niente…no…questa volta è una cosa seria. Si tratta di una intera vita, la mia e la tua»
«Lo so»
Giulia lo fissò: Sì, lo sa…sa già tutto…
«Ma tu avresti preferito una vita diversa»
Il figlio rimase in silenzio, come se non fosse convinto della verità di quella frase.
Giulia colse quel dubbio e sentì che non tutto era perduto.
«Guardati attorno: la Villa, i campi, la servitù…chi non vorrebbe nascere ricco e privilegiato?»


«Ma tu hai detto che gli Ozzani erano sull’orlo del fallimento» obiettò Roberto, ma con il tono tranquillo di chi già pensava di conoscere la risposta e le sue implicazioni.
«Sì…i soldi…eh…perché senza i soldi, la nobiltà, la Villa, la servitù…senza i soldi…» c’era rabbia nella voce di Giulia, rabbia contro quel maledetto primato dell’economico su tutto, anche sugli elementi basilari della dignità umana, e della vita.
«E tu dei gran soldi non ne avevi. Mentre quell’altra, quella che lui ha sposato…»
Giulia annuì.
Che squallore! Come posso far accettare a mio figlio che tutto è dipeso dal denaro…
Non era vero del tutto. C’era stato qualcosa di più: a distanza di tanti anni ella ancora sapeva che c’era stato amore vero, che qualcosa di importante era successo, qualcosa che meritava più rispetto…
«Lui non era così venale. E nemmeno Virginia, lei mi voleva bene, a modo suo. Credo che non sia stata solo una questione di soldi»
«Vuoi dire che Alessio Ozzani era veramente innamorato di quella, come si chiamava sua moglie…»
«Esther Rubini. Certo suo padre era il direttore della banca e lei molto attraente, e ci sapeva fare con gli uomini, ma queste cose contavano relativamente per Alessio. Lui era molto legato alle tradizioni di famiglia e quelle, almeno inizialmente, giocavano a sfavore della famiglia Rubini. Il direttore Davide Rubini era ebreo. Apparteneva alla classica famiglia di religione ebrea che aveva influenza in ambito finanziario. Nel suo piccolo, era una specie di David Rockefeller, o uno dei vari esponenti della famiglia Rothschild.


<<E gli Ozzani avevano dei pregiudizi contro gli ebrei?>>
Giulia scosse il capo:
<<Ufficialmente no, ma sai come vanno queste cose... gli Ozzani pensavano che se si poteva evitare di imparentarsi con loro, era meglio... e la loro esposizione debitoria non era al momento così allarmante da far pensare che la Bancaccia e i suoi dirigenti potessero influire sulle scelte matrimoniali dei Conti di Fossalta. No, ci sono state altre ragioni, che si sono aggiunte. Ragioni interne alla dinastia. Invidie, gelosie, rancori... tutte queste cose hanno fatto pendere il piatto della bilancia contro di me>>
Il figlio aggrottò le sopracciglia:
 «Ma Virginia ti voleva bene!»
Giulia sgranò gli occhi e alzò la voce: 
«Troppo bene… era possessiva, sia con me che con suo fratello»
Il volto del figlio mostrò nel contempo sorpresa e stupore.
«Era gelosa di voi?»
«Sì... no... non lo so»
Giulia arrossì e abbassò lo sguardo:
 «Virginia voleva essere al centro dell'attenzione…»
«Posso immaginare. Però ciò non spiega molto»
Giulia scrollò le spalle: 
«Non c’è mai una sola causa nei fenomeni. Soprattutto quando c’entrano cose come l’amicizia, la parentela, i sentimenti… il sesso, e sì, anche i soldi»
«I soliti moventi»


Quel commento del figlio ferì profondamente la madre.
E’ così che vedi l’esito di questa vicenda? 
Le speranze con cui aveva incominciato il discorso la abbandonarono tutte in una volta.
«C'era qualcosa di più!» esclamò con enfasi «Erano coinvolte altre famiglie, con motivazioni molto meno chiare e interessi che toccavano questioni oscure, che io stessa fatico a capire ancora oggi. Era un groviglio di mali, di stranezze… io invece volevo una vita normale, io credevo…» esitò e abbassò la voce «credevo che fosse la cosa migliore per tutti».
Il figlio la fissava con aria imperturbabile.
Lui vuole sentirlo dalla mia bocca…
«Anche per te! Loro non sapevano che ero incinta. Lo dissi solo a mia madre e a una loro parente, che è ancora in vita. Furono loro che mi proposero come soluzione il matrimonio con tuo padre, anzi il tuo patrigno…» deglutì «Io potevo rifutare, e invece decisi di accettare, e lo feci perché volevo a tutti i costi dare a mio figlio una vita normale!»
Giulia temette un’esplosione d’ira del figlio, invece Roberto si limitò a sospirare.
«Ho sempre sospettato che Sergio Bruni fosse solo il mio patrigno. Eravamo troppo diversi in tutto. L'essere figlio di Alessio Ozzani spiega molte cose del mio carattere. Però non capisco perché tu non abbia detto ad Alessio e a Virginia che eri incinta. Tu dici che non sapevano, ma io mi chiedo: forse facevano solo finta di non sapere?>>



<<Diciamo che almeno Virginia ne era quasi sicura. Alessio poteva sospettarlo. Entrambi potevano chiedere! Ma sarebbe stato uno scandalo…la fine del fidanzamento con Esther Rubini, la rivelazione di tutta la trama di rapporti finanziari e politici che teneva in piedi la ragnatela di potere di alcuni oscuri personaggi. Sarebbe stata la rovina definitiva della famiglia! Ero questo io per loro. E lo saresti stato anche tu…»
Giulia non aveva il coraggio di guardarlo in faccia.
Roberto aveva ben chiaro il concetto, ma se erano esistiti dei rischi, un tempo, si poteva dire o no che questi rischi erano estinti?
«Capisco che ora Virginia abbia bisogno di me perché sono l’unico erede maschio della linea primogenita…l’unico che può perpetuare il “glorioso” nome degli Ozzani di Fossalta. Ma immagino che gli altri possibili eredi costituiscano ancora un grande pericolo»
Giulia annuì:
<<Parte di quel pericolo potrebbe esistere ancora. Tutto dipende da cosa ci dirà Virginia. Sicuramente lei ha una visione più completa della situazione. Io posso solo cercare di indovinare quali siano stati i singoli ruoli dei vari personaggi che hanno influito su questa storia>>
Una parte dei fatti, comunque, era stata rivelata.
Giulia e Roberto ci avevano girato attorno come a un fuoco pericoloso, per non scottarsi.
Ma quel fuoco era lì, che ardeva come la rabbia in mezzo alle tenebre della paura e della vergogna.
«Io credo…» incominciò il figlio con una voce che pareva giungere da infinite lontananze «…credo di avere bisogno di tempo per riflettere…per valutare…e…»
Lasciò il discorso in sospeso, si alzò e poi si abbandonò sul divano.
Giulia a sua volta si diresse verso la camera da letto.
Mentre si stendeva, esausta, sentì la voce del figlio.
«Virginia ci deve molte spiegazioni. E solo dopo, quando tutto ci sarà chiaro…io e te ne riparleremo»
Non c’era nessuna rabbia, nessuna animosità: solo un senso di delusione, di stanchezza, quasi di umiliazione.
Rimasero così a lungo, entrambi, a riflettere, ed erano, quelle, le meditazioni della vita offesa.




La fiamma di Atar. Capitolo 13. Il Serpente Rosso.



Sotto la firma del presunto autore della Flamma Ataris, c'era un simbolo molto particolare.
<<Un serpente rosso>> commentò Luca Bosco, sempre più sconcertato.
Per quanto fosse perplesso nei confronti di tutto ciò che la scienza ufficiale non considerava attendibile, non poté fare a meno di  ripensare al significato esoterico di quel simbolo.
<<Secondo il pensiero esoterico, o almeno una parte di esso, questo simbolo indica una Dinastia o forse un insieme di Dinastie, destinate a dominare il mondo intero. Il rosso indica il Sangue Reale, che per alcuni, come ormai è noto, corrisponde al santo graal. Altri hanno usato un nuovo termine: i Fiumi di Porpora. Dietro a questi simboli esiste qualcosa di molto simile all'eugenetica. Quando conobbi Virginia Dracu, lei mi disse che anche io appartenevo a questa stirpe e che a tirare le fila di tutto ci fosse la confraternita della Fonte Sacra>>
Il direttore della biblioteca, Massimo Ferrante, annuì:
<<E' sulla buona strada, dottor Bosco. Ormai sono passati alcuni anni dalla morte di Virginia Dracu e credo che lei sia pronto per una conoscenza più approfondita dei Misteri, una sorta di nuova iniziazione, per conoscere meglio chi sono gli Iniziati agli Arcani Supremi. Continui ad esaminare il testo. Le prometto che questo non cambierà nulla riguardo al suo attuale livello di sicurezza. E' mia convenienza che lei sia in buona salute e operativo>>



Almeno per il momento. Pensò Luca, ma non lo disse.
Tornò all'analisi del testo che aveva davanti a sé.
<<Il testo è scritto in latino, ma il contenuto del primo paragrafo doveva essere stato scritto originariamente in una lingua ormai estinta da millenni: l'avestico. La citazione iniziale infatti è tratta dal primo Yasna dell'Avesta, il libro sacro del Mazdeismo.
"Nel nome di Dio:
Ashem Vohu. Mi professo adoratore di Mazda, seguace di Zarathustra, nemico dei daeva, e dichiaro di accettare la legge di Ahura. Per lo Havani.
Ad Atar, il Fuoco, figlio di Ahura Mazda. A te o Atar, figlio di Ahura Mazda, mi rivolgo allo scopo di propiziazione, culto, adorazione e lode">>



<<Dunque il culto di Atar viene correttamente inserito nel suo contesto, all'interno della religione zoroastriana, o mazdea. Questo è compatibile col fatto che Alessandro Magno, o chi per lui, abbia preso visione di una copia dell'Avesta conservata in una delle capitali dell'Impero Persiano. Mi chiedo però come mai Alessandro, che voleva ellenizzare il mondo, accettò come dato di fatto un elemento della religione del nemico>>
Il direttore Ferrante si accigliò:
<<Lei mi delude, Bosco. La credevo più agile nei collegamenti>>
Luca sorrise:
<<Le mie deduzioni non avvengono con leggerezza. Questo distingue un esperto da un dilettante>>
Il direttore ricambiò il sorriso ironico:
<<Ha la risposta pronta, vedo. Bene, allora mi dimostri di essere capace di deduzioni da esperto! Le ricordo comunque che Alessandro non voleva ellenizzare il mondo, ma creare un sincretismo tra il mondo ellenico e quello orientale. La grande sintesi ellenistica>>
Bosco annuì, per quanto gli sembrasse una frase tratta di peso da un manuale Bignami.
<<In questa prima pagina abbiamo visto che sono stati presentati due simboli, il Serpente Rosso e il Fuoco Sacro. Abbiamo stabilito la correlazione del primo col Sangue Reale. Credo inoltre sia possibile che quel simbolo fosse presente nei misteri di Samotracia, a cui la madre di Alessandro, Olimpiade, regina di Macedonia e principessa reale dell'Epiro fu iniziata in giovane età. Tenendo presente dunque il sangue e il fuoco e il simbolo del grande serpente, che al di fuori del mondo greco era conosciuto anche col nome di drago, noi abbiamo un riferimento dinastico ad una stirpe simboleggiata da un drago e dall'unione del fuoco col sangue. Le viene in mente un nome, direttore?>>
Ferrante lo fissò con occhi gravi:
<<Vorrebbe forse insinuare che un noto scrittore contemporaneo di romanzi fantasy ha tratto ispirazione da questo testo? Perché se non erro lei sta facendo riferimento alla dinastia Targaryen, frutto della fantasia di George Martin>>



<<Casa Targaryen, "Fuoco e sangue", la dinastia del drago rosso su sfondo nero. Non mi stupirei se George Martin avesse avuto accesso ad una delle tre copie de "La fiamma di Atar". Magari a quella conservata in America, ad Hollow Beach, presso la Collezione Burke-Roche>>
Il mistero di Hollow Beach l'aveva sempre affascinato e non c'era da meravigliarsi se avesse affascinato anche un genio come George Martin.
<<Ora è lei che si lascia andare a collegamenti troppo arditi>>
<<Segua il mio ragionamento, direttore. Io conosco gli scritti di Martin meglio dei miei e posso dire che l'ambientazione del continente di Westeros è stata ispirata dall'Inghilterra del Quattrocento, in particolare del periodo della Guerra delle Due Rose, in cui gli York e i Lancaster si contendono il trono che era stato usurpato alla legittima dinastia dei Plantageneti. Vedi caso, ne "Il gioco del trono" abbiamo una guerra tra gli Stark e i Lannister che si contendono un trono che era stato usurpato ai Targaryen. La correlazione tra i Plantageneti e i Targaryen è evidente. E' come se ci volesse indicare che sono i Plantageneti la stirpe del Serpente Rosso e quindi, in base a "La fiamma di Atar", ipotizza che vi sia un legame dinastico tra i Plantageneti e le dinastie ellenistiche. Non a caso i Targaryen nascono in Oriente, a Valyria, al centro di una penisola che assomiglia sotto molti aspetti a quella greca>>
Ferrante aveva ascoltato con interesse.
<<A prescindere da cosa abbia o meno pensato il suo scrittore, ritengo che l'ipotesi secondo cui ci sia un legame di discendenza tra le stirpi reali classiche e quelle medievali sia un interessante campo di ricerca, specie se ci può aiutare a stabilire un nesso tra i testi qui presenti e quelli che sono nella collezione Burke-Roche. Potrei farle avere una borsa di studio al riguardo: le si aprirebbero le porte per una carriera accademica, e forse, chissà, anche quelle della confraternita dei Custodi del Fuoco Segreto. Valuti questa opportunità che le sto offrendo. Difficilmente nella vita le si presenterà una seconda occasione così ghiotta>>